Anglotedesco

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mercoledì 31 ottobre 2018

I lavoratori stranieri guadagnano 330 euro in meno degli emiliano-romagnoli.Ecco cosa serve l'immigrazione...

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Finché la gente non capisce in che società viviamo,non ci si salta mai fuori. Anglotedesco la spiega in breve:modello neoliberista-americano dove bisogna fare enormi profitti cercando di tenere bassi i salari dei ceti medio-bassi (non quelli alti).Competizione tra "dominati" ,altri motivi non esistono.

L'Emilia-Romagna è la seconda regione in Italia ,dopo il Lazio,per numero di stranieri occupati.un esercito di oltre 255.000 badanti, operai,facchini,ambulanti ,muratori,agricoltori.E' il 13% delle forze lavoro in Emilia-Romagna.Eppure ,proprio perché impiegati nei settori meno remunerativi,gli immigrati guadagnano il 23% in meno degli emiliano-romagnoli.Le loro buste paga sono significativamente più leggere: 1.092 euro netti al mese,in media,contro 1.422.
Il gap emerge dal nuovo dossier statistico "immigrazione" del centro studi Idos presentato in Comune in una sala stracolma,in particolare di giovani,che ha colpito gli stessi promotori.L'analisi restituisce il volto straniero della nostra regione.Dal punto di vista demografico la popolazione residente che viene da altri Paesi,sopratutto Romania,Marocco,Albania e Ucraina, è stabile:al primo gennaio i cittadini stranieri erano 538mila, il 12% della popolazione in regione.
L'analisi sugli stipendi è inedita.Ma assegni più magri arrivano anche ai pensionati stranieri.Sono 14.000,meno dell'1% sul totale dei pensionati in Emilia Romagna,e percepiscono in media 511 euro lordi al mese nel caso delle pensioni contributive e 408 euro se assistiti con pensioni sociali ,erogate anche se non si sono versati i contributi o se non si è raggiunto il minimo dei 20 anni di lavoro.

martedì 30 ottobre 2018

Quei cambiamenti climatici che piacciono tanto a Beppe Grillo...

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Vittime e tanti danni in questo inizio di settimana in Italia sopratutto in Veneto.Questi sono gli effetti dei cambiamenti climatici.La settimana scorsa a Roma Beppe Grillo nel suo intervento disse che è contento di questi cambiamenti climatici che gli hanno permesso di fare il bagno visto che a Genova c'erano ben 28 gradi.Caro Beppe, quando parli di robotica mi piaci, quando spari queste scemenze, no.Abbiamo un inquinamento pazzesco, danni in ogni angolo del pianeta e centinaia di milioni di persone costrette ad abbandonare la loro terra.



1 L’ondata di maltempo che ha colpito l’Italia è stata eccezionale?

Era prevista, ciò che ha sorpreso ieri è stata l’intensità del vento con raffiche che in alcune zone hanno soffiato a 180 chilometri all’ora, e soprattutto l’estensione delle aree investite. Per quanto riguarda il vento è presto per dire se è stato un fenomeno record, occorre verificare le serie storiche, ma picchi con una tale intensità e su un territorio così ampio a memoria è difficile trovarli.

Quali sono le cause delle intense piogge soprattutto nel Nordest?

La bassa pressione nel Mediterraneo occidentale ha provocato venti che, passando sul mare ancora caldo — la settimana scorsa sono stati raggiunti record storici di temperatura per ottobre in molte regioni — hanno acquisito grandi quantità di umidità. Scontrandosi con masse d’aria più fredde verso i monti hanno scaricato ingenti volumi di pioggia. Sono state registrate precipitazioni fino a 450 millimetri in due giorni sulle Alpi venete e del Friuli Venezia Giulia. Non è la prima volta, ma non è un fenomeno frequente.

A Venezia l’acqua alta ieri ha raggiunto i 156 centimetri, quarta misura dal 1923. A cosa è dovuto?

Si è verificata una serie di cause concomitanti: venti tesi di scirocco hanno spinto l’alto Adriatico verso la terraferma con onde di 5 metri d’altezza. A questo si è sommato un impulso di oltre mezzo metro dovuto all’azione astronomica della Luna.

Questa perturbazione può essere classificata come «Medicane» (Mediterranean Hurricane), cioè a una sorta di uragano che si sviluppa nel Mediterraneo?

Si tratta di una tipica perturbazione di inizio autunno, molto forte e intensa, ma non è un «Medicane». Fenomeni paragonabili sono avvenuti nel 1966, nel 2000 e nel 2004.

L’attuale ondata di maltempo dipende dai cambiamenti climatici?

Il riscaldamento globale rende l’atmosfera più calda e instabile e aumenta l’evaporazione. Fenomeni estremi come questo diventeranno più frequenti.

(Risposte di Carlo Cacciamani, del Centro funzionale della Protezione civile, e Daniele Contini, responsabile di Isac-cnr Lecce)

lunedì 29 ottobre 2018

ROMANO PRODI alla stampa estera:"Sono preoccupato,l'Italia è in una situazione critica"




ROMANO PRODI:

"Sono preoccupato, ovviamente. L'Italia è in una situazione critica. Possiamo parlare del deficit al 2,4% , ma il problema più importante è la mancanza di un impegno strutturale per ridurre il debito. L'ho fatto quando ero al governo e l'abbiamo portato vicino al livello attuale della Francia. Ma il problema più pericoloso è la riforma delle pensioni: un enorme aumento della spesa senza aumentare le entrate. Qualche anno fa è stata introdotta la legge Fornero, che ha avuto grandi errori tecnici, ma ha garantito, attraverso la sua struttura, l'equilibrio del sistema italiano e delle finanze pubbliche per lungo tempo. La sua abolizione riprodurrà un crescente debito pubblico.
La Germania, dai suoi interessi, ha esercitato la sua influenza sul resto dell'Europa. Ma gli altri hanno avuto problemi a fare una politica economica diversa. Non ho mai chiesto di aumentare il deficit, ma era giusto e dovere chiedere alla Germania una politica economica più espansiva che tenesse conto degli interessi comuni. Non può avere un surplus dell'8% e lamentarsi della Cina, che ha il 2%.E non ho nulla contro di loro, ma se i bilanci degli altri non vengono presi in considerazione ... La crisi greca è un parametro.
L' Italia è troppo importante per l'Europa. E questo è ciò che questo governo gioca. Ma fai attenzione perché se ti raddrizzi troppo la corda può rompersi. E' diventata euroscettica  a causa del sentimento che a Bruxelles non c'è politica e allo stesso tempo la tensione crescente che trasforma questa posizione in un'opposizione alla cosiddetta burocrazia di Bruxelles. Era previsto, ma non così tanto. È una conseguenza di molti errori del centrosinistra, alcuni personalismi della politica italiana ... E, soprattutto, del grande cambiamento nel mondo: la delega dell'autorità.In Italia la Lega è stata utilizzata per aumentare la tensione contro tutto ciò che non è nelle radici della tradizione. La xenofobia è forse qualcosa di diverso, ma abbiamo un nazionalismo che è andato ben oltre che in altri paesi. Non è un caso che vi sia un continuo richiamo in Ungheria e Polonia, dove questi aspetti in cui la libertà è limitata sono già stati tradotti in legislazione. Qui sono solo affermazioni verbali, ma quando le sento dalla bocca di chi ha la maggioranza nel governo, metto l'orecchio sulla strada e spero che arrivi il treno."

domenica 28 ottobre 2018

Vitor Constancio “La Bce deve rimanere autonoma e indipendente”.Salvini e Di Maio sono d'accordo

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Al mondo non esiste una moneta senza stato come l'euro e la BCE è la banca in mano alla mafia finanziaria che  fa da strozzina agli stati.Se gli europei avessero un po d'orgoglio cercherebbero di distruggerla e invece si allineano.Di Maio ma sopratutto Salvini, per anni volevano far credere alla gente di combattere contro questo eurolager ma come sentiamo in ogni angolo d'Europa ,il padano ripete a macchinetta che dall'euro e dalla Ue non si esce, idem Di Maio.E chi li ha votati non dicono nulla come il professor Paolo Becchi che si è fatto conoscere in rete da Byoblu attaccando gli euristi.


Vitor Constancio ha lasciato a maggio la poltrona di numero due della Banca centrale europea. Nessuno meglio di lui può parlare con cognizione di causa di Roma e dei suoi rapporti con Francoforte. Constancio è stato per anni l’economista più ascoltato da Mario Draghi, e prima di questo governatore della Banca del Portogallo, un Paese finito sotto programma di assistenza dopo la crisi del 2008 e che oggi cresce a un ritmo doppio dell’Italia. E’ a Bologna per la Global Risk Lecture della Johns Hopkins, alla presenza di economisti, cento studenti e del premio Nobel Bob Mundell.

Constancio, quanto sta rischiando l’Italia?

«La situazione è davvero delicata. I costi delle scelte che sta facendo il governo potrebbero essere molto alti, anzitutto per i cittadini».


E’ possibile che uno scontro con l’Europa sulle regole possa fare così tanti danni?

«Il problema non è la procedura in sé. Il problema sono le conseguenze che sta provocando sui mercati. Provo a spiegarla in modo chiaro: l’aumento degli spread significa aumento dei costi per qualunque tipo di finanziamento. Non solo: più salgono gli spread, più scende il valore dei titoli nei bilanci delle banche. Ciò provoca a cascata conseguenze sulla patrimonializzazione degli istituti e sulla loro disponibilità a erogare credito alle aziende».


Le faccio l’obiezione che le farebbe Luigi di Maio: ma la Francia e la Germania nei primi anni duemila...

«Il problema non è stabilire se i precedenti siano più o meno gravi. La maggior spesa non è garanzia di crescita. Occorre guardare in faccia la realtà: l’Italia è un paese ad alto debito e l’aumento del spread sta già danneggiando la crescita».

Ipotizziamo che il governo le chieda una consulenza per cambiare la manovra. Che cosa gli consiglierebbe?

«Dovrebbero fare quel che si è sempre fatto i questi casi: mantenere alto il surplus di bilancio primario (la spesa al netto degli interessi sul debito, ndr) e abbassare il debito pubblico. Un Paese come l’Italia non ha alternative, a meno di non puntare alla ristrutturazione del debito. Gli consiglierei di trovare un compromesso con l’Europa nell’interesse di tutti».


A partire dal primo gennaio la Bce smetterà di acquistare nuovi titoli sui mercati: si limiterà a reinvestire quelli in suo possesso. Crede che le modalità tecniche di questi reinvestimenti potrebbero dare un aiuto all’Italia?

«Non credo. Non si tratta di numeri significativi».


Nemmeno l’acquisto di titoli a lungo termine rispetto a quelli a breve?

«L’unico vero strumento che in questa situazione può modificare in modo sensibile l’andamento dello spread italiano è il programma Omt (Outright monetary transaction, ndr), che però vi costringerebbe a firmare un accordo preventivo con la Commissione Ue».


