Anglotedesco

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lunedì 16 luglio 2018

Dal 2007 ad oggi 1.400.000 disoccupati in più...

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Il lavoro che manca all'1.4 milioni di disoccupati in più rispetto al 2007 che sono il problema numero uno del Paese ha nome e cognome:è la somma dei 540.000 posti di lavoro distrutti negli ultimi 10 anni dalla crisi delle costruzioni, dei 350.000 cancellati da ristrutturazioni industriali e chiusura delle fabbriche,dei 170.000 eliminati dal blocco del turnover nelle pubbliche amministrazioni e dei 530.000 piccoli imprenditori,commercianti,artigiani,autonomi di varia natura ai quali la crisi,l'evoluzione della distribuzione e la fine dei contratti a progetto ha cambiato il destino.Se confrontiamo l'Italia del 2007,l'ultimo anno prima della crisi , e quella del 2017,scopriamo che il mondo del lavoro ha una mappa diversa, per certi versi più moderna e per altri ancora colpevolmente arcaica.
La prima eredità lasciata dalla crisi è l'aumento di persone che pur in età di lavoro non lo cercano o non lo trovano.La seconda,assai più sfaccettata,è nella struttura del mondo del lavoro,all'interno del quale i due passaggi più rilevanti sono la diminuzione dei lavoratori indipendenti e l'impoverimento di quelli dipendenti.
La discesa del numero dei lavoratori autonomi in realtà precede la crisi.Come ha documentato il sociologo del lavoro Emilio Reyneri ,il calo è cominciato nel 2004,ed è continuato anche nel 2017,quando la recessione era ormai alle spalle:i lavoratori autonomi erano 63 milioni nel 2004,poco meno di 6 milioni nel 2007, 5,3 milioni alla fine del 2017.Può essere un segno di modernizzazione dell'economia italiana,che aveva una quota troppo alta di microimprese e di lavoratori autonomi rispetto agli altri paesi industrializzati (25,4% contro il 14,5 della media europea),ora questa quota si è ridotta di tre punti al 22,4%,che resta comunque assai elevata.
In questi dieci anni il numero dei dipendenti a tempo pieno è diminuito di 400.000 unità mentre quello dei dipendenti a tempo parziale è aumentato di 1.200.000 fino a raggiungere un totale di 3,6 milioni di persone che hanno più tempo libero ma anche un reddito minore e che avranno una pensione piu bassa.Nei numeri delle assunzioni della pubblica amministrazione e delle banche in questi dieci anni si trovano buona parte delle cause della disoccupazione intellettuale,ovvero dei troppi laureati che non riescono a entrare nel mondo del lavoro.Nel 2008 la Pubblica Amministrazione ha assunto oltre 125.000 persone, in grandissima maggioranza laureati e diplomati,nei sette anni successivi la media è stato di 70.000:all'appello ne sono mancati 50.000 l'anno.

MARCO PANARE-Repubblica Affari & Finanza

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