Anglotedesco

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venerdì 29 giugno 2018

Si fa sentire sull'immigrazione ma sta zitto sull'economia.Questo è il governo Conte in Europa




Continuo a farmi delle risate  per  quello che postano su Twitter i Paolo Becchi (Giacomo Leopardi merita più rispetto),Antonio Rinaldi, Scenari Economici .I post dell'avvocato Marco Mori sono molto meno divertenti ma ,a differenza dei "liberi leccapiedi gialloverdi", ti spiegano la linea del governo Conte.
Si fanno sentire (non in maniera esagerata) sul problema immigrazione, ma accettano senza muovere un dito le politiche economiche imposte da Bruxelles dove nei prossimi anni l'Italia sarà costretta a tagliare altre decine di miliardi di euro che andranno a colpire i servizi essenziali dei cittadini.
Mi piacerebbe sapere per quale motivo i documenti che posta Marco Mori non li postano anche i signori del BASTA EURO che ora sono diventati tutti ministri dell'Interno?





giovedì 28 giugno 2018

BAGNAI: il nuovo governo non è una minaccia per l'euro.Sentite cosa diceva il 23/11/2013




Mi ricordo quel sabato 23 novembre 2013,giornata nuvolosa e freddissima, ben al di sotto della media stagionale.Piazza Missouri, Hotel dei Cavalieri, sala strapiena e io con altri, fummo messi in una saletta con il proiettore.Anche fuori dall'albergo c'era gente che però si dovette accontentare solo dell'audio.Mi diedero il famoso libricino di 30 pagine BASTA EURO scritto da Claudio Borghi.
Io non credo nei politici ma provo ammirazione per qualche professore esperto di economia e quel giorno credevo molto in quello che dicevano Claudio Borghi ed Alberto Bagnai,finalmente qualcuno che aveva voglia di lottare contro questa moneta unica criminale.E non ero il solo.
Da oggi questo canale, senza insulti, pubblicherà quello che questi due signori dicevano qualche anno fa.I video sono i miei, in rete poi ne trovate delle tonnellate

4 anni e mezzo dopo sentite dire questo da Alberto Bagnai:

Questo governo, con questo programma, non farà nulla per attaccare l’euro”, ha detto Bagnai, sottolineando che mentre lui non intende rinunciare a nessuna delle sue posizioni accademiche di critica alla moneta unica, la realtà politica è un’altra questione.
“Dire che l’euro sia una buona idea è come dire che la terra è piatta, ma poi c’è la responsabilità politica”, dice.


mercoledì 27 giugno 2018

LA STAMPA ESTERA:Salvini ha passato il limite

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La proposta del ministro dell'interno italiano Matteo Salvini di organizzare un censimento dei rom per facilitare l'espulsione di quelli che non hanno i documenti in regola è un fatto inaccettabile e senza precedenti nell'Unione europea.Non discriminare le persone in base alla razza è uno dei valori fondanti dell'Unione.Nelle sue dichiarazioni,il ministro leghista ha usato un tono xenofobo e offensivo,aggiungendo che "i rom italiani ce li dobbiamo tenere in Italia.A poco è servito che il suo alleato di governo e leader del Movimento 5 stelle,Luigi Di Maio,abbia ricordato a Salvini che si tratterebbe ovviamente di una misura incostituzionale."Non mollo e vado dritto",  ha ribadito Salvini sui social network.Una delle proposte del leader della Lega durante la campana elettorale era stata quella di espellere immediatamente almeno mezzo milione di immigrati clandestini.
In Italia non succedeva niente di simile dal 1938,quando il dittatore Benito Mussolini promulgò le leggi razziali.La proposta è talmente grave che la comunità ebraica italiana ha protestato ufficialmente,mentre da Bruxelles hanno ricordato a Salvini che l'Italia è obbligata a rispettare le regole europee ,incluse quelle che riguardano lo stato di diritto.
Per la Lega piove sul bagnato.Non è la prima volta che il partito prende di mira i rom con la sua retorica populista.Già nel 2008 Roberto Maroni,ex presidente della regione Lombardia e ministro degli interni del governo Berlusconi,aveva proposto di registrare le impronte digitali di tutti i bambini che vivevano nei campi rom in Italia.Fortunatamente quella proposta non si era mai concretizzata la crisi dell'immigrazione è un terreno fertile per gli estremisti,ma i leader politici.Devono essere consapevoli che esistono linee ce nessuna democrazia può oltrepassare.E Salvini invece lo ha fatto.

martedì 26 giugno 2018

Marco Mori ci spiega le politiche economiche del governo giallo-verde.Byoblu blocca Anglotedesco




Da ieri non posso più seguire ne commentare i tweet del "grande blogger libero",Claudio Messora in arte "Byoblu". Per Anglotedesco è una grande vittoria, vuol dire che sto dicendo la verità.
Ma come mai Messora avrà fatto questo? Semplice.Ho capito che non sta facendo informazione a 360 gradi, difende in maniera vergognosa i suoi amici neo commissari Alberto Bagnai e Claudio Borghi evitando di parlare del cambiamento di idea sull'euro, ho fatto girare pezzi di articoli dove dichiarano alla stampa che la moneta unica non si tocca, e così questo blogger che chiede donazioni, ha deciso di bloccarmi.Complimenti!!!
Prima di passare a cose serie ti dico una cosa caro Claudio: IL MONDO NON TI DEVE NULLA E SE TI CHIUDESSERO IL CANALE, TI METTI IN FILA COME GLI ALTRI E TI CERCHI UN ALTRO LAVORO. NON TI HO MAI MANDATO UN CENTESIMO ,E NE SONO FIERO.LEGGO LIBRI E FACCIO RICERCHE,NON HO BISOGNO DI DARE SOLDI AD ALTRI.



Mentre la parrocchietta che difende il sovranismo inesistente del governo giallo-verde, c'è una persona competente che sta informando seriamente e gratis, la piccola porzione di popolo sveglio che non vuole farsi fregare dal governo giallo-verde,è l'avvocato Marco Mori.
Per i prossimi anni il ministro Tria ha intenzione di fare delle politiche lacrime e sangue che neanche il governo Monti è stato capace di fare.
Ascoltate bene Mori invece di Claudio Messora,Paolo Becchi,Antonio Rinaldi e compagnia bella.

lunedì 25 giugno 2018

Anche in Germania Paolo Becchi parla del sovranismo che non c'è



A Paolo Becchi l'Italia sta stretta,deve andare anche in Germania a parlare del sovranismo che non c'è.
All'improvviso, dopo che la coppia Alberto Bagnai-Claudio Borghi Aquilini hanno dichiarato a più riprese che l'uscita dall'euro non è la priorità, la bella parrocchietta formata dallo stesso Paolo Becchi e poi Antonio Rinaldi, Byoblu e quei tanti che si trovano a proprio agio sul canale di Claudio Messora, sono diventati esperti di immigrazione. Le questioni economiche sono passate in secondo piano.
Vedo che qualcuno comincia ad arrabbiarsi... meglio tardi che mai.

domenica 24 giugno 2018

LAURA CASTELLI:"Cambieranno lavori,professioni e mestieri,ci vorrà il reddito di cittadinanza".Ma con quale moneta?

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Molto probabilmente il viceministro dell'Economia Laura Castelli sta leggendo i post molto interessanti di Beppe Grillo sui lavori del futuro e dei tantissimi esseri umani che resteranno senza lavoro.E gli do ragione,l'ho ripete anche Anglotedesco, prima o poi ci vorrà un reddito di cittadinanza.Ma con quale moneta? Qui nessuno vuol parlare di uscire dall'euro, non ne parlano più nemmeno Borghi e Bagnai, ma l'unica soluzione è avere una banca centrale pubblica che stampi moneta.Altre soluzioni non c'è ne sono.In caso contrario sarai sempre costretto a dipendere dalle banche private che ti danno in prestito la loro moneta e tu in cambio sarai costretto ininterrottamente alle politiche di austerità.

«Il reddito di cittadinanza è possibile realizzarlo nel corso del 2019. Prossimamente avremo più chiaro esattamente in quale periodo dell’anno, ma partirà l’anno prossimo». Parola di Laura Castelli, viceministro all’Economia.

Viceministro, ma a che serve per voi questa misura?

«È un provvedimento necessario per favorire la riconversione della nostra economia. Nei prossimi cinque anni cambieranno velocemente lavori, professioni e mestieri, e se non si ha uno strumento come questo è molto complicato riuscire a gestire la profonda trasformazione che è in corso di tanti settori economici».

Per il «vostro» reddito di cittadinanza, come per la leghista flat tax, servono moltissime risorse. Dove trovarle?

«Intanto ci sono spazi consistenti anche all’interno dei Fondi Ue, come il Fondo sociale europeo, tema di cui si è discusso a Bruxelles in questi giorni, che possono integrare la necessità di spesa per il reddito. E all’interno del bilancio dello Stato ci sono molte voci di spesa dove intervenire per realizzare questa e tutte le misure contenute nel nostro contratto di governo. In queste settimane abbiamo iniziato l’istruttoria; sappiamo dove cercare le risorse che avevamo già individuato quando eravamo all’opposizione».

Sembra però difficile inserire il reddito di cittadinanza già in autunno nella legge di Stabilità, per farla partire nel 2019.

«Ci sono molti modi normativi per far partire il reddito di cittadinanza nel 2019. Il ministro Tria ha ragione: ormai per quest’anno non c’è più spazio per interventi. C’è però la volontà di proseguire nella programmazione pluriennale di quello che c’è nel contratto di governo. Ma questa è sempre stata la nostra visione: programmare in maniera dettagliata, perché le cose non si possono fare dal primo giorno. Per quanto riguarda il reddito, poi, è necessaria la riforma dei centri per l’impiego. Su questo si partirà a brevissimo».