Ieri Mario Draghi ha difeso l’indipendenza della Bce dall’ingerenza della politica italiana.

«Bisogna ricordare che l’indipendenza di una banca centrale garantisce la sua credibilità. Ma per meritare la propria indipendenza le banche centrali a loro volta devono assicurare la stabilità dei prezzi nel medio termine. Un’obiettivo che solo una politica monetaria credibile può ottenere».

Lei ieri ha fatto una lunga lezione sulla riforma dell’eurozona. In fondo anche lei è convinto che le regole vadano cambiate. O no?

«Cambiare si può e si deve. Occorre introdurre qualcosa di simile a uno strumento di debito comune a livello europeo che possa essere il più sicuro possibile, cruciale anche per la costruzione di un mercato finalmente unico dei capitali. Ed occorre un rafforzamento delle politiche fiscali comuni, che si devono accompagnare alla riforma del patto di stabilità».

da LA STAMPA del 27 ottobre 2018-intervista di Alessandro Barbera

venerdì 26 ottobre 2018

TIFOSI DELL'EURO.Nicola Saldutti (Corriere della Sera)


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Una sintesi dell'articolo scritto su 7 del Corriere della Sera da Nicola Salduti.Per lui se l'Italia uscisse dall'euro correrebbe questi rischi:

- ci ritroveremo con grande svantaggio sul lato dei beni importati:teniamo conto che l'Italia ogni anno paga una bolletta energetica di quasi 90 miliardi di euro.
Quando negli anni passati l'euro si è rafforzato,ed è arrivato al cambio di 1,40 nei confronti del dollaro,le imprese esportatrici hanno sofferto,ma nel lungo termine questi vantaggi iniziali potrebbero avere come contropartita l'aumento dei costi delle importazioni.Da cui dipendiamo molto.

-Se le nostre importazioni dovessero diventare più costose e l'inflazione importata potrebbe crescere.A parità di petrolio e gas importato,pagato in dollari,è altamente probabile che la spesa finale crescerebbe.

-L'Italia è inserita nel sistema dei pagamenti denominato Target 2, si tratta del sistema venoso e arterioso dell'economia europea,nel passaggio alle lire dovremmo tener conto che a luglio su questo circuito siamo debitori per circa 480 miliardi di euro.I sostenitori dell'uscita potrebbe tifare per il ritorno di sovranità alla banca d'Italia ma,inseriti come siamo,in una rete così articolata,appare anche in questo caso un'illusione ottica le dimensioni delle banche nazionali sono ormai così grandi che c'è bisogno di un controllore e di un prestatore di ultima istanza delle dimensioni della Bce per affrontare,come è accaduto in questi anni,le fasi di crisi.

-E' facilmente ipotizzabile che le banche chiederanno la restituzione in euro.E dunque c'è da aspettarsi un'esplosione dei contenziosi con gli istituti di credito.Sopratutto sul fronte delle banche estere.

giovedì 25 ottobre 2018

Come dovrebbe funzionare il reddito di cittadinanza




SMS, app, colloqui, formazione.Sono questi i passaggi chiave di quella che, secondo il Movimento5 Stelle, sarà la rivoluzione del reddito di cittadinanza.Ma andiamo con ordine. Il professore pugliese Mimmo Parisi, da 26 anni negli Usa dove insegna Sociologia all’università del Mississippi,ha accettato l’incarico di Luigi Di Maio, e sta già lavorando al nuovo sistema. Sono tre i documenti che sono stati consegnati al ministro dello Sviluppo economico: i primi
due analizzano e spiegano come implementare i centri per l’impiego italiani che – ricordiamo –sono 471, hanno quasi 8mila addetti e incidono sulle nuove assunzioni solo per il 2,4 per cento. Il terzo fa una vera e propria simulazione (nella foto), passo passo, dicome un certo Mario Rossi, di Roma, otterrà il reddito di cittadinanza e, contemporaneamente,s’impegnerà nella ricerca di un lavoro.L’arco temporale in cui si muove Mario sono due anni, la durata appunto del reddito voluto dai grillini.
IN QUESTO periodo il nostro uomo visiterà i centri per l’impiego,compulserà il telefonino per controllare eventuali offerte di lavoro,si farà seguire da uno psicologo,compilerà curricula, frequenterà corsi di formazione, troverà un lavoro e, alla fine del percorso,riuscirà pure a cambiare occupazione salendo di livello, grazie a un percorso di sviluppo di carriera indicato dal sistema ‘navigator’.Il professor Parisi a questo progetto crede molto. Racconta la sua
esperienza in Mississippi dove ha riformato i job center e prevede che «in cinque anni i centri dell’impiego italiani troveranno il 50-60% degli impieghi».
Sembra facile, ma leggendo il documento qualche dubbio rimane.Si parte dal 1° gennaio, con un sito web dedicato al reddito di cittadinanza.Mario raccoglie i documenti per presentare la domanda che compilerà via web. Un sms lo avviserà che la sua richiesta verrà analizzata. Da qui, la prima incongruenza con quanto detto dagli stellati: «Non servirà fare domanda».SIAMO ad aprile 2019: un altro sms avvertirà Mario che è stato convocato per un colloquio al centro
per l’impiego per verificare se idoneo a ricevere il sussidio. A quel punto gli verrà spiegato il funzionamento di un’app dedicatache gli dirà se la domanda è stata accolta. Il cervellone del Reddito di cittadinanza trasmetterà il tutto al sistema che gestisce il pagamento del sussidio e a maggio Mario riceverà via posta la card elettronica con i 780 euro (dove visualizzerà il credito sull’app).
A questo punto il sistema di labor exchange(cioè un incrocio in temporeale di domanda e offerta), avviserà Mario sulle posizioni lavorative aperte. Il nostro uomo accetterà il primo impiego proposto se a dicembre 2019 si verificherà se avrà ancora i requisiti per il sussidio.
Ma non è finita. Mario conoscerà lo psicologo del lavoro che lo seguirà per portare avanti il suo percorso professionale e, tramite il sistema navigator, entrerà in collegamento con un programma di formazione. A quel punto, e siamo già ad aprile 2020, a Mario verrà offerto un nuovo lavoro (cameriere)
e ad aprile 2021, dopo un anno di lavoro, Mario non riceverà più il sussidio.
COSÌ COM’È concepito, viene da pensare che il ‘combinato disposto’tra riforma dei centri per l’impiego e reddito di cittadinanza sia una sorta di eldorado per Mario e tutti quelli come lui.Peccato, però, che non siano contemplati eventuali ‘incidenti’ di percorso. La simulazione, infatti,dà per scontato che il Mario di turno sia pronto a rimettersi in gioco,a lavorare, anche ad accontentarsi di un impiego sottopagato in un ristorante, pur di raggiungere il suo sogno (che, nella simulazione, realizzerà) di fare il direttore di sala. Ma se, invece, di Mario si presenterà nei nuovi centri per l’impiego chiunque altro non abbia voglia di rendersi indipendente?
«Una domanda giusta, a cui dovrà rispondere la politica», taglia corto il professor Parisi. Gli amici di Mario sono in attesa.

da IL RESTO DEL CARLINO del 25 ottobre 2018 Rosalba Carbutti

mercoledì 24 ottobre 2018

Drogati, stupidi,alcolizzati e immaturi.I 40enni di oggi



40enni, la mia età, ma Anglotedesco non segue il gregge e io non c'entro nulla con queste masse di pecoglioni creati dal 68'.

AUMENTANO le dipendenze e le richieste d’aiuto a seguito diabusi di alcol e sostanze stupefacenti.Lo conferma il Rapporto 2017 sulle dipendenze realizzato
dall’Osservatorio epidemiologico dell’Ausl, che mostra come quest’anno sia cresciuto il numero di accessi al Sert (il Servizio per le Tossicodipendenze). L’età media dei tossicodipendenti che si rivolgono al Sert per la prima volta supera i 40 anni (i consumatori più giovani, pure in aumento, preferiscono
rivolgersi al pronto soccorso);una persona su tre è straniera e il 6% non ha fissa dimora. E se negli ultimi anni c’è stato un cambiamento nelle statistiche riguardo alle sostanze utilizzate – dal 2010 a oggi si sono dimezzati i casi di dipendenti da oppioidi (da 400 a 200), mentre si sono addirittura raddoppiati quelli da cocaina (da 300 a 600) – a cambiare è anche‘l’identikit’ del tossicodipendente.
Oggi si tratta per lo più di lavoratori, diplomati o anche laureati, e con una vita tutto sommato ‘normale’. Persone socialmenteintegrate, per lo più con problemi legati a cocaina (45%, in aumento rispetto agli anni della crisi economica,quando il consumo della sostanza subì una flessione) ed eroina,
il cui consumo non compromette la loro vita quotidiana. Si tratta per lo più di persone con un’età media piuttosto elevata, motivata anche dal fatto che la
maggior parte di loro chiede aiuto a seguito di un consumo prolungatonel tempo.
A PREOCCUPARE è anche un altro dato: da gennaio a settembre sono stati già 13 i decessi per overdose.In aumento rispetto all’anno scorso, quando le morti nell’intero arco dei dodici mesi erano state appena 9 dopo il picco di 19 di due anni fa, nel 2016. Le vittime sono spesso persone con alle spalle anni di rapporti con le sostanze e con i servizi, in condizioni di vita disagiate e con uno stato di salute spesso ormai compromesso.«Nel nostro studio – racconta
Raimondo Pavarin, direttore dell’Osservatorio epidemiologico dell’Ausl, approfondendo il Rapporto sulle dipendenze nell’area metropolitana – abbiamo
preso in considerazione i periodi in cui le persone sono prese in carico al Sert e i periodi nei quali non lo sono, per vedere se il rischio di overdose è più alto durante il trattamento o meno». Il risultato, spiega Pavarin, «dimostra che il rischio più elevato si verifica quando l’utente non è in carico
al Sert: questo fa capire che sono gli utenti dimessi quelli che vanno particolarmente incoraggiati con politiche di prevenzione. Possiamo fare di più».
IL RAPPORTO guarda infine anche ad altre due altre patologie: l’alcolismo e la dipendenza da gioco d’azzardo. Un ‘vizio’, quest’ultimo, che negli ultimi anni sta crescendo a dismisura, tanto da contare, nel 2017, 200 casi rispetto agli appena 32 registrati nel 2009; il 16% dei giocatori patologici è disoccupato
e l’età media è 50 anni. Età che non cala di molto per quanto riguarda le dipendenze legate all’alcol (46 anni circa), problema che presenta un’ampia e
stabile fascia di soggetti problematici, con ingressi al Sert che oscillano tra le 2.600 e le 2.800 unità.
Ma che pure interessa sempre più i giovani: molti dei minori che finiscono al pronto soccorso per abuso di sostanze illegali, in un casosu quattro abusa anche di alcol.In città tra i ragazzi fra i 12 e i 17 anni sta aumentando il consumo problematico di alcol, in entrambi i sessi; e anche l’uso di droghe
tra i ragazzini italiani è in aumento,mentre cala per gli stranieri.

