Anglotedesco

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venerdì 16 marzo 2018

Paul Krugman non è d'accordo con Trump sui dazi




Non sono d'accordo con Paul Krugman che ogni giorno diventa sempre di piu globalista.Due giorni fa sia sulla Repubblica cartacea che online c'era un bellissimo articolo e video del reportage fatto dall'ottimo Federico Rampini in Pennsylvania nella città della prima industria siderurgica americana,Braddock dove per colpa della globalizzazione sono stati persi migliaia di posti di lavoro, Trump almeno sta cercando di recuperarli.

Sapevamo tutti benissimo fin dall'inizio  che Donald Trump è bellicosamente ignorante in fatto di economia (e di molte altre cose).Ma questo di fatto finora non aveva avuto grande importanza.
Trump si  era infatti insediato alla presidenza in una prolungata fase di ripresa iniziata con il suo predecessore che ha riportato gli Stati Uniti all'applicazione delle regole "normali"  di politica monetaria di nuovo efficiente.
L'amministrazione economica a breve è nelle mani relativamente affidabili della Federal Reserve e per fortuna non in quelle della caotica e controproducente Casa Bianca di Donald Trump.


Quello che il presidente non sa non può danneggiarci.Eppure c'è sempre motivo di preoccupazione per l'eventualità di una crisi :o una crisi prodotta da forze esterne,tipo collasso finanziario,o una crisi creata dall'amministrazione stessa.In quel caso la razionalità della Fed non sarebbe purtroppo sufficiente.
Adesso ci troviamo per le mani una crisi di politica commerciale.Trump è sempre stato ossessionato dagli scambi commerciali,che considera alla stregua di tutto il resto:un banco di prova del potere e della virilità.Per lui conta chi vende di più :se abbiamo un surplus commerciale siamo vincenti,se abbiamo un deficit  siamo perdenti:"Quando un Paese perde molti miliardi negli scambi commerciali con quasi tutti quelli con i quali fa affari,le guerre commerciali sono giuste e facili da vincere.Per esempio,quando siamo sotto di 100 miliardi rispetto a un Paese che si mette a fare il furbo,interrompendo gli scambi commerciali vinciamo alla grande.È facile twitta  Trump.Si tratta naturalmente di una stupidaggine.Il commercio non è una partita a somma zero:aumenta la produttività e la ricchezza dell'economia mondiale.Si può parlare di alluminio:produrlo ,con un processo che fa uso di enormi quantità di energia,in Paesi come il Canada che abbonda di risorse idroelettriche ha perfettamente senso.Cosi gli Usa guadagnano a importare alluminio canadese,sia nel caso in cui abbiamo un deficit commerciale con il Canada  sia nel caso in cui non ce l'abbiano.È vero  che i deficit commerciali possono diventare un problema,quando l'economia è depressa e la disoccupazione è alta.E per questo che io, come altri economisti ,nel 2010,quando la disoccupazione era attorno al 9% volevo che assumessimo  una posizione piu rigida nei confronti della politica monetaria cinese.Adesso che la disoccupazione è tornata al 4% i motivi per preoccuparsi per i deficit commerciali,o per avere deficit di budget,sono venuti meno.Non possiamo vincere una guerra commerciale.Possiamo però dare il via a un ciclo di rappresaglie  e,quando si parla di commercio ,l'America che influisce per il 9% sull'export mondiale e per il 14 sulle importazioni,non è una superpotenza.Un ciclo di rappresaglie influirebbe negativamente sui commerci mondiali in genere,rendendo il mondo piu povero,America inclusa.E di molto.Una situazione del genere sarebbe incredibilmente distruttiva.Viviamo in un'epoca di rifornimenti a catena globali:quasi tutto ciò che è prodotto in America (e in qualsiasi altra area) si produce con apporti di altri paesi.La vostra auto potrebbe  avere un telaio assemblato negli Usa,un motore e impianto elettrico prodotti in Messico, componenti a elettroniche made in China (o in Corea),acciaio e alluminio canadesi.Saremmo in grado di produrre automobili senza tutte queste componenti di importazione? Si,avendo tempo a disposizione.Ma dalla situazione odierna a quella futura sarebbe davvero dura:migliaia di aziende dovrebbero chiudere i battenti o riconvertire la loro produzione.
La perdita di posti di lavoro sarebbe enorme, dato che milioni di operai sarebbero costretti a cambiare lavoro, trasferirsi altrove e così via.Molti di loro, inoltre,in tale processo subirebbero perdite tali da non poter piu tornare indietro.Ah,naturalmente le aziende sul versante dei perdenti perderebbero migliaia di miliardi in valore azionario.Di conseguenza,l'idea che una guerra commerciale possa essere "positiva" e "facile da vincere" è incredibilmente stupida.Anche il modo col quale Trump sembra aver dato inizio a questa guerra è incredibilmente stupido:iniziare proteggendo i prodotti poi utilizzati da settori industriali che danno lavoro a molte piu persone di quelle che sarebbero tutelate? Farlo nel nome della sicurezza nazionale,giustificazione alla quale,a buon motivo,non si fa quasi mai ricorso,quando il paese produttore numero uno di questi componenti è il Canada,una potenza straniera assai ostile?
Di per sè,i dazi non sono un grande problema.Se però sono il segno di quella che potrebbe diventare la politica del futuro,allora sono una brutta idea.Una gran brutta idea.

Paul Krugman (New York Times)

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