Il vicepremier Salvini è iperattivo, interviene su tutti i temi. L’altro giorno ha annunciato una sanatoria sulle cartelle esattoriali. Ma ci state lavorando veramente, o è solo un suo annuncio?

«La squadra del Mef ha cominciato a lavorare su vari fronti, e a breve si cercherà di tradurre nel dettaglio come applicare il principio della pace fiscale come scritto sul contratto di governo. Ancora non ci sono le deleghe, anche se abbiamo già cominciato a lavorare, come ho fatto sul decreto terremoto. La questione delle cartelle è un tema aperto».

Sempre Salvini. Migranti, porti, cartelle esattoriali, persino la sanità e la scuola. Insomma: entra in tackle su tutti i temi, compresi quelli che riguardano i ministeri a Cinque Stelle...

«Da quando abbiamo stipulato il contratto di governo, e io c’ero a quel tavolo, personalmente sono convinta che il governo deve lavorare insieme. Non mi piace la logica “questa cosa l’ha fatta uno o l’ha fatta l’altro”, mettere M5S contro la Lega. Non sarebbe il modo giusto per affrontare la sfida difficile che abbiamo di fronte».

Insomma, la lettura per cui c’è un’offensiva mediatica globale della Lega che i 5 Stelle stanno subendo è sbagliata?

«Secondo me sì. È un contratto di governo ambizioso, e dobbiamo fare,come stiamo facendo, il lavoro tutti insieme. È una narrazione che rifiuto quella per cui ci si deve fare lo sgambetto tra di noi».

A quanto risulta, però, lo sgambetto ve lo sta facendo Salvini, che tira come un matto su tutti i temi politici.

«Stiamo tutti tirando come dei matti per poter realizzare al più presto le cose. E i risultati, lo assicuro, saranno continui e su tutti i fronti».

Il ministro dell’Economia Tria, nelle sue dichiarazioni pubbliche, ha manifestato un approccio molto cauto e molto ortodosso sui conti pubblici. È troppo morbido, troppo in continuità con il suo predecessore Padoan?

«Io sto conoscendo il ministro Tria in queste settimane, e condivido pienamente la sua filosofia: le cose si fanno, non si annunciano. Cautela significa programmare, senza fare proclami, per essere sicuri che quello che si sta facendo sia nell’interesse generale e curi - come non si è fatto in passato - le malattie di questo Paese. Parlando con i partner europei per ottenere il massimo per l’Italia. Senza chiaramente litigare o strappare, perché questo atteggiamento non porterebbe a nulla. E non ci rappresenta, checché se ne dica del nostro populismo». —

Roberto Giovannini

venerdì 22 giugno 2018

Caro Claudio Borghi Aquilini, dimettiti





Il signor Claudio Borghi Aquilini è stato eletto presidente di commissione di Bilancio e Tesoro alla Camera.Siccome per anni ha fatto una campagna contro l'euro e poi,come leggete sotto nell'intervista, dice che l'uscita dall'euro non fa parte del contratto e appoggia Tria, si dovrebbe dimettere.Per rispetto dei tanti che avevano fiducia in lui e Bagnai.
Poi che cambiamento...verso il basso.Vuole più investimenti pubblici ,ma con l'euro ,dimenticandosi di quello che diceva fino ad un anno fa o forse meno.E poi non si parla mai di togliere il pareggio di bilancio in Costituzione, quello che blocca tutto.
Questo è dedicato a tutti coloro che nel video fatto qualche anno fa, mi criticavano perché non mi convincevano ne lui ne Alberto Bagnai. Ma questi sanno a chi parlano...

«Non so se ridere o piangere». Perché? «Leggo che lo spread sarebbe tornato a salire perché io e Alberto Bagnai siamo stati eletti presidenti delle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Ma andiamo, su. Mi pare la versione moderna di quel vecchio detto». Quale detto? «Piove, governo ladro. Anzi: piove, presidenti di commissione ladri». Claudio Borghi è l’autore di «Basta €uro», volume uscito nel 2014 con il sotto titolo «Come uscire dall’incubo» e post fazione di Matteo Salvini. Ex managing director di Deutsche Bank, è stato appena eletto presidente della commissione Bilancio della Camera, posizione strategica per «guidare» tutti i provvedimenti economici che passeranno in Parlamento, a partire proprio dalla Legge di Bilancio, la vecchia Finanziaria.

Presidente, allora perché lo spread è tornato salire dopo giorni di relativa calma?

«Perché sembra possibile un accordo tra Francia e Germania sulle procedure di ristrutturazione del debito della zona euro. E questo sarebbe pericoloso per l’italia».

In che senso?

«Avremmo un Fondo monetario europeo che finirebbe per essere una specie di Trojka obbligatoria. Questo è il rischio, questo è il motivo per cui lo spread è tornato a salire. Se la saldissima zona euro trema perché io e Bagnai siamo stati eletti presidenti della commissioni c’è davvero da preoccuparsi».

Perché, ci vedrebbe un complotto?

«No, perché vorrebbe dire che la zona euro è tutt’altro che saldissima. Lo spread non sale e non scende perché una persona ricopre questo o quell’incarico».

Be’, nei giorni del braccio di ferro su Paolo Savona come ministro dell’economia lo spread salì eccome.

«Avete esagerato. Cinque anni fa, quando presidente della commissione venne eletto Francesco Boccia, lo spread mica precipitò».

«Rottamare l’euro — scrive Borghi nell’introduzione del suo volume — non è una scelta: questo sistema è destinato INEVITABILMENTE a finire, l’unico dubbio è QUANDO». Presidente, ma davvero con lo spread non c’entra nulla il fatto che lei sia dichiaratamente euroscettico?

«Io sono e resto convinto che per l’italia il recupero della sovranità monetaria sarebbe positivo per la soluzione di tanti problemi».

Non mi pare un dettaglio.

«Aspetti. Ma mi rendo conto che si tratta di un processo difficile e che bisogna avere una maggioranza in Parlamento che oggi non c’è. L’uscita dall’euro, infatti, non è nel contratto di governo. E non era nemmeno nel programma del centrodestra, perché Forza Italia non era d’accordo».

d L’indice non sale perché Francia e Germania potrebbero trovare un accordo per ristrutturare il debito Ue

Le tensioni con Tria? Ogni economista è appassionato di qualcosa, io di euro, lui di investimenti pubblici...

Ma se in futuro la Lega dovesse presentarsi da sola alle elezioni l’uscita dall’euro sarebbe nel programma oppure no?

«Noi ci presenteremo a ogni elezione spiegando quali sono, secondo noi, le cose migliori da fare. Poi, come sempre, tutto dipende dai numeri che hai in Parlamento».

È vero che nella Lega c’è un po’ di insofferenza verso il ministro dell’economia Giovanni Tria, considerato troppo in continuità con il suo predecessore Pier Carlo Padoan?

«Non mi risulta affatto. Io Tria non lo chiamo Pier Carlo, se è questo che vuol sapere. Guardi, ogni economista è appassionato di qualcosa: io dell’euro (ride), Tria degli investimenti pubblici. E questo è fondamentale per un governo che, lo ripeto, non vuole uscire dall’euro, ma vuole sviluppare gli investimenti pubblici. A differenza di Pier Carlo, quello vero, che sugli investimenti pubblici aveva fatto il contrario».

Nella prossima legge di Bilancio sarà difficile mantenere tutte le promesse. Cosa ci deve assolutamente essere, secondo lei?

«Dopo anni di prelievo si deve far tornare il denaro nel circuito economico. La Flat tax, quindi, a partire dall’intervento per le imprese. E un risarcimento vero per i risparmiatori che hanno perso i loro soldi per le risoluzioni bancarie, compresi gli azionisti. Poi potrebbe arrivare anche una legge per rivedere la riforma della Banche di credito cooperativo».

giovedì 21 giugno 2018

Non c'è dubbio, questo è il governo del cambiamento.Vero Alberto Bagnai?




Non posso girar nulla alla coppia Alberto Bagnai-Claudio Borghi Aquilini perché sono ormai tre anni che mi hanno bloccato su Twitter (feci un video dove spiegai il motivo, lo trovate sul mio canale Youtube).Molto probabilmente  a loro da fastidio quando ci sono persone sveglie che scoprono la fregatura.Stessa cosa è successa anche all'avvocato Marco Mori.
 Dopo le dichiarazioni  del ministro dell'Economia Tria, mi dimetterei da parlamentare, visto che loro, per anni, hanno sostenuto il BASTA EURO.Qualche volta era presente anche la telecamera di Anglotedesco.Pensate un po se avesse vinto il centrosinistra e il nuovo ministro dell'Economia si permettesse di dire le stesse cose di Tria. Perderebbero le staffe.
E voi amici del popolo italiano ,abboccate sempre.Se vi mettono tutti i giorni delle merde davanti ai piedi, pestatale sempre ...in nome del cambiamento.


mercoledì 20 giugno 2018

I NAZIONALISTI SVEDESI:"La coalizione M5S-Lega è il risultato migliore per l’Italia"

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Da quando tenevano comizi fasciati da drappi con la croce uncinata, minacciavano intellettuali «troppo ebrei» e si riunivano nei boschi in uniformi naziste, sono passati dieci anni. Da allora, da quando Jimmie Åkesson ha preso in mano il partito, gli Sverigedemokraterna hanno cercato di ripulirsi, cancellando e «dimenticando» la loro appartenenza al movimento di supremazia bianca, i loro tatuaggi con le svastiche e le radici neonaziste. Dal 2010, con una prima vittoria che gli ha aperto le porte del Riksdag, è stata un’ascesa senza sosta. Un consenso cresciuto parallelamente al numero di rifugiati nel Paese. Oggi gli Sd sono la terza forza della Svezia e alle elezioni del 9 settembre potrebbero crescere. «Questi risultati vogliono dire molto», dice Mattias Karlsson, capogruppo di Sd al Parlamento.

