Anglotedesco

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domenica 27 maggio 2018

Nell'area Ocse un quarto dello stipendio finisce in tasse

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Se i 35 Paesi che aderiscono all'Ocse fossero una nazione,i suoi cittadini verserebbero un quarto del loro stipendio in tasse e contributi sociali.Il tax date medio,inteso come la somma delle tasse sulla persona e i contributi che come dipendenti versano ai sistemi centrali (Social security contributions) è pari al 25,5%.Questa è la media registrata nel 2017,secondo l'ultimo report pubblicato dall'Ocse il mese scorso, una media rimasta stabile negli ultimi due decenni se alle tasse,poi, si aggiungono anche i costi del lavoro,il peso medio, sempre nei Paesi Ocse,sale al 35,9% (tax wedge).Vale però la regola paese che vai, usanza che trovi,perché l'effettivo peso fiscale cambia, passando di confine in confine.Nessuno,per esempio,vorrebbe vivere in Belgio non per il clima piovoso,ma per l'aliquota fiscale che risulta essere la più alta dei 35 Paesi presi in esame,mentre in molti non avrebbero difficoltà ad abituarsi al caldo del Messico o per Cile,perché quegli Stati prelevano ai loro cittadini solo l'11,2 e il 7% del loro stipendio medio,gli unici altri due Paesi che registrano un tax date superiore al 35% sono Germania (39,9%) e Danimarca (35,8%).L'Italia,in  questa speciale classifica,si colloca tra i più esosi col 31,2% peggio di Francia (29,2%), Stati Uniti (26%) ,Regno Unito (23,4%) e Spagna (21,1%).
Ma va detto che il peso fiscale deve essere anche paragonato allo stipendio lordo medio,che in Belgio è di 58,000 dollari,in Germania di 63,500 dollari e in Danimarca di 56.200 dollari.
Nella nostra penisola, leggermente al di sopra della media Ocse che è pari a 43,700.In Cile la paga è di 22,600 dollari,anche se i più penalizzati sono i messicani che arrivano a stento a percepire 12,700 dollari lordi l'anno.Il bengodi è, manco a dirlo,la Svizzera,dove fedele alla sua nomea,si guadagna tanto e si parla poco:a fronte di uno stipendio medio di 70,800 dollari, il peso fiscale del 16,9%.
Tra il 2016 e il 2017,tuttavia, qualcosa è cambiato.In ben 20 Paesi il tax rate dei lavoratori è aumentato ,in 13 è sceso in due (Cile e Ungheria) è rimasto inalterato.Nella maggior parte dei casi il rincaro è stato causato dal maggior peso delle tasse sulla persona,anche se un solo paese, l'Olanda,ha ritoccato le aliquote all'insù. In pratica molti Paesi hanno allargato la base degli utili tassabili,riducendo quindi le esenzioni e le voci deducibili dalle tasse.Un po come se in Italia venissero meno le detrazioni per le restaurazioni degli immobili  o la deducibilità degli interessi passivi sui mutui.
Il tax rate medio per una famiglia con un solo genitore occupato e due figli,è del 14%.Il paradiso è in Polonia,dove i benefici del fiscal  superano addirittura gli oneri a tal punto che il tax rate è negativo (-4,8%).Non se la passano male nemmeno nella Repubblica Ceca,dove il peso delle tasse per le famiglie con due figli non va oltre lo 0,7% o in Irlanda,dove pure si è registrato un inasprimento della tassazione,e in Canada, in cui l'aliquota e dell'1,2% il posto peggiore per fare figli , è tassato al 25,9% ,la Danimarca è l'unico altro Paese sfavorevole alle famiglie monoreddito con un tax date superiore al 25%.La tendenza tuttavia è quello dell'aumento della tassazione per queste famiglie ,perché in ben 25 paesi, tra il 2017 e il 2017,sono state inasprite le misure e solo in nove sono scese.Proprio l'Irlanda è stata con l'Australia (+ 2,9 punti percentuali) la peggiore perché ha visto salire di 2,88 punti il tax date ,seguita da Lussemburgo (1,03) e Polonia (5,06).

WALTER GALBIATI- La Repubblica Affari & Finanza (21/05/18)

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