Anglotedesco

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domenica 30 settembre 2018

Editori predatori della scienza

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Le pubblicazioni scientifiche hanno una tradizione plurisecolare.Fungono da prima cassa di risonanza per molte scoperte.Chi vuole diventare professore deve pubblicare li. Di solito ci vogliono mesi perchè un articolo sia accettato.Si pubblicano solo contributi originali utili per la ricerca e passati al vaglio di altri scienziati.La procedura di valutazione dei colleghi si chiama peer review.
Certo,anche con questo sistema gli errori ci sono, ma è ancora la regola aurea del controllo di qualità scientifico.
Le pubblicazioni accademiche svolgono un ruolo fondamentale nelle società orientano la ricerca, attirano l'attenzione su certi temi,ispirano leggi, influiscono sulla distribuzione dei finanziamenti,sulle autorizzazioni dei farmaci e sulle decisioni politiche.Finora godevano della fiducia generale,ma ora la stanno perdendo.Proprio in quest'epoca di notizie false e di propaganda,mentre le persone cercano verità e solide conferme,una parte del mondo scientifico ha cominciato ad allontanarsi dalla realtà.Proprio nel mondo della scienza,che molti considerano uno degli ultimi bastioni della credibilità, si è fatta strada un'industria del raggiro.E' un mercato  milionario con un modello aziendale semplice:gestori di siti internet si spacciano per rinomati editori scientifici,convincendo i ricercatori a pubblicare sulle loro riviste e a frequentare le loro conferenze,per le quali si paga fino a duemila euro.
Il problema è che questi contributi scientifici spesso sono pubblicati senza un controllo degno di questo nome.Perciò studi di università rinomate possono finire accanto a sciocchezze scritte da qualche ciarlatano,teorie del complotto accanto a pubblicità.Chi li critica ha trovato per questi editori  pseudoscientifici "editori predatori".
Il loro scopo è spennare i clienti provenienti dal mondo della ricerca e dell'industria,senza preoccuparsi del fatto che così stanno danneggiando anche la scienza.
Secondo alcune ricerche,la falsa scienza ormai è decisamente rilevante.Alle conferenze degli editori predatori partecipano come relatori anche dei premi Nobel.I professori di università presenziano a eventi sospetti e pubblicano con questi editori,buttando i soldi dei contribuenti,che invece dovrebbero servire a  finanziare la ricerca d'eccellenza.
Il confine tra verità e inganno è labile.Nelle biblioteche nazionali una rivista predatrice non sopravviverebbe,,ma su internet gli articoli di riviste rinomate come Nature o il New England Journal of medicine distano solo un paio di clic dal Journal of integrative Oncology della Omics.La Peer review dovrebbe far si che la via d'accesso delle pubblicazioni scientifiche sia stretta come la cruna di un ago.Invece è larga come un tubo di scarico.Secondo le stime degli esperti,otto anni fa gli articoli pubblicati dagli editori predatori erano 50.000,oggi invece sarebbero piu di 400.000.Negli ultimi anni i contributi dei ricercatori tedeschi usciti per i due pseudoeditori più noti sono più che triplicati.L'azienda texana Cabell's ha pubblicato una lista (accessibile ai clienti paganti), che,sulla base di 65 criteri, stabilisce se una rivista è da considerarsi seria.Nel 2017 ha elencato 40.000 editori predatori, quest'anno sono già diventati 8.700.

venerdì 28 settembre 2018

STAMPA ESTERA .I bilanci scatenano una feroce battaglia nel governo italiano



Il governo italiano ha ignorato gli avvertimenti di Bruxelles per controllare la spesa pubblica. L'esecutivo ha approvato ieri sera il deficit al 2,4% del PIL, tre volte oltre il limite che ha mantenuto il precedente governo di Paolo Gentiloni. La questione del budget aveva scatenato una feroce battaglia tra la Lega e il M5S, che chiedeva maggiori spese, e Tria, che non voleva irritare la Commissione europea.
I vicepresidenti e i principali partner del governo, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, rispettivamente del Movimento 5 Stelle e della Lega, sono riusciti a superare all'ultimo minuto le resistenze del ministro dell'Economia. E dopo un impulso durato per giorni - e in cui Salvini è rimasto in uno sfondo discreto - entrambi hanno celebrato la vittoria. "Sono i bilanci del cambiamento, i bilanci delle persone", hanno applaudito.
L'impostazione degli orientamenti di bilancio per il 2019 è stata la decisione più difficile che il governo avrebbe dovuto prendere dal suo insediamento a giugno. E la fumata bianca, dopo giorni di tensione,  è arrivata all'ultima ora di ieri. Il Consiglio dei ministri ha optato per aumentare la spesa come proposto dal Movimento a 5 stelle e accantonare la linea prudente di Tria, che ha sostenuto l'1,6%. "Oggi è un giorno storico. Oggi l'Italia è cambiata ", ha scritto il capo del M5S e il ministro del lavoro e dello sviluppo economico, Di Maio, sul suo account Facebook.
Senza aumentare il tetto di spesa, le risorse non saranno sufficienti per finanziare le promesse elettorali di Di Maio e Salvini. Il M5S ha bisogno di più spazio fiscale per adempiere alle sue promesse e ha sostenuto l'aumento del deficit al 2,4% del PIL. L'obiettivo è finanziare alcune delle sue principali proposte politiche, come il reddito della cittadinanza - il suo grande vantaggio elettorale - che in pratica potrebbe assomigliare a una sorta di sussidio di disoccupazione.
A ciò si aggiungono altri impegni che vanno dallo sgravio fiscale sostenuto dalla Lega, all'intenzione di cancellare l'attuale legge sulla pensione.
Anche se devono ancora essere definiti - e devono passare attraverso il Parlamento - Salvini ha cantato la vittoria alla fine della riunione dell'Esecutivo e ha parlato di una riduzione delle tasse per un milione di lavoratori e dell'accesso alla pensione per 400.000 dipendenti, tra le altre misure delineare.
Nei giorni scorsi, il livello di attrito tra le due parti dell'Esecutivo è salito alle stelle, tanto che mercoledì scorso è stato messo sul tavolo la possibilità di dimissioni del Ministro dell'Economia. Il M5S ha tirato la sua artiglieria pesante contro Tria e i tecnici del suo ministero per metterli alle corde. Luigi Di Maio sollevò il polso: se i bilanci del 2019 tagliassero le ali del suo reddito da cittadinanza, il suo partito non voterebbe per la proposta. Questo, direttamente, avrebbe causato la caduta del governo, di cui è il principale partner.
Nel mezzo di tutto il caos, la Lega aveva optato per un basso profilo lontano dalle polemiche. Ufficialmente, sosteneva i suoi membri del Movimento a 5 stelle, ma nessuno dei suoi esponenti sosteneva apertamente gli attacchi contro il ministro Tria o la richiesta di espandere il deficit.
La nuova misura del governo italiano non solo sfida Bruxelles, ma trova anche opposizione in Italia. "Il governo rapisce il nostro paese e gioca con il futuro dei nostri bambini. Sono le ipotesi di irresponsabilità ", ha detto Mariastella Gelmini, di Forza Italia.
In ogni caso, l'accordo sul deficit potrebbe non essere l'armistizio finale, dal momento che la cifra che avevano programmato di approvare la scorsa notte non è vincolante e, sebbene non vi siano molte probabilità o precedenti, potrebbe subire cambiamenti nel trattamento della legge di bilancio durante i prossimi mesi. Inoltre, è in quello standard che specificherà come vengono distribuite le risorse, e non nel documento discusso in questi giorni.
La sostanza della questione va oltre un deficit fuori controllo e rivela alcune lacune fondamentali nell'accordo governativo di entrambe le formazioni, che mostrano che le promesse stanno incontrando sempre più ostacoli da mettere in pratica. In palio c'erano la solidità e la fattibilità del patto tra il Movimento  5 stelle e la Lega. E i mercati lo sanno, tanto che ieri il mercato azionario ha subito un calo del 2%.

NOAM CHOMSKY:"Bisogna cambiare le politiche socioeconomiche neoliberiste del secolo scorso

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Trump e il populismo. Le politiche neoliberiste e le insufficienze della sinistra. Il ruolo degli intellettuali. Mentre esce il suo nuovo libro e alla vigilia dei novant’anni, Noam Chomsky parla a tutto campo.

Professor Chomsky, lei compirà 90 anni il 7 dicembre prossimo. Alla luce della sua lunga e straordinaria carriera, c’è qualcosa di cui va particolarmente fiero?
O di cui si rammarica? 

«Non perdo tempo a pensare a queste cose».

Sarà anche per questo che la sua bibliografia ormai ha sfondato quota 150 pubblicazioni e lei continua a girare il mondo per conferenze e dibattiti.

«E questo la stupisce così tanto? C’è sempre tanto lavoro appassionante da fare nei campi intellettuali che più mi interessano. Non si può indugiare sui problemi urgenti che l’umanità deve fronteggiare in questi tempi inquietanti, ma anche promettenti».

Chomsky, quali sono le prospettive del linguaggio politico oggi, tra social media, populisti e nuove forme di propaganda?

«C’è stata una volgarizzazione da parte dei demagoghi che sperano di ottenere consenso agitando paure, risentimento, rabbia. Da queste torsioni del linguaggio nascono il rifiuto dei fatti, della verità, della conoscenza e della scienza. È il turno della "falsa realtà", per dirla alla Jared Kushner, il genero di Donald Trump. Il concetto di verità è sempre stato messo in pericolo, soprattutto dai regimi totalitari, le cui pratiche a volte vengono ripetute in quest’epoca dove le istituzioni politiche tradizionali paiono sull’orlo del collasso».