Che cosa dicono?

«Che sappiamo ascoltare il popolo».

Vi hanno definito neonazisti, estremisti di destra, xenofobi, razzisti e ora populisti. Si riconosce?

«Non siamo nazisti. Siamo conservatori sociali. Crediamo nei valori sociali e cerchiamo di proteggerli, per esempio dall’immigrazione».

Insomma, una forma di populismo di destra?

«Se populismo significa stare vicino alle persone e capirne i bisogni, allora siamo populisti. Ma se vuol dire che non abbiamo un’ideologia si va fuori strada. Abbiamo una forte ideologia basata su due capisaldi: uno Stato sociale con una solida sicurezza nazionale. Sul concetto di destra poi avrei qualcosa da dire».

Cosa?

«Destra e sinistra non hanno più cittadinanza in Europa, sono concetti che ormai significano poco. I partiti tradizionali sono finiti. Ora parliamo di sovranisti e globalisti».

E voi siete sovranisti?

«Nel modo più assoluto»

Ma in Europa ci siete.

«Sì, ma il nostro obiettivo è uscirne con una Swexit nel più breve tempo possibile. Saranno gli svedesi a decidere, con un referendum. Oggi la Svezia contribuisce all’Unione con un enorme flusso di denaro - siamo i secondi contribuenti - e riceve pochissimo. Nel frattempo, aspettando la Swexit, lavoreremo per riformare la Ue in modo che il potere venga restituito ai singoli Stati».

Cosa pensa del governo italiano. Sono vostri alleati?

«La coalizione M5S-Lega è il risultato migliore per l’Italia. Spero siano pragmatici e superino le differenze per governare. Noi e i Cinque Stelle siamo nello stesso gruppo parlamentare, l’Efdd, in Europa».

C’è un proporzione diretta tra la vostra ascesa e la politica di accoglienza dei migranti. La vostra campagna ruota molto sul blocco dei flussi?

«Siamo antirazzisti, ma l’immigrazione sta creando problemi. Una politica degli asili così aperta deve essere fermata, così come deve aumentare la sicurezza interna, come i fondi destinati alla polizia. E ora la gente inizia a capire cosa diciamo: è una questione di identità culturale e sovranità, non di razzismo, per questo aumenta il consenso. Non vogliamo chiudere le frontiere a chi viene in Svezia per lavorare o studiare, o perché si è innamorato di uno svedese, ma a chi fa richiesta d’asilo attratto dal nostro welfare, persone transitate attraverso altri Paesi sicuri. La soluzione è aiutarli nel loro Paese di origine».

A cosa si riferisce quando parla di identità culturale?

«Molti immigrati non rispettano le nostre tradizioni e la nostra libertà, specialmente nei confronti delle donne: le molestie sessuali sono aumentate di cinque volte negli ultimi anni. Si discute molto della Svezia come modello multiculturale, ma la multiculturalità non sta funzionando, serve assimilazione».

Un altro cavallo di battaglia degli Sd è la lotta per la famiglia tradizionale cristiana. Su cosa è basata?

«Sull’amore. In questi anni abbiamo studiato molto e abbiamo visto che tutto sommato anche le famiglie omosessuali se la cavano bene. E anche sul tema della adozioni, stiamo aprendo una porta. Siamo pur sempre scandinavi».

Il 9 settembre diventerete il primo partito?

«Difficile dirlo, siamo al 21-25% nei sondaggi, ma di solito ci sottostimano, per quel “fattore vergogna”».

Cos’è il fattore vergogna?

«Gli svedesi si vergognano a dire che voteranno per noi perché ci associano al neonazismo».

da LA STAMPA del 20 giugno 2018-Intervista di Walter Raue

martedì 19 giugno 2018

GIOVANNI DOSI:"La Flat tax è un grande errore sotto tutti i punti di vista"

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In due parti pubblico le risposte che l'economista Giovanni Dosi ha dato a Vittorio Malaguti (L'intervista la trovate sull'ultimo numero dell'Espresso)


Giovanni Dosi a Vittorio Malaguti (L'Espresso)

"Sono deluso.Anzi no,peggio,mi preoccupa molto la direzione di marcia che ha preso questo governo.Tutto è davvero diverso da come ce lo eravamo immaginato.Sono molto preoccupato perchè i risultati sul fronte economico,semmai ci saranno,potranno essere raggiunti solo in un arco di tempo molto lungo,si parla di anni.La Lega invece punta ad allargare la propria area di consenso con misure propagandistiche attuabili in fretta e di fatto a costo zero.La politica dell'immigrazione è nelle mani di Salvini,che dalla poltrona di ministro dell'interno è ora in grado di influenzare l'opinione pubblica più pesantemente rispetto al passato.Penso per esempio alla campagna sui rimpatri forzati, i nuovi centri di detenzione per richiedenti asilo o la la chiusura dei porti alle navi delle Ong.Una serie di annunci eclatanti seguiti da pochi provvedimenti finiscono per oscurare eventuali successi di politica economica,che arriveranno chissà quando.Se arriveranno"

"La Flat tax è un errore madornale sotto tutti i punti di vista.Il solo fatto che posso essere presa in considerazione in un programma di governo serio mi sembra una totale follia.I progetti che ho visto circolare in queste settimane,quelli che prevedono un'unica aliquota Irpef  e anche quelli che suddividono la platea dei contribuenti in due soli scaglioni,sopra o sotto gli 80.000 euro di reddito annuo,non sono altro  che un enorme regalo ai ricchi.Per questo,da una prospettiva di sinistra,una riforma di questo tipo è assolutamente inaccettabile.La Flat tax serve solo ad aumentare i risparmi delle fasce più abbienti della popolazione,ma questo non  ha effetti sulla domanda.I ricchi diventano più ricchi i poveri più poveri.Tutto qui".

lunedì 18 giugno 2018

Cari argentini, il rigore sbagliato da Messi non è nulla in confronto ai sacrifici che dovrete fare


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Anche se Messi ha sbagliato il rigore contro l'Islanda, l'Argentina può sempre vincere le altre due partite e qualificarsi.Il prestito del FMI e le misure di austerità che dovrete adottare per restituire i 56 miliardi di dollari , vi massacreranno per sempre cari argentini.I tagli che subirete nei servizi essenziali vi porteranno dritti ai livelli di Haiti. Gli statunitensi si preparino a subire un'altra invasione.

Cinquanta miliardi di dollari.E' il prestito del FMI su cui l'Argentina potrà contare nei prossimi tre anni. "Con questo accordo abbiamo scongiurato la crisi" ha dichiarato il 7 giugno a Buones Aires il ministro dell'economia argentino Nicolas Dujovine,visibilmente soddisfatto.Sono confermati inoltre altri prestiti della Banca mondiale della  Banca interamericana  di sviluppo (Iadb) e della Coropration andina de fumento (Caf) ,per un totale di 5,62 miliardi di dollari.
In cambio il governo argentino s'impegna a seguire severe politiche di risparmio.Entro il 2020 dovrà azzerrare il deficit pubblico, che oggi è pari all'8% del pil.Inoltre il tasso d'inflazione annuo,ora al 25% ,dovrà scendere sotto il 10%.Dujonne,però, non ha detto quali misure saranno prese per raggiungere questi obiettivi.
"In passato i governi argentini si sono sempre serviti delle  riserve della Banca centrale", ha detto.Ora si cambierà linea  il ministro ha dichiarato che l'esecutivo intende riorganizzare la banca centrale sul modello dei paesi sviluppati e saldare i suoi debiti con l'istituto ,in modo da rafforzare le riserve.Se il 20 giugno l'Fmi approverà il programma di aiuti.L'Argentina riceverà subito quindici miliardi di dollari.Buenos Aires potrà attingere il resto della somma in seguito secondo le esigenze.Il tasso d'interesse del prestito,ha spiegato Dujovne, è quasi del 4%.
La novità assoluta è l'inserimento nell'accordo di una clausola per le politiche sociali.In casi straordinari il governo argentino potrà aumentare le spese per programmi sociali mirati, restando entro un limite concordato con l'Fmi.E' la prima volta che il Fondo monetario accetta una condizione simile,ha osservato Dujovne,il ministro, però,non ha specificato che la clausola sociale si riferisce a forme di assistenza definite per legge (come il sostegno ai figli di famiglie povere), che possono essere cancellate solo dal parlamento,dove il governo non ha la maggioranza.Il prestito di 56 miliardi ha sorpreso tutti,in passato si era arrivati al massimo a 30 miliardi,e tranquillizzerà gli imprenditori e i banchieri.Ma, sopratutto,farà guadagnare tempo al presidente Mauricio Macri,in cui consenso negli ultimi sondaggi è calato drasticamente, dal momento che durerà tre anni, il programma di aiuti si estenderà anche al mandato del futuro presidente,che sarà eletto nel 2019.Con l'aiuto del fondo,Macrì potrebbe quindi essersi assicurato la rielezione.

