Anglotedesco

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mercoledì 31 gennaio 2018

La globalizzazione sbagliata che ha favorito multinazionali e finanza



Nel discorso di Blair del 2005 non c'era spazio per i dubbi:

"Quello che funziona è chiaro:un'economia aperta e liberale ,sempre pronta a cambiare per essere competitiva" .La comunità non potevano piu permettersi di resistere alle forze della globalizzazione,e quindi il ruolo della politica progressista era semplicemente quello di "prepararle al suo arrivo".La globalizzazione era un dato di fatto.L'unico dubbio era se la società si sarebbe adattata alla concorrenza globale.
Blair e soci erano cosi sicuri delle loro idee non solo perché il mondo stava andando come volevano un'argomentazione forte:il vantaggio comparato.Non era una tesi nuova ,era vecchia di duecento anni.Però era di moda ed effettivamente aveva una logica: il vantaggio comparato favorisce la specializzazione,e un paese che si specializza  nelle cose che vanno bene  sarebbe stato complessivamente meglio.Gli evangelisti della globalizzazione,però,hanno trascurato quel "complessivamente",e soprattutto hanno allargato il discorso dello scambio di beni alla liberalizzazione della finanza.Sono passati senza battere ciglio dall'abbassamento delle barriere al confine ,come i dazi o le quote sulle importazioni ,a una serie di iniziative piu invadenti per armonizzare le normative da entrambi i lati del confine ,norme in materie di investimenti,standart di prodotto,brevetti e diritti d'autore ,in cui è meno chiaro perché l'integrazione tra diversi paesi dovrebbe essere vantaggiosa per tutti.Non a caso i maggiori beneficiari della globalizzazione sono stati paesi che hanno aggirato le normative ufficiali e hanno deciso di fare a modo loro.La Cina e altri paesi asiatici hanno partecipato all'economia mondiale,ma alle loro condizioni:hanno seguito politiche commerciali e industriali proibite dall'Organizzazione mondiale del commercio (Wto),hanno gestito in autonomia le loro moneta e hanno mantenuto il controllo sui flussi internazionali dei capitali.In questo modo hanno registrato una fortissima crescita economica,strappando  alla povertà centinaia di milioni di persone.Nelle economie industriali avanzate ,invece,le regole della globalizzazione hanno favorito soprattutto le multinazionali e le elite  professionali.

C'è una correlazione molto labile ,per usare un eufemismo,tra liberalizzazione della finanza internazionale e crescita economica.C'è invece  una corrispondenza empirica evidente tra globalizzazione e crisi finanziarie.
L'apice della globalizzazione finanziaria è stato raggiunto nell'eurozona ,dove la moneta unica doveva servire a realizzare la completa integrazione finanziaria attraverso la rimozione dei costi legati ai confini nazionali.L'introduzione dell'euro nel 1999 ha effettivamente abbassato i tassi d'interesse in paesi come la Grecia,la Spagna e il Portogallo,facendo convergere il costo del denaro.L'effetto,tuttavia,è stato quello di mettere i debitori nella condizione di aumentare a dismisura il deficit commerciale,accumulando una quantità eccessiva di debito estero.I capitali si sono incanalati verso i settori delle economie indebitate che non consentivano scambi commerciali tra i paesi,soprattutto l'edilizia.Alla fine la bolla è scoppiata ,e la successiva stretta creditizia è stata accompagnata da una serie di crisi in Grecia ,Spagna,Portogallo,Italia e Irlanda.
Oggi il giudizio degli economisti sulla globalizzazione finanziaria è,nella migliore delle ipotesi,ambivalente.Si è capito che i fallimenti del mercato e dello stato sono connaturati ai mercati finanziaria.Spesso la globalizzazione accentua,questi fallimenti.Non a caso durante la crisi  del 1997 le economie meno danneggiate sono state quelle che hanno tenuto sotto controllo i capitali esteri.Insomma,l'apertura incondizionata alla finanza internazionale non è mai una buona idea.
La cosa fondamentale da capire è che la globalizzazione è,ed è sempre stata,il frutto dell'iniziativa dell'essere umano: può essere plasmata  e riplasmata,nel bene o nel male.Il grande problema del discorso di Blair nel 2005 è stato affermare che la globalizzazione fosse sostanzialmente una sola cosa,immutabile,anche nel modo in cui la società ,doveva recepirla,un vento del cambiamento con cui si poteva trattare o di discutere.Le èlite politiche,finanziarie e tecnocratiche  sono ancora vittime di questo equivoco.Eppure non c'era niente di prestabilito nella corsa verso l'iperglobalizzazione ,la verità è che la globalizzazione è plasmata in modo consapevole dalle norme che le autorità decidono di mettere in atto: i gruppi che privilegiano i settori su cui scelgono di lasciare stare,i mercati che aprono alla concorrenza internazionale è possibile ricostruire la globalizzazione nell'interesse della società,a patto di fare le scelte giuste.Per esempio,si può stabilire che il coordinamento delle norme fiscali ha la precedenza sulla tutela dei brevetti,che gli standart sul lavoro vengono prima dei tribunali  speciali per gli investitori.

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