Sul demagogo Trump si è detto di tutto: da "stupido e distratto" a essenziale campione della comunicazione.

«Trump è un politico molto efficace, che gioca su due tavoli di elettorato: da una parte le grandi aziende e i super ricchi, dall’altra il "popolo" che lui dice di difendere.Le sue buffonate sono perfette per tenersi stretto il secondo elettorato (vedi i proclami contro le élite), ma le sue politiche economiche favoriscono evidentemente i paperoni. Finora, da questo punto di vista, la sua propaganda ha raggiunto risultati di cui ogni demagogo dovrebbe essere fiero».

Tra un po’ nel suo Paese si vota per le elezioni di medio termine.

«Saranno decisive per gli Stati Uniti. I repubblicani vogliono imporre sempre più il loro capitalismo selvaggio, maciullare il poco welfare rimasto e lanciare l’assalto finale all’ambiente. E poi c’è il pericolo della guerra nucleare. Se i repubblicani riescono a conservare la maggioranza al Congresso, subiremo tutti catastrofiche conseguenze».

Intanto le destre populiste e xenofobe avanzano ovunque.

«Non siamo tornati all’epoca pre-fascista degli anni Trenta, ma quel che sta accadendo è terribile.
Bisogna riformare l’ordine sociale con equità e giustizia, sulla base dell’analisi razionale , tutte cose minacciate da queste pericolose entità politiche».

I movimenti di destra radicale hanno lanciato da anni una crociata contro il "politicamente corretto", da loro considerato un ostacolo alla libertà di espressione.

«Non cadiamo in questa truffa! Non nego che a volte il politically correct sia esagerato, ma chi lo accusa molto spesso lo fa perché deve coprire i suoi istinti razzisti, sessisti e patologie simili».


In ogni caso, i linguaggi xenofobi e offensivi di alcuni politici sembrano sdoganare e legittimare atteggiamenti sempre più apertamente razzisti che, in alcuni casi, possono sfociare anche in aggressioni fisiche, come contro i migranti.

«Il fenomeno è reale, ma non lo confinerei su un piano linguistico. I programmi neoliberali della generazione precedente hanno aumentato le disuguaglianze a favore dei più ricchi. Lo ha scritto anche l’economista francese Thomas Piketty: "Una società che non riesce a generare crescita per più della metà della sua popolazione, e per un’intera generazione, è destinata a provocare insoddisfazione verso lo status quo e il rifiuto dell’establishment politico. Questo ha comportato un declino nel funzionamento della democrazia.In più c’è stato un sostanziale aumento di tutte quelle entità rapaci e improduttive legate alla finanza globale. I demagoghi hanno avuto vita facile a prendere le parti degli "esclusi", dei "dimenticati", individuando allo stesso tempo capri espiatori come i migranti. Ma le armi per combattere questa deriva non possono essere linguistiche.Bisogna cambiare le politiche socioeconomiche neoliberiste del secolo scorso, che sono alla base di questa rabbia».

La sinistra, sempre più in affanno in Occidente, che ruolo può avere in tutto questo?

«L’establishment politico centrista spesso chiamato "sinistra" (come i democratici Usa, i Labour in Regno Unito, i socialdemocratici in Europa) si è piegato all’ordine neoliberale voluto dalla destra e delle elite del secolo scorso. Quello di cui ha bisogno adesso la sinistra sono nuove forze politiche e sociali per combattere questo status quo ingiusto. Bisogna ripartire dai Sanders, dai Corbyn e gli altri: adesso sono molto più organizzati che in passato».

Lei si è spesso definito anarchico. Lo è ancora a quasi 90 anni?

«Credo che la gerarchia e il dominio non si giustifichino da soli. E quando non riescono ad avere una giustificazione dovrebbero essere smantellati in favore di una società più equa e giusta: è il principio fondamentale del pensiero anarchico».

Una delle sue opere più famose è la "The Responsibility of intellectuals". Oggi spesso gli intellettuali sono considerati indifferenti verso questa attuale metamorfosi sociale e politica dell’Occidente. È d’accordo?

«Non credo che in passato le cose fossero molto diverse da oggi. Gli intellettuali scrivono la storia, perciò spesso sembrano avere un ruolo nobile. Ma la realtà è diversa.

Il termine intellettuale come lo conosciamo oggi cominciò a diffondersi durante il processo Dreyfus. Oggi i difensori di Dreyfus contro nazionalisti, clericali e antisemiti sono considerati uomini d’onore ma all’epoca vennero messi all’indice dall’establishment intellettuale perché rappresentavano una minaccia per " la grande istituzione Francia". Difatti Émile Zola venne costretto a lasciare il Paese. Questo è uno schema che da allora si è spesso ripetuto, anche durante la Guerra del Vietnam nei confronti di quei pochi dissidenti che chiedevano conto alle autorità. Un modello che persiste ancora oggi. E le eccezioni sono rare».

da LA REPUBBLICA del 25 settembre 2018.Intervista a Noam Chomsky di Antonello Guerrera

giovedì 27 settembre 2018

Il Fondo monetario internazionale aggiunge 7.000 milioni di dollari ai 50.000 concessi a giugno come salvataggio in Argentina

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Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) estende ancora una volta la sua mano in Argentina. Tre mesi dopo aver approvato un salvataggio finanziario per 50.000 milioni di dollari, l'organismo guidato da Christine Lagarde ha aggiunto altri 7.000 milioni di dollari nel pacchetto originale e ha anche anticipato le scadenze fino al 2019. Il governo di Mauricio Macri ha chiesto aiuto quando il Il primo soccorso è diventato insufficiente a contenere la sfiducia dei mercati nei confronti della loro capacità di rimborso.
Lagarde e il ministro dell'Argentina , Nicolás Dujovne, hanno annunciato i dettagli dell'accordo dal consolato  di New York. "Da 6.000 milioni nel 2018 a 13.400 milioni, nel 2019 passa da 11.400 milioni a 22.800 milioni. Questi fondi non hanno più carattere precauzionale, ma possono essere utilizzati come sostegno al bilancio", ha affermato Dujovne.
Il FMI ha quindi deciso di concedere il margine di manovra di Macri, in quanto il denaro non sarà necessariamente utilizzato per rimborsare il debito. È un segno di straordinaria fiducia verso Buenos Aires, che, in circostanze particolarmente complesse, può destinare parte del denaro, ad esempio, a spese sociali o investimenti pubblici. "Questi sforzi servono ad aiutare l'Argentina a stabilizzare la sua economia", ha detto Lagarde, che ha nuovamente espresso il proprio sostegno alla politica economica di Macri.
La rinegoziazione con il FMI di un accordo di tale volume non ha precedenti per l'Argentina. Tanto che Macri ha deciso di giocare la carta popolare che ha ancora all'estero per accelerare i negoziati. Martedì, il presidente argentino ha partecipato all'apertura delle sessioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, ma ha viaggiato un giorno prima a New York per convincere investitori e banchieri delle sue buone intenzioni . Nessuno mette in dubbio l'ortodossia economica del presidente e del suo popolo, ma molti temono che lo scenario politico che affronta in patria non gli consenta di aggiustare l'economia tanto quanto chiede l'entità basata a Washington.
Il problema di fondo è che Macri ha bisogno dell'opposizione peronista per approvare nel Congresso il bilancio per il prossimo anno, il documento che rifletterà la stampa fine dell'adattamento che l'Argentina dovrà intraprendere. Il peso maggiore dei tagli ricadrà sulle province - tutte le eccedenze e la maggioranza nelle mani dei governanti non macristi - e sui cittadini ordinari, che dovranno necessariamente pagare più tasse.
La politica ha già dimostrato che sta perdendo la pazienza con il presidente, dopo quasi tre anni di accompagnamento forzato a misure governative. Martedì, Macri ha affrontato uno sciopero generale della Confederazione generale del lavoro (CGT), il centro che raggruppa i sindacati peronisti, il quarto da quando è salito al potere, alla fine del 2015 . E il peronismo non Kirchner cerca la figura che lo rappresenta ai sondaggi nell'ottobre del prossimo anno. Quanta grande stanza di manovra per Macri dovrà incontrare il FMI è la grande domanda.
Le autorità argentine hanno cercato questa settimana di iniettare la calma nei mercati sempre nervosi con la promessa di continuità: Macri ha già annunciato che sarà candidato nel 2019. Il presidente ha anche affermato che non vi è alcuna possibilità di default ( default ) e che i conti pubblico che è discusso dalla scorsa settimana al Congresso e ha il permesso dei governatori provinciali. Ma il suo tour di New York non è stato all'altezza delle aspettative: mentre Dujovne stava ultimando i dettagli del nuovo accordo con il Fondo, a Buenos Aires le dimissioni a Buenos Aires sono state rese pubbliche dal presidente della banca centrale, Luis Caputo, il secondo la politica monetaria argentina nel lasciare quella posizione in tre mesi. Caputo, un uomo della fucina di Wall Street e della cerchia più vicina a Macri, ha gettato la spugna in disaccordo con uno dei punti più controversi del patto con il Fondo: i limiti imposti all'istituto emittente per contenere il deprezzamento con le sue riserve internazionali. del peso.
Durante il suo mandato, Caputo non ha raggiunto quel punto, già concordato in giugno. Il suo atteggiamento gli è valso uno scontro sempre meno mascherato con il ministro Dujovne, il volto visibile dell'Argentina prima del FMI. Secondo l'ultimo bilancio del mercato dei cambi, la Banca Centrale della Repubblica Argentina ha venduto riserve per un ammontare di 4.062 milioni di dollari ad agosto, che sono finite nelle mani di "persone" e "investitori istituzionali" al ritmo di qualcosa di più di 2.000 milioni per ciascun gruppo. Caputo quindi ha cercato di soddisfare la domanda di investitori temuti che sono fuggiti a tutta velocità dai loro collocamenti in valuta nazionale ai rifugi in dollari.
Il nuovo accordo ha finalmente ratificato questa politica del FMI e, secondo Lagarde e Dujovne, il peso fluttuerà liberamente rispetto al dollaro in base alla domanda nel mercato valutario. La morsa imposta dal FMI su questi interventi cerca di evitare che sia il loro denaro che finanzia questa strategia di contenimento, cibo, alla fine del processo, di un'enorme fuga di capitali. Da Buenos Aires, tuttavia, il nuovo capo della banca centrale, Guido Sandleris, ha annunciato che interverranno sul mercato se il peso supererà le 44 unità per dollaro.
Le dimissioni di Caputo non furono consensuali e causarono un vero terremoto nella delegazione argentina negli Stati Uniti. La predisposizione di Lagarde, che si congratulò con il nuovo capo della banca centrale, che incontrò come parte della squadra di negoziatori argentini dell'accordo di quel giugno, servì a contenere il colpo. Sandleris ha debuttato nella sua posizione con una nuova caduta in peso, sebbene contenuta nell'aspettativa dell'annuncio a New York. Se all'apertura dei mercati erano necessari 38,70 pesos per comprare un dollaro, alla fine della giornata il numero era salito a 39,44 pesos. Il futuro dell'Argentina dipende, di nuovo, dal FMI.

