Anglotedesco

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venerdì 22 giugno 2018

Caro Claudio Borghi Aquilini, dimettiti





Il signor Claudio Borghi Aquilini è stato eletto presidente di commissione di Bilancio e Tesoro alla Camera.Siccome per anni ha fatto una campagna contro l'euro e poi,come leggete sotto nell'intervista, dice che l'uscita dall'euro non fa parte del contratto e appoggia Tria, si dovrebbe dimettere.Per rispetto dei tanti che avevano fiducia in lui e Bagnai.
Poi che cambiamento...verso il basso.Vuole più investimenti pubblici ,ma con l'euro ,dimenticandosi di quello che diceva fino ad un anno fa o forse meno.E poi non si parla mai di togliere il pareggio di bilancio in Costituzione, quello che blocca tutto.
Questo è dedicato a tutti coloro che nel video fatto qualche anno fa, mi criticavano perché non mi convincevano ne lui ne Alberto Bagnai. Ma questi sanno a chi parlano...

«Non so se ridere o piangere». Perché? «Leggo che lo spread sarebbe tornato a salire perché io e Alberto Bagnai siamo stati eletti presidenti delle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Ma andiamo, su. Mi pare la versione moderna di quel vecchio detto». Quale detto? «Piove, governo ladro. Anzi: piove, presidenti di commissione ladri». Claudio Borghi è l’autore di «Basta €uro», volume uscito nel 2014 con il sotto titolo «Come uscire dall’incubo» e post fazione di Matteo Salvini. Ex managing director di Deutsche Bank, è stato appena eletto presidente della commissione Bilancio della Camera, posizione strategica per «guidare» tutti i provvedimenti economici che passeranno in Parlamento, a partire proprio dalla Legge di Bilancio, la vecchia Finanziaria.

Presidente, allora perché lo spread è tornato salire dopo giorni di relativa calma?

«Perché sembra possibile un accordo tra Francia e Germania sulle procedure di ristrutturazione del debito della zona euro. E questo sarebbe pericoloso per l’italia».

In che senso?

«Avremmo un Fondo monetario europeo che finirebbe per essere una specie di Trojka obbligatoria. Questo è il rischio, questo è il motivo per cui lo spread è tornato a salire. Se la saldissima zona euro trema perché io e Bagnai siamo stati eletti presidenti della commissioni c’è davvero da preoccuparsi».

Perché, ci vedrebbe un complotto?

«No, perché vorrebbe dire che la zona euro è tutt’altro che saldissima. Lo spread non sale e non scende perché una persona ricopre questo o quell’incarico».

Be’, nei giorni del braccio di ferro su Paolo Savona come ministro dell’economia lo spread salì eccome.

«Avete esagerato. Cinque anni fa, quando presidente della commissione venne eletto Francesco Boccia, lo spread mica precipitò».

«Rottamare l’euro — scrive Borghi nell’introduzione del suo volume — non è una scelta: questo sistema è destinato INEVITABILMENTE a finire, l’unico dubbio è QUANDO». Presidente, ma davvero con lo spread non c’entra nulla il fatto che lei sia dichiaratamente euroscettico?

«Io sono e resto convinto che per l’italia il recupero della sovranità monetaria sarebbe positivo per la soluzione di tanti problemi».

Non mi pare un dettaglio.

«Aspetti. Ma mi rendo conto che si tratta di un processo difficile e che bisogna avere una maggioranza in Parlamento che oggi non c’è. L’uscita dall’euro, infatti, non è nel contratto di governo. E non era nemmeno nel programma del centrodestra, perché Forza Italia non era d’accordo».

d L’indice non sale perché Francia e Germania potrebbero trovare un accordo per ristrutturare il debito Ue

Le tensioni con Tria? Ogni economista è appassionato di qualcosa, io di euro, lui di investimenti pubblici...

Ma se in futuro la Lega dovesse presentarsi da sola alle elezioni l’uscita dall’euro sarebbe nel programma oppure no?

«Noi ci presenteremo a ogni elezione spiegando quali sono, secondo noi, le cose migliori da fare. Poi, come sempre, tutto dipende dai numeri che hai in Parlamento».

È vero che nella Lega c’è un po’ di insofferenza verso il ministro dell’economia Giovanni Tria, considerato troppo in continuità con il suo predecessore Pier Carlo Padoan?

«Non mi risulta affatto. Io Tria non lo chiamo Pier Carlo, se è questo che vuol sapere. Guardi, ogni economista è appassionato di qualcosa: io dell’euro (ride), Tria degli investimenti pubblici. E questo è fondamentale per un governo che, lo ripeto, non vuole uscire dall’euro, ma vuole sviluppare gli investimenti pubblici. A differenza di Pier Carlo, quello vero, che sugli investimenti pubblici aveva fatto il contrario».

Nella prossima legge di Bilancio sarà difficile mantenere tutte le promesse. Cosa ci deve assolutamente essere, secondo lei?

«Dopo anni di prelievo si deve far tornare il denaro nel circuito economico. La Flat tax, quindi, a partire dall’intervento per le imprese. E un risarcimento vero per i risparmiatori che hanno perso i loro soldi per le risoluzioni bancarie, compresi gli azionisti. Poi potrebbe arrivare anche una legge per rivedere la riforma della Banche di credito cooperativo».

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