Anglotedesco

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giovedì 9 agosto 2018

ROBOTICA.Tra qualche anno gli immigrati non serviranno più

Risultati immagini per robot che lavorano


"Lo scopo del futuro è la disoccupazione totale, così potremo divertirci",sosteneva con ottimismo lo scrittore di fantascienza Arthur Clarke.Ora che ci stiamo avvicinando a questo scenario,tuttavia, non sembra esserci molto di cui gioire.Carl Benedikt Frey e Michael A.Osborne,due studiosi dell'Università di Oxford,nel 2013 hanno realizzato una ricerca intitolata IL FUTURO DELL'OCCUPAZIONE,condotta su 702 mestieri diversi,e hanno stimato che,nell'arco di vent'anni,nei soli  Stati Uniti il 47% degli impieghi potrebbe essere affidato a "macchine intelligenti".La rivista americana Newsweek,nel novembre del 2016,ha dedicato la copertina del numero all'Economia dei robot.Il titolo era eloquente:"Dimenticate gli immigrati.Sarà questo il nostro rimpiazzo?". E' molto probabile,anche se i numerosi tecnoentusiasti dei nostri giorni,ovviamente,sostengono il contrario.
Proprio mentre il numero di Newsweek arrivava in edicola,LA STAMPA intervistava Lisa Spelman,vicepresidente di Intel Xeon,l'azienda che realizza alcuni dei processori che alimentano  software di intelligenza artificiale tra i piu avanzati del pianeta.Secondo lei,"ogni volta che è comparsa una nuova tecnologia dirompente ha provocato reazioni eccessive.Anche per questo abbiamo il dovere di tranquillizzare le persone e spiegare come l'intelligenza artificiale possa fare del bene,senza sfuggire i problemi e ponendo dei chiari confini".Quando si è trattato di commentare i problemi che l'automazione porta a livello occupazionale,la Spelman ha liquidato la questione velocemente:"Le precedenti innovazioni tecnologiche ci hanno sempre dimostrato di aprire grandi opportunità,non sottrarcele".
Vero.Rispetto al passato,però, c'è una piccola novità che hanno notato Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee ,due insigni ricercatori del MIT (Massachussets Institute of Technology) di Boston,autori del documentario saggio LA NUOVA RIVOLUZIONE DELLE MACCHINE (Feltrinelli)."Quando la tecnologia elimina un tipo di lavoro ,o addirittura il bisogno di un'intera categoria di competenze",spiegano i due, "questi lavoratori dovranno mettere insieme nuove capacità e trovarsi un nuovo posto".Ed ecco l'inghippo:la tecnologia,oggi, evolve così in fretta che adattarsi è praticamente impossibile.Lo ha notato pure Jerry Kaplan,già pioniere della Silicon Valley e ora docente a Stanford,in un libro intitolato LE PERSONE NON SERVONO."Acquisire nuove competenze",spiega, "non è una cosa che succede in una notte:a volte i lavoratori superflui semplicemente non riescono ad adattarsi,e per ottenere il cambiamento si dovrà aspettare una nuova generazione di lavoratori". Tutti gli altri, nel frattempo, rimangono a spasso.Facciamo un esempio,riportato da Newsweek."Quello del camionista è il lavoro più comune del mondo.Ce ne sono 3,5 milioni nei soli Stati Uniti",racconta Kevin Maney sulla rivista americana."Quest'estate,il governo olandese ha testato con successo alcuni camion senza guidatore in giro per l'Europa.Uber di recente ha speso 680 milioni di dollari per comprare Otto, una startup che si occupa di camion che si guidano da soli,fondata dall'ex specialista di intelligenza artificiale di Google.La compagnia di consulenza McKinsey ha predetto che, nei prossimi otto anni,un terzo di tutti camion su strada si guideranno da soli.Nel giro di quindici anni,il camionista sarà un anacronismo". Per vedere all'opera le auto senza pilota ci vorrà forse un po più di tempo,anche perchè continuano a produrre disastri (e talvolta a uccidere persone) durante le sperimentazioni.Ma cosa volete che sia qualche vita umana di fronte al progresso della scienza...
In un altro saggio intitolato INTELLIGENZA ARTIFICIALE GUIDA AL FUTURO PROSSIMO  ,Kaplan è ancora piu specifico "L'automazione,scrive, cambia la natura stessa del lavoro.Ovviamente,i progressi tecnologici sono serviti ad aumentare la produttività e la produzione economica durante l'intero corso della storia umana, e sopratutto con la rivoluzione industriale.In parole  povere,questo significa che servono meno persone per fare la stessa quantità di lavoro".L'attuale  automazione,però ,presenta alcune differenze rispetto al passato.Essa "sostituisce le competenze ,non i mestieri e, di conseguenza,ciò di cui i datori di lavoro hanno bisogno non sono  i lavoratori ma i risultati ottenuti applicando tali competenze.I costruttori di robot, per avere successo,non devono sostituire le persone,ma fornire macchine con requisiti adatti a svolgere compiti utili.E se pure i loro prodotti non sostituiranno i lavoratori uno a uno,estrometteranno comunque le persone dal mercato del lavoro perchè ne serviranno in numero minore".Insomma,la conclusione è:"Si, i robot si prenderanno i nostri lavori,ma un modo più produttivo  di pensare a ciò è osservare che essi renderanno obsolete le nostre competenze,un processo che gli economisti chiamano, in modo piuttosto appropriato,dequalificazione".La risposta dei governi a tale processo,finora, è stata sempre la medesima:serve pià formazione,bisogna sottoporre i lavoratori a una "formazione permanente" per creare nuove competenze.Ma come si fa a tenere il passo con computer che,in ventiquattr'ore,immagazzinano più dati di quanti noi possiamo elaborare in una vita intera?

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