mercoledì 26 settembre 2018

MACRON: "Costruire un nuovo ordine mondiale basato sul multilateralismo"

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Il presidente francese Emmanuel Macron ha assunto ancora una volta il ruolo dell'antitesi di Donald Trump sulla scena internazionale e ha esortato il mondo a costruire un nuovo ordine mondiale basato sul multilateralismo . "Quando il nostro sistema collettivo crolla a pezzi", ha detto all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, "costruiamo un nuovo ordine con un volto umano". Poco dopo il presidente Donald Trump ha proposto "di respingere la dottrina del globalismo e abbracciare il patriottismo", Macron ha risposto che l'universalismo non è solo compatibile con la sovranità, in cui crede "profondamente", ma è un requisito per combattere le disuguaglianze che pesano su di esso.

"Il nazionalismo porta sempre al fallimento", riassume Macron. Il diluvio che cadde sulla cupola dell'Assemblea Generale mentre pronunciava il suo discorso simboleggiava l'ardua missione quando il grande potere, oltre alle altre forze emergenti, anche all'interno del proprio paese, si schiera nella direzione opposta.

Ma Macron ha richiesto impegno e determinazione per superare le avversità. Il Patto di Parigi contro il cambiamento climatico, ha ricordato, "rimane intatto", nonostante il fatto che gli Stati Uniti, all'arrivo di Trump alla Casa Bianca, abbiano annunciato che lo abbandoneranno in adempimento di una promessa elettorale. "Questo è il potere", ha detto, "che risponde alle sfide". A quelli che sostengono che è troppo tardi per raggiungere gli obiettivi assunti a Parigi, Macron ha risposto: "Bene, sbrighiamoci, stiamo affrontando una situazione urgente". E ha proposto che i paesi smettano di firmare accordi commerciali con quelli che non hanno firmato il Patto di Parigi.
Quest'ultima misura conteneva un chiaro riferimento agli Stati Uniti, l'unico paese che ha annunciato il suo ritiro dal patto. In una conferenza stampa successiva, Macron ha sviluppato questa idea per includere gli standard di riduzione delle emissioni negli accordi commerciali. "Potrebbero esserci accordi per singoli settori, come automobili o prodotti farmaceutici, a condizione che siano neutrali dal punto di vista climatico", ha spiegato. "Ma gli accordi generali che vanno contro le convenzioni sul clima, non è giusto."
"Non credo in una globalizzazione vuota e generale, ma in valori universali", ha detto Macron, citando i diritti umani, la dignità umana e l'uguaglianza di genere, che, ha detto, è "una priorità" di la tua presidenza In questo "nuovo ordine mondiale dal volto umano", basato su un multilateralismo ridisegnato, ha spiegato, la Francia e l'Unione europea hanno un ruolo di primo piano.
La visione del mondo sollevata da Macron è l'opposto di quella esposta poco prima da Trump, una figura latente durante tutto il discorso - che ha triplicato i 15 minuti di durata raccomandati dall'ONU - senza che il francese abbia mai menzionato il suo nome. "Non smetterò mai di difendere la sovranità, anche quando il nazionalismo sta volando come un modo per attaccare gli altri", ha detto. "Oggi anche coloro che lo criticano hanno tratto beneficio dal modo in cui l'ordine globale si è strutturato attorno alla globalizzazione".
Ma quell'ordine globale, secondo Macron, è fallito a causa della sua incapacità di rispondere all'ineguale distribuzione della ricchezza, e questo ha causato "un nazionalismo emergente". "Affrontiamo nuove forme di cooperazione per combattere le cause delle disuguaglianze che hanno creato questa situazione", ha proposto, e ha avvertito: "Nessuno può combattere queste disuguaglianze agendo da solo". In questo modo, ha spiegato, "resteremo nello status quo, che è quello che abbiamo fatto per 10 anni". "L'isolazionismo e il protezionismo sollevano solo tensioni", ha concluso, in un nuovo dardo alla sua controparte statunitense.Di fronte al collasso dell'attuale ordine mondiale, secondo Macron, è possibile seguire tre percorsi. Il primo considera erroneamente il momento corrente come "una parentesi storica". Il secondo modo sarebbe la prevalenza del più potente. Questo, ha detto, è l'unilateralismo e "la legge del più forte non fa altro che esacerbare la violenza".
Ma c'è una terza via, ha assicurato. È il percorso più difficile "perché richiede di tracciare un nuovo modello e un nuovo equilibrio mondiale", che deve essere basato sui principi di sovranità, cooperazione regionale e solide garanzie internazionali. Questi tre principi sono, per Macron, l' unico modo per avanzare nella risoluzione del conflitto in Siria . Inoltre, "il multilateralismo e il dialogo" sono necessari per risolvere la crisi in Iran, ha detto, dopo che Trump ha proposto "isolare il regime iraniano".
Riguardo all'immigrazione, un'altra delle grandi sfide globali, Macron ha assicurato che non crede nella totale apertura. "Ma non siamo neanche più forti nel chiudere i confini", ha avvertito, e ha difeso il patto di migrazione globale delle Nazioni Unite, di cui tutti i membri sono firmatari tranne l'Ungheria e, inoltre, gli Stati Uniti.

La stampa estera sul decreto Salvini

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Era il giorno più atteso per il vicepresidente e ministro degli Interni italiano, Matteo Salvini . Il Consiglio dei ministri ha approvato lunedì il decreto sulla sicurezza e l'immigrazione che porta il nome e il marchio personale del leader della Lega di estrema destra. La nuova misura rafforza le condizioni per i richiedenti asilo, limita la protezione degli immigrati vulnerabili e facilita le espulsioni.
Salvini lo stava preparando da tempo. Fu il suo grande cavallo di battaglia e il vero pacchetto politico con cui si presentò alle elezioni dello scorso marzo E finalmente è arrivata la luce verde. Anche se per diventare efficace deve essere ancora firmato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e convalidato dal Parlamento in 60 giorni, qualcosa di prevedibile data la maggioranza detenuta dal governo di coalizione del Movimento a 5 stelle e della Lega
Uno dei punti più controversi del decreto è la soppressione della protezione umanitaria, che fino ad ora è stata concessa a un terzo dei richiedenti asilo. Questa è una delle tre forme di protezione in vigore insieme alla protezione dell'asilo e sussidiaria. In pratica, sarà sostituito da un permesso di soggiorno di un anno solo per casi estremi come emergenze sanitarie, calamità naturali nel paese di origine o aver fatto qualche merito sul suolo italiano.
Fino ad ora, la protezione umanitaria implicava un permesso di soggiorno di due anni e il diritto a un visto di lavoro se si trovava un impiego. Inoltre, l'accesso al sistema di accoglienza nei piccoli centri di protezione dove vengono insegnate le lezioni di italiano o di formazione professionale e l'integrazione è in corso. Quando entrerà in vigore, un gran numero di immigrati finirà relegato in centri di prima assistenza o senzatetto, spiega Christopher Hein, professore di Diritto e politica sull'immigrazione e l'asilo presso il centro universitario Luiss di Roma. Medici senza frontiere L'Italia chiarisce che ha documentato come la permanenza prolungata in queste enormi strutture "contribuisca a deteriorare la salute mentale delle persone già traumatizzate e riduce drasticamente le loro possibilità di integrazione sociale".
Il nuovo decreto apre anche la strada alle espulsioni di immigrati che sono considerati "un pericolo sociale" o che hanno una condanna in primo grado. Questo punto è controverso e rischia di essere dichiarato incostituzionale poiché fino alla terza condanna è garantito il diritto alla presunzione di innocenza. "Si chiama un decreto sull'immigrazione, ma la maggior parte parla di restrizioni ai rifugiati e del diritto di asilo. Per tutto il decreto non c'è una sola parola sulle disposizioni regolari di ingresso, come i corridoi umanitari o qualcosa del genere per rifugiati e richiedenti asilo. Propone solo misure restrittive e repressive ", afferma Hein.
La dott.ssa Claudia Lodesani, presidente di Medici senza frontiere in Italia, ritiene inoltre che il governo stia concentrando tutti i suoi sforzi sullo smantellamento del sistema di assistenza e salvataggio degli immigrati. Secondo Lodesani, "questo è dimostrato dall'ultimo tentativo di fermare l' Acquario , l'unico salvataggio e nave non governativa rimasta per salvare vite nel Mediterraneo centrale"
La norma è stata ampiamente contestata da diversi settori e anche dalla Chiesa italiana, che lo scorso agosto ha promesso di accogliere nelle sue strutture un centinaio di immigrati che sono stati bloccati nel porto di Catania a bordo della nave italiana Diciotti per espresso ordine di Salvini. Il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Nunzio Galantino, è stato molto critico nei confronti del fatto che immigrazione e sicurezza sono trattate nello stesso decreto. "Ciò significa che l'immigrato è già stato giudicato dalle sue condizioni ed è già considerato un pericolo pubblico indipendentemente dal suo comportamento, che è già un brutto segno", ha detto.

