Anglotedesco

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giovedì 15 marzo 2018

L'Unione europea ha pronto un sussidio per i disoccupati


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A leggerla così sembrerebbe una buona cosa, ma un 5% di persone che capisce le politiche economiche della Ue sa che non si mangia gratis e che ogni cosa è a debito degli Stati.I sussidi di disoccupazione europei porterebbero all'aumento del debito con inevitabili  tagli nella sanità, nelle scuole ,dei salari e l'aumento della disoccupazione.

Da piu parti si è sostenuto che un'assicurazione europea contro la disoccupazione (o un sussidio di disoccupazione europeo) sarebbe lo strumento migliore per frenare la caduta della domanda aggregata ,ampliando la platea degli assicurati oltre i confini nazionali e quindi permettendo la copertura anche in caso  di shock asimmetrici  (di dimensioni differenti e/o di segno opposto).I sussidi di disoccupazione sono anticiclici :agiscono rapidamente e hanno moltiplicatori elevati  nelle fasi di recessione.La disoccupazione e i suoi cambiamenti possono essere misurati facilmente al contrario dell'output gap,su cui si basa la procedura per gli squilibri macroeconomici messa in piedi dalla Commissione.Secondo le simulazioni condotte in uno studio del Ceps di Bruxelles con un sistema europeo di assicurazione contro la disoccupazione pienamente funzionante ,il Pil spagnolo del 2012 avrebbe potuto essere dell'1,6% piu alto di quanto non sia stato effettivamente. Un tale sistema avrebbe assorbito piu del 40% della caduta di Pil che si era registrata tra 2010 e 2012 in Spagna.
Come hanno chiarito Miroslav Beblavy e Karolien Lenaets ,sempre del Ceps ,in un recente lavoro per la Commissione,un sistema di sussidi di disoccupazione europei può articolarsi in due forme diverse:uno schema  "puro"  in cui un fondo europeo alimentato da contribuenti nazionali paga direttamente i benefici previsti ai disoccupati dei diversi paesi,e uno schema "equivalente" in cui il fondo europeo paga ai fondi nazionali,che a loro volta erogano i sussidi.In questo secondo caso il fondo europeo svolge un ruolo di ri-assicurazione.Le ragioni per ricorrere a uno schema "equivalente" stanno nelle difficoltà di ordine politico,tecnico e giuridico che si incontrerebbero con uno schema "puro",dal momento che questo configurerebbe un passo troppo netto nella direzione di un bilancio comune dell'Eurozona.Gli altri problemi che qualsiasi sistema di assicurazione  della disoccupazione misto (europeo e nazionale) deve affrontare sono la tentazione dei governi nazionali di scaricare gli oneri sulle risorse comuni e il timore che un fondo europeo inneschi un trasferimento permanente di risorse  dagli stati del Nord (strutturalmente a bassa disoccupazione) a quelli del Sud,dove la disoccupazione tende ad essere piu alta.L'economista tedesco Sebastian Dullien e il giurista spagnolo Daniel Perez hanno recentemente messo a punto una proposta di compromesso.Uno schema "equivalente",secondo cui ogni paese dovrebbe pagare ogni lo 0,1% del suo Pil a un fondo europeo per la disoccupazione.L'80% di tali versamenti verrebbero accreditati su un conto nazionale,mentre il 20% confluirebbe in un conto comune "per i giorni di tempesta".Qualora il conto nazionale raggiunga l'1% del Pil del paese,i contributi a quel conto cesserebbero finché le riseve non scendessero nuovamente al di sotto della soglia.I sussidi verrebbero erogati dal conto nazionale a un paese qualora il tasso di disoccupazione in quel paese salisse dello 0,2% al di sopra della sua media degli ultimi  5 anni.Il massimo erogabile per disoccupato  sarebbe  pari al 25% del salario medio. Quando lo shock fosse molto ampio (un aumento della disoccupazione del 2% del suo Pil, finanziabili con prestiti degli altri conti nazionali o,qualora  questi fossero esauriti ,mediante l'emissione di debito del fondo europeo sui mercati finanziari (una sorta di Euro Unemployment Bond) garantiti dai contributi che ciascun paese verserà a crisi rientrata.Al fine di ridurre il timore di trasferimenti permanenti,i paesi che abbiano accumulato un deficit di oltre lo 0,5 del Pil sul proprio conto nazionale dovrebbero pagare un contributo piu alto dello standart (0,1 del Pil) quando la disoccupazione sia scesa di piu dello 0,5% rispetto alla media di tre anni precedenti.

REPUBBLICA AFFARI & FINANZA (Andrea Boltani)

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