Anglotedesco

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venerdì 30 novembre 2018

François Villeroy de Galhau (Banca di Francia):"L'euro rafforza l'Italia". Ma dove !?!



In Italia abbiamo una setta che è molto peggiore di Scientology ed è quella dei giornalisti ebrei.Continuano a martellare la gente sul fatto che il problema sono i politici e dobbiamo rispettare le dure leggi delle banche e della finanza tagliando tutto quello che c'è da tagliare per avere i conti in regole.Il fatto che Giovanni Floris inviti Elsa Fornero in quasi tutte le puntate di DIMARTEDI ne è la prova.
Uno di questi banchieri spietati è il presidente della Banca di Francia François Villeroy de Galhau.Sull'Italia non ne ha azzeccata una.Grazie all'euro gli italiani hanno avuto più potere d'acquisto.Palle.Prima dell'euro l'Italia aveva il primo risparmio privato al mondo dove anche il ceto medio-basso aveva un lavoro stabile e riusciva a risparmiare.Con la moneta unica, si è tutto capovolto.Siamo finiti tra i P.I.I.G.S
I giornalisti ebrei questi non te lo dicono.


L’Italia e la Francia condividono una cultura, una storia, delle istituzioni. Ma i nostri due paesi hanno anche creato insieme una moneta. L’euro compie vent’anni. La nostra creatura ha raggiunto l’età adulta e deve affrontare un mondo segnato da crescenti incertezze geopolitiche, in parte legate a un nuovo posizionamento degli Stati Uniti, e numerose sfide: i flussi migratori, il cambiamento climatico, la rivoluzione digitale o l’invecchiamento della popolazione.
In questo mondo turbolento, l’italia ha molti punti di forza. La creatività dei suoi imprenditori è ampiamente riconosciuta, è la seconda forza industriale dell’area euro, le esportazioni sono in aumento, l’indebitamento privato è inferiore alla media dei vicini europei...
Tuttavia, l’italia ha un tasso di crescita inferiore a quello dei partner europei (0% nel terzo trimestre 2018) e un tasso di disoccupazione elevato, soprattutto tra i giovani. Si è tentati di attribuire all’euro la colpa di questi problemi. Invece, l’euro fa parte delle soluzioni. Dei suoi undici membri fondatori, l’italia e la Francia sono stati i primi a volere ardentemente l’euro nel 1999. Con la moneta unica, la Francia e l’italia hanno un peso decisionale ben maggiore rispetto all’epoca del franco e della lira, quando le nostre politiche monetarie dovevano sostanzialmente adeguarsi a quella tedesca e l’unico strumento a nostra disposizione era quello, depauperante, della svalutazione.
In seguito, la moneta unica ci ha portato dei benefici economici innegabili. In primis, una maggiore stabilità dei prezzi, che ha preservato il potere d’acquisto delle famiglie: l’inflazione è diminuita nettamente in Italia, dall’8% in media nei vent’anni precedenti l’euro, a meno del 2% nell’ultimo ventennio. Poi, grazie al calo nettissimo dei tassi d’interesse, prestiti più vantaggiosi per gli Stati, le famiglie e le imprese: lo spread dell’italia e della Francia rispetto alla Germania si è più che dimezzato rispetto al periodo in cui c’era il mercato unico senza la moneta unica (1986-1992). Di conseguenza, i cittadini sono molto legati alla moneta unica e questo sostegno popolare, ovunque, è uno dei più grandi successi dell’euro.
Ma, soprattutto, la moneta unica è il frutto di un sistema originale che unisce i diciannove paesi dell’area euro: un’unione in cui la politica monetaria è condivisa e le altre politiche economiche sono decentralizzate. Tramite il mandato che gli è stato conferito democraticamente, il Consiglio direttivo della Bce, sotto la presidenza di Mario Draghi, deve avere una sola bussola per la politica monetaria: la stabilità dei prezzi in tutta l’area euro, con un’inflazione a medio termine inferiore ma prossima al 2%. È così che la politica monetaria contribuisce alla crescita sostenibile, stabilizzando il ciclo economico e garantendo tassi d’interesse moderati. Se questa politica monetaria ha potuto, dal 2012, contribuire L’intervento François Villeroy de Galhau, 59 anni, è governatore della Banca di Francia dal primo novembre 2015. È anche membro del consiglio direttivo della Bce,. Ieri ha partecipato a Roma a una conferenza ospitata dall’università Luiss alla riduzione della “frammentazione” del mercato dei capitali che penalizzava l’italia, tanto meglio; ma non può essere condotta a beneficio di un solo paese in particolare, che sia la Germania, la Francia o l’italia.