martedì 25 settembre 2018

Si dimette il presidente della Banca centrale argentina.Non accetta gli ordini del FMI

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Il presidente della Banca centrale argentina, Luis Caputo, ha presentato le sue dimissioni al presidente Mauricio Macri martedì, secondo quanto riferito dall'entità poco prima dell'apertura del mercato. Le dimissioni si svolgono nel giorno intero dello sciopero generale nel paese e con il governo in piena negoziazione dei termini dell'accordo con il Fondo monetario internazionale (FMI) tre mesi fa. "Queste dimissioni sono dovute a motivi personali, con la convinzione che il nuovo accordo con il FMI ristabilirà la fiducia nella situazione fiscale, finanziaria, monetaria e di cambio", ha detto la Banca centrale in una nota.
Caputo è entrato in carica il 14 giugno, dopo le dimissioni di Federico Sturznegger e il governo ha unificato il Ministero delle Finanze, che Caputo era titolare, con il Tesoro.
La partenza del leader avviene con il presidente Mauricio Macri a New York , poche ore dopo che prende parte all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, e proprio nel giorno in cui l'Argentina affronta una giornata di sciopero generale

lunedì 24 settembre 2018

GIORNALI DELLA DITTATURA NEOLIBERISTA.Time

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Come in tutte le dittature,anche in quella neoliberista la stampa se la deve prendere con il male minore per nascondere i loro crimini.In Italia abbiamo dei giornalisti schifosi come Lilli Gruber e Giovanni Floris che per pur di far credere al pubblico che il pericolo della democrazia è Matteo Salvini,invitano Elsa Fornero per dargli ragione.D'altronde la dittatura neoliberista è per la riforme lacrime e sangue...
Considero il governo gialloverde una parrocchia insulsa ma il pericolo numero uno è il neoliberismo.


Il capitano è Matteo Salvini,il ministro dell'Interno italiano, di estrema destra.La sua rapida ascesa degli ultimi sei mesi spaventa l'Unione europea e minaccia di dare il colpo di grazia a un sistema politico che da tre anni trema sotto l'avanzata del populismo. Se Salvini ha gioco facile con la folla, la sua battaglia per riformare l'Europa è appena cominciata.Il 4 settembre ha raccontato al settimanale Time il suo progetto per l'Unione europea,che non si limita a una scossa dalle fondamenta,ma potrebbe portare a una drastica ricostruzione delle sue istituzioni."Cambiare l'Europa è un grande obiettivo",ha detto "ma penso che sia alla nostra portata".
A marzo del 2018 i partiti moderati italiani hanno subito una sconfitta umiliante alle elezioni legislative e Salvini ha assunto un ruolo centrale nella formazione del governo.Il leader della Lega ha scelto di allearsi con il partito che ha ottenuto più voti,il Movimento 5 stelle.La coalizione populista segna l'inizio di una nuova era nello scenario politico italiano,che notoriamente è frammentato.Salvini si è accaparrato il ministero dell'Interno,un dicastero importante,e ora è responsabile della Polizia,della sicurezza nazionale e delle politiche migratorie.Non è il presidente del Consiglio,ma non ha bisogno di esserlo.Alla guida del governo c'è Giuseppe Conte,vicino ai Cinquestelle.La sfilza di personalità straniere che hanno fatto visita a Salvini la dice lunga su chi conta davvero: ormai in Italia il leader leghista è visto come una sorta di amministratore delegato del paese.Ma le sue ambizioni vanno oltre l'Italia e questo agita l'Europa.Molti lo vedono come la figura capace di unire un ampio gruppi di partiti europei populisti e nazionalisti,una coalizione pronta a superare i confini nazionali proprio in nome del nazionalismo.
Salvini vuole sospendere le procedure per la richiesta d'asilo finchè l'Unione europea non troverà un accordo su un'equa ripartizione dei migranti,una questione discussa per anni senza successo dai leader europei.Ha fatto indignare i vertici dell'Unione chiudendo i porti italiani alle navi delle Ong,ad agosto ha impedito all'Acquarius,una nave che batte bandiera tedesca,di far sbarcare 629 migranti salvati nel Mediterraneo.Alla fine l'imbarcazione ha fatto rotta verso la Spagna.
Salvini accoglie  l'indignazione di buon grado.Stando alle regole dell'Unione europea,i migranti devono essere ospitati nel primo pese europeo in cui arrivano,ma secondo lui è ingiusto,visto che l'Italia è il punto d'Europa più vicino ai centri di trafficanti di esseri umani,sulle coste della Libia,il ministro italiano considera il blocco delle navi un successo,anche se ha violato il diritto internazionale marittimo e le convenzioni sui migranti firmate dall'Italia."Se succedesse di nuovo lo rifarei" afferma.

domenica 23 settembre 2018

Caro Salvini,senza moneta sovrana il deficit diventa un problema.Intervista sul Corriere della Sera

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Se l'Italia non avesse l'euro, il deficit non sarebbe un problema senza bisogno di tirar fuori per l'ennesima volta le pagliacciate sugli sprechi.Vuole spendere di qua e di là ma se sei incatenato all'eurozona ,non sei tu quello che decide.Ma Claudio Borghi non aveva un piano semplice per uscire dall'euro? Adesso si è rimangiato tutto, addirittura ha cambiato idea anche sul reddito di cittadinanza.La poltrona è sempre la poltrona...

Un invito ad avere più coraggio. Il vicepremier Matteo Salvini, in un’intervista al Corriere, lo rivolge al ministro dell’economia Giovanni Tria. «Faremo una manovra coraggiosa, il deficit non è un problema» promette il leader della Lega. Che dice sì alla pace fiscale e chiede tagli agli sprechi nella sanità. «Con il calo dei migranti risparmiato un miliardo». Polemica dopo la diffusione dell’audio di Rocco Casalino, portavoce del premier Giuseppe Conte che annunciava vendetta sui tecnici del Tesoro.«La legge di bilancio? Una cosa è importante: che sia coraggiosa. Se lo sarà, e lo sarà, gli zero virgola di deficit in più non conteranno niente». Matteo Salvini è appena tornato a casa da Fregene: «Avevo i figli qui a Roma in gita e ho staccato la spina per qualche ora».

Che cosa significa «legge di bilancio coraggiosa»?

«Significa che se l’italia vuole crescere, deve investire. Come chiunque. In queste ultime settimane ho avuto modo di fare alcune chiacchierate con alcuni di questi famosi investitori esteri di cui si sente parlare. E tutti, sottolineo tutti, mi hanno detto la stessa cosa: fate una manovra coraggiosa, espansiva. Se avrà quel segno, non preoccupatevi di qualche decimale di deficit: non è un problema. Per questo io dico: sarà una manovra coraggiosa».


Il ministro Tria deve continuare a preoccuparsi?

«Guardi che a me piacerebbe essere il ministro all’economia che cambia il passo. Essere il primo, dopo anni di manovre restrittive, a firmare un bilancio espansivo. Non possiamo mai dimenticarci un numero: le manovre soffocanti hanno aumentato il debito di 250 miliardi in 5 anni. Ormai è chiaro: se il Paese non cresce, il debito aumenta. Se cresce, il debito si riduce. Se fossi in Tria, chiederei a Salvini e Di Maio di fare spese intelligenti».


Il portavoce del premier, Rocco Casalino, ha minacciato sfracelli al ministero dell’economia.

«Credo sia stato incauto. Ma nessuno minaccia nessuno. Quello che vogliamo dire, noi lo diciamo con il sorriso».

Torniamo alle spese intelligenti. Nel centrodestra le contestano questo: il reddito di cittadinanza è una misura assistenziale.

«Il reddito di cittadinanza deve diventare un fattore di produttività. Fino ad oggi i centri per l’impiego sono stati centri per il disimpiego, con tassi di successo pari a quello delle vecchie politiche per i rifugiati. Se il reddito, legato alla cittadinanza italiana, sarà un aiuto concreto alla professionalizzazione, ben venga. Un reddito per il reingresso nel mondo del lavoro fa parte del nostro programma di crescita».

