Anglotedesco

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venerdì 10 agosto 2018

Ma come fa paura questo Alex Jones...




Espulso dai social WASHINGTON più seguiti, Alex Jones, il più fervido complottista d’america, ammiratore, ricambiato, di Donald Trump, ha subito trovato ospitalità su Real.video, un sito dell’ultra destra fondato da Mike Adams. Jones ha annunciato che porterà sulla piattaforma dell’esilio digitale oltre 1000 clip «anti-establishment». E solo ieri, riferisce la Nbcnews, i suoi seguaci hanno creato 350 canali.
Il «caso Jones» ha aperto una polemica nazionale. Facebook, Apple, Youtube, Spotify, Linkedin, Pinterest, Stitcher, Mailchimp lo hanno messo al bando. Solo Twitter ha deciso di non chiudere o sospendere il suo account da 858 mila follower: «non ha violato le nostre regole».
Alex Jones, 44 anni, nato a Austin, è una delle figure più controverse nel dibattito pubblico. Ha fondato il sito Infowars, conduce da anni trasmissioni radiofoniche molto seguite, ha scritto libri e girato documentari. Ha vissuto e prosperato spacciando assurde teorie del complotto. Un sintetico campionario: lo sbarco sulla Luna non è mai avvenuto; l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre fu progettato dai servizi segreti Usa; la strage dei bambini nella scuola elementare Sandy Hook, nel 2012, e quella degli studenti nel liceo Parkland in Florida nel febbraio 2018 sono due farse organizzate da chi vuole imporre restrizioni al possesso delle armi; l’attacco chimico nel villaggio siriano di Khan Shykhun, aprile 2017, fu sferrato non dagli aerei di Bashar al-assad, ma dai White Helmets, il gruppo di volontari che soccorre le vittime dei bombardamenti. E così via.
Jones si presenta come un outsider, ma non lo è affatto. Infowars, fondato nel 1999, raccoglie un totale di 19,71 milioni di visite al mese: è il quinto sito più conosciuto tra i conservatori, secondo la classifica compilata da therighting.com, guidata da Foxnews (312 milioni) e Breitbart (81,1 milioni). Gli ascoltatori dei suoi radio show sono circa 2 milioni. E poi c’è il mondo dei Social che ora lo ha oscurato. Come riporta il New York Times solo una delle sue quattro pagine su Facebook poteva contare su 1,7 milioni di follower. La sua app era al 33° posto tra le più richieste su Apple; i suoi video su Youtube erano cliccati da 2,4 milioni di utenti.
Nelle ultime settimane Jones si era, se possibile, ancora di più radicalizzato, rilanciando su Internet lunghe tirate contro i musulmani, i transgender, gli immigrati. Alla fine Facebook ha deciso di rimuovere le sue pagine, poiché «il linguaggio usato esaltava la violenza». Youtube e Spotify hanno spiegato che non può essere ammesso «l’incitamento all’odio».
Jones ha reagito evocando, nell’ordine: l’assedio di Fort Alamo, i gladiatori e naturalmente il Primo emendamento, la norma cardine della Costituzione che garantisce la libertà di espressione ai cittadini.

da IL CORRIERE DELLA SERA del 10 agosto 2018-Giuseppe Sarcina

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