JURGEN VOGT (Die Tageszeitung)

domenica 17 giugno 2018

Ammirate Salvini per quello che sta facendo? La robotizzazione vi rovinerà ancora di più

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I sondaggi parlano chiaro:una bella fetta di popolo italiano è soddisfatta del lavoro che sta svolgendo il ministro dell'Interno Matteo Salvini sull'immigrazione e sulla chiusura dei porti.
Non ricevo alcuna risposta dalla parrocchietta di "indipendenti gialloverdi" ma ricevo tweet di risposta dai soliti italioti.Non capiscono che se l'Italia è in crisi, se dal 2008 ad oggi il Pil ha perso il 7% ,non è colpa degli immigrati ma del modello neoliberista che comanda il mondo, della ricchezza in mano a pochi che costringe chiunque ad emigrare.
E poi la robotica che ripeto, nei prossimi mesi troverà molto spazio su questo blog.Intanto popolo di mediocri, leggete sotto e preparatevi...



“E’ allarmante che l’automazione non guardi in faccia neppure ai lavori più sofisticati… non solo gli operai o chiunque abbia un lavoro ripetitivo, ma cadranno anche i giornalisti, mentre già a Bloomberg i robot scrivono diverse news, poi cadranno persino gli analisti di Amazon e i programmatori stessi… Il mio consiglio a tutti: trovate una voce pubblica finché potete. Perché se già oggi non controllate una App, se non avete un negozio e-commerce, non possedete una testata mediatica, siete fottuti”.

Eric Newcomer, Fully Charged, Bloomberg Technology, 15 giugno.

La robotizzazione peggiorerà di molto la situazione. Gli intelligentoni che lavorano così alacremente per rimpiazzare gli umani nella forza lavoro sono, infatti, stupidi. Stanno distruggendo il sistema sociale. I dazi non possono proteggere i posti di lavoro persi a causa dei robot. Inoltre, i robot non comprano case, mobili, auto, vestiti, divertimenti, cibo, bevande, telefonini e computer. Tutti i soldi risparmiati sostituendo le persone con i robot non sono disponibili per l’acquisto dei prodotti fabbricati dai robot. Crolla la domanda al consumo. L’unica soluzione è la socializzazione dei mezzi di produzione, che rende tutti i membri della società comproprietari del prodotto finito.

PAUL CRAIG ROBERTS

venerdì 15 giugno 2018

S'intravede già il passaggio verso un'economia senza lavoratori


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Proseguono le controrassegne parrocchiane che difendono il governo giallo-verde.Intanto mentre questi malati di protagonismo che cercano donazioni a destra e a manca (Giulietto Chiesa e Byoblu), il mondo va avanti e tutti i giorni saltano fuori cose nuove sul futuro, in particolare la robotica.Nei prossimi mesi pubblicherò dei post molto interessanti che per qualcuno saranno dolorosi ma l'obiettivo di questo blog è l'essere il più possibile realista.Fateme lavorà...


Nel libro LA FINE DEL LAVORO.IL DECLINO DELLA FORZA LAVORO GLOBALE E L'AVVENTO DEL POST MERCATO l'economista statunitense Jeremy Rifkin ha scritto:" In futuro non vedremo più scene dove migliaia di lavoratori e riversano all'ingresso delle fabbriche o negli  uffici.Stiamo entrando in una nuova era di automazione della produzione ,s'intravede già il passaggio verso un'economia senza lavoratori".
In molti paesi la riduzione dell'orario di lavoro e' una realtà ,ma si temono anche salari più bassi e costi più alti per le aziende.Il 28 febbraio in Corea del Sud e' stata approvata una legge che riduce le ore di lavoro settimanali da 68 a 52.Immediatamente I sindacati sudcoreani hanno osservato che "per rispettare le scadenze nelle piccole e medie imprese e' inevitabile lavorare anche nei giorni festivi".La  Federazione coreana delle piccole e medie imprese prevede che chi lavora nel settore dei servizi difficilmente potrà riposare nei giorni festivi e che I costi per le piccole e medie imprese aumenteranno.Secondo alcune analisi,inoltre,ci sarà anche una diminuzione dei salari.
Nonostante le preoccupazioni,la riduzione delle ore lavorative sembra inevitabile.L'intelligenza artificiale e le macchine  stanno già prendendo il posto degli esseri umani.McDonald's ha sostituito una parte dei dipendenti con macchine per prendere le ordinazioni in duecento dei suoi 430 ristoranti in Corea del Sud.Lotteria ,una catena  di ristoranti fast food nata in Giappone e presente in tutta l'Asia ,ha introdotto le macchine per le ordinazioni in 610 dei 1.350 ristoranti presenti sulla penisola coreana.Un rapporto del Keis ,l'agenzia nazionale per l'occupazione ,sulla presenza di robot nelle aziende afferma che nel  2020 in Corea del Sud la percentuale di lavoratori sostituiti  dalle macchine sarà del 41% ,nel 2025 del 75%.
In Corea del Sud la diffusione dei robot e' più veloce che nel resto del mondo.Secondo la Federazione internazionale di robotica,negli ultimi sette anni il paese asiatico e' salito al primo posto per l' impiego di robot ogni diecimila lavoratori:nel 2016 erano 631,otto volte di più della media  mondiale,che e' circa 74.Uno studio di settore sugli effetti dell' intelligenza artificiale  e dei robot venduti a livello globale  si trova in Corea del Sud.
Secondo Kang Nam-hun, docente di economia dell' università Hansin,a Seul ,I servizi che contribuiscono maggiormente al pil nazionale sono in gran parte frutto del lavoro svolto dalle macchine.Per questo,aggiunge Nam-hun ,presto l'umanità dovrà volgere lo sguardo a nuovi tipi di produzione."Nel frattempo", dice l'economista, "attività come il canto o la pittura  possono diventare nuove produzioni a cui avvicinarsi".Tutto questo potrebbe essere interpretato come un tentativo  di suggerire un nuovo concetto di produzione.
Al riguardo l'Istituto coreano per lo sviluppo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione ha scritto che "invece  di una produzione tradizionale ,dove sono  considerati il lavoro umano e I valori,oggi bisogna guardare al lavoro e alla produzione che tenga conto di un uso sempre più intenso delle macchine e delle tecnologie innovative".
Qual e' quindi il giusto numero di ore lavorative settimanali? Già nel 2010  il gruppo di studio britannico New economy  foundation (Nef) aveva proposto una settimana lavorativa di 21 ore: in questo modo si potrebbe lavorare 5 ore al giorno per 4 giorni a settimana.La Nef sostiene che cosi le persone avrebbero più tempo da dedicare allo sport o ai loro hobby e da investire nella crescita personale ,facendo attività che servono anche a ridurre lo stress causato dall' eccessivo lavoro.Di conseguenza si uscirebbe  dall'impasse "lavorare per vivere,vivere per lavorare", e anche la disoccupazione potrebbe gradualmente diminuire.
Questa proposta e' stata criticata duramente e bollata come una manovra troppo radicale che si oppone a un'economia di tipo capitalista.

SUNGYOON GONG (Sisa Journal,Corea del Sud)

giovedì 14 giugno 2018

PAOLO SAVONA:"L'euro è indispensabile".Cosa ne pensano Byoblu e Giulietto Chiesa?



Prosegue la leccata di piedi della "parrocchietta sovranista" nei confronti del governo giallo-verde.
Sulle politiche economiche sembra il governo Monti-Letta-Renzi e Gentiloni ,Savona ha cambiato idea sull'euro ma Byoblu, Fusaro,Paolo Becchi, Giulietto Chiesa e Maurizio Blondet non dicono nulla, al contrario, se si comportasse in questo modo il centrosinistra, sarebbero dei falchi.
Anglotedesco non difende il centrosinistra ma solo le persone ragionevoli, libere e che non aderiscono a nessuna parrocchia.Questi invece che chiedono donazioni spacciandosi per liberi pensatori,non lo sono.
Claudio Messora "Byoblu", mi aspetto un tg di controinformazione sul cambiamento di opinione da parte di Paolo Savona sull'euro e dello scandalo stadio a Roma.


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mercoledì 13 giugno 2018

LA STAMPA ESTERA.L'Italia ha il diritto di chiudere i suoi porti ai migranti?

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Più di 600 migranti bloccati in mezzo nel Mediterraneo a bordo della nave umanitaria  Aquarius dopo che il leader della xenofoba Lega e il ministro degli Interni italiano, Matteo Salvini, ha annunciato la chiusura di porti del paese e ha chiesto che la vicina Malta si occuperà dello sbarco. La domanda sorge spontanea: l'Italia può chiudere i suoi porti? Chi è responsabile per ospitare i migranti? Può la Spagna accoglierli, un paese che si è appena offerto di ricevere la nave gestita dall'ONG SOS Mediterranée e Medici senza frontiere?
La risposta è più complessa di quanto sembri. Se da un lato l'Italia può chiudere i suoi porti, dall'altra deve rispettare l'obbligo internazionale di accogliere coloro che sono in pericolo in mare. L'esperto in diritto marittimo e ufficiale in pensione della Marina italiana, Fabio Caffio, spiega che un paese può limitare l'ingresso nel suo territorio nell'esercizio del suo diritto sovrano. "Si può rivendicare una violazione dell'ordine pubblico a causa dell'immigrazione irregolare", precisa, "anche se questo si scontra sempre con il bene prioritario di salvaguardare la vita".
Sia la normativa internazionale che, indirettamente, la Costituzione italiana stabiliscono l'obbligo degli Stati di aiutare coloro che sono in mare in pericolo di vita, nonché informare le autorità competenti, fornire la prima assistenza e portare i soccorsi a un porto sicuro. Allo stesso modo, negare aiuti ai naufraghi in Italia è un crimine: il codice di navigazione richiede che qualsiasi nave, pubblica o privata, intervenga in caso di emergenza.
Roberto Virzo, professore di diritto internazionale presso l'Università LUISS, chiarisce
che, più che chiudere i suoi porti, un paese può impedire l'accesso alle sue acque territoriali (fino a 12 miglia dalla costa). "Ma una volta che una nave tra [nel suo territorio sovrano] non può più essere respinta, perché tra i suoi passeggeri ci possono essere quelli che hanno bisogno di assistenza o hanno il diritto di chiedere protezione internazionale", spiega in una conversazione telefonica. "Finora, Aquarius non è entrato nelle acque territoriali italiane, e farlo senza permesso sarebbe un crimine".