Le politiche di bilancio e strutturali sono invece di competenza dei singoli Stati. È una buona notizia per la democrazia in ogni paese; ma la contropartita di questa decentralizzazione è, naturalmente, il rispetto delle regole che abbiamo stabilito insieme, tra cui il Patto di stabilità e di crescita.
In qualità di banchiere centrale di un paese amico, non tocca evidentemente a me pronunciarmi sulle scelte italiane. Ma il rispetto di queste regole è anche nell’interesse nazionale dei nostri due paesi. Se deficit e debito pubblici fossero la chiave della crescita, la Francia e l’italia sarebbero le prime della classe in Europa: purtroppo non è così. L’effetto positivo degli stimoli di bilancio sulla crescita può essere interamente controbilanciato dall’aumento dell’incertezza e dunque dai tassi d’interesse richiesti dagli investitori. L’aumento del costo dei titoli di Stato rischia di propagarsi a tutta la sfera economica, limitando l’accesso al credito di imprese e famiglie. Nel suo recente Rapporto sulla stabilità finanziaria, la Banca d’italia stima che nel 20102011, il 70% dell’aumento dello spread sui titoli di Stato è stato trasmesso sui tassi di interesse pagati dalle imprese. Ma la posta in gioco va oltre le cifre. L’impegno dei nostri paesi in un quadro europeo stabile è la
chiave della nostra prosperità comune. E noi abbiamo bisogno dell’impegno dell’italia per costruire insieme ciò che vogliamo: un’area euro più efficace e più solidale.
Questo significa innanzitutto migliorare i finanziamenti e gli investimenti nell’area euro. Il risparmio privato abbondante, oltre 350 miliardi di euro, potrebbe trovare maggiore impiego a vantaggio delle imprese che necessitano d’investire e innovare, ad esempio nel digitale o nella transizione energetica, finanziandosi con capitale proprio. È per questa ragione che io caldeggio la creazione di una «Unione dei finanziamenti per gli investimenti e l’innovazione» a livello dell’area euro.
Ma ci vuole anche, nell’area euro, una maggiore solidarietà pubblica. Al di là del rigore di bilancio, una prevenzione credibile delle crisi richiede la disponibilità, con il Meccanismo europeo di stabilità, degli strumenti necessari per aiutare uno Stato membro ad assorbire gli shock che, nonostante tutti gli sforzi, possono inaspettatamente manifestarsi. Anche il bilancio dell’area euro, proposto dalle autorità francesi, potrebbe svolgere un ruolo di stabilizzazione, sostenendo gli investimenti, in particolare nell’istruzione, nella formazione e nelle nuove tecnologie, a complemento delle finanze pubbliche nazionali. Di fronte a questo mondo incerto, solo insieme possiamo costruire al meglio il nostro destino comune.

da IL CORRIERE DELLA SERA del 30 novembre 2018

giovedì 29 novembre 2018

Il 46% della popolazione totale utilizza internet

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La tecnologia di internet coinvolge tutto il mondo attuale:nel 2018 la popolazione mondiale ha superato i 7 miliardi di persone e tra queste gli utenti della Rete Internet sono più di 3 miliardi,il 46% della popolazione totale.Quasi la metà della popolazione mondiale utilizza internet, con una crescita del 10% di utenti rispetto al 2015 e una previsione realistica di ulteriore crescita nel prossimo futuro.L'uso della rete è sempre più spesso legato all'accesso ai social network,per cui si contano più di 2 miliardi di account attivati sui canali social e un aumento dei profili di accesso del 10% rispetto al 2015.Più di 3 miliardi sono gli utenti di dispositivi mobili e tra essi quasi 2 miliardi sono gli account social da cellulare.Il numero di persone che usano dispositivi mobili è cresciuto del 4% e il dato maggiormente significativo riguarda l'incremento di coloro che accedono ai social media da dispositivo mobile rispetto all'anno precedente (17%).Il traffico web viene gestito in larga parte da dispositivi mobili con un aumento del 39% dell'utilizzo di internet da smartphone.