Che differenza c’è tra pace fiscale e condono?

"Oggi in spiaggia a Fregene in tanti mi hanno chiesto
d Gli investitori esteri mi dicono: fate una manovra coraggiosa, espansiva Se il Paese cresce, il debito si riducel’intervento sulle cartelle. La pace fiscale si rivolge a chi le dichiarazioni dei redditi le ha fatte, non a chi è sempre rimasto sommerso, e porta in cassa miliardi".

Nella manovra di tagli proprio non si parlerà?

«Ma certo. Luigi Di Maio dice la “sanità non si tocca”, ma gli sprechi si devono toccare e i costi standard saranno importanti sotto questo punto di vista. Mi accusano di sprecare sulle pensioni, ma lei lo sa che noi paghiamo un miliardo all’anno di pensioni sociali sui ricongiungimenti famigliari? Persone che arrivano senza aver mai pagato un euro di tasse e si prendono la pensione? E con il dl del ministro Bongiorno ci sono amplissimi margini di recupero di risorse e produttività anche nella pubblica amministrazione. E poi, me lo lasci dire...».

Prego…

«Il 22 settembre, lo scorso anno erano entrate in Italia 103.151 persone. Nel 2018, soltanto 21.017. Un risparmio secco di più di un miliardo di soldi veri. Con un terzo di quella cifra, io assumerò 10 mila uomini nelle forze dell’ordine».

Il suo tesoriere, Giulio Centemero, è indagato per un contributo ricevuto da un’associazione vicina alla Lega.

«Io non commento mai questo genere di notizie. I magistrati fanno il loro. Cerchino quel che devono cercare in Lussemburgo o Svizzera, soldi non ce ne sono. E da quando sono segretario abbiamo non una, ma due società di revisione. Il risultato bello che ho portato a casa da tutte queste inchieste che riguardano me o la Lega è che mi ha chiamato una marea di giudici e anche di procuratori. Per dirmi “nell’amministrazione della giustizia non siamo tutti uguali”».

Ormai è ufficiale: lei è il titolare di «due forni», da una parte il centrodestra, dall’altra i 5 stelle.

«Macché. A suo tempo il centrodestra mi ha detto “vai, prova”. Ho accettato la sfida per un contratto di 5 anni. Non è che ora faccia saltare tutto perché sono al 30%. Quest’anno smonterò un pezzo di legge Fornero, una parte di italiani pagherà il 15% di tasse, toglieremo qualche accisa sulla benzina. Poi andremo avanti».

Lei ieri ha detto che la sindaca Virginia Raggi poteva fare di più. Qualche mese fa sembrava meno critico.

«Ieri io e lei ci siamo messaggiati. Penso che comunque lei in parte abbia ragione: non puoi fare in tre anni ciò che non è stato fatto in trenta. Certo, la pulizia, le buche per strada, la manutenzione del verde potrebbero essere migliori...».

dal CORRIERE DELLA SERA del 23 settembre 2018.Intervista a Matteo Salvini di Marco Cremonesi

venerdì 21 settembre 2018

STAMPA ESTERA.Il tempio populista di Steve Bannon in Italia

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Il monastero di Trisulti (Collepardo), un monastero costruito nel 1204 e inaugurato da papa Innocenzo III sulla cima di una montagna a 130 chilometri a sud-est di Roma, è il nuovo tempio di Steve Bannon in Europa. Il monumento religioso sarà la nuova sede di una sorta di università del populismo che l'ex consigliere di Donald Trump ha progettato insieme alla sua mano destra nella capitale italiana e animatrice dei circoli ultraconservatori del Vaticano, Benjamin Harnwell. Il nuovo artefatto fornirà tutto il supporto ideologico e religioso a una strategia impastata per anni per trasferire il trumpismo in Europa e trasformarlo in una sorta di Populist International. E la nave avanza. Il leader della Lega, Matteo Salvini, molto vicino all'americano, ha già accettato e domani sarà insieme a Bannon e all'estrema destra Giorgia Meloni a Roma per certificare un accordo per l'assalto all'Europa.

La tempesta populista che si cela nel cielo europeo ha il suo epicentro a Roma. E Bannon lo sa da molto tempo. L'ex consigliere di Trump, la mente di una campagna di successo nel 2016 e gran parte dell'attuale corpo ideologico anti-establishment del presidente degli Stati Uniti, è ossessionato dal trasferire i suoi metodi nel Vecchio Continente da uno dei più importanti centri politici e religiosi. Non è un caso che Bannon abbia aperto a Roma uno dei primi locali internazionali di Breitbart News , la pubblicazione da lui diretta . Qui due partiti populisti - Lega e Movimento 5 stelle- regnano dal 4 marzo. Inoltre, la città offre un altro elemento chiave per la nuova strategia.
Bannon ha dato nel giugno 2014 una insolita conferenza all'interno del Vaticano promossa dall'Istituto Dignitatis Humanae (DHI), il think tank cattolico che Harnwell gestisce e integra prominenti membri dell'opposizione a Papa Francesco. Il presidente del suo consiglio consultivo è Raymond Burke, leader del movimento di opposizione a Francisco e un legame tra la destra religiosa americana e la Santa Sede. Il presidente onorario del DHI è il cardinale Renato Martino, schizzato nel recente scandalo di Viganò, nella cui lettera l'ex ufficiale di Washington lo ha accusato di appartenere alla corrente omosessuale della Chiesa. Un errore strategico di massa che ha causato sia il ritiro di Harnwell che quello di Bannon, nonostante la loro opposizione a Francisco. "Non siamo un'organizzazione contro il Papa", dice Harnwell dopo una drammatica pausa di 20 secondi.
L'Italia contiene tutto il passato che Bannon ha bisogno di accreditare un alibi culturale giudeo-cristiano alla sua teoria politica. Ma è anche la cristallizzazione del futuro dei suoi esperimenti elettorali. Il laboratorio perfetto per lanciare una creatura indipendente come The Movement, una piattaforma che cerca di riunire tutti i partiti populisti in Europa prima delle elezioni del prossimo maggio . Fondata a Bruxelles nel 2017 da Mischaël Modrikamen, avvocato e membro della minoranza del Partito popolare belga. Una sorta di risposta a Open Society, di George Soros, che finanzia le lotte civili e che Bannon ha definito "un'idea malvagia, ma brillante". Harnwell preferisce non entrare nei dettagli, ma assicura che "funzionerà da cima a fondo, proprio come il Tea Party è stato forgiato".

DITTATURA NEOLIBERISTA.In Italia esistono condizioni di lavoro come in Pakistan

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In Italia esistono condizioni di lavoro nero che ricordano quelle di Bangladesh, India, Vietnam o Cina. La pesante denuncia è contenuta nell'inchiesta pubblicata dal New York Times secondo cui, in particolare, l'industria del lusso approfitta della difficile situazione economica in Puglia per sottopagare le sarte, che confezionano da casa i suoi capi più pregiati. Stesso discorso per scarpe o altri prodotti di alta gamma, che all'estero costituiscono l'orgoglio del Made in Italy, ma in patria nascondono la vergogna dello sfruttamento. Il racconto comincia da Santeramo in Colle, provincia di Bari, dove una donna anonima rivela di cucire vestiti per MaxMara che costano tra 800 e 2 mila euro, prendendo un euro a metro quadrato di stoffa: «Per completare un metro mi serve un'ora di lavoro e, quindi, tra quattro e cinque per finire un cappotto. Cerco di farne due al giorno». Tirate le somme, significa al massimo 10 euro al giorno. Il guadagno più alto nella sua vita sono stati 24 euro, per confezionare un cappotto. Il tutto naturalmente in nero e, quindi, senza assicurazione sanitaria o contribuiti di qualunque genere. In Italia non c'è una paga minima stabilita per legge, ma il Times calcola che la media appropriata, secondo i sindacati del settore, sarebbe tra i cinque e i sette euro. Quindi siamo abbondantemente al di sotto dei livelli accettati nei Paesi industrializzati e pericolosamente vicini a quelli delle regioni in via di sviluppo. Maria Colamita, un donna 53enne di Ginosa, ha raccontato che un decennio fa prendeva tra 1,50 e 2 euro all'ora, per decorare i vestiti con perle e paillettes: «Avevo due figli, per me era essenziale lavorare da casa e accudirli». Il Times scrive di aver raccolto le prove su circa 60 donne sfruttate così in Puglia, ma scrive che attualmente ci sono tra 2 mila e 4 mila lavoratori irregolari impiegati da casa. Questo per servire l'industria del lusso, che, secondo i dati dell'Università Bocconi e di Altagamma, rappresenta il 5% del Pil nazionale e occupa direttamente o indirettamente mezzo milione di persone. Quindi il giornale statunitense cita dati dell'Istat, secondo cui in Italia nel 2015 c'erano 3, 7 milioni di lavoratori senza contratto in vari settori. Le ragioni di questo fenomeno sono chiare. La pressione della manodopera a basso costo in Asia ed Europa orientale costringe a ridurre le spese. Le grandi case di moda appaltano le commesse a fornitori esterni, che in genere hanno dipendenti regolarizzati, ma poi a loro volta girano il lavoro a chi li aiuta da casa in condizioni da fame. Queste persone non hanno alternative, a fronte di una disoccupazione ufficiale che in Puglia sfiora il 20%, e quindi accettano qualunque trattamento in nero. Quando il problema viene denunciato alle grandi case del lusso, la risposta è che non si sentono responsabili, perché hanno appaltato le commesse e pagato regolarmente i fornitori esterni. Quello che poi hanno fatto i fornitori bisogna chiederlo a loro. Il Times, ad esempio, racconta la vicenda di Carla Ventura, proprietaria della compagnia Keope, che faceva scarpe per conto di Euroshoes, che a sua volta riforniva la Tod's. Keope è fallita perché Euroshoes non la pagava in maniera puntuale e aveva abbassato i prezzi. Ventura aveva fatto causa e l'aveva vinta, ricevendo gli arretrati, ma da allora in poi le ordinazioni si erano prosciugate. Tod's ha risposto che pagava sempre in tempo Euroshoes, e quindi non ha colpe.

giovedì 20 settembre 2018

Come mai nessuno denuncia i crimini contro l’umanità compiuti da Israele?