Il problema è che Malta ha un'area SAR troppo ampia per le sue capacità, e fino al governo precedente (centro-sinistra italiano), l'Italia ha chiuso un occhio e ha preso il comando ", conferma Virzo, che aggiunge che l'offerta della Spagna per ospitare Aquarius o nel suo porto di Valencia "potrebbe essere una soluzione, ma sia l'Italia che Malta saranno guardate male." Caffio, intanto, si chiede cosa accadrà alla prossima nave.

martedì 12 giugno 2018

Nella Svezia che ha bandito i contanti non è tutto rose e fiori...


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Dopo quello che è successo con Cambridge Analytica... certo, perchè se un domani il contante dovesse essere bandito, il rischio è esattamente questo, siamo spiati e da un momento all'altro rischiamo di veder bruciati  tutti i nostri risparmi.E non dimentichiamoci di quello che è successo in Grecia dove i Bancomat furono chiusi per una settimana e se non ci fossero stati i contanti...

A Stoccolma ci sono 28 gradi, il sole picchia forte, la scuola è finita e Smedsuddsbadet, una delle tante spiagge urbane della città, è affollata di bagnanti come fosse Rimini ad agosto. Thomas, con il suo carrettino a pedali di bibite fresche, sta facendo affari d’oro. Dal manubrio pende il pos per le carte di credito e un cartello «Inga kontanter», niente contanti.
La Svezia è una delle prime società «cashless», senza banconote, del mondo. Con le vecchie corone di carta non si paga più neppure il caffè al bar, la frutta al mercato o un pacchetto di caramelle. A Stoccolma molti esercizi, compreso il carrettino artigianale di Thomas, non prevedono la possibilità di pagare altrimenti. Se non hai una carta o un’applicazione per il telefono non puoi sederti in molti dei ristoranti della capitale, in alcuni caffè del centro, non puoi prendere un autobus o un treno e nemmeno entrare al museo degli Abba.
L’eliminazione delle banconote dovrebbe in teoria far risparmiare tempo ai consumatori, proteggere i negozianti dai furti e consentire la tracciabilità di tutti i pagamenti. È un processo lungo, ma il progressivo abbandono del denaro è talmente avanti che una start up svedese ha appena venduto a un’organizzazione di musicisti un’applicazione che consente agli artisti di strada di Londra di accettare pagamenti con carta di credito. Addio al cappello pieno di monetine sul marciapiede.
A gennaio 2018 il totale del contante in circolazione in Svezia era di 50 milioni di corone, la metà di quello che circolava 10 anni fa. Oggi circa l’80% di tutte le transazioni viene effettuata con carte di debito o di credito o con gli smartphone. La previsione è che entro il 2030 oltre due terzi degli operatori svedesi non accetteranno più contanti. Secondo il rapporto Cashless Society Index 2018 (The European House-Ambrosetti) che misura l’utilizzo di transazioni elettroniche, l’Italia resta nelle retrovie del ranking europeo, 23a su 28 Paesi, davanti solo a Ungheria, Croazia, Grecia, Romania e Bulgaria.
Ma il sistema inizia a mostrare le prime crepe. Se si eccettua il vantaggio della tracciabilità dei pagamenti con l’azzeramento dell’evasione fiscale, la speranza di abbassare il rischio di furti è già sfumata. I furti continuano a esserci, solo che i ladri ora usano strumenti diversi: frodi informatiche e hackeraggio delle app di pagamento. E l’eventualità per nulla remota di un problema tecnico fa tremare commercianti e utenti. Una settimana fa, quando il servizio di pagamento mobile Swish è stato interrotto per diverse ore, i disagi sono stati enormi.
Del rischio di un’economia «virtuale» e più vulnerabile se n’è resa conto anche la Riksbank, la Banca Centrale svedese, che ha affermato che l’eliminazione graduale di monete e banconote potrebbe mettere a rischio l’intero Paese se la Svezia dovesse affrontare una «seria crisi o una guerra». Così che nella brochure «In caso di crisi o di Guerra» mandata a 4,7 milioni di famiglie, si consiglia agli svedesi di tenere in un posto sicuro una riserva di contante in caso di cyberattacchi. C’è di più: «La trasformazione è essenzialmente positiva», ma il «processo deve andare avanti in modo che nessun gruppo sociale sia escluso o danneggiato», gli anziani per esempio.
A Stoccolma fa caldo e Odilia Gustavsson, 78 anni, scultrice, ha sete e vuole a tutti costi comprare la sua bibita fresca da Thomas. «Non capisco perché bisogna andare così di fretta - dice sventolando una banconota da 50 corone -. Non sono contro una società senza contanti, ma date a tutti il tempo di imparare a usare Internet». Odilia stordisce Thomas di chiacchiere - «I soldi sono soldi» -, tanto che alla fine, la bibita e un dolcetto sono in regalo.
Le proteste maggiori arrivano dal sindacato dei pensionati, che rappresenta 380.000 persone: con l’eliminazione dei contanti quelli a rimetterci di più sono gli anziani, che hanno difficoltà a pagare con le carte o a comprare online. Così una fascia già debole rischierebbe di essere ancora più emarginata. Seb, una delle principali banche del Paese, ha iniziato a fare corsi per imparare a usare Internet. «Ma non basta - dice Ola Nilsson, del sindacato dei pensionati -, fino a quando sarà legale usare i contanti in Svezia tutti devono poter scegliere come pagare». Odilia i corsi li segue da mesi: «Vanno così bene che ho comprato un biglietto per Oslo invece che la tessera per la metropolitana». Non sono solo gli anziani - e molti turisti - a essere scontenti: «A dirla tutta - dice Maja Ring, studentessa, 23 anni -, non è soltanto mia nonna a non amare le carte di credito. Io non sopporto l’idea che quello che faccio sia tracciato così nel dettaglio, soprattutto dopo quanto successo con Cambridge Analytica».

LA STAMPA del 9 giugno 2018-Monica Perosino

lunedì 11 giugno 2018

Per Diego Longhin (LA REPUBBLICA) snobbare il Bilderberg vuol dire far brutta figura



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Il 5% delle persone ragionevoli che non vogliono farsi prendere in giro dall'informazione serva sa che  per tre giorni c'è stato a Torino il meeting del Club Bilderberg, quella potente associazione che riunisce personaggi molto influenti che dettano la politica economica agli stati,  in  modo da rovinare il ceto medio-basso in nome della globalizzazione.
La sindaca Chiara Appendino non si è presentata.Per carità ,l'Appendino è indagata per falso in bilancio e sulla Stampa ho letto che certe intercettazioni sembrano incastrarla, ma ha fatto benissimo a snobbare il Bilderberg.

Un'occasione persa per la sindaca pentastellata di Torino Chiara Appendino che ha lasciato il palcoscenico prestigioso del Bilderberg a Giuseppe Sala. Così il sindaco di Milano ha potuto raccontare al mondo il suo modello, rassicurando gli ospiti internazionali sulla tenuta del governo Conte. Insomma, una brutta figura per Torino. La prima cittadina ha deciso di dare forfait al rinfresco-cena preparato dallo chef Massimo Bottura e organizzato per i big che partecipano in questi giorni alla riunione del gruppo Bilderberg al Lingotto. Una scelta che ha stupito i partecipanti, tanto che il disappunto ha superato i muri dell’ex fabbrica tradendo una delle regole auree del gruppo: la riservatezza.
La sindaca Appendino ha lasciato spazio a Sala. È toccato a lui intrattenere i 130 partecipanti al meeting, provenienti da tutto il mondo, e i 25 ospiti italiani, tra cui imprenditori, economisti, giornalisti, uomini di cultura, scienza e sport. Nomi come Alberto Alesina, professore di Economia ad Harvard, Vittorio Colao, ceo di Vodafone, John Elkann, presidente di Fca, Giampiero Massolo, presidente di Fincantieri e dell’Ispi, Mariana Mazzucato, professore di Economia all’University College di Londron, Pietro Parolin, segretario di Stato del Vaticano, Salvatore Rossi, vicepresidente della Banca d’Italia.
Appendino ha declinato l’invito all’ultimo minuto e ufficialmente per “ impegni istituzionali”. A quali impegni si riferisce la prima cittadina? In realtà non si tratta di questioni istituzionali, ma politiche. Appendino ha preferito raggiungere Ivrea, dove domani si vota per il sindaco, e sostenere il candidato pentastellato Massimo Fresc. D’altronde Ivrea è la città d’adozione della famiglia Casaleggio, dove il figlio di Gianroberto, Davide, torna tutti i weekend per raggiungere la compagna Paola Gianotti. La sindaca ha messo davanti alle questioni istituzionali - rappresentare Torino davanti ai big del mondo - la campagna elettorale nella città del capo dei Cinque Stelle Casaleggio che oggi sarà a Torino a inaugurare il Rousseau City Lab. Prima tappa di un tour in oltre 20 città per discutere di democrazia diretta e di cittadinanza digitale. E in più Appendino ha lasciato il palcoscenico a Sala.
Dall’entourage della sindaca si sottolinea che Appendino era stata invitata dal gruppo fondato da David Rockfeller per favorire la cooperazione tra Europa e Stati Uniti alla cena di gala e non ai lavori del Bilderberg. Tra i grillini l’arrivo dei potenti non era stato accolto bene. Una delle consigliere comunali, Monica Amore, si era detta «preoccupata dalla presenza di questa “ élite chiusa” » . La sindaca ha voluto forse strizzare l’occhiolino all’ala dura del Movimento. L’assenza però non è passata inosservata.