ITALIA

In Italia abbiamo una popolazione di più o meno 60 milioni di abitanti di cui un bel 63% è attivo sulla Rete, pari a più di 37 milioni di soggetti.Le connessioni da dispositivi mobili sono 80 milioni,pari al 134%,mentre gli utenti connessi tramite mobile sono il 48% della popolazione italiana.28 milioni sono gli utenti attivi sui social e di questi il 40% è attivo tramite connessione mobile.Nel 2015 gli account italiani che accedevano ai social da smartphone erano 22 milioni e in un anno sono aumentati di altri 2 milioni.Si è registrato un aumento di utenti di internet pari al 6% rispetto al 2017:in particolare si evidenzia che il 65% della popolazione adulta,ha un computer e il 95% ha un cellulare,il 62% ha uno smartphone e il 21% un tablet.
Il tempo passato dagli italiani su internet tramite Pc o tablet è in media 4 ore al giorno per ciascun utente,mentre il tempo impiegato in rete tramite connessione mobile è in media di 2 ore e 10 minuti al giorno;le ore impiegate sui social con qualsiasi dispositivo sono in media 2 per ciascun utente e risultano ancora inferiori al tempo trascorso davanti alla TV che è in media di 2 ore e 25 minuti al giorno.
Coloro che usufruiscono di internet ogni giorno sono il 79% degli utenti,mentre accede alla Rete una volta alla settimana il 15% ,una volta al mese il 5%,meno di una volta al mese solo l'1%.Per avere una panoramica delle attività svolte in Rete in Italia, consideriamo che il 43% degli utilizzatori accede a messaggistica istantanea tramite internet,il 30% fruisce di video, il 24% utilizza giochi online,il 21% usufruisce di modalità di pagamento in Rete,il 34% accede a servizi di Gps e mappe,il 48% compra online prodotti o servizi una volta al mese, il 56% ricerca in rete prodotti o servizi  da acquistare  almeno una volta al mese, il 44% effettua un acquisto online ha computer e il 23% da dispositivo mobile almeno una volta al mese.

mercoledì 28 novembre 2018

Dopo la Brexit la Gran Bretagna crescerà di meno?

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Il Regno Unito crescerà di meno dopo la Brexit , sebbene Theresa May riesca a portare avanti il ​​Parlamento nel piano concordato con l'Unione europea e sia in grado di negoziare le future relazioni commerciali che intende realizzare. Il ministro dell'Economia, Philip Hammond, il cui dipartimento pubblica mercoledì un'analisi dell'impatto che i diversi scenari sul tavolo avranno sull'economia, ha ammesso che la proposta che May intende prendere alla Camera dei Comuni lascerà il paese in una situazione peggiore di quella attuale. "Ma non molto peggio," Hammond ha cercato di qualificarsi sulla rete della BBC.
Secondo il rapporto , di 90 pagine, anche se l'accordo raggiunto a maggio con l'UE fosse andato avanti, il PIL sarebbe stato ridotto del 3,1% nei prossimi 15 anni.