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Ieri mentre guidavo, ho acceso la radio in macchina per sentire se  i russo/siriani avessero cominciato la liberazione di Idlib, in Siria dai terroristi appoggiati da Washington. Tutto quello che ho sentito invece, su radio NPR, erano  due donne bianche che deploravano il razzismo bianco. Si sentivano tanto colpevoli per aver indirettamente beneficiato del razzismo bianco che, anche a me, è sembrato di affogare  nel senso di colpa di una di quelle femmine,  prima ancora che avesse finito di parlare.

Non riuscirete a credere quale sia stato il “beneficio indiretto” che aveva prodotto una forma tanto grave di senso di colpa nella femmina bianca, ma forse è bene provarci. Lei aveva comprato un bungalow di mattoni identico a quello accanto, dove viveva un americano nero, con la differenza che l’attico di casa sua era stato completamente ristrutturato, mentre l’attico del suo vicino nero non era stato ristrutturato. Il suo senso di colpa razziale derivava dal fatto che la persona bianca da cui aveva acquistato la casa aveva potuto rendere più bello il suo attico, mentre il suo vicino di colore non aveva potuto farlo, sembra per via del razzismo.

Vi sembra questa una spiegazione ragionevole per mettersi a sguazzare in un senso di colpa razziale? Posso pensare a tanti altri motivi migliori di cui, però, non si parla mai sui media di stampa. Per esempio, come riporta Eric Zuesse, che l’Arabia Saudita, lo stato fantoccio che Washington ha aizzato contro lo Yemen, stia “bloccando sistematicamente i rifornimenti di cibo che dovrebbero raggiungere decine di milioni di uomini, gli Houthis, che vivono nello Yemen circondati dal rombo di un motore di morte tenuto continuamente acceso dagli alleati USA ” Gli Houthi stanno morendo di fame perché volevano scegliersi un loro governo, non quello imposto da Washington.

Ci viene da chiederci quanto possa essere basso il senso di colpevolezza razziale che esprimeva una delle due donne bianche su NPR, quella colpa che trovava tanto difficile da sopportare: un vicino nero con una casa come la sua, però senza un attico ristrutturato, un chiaro segno di razzismo di cui sentirsi colpevole.

In che modo potrebbero reagire, con una pochezza emotiva ed intellettuale, come quella dimostrata da queste donne su NPR,  se fossero a conoscenza che gli USA non si stanno opponendo al fatto che dieci milioni di persone stanno morendo di fame in Yemen, come avrebbero reagito se avessero saputo della distruzione, completa o parziale di  8 paesi sotto il regime criminale di Clinton, George W. Bush e Obama e ora continua anche sotto il regime di Trump? Come sopporterebbero il loro senso di colpa, queste donne, se sapessero del sistematico genocidio di palestinesi messo in atto dallo Stato di Israele?

Naturalmente, non devono reagire, perché la NPR non ne parla mai. La NPR è sempre presente sul posto in cui qualche bianco va a fare un atto-di-auto-denuncia, perché si sente indegno e questo loro modo di fare non potrà mai essere interrotto se non si andrà a far vedere alla gente dove si deve sentire – veramente – il senso di colpa. Se non facciamo comprendere ai bianchi per che cosa devono sentirsi veramente in colpa, come potranno sentirsi al sicuro i neri e gli ebrei ?

Tutti i media di stampa e della TV USA sono in linea con  NPR : sono missing in action da molto tempo. Il Russiagate è un’orchestrazione del complesso militare-security USA che serve per impedire al Presidente Trump di smussare le pericolose tensioni che esistono tra le due principali potenze nucleari e di normalizzare le relazioni con la Russia. La normalizzazione delle relazioni potrebbe avere un impatto negativo sull’enorme budget e sul potere del complesso militare-security. Pertanto, l’umanità deve continuare a vivere con il rischio di  un Armageddon nucleare, per garantire il budget del complesso militare-security, in particolare per garantire gli interessi di Dick Cheney nella Halliburton.

Il governo russo ha presentato alle Nazioni Unite una denuncia documentata e comprovata che i terroristi, che godono dell’appoggio di Washington nella provincia di Idlib, hanno preparato un attacco chimico false flag  per incolpare la Siria e implicitamente la Russia. I filmati sono disponibili online, dove si vedono le prove, prima dell’annuncio dell’attacco, poi delle esercitazioni preparatorie, con i bambini delle scuole di Idlib che curiosano tra le telecamere. Washington ha un tale controllo su quello che racconteranno i media che questo “attacco chimico false-flag fatto dalla Siria” può andare avanti, anche se è certificato dalle Organizzazioni Internazionali sul controllo delle armi chimiche che il governo siriano ha zero armi chimiche. Vedi su YouTube, per esempio: https://www.youtube.com/watch?v=MYBJH2IaLF8&feature=youtu.be

Spero che i lettori non siano stati ancora sottoposti a un completo lavaggio del cervello e che riescano a vedere che questo è un film preparato in anticipo, in attesa di evento-false- flag che verrà proposto ai media di stampa come un fatto vero.

La stampa americana non ha mai rispettato il mandato lasciato dai Padri fondatori che avevano consegnato e protetto con il Primo Emendamento. Ma fino a quando il regime criminale di Clinton, non permise che solo SEI/6 monopoli potessero concentrare nelle loro mani ben il 90% dei media statunitensi, qualche volta la verità veniva ancora a galla. Ma ora non più. I media USA non sono in grado di raccontare nemmeno i fatti più avvincenti del nostro tempo, quelli che potrebbero portare alla distruzione della vita sulla terra. Invece, i giornalisti si preoccupano di difendere il loro posto di lavoro e di raccontare notizie false, nell’ interesse delle élite al potere.

Attualmente, Russia, Siria e Iran si stanno preparando a liberare l’ultima provincia siriana che è ancora nelle mani dell’esercito fantoccio di Washington: Al Qaeda, Al Nusra e ISIS. Washington ha inviato truppe Usa che si sono nascoste tra i terroristi che Washington aveva inviato per rovesciare la Siria, pensando che la presenza americana avrebbe dissuaso i russo-siriani dall’attacco contro i terroristi. Ancora una volta, Washington ha approfittato di una esitazione di Putin per complicargli la vita.

Sembra che  Washington sia riuscita a ritardare la liberazione finale della Siria dai terroristi appoggiati dagli USA, comunque l’esercito russo, se non il governo russo, comprendono che in questa fase avanzata del gioco, la Russia non può tirarsi più indietro senza rischiare di essere inondata da altre provocazioni, come prezzo della sua correttezza. Questo è il motivo per cui una armata della marina russa staziona al largo della Siria, equipaggiata di nuovi missili ipersonici russi contro i quali gli Stati Uniti non hanno nessuna difesa. Se si arriverà ad un conflitto, sarà solo il governo russo che potrà decidere se qualche nave USA dovrà restare ancora a galla.

Anche l’esercito russo ha nuovi aerei – di gran lunga superiori alla mondezza degli americani – armati con missili ipersonici, così una resa dei conti tra Russia e Washington in Siria significherebbe una umiliante sconfitta militare per Washington.

Questa consapevolezza rende il governo russo esitante nell’esercitare la propria forza militare in Siria. Il governo russo sa che a Washington ci sono dei pazzi e che, pochi insani neo-cons credono nell’eccezionalismo e nell’indispensabilità degli USA , convinti dell’unilateralismo americano. I russi sono consapevoli del fatto che Trump, sebbene avesse voluto ridurre le tensioni, non ha retto all’attacco del complesso security-militare e che forse per  “salvare l’onore dell’America” potrebbe premere il pulsante.

Questa, penso, potrebbe essere la ragione per cui la liberazione della provincia di Idlib non è iniziata. Questa parte della Siria potrebbe essere lasciata nelle mani di Washington per evitare la fine del mondo.

D’altra parte, i militari e i nazionalisti russi sono stanchi degli insulti e delle sterili provocazioni militari di Washington e del Regno Unito. Stanno perdendo la pazienza aspettando di difendere l’onore della Russia. Capiscono bene che accettare una provocazione, porta a doverne accettare un’altra subito dopo e che alla fine la Russia sarà costretta a rispondere. Putin è stato indebolito dall’aver perso tempo, concedendo un vantaggio alla quinta colonna di Washington che lavora all’interno della Russia — composta da economisti neoliberisti addestrati a Washington. È un mistero per tutti il motivo per cui Putin si fidi  ancora di questi agenti americani de facto che intendono portare alla rovina sia lui che la Russia.

