Anglotedesco

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giovedì 5 luglio 2018

LUIGI DI MAIO:"Ridurremo il costo del lavoro".Sembra Alexis Tsipras

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Quando leggo interviste dei ministri di questo governo giallo-verde mi viene in mente Alexis Tsipras quando vinse le elezioni.Non voleva uscire dalla Ue e dall'euro e sperava di cambiare questa Europa.Risultato? Un disastro.Gli ospedali della Grecia sembrano quelli del terzo mondo, gente ammalata che non poteva farsi curare, un disastro.Bellissimi i reportage di un blogger indipendente , i suoi articoli li pubblicava il sito www.comedonchisciotte.org.
E la "popolazione passiva" cosa fa? Sta zitta, ci crede e attacchi chi mette in discussione la validità di questo governo.Io non mi arrabbio,col tempo avrete ciò che vi meritate.

Ministro Di Maio, questo non era il governo amico delle piccole e medie imprese?

«Lo è».

Le reazioni al «decreto dignità» sembrerebbero dire il contrario.

«Io in verità ho ricevuto grosse critiche dalle organizzazioni che rappresentano le grandi industrie. Le piccole e medie imprese sanno che siamo al lavoro per ridurre la burocrazia e rendere meno pesanti per loro le buste paga. Abbiamo tolto lo split payment e disattivato il redditometro, un fuoco che covava sotto la cenere. C’è un dialogo costante. Chi non sfrutta i lavoratori giovani e meno giovani da noi non ha nulla da temere. D’altro canto è fondamentale ridurre la precarietà. E io non posso accettare il ricatto di chi dice: o ci lasciate sfruttare i ragazzi o non li assumiamo».

Che cosa vuole fare per i giovani è chiaro. Quello che vuole fare per le aziende un po’ meno.

«La precarietà è una sciagura anche per le aziende, perché se non ci sono clienti si ferma anche la produzione. Ma quello che faremo per loro sarà più chiaro nella legge di bilancio, quando ridurremo il costo del lavoro».

La riduzione del cuneo fiscale è l’obiettivo mancato di ogni governo.

«Ma noi lo applicheremo selettivamente, per ambiti di competenza».

Che cosa significa?

«Cominceremo con i settori che riteniamo strategici. Ad esempio quelli che si occupano di made in Italy, di nuove tecnologie, di cultura e di turismo».

Quanto costerà?

«Abbiamo fatto delle stime. Non le rivelo per evitare che cominci il tiro al piccione».

Il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti ha definito populista il suo decreto.

«Se vuole dire che ha l’obiettivo di proteggere le persone certamente lo è. Abbiamo rimesso gli esseri umani al centro. La casta si preoccupava di proteggere il gioco d’azzardo fregandosene dello sfascio delle famiglie e noi abbiamo detto basta. E abbiamo detto basta anche alle delocalizzazioni finanziate dallo Stato. Al ministero ho trovato un fondo di oltre duecento milioni per chi minacciava di delocalizzare. Una follia».

Renzi ha ribattezzato il suo decreto «Decreto Gelosia», sostenendo che non colpisce la disoccupazione ma l’occupazione.

«Il Jobs Act ha fatto aumentare l’indice di occupazione, ma certamente non l’occupazione. Ci ha fatto raggiungere il record di precarietà. E a Renzi hanno già risposto con chiarezza gli elettori il 4 marzo».

L’economista Giuliano Cazzola invece sostiene che le imprese piuttosto che assumere come vuole il governo evitano di assumere.

«In questi giorni ci stanno dando lezioni un po’ tutti. Soprattutto coloro che ci hanno portato in questa situazione. Ne prendo atto. Io so ascoltare. Ma so anche decidere»
.
Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, è un marziano, come dice Salvini?

«Non mi pare».

Eppure dice che per l’Italia l’immigrazione è fondamentale per pagare le pensioni

«Con la disoccupazione giovanile al 30%, mi pare complicato sostenere che l’immigrazione sia necessaria. E non importa se in questo momento non siamo di fronte a una invasione. È vero, c’è una differenza tra percezione e numeri, ma quella percezione non si può più ignorare, perché dimostra che il fenomeno è fuori controllo. E lo è perché è stato gestito male. Metteremo le cose a posto anche in questo caso».

Boeri se ne deve andare?

«Il suo mandato scade nel 2019. E su molte cose abbiamo una visione comune. Penso ai vitalizi e alle pensioni d’oro. Però l’Inps deve fare l’Inps e lasciare a noi il compito di fare politica».

Sulle pensioni avete visioni opposte. Per Boeri «quota cento» costerebbe 20 miliardi l’anno.

«Boeri in verità fa riferimento a quattro diverse ipotesi con pesi differenti. L’ultima delle quali ha costi contenuti. Noi abbiamo un obiettivo da raggiungere. E lo faremo gradualmente, affidandoci al buonsenso».

Reddito di cittadinanza, revisione della Fornero, Flat Tax. Neanche con i soldi del Monopoli riuscireste a fare tutto.

«Questa è la posizione di tutti coloro che fanno i conti a legislazione e bilancio vigenti. Ma deve essere chiaro che nei prossimi mesi sui tavoli europei il nostro atteggiamento sarà molto diverso dal passato. Ci muoveremo per ottenere più investimenti e la possibilità di fare interventi strutturali sul fisco e sul welfare. Il criterio sarà lo stesso che abbiamo usato per rimettere al centro il tema dei migranti».


Tra Orban e la Merkel chi sceglie?

«Non faccio comparazioni. Ma con la Merkel paradossalmente abbiamo degli obiettivi comuni e una relazione più semplice di quella che abbiamo ad esempio con Macron. Quanto a Orban mi limito a dire che chi non rispetta la redistribuzione delle quote dei migranti deve essere multato dall’Europa».

Lei crede all’Europa?

«Certo. Ma deve cambiare. Se avessi un figlio vorrei che crescesse in un continente in cui il sistema fiscale e quello di welfare fossero uguali per tutti. Lavoreremo per questo».

Voce di popolo: dopo le europee del 2019 Salvini farà cadere il governo.

«Vedremo. Per ora i nostri rapporti con la Lega sono ottimi. Se le cose dovessero cambiare, magari potremmo essere noi a fare delle valutazioni diverse».

Salvini la sta oscurando?

«In questo governo ognuno fa la sua parte. E nessun esecutivo è stato capace di fare quello che noi abbiamo fatto in un mese».

Ministro, quale sarà il suo prossimo passo?

«Il reddito di cittadinanza. Subito. Lo stiamo studiando assieme alla Flat Tax. Saranno riforme strutturali. Fatte in collaborazione con la commissione e con il consiglio europeo. Ci sono cinque milioni di persone in povertà. È una emergenza assoluta. La riforma dei centri per l’impiego partirà immediatamente. Voglio che i risultati si vedano già nella prossima legge di bilancio. E voglio confrontarmi con le aziende, con il presupposto che nessuno deve essere lasciato indietro. Ragionerò anche sul salario orario».


Luigi Di Maio è diventato comunista?

«Prima mi davano del fascista. Adesso mi danno del comunista. La verità è che abbiamo ribaltato i paradigmi della vecchia politica. Ci interessano solo le persone».

da LA STAMPA del 5 luglio 2018-intervista di Andrea Malaguti

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