"Se prendessimo in considerazione solo considerazioni economiche", ha spiegato il ministro, "è chiaro che questa analisi dimostra che restare nell'UE è chiaramente un risultato migliore per l'economia del Regno Unito, ma non di molto. si fissa solo sull'economia, contempla anche i benefici politici e costituzionali dell'uscita ".
L'analisi del governo, la cui ultima volontà è dimostrare che un'uscita dall'UE senza accordo - come affermano gli euroscettici - sarebbe molto peggio di un ritiro negoziato, è intesa come un fattore determinante nella campagna intrapresa da maggio per convincere i deputati che sostenere l'accordo raggiunto con l'UE nel voto dell'11 dicembre prossimo.
Secondo il rapporto, l'economia del Regno Unito vedrebbe il suo PIL ridotto a 10 punti nei prossimi 15 anni se il paese abbandona le feroci istituzioni comunitarie, cioè circa 170.000 milioni di euro. Ma anche altre opzioni, come un patto "norvegese", che consentirebbe al Regno Unito di rimanere nello Spazio economico europeo, ridurrebbe il PIL del paese dell'1,4%.
Gli euroscettici hanno reagito con rabbia a queste previsioni e hanno immediatamente svalutato un rapporto che il governo stesso intende presentare più come un'analisi che come una previsione. "C'è un vuoto di credibilità in queste previsioni del Tesoro", ha detto Dominic Raab, ex ministro della Brexit e oggi uno dei candidati su questo lato per un'eventuale sostituzione di maggio.
Il ministro dell'Economia, un forte sostenitore dell'adesione all'UE, ha rifiutato di contemplare la possibilità che il piano di maggio venga sconfitto in Parlamento e il governo deve lavorare su un piano b. "Le altre opzioni non rappresentano più degli svantaggi, e dobbiamo concentrarci non solo sull'economia, ma sul cominciare a guarire le ferite subite come paese", ha detto.

PRIMA O POI BISOGNE SEGUIRE L'ESEMPIO DELLA GRAN BRETAGNA

martedì 27 novembre 2018

MARCO MINNITI:"Le difficoltà dei rimpatri"

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I rimpatri sono le operazioni più complesse delle politiche di governo  dei flussi migratori.All'inizio del 2018 sono aumentati di poco più del 19%,frutto di un complesso e difficile lavoro fatto di rapporti bilaterali.Di difficili trattative.Dal lavoro paziente di costruzione di una rete di relazioni internazionali.L'Italia negli anni aveva costruito una rete di accordi con l'Algeria ,la Tunisia,il Marocco,l'Egitto,la Nigeria,i Paesi della fascia subsahariana.Si tratta di muoversi con saggezza e prudenza sapendo di doversi misurare con opinioni pubbliche,quelle africane,particolarmente sensibili al tema delle migrazioni.E con una sensibilità spesso esattamente "rovesciata" rispetto a quella prevalente nei Paesi europei.Stiamo parlando di Paesi con una disoccupazione giovanile galoppante,e il fatto di rendere evidente che non esiste nessuna possibilità anche solo di sognare un rapporto con l'"Occidente" e che addirittura coloro che li stanno governando non solo non garantiscono un lavoro ma uccidono anche il sogno di poter cominciare un giorno una vita altrove,può provocare tensioni e drammatiche rotture.Non ci vuole nulla perché questo accada.Basta guardare la loro composizione demografica:i giovani in Egitto e in Tunisia sono tantissimi e sono proprio loro quelli che vivono in maniera più drammatica la mancanza,quasi un' asfissia, di futuro.Il tutto aggravato dal fatto di essere connessi con il mondo attraverso internet.
Fino a qualche decennio fa il confronto non era possibile,adesso invece c'è un collegamento permanente con "un altro mondo" e nello stesso tempo i giovani sanno che quel mondo rischiano di non incontrarlo mai questo è il cuore della contraddizione.Con questi Paesi noi dobbiamo cooperare,e insieme capirli,non destabilizzarli.
In tal senso la Tunisia è un caso di scuola.In questi anni è tra i Paesi che più hanno collaborato,che si sono assunti più responsabilità.E' cruciale per la stabilità del Mediterraneo.E' stato l'unico Paese ad aver avuto un'evoluzione democratica dopo l'onda d'urto delle primarie arabe,e per questa ragione deve essere considerato come un riferimento incancellabile.Se è diventato oggetto degli attacchi di Islamic State,non è soltanto per il fatto che era uno dei punti di partenza più importanti dei Foreign Fighters,ma anche perché rappresentava la possibilità di dare una risposta democratica alla domanda di partecipazione popolare della cosidetta rivoluzione dei Gelsomini.L'unico sbocco positivo e concreto per una stagione che, più in generale,si è conclusa con un drammatico scacco.
Noi non possiamo immaginare gli accordi bilaterali solo in termini di sparizione del fardello dell'immigrazione.Si tratta di costruire una cooperazione con i Paesi dell'Africa per governare i flussi,cancellare i canali illegali e costruire con loro canali legali.Ci vuole la forza di un disegno,la passione della costruzione paziente di una rete.Se dovessimo rifarci per un attimo al mondo dei supereroi,c'è bisogno molto più dell'uomo ragno che dell'incredibile Hulk.Tuttavia, restava la necessità di definire un elemento più specifico in merito alle politiche dei rimpatri,perché esistevano aspetti che riguardavano direttamente la sicurezza dell'Italia e che non potevano essere inclusi nel circuito normale dei rimpatri forzati o volontari assistiti.