da LA REPUBBLICA del 9 giugno 2018.Diego Longhin

domenica 10 giugno 2018

IL MINISTRO DELL'ECONOMIA TRIA:"Non è in discussione alcun proposito di uscire dall’euro"




Non pubblico tutta l'intervista di Federico Fubini al ministro Giovanni Tria, solo che le cose piu importanti.
Pensate un po cosa direbbero i sacerdoti della controinformazione sovranista se un governo di centrosinistra dicesse che di uscire dall'euro non se ne parla proprio e che i mini-bot sono solo una soluzione tampone.
Salterebbero fuori i soliti complotti, che le politiche economiche le decidono altrove, Merkel, oligarchia finanziaria,bla bla bla.Avrebbero anche ragione ma perchè non dicono nulla contro il governo giallo-verde? Fusaro, Byoblu, Giulietto Chiesa, Maurizio Blondet non fanno altro che parlare di "cimitero dell'informazione" o di attacchi di tutta la stampa...
State facendo un pò i furbetti.


«La posizione del governo è netta e unanime. Non è in discussione alcun proposito di uscire dall’euro». Parla il ministro dell’economia Giovanni Tria, nella prima intervista dall’ingresso in via XX Settembre. «I nuovi conti saranno coerenti con il fine di ridurre il rapporto debito/pil. La pace fiscale? Finché non si definisce la norma non si possono definire le coperture. L’obiettivo: crescita e occupazione. Abbiamo un programma di riforme strutturali».

Mini-bot
Usare i mini-bot? Con le soluzioni tampone non si risolve nulla Pagheremo le imprese nei tempi previsti e in denaro.
Giovanni Tria, 69 anni, è un professore dal sorriso ironico dietro il quale s’intuisce la capacità di irrigidirsi per le cose in cui crede. Si scusa di non avere un biglietto da visita da ministro dell’economia («non ho avuto il tempo di farlo»): da quando è entrato in via XX Settembre non ha fatto che controllare dati e dossier.

Ministro, l’esordio del governo è difficile. I rendimenti dei titoli di Stato sono molto staccati da Spagna e Portogallo. Sulle scadenze brevi c’è stato il sorpasso della Grecia. Come lo spiega?

«La situazione è complessa in generale, sui mercati internazionali. C’è un aumento del prezzo del rischio e della volatilità ovunque. Su questo sfondo è normale che ci possano essere apprensioni in un momento di forte svolta politica in Italia. Ma i fondamentali della nostra economia sono a posto».

Gli investitori non sembrano crederlo.

«Stiamo ai fatti. Negli ultimi 25 anni, l’italia ha un avanzo primario(prima di pagare gli interessi, ndr) fra i più alti d’europa. Non ci si può accusare di politiche di bilancio avventurose. Ci portiamo dietro un debito che viene da lontano, certo. Ma abbiamo una posizione finanziaria netta con l’estero ormai quasi in equilibrio, quasi tanti crediti quanti debiti, e di questo passo saremo creditori netti sul resto del mondo in pochi anni. Vantiamo un avanzo significativo negli scambi con l’estero. Sono elementi oggettivi da crisi finanziaria? Direi di no. Mi spiego questa fase con i normali interrogativi che accompagnano una transizione politica».

Vari esponenti della maggioranza dicono: «Non vogliamo uscire dall’euro». Ma ciò non esclude l’uscita se il mercato portasse lì. Siete determinati a garantire il futuro dell’italia nell’euro?

«La posizione del governo è netta e unanime. Non è in discussione alcun proposito di uscire dall’euro. Il governo è determinato a impedire in ogni modo che si materializzino condizioni di mercato che spingano all’uscita. Non è solo che noi non vogliamo uscire: agiremo in modo tale che non si avvicinino condizioni che possano mettere in discussione la nostra presenza nell’euro. Come ministro dell’economia ho la responsabilità di garantire, su mandato del governo, che queste condizioni non si verifichino. Le dichiarazioni del presidente del Consiglio sono su questa linea e il governo nel complesso è responsabile verso il Paese».

Le danno noia le dichiarazioni dei politici che muovono il mercato contro l’italia?

«All’avvio di un governo un dibattito politico vivace è normale. C’è una coalizione con vari punti di vista che si confrontano. È un assestamento iniziale. Ma c’è un programma e bisogna fare attenzione soprattutto a quello che dice e fa il governo, a partire dal presidente del Consiglio».

L’ageing Report Ue mostra che la sostenibilità del sistema pensioni in Italia è peggiorata. Davvero è il caso di tornare indietro sulla riforma Fornero?

«Conosco quel rapporto e sono consapevole dell’esigenza di assicurare la sostenibilità di lungo termine della finanza pubblica. La legislazione sul sistema pensioni richiede di guardare non solo al breve, ma anche al medio e soprattutto al lungo termine. Credo che la nostra legislazione pensionistica possa essere migliorata, ma lo si farà con l’attenzione alla sostenibilità. Anche quella di lungo termine. Studieremo dei miglioramenti, sapendo che su queste materie non si improvvisa».
Ma gli impegni annunciati sono già molti: 12 miliardi per cancellare l’aumento Iva, 2 per i centri per l’impiego, 5 sulle pensioni, poi c’è il varo della cosiddetta «flat tax».

Dove andrà il deficit 2019, entro il 2% del Pil, entro il 3%?

«Il governo si è appena insediato, non sarebbe serio indicare numeri prima di un riesame complessivo. I nuovi conti saranno presentati con la nota di aggiornamento del Def in settembre. Ma questi conti saranno del tutto coerenti con l’obiettivo di proseguire sulla strada della riduzione del rapporto debito/pil. È un obiettivo esplicito del governo, su cui ci sono state dichiarazioni chiare del presidente del Consiglio. Non devono esserci dubbi. In ogni caso la preparazione della nota seguirà a un dialogo costante con la Commissione Ue, ovviamente. Come sempre».

Ha iniziato a lavorare sulle coperture? Alla pace fiscale? E quanto spazio vede per lavorare per esempio riducendo deduzioni e detrazioni?

«Sulla pace fiscale dobbiamo fare i conti e simulare ciò che è possibile ottenere. Finché non si definisce la norma non si possono definire le coperture o il gettito. Per deduzioni e detrazioni, ho già avviato un’analisi e simulazioni. Per alcune di queste tax expenditures bisogna vedere bene cosa sono per valutarne l’impatto sociale. Altre sono parte della politica industriale e hanno impatto sulle imprese. Bisogna vedere la situazione nel complesso. Vorrei però aggiungere qualcosa».

Dica, professore.

«Non dobbiamo discutere solo di singoli impegni di spesa, legati a singoli punti di programma e alla ricerca di singole coperture, al netto del fatto che su ogni norma ci dev’essere una copertura anche per obblighi costituzionali. È più importante il complesso della manovra: nell’ambito dell’obiettivo di riduzione del debito e di quello del deficit, la manovra rifletterà le scelte di fondo su come e quando attuare il programma».

Che intende dire?

«Bisogna richiamare l’attenzione sulla logica complessiva. L’obiettivo è la crescita e l’occupazione. Ma non puntiamo al rilancio della crescita tramite deficit spending. Abbiamo un programma imperniato su riforme strutturali e vogliamo che agisca anche dal lato dell’offerta, creando condizioni più favorevoli all’investimento e all’occupazione. Nella nota di aggiornamento al Def vi invito a non guardare solo i conti, ma anche al piano nazionale di riforme».

Quel piano è un altro dei tanti vincoli burocratici europei?

«Guardi, l’attenzione a tenere i conti in ordine e a far scendere il debito non è opportuna perché ce lo dice l’europa, ma perché non è il caso di incrinare la fiducia sulla nostra stabilità finanziaria. Quella fiducia è il presupposto della nostra strategia».

Poi il resto come si sviluppa?

«È centrale il rilancio degli investimenti pubblici, decisivi per rafforzare la competitività complessiva del Paese. Non rilanciano solo la domanda, ma aiutano a far crescere il rendimento atteso del capitale privato, dunque portano anche più investimenti privati».

Hanno senso anche grandi opere come la Tav o il Tap?

«Gli investimenti pubblici sono un volano per la crescita di medio e lungo periodo. Questo è il significato di una forte azione su questo fronte. E per garantire il rilancio in una prima fase non è determinante la disponibilità di risorse finanziarie aggiuntive».

Cioè si usano i fondi europei e i fondi nazionali già stanziati?

«Ci sono varie risorse. Ma per avere credibilità in Europa serve una decisa eliminazione degli ostacoli all’esecuzione degli investimenti: ostacoli procedurali, normativi o dovuti al mancato rafforzamento della capacità tecnica delle amministrazioni. Stiamo già pensando a una task force che agisca su queste questioni al più presto. Bisogna sciogliere i nodi amministrativi e ripristinare la capacità tecnica delle amministrazioni di progettare e eseguire i lavori. Negli ultimi decenni era stata pressoché distrutta».