IL RESTO DEL CARLINO del 24 ottobre 2018 Giorgia De Cupertinis

martedì 23 ottobre 2018

Anche il Giappone apre le porte agli immigrati

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Una rigida politica sull'immigrazione ha contribuito a rendere la società giapponese una delle più anziane e omogenee  del mondo.Ora il piano del primo ministro Shinzo Abe per attirare fino a mezzo milione di lavoratori stranieri di proporsi già dall'anno prossimo nei settori più colpiti dalla contrazione demografica.Secondo l'agenzia Kyodo questo porterebbe a un aumento del 40% circa dei lavoratori stranieri nel paese,che oggi sono 1,3 milioni.
Il governo ha già annunciato,prima ancora della discussione del disegno di legge in parlamento,che la nuova norma entrerà in vigore ad aprile.La questione è tra le prime che Abe vuole affrontare dopo aver ottenuto a settembre il terzo mandato alla guida del partito liberldemocratico,che potrebbe fare di lui il premier più longevo nella storia del Giappone.Secondo uno studio pubblicato a giugno dalla Camera per il Commercio e l'industria, 2/3 delle aziende sono a corto di personale.Secondo la Teikoku Databank,il numero di aziende che chiudono per mancanza di lavoratori è aumentato del 40% nella prima metà del 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017.Il piano di Abe che dovrebbe arrivare in parlamento alla fine di ottobre,prevede la creazione di due categorie di lavoratori stranieri,destinati a una decina di settori ancora da definire.I lavoratori poco qualificati potranno restare in Giappone fino a 5 anni,senza familiari.Quelli più qualificati potranno trasferirsi con la famiglia e restare più a lungo,oltre che ottenere la residenza permanente."E' un cambio di rotta notevole",dice Ippei Torn dell'organizzazione Solidarity network with migrants Japan, che da decenni offre assistenza ai lavoratori stranieri".Finalmente il Giappone pensa a un modo per affrontare la questione."
Mikio Okamura ,della sezione di Japan First a Tokio,ha chiesto al governo di usare i fondi destinati al provvedimento per migliorare i salari e le condizioni di vita dei cittadini giapponesi.
"Prima si dovrebbe risolvere la questione dei disoccupati giapponesi",dice.Anche la Rengo, la confederazione dei sindacati giapponesi,in una lettera contesta al governo l'assenza di un dibattito pubblico e ritiene che gli stranieri dovrebbero essere ammessi solo dopo un'attenta valutazione.

SOUTH CHINA MORNING POST

lunedì 22 ottobre 2018

MAFIA NIGERIANA IN ITALIA.Bologna la città preferita dai Black Axe



Non sarà ancora controllo del territorio. Ma l’agguato dello scorso settembre ai giardini Alimonda di Torino contro due poliziotti antidroga circondati e pestati da una trentina di spacciatori africani ci va molto vicino. Siamo tra Aurora e Barriera di Milano, accanto a quel corso Giulio Cesare così multietnico che gli ultimi bottegai locali espongono in vetrina il cartello «negozio italiano». La mafia nigeriana comanda qui: e non solo qui.
«Ho fatto tre informative a tre procure diverse, Roma, Bologna e Palermo, interessate al fenomeno che si sta espandendo a macchia d’olio in tutta Italia e tutta Europa», ha detto alla Commissione parlamentare sulle periferie il commissario della municipale Fabrizio Lotito, che ha lavorato con la procura torinese. Gerarchia, riti d’iniziazione, cosche chiamate «cult»: «Torino è la città con il maggior numero di immigrati nigeriani, a ruota segue l’emilia-romagna. Le nostre indagini su questo fenomeno mafioso vedono come attori principali i “cult” nigeriani, nati nelle università nigeriane degli anni Sessanta, poi evolutisi fuori e giunti anche in Italia: hanno struttura verticistica e dalle indagini abbiamo potuto ascrivere il 416 bis, l’associazione mafiosa».
Le vittime
Black Axe, Maphite, Supreme Eiye Confraternity, Ayee sono nomi di «cult» che riempiono ormai da anni le nostre cronache; collegandoli come puntini su un foglio mostrerebbero forse un disegno più ampio, imbarazzante per un malinteso senso di correttezza politica: dibattere pubblicamente sui mafiosi nigeriani offre argomenti ai razzisti nostrani? È vero il contrario, perché le prime vittime dei «don» (i capi cultisti) sono ragazze nigeriane vendute come schiave sulla Domiziana e giovani nigeriani (i «baseball cap») ridotti a elemosinare davanti ai bar di Roma o di Milano per ripagare debiti di famiglia contratti in Nigeria.
Da Nord a Sud d’italia s’avanza così la quinta mafia (dopo Cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra e Sacra corona pugliese) con i suoi traffici milionari di cocaina dalla Colombia al Canada, la nuova eroina «gialla» spacciata nel nostro Nord-est e i capi dei capi da sempre insediati a Benin City, che resta la casa madre e sta ai «cult» come San Luca sta alle ‘ndrine. Tecnici e puristi diranno che le mafie da noi sono troppe per farne una classifica, dalla russa all’albanese, dalla cinese alla multiforme mafia romana. Proprio il commissario Lotito lamenta inoltre che la mafia nigeriana sia vista «più come un problema di ordine pubblico». Un errore di valutazione, perché nessuna nuova mafia ha la sua pervasività: mille affiliati stimati in Italia (su circa 93 mila nigeriani immigrati), almeno venti città (Torino e Bologna in testa) e dieci regioni coinvolte nella sua rete che conta in giro per il mondo trentamila affiliati in quaranta Stati.
Da Benin City a Palermo
In Italia i mafiosi nigeriani hanno imparato a muoversi strategicamente. Famosa è un’intercettazione in carcere tra due mafiosi del clan Di Giacomo sui boss di Ballarò, centro di Palermo. «Lì ci sono i turchi» (intendendo persone di colore). «Quali?». «I nigeriani... ma sono rispettosi e poi... immagazzinano» (frase che per gli investigatori avrebbe un senso preciso: i «rispettosi» nigeriani di Black Axe detengono grandi partite di droga in accordo con Cosa Nostra).
Al Sud dove le mafie autoctone mantengono il controllo militare, la mafia venuta da Benin City cerca patti, come a Ballarò. Al Nord picchia duro: nel 2017, su 12.387 reati firmati dalla criminalità nigeriana (un quinto di quelli commessi da tutti gli stranieri da noi), 8.594 avvengono al Nord, 1.675 al Centro, 1.434 al Sud, 684 nelle Isole.
Torino è teatro dell’operazione Athenaeum dei carabinieri che fotografa il legame tra Maphite e Eiye. Giovanni Falconieri sul Corriere di Torino ha raccontato di un pentito che descrive i Maphite in termini sconvolgenti: «Sono sbarcati a Lampedusa e la gente ha paura di loro... Non hanno rispetto per la vita, hanno già sofferto troppo per arrivare in Italia». Il tema degli sbarchi inquinati dalla mafia di Benin City ormai emerge. Il giudice torinese Stefano Sala, in quasi 700 pagine di ordinanza, motiva le sentenze su 21 membri di Eiye e Maphite, e accende un faro: «I moduli operativi delle associazioni criminali nigeriane sono stati trasferiti in Italia in coincidenza con i flussi migratori massivi cui assistiamo in questi anni» (...), «tra gli immigrati appena sbarcati vengono reclutati i corrieri che ingoiano cocaina».
Il racconto del pentito Gli affiliati al «cult» dei Maphite sono sbarcati a Lampedusa e la gente ha paura di loro... Non hanno rispetto per la vita, hanno già sofferto troppo per arrivare in Italia
Lo stipendio dei capi
Un «don», il capo della struttura locale, può ricevere uno stipendio di 35 mila euro ogni tre mesi. L’entità territoriale minore è la «zona», crescendo si sale al «temple» fino al «murder temple» di Benin City dove si elabora la strategia politica. Sembrano i primi verbali di Buscetta risciacquati nella globalizzazione.
Se Torino è la nostra città più permeata dalla migrazione nigeriana, Bologna è considerata «la capitale» del cultismo, lo spaccio nella centrale Bolognina e nelle periferie è da anni in mano ai Black Axe. Ma le ordinanze che si moltiplicano, con le operazioni di carabinieri e polizia, descrivono un’onda assai più lunga: Black Axe, a Palermo, 2016, sul gruppo di Ballarò; Aquile Nere, Caserta, stesso anno. Cults, a Roma, 2014. Niger, Torino 2005. Ancora Black Axe, Castello di Cisterna, Napoli, 2011.
Le schiave
«Noi siamo nate morte», raccontano le schiave nigeriane della Domiziana al sociologo Leonardo Palmisano in un libro prossimo all’uscita, «Ascia Nera». Sono «asce nere», «Black Axe», i mafiosi che promettono la morte a Palmisano, troppo ostinato nell’indagarne i traffici. I ragazzi venuti da Benin City si sentono ormai abbastanza forti per quest’ultimo, minaccioso passo. Molta acqua è passata da questo allarme del 2011: «Vorrei attirare la vostra attenzione sulla nuova attività criminale di un gruppo di nigeriani appartenenti a sette segrete... riusciti a entrare in Italia principalmente con scopi criminali». Non il delirio di un balordo xenofobo ma l’informativa dell’ambasciatore nigeriano a Roma.

da IL CORRIERE DELLA SERA del 22 ottobre 2018.Goffredo Buccini

STEVE BANNON:"L'Italia non deve uscire dall'euro ma pensare all'evasione, al sommerso e alla questione migratoria"




L'euro non è un problema ,le priorità sono altre cioè l'evasione fiscale, il sommerso ,l'immigrazione e ...dulcis in fundo...il sovranismo.Certo, vorrei sapere sia da Bannon che da Salvini visto che la pensano allo stesso modo, come si fa a volere un paese sovrano senza la sovranità monetaria e restando incatenati alla eurodittatura? E' come sperare di migliore un campo di concentramento.

L’Italia è un esperimento importante, dice lei.

«È il centro dell’universo politico».

Addirittura?

«Sì, perché state ridefinendo la politica nel ventunesimo secolo».

Steve Bannon, architetto della vittoria di Donald Trump nel 2016, ex stratega nella sua Casa Bianca, oggi presissimo dalla sua avventura politica europea, da giovane ha navigato su un Destroyer della US Navy. Parla ancora da marinaio: quelli del governo italiano, dice, si stanno facendo le loro «sea legs». Le gambe che servono a stare in piedi sul ponte quando sotto il mare si fa mosso.

In che senso?

