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mercoledì 18 luglio 2018

Bini Smaghi:"La BCE non va toccata perchè è autonoma".Inutili le battaglie di Savona

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Non voglio difendere Bini Smaghi ma sulla BCE ha ragione.E' autonoma e figuriamoci se si mette ad ascoltare Paolo Savona per cercare di cambiarla.L'unica battaglia utile è quella di uscire dalla dittatura della BCE. 


L’idea che per salvare l’Europa sia necessario cambiare la Banca centrale europea è un errore, tecnico e politico. Lorenzo Bini Smaghi, già nel comitato esecutivo della Bce (2005-2011), oggi presidente di Société Générale, risponde alle critiche del ministro Paolo Savona all’indirizzo di Francoforte: «Forse non è a piena conoscenza dei poteri della Bce, che ha fatto molto, più di altri, per la crescita e la stabilità europea».


Savona dice: Francoforte non ha poteri sul cambio, questo penalizza l’Europa. E così?

«La Bce ha molti più poteri della Fed sul cambio. Negli Stati Uniti, ma anche in Giappone e in Cina, gli interventi li decidono i ministeri del Tesoro, la Bce forse è l’unica tra tutte le banche centrali ad avere l’autonomia per intervenire».

In che modo è intervenuta?

«Ad esempio nel 2000, in coordinamento con gli altri paesi del G7, per evitare un deprezzamento eccessivo dell’euro, e in altre occasioni con comunicati congiunti per evitare variazioni eccessive.


La scelta cinese di comprare euro come riserva ufficiale ha frenato il nostro export?

«Se la Bce fosse intervenuta per stabilizzare il cambio con il dollaro di fatto avrebbe assoggettato la politica monetaria europea a quella americana, avrebbe perso la propria indipendenza. Non solo. Se consideriamo un arco di 20 anni, l’export europeo è andato bene quanto l’export americano, non ha sofferto le oscillazioni del cambio».


Con delle differenze significative però tra i Paesi, per esempio tra Italia e Germania.

«Questo dipende da fattori nazionali. Inoltre quando i cinesi hanno deciso di fissare il cambio lo hanno fatto perché lo yuan non è una moneta di riserva, l’euro si, e l’Europa deve fissare la propria politica monetaria in base alle proprie condizioni. Savona poi fa un altro errore».

Quale?

«Mi sembra che confonda il Quantitative Easing e l’Omt, l’Outright Monetary Transactions.
Teme che quando non ci sarà più il Qe, dalla fine dell’anno, questo crei un problema per l’Omt ma l’Omt, che è nato con il famoso whatever it takes di Draghi nel 2012, è sempre in vigore. Si tratta di sapere quando farlo scattare. Se un Paese avrà problemi a rifinanziarsi sui mercati internazionali, se ci sarà un rischio di uscita dall’euro, l’Omt potrà essere attivato su richiesta del Paese, naturalmente a condizione che soddisfi dei criteri di adeguatezza delle finanze pubbliche. In quel caso la Bce potrà intervenire anche con acquisti illimitati di titoli pubblici».

Ecco la grande differenza con la Fed, che poi è uno dei punti politici che solleva il ministro Savona: i prestiti dell’istituto americano non sono condizionati a programmi di risanamento, quelli della Bce si.

«La Fed lo fa solo in caso in cui il bilancio federale viene approvato dal Congresso, non in modo incondizionato».

La Fed ha come obiettivo primario la piena occupazione, la Bce il controllo dell’inflazione.
Non è il momento di rivedere la mission di Francoforte?

«La Fed ha un doppio obiettivo: la stabilità dei prezzi e la crescita. La Bce ne ha uno principale: la stabilità dei prezzi. Secondariamente ci sono gli altri obiettivi, il primo è la crescita, ma non c’è una grossa differenza tra i due istituti: uno mette sullo stesso livello inflazione e crescita e l’altro dà una priorità all’inflazione e poi alla crescita».

Non è una sfumatura da poco.

«C’è un’ampia letteratura che mostra che la Fed in questi anni non ha operato in modo molto diverso da quanto fatto dalla Bce: non ha mai creato inflazione oltre un certo livello per stimolare la crescita, l’inflazione è rimasta a livelli molto simili a quelli europei».

 LA REPUBBLICA del 18 luglio 2018-intervista a Bini Smaghi di GABRIELLA COLARUSSO

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