In altre parole, la situazione in Siria è pericolosa, e i media USA non se ne preoccupano se non per usarla come opportunità di propaganda per incolpare la Russia di attacchi chimici e di morti tra i civili. In effetti, l’unico interesse dei media statunitensi è di arrivare per primi nel raccontare dell’uso di armi chimiche da parte della Siria per la liberazione della provincia di Idlib. In altre parole, i media USA non vedono l’ora di spingere il mondo verso una Terza Guerra Mondiale.

Altra straordinaria carenza dei media americani è parlare di Israele. I sionisti israeliani hanno commesso un genocidio contro i palestinesi, ai quali hanno rubato un paese alla luce del giorno, senza che ci sia stata nessuna protesta concreta da parte del Grande Mondo-Morale-dell’Occidentale o di nessun altra parte per tanti decenni. Oggi i resti della Palestina stanno quasi tutti nei campi profughi, fuori dal paese, in quel campo di concentramento che è il Ghetto di Gaza.

Per quanto riguarda la NPR, la CNN, il NY Times, o il Washington Post della CIA, non esiste nessun crimine di Israele contro l’umanità, tanto che il Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Trump, un neoconservatore, ha recentemente dichiarato che il governo degli Stati Uniti userà tutte le sue forze per proteggere ogni americano e ogni israeliano incolpato di criminali di guerra davanti al Tribunale penale internazionale.

In altre parole, il consigliere per la sicurezza nazionale di Trump ha dichiarato che gli americani e gli israeliani sono al di sopra della legge che Washington applica a tutti gli altri. Vedi ad esempio: https://truthout.org/articles/john-bolton-escalates-blackmail-to-shield-us-war-criminals/

Allora, che cosa abbiamo? Abbiamo i media USA che si trovano a loro agio dato che nessuno denuncia i crimini  contro l’umanità compiuti da Israele, perché denunciarli sarebbe antisemitismo e negazione e dell’olocausto.

I media USA non si preoccupano per l’interesse ad uso personale che il complesso security/militare sta perseguendo con il Russiagate, perché indagare su questo affare potrebbe distrarli dal loro impegno per incriminare Trump di essere un agente russo.

A dirla tutta anzi, sono tutti i media occidentali che non hanno nessun interesse per il pericoloso conflitto che l’Occidente ha orchestrato gratuitamente contro la Russia, perché qualsiasi articolo che ne parlasse potrebbe spaventare a morte la gente e farebbe comprendere che la strada lungo la quale ci stanno portando i media è quella che minaccia la vita del pianeta.



Paul Craig Roberts

mercoledì 19 settembre 2018

Il giallo dell'aereo militare russo abbattuto in Siria

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Secondo il ministero della Difesa russo, un velivolo da ricognizione russo, abbattuto dalla difesa aerea siriana Il-20, è stato "licenziato" dall'aereo da caccia israeliano F-16, presumibilmente "sotto la copertura di un aereo russo" . Come spiegato nel dipartimento militare, la superficie riflettente effettiva dell'IL-20 è un ordine di grandezza maggiore di quella dell'F-16.
Il ministero della Difesa della Federazione Russa sostiene che la parte israeliana ha avvertito la Russia dei preparativi per la Siria solo un minuto prima dell'attacco, "che non ha permesso di portare l'aereo russo nella zona di sicurezza".
Il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu ha detto al suo omologo israeliano Avigdor Lieberman che la colpa per l'aereo russo abbattuto si trova interamente su Israele , e la Russia considera queste azioni ostili e si riserva il diritto a una risposta adeguata.
A sua volta, Israele in risposta alle accuse della Russia che i piloti dell'IDF (IDF) sono stati incolpati per la morte del russo Il-20 nel cielo della Siria, ha detto che la colpa di questo tragico incidente ricade sul regime di Bashir Assad , la cui difesa aerea è stata abbattuta questo velivolo da ricognizione.
La sera di martedì, il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu hanno tenuto una conversazione telefonica . Il primo ministro israeliano ha espresso rammarico, si è offerto di inviare un capo dell'aviazione israeliana a Mosca e ha promesso di fornire informazioni dettagliate sulle azioni in questo giorno dell'aviazione israeliana sul territorio siriano.
A sua volta, il presidente russo ha invitato la parte israeliana a non consentire tali situazioni da ora in poi. Ma anche prima della conversazione con Netanyahu, Putin ha sottolineato che non dovrebbero esserci misure speciali di ritorsione dalla Russia. Ha rassicurato, dicendo che la situazione con Israele a causa del down-down dell'IL-20 non è così critica come lo è stata con la Turchia a causa del down-Su-24 e ha chiesto di non confrontare i due crash. "Poi il combattente turco ha deliberatamente abbattuto il nostro aereo, qui, piuttosto, sembra una catena di tragiche circostanze accidentali, perché l' aereo israeliano non ha abbattuto la nostra " , ha detto Putin.
Già dopo la conversazione tra Putin e Netanyahu, il principale dipartimento di investigazione militare del Codice penale della Federazione russa ha avviato un'indagine penale sul crollo dell'aereo russo Il-20 sul Mar Mediterraneo. Sulla scena insieme ai rappresentanti del Ministero della Difesa della Federazione Russa ci sono investigatori e criminologi del Regno Unito di Russia che stabiliscono le circostanze e le cause di ciò che è accaduto.

martedì 18 settembre 2018

LA STAMPA ESTERA DOPO IL VOTO IN SVEZIA.Colpa delle politiche liberiste

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Quasi uno svedese su cinque ha votato per il partito di estrema destra, in un periodo in cui l'economia va a gonfie vele.E' il momento di individuare le responsabilità:com'è potuto succedere? Ci vuole una buona dose di autocritica se non vogliamo dire che dipende tutto dall'immigrazione,come fanno i democratici svedesi.Ci sono molti altri fattori da valutare.In Svezia diciamo che la crisi finanziaria del 2008 non ha mai colpito veramente il paese,ma il suo impatto è stato pesante.Nell'industria sono scomparsi 100.000 posti di lavoro.La scuola, la sanità e la polizia hanno subito tagli pesanti.Dieci anni dopo le conseguenze sono evidenti.Il tessuto sociale è lacerato.
Dopo la crisi,in una parte più grande della popolazione si è diffusa l'opinione che l'immigrazione è un problema.Diverse ricerche mostrano la tendenza simile in tutta Europa e negli Usa.E' difficile creare consenso su una politica migratoria "generosa"  se non si finanza in modo altrettanto generoso lo stato sociale.
L'aumento vertiginoso delle disuguaglianze in Svezia non è avvenuto per caso,ma è il risultato di anni di decisioni politiche.Negli anni 90' le riforme neoliberiste del sistema pensionistico hanno portato centinaia di migliaia di persone alla disperazione economiche.
Mentre i lavoratori con redditi alti ottenevano generose detrazioni fiscali,i disoccupati hanno dovuto accettare qualunque offerta di lavoro per non perdere i sussidi.Esattamente quello che vuole fare il Movimento 5 stelle in Italia(aggiunto da ANGLOTEDESCO).
E' stato proprio questo gruppo ad avvicinarsi di più ai democratici svedesi.Le ricchezze dei miliardari svedesi sono quasi pari alla somma del patrimonio netto dello stato e di tutti i fondi pensione.Perché non ci chiediamo mai da dove vengono quei soldi?
Per comprendere l'avanzata del populismo di destra bisogna fare qualche passo indietro, tornare alla caduta del muro di Berlino e al trionfo del neoliberismo.La proprietà è diminuita e si prendono meno decisioni condivise.In trent'anni i liberisti hanno soffocato la democrazia,consegnando il potere politico alle banche e alle grandi aziende.Non sorprende che la gente non creda più nella democrazia nel senso in cui la intendono i liberisti.
L'Unione europea,gli accordi di libero scambio,gli esperti "indipendenti" e l'espansione della proprietà privata significano che non importa  quale governo sia in carica:il liberismo è parte integrante del sistema.Per la democrazia questo è in problema  sul serio delle poche centinaia di nazisti che riempiono le cronache.
Il moralismo manicheo ha respinto domande complesse come fossero semplici pregiudizi alimentando  clima angosciato,aggressivo e polarizzato.I mezzi d'informazione danno un'immagine unilaterale del mondo:un punto di vista ovviamente liberista, di classe media e centrato su Stoccolma.Si pensa che la gente sia insoddisfatta perché è "male informata",ma il problema è che non viene neanche presa in considerazione.

lunedì 17 settembre 2018

Per Michael Moore il problema è Steve Bannon e non il neolberismo

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Povero Michael Moore come ti sei ridotto, mi dispiace perché ti stimavo con i documentari che hai fatto, adesso reciti la parte del populista di sinistra.
Caro Michael, dovresti saperlo che da sempre in America il problema sono le politiche neoliberiste che provocano disuguaglianze e criminalità.Magari fossero solo il populismo e Steve Bannon i problemi. L'americanizzazione dell'Europa e la robotica sono cose ben più gravi rispetto alle sciocchezze che spari da più di un anno.