«Ascolti, ho seguito la vostra campagna elettorale, i 5 stelle e Matteo Salvini. L’intensità, il dinamismo, l’energia, l’entusiasmo, i giovani».

Parla della capacità di innovazione in campagna elettorale?

«Non solo. Loro tiravano fuori le questioni fondamentali: la sovranità, cosa significa la cittadinanza, le migrazioni. E dopo ho visto la capacità di fare un governo che mette insieme Nord e Sud, sinistra e destra, una forza più populista e una più nazionalista. È l’equivalente americano di Trump che lavora con Bernie Sanders, si intendono su certe cose e governano insieme. È importante che gli italiani capiscano il profilo e il coraggio di Luigi Di Maio e Salvini. Amazing, incredibile».

Perché «amazing»?

«Entrambi hanno preso ruoli di governo dei quali dovranno rispondere, e non c’è politico al mondo il quale, avendo vinto, accetti che il capo del governo sia un altro. Invece si sono messi d’accordo che chi va al G7 o all’oval Office a sedersi con Trump sarà una terza persona. Un mix unico al mondo. E nessuno dei problemi che devono gestire è stato causato da loro».

Eppure ora c’è una perdita di fiducia verso l’italia. Non solo sui mercati: gli stessi italiani hanno iniziato a spostare soldi all’estero.

«Non lo definirei un collasso della fiducia. Credo si stiano facendo le loro sea legs. È un governo nuovo, stanno un po’ improvvisando. A Roma le strade saranno anche piene di buche, ma il M5S rappresenta la rivolta contro la corruzione. È una cittadinanza consapevole, che non è perfetta ma migliorerà. E sì, ci sono intoppi lungo la strada: ci saranno controversie tra il 2,4% o l’1,8% di rapporto deficit-pil e sul contenuto di quel 2,4%».

Il problema sono le dimensioni del deficit?

«No».

Lo è la composizione del bilancio?

«Penso sia sulla sostanza di quello che fanno: le pensioni, queste cose».

Troppi sussidi, mentre la manovra dovrebbe incentivare imprese e produttività?

«Nel contratto fra M5S e Lega c’erano gli elementi di un’agenda per la crescita. La flat tax è una tassa che pagano tutti, anche i ricchi. Uno dei problemi con cui dovrete fare i conti in Italia è che i ricchi, gli industriali, sono riusciti a delocalizzare in altri Paesi, a mettere via i soldi in Svizzera e a non pagare. L’italia è ricca, un Paese con una spinta imprenditoriale terrificante, artigiani incredibili. Ma pochi ingegneri. Uno dei problemi più grossi è la diaspora. Avete uno dei tassi più alti di laureati in ingegneria o scienze che se ne vanno in Germania, Gran Bretagna o Stati Uniti. Dovete fermare l’emorragia».

Pensa che ciò spieghi in parte il ritardo di crescita sul resto d’europa?

«Al 100%. Ascolti: quelli dei M5S sono sotto pressione, l’impegno sul reddito di cittadinanza l’hanno preso. E poi l’altra questione sono le pensioni. Ma troveranno una soluzione».

Sembra di capire che lei vorrebbe una manovra con meno assistenzialismo e più spinta agli «animal spirits» dell’economia.

«Apprezzo le proposte di M5S. Ma date le condizioni finanziarie dell’italia, devi fare i conti con un serie di fatti spiacevoli e uno di questi è che i mercati globali dei capitali e in particolare la Ue hanno un voto. Bisogna rendersi conto che ce l’hanno. La buona notizia è che non hanno il voto finale. Apprezzo che Salvini e Di Maio non si limitino a adeguarsi, sono pronti a resistere per gli italiani. Sul piano economico sono raffinati».

E se portassero l’italia fuori dall’euro?

«Fuori dall’euro? No, ascolti: questa roba è per un altro giorno. Nuova vita Steve Bannon è sempre più spesso in Europa dove ha seguito le elezioni italiane e ha annunciato di volersi impegnare per il fronte sovranista alle Europee di maggio Ora devono fare un bilancio che si focalizzi sulla crescita, si devono prendere cura del problema dell’economia: il capitalismo di relazione, l’evasione, il sommerso, la questione migratoria… Questo governo ha già abbastanza da fare, per ora. Devono anche pianificare le elezioni europee. Siamo lontani anni dal discutere l’euro. Quel che vogliono questi partiti è riformare la Ue. Non guardano all’uscita, puntano a un’unione di nazioni sovrane. Sono convinto che i Paesi debbano avere ciascuno la propria moneta. Ma c’è un accordo di trent’anni fa, fa parte della realtà».

Dunque il primo passo per i populisti italiani è vincere alle Europee?

«Il primo passo è un’attenzione maniacale alla situazione economica dell’italia. Ora i leader hanno capito la reazione alla manovra di bilancio. Gli italiani devono capire che in giro per il mondo ci sono leader molto duri e focalizzati. Dunque, numero uno, il governo deve aggiustare l’economia».

E numero due?

«In vista delle Europee Salvini sta diventando una figura internazionale, giusto? Tra po- co in Italia e in tutta Europa, nei bar il tema di conversazione diventeranno le Europee».

Non è un successo della Ue, essere diventata un unico spazio politico?

«Ma le gente inizierà a chiedersi cosa significa essere una nazione sovrana. Ricordatevi, la Bce e i tecnocrati volevano mettere lì (al governo, ndr) un altro tecnocrate, dicendo a due terzi degli italiani che il loro voto non conta. Ora invece arriveranno le Europee che obbligheranno gli elettori a pensare a cosa vogliono».


Cosa dovrebbero volere?

«C’è il progetto franco-tedesco, gli Stati Uniti d’europa: più integrazione, più burocrazia che detta le regole. Salvini, il leader ungherese Viktor Orbán e altri sono il contrappeso. Le Europee sono una scelta fra Stati Uniti d’europa o un’unione di nazioni sovrane».

Lei da trumpiano vuole indebolire l’europa.

«No. L’america guarda all’occidente giudeo-cristiano come a un blocco di nazioni indipendenti. Ma l’amicizia profonda con l’europa è molto solida. Pochi in America capiscono la Ue. Capiscono la Germania, la Francia, l’italia».

Che tipo di sostegno offre ai sovranisti europei?

«La possibilità di fare eventi insieme, dove la gente condivide idee. Poi faremo sondaggi in profondità, che non sono mai stati fatti nelle elezioni europee, su base nazionale, provinciale, sui segmenti sociali».

Costerà molto.

«Un paio di milioni di bucks, di verdoni. Ma ho dei donatori e ci metto anch’io dei soldi».

Donatori americani?

«No, no, europei facoltosi. Gente che ha venduto le proprie imprese o che è in là con gli anni e viene da origini operaie. Gente che vede nei populisti una voce per la gente umile, come me. Si ricordi, una delle differenze fra la politica europea e americana sono i soldi. Nelle presidenziali del 2016 sono stati spesi 4 o 5 miliardi di dollari. Salvini e Di Maio insieme non avranno speso neanche dieci milioni di euro».

Ai sovranisti europei per il voto di maggio posso fornire una «war room» e analisi dei dati per scovare gli elettori Ho donazioni di personaggi facoltosi di origine operaia che vogliono cambiare la Ue.Cosa è meglio?

«Credo al modello europeo. Ma io posso produrre analisi dei dati che individuano dove si trovano gli elettori per farli andare al voto. E posso fornire una war room a risposta rapida. Nel 2016 ne ho gestito una 24 ore su 24 per Trump: agende di cose da dire, risposte quando attaccano il candidato, gente da mandare in tivù. E l’europa non ha abbastanza discussioni alla radio, che per i conservatori in America è una cosa massiccia. Stiamo pensando anche a quello».

E i social media?

«Lì sono gli italiani che hanno da insegnare a noi».

da IL CORRIERE DELLA SERA del 22 ttbre 2018-Intervista a Steve Bannon di Federico Fubini

domenica 21 ottobre 2018

Mike Pence attacca la Cina.Guerra fredda o altro?

Risultati immagini per mike pence


Il 4 ottobre 2018 ,a Washington,mentre i senatori erano impegnati nel dibattito sulla nomina del giudice Brett Kavanaugh alla corte suprema,a pochi isolati dal congresso si verificava un evento altrettanto importante.Il vicepresidente statunitense Mike Pence,ospite all'Hudson Institute,ha pronunciato un'arringa di quaranta minuti contro la Cina.Nulla di ciò che ha detto Pence è stato casuale.E' stato piuttosto l'esito di un'intesa attività dietro le quinte e potrebbe segnare un punto di svolta nella complessa traiettoria dei rapporti tra Washington e Pechino.
Con sorprendente franchezza, Pence ha accusato la Cina di approfittare del suo potere economico, di rubare tecnologia statunitense ,di avere un atteggiamento prepotente con le aziende americane che hanno contributo alla sua crescita,di intimidire i vicini,di militarizzare il mar Cinese meridionale e di perseguire credenti."Avevamo sperato che la liberalizzazione economica avrebbe consolidato la collaborazione della Cina con noi e con il resto del mondo",ha detto Pence."Pechino ha invece scelto la via dell'aggressione economica,che a sua volta ha consolidato il suo settore militare in espansione".
Pence inoltre ha accusato la Cina di aver interferito nelle elezioni di metà mandato del 2018 e di lavorare sotto traccia per impedire al presidente Donald Trump di essere rieletto.Quest'affermazione,secondo cui il presidente statunitense sarebbe a tal punto duro con la Cina che Pechino vorrebbe sbarazzarsi di lui,è abbastanza egocentrico da poter essere respinta senza grossi problemi.Ma l'accusa di interferenze elettorali è stata solo la punta dell'iceberg.
Pence ha detto che i cinesi vogliono "interferire nella politica interna" degli Stati Uniti estraendo la loro influenza "con un sistema di premi e pressioni nei confronti di imprese,case cinematografiche,università,centri studi,accademici,giornalisti statunitensi".Non si tratta di accuse casuali.Per mesi una squadra di funzionari della sicurezza nazionale ha indagato sui modi in cui la Cina usa denaro,potrere e premi per influenzare la percezione che negli Stati Uniti si ha del paese.L'indagine ,dice chi ne è al corrente,aveva in parte lo scopo di screditare le istituzioni statunitensi che secondo il governo vengono usate dalla Cina.
Il discorso del vicepresidente statunitense Mike Pence ha suscitato in Cina molto interesse e accesi dibattiti,sopratutto sulla possibilità di considerarlo come il segnale di un fondamentale mutamento di rotta nei rapporti tra Washington e Pechino,o addirittura l'inizio di una nuova guerra fredda.Secondo la posizione più pessimistica,il discorso di Pence è un altro indicatore del fatto che gli Stati Uniti hanno finalmente gettato la maschera mostrando le loro vere intenzioni:contenere l'ascesa della Cina,proprio come hanno fatto all'inizio della guerra fredda con l'Unione Sovietica.Molti l'hanno paragonato al famoso discorso sulla cortina di ferro pronunciato nel 1946 da Winston Churcill,che avrebbe dato il via alla guerra fredda.Particolarmente preoccupante è apparsa l'enfasi con cui Pence ha detto che gli Stati Uniti sta crescendo, al di là degli schieramenti politici, una posizione comune sulla Cina favorevole a un atteggiamento piu aggressivo nei confronti della potenza asiatica.Questo farebbe pensare che, a prescindere da chi succederà a Donald Trump,l'atteggiamento aggressivo nei confronti della Cina non cambierà.Chi la pensa cosi è favorevole a provvedimenti per bilanciare possibili azioni aggressive degli Stati Uniti in un eventuale conflitto aperto.


venerdì 19 ottobre 2018

LUCA RICOLFI:"La maggior parte dei paesi europei sono usciti da tempo dalla crisi". Lo dica ai ceti medio-bassi...