L’obiettivo di un calo del debito nel 2018 e nel 2019 resta?

«Confermo che questo è l’obiettivo. Per quest’anno è già tutto determinato e presidierò perché nulla cambi. L’obiettivo per il 2019 è di proseguire. Ovviamente sul modo in cui si rispetterà l’impegno conteranno anche le nuove stime sull’andamento dell’economia».

dal CORRIERE DELLA SERA del 10 giugno 2018

venerdì 8 giugno 2018

Quei grandi sovranisti dei 5 stelle dialogano con tutti...dai Verdi a Macron

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Sto seguendo schfato questo confronto tra i partiti servi della finanza internazionale e i "finti sovranisti" con le leccate di posteriore dei giornale e le tv da una parte ,e i cosidetti "sacerdoti della controinformazione" dall'altra.Tutti ridicoli, degni di un paese provinciale come l'Italia.
Tutte le volte che chiedete ai "finti sovranisti" cosa ha di veramente sovrano questo governo giallo-verde, ti rispondono sempre "se stampa,tv e mercati sono contro,vuol dire che hanno ragione".Sciocchezze.Hanno degli interessi personali, click, like e pubblicità sui loro blog.I mercati sono dei pazzi, si spaventano alla minima cretinata.
Leggete l'avvocato Marco Mori...e capirete tutto.Gli ho detto che non condivido il suo appoggio a Casapound, ma è molto preparato ed è uno dei pochi che sta capendo questa fregatura giallo-verde.




Un futuro polo sovranista a Strasburgo con M5S, Lega, polacchi, ungheresi e altri movimenti populisti dell’Est? L’europarlamentare pentastellato Ignazio Corrao nega trattative in questa direzione, conferma il dialogo con tutti (anche Macron, liberali e Verdi) e attacca: «Il PiS, il partito nazionalista al governo in Polonia, sta negoziando il passaggio al Ppe, a cui appartiene anche Fidesz del premier ungherese Viktor Orbàn. Non siamo noi gli alleati dei nazionalisti, ma sono Berlusconi e Merkel che li usano per affossare ogni tentativo di seria riforma dell’eurozona. Rappresentano un’Europa degli egoismi che respingiamo e che non ha futuro». Mai come oggi è cruciale il puzzle delle alleanze: per il M5S, che siede nel gruppo Efdd con i britannici di Farage in uscita causa Brexit, e per la Lega, che è nell’Enf con Marine Le Pen.

Il patto di governo vi spingerà a cercare una “casa comune” in Europa per contare di più? 

In Europa ci alleeremo con quelle forze politiche che riconoscono l’esigenza di un forte cambiamento delle politiche europee e che si impegnano a realizzarlo. Non c’è nessun alleanza con la Lega ma una collaborazione per il governo del cambiamento, basata su un contratto. Non so cosa abbia in mente Salvini ma noi siamo intenzionati a dialogare con tutti.

Ma l’asse col Carroccio non rischia di pregiudicare il dialogo con Macron o con chi ormai vi colloca a destra? 

No, anzi. Essere al governo ci rende più forti e appetibili. Il M5S è una opportunità per le forze che non si arrendono a questa melina. Dove sono gli Eurobond, i trasferimenti fiscali e la fine dei paradisi fiscali nell’Eurozona? Persino Draghi ha ammesso che servono trasferimenti fiscali fra gli Stati membri e che siamo lontani dall’avere un’area valutaria ottimale. Merkel ha iniziato ieri la campagna elettorale del Ppe a Monaco proponendo il Libro bianco sulla sicurezza europea. Per loro la priorità è rassicurare qualche lobbista dell’industria tedesca, per noi rispondere alla fame di diritti e giustizia dei 100 milioni di poveri europei.


Il premier Conte, Di Maio e Salvini hanno smentito la volontà di uscire dall’euro. Ma a Strasburgo con i leghisti avete votato un emendamento a favore dei Paesi che vogliono abbandonare la moneta unica. Perché? 

Per difendere il principio di solidarietà, che vige fra tutti i Paesi membri, anche in situazioni gravi ed estreme come quella di una eventuale uscita dall’euro. L’Italia non vuole uscire e non è una minaccia per l’Europa.
I timori, per l’Ue e per la Nato, nascono anche dal fatto che il nuovo governo è il più filo-russo nella storia della Repubblica.
Parla il nostro lavoro. Al Parlamento europeo abbiamo sempre gettato ponti. Lo stesso farà il governo. Dialogo e mediazione saranno le nostre parole d’ordine anche rispetto ai rapporti tra gli alleati atlantici e la Russia, che vanno rivisti soprattutto per garantire pace e stabilità a livello internazionale.

da IL SOLE 24 ORE dell'8 giugno 2108

mercoledì 6 giugno 2018

Il pre-colloquio? Lo fa l’Avatar ...ma Il governo giallo-verde non sembra interessato al futuro

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Il governo giallo verde è troppo impegnato a ascoltare il popolo parrocchiano che gli chiede di recuperare i soldi del caffè.Parlare del futuro dove i robot provocheranno un bel 90 milioni di disoccupati in Europa, è un argomento troppo complesso.Per il momento l'unico che ha detto qualcosa, Matteo Salvini, qualche mese fa fuori dall'Amazon di Piacenza ."BISOGNA TASSARE I ROBOT". 
Non c'è bisogno di aggiungere altro...



«Pronto signor Rossi, sta ancora cercando lavoro? È interessato a un posto da manager nella società Alfa con sede a Forlì?». La voce un po’ metallica non coglie più di tanto di sorpresa il signor Rossi che risponde «Sì, il lavoro mi interessa». A questo punto parte il colloquio tra il candidato e chi si trova all’altro capo del filo. Avete presente Vera, il robot lanciato nel 2017 da una start-up russa e “assunto” da Ikea per fare i colloqui di lavoro nell’ambito di un progetto pilota iniziato in uno degli store di Mosca lo scorso autunno? In un futuro non tanto lontano anche in Italia, mandato in soffitta il vecchio curriculum di carta, potrà accadere quello che è già realtà per 200 aziende russe che utilizzano il robot che parla inglese e sa rispondere alle domande. Vera contatta i candidati al telefono o in videochiamata, dopo aver setacciato i principali siti di annunci sulla base dell’input che arriva dall’azienda.
Le direzioni del personale saranno sempre più digitali? Sembra proprio di sì, a leggere gli ultimi report pubblicati. Secondo Aidp, l’associazione italiana di categoria, oltre il 58% dei tremila iscritti, negli ultimi tre anni ha introdotto sistemi digitalizzati e automatizzati di recruiting. Il supporto dell’intelligenza artificiale può aiutare a identificare i profili più in linea con le posizioni aperte, ma anche per avere una visione più completa del futuro dipendente e per pianificare attività di training e percorsi di carriera.
Il Politecnico di Milano sottolinea che la principale sfida del 2018 - indicata da oltre un direttore hr su due (era il 45% un anno fa) - è lo sviluppo di cultura e competenze digitali e il 60% dichiara una crescita degli investimenti digitali per i processi hr. Eppure le iniziative concrete legate all’analisi delle competenze digitali stentano a decollare: solo una direzione hr su tre ha messo a punto un piano e appena il 16% ha misurato il gap tra le competenze digitali di cui l’azienda avrebbe bisogno e quelle già presenti.
«Per cambiare al suo interno e adeguare processi e skills le direzione delle risorse umane devono affrontare due sfide – sottolinea Mariano Corso, responsabile scientifico dell’osservatorio hr innovation practice del Politecnico di Milano -: ridisegnare i processi tipici hr attraverso l’introduzione di strumenti e canali digitali e sviluppare competenze e professionalità necessarie al suo nuovo ruolo».
Sul mercato ci sono già svariati software per rendere più semplici, veloci ed efficaci le ricerche di personale. «In Italia – commenta Elena Panzera, senior hr director Emea south della multinazionale Sas - nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale siamo al livello 1, cioè l’impiego più diffuso è per il prescreening dei curricula». L’AI permette però di fare molto di più, attraverso le chatbot che fanno ricerca attiva dei candidati, le video interviste, fino all’analisi della mimica facciale del candidato, delle soft skill, o addirittura dell’employee journey, la previsione delle performance nei due anni successivi all’assunzione. «La forza di questi algoritmi – prosegue Panzera – è che si possono personalizzare e plasmare sull’identikit e la mission dell’azienda con l'utilizzo di almeno una ventina di parametri».
Secondo Marco Oliveri, director di Hays group, «l’intelligenza artificiale è utile per mass recruiting, per le imprese in crescita, con alto turnover o che vogliono investire in un determinato mercato e hanno bisogno di fare molte assunzioni». Ma ci sono vantaggi anche per chi cerca lavoro: velocizzare l’invio della candidatura, avere feedback personalizzati e costanti sullo stato dell’application, non avere vincoli di luogo e tempo per fare il colloquio e toccare con mano l’attività dell’azienda.
In ogni caso comunque la parola finale spetta al recruiter in carne ed ossa. «Il grosso errore che spesso viene fatto è di usare l’intelligenza artificiale per replicare quello che fa l’uomo – avverte Stefano Denicolai, docente di innovation management all’università di Pavia -, invece gli algoritmi sono utili se tolgono i compiti routinari e sono così una grande occasione per migliorare la qualità del lavoro del manager delle risorse umane».Sulla stessa lunghezza d’onda Raffaella Temporiti, responsabile hr di Accenture per Italia: «L’intelligenza artificiale velocizza la fase preliminare di screening dei candidati e offre loro un’esperienza di contatto personalizzata e multicanale. Allo stesso tempo le nuove tecnologie aiutano i recruiter a svincolarsi dalle funzioni più automatizzate, consentendo di concentrarsi sulla relazione diretta con il candidato, a uno stato più avanzato del processo di selezione». A tutto vantaggio della produttività che, secondo le ultime ricerche di Accenture, potrebbe aumentare del 38% nei prossimi 5 anni.

da IL SOLE 24 ORE del 6 giugno 2018

La stampa estera commenta il discorso di Giuseppe Conte




Per un'ora e 11 minuti, il professor Conte,  autoproclamato "avvocato difensore di tutti gli italiani", è apparso per la prima volta davanti al Parlamento affiancato dai suoi vice-presidenti, Matteo Salvini (Lega) e Luigi Di Maio (Movimento a 5 stelle) Sono tempi nuovi, ha proclamato. E l'entusiasmo nella maggioranza parlamentare lo ha appoggiato: 62 volte hanno applaudito un altro discorso sulle sanzioni contro la Russia, ha sottolineato la lotta contro "gli affari dell'immigrazione" - l'accordo governativo ha preso di mira 500.000 migranti - e ha confermato il calo radicale delle tasse. La maggioranza parlamentare gli ha concesso la fiducia e oggi dovrà fare lo stesso nella Camera dei Deputati.
Conte, un silenzioso neo-parlamentare, un po 'lento e migliore nella risposta che in un discorso  con pochissimi contributi personali, ha riconosciuto l'ovvio: manca di esperienza politica. Ma ha valorizzato la sua fragile figura: "Sono un cittadino scelto per garantire il programma del governo". Questo era quello che ha riferito senza avventure al di fuori della sceneggiatura durante il suo primo intervento.
Il nuovo premier, che ha annunciato una campagna a livello europeo guidata dall'Italia per promuovere la revoca delle sanzioni contro la Russia, ha appoggiato tutti gli slogan elettorali dei suoi vice presidenti. A partire da quello che ha definito "il business dell'immigrazione". Il primo ministro, un ex-elettore di sinistra, ha sottolineato l'intenzione di creare un sistema "automatico" e "obbligatorio" per la distribuzione dei richiedenti asilo in Europa, che "è aumentato in modo sproporzionato-

Gli equilibri di potere nel Parlamento italiano sono cambiati radicalmente. Mentre Lega e Movimnto 5 stelle cercano di adattare il loro discorso di protesta, nell'opposizione è successo il contrario. Matteo Renzi, ex primo ministro e segretario uscente del PD, ha inaugurato il discorso di opposizione del suo partito, che ha governato l'Italia nell'ultima legislatura.
Renzi prima disprezzava le promesse elettorali della coalizione. Poi è andato dritto contro il nuovo ministro dell'Interno, Matteo Salvini, per i suoi colpi contro l'immigrazione, che sono già costati un conflitto diplomatico con la Tunisia. "Stai attento con le parole. Ora sei vice presidente, sei responsabile della nostra sicurezza. Parla come un padre sapendo che il tuo futuro dipende da noi. " una falsa solidarietà. " Il contratto governativo della Lega e del M5S ha come obiettivo  di rispedire a casa circa 500.000 migranti arrivati ​​irregolarmente in Italia negli ultimi cinque anni. La figura è imprecisa e senza accordi di rimpatrio con i maggior parte dei paesi da cui provengono. .
Ieri, il nuovo Ministro degli Interni, con lo stesso tono di qualche giorno fa: "Per l'irregolare, la bella vita è finita. Hanno mangiato a spese degli altri, molto generosamente troppo a lungo. "
Populista e anti-sistema
I tempi sono cambiati, ha cercato di convincere Conte all'opposizione, invitandola ad aderire all'accordo governativo quando e come vuole durante la legislatura.  "Ci hanno chiamato populisti o anti-sistema. Bene, sono formule linguistiche. Ma se il populismo è l'atteggiamento della classe dirigente di ascoltare la gente, se antisistema significa cercare di introdurre un sistema migliore, questo governo merita di essere definito così.
Il messaggio di rassicurazione verso l'esterno è venuto con la rettifica di permanenza in Italia UE e la volontà di ridurre il debito, ma non attuare misure di austerità  Inoltre, nessuna delle grandi promesse arriverà in breve tempo. La Flat Tax - la riduzione dell'IRPF a un doppio tasso fisso del 20% e del 15% - inizierà a svilupparsi il prossimo anno. Innanzitutto sarà applicato nelle aziende e, fino al 2020, non raggiungerà le famiglie. Nel caso di reddito universale promesso dai M5S -780 euro per tutti i disoccupati ei pensionati che non raggiungono una certa cifra- deve intraprendere una riforma ambiziosa delle agenzie di lavoro  ci vorrà più di un anno. Tenendo conto che i governi in Italia durano in media 14 mesi, le scadenze proposte non lasciano speranze.

martedì 5 giugno 2018

LA STAMPA ESTERA.l'Italia respinge le carte sulla questione esplosiva dei migranti

Risultati immagini per migranti


Matteo Salvini, leader della Lega e nuovo ministro dell'Interno italiano, non sarà oggi in Lussemburgo per l'incontro dei ministri degli interni europei dedicato alla migrazione, ma peserà molto sulla questione.
Il suo arrivo al potere ribatte le carte in questo cenacolo, segnato negli ultimi anni dall'opposizione frontale tra i paesi dell'Europa meridionale e quelli del blocco di Visegrad (Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca). Il primo - l'Italia e la Grecia in testa - vogliono essere in grado di "ricollocare" il resto dei rifugiati del continente che ospitano. Questi ultimi, in particolare l'Ungheria e la Polonia, rifiutano di dare il benvenuto a qualsiasi famiglia di migranti.
Salvini vuole ridurre il budget destinato all'accoglienza dei migranti per aumentare gli sfratti. "Il momento buono per i clandestini è finito - preparatevi a fare i bagagli", ha detto durante il fine settimana. "Gli Stati devono iniziare a fare il loro lavoro e nessun altro scafista deve attraccare nei porti italiani", ha aggiunto.
"Un incontro tra Salvini e il suo omologo ungherese sarebbe stato interessante, ha sollevato un osservatore di Bruxelles. Non sono d'accordo sul livello di supporto per gli stati di prima linea, ma concordano sulla chiusura dei confini "
Nell'attesa che Salvini entri nel gioco dei negoziati europei e chiarisca le sue richieste, i Ventisette potrebbero girare in tondo martedì, opponendo le opposizioni convenzionali tra "l'Europa meridionale che vuole più forza, Est chi blocca, e Francia e Germania cercano di trovare un compromesso ", elenca un diplomatico. "Non c'è molto da discutere. In ogni caso, sappiamo che i ministri non saranno in grado di concordare ", afferma una fonte europea. Le differenze si cristallizzano su un progetto di testo presentato a maggio 2016 dalla Commissione europea per riformare il sistema europeo di asilo. La bozza di testo mantiene l'obbligo per i rifugiati di richiedere asilo nel paese di arrivo: Grecia, Malta o Italia nella maggior parte dei casi. Ma aggiunge un sistema di trasferimento automatico ad altri stati in caso di crisi.

L'idea era di avere un sistema stabile, per evitare di duplicare il fiasco del 2015-2017. La Commissione europea ha quindi proposto un trasferimento eccezionale di 160000 rifugiati dalla Grecia e dall'Italia verso l'UE nel suo complesso. Il fascicolo aveva richiesto un voto di stato nel settembre 2015. Incapace di ottenere un compromesso con il blocco di Visegrad, l'Europa occidentale ha dovuto abbandonare l'idea di consenso e metterli in minoranza con un voto.
Furioso, l'Ungheria e la Polonia si erano rifiutati di seguire la decisione, eppure legalmente vincolanti, e di accogliere qualsiasi rifugiato. La Commissione europea ha avviato un procedimento contro di loro, che è ancora in corso. La Slovacchia e la Repubblica Ceca, seguendo una politica leggermente diversa, avevano accettato i rifugiati in un rivolo - solo 16 per Bratislava e 12 per Praga, secondo il 902 e il 2691 previsti, secondo Amnesty International.
Nel settembre 2017 la Commissione riconosce che meno di 28.000 rifugiati sono stati effettivamente trasferiti. "Il voto è stato controproducente", riassume Marie De Somer, ricercatrice presso il Centro politico europeo.
Problema: se l'opzione di voto viene respinta, nulla può avanzare sulla riforma del sistema di asilo attualmente sul tavolo. La Bulgaria, che presiede le riunioni ministeriali europee fino alla fine di giugno, ha tentato di fare il testo
accettabile per i paesi di prima entrata come quelli dell'Est, giocando su diversi parametri. L'ultimo testo sul tavolo rende la ricollocazione l'ultima risorsa, attivabile solo in caso di crisi migratoria particolarmente grave. Sempre troppo per l'Ungheria e la Polonia.
D'ora in poi, il blocco di Visegrad potrà contare sull'Italia di Salvini, che rende un nuovo sconosciuto su questo argomento esplosivo. Diversi osservatori erano già preoccupati per una complicazione dei negoziati da luglio, quando l'Austria sostituirà l'Ungheria alla testa delle riunioni ministeriali europee. La coalizione di governo, che comprende l'estrema destra, si trova in una linea molto difficile in termini di migrazione. "C'è un cambiamento significativo nella posizione austriaca", spiega Marie De Somer. Nel 2015, Vienna ha sostenuto le delocalizzazioni. Ora il suo governo è nello stesso campo del blocco di Visegrad. Resta da vedere come l'Italia giocherà il suo gioco ...