«Trump è lo strumento del nuovo autoritarismo. Se non lo fermiamo alle elezioni midterm di novembre, rischiamo di perdere la democrazia». Michael Moore è scatenato. Lo incontro all’anteprima del suo nuovo documentario, e mette in guardia anche l’Europa: «Viviamo un momento terribile, e ognuno ha la sua battaglia. Ho parlato a lungo con Steve Bannon, e mi ha fatto capire che l’obiettivo del suo movimento in Europa è resuscitare il fascismo, sotto mentite spoglie».
Il nuovo documentario di Moore si intitola «Fahrenheit 11/9», facendo il verso a «Fahrenheit 9/11», con cui aveva attaccato Bush figlio per la risposta agli attentati di Al Qaeda. Ora invece usa la data 11/9 (il 9 novembre), cioè quella dell’elezione di Trump alla presidenza, per lanciare l’allarme sulla democrazia a rischio. Il film uscirà in 2.000 sale durante il prossimo fine settimana, e Moore spera di sfruttarlo per lanciare una campagna nazionale: «Stiamo come i francesi nel 1940, quando i carri armati nazisti erano alle porte di Parigi. Bisogna mobilitarsi ora. I figli alla partita di calcio li porterete l’anno prossimo: adesso dobbiamo sospendere tutto, e attivarci per sconfiggere i repubblicani a novembre. A salvarci non sarà il procuratore Mueller, ma la volontà degli elettori».

Lei nel documentario dice che Trump non è piovuto dal cielo.

«La vera ragione per cui si era candidato era che voleva essere pagato di più dalla Nbc per il suo show. Si era arrabbiato quando aveva scoperto che Gwen Stefani guadagnava meglio di lui, e voleva dimostrare di essere più popolare. Poi però la risposta del pubblico lo ha sorpreso, convincendolo a provarci sul serio».

Perché ha vinto?

«Gli insegnanti delle scuole pubbliche americane guadagnano così poco, che hanno bisogno dei “food stamp”, cioè la carità pubblica, per comprare da mangiare. Così vivono milioni di persone, di cui il Partito democratico non si è mai curato. Trump invece sì. Ha parlato a questa gente, che lo ha scelto come ultima disperata via di salvezza».


Nel documentario si vedono immagini di Hitler che parla, ma dalla sua bocca esce la voce di Trump.

«Era un passaggio umoristico. Trump non è Hitler, però è la faccia casuale del nuovo autoritarismo. Il fascismo non tornerà con le svastiche o l’olio di ricino, ma col populismo, e sarà la gente a volerlo. La Costituzione è solo un pezzo di carta, se abbastanza persone si convincono di stracciarla. Prima o poi accadrà un’emergenza nazionale, che Trump e i suoi alleati useranno per iniziare a ridurre progressivamente la democrazia».


Cosa ha sbagliato l’opposizione?

«Se Trump è la faccia del nuovo autoritarismo, il Partito democratico è il governo di Vichy. Non solo perché ha commesso tutti gli errori possibili per aprire la strada a Donald, ma anche perché è stato suo complice».

Come?

«Non ha capito che Hillary era il contrario di ciò che sarebbe servito per rispondere alle ansie della gente, e ha soffocato la democrazia interna. Per fare un esempio, alle primarie Sanders aveva vinto tutte le contee della West Virginia, ma alla Convention i superdelegati la assegnarono a Hillary. Queste cose hanno depresso il voto, come peraltro ha fatto anche Obama, quando è venuto a Flint per negare l’emergenza dell’acqua contaminata».

Cosa le ha detto Bannon?

«Mi ha detto: “Non capisco come voi liberal siate riusciti a farvi fregare da noi la rivoluzione populista. Doveva essere il vostro pane, ma per fortuna nessuno nel Partito democratico lo ha capito. Voi liberal - ha aggiunto - perdete sempre perché fate le battaglie a cuscinate, mentre noi puntiamo alla ferita mortale alla testa”».

Andrà così anche alle midterm di novembre?

«Bannon mi ha spiegato la strategia che useranno per vincere, magari conservando anche un solo seggio di maggioranza alla Camera. Le elezioni verranno presentate come il vero voto per la rielezione di Trump: non il 2020, ma il 2018. Tutto si gioca a novembre. Donald andrà ovunque nel Paese, comportandosi come se fosse candidato alla presidenza delle contee locali. In ogni distretto convinceranno gli elettori che la sfida non è tra il candidato repubblicano e quello democratico, ma fra Trump e il candidato democratico».


Ce la faranno?

«Sono atterrito dalla genialità di questa strategia, ma non credo che funzionerà. Ci sarà uno tsunami di affluenza delle donne, anche perché hanno capito che l’aborto diventerà illegale se Kavanaugh verrà confermato alla Corte Suprema, e dei giovani. I liberal in America sono la maggioranza: se andranno a votare vinceremo, e hanno capito che questa è l’ultima occasione».

da LA STAMPA del 17 settembre 2018 -Paolo Mastrolilli

domenica 16 settembre 2018

PAOLO SAVONA:"Sull'euro fatti errori ma non bisogna uscire"



Si certo,applausi da un pubblico che non capisce nulla di economia-finanza,che tra qualche hanno saranno morti di fame e che solo con la sovranità monetaria puoi avere un reddito di cittadinanza che ti permette almeno di sopravvivere perché quello con l'euro sarà da clochard.
Ma Savona (e Claudio Borghi) non aveva un piano per uscire dalla moneta unica? Adesso addirittura parla che è indispensabile per un mercato unico europeo.Mercato unico europeo? 
Questi signori sanno a chi parlano ,ad un gregge di pecore ignoranti che la carriera di Savona non la conoscono minimamente.Ma l'importante è essere lì, c'è un ministro...lo devo applaudire.
Inutile che vi lamentate, avete la vita che vi meritate.


Paolo Savona pare ormai il ministro più a sinistra, anzi all’estrema sinistra, del governo gialloverde.
Arriva a Lecce alla festa della Cgil, strappa applausi e conquista la platea sindacale citando Luciano Lama e lodando le politiche keynesiane, criticando l’ortodossia europea sull’austerity. Il ministro degli Affari europei contro le scelte di Bruxelles degli ultimi venti anni.
Da uomo di destra liberale, con un passato in Banca d’Italia, Confindustria, Iri e in vari istituti di credito, oggi si ritrova a parlare lo stesso linguaggio di una platea che guarda alla sinistra che va oltre il Pd, replicando il successo che già aveva riscosso venerdì a Torino con Liberi e Uguali. E da (ex) uomo dell’estabilishment non si trova a disagio nemmeno con il resto del governo, a partire dai due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. «Lo dico ogni giorno a mia moglie: queste sono le carte e con queste si deve giocare».
Ancora applausi quando il ministro cita una massima in dialetto napoletano utilizzata dall’ex governatore della Banca d’Italia, Donato Menichella: «Se ho deciso, nell’interesse del Paese di battermi, io disagi non ne provo.
Di Maio ha preso il Movimento del vaffanculo e lo ha incanalato nelle istituzioni democratiche. La stessa operazione fatta da Salvini con la Lega».
Fin qui la politica e la sua peculiare collocazione nel governo. Ma Savona non ha intenzione di commentare le polemiche sorte sulle sue parole contro i poteri "non previsti" di cui si sarebbe dotato il presidente della Bce, Mario Draghi. Né ha nessuna voglia di parlare di una presunta richiesta di dimissioni dell’ambasciatore italiano a Bruxelles, Maurizio Massari, "reo" di non aver inviato il documento sulla riforma della governance europea che avrebbe dovuto essere recapitato sulla scrivania del presidente Jean Claude Juncker. In realtà la Commissione europea ha confermato di aver ricevuto il documento, sottolineando che è benvenuto, come tutti i contributi che arrivano dalle capitali: una formula di rito usata quando Bruxelles riceve documenti che ritiene irrilevanti e da archiviare.
In quanto al destino di Massari, alla Farnesina si fa sapere che la posizione dell’ambasciatore non è in discussione, visto che «sta svolgendo un eccellente lavoro e non ha commesso alcun errore».
È proprio da quel documento che Savona prende spunto sul palco della Cgil a Lecce per avviare il dialogo sull’Europa e indicare gli errori fatti dall’Italia nel momento in cui ha aderito a Maastricht: «Io sogno ancora l’Europa — dice il ministro — il punto è che abbiamo commesso qualche errore». Uno di questi è stato quello di non aver esercitato la clausola dell’opting out, ossia quella che permette a un Paese di ritirarsi da accordi e trattati su un particolare tema.
L’altro errore è stato invece non aver chiarito subito le regole sul rapporto debito Pil. Poi però Savona chiarisce che «il dibattito non è se stare o non stare nell’euro; è fuori discussione la presenza nell’euro, perché se vuoi un mercato unico devi avere una moneta unica». E così nella sua interpretazione il "documento Savona" non mira a minare l’impalcatura comunitaria, ma a rafforzarla.
E la manovra che deve arrivare?
Savona parla di 16 miliardi nel 2019 che diventeranno 20 miliardi l’anno dopo per gli investimenti.
«Se riusciamo a sbloccare gli investimenti cominciamo a ragionare in termini diversi». Si ragiona sulle compatibilità da trovare per bloccare l’aumento dell’Iva e finanziare reddito di cittadinanza e flat tax.
Il ministro si smarca invece dalla questione immigrazione: «Non faccio politica. Sarà Salvini a rispondere a questo». E comunque, «risolviamo il problema dell’integrazione perché l’Europa non frani su questo, ma anche per questo serve una diversa politica fiscale».

da LA REPUBBLICA del 16 settembre 2018-ANTONELLO CASSANO