Fra meno di otto mesi saremo chiamati a rinnovare il Parlamento europeo. Forse, da quando si vota per questo organismo, ossia dal 1979, questa sarà la prima volta in cui noi cittadini europei non potremo chiamarci fuori, o snobbare l’appuntamento elettorale, come, sia pure in misura diversa da Paese a Paese, abbiamo sempre fatto.
La ragione è semplice: per la prima volta, in discussione non saranno semplicemente le politiche dell’Europa, ma sarà l’esistenza stessa dell’Unione. Le recenti avanzate dei movimenti populisti, sovranisti, nazionalisti (o come preferite chiamarli) nelle più recenti elezioni nazionali, suggerisce infatti che, dopo il 26 maggio 2019, possa emergere un Parlamento in cui la maggioranza non è più detenuta dalla forze politiche tradizionali che hanno sempre retto il timone della politica euroea (socialisti, popolari, liberaldemocratici) bensì dai partiti e movimenti che osteggiano l’Europa e vorrebbero uscirne, o cambiarne drasticamente le regole.
Vale quindi la pena chiedersi che cosa non ha funzionato in Europa (sul fatto che qualcosa non abbia funzionato sono tutti d’accordo), e soprattutto se le colpe dell’Europa siano quelle che di solito le vengono ascritte: l’incapacità di proteggere i confini di terra e di mare, la mancanza di poteri del Parlamento, l’austerity in politica economica.
Sul primo punto (la protezione dei confini) credo che le critiche siano sacrosante: l’Europa ha scaricato completamente sui Paesi geograficamente critici (soprattutto Italia, Grecia, Ungheria) l’onere di gestire la pressione migratoria, alimentando in alcuni di essi l’ascesa di movimenti anti-immigrati.
Sulla debolezza del Parlamento europeo, ovvero sull’idea che il progetto degli Stati Uniti d’Europa non sia mai veramente decollato, per cui l’Europa avrebbe scelto di diventare un gigante in economia e rimanere un nano in politica, avrei invece qualche dubbio. Se è vero che uno dei fattori che ha soffocato e soffoca le economie del Vecchio continente è stata l’iper-legislazione, ossia la proliferazione di norme, direttive, regolamenti che ostacolano l’attività economica, forse sarebbe il caso di chiedersi se un Parlamento più forte, ovvero più capace di sfornare leggi a getto continuo, non avrebbe aggravato il problema dell’eccesso di regolamentazione; un problema, peraltro, che non è certo nato con la crisi, visto che Giulio Tremonti lo aveva ampiamente analizzato e denunciato in un libro del 2005
(Rischi fatali, Mondadori). Resta il punto più dolente, l’austerità. Qui l’opinione prevalente (in Italia largamente prevalente) è che ne abbiamo avuta troppa, e che la cura sia stata sbagliata, perché avrebbe ammazzato il paziente anziché guarirlo.
Su questo vorrei sollevare qualche dubbio. Non per dire che la politica economica imposta ai Paesi europei sia stata quella giusta, ma per notare alcune cose su cui troppo si sorvola.
Primo. Il debito eccessivo che ha travolto alcuni Paesi europei, e in particolare Grecia, Spagna, Portogallo, Italia, Irlanda (i cosiddetti Piigs) non è stato imposto, o favorito, o incentivato, dalle autorità europee, ma è frutto delle scelte delle classi dirigenti nazionali, che ora pretendono di liberarsi del giogo dell’Europa.
Secondo. La maggior parte dei Paesi europei, compresi quelli dell’area euro, dalla crisi sono ormai usciti da tempo, recuperando i livelli di reddito pre-2008, e in diversi casi persino incrementando il tasso di occupazione. Da questo punto di vista la tesi della «fine del lavoro», per cui le macchine ci starebbero soppiantando e la piena occupazione sarebbe irrimediabilmente un’utopia del passato, appare incompatibile con la storia recente delle economie europee, che è risultata
fallimentare in tre soli Paesi: Grecia, Italia, Finlandia.
Terzo. I Paesi europei che meglio sono riusciti a recuperare le posizioni dopo la batosta del 2009-2011 sono quelli che hanno affrontato il problema del debito pubblico più dal lato delle spese che dal lato delle entrate. Visto da questa angolatura, il problema dell’austerità non è se praticarla o non praticarla, ma se praticare l’austerità «buona», che punta sulle riduzioni di spesa per riequilibrare i conti e attenuare la pressione fiscale, o praticare l’austerità «cattiva», che aumenta le tasse senza incidere in modo sostanziale sulla spesa corrente (inutile aggiungere che quel poco di austerità che l’Italia ha praticato, peraltro solo nel 2012-2013, è stata di questo secondo tipo).
Ecco, questo è un punto su cui - a mio parere - l’Europa è stata molto carente. Non perché abbia invitato i Paesi a rimettere in ordine i conti pubblici, ma perché ha cercato di imporre l’equilibrio di bilancio in modo puramente ragionieristico, come se l’importante fosse solo contenere il deficit, e non il modo in cui lo si fa. Emblematico il caso dell’Irlanda, cui nel momento peggiore della crisi le autorità europee tentarono - fortunatamente senza successo - di imporre l’aumento della tassa societaria (la più bassa d’Europa: 12,5 per cento), senza valutare che proprio mantendola bassa l’Irlanda avrebbe potuto uscire dalla crisi, grazie al flusso di investimenti esteri indotto da un’aliquota così contenuta: in quella circostanza le classi dirigenti nazionali si rivelarono assai più sagge e lungimiranti di quelle europee.
Forse, più che prendere posizione risolutamente pro o contro l’Europa, questo dovremmo fare nei mesi che ci separano dalle elezioni europee: ripercorrere la storia di questi 40 anni per cercare, in futuro, quantomeno di non ripetere gli errori più gravi.

da PANORAMA

giovedì 18 ottobre 2018

Veltroni vuole spiegare ai giovani l'Italia ai tempi della lira. Anglotedesco gliela spiega meglio



Walter Veltroni è quello che avrebbe dovuto essere in Africa e invece è ancora in Italia a vendere libri e scrivendo scemenze.Qualche anno a Reggio Emilia chiese ad Anglotedesco per quale motivi stava riprendendo dall'inizio della sua presentazione.
Nell'intervista risponde ad Aldo Cazzullo nella maniera che rispondono tutti i globalisti e tutto il Pd partito che definisco "Destra Light", detestano il periodo prima del 1989, cioè il periodo dove il ceto medio-basso stava meglio.Risparmiava (Italia primo risparmio privato al mondo), si sposava, faceva figli,poteva fare programmi per il futuro grazie al lavoro fisso e i giovani non scappavano dall'Italia.Nel Mezzogiorno c'è sempre stato il problema della disoccupazione ma i meridionali che si trasferivano al Nord, laureati o no, trovavano tranquillamente lavoro.Questo bisogna dire ai ragazzi di 20 anni caro Veltroni.
Invece adesso è tutto il contrario di quello che ho elencato sopra.


«Alle Europee una lista aperta con il meglio della società, non divisa tra le correnti pd. E si riparta da precarietà ed ecologia». Così al Corriere Walter Veltroni, tra i fondatori del Partito democratico e primo segretario nazionale. «La sinistra — aggiunge — è evaporata in una grande nube, dove è infuriata la zuffa autoreferenziale tra chi vuole fare il Macron e chi vorrebbe fare il Corbyn».

Veltroni, lei 5 anni fa disse al «Corriere» che la crisi della democrazia avrebbe fatto emergere leadership inimmaginabili. Trump, Bolsonaro e nel loro piccolo Salvini e Di Maio le hanno dato grandi soddisfazioni.

«Non dimentichi Erdogan, che nell’impressionante silenzio del mondo sostiene che i media sono incompatibili con la democrazia. Ma non c’è proprio nessuna ragione di essere soddisfatti. L’alluvione sulla democrazia era prevedibile. Stavano accadendo una serie di cose analoghe a quelle di un altro tempo storico».

Si riferisce agli anni 30?

«Sì. La più grande e lunga recessione della storia. Crisi dei partiti, della politica, delle istituzioni. La più invasiva rivoluzione scientifica e tecnologica: qualcosa al cui confronto la macchina a vapore è uno scherzo».

Addirittura?

«I computer hanno cambiato le classi sociali, le forme di conoscenza, le relazioni tra le persone. Hanno cambiato il tempo della vita, velocizzando tutti i processi; e la lentezza della democrazia appare un ostacolo. Vuole la cultura democratica capire che è in gioco la più grande conquista di pace e di prosperità succeduta alla Seconda guerra mondiale, l’europa? E che la parola Europa oggi distingue i democratici dai nazionalisti sovranisti?».

L’Europa oggi è considerata un fattore di crisi, non di prosperità.

«A un certo punto del decollo dell’aereo Europa, sono saliti a bordo quelli che hanno cominciato ad aprire i finestrini».

A chi si riferisce?

«Il gruppo di Visegrád ha rallentato tutte le decisioni. E l’egoismo di certi Stati ha fatto il resto. Ma cosa sarebbe della nostra economia se non ci fosse la Bce? Se non ci fosse l’euro? Ora è in corso un gigantesco processo di disarticolazione dell’europa. L’esito dell’89 non è la fine della storia, il trionfo della libertà; è una riorganizzazione geopolitica al cui interno l’europa come continente e mercato unico non è contemplata».

Nel maggio prossimo l’europa vota. Come deve presentarsi la sinistra?

«La prima cosa che la sinistra deve mettere in campo è la parola Europa. Una parola che le nuove generazioni considerano naturale. Chi ha vent’anni non sa cosa siano la lira o le frontiere. Altiero Spinelli si è inventato la costruzione dell’europa guardando dalla sua finestra di Ventotene — dove l’aveva rinchiuso il fascismo — un continente in fiamme. Nulla di più utopico. Ci abbiamo messo tanto, siamo passati attraverso il Muro, Jan Palach, Franco, il terrorismo; ma ce l’abbiamo fatta. Se a maggio dovesse prevalere un fronte sovranista e nazionalista, l’europa finirà. Finirà l’euro. Dazi e muri, Europa divisa e fastidio per ogni diversità. Le ricorda qualcosa?».