da SICUREZZA E LIBERTA'-Marco Minniti (Rizzoli) 

lunedì 26 novembre 2018

Lavoro in nero nell'azienda del padre di Luigi Di Maio? Paragone farà un video su di lui?

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Oggi propongo la versione dell'Anglotedesco che con i datori di lavoro ci ha più litigato che lavorato, e me ne vanto pure visto che non sono una delle tante pecore che segue il gregge.Altro che ossatura dell'Italia, la stragrande maggioranza dei piccoli imprenditori si comportano come il padre di Luigi Di Maio,con la complicità degli operai.Siete stati fortunati che allora non esisteva internet...
Gianluigi Paragone è sempre molto sensibile su certi temi, farà un video su quello che è capitato a Salvatore Pizzo?


«Ho lavorato due anni con la ditta del padre di Di Maio. Un anno totalmente in nero, senza contratto di lavoro»: la denuncia affidata alle telecamere delle Iene da un operaio edile di Pomigliano d’Arco, Salvatore Pizzo, suscita interrogativi imbarazzanti sull’attività imprenditoriale di famiglia che più volte, pubblicamente, il vicepremier nonché ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha citato come esempio virtuoso. L’ultima in occasione dell’assemblea di Confcommercio dove, con orgoglio, aveva parlato di un’azienda dove «mio padre, imprenditore, si sentiva e faceva anche il dipendente, e i suoi dipendenti si sono sempre sentiti un po’ anche imprenditori».
Ma adesso, la storia riferita dall’operaio spinge il vice premier a prendere le distanze dal genitore. Luigi Di Maio rivela di aver avuto con lui, in passato, « rapporti difficili » , migliorati solo negli ultimi tempi e, su Facebook, scrive: «Ha fatto degli errori nella sua vita, e da questo comportamento prendo le distanze, ma resta sempre mio padre » . Oggi, assicura il vice premier, saranno consegnati all’autore del servizio, Filippo Roma, i documenti sulla vicenda. « Come sempre manterrò gli impegni».
Pizzo racconta di essere stato impiegato tra il 2009 e il 2010 in un cantiere di ristrutturazione dell’" Ardima costruzioni", dal 2012 "Ardima srl", l’impresa edile che all’epoca dei fatti faceva capo al geometra Antonio Di Maio, papà del capo politico del Movimento 5 Stelle. «Un giorno mi feci male a un dito mentre stavo scaricando una carriola - sostiene Pizzo - il geometra Di Maio, durante il viaggio verso l’ospedale Cardarelli di Napoli, mi disse: " Non raccontare che ti sei fatto male sul cantiere, altrimenti ci mettiamo 20 mila euro vicino a sto dito". Non dovevo dire di essermi fatto male presso la sua azienda perché lavoravo al nero. Altrimenti lui si sarebbe cacciato nei guai», è la versione dell’operaio. Dopo l’incidente, afferma Pizzo, « il geometra Di Maio ogni venerdì mi veniva a prendere e mi portava a fare le medicazioni in una clinