Anglotedesco

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venerdì 27 luglio 2018

UN VIGILE GRECO:" Noi strozzati da Bruxelles"


Risultati immagini per incendio grecia


Gli europeisti possono tirar fuori tutte le scemenze che vogliono ma grazie alla dittatura di Bruxelles sono stati costretti a tagliare i fondi alla protezione civile.E Tsipras che si fidava dell'Europa,credeva che prima o poi sarebbe diventata più umana...



«È responsabile anche l’Europa della spaventosa tragedia dell’Attica. Infatti, se la Grecia non fosse stata strangolata da Bruxelles, noi pompieri avremmo potuto salvare molte più persone», dice Georgianni Dimitrios, vigile del fuoco di 35 anni che lunedì ha partecipato ai soccorsi a Mati, la località turistica più duramente colpita dai fuochi divampati sui monti che sovrastano la costa alle porte di Atene.

Si spieghi meglio.

«Basti dire che molti di noi non avevano neanche le maschere anti-incendio, semplicemente perché per via dell’austerità non c’erano i soldi per acquistarle. Del resto negli ultimi anni alla protezione civile greca sono stati tagliati circa 35 milioni di euro. In tali condizioni ovviamente è più difficile lavorare come si dovrebbe».

C’è invece chi imputa l’altissimo numero di vittime alla totale assenza di un piano di emergenza, e chi accusa d’incompetenza il servizio antincendio, l’autorità regionale e la protezione civile.

«Le inchieste avviate ci diranno di chi sono le responsabilità. Ma le ripeto che a mio avviso è soltanto una questione di fondi: senza soldi non si può né garantire un piano di emergenza efficace né soccorrere decentemente chi è in pericolo».

E che cosa risponde a chi sostiene che in Grecia le forze dei pompieri sono impreparate a svolgere il loro lavoro?

«Che con lo stipendio da fame che prendiamo, il nostro lavoro lo svolgiamo anche troppo bene».

Prima che le fiamme aggredissero Mati, molti di voi eravate impegnati a domare un altro incendio a Kineta, nell’Attica occidentale. È questo il motivo che ha provocato un ritardo nei soccorsi?

«Sì, è anche questo. I pompieri greci non hanno ancora il dono dell’ubiquità».

Gli alberi sulla strada che separa Mati alla montagna da cui è partito il fuoco qualcuno avrebbe dovuto potarli.

«Certo, ed è gravissimo che non sia stato fatto. Quella strada poteva bloccare l’avanzare del fuoco verso il centro abitato. Purtroppo non è stato così».

A Mati ho visto enormi sacchi pieni di aghi di pino raccolti chissà quando, che nessuno ha mai tolto dalle strade e che hanno fornito altro carburante alle fiamme. 
Negligenze che hanno peggiorato la situazione?

«Sì, soprattutto con le condizioni atmosferiche di lunedì scorso, ossia una temperatura che sfiorava i 37 gradi e dei venti violentissimi che improvvisamente cambiavano direzione mettendo a rischio anche la vita dei soccorritori».

Poco fa, c’è chi ha urlato «ci hai lasciati soli» al ministro della Difesa Panos Kemmenos, in visita a Mati. Lui ha risposto che a peggiorare il disastro sono le costruzioni abusive.

«Lo scandaloso abusivismo della zona ha sicuramente ostacolato i soccorsi e impedito di fuggire a decine di persone che sono rimaste intrappolate nelle strettissime stradine di Mati. Anche noi abbiamo faticato enormemente per penetrare con i nostri camion».

Intanto il bilancio delle vittime è salito a 85 morti. Crede che salirà ancora?

«Temo di sì. Perché ci sono ancora almeno una quarantina di dispersi.L’esperienza m’insegna che molti di questi non li ritroveremo neanche, perché divorati dalle fiamme».

Che pensa dell’ipotesi di un piano doloso per destabilizzare il Paese come avanzato da alcuni esponenti di governo?

«Penso che siano soltanto morbose fandonie».

da REPUBBLICA del 27 luglio 2018

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