Non sarà anche colpa vostra?

«Ci sono parole che la sinistra ha scordato. Parole europee come formazione, ambiente, sicurezza sociale».
Sembrano slogan da convegno.
«No. Sono i cardini del futuro. Devono diventare la nostra ossessione. I nuovi lavori richiederanno un altissimo livello di formazione. Uno Stato che investe su formazione, scuola, ricerca, produrrà forza lavoro; uno Stato che non investe produrrà povertà».

E l’ambiente?

«Sono impressionato dalla scomparsa dell’ecologia dal dibattuto politico italiano. Cosa c’è di più contrastante con l’assurdità del sovranismo nazionalista che non l’ecologia? Si guardi attorno: 12 morti a Maiorca, in Sardegna crollano i ponti, migliaia di migranti sono mossi dalla desertificazione, uragani nel Mediterraneo. Ha visto la foto dell’orso isolato sul triangolo di ghiaccio? È la nostra immagine, la nostra metafora. Noi, a differenza dell’orso, dovremmo capirlo che ci si sta sciogliendo il mondo intorno. Ma il tema viene rimosso o contrastato. Ci sono città che andranno sott’acqua, e noi facciamo dei tweet».

La gente non pensa allo scioglimento dei ghiacci, pensa al lavoro che non trova, al conto in rosso, ai servizi che mancano.

«Pensi quanto lavoro vero darebbe la riconversione ecologica dell’economia. Il lavoro è di nuovo il dramma del nostro tempo. Dalla crisi del ’29 si uscì con il New Deal. E oggi? Non basta erogare fondi, bisogna contrastare la principale minaccia alla qualità della vita: la precarietà. Vuole la sinistra aggredire questo tema? Capire che bisogna creare nuove condizioni di sicurezza sociale? La manifestazione del Pd si intitolava “l’italia che non ha paura”. Bene, l’italia che non ha paura deve parlare all’italia che ha paura. Non penso ai timori suscitati dalle campagne organizzate scientificamente per la diffusione della paura. Sto parlando della paura che c’è in ogni casa: perdere il lavoro, non trovarlo, girare in città dove ci sono più saracinesche chiuse che aperte. Formazione, ambiente, sicurezza sociale: ecco le cose con cui la sinistra potrebbe andare in controtendenza, senza avere paura di essere se stessa. E rilanciando l’idea di una democrazia che decida, veloce, trasparente».

Le riforme istituzionali sono state bocciate dal 60% degli italiani.

«Non è stato bocciato il tentativo di riformare le istituzioni, ma il modo in cui lo si è presentato. Gli italiani non sarebbero contrari a una riforma per cui si danno tempi certi per approvare o respingere una legge, si riduce il numero dei parlamentari, si fanno vivere organismi diffusi di partecipazione. Nelle scuole. Nelle fabbriche. E nei consigli d’amministrazione, dove i lavoratori dovrebbero essere rappresentati».

Da Cacciari a Calenda, si è parlato di presentare alle Europee un fronte che vada da Macron alla sinistra.

«Se è una lista europeista aperta, guidata da personalità indipendenti e autonome, che raccolga insieme con il Pd tante energie della società, la mia risposta è sì. I capilista non devono essere divisi tra le correnti del Pd, ma scelti nel meglio della società italiana. A Strasburgo andavano Bruno Trentin, Giorgio Napolitano, Elena Paciotti, Giorgio Ruffolo, e qualche anno prima Alberto Moravia e Altiero Spinelli. Apriamo porte e finestre; la gente verrà. La domanda di politica e di sinistra c’è. È l’offerta che manca».

Ci spieghi meglio che tipo di lista ha in mente.

«Una lista che assomigli a come immaginavo il Partito democratico: un luogo cui persone, associazioni, movimenti, gruppi potevano aderire, restando se stessi. Le primarie dovevano servire a sintetizzare tutto questo. Poi il Pd è stato prosciugato e occupato dalle correnti; e il meccanismo delle primarie ne ha sofferto».

Lei sosterrà Zingaretti o Minniti?

«Sono anni che non sostengo un candidato. Sostengo un’idea di movimento democratico in Italia, vitale oggi. E credo che questo debba avvenire con una radicale discontinuità e una sincera e inedita unità che persone come Zingaretti, Minniti e Richetti possono insieme garantire. Quando sento dire più volte l’espressione “me ne frego” o “chi si ferma è perduto”, e non nell’accezione dantesca ma in quella ducesca, ripeto a me stesso che le parole contano, che dietro le parole ci sono i fatti. A Lodi i bambini immigrati mangiano in una stanza diversa da quella degli altri bambini. Sono cose enormi. Se non daremo una risposta all’altezza, domani ci sembrerà normale quello cheLa sinistra parli all’italia che ha paura. Si discusse perché ripresi la frase di don Milani «I care»: il contrario di «me ne frego» Ecco la differenza tra noi e la destra oggi non lo è. I precipizi della storia sono cominciati scendendo gradini, non cadendo in un vulcano. E un giorno i libri di storia scriveranno che, di fronte a tutto questo, a sinistra la parola più pronunciata era “candidatura”».

Cos’è oggi la sinistra?

«Anni fa si discusse perché in un congresso avevo fatto scrivere il motto di don Milani, “I care”: il contrario di “me ne frego”. Ecco la differenza tra sinistra e destra. Oggi la sinistra ha perduto questa intensità, questa capacità di condividere il dolore degli altri. La sinistra dovrebbe essere terra e cielo. Terra: stare nel territorio, nei quartieri, nelle fabbriche, nelle università; condividere e farsi carico del dolore sociale. Cielo: i valori, le grandi idee, i pensieri lunghi, le cose per le quali ciascuno di noi ha deciso di impegnarsi nella vita pubblica. Ma invece di stare in terra e in cielo, la sinistra è evaporata in una grande nube, dove è infuriata la zuffa autoreferenziale tra chi vorrebbe fare il Macron e chi vorrebbe fare il Corbyn».

I 5 Stelle si divideranno?

«I dirigenti non credo. Ma nel loro elettorato c’è malessere.
Elettori di sinistra che li hanno votati li ritrovano in un governo il cui capo è Salvini, che sta tradendo tutte le loro promesse elettorali su Ilva, Tap, condono fiscale... E poi il fastidio per le autonomie istituzionali, cardine della democrazia, che o obbediscono o devono tacere».

Si tornerà a votare presto?

«Hanno promesso tutto a tutti. Salvini sa benissimo che le promesse mirabolanti non si tradurranno in realtà: che 500 mila migranti non saranno cacciati e che la povertà non sarà abolita. In quel momento chi appariva contro il potere apparirà il potere. E questo rischia di avvenire nel cuore di una tempesta finanziaria di cui si stanno incoscientemente creando le condizioni. Non escludo che allora si torni a votare. La Lega cercherà di sfruttare l’onda che le promesse hanno suscitato. E il Pd dovrà decidere con chi coalizzarsi».

Scusi, lei non era quello della vocazione maggioritaria?

«Lo sono, non lo ero. La vocazione maggioritaria si declina però in un modo corrispondente al tempo; altrimenti rimane la vocazione minoritaria in cui siamo precipitati. Oggi il Pd deve aprire se stesso e cercare alleati: alla sua sinistra, tra gli ecologisti, nel pensiero liberale, nel cattolicesimo democratico».

da IL CORRIERE DELLA SERA del 18 ottobre 2018.Intervista a Walter Veltroni di Aldo Cazzullo

mercoledì 17 ottobre 2018

Il reddito di cittadinanza sarà una fregatura? Vedremo se avrà ragione Fausto Carioti di Libero


Vedremo se Fausto Carioti avrà ragione nel dire che il reddito di cittadinanza sarà un enorme presa in giro.Non ho mai detto che è inutile visto quello che andremo incontro in futuro con il 47% dei lavori che spariranno e milioni di disoccupati in più,ma fatto in questo comodo accontenta solo la dittatura neoliberista.

Ha detto che il reddito di cittadinanza sarà di 780 euro, invece saranno 80 euro a povero Ha giurato che l’obolo andrà agli italiani, tuttavia lo riceveranno pure gli stranieri residenti qui da 5 anni ●In campagna elettorale annunciò: chiudo l’Ilva e fermo il gasdotto. È accaduto il contrario Nel contratto ha scritto: taglio le pensioni sopra 5.000. La cifra ora è 4.500
Certe bugie di Luigi Di Maio saranno evidenti solo tra qualche mese, dopo le elezioni europee. È il caso delle stime di crescita economica inverosimili che ha ordinato a Giovanni Tria di mettere nero su bianco, in modo da fare apparire - finché si potrà - i conti pubblici meno disastrosi di quello che saranno. Altre truffe, invece, sono lampanti già oggi.
Le più grosse riguardano il reddito e la pensione di cittadinanza. Ieri il governo ha fatto sapere alla commissione europea che il prossimo anno i due interventi costeranno circa 6,5 miliardi di euro. (...)
(...) A questi vanno aggiunti i 2,5 miliardi già stanziati per il Rei, il reddito di inclusione voluto dal Pd, che sarà abolito per fare posto alle nuove misure. Il totale fa 9 miliardi. Tale somma dovrà garantire che «nessun cittadino abbia un reddito mensile inferiore ai 780 euro, che crescono in base al numero dei componenti della famiglia», e che le pensioni minime siano «aumentate fino a 780 euro, con una differenziazione tra chi è proprietario di un immobile e chi non lo è».
Resta solo da capire se la fregatura sarà a danno di chi incassa la prebenda o di chi la paga. Secondo Giuseppe Conte il reddito di cittadinanza «contribuirà a sollevare dalla soglia della povertà oltre 5 milioni di persone», alcune delle quali partono da zero, e dovranno incassare dunque la somma intera. I pensionati che oggi ricevono un assegno inferiore a 780 euro, e che da gennaio avranno diritto all’integrazione, sono invece 4,5 milioni. Almeno 9 milioni e mezzo di italiani, quindi, dovranno spartirsi 9 miliardi di euro, e ciò significa che per ognuno di loro lo Stato mette a disposizione, in media, 947 euro l’anno, ovvero appena 79 euro al mese.
Dunque, delle due l’una: o il governo sta turlupinando i contribuenti, e dopo le elezioni europee presenterà loro un conto di gran lunga superiore a quello prospettato, oppure sta mentendo a disoccupati e pensionati poveri, che avranno molto meno di quanto promesso. Lo scarto tra annunci e realtà è talmente grande che probabilmente finiranno gabbati tutti. In ogni caso, la fregatura è matematica.

IL CONTRATTO? NON VALE PIÙ

E non è nemmeno l’unica legata al sussidio di nullafacenza. La storia era iniziata con Di Maio che tranquillizzava Matteo Salvini: «Il reddito di cittadinanza andrà solo agli italiani». Frase ripetuta tre giorni fa, durante la trasmissione televisiva Domenica Live, dopo che lo stesso grillino aveva annunciato che ne avrebbero goduto pure gli stranieri «residenti in Italia da dieci anni». Ieri, nei documenti inviati dal governo a Bruxelles, la sorpresa: dell’assegno «possono beneficiare i maggiorenni residenti in Italia da almeno cinque anni, disoccupati o inoccupati (inclusi pensionati)». E questo allarga ulteriormente il numero dei non italiani aventi diritto all’assegno finanziato dai fessi che lavorano.
Regalare soldi costa e con l’indebitamento non si può fare tutto. Un antipasto del trattamento che sarà inflitto a milioni di contribuenti è già stato messo in cantiere per i pensionati. Ricordate il «contratto» di governo? «Per una maggiore equità sociale», vi si leggeva, «riteniamo altresì necessario un intervento finalizzato al taglio delle cosiddette pensioni d'oro, superiori ai 5.000,00 euro netti mensili, non giustificate dai contributi versati». Si è rivelato anch’esso una bugia. Si è scoperto che la ricostruzione del monte contributi è impossibile per molte categorie di pensionati, inclusi gran parte di quelli pubblici, ma questo non ha fatto cambiare idea a Di Maio. Il quale, anzi, ha preteso di abbassare la soglia: l’intervento riguarderà gli assegni sopra i 4.500 euro netti al mese.
Nelle intenzioni del governo dovrà fruttare un miliardo di euro in tre anni, ma dall’Inps hanno già fatto sapere che il guadagno per lo Stato sarà «inferiore ai 150 milioni l’anno». Anche per questo i Cinque Stelle avevano accarezzato l’idea di calare ancora di più l’assicella, penalizzando con un decreto chi riceve un assegno superiore ai 3.500 euro: almeno in tale occasione, la Lega li ha fermati.

QUANDO IL DANNO È FATTO

Il vicepremier e il suo partito hanno mentito sull’Ilva. Ne era stata promessa la chiusura e i suoi dipendenti avrebbero dovuto essere «convertiti» per bonificare l’area e svolgere non meglio precisati «ecolavori che permettano a Taranto di sollevarsi dal punto di vista del turismo e dei prodotti agroalimentari» (Di Maio dixit). Dopo una manfrina durata mesi, lui stesso ha siglato un accordo ricalcato su quello raggiunto dal suo predecessore Carlo Calenda.
Copione identico sulla Tap, il gasdotto progettato per unire le sponde azere del Mar Caspio con quelle pugliesi. La chiusura dei cantieri in Salento faceva parte degli impegni assunti dal M5S con gli elettori locali, ribaditi a settembre dal ministro dello Sviluppo economico: «Non si può prescindere dal dialogo con le comunità ed è inutile pensare di fare un’opera senza discutere col sindaco e i cittadini».
Ovviamente il gasdotto si farà. «Abbiamo le mani legate dal costo troppo alto che dovremmo far pagare al Paese» in caso di annullamento dell’opera, si è giustificata la grillina Barbara Lezzi, ministro per il Sud. La cosa era nota già prima delle elezioni, così come si sapeva dell’impossibilità di chiudere l’Ilva e come oggi si sa che 9 miliardi non bastano a dare 780 euro al mese a quasi dieci milioni di italiani. Ma anche in questo caso fingeranno di scoprirlo in ritardo, quando avranno preso i voti e il danno all’Italia sarà stato fatto.

da LIBERO del 17 ottobre 2018-Fausto Carioti

martedì 16 ottobre 2018

STAMPA ESTERA.Juncker è pronto a respingere la manovra dell'Italia

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Nelle prime ore del mattino, l'Italia ha minacciato inviando un progetto di bilancio alla Commissione europea che infrange le regole comunitarie . I colloqui delle ultime settimane tra Bruxelles e Roma non hanno dato i loro frutti e l'esecutivo dell'UE ora si trova di fronte a un terreno sconosciuto: quello di restituire i conti a un paese membro dell'UE. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha avvertito martedì il governo di Giuseppe Conte che i suoi resoconti violano le regole stabilite dal patto di stabilità e crescita e lo esortano a rispettare le regole, che indicano l'intenzione di Bruxelles per riportare il progetto a Roma per farlo modificare.
L'esecutivo della coalizione del Movimento 5 Stelle e la Lega ha ignorato gli avvertimenti che il Vicepresidente Valdis Dombrovskis e il Commissario dell'Economia Pierre Moscovici lo avevano spostato oralmente e per iscritto. La Commissione aveva concordato con la seconda economia più indebitata nella zona euro un aggiustamento strutturale dello 0,6% del prodotto interno lordo (PIL). Invece, il progetto ha mantenuto la sfida di collocare l'obiettivo di deficit al 2,4% per il prossimo anno.

In un incontro con i media italiani, Juncker ha continuato a discutere tra la mano tesa e la forza.Il presidente della Commissione europea ha dichiarato: "Le finanze pubbliche italiane mi preoccupano molto, ma non abbiamo pregiudizi. Discuteremo con i nostri amici italiani nello stesso modo in cui facciamo con gli altri paesi membri, non ci sono pregiudizi ".
Tuttavia, fino ad ora i negoziati sono stati solo naufragati. E Bruxelles non vuole in nessuna circostanza che l'Italia possa diventare un precedente a cui altri governi populisti che in futuro vogliono emulare possono aggrapparsi. Lo stesso Juncker ha avvertito in una conferenza a Friburgo (Germania) all'inizio di questo mese che se tutti i paesi decidessero di intraprendere questa strada sarebbe "la fine dell'euro".
Il presidente dell'esecutivo della comunità non è solo in quella battaglia con l'Italia. I restanti 18 paesi della zona euro hanno chiuso con la Commissione nell'ultimo Eurogruppo e, uno dopo l'altro, hanno ripetuto lo stesso avvertimento: "Le regole devono essere rispettate e sono uguali per tutti". "Se accettiamo tutto ciò che il governo italiano propone, avremo reazioni contrarie da altri paesi dell'eurozona", ha aggiunto Juncker, che ha definito "stupidità" l'accusa di essere ostile all'Italia.
Conte potrebbe essere la prima reazione ostile degli altri paesi membri della moneta unica questa settimana. Giovedì a mezzogiorno gli stati dell'UE parteciperanno a un vertice dell'euro. Fonti ufficiali del Consiglio assicurano che il caso dell'Italia non è all'ordine del giorno. Ma nemmeno nell'ultimo Eurogruppo, finché Francia e Paesi Bassi non hanno chiesto spiegazioni al ministro delle finanze, Giovanni Tria.
L'Italia potrebbe ricevere un rimprovero da parte di diversi leader europei, specialmente quelli dei paesi nordici. Tuttavia, le fonti diplomatiche sperano che la discussione sarà parcheggiata fino all'Eurogruppo di novembre, quando la Commissione ha già restituito il progetto a Roma da modificare . Ad alcuni paesi come la Francia, aggiungono, non importa che la discussione si discosti dagli obiettivi del vertice: avanzare nella riforma dell'euro per raggiungere un accordo nella riunione di dicembre.
Parallelamente, la Commissione europea sta entrando in territorio sconosciuto fino ad ora. Da oggi hai una settimana per chiedere all'Italia di chiarire tutti i tuoi dubbi sui tuoi budget. Se Bruxelles ritiene che i conti non siano conformi agli standard europei - come ha indicato Juncker questo martedì - dovrebbe chiedere che li rifaccia prima del 30 ottobre. L'Italia avrà quindi due opzioni: aderire alle richieste della Commissione o continuare il suo progetto. Se rifiuta o non risponde, Bruxelles avvierà la procedura per mettere l'Italia nel braccio correttivo per il suo alto debito. E il rifiuto conta come un argomento per farlo.

lunedì 15 ottobre 2018

CAMBIAMENTI CLIMATICI.Cento milioni di persone verso l'Europa

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Il cambiamento climatico è una minaccia alla sopravvivenza della specie umana.Può sembrare un'affermazione assurda o allarmistica,dato che anni di crescita senza precedenti ci hanno portato a convincerci che non ci sono catastrofi insormontabili.L'ultimo rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) afferma che abbiamo poco più di una decina di anni per cambiare radicalmente le nostre economie se vogliamo mantenere gli effetti del riscaldamento già in corso entro livelli gestibili.Per raggiungere questo obiettivo tutti i paesi del mondo dovrebbero rispettare gli impegni più ambiziosi dell'accordo di Parigi sul clima, evitando che la temperatura media globale aumenti di più di 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali.Un aumento di appena mezzo grado superiore,fino a due gradi,avrebbe effetti molto peggiori.La scomparsa delle piante,in particolare la deforestazione delle regioni tropicali,è doppiamente pericolosa,perché trasforma aree che assorbono anidride carbonica in aree che la producono.Ma questo è solo uno dei molti punti critici che potrebbero portare a un'improvvisa e violenta accelerazione del cambiamento climatico dovuta a una serie di processi e reazioni a catena.
Questi elementi rendono molto credibile l'ipotesi che finiremo per avere un riscaldamento di tre o quattro gradi,o anche maggiore.Le conseguenze sarebbero terribili su tutto il pianeta,e nessun luogo sarebbe risparmiato.Centinaia di milioni di persone potrebbero morire a causa della siccità,delle inondazioni,della scomparsa delle specie marine dovute all'acidificazione degli oceani e probabilmente dello sconvolgimento dei cicli metereologici a lungo  termine da cui dipende l'agricoltura mondiale.Queste persone non aspetteranno il loro destino.Tra i punti critici che non possiamo prevedere in dettaglio c'è la prospettiva di ondate migratorie senza precedenti nella storia,con intere popolazioni costrette a scegliere tra morire e fuggire che andranno in cerca di terre dove vivere.Le ripercussioni politiche e militari non saranno certo trascurabili.

domenica 14 ottobre 2018

Patetico editoriale di Aldo Grasso su Diego Fusaro.Questo è il giornalismo italiano



Qualche ora fa, come quasi tutte le domeniche , ho acceso il computer per leggere i quotidiani online gratis, ci tengo a precisarlo e mi dispiace se vi offendete ma a voi non do un euro.Per carità, non scarico programmi illegali per leggerli ma mi sono semplicemente iscritto ad una biblioteca civica.Bene, ho trovato questo editoriale di Aldo Grasso, giornalista famoso ma che non mi ha mai appassionato perchè tratta argomenti insignificanti.Giudizio? Veramente patetico.Questa giornalista Aurora è una fake e poi le tante bugie su Fusaro che Aldo grasso fa passare come uomo di destra mettendogli in bocca cose che non ha mai detto, tipo Onore e Patria.Bisogna sempre ricordare che i Partigiani hanno lottato propria per la nostra patria, oggi sarebbero visti come dei criminali dalla sinistra neoliberista.
Come scrivevo nel post di venerdi, quando uno dice una cosa giusta gli faccio i complimenti, quando sbaglia lo critico ma anglotedesco non si schiera mai con nessuno.Diego Fusaro lo critico perchè partecipa spesso a trasmissioni idiote, Gramsci non si azzarderebbe mai ad accontentare Cruciani e Parenzo ma con questo non vuol dire che il filosofo torinese di origini pugliesi deve essere reso di mira in questo modo.
Qualche anno fa pensavo che non esistessero giornali e televisioni peggiori di quelle berlusconiane per offendere una persona.Bene, la Rai ,la 7 e i giornaloni in mano a colossi bancari e multinazionali, stanno facendo di peggio.


da IL CORRIERE DELLA SERA del 14 ottobre 2018.Aldo Grasso

Anche le fidanzate dei filosofi scherzano. Diego Fusaro, il teorico sovranista della turbosupercazzola, ne ha una. Vedendolo sempre nei talk show (categoria «personaggi originali»), sapendolo sempre impegnato in convegni legastellati o di Casapound, cogliendo l’eco del suo attivismo su Facebook, stupisce non poco che abbia tempo per una fidanzata. Ma c’è. Si chiama Aurora Pepa e fa la giornalista. Intervistata dal programma «La Zanzara», ha voluto prenderci in giro: «Lui legge sempre Hegel e basta. Non abbiamo mai fatto l’amore… La nostra giornata tipo è questa: lui si sveglia, si mette a studiare, io cucino per lui, pulisco per lui, stiro le sue camicie. Sottomessa? Sì, esatto. È davvero così, davvero legge sempre Hegel». Nel pensiero di Fusaro si mischiano valori di destra (patria, onore, famiglia, eticità) e idee di sinistra («diritti sociali, dignità del lavoro, socialismo democratico»), una supercazzola con scappellamento che si esalta nell’avversare «l’uso criminale della lingua inglese», «il nuovo mito omosessualista, transgenderista e post familiare» e «il turbocapitalismo apolide». Adesso si mischia anche la quota genio della sua fidanzata. Il fine di un turboscherzo, anche se nasce dalle fonti nascoste del pensiero hegeliano e da troppa esposizione in tv, non è di degradare i creduloni, ma di ricordarci che certe intelligenze impoveriscono sempre quello che toccano.

venerdì 12 ottobre 2018

Banzato (Federacciai):"Gli stranieri vanno formati a casa loro"



La siderurgia italiana conferma la crescita sia sul piano dei volumi che della redditività, trainata dai settori utilizzatori, ma lancia l’allarme sulle competenze per un settore che sta investendo massicciamente in Industria 4.0. «C’è un gap preoccupante, sia in termini di qualità che di reperibilità» ha detto ieri il neopresidente di Federacciai Alessandro Banzato durante l’assemblea dei soci che l’ha eletto alla guida per i prossimi 4 anni, aggiungendo che l’associazione sta pensando a un progetto pilota per formare operai extracomunitari da fare rientrare in flussi di immigrazione controllata.
Nei primi otto mesi dell’anno la produzione italiana di acciaio ha superato i 16 milioni di tonnellate, in aumento del 3,4% sullo stesso periodo dell’anno precedente; per l’ultima parte dell’anno ci si attende un leggero rallentamento, «ma è verosimile - ha detto Banzato - prevedere che comunque chiuderemo il 2018 con una crescita superiore al tre per cento».
Il quadro congiunturale è positivo, inserito in una stagione di risveglio dell’m&a in Italia (una ventina le operazioni negli ultimi tre anni), seppure con qualche punto interrogativo sul piano dell’equilibrio dei costi delle materie prime e delle turbolenze nel commercio internazionale, in particolare legate al pronunciamento definitivo della Commisione europea sulle misure di salvaguardia legate ai dazi Usa.
Alla luce di questo contesto, al centro delle riflessioni del neopresidente c’è ora il tema della sicurezza e dell’ambiente, ma soprattutto delle risorse umane. «La stagione dei prepensionamenti, associata alle carenze del sistema educativo tecnico, ha prodotto un gap generazionale e di competenze preoccupante, cui si aggiunge il calo demografico» ha spiegato Banzato. Secondo un recente sondaggio dell’Associazione industriale bresciana citato dal presidente, «la maggior parte delle imprese che occupa extracomunitari si dichiara soddisfatta del loro lavoro»; per questo motivo «l’immigrazione non va subita, ma controllata e gestita in connessione con le esigenze del mondo produttivo. Stiamo verificando - ha annunciato - la fattibilità economica di un progetto che punti a istituire un presidio pilota in Africa per professionalizzare le persone che poi potrebbero rientrare in un flusso di immigrazione controllata e mirata al fabbisogno reale delle persone. Sintetizzato in uno slogan: formiamoli a casa loro». Ancora non esiste una short list delle nazioni che potrebbero ospitare la sperimentazione, ma tra le prime destinazioni ipotizzate c’è la Tunisia.
Il presidente ha poi salutato con favore la risoluzione dei due casi più critici degli ultimi anni per l’ex acciaieria di stato, quelli di Ilva e di Aferpi (ex Lucchini). «Su Ilva ha prevalso il buon senso – ha detto Banzato –, ora è in ottima mani, ma non dobbiamo dimenticare che prima era in mani italiane; non dobbbiamo dimenticare l’inizio disgraziato della vicenda, con due Governi che hanno agito in spregio dei principi della proprietà privata, danneggiando tutti gli azionisti dell’Ilva spa». Positiva anche la soluzione Jindal su Aferpi, ma «non posso ancora dare un giudizio sul piano industriale - ha spiegato -, che mi sembra ancora in fase di verifica, come è normale che sia».
Il crollo del ponte Morandi ha riportato d’attualità il tema delle infrastrutture. «Lo diciamo da sempre - ha detto Banzato -: vanno rilanciate in modo serio con un imponente piano di investimenti, reso a questo punto più necessario per le messa in sicurezza e il rifacimento di troppe opere vetuste». Dello stesso avviso il vicepresidente di Confindustria Stefan Pan, che ha chiuso i lavori dell’assemblea: «la politica infrastrutturale - ha detto - ha seri problemi di funzionamento. Nel nuovo Def gli investimenti sono in calo, con le promesse di rilancio spostate a fine legislatura».

da IL SOLE 24 ORE del 12 ottobre 2018-Matteo Meneghello

In Germania prima gli immigrati istruiti

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La coalizione al governo in Germania ha trovato un accordo sulla riforma della legge sull'immigrazione.Le nuove norme favoriranno l'arrivo dei lavoratori qualificati necessari all'industria tedesca e scoraggeranno gli extracomunitari senza un'istruzione avanzata."Non vogliamo nessun immigrato non qualificato dai paesi esterni all'Unione europea", si legge nell'accordo secondo la Deutsche Welle.Nella bozza non è stata inclusa una clausola richiesta dall'Spd che avrebbe permesso di restare in Germania ai richiedenti asilo il cui domanda è stata respinta,ma che sono "integrati nella società tedesca".

ANGLOTEDESCO:ho aperto questo blog per non stare da nessuna parte, per far capire che non seguo nessun gregge.Posso criticare o elogiare senza guardare la casacca che indossa.
Ho criticato e continuerò a criticare questo governo gialloverde, ma siamo obiettivi:Matteo Salvini quando dice queste cose viene massacrato.Queste riforme le fa la Germania...tutti zitti

giovedì 11 ottobre 2018

Anche Claudio Borghi contro i giudici di sinistra...

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Tutti contro i giudici quando beccano loro.Ma uello che più mi da fastidio di Borghi è la poca voglia di uscire dall'euro.Quand'è che farà una conferenza stampa dove spiega come si esce dall'euro? A Byoblu 5 anni fa diceva che si può uscire dalla moneta unica senza subire danni....


Il presidente della commissione Bilancio della Camera è in vena di battute, eppure non ha ancora digerito la sentenza con cui la Cassazione ha confermato la multa di 15.500 euro che la Banca d’italia gli aveva inflitto nel 2014, quando era nel Cda di Banca Arner: «Carenze nell’erogazione e nel controllo del credito». Borghi aveva fatto ricorso «per principio», convinto di aver subìto disparità nel trattamento sanzionatorio. Ma gli «ermellini» gli hanno dato torto, facendogli versare nelle casse di Via Nazionale anche 2.500 euro di spese legali.

Deluso?

«No, è solo una multa per irregolarità amministrative, del tutto ingiustificata e che ho pagato da tempo. Eravamo tutti nella stessa condizione, ma il relatore era di Magistratura democratica e mi ha dato il benvenuto in politica. La legge non è uguale per tutti».

Ha il dente avvelenato?

«È un’ istituzione benemerita. In passato ho avuto molto da dire contro la Banca d’italia e anche ora penso che dovrebbero fare autocritica per i gravi errori commessi».

Quali errori?

«Aver consentito il disastro di Montepaschi, la sua condanna a morte con l’acquisto di Antonveneta. Hanno pensato bene di multare me per un credito andato a buon fine, mentre dormivano sulle banche che fallivano. Non hanno fatto le barricate contro il Bail In e ora il problema di tutto è la Lega che vuole cambiare la legge Fornero?».

I soldi per smantellarla non bastano.

«È curioso, se a dirlo è una istituzione che ha la funzione di creare il denaro. Per salvare le banche ai tempi di Monti sono saltati fuori 60 miliardi, perché per le pensioni i soldi non ci sono? Non è che dopo dieci milioni di voti rinunciamo a una promessa elettorale perché lo dice la Banca d’italia. Ha ragione Di Maio, perché non si candidano?».

Salvo miracoli la manovra sarà bocciata dalla Ue. Avete preso le contromisure?

«Ci aspettiamo la bocciatura, ma siamo attrezzati. E speriamo che gli altri Paesi, a cominciare dalla Francia, prendano atto che la casta dei tecnocrati è vecchia, sta assumendo le parvenze di una antica religione tribale».

Con chi ce l’ha?

«Con i sacerdoti della Ue. Soggetti come Dombrowski e Moscovici, che predicano i sacrifici promettendoti la ricompensa e mettendo i tabù. Se lo stregone ti dice che non puoi entrare nella capanna altrimenti cade il fulmine, tu gli porti in dono l’agnello o il pollo, ma un giorno qualcuno scopre che la divinità cattiva era in realtà il Mago di Oz».

Fuor di metafora?

«Dietro la maschera della divinità spaventosa che ti punisce c’è l’ex premier del Lussemburgo, Juncker. Ma sono finiti, sconfitti dagli elettori e dai loro stessi partiti».

INTERVISTA A CLAUDIO BORGHI DI MONICA GUERZONI dal Corriere della Sera dell'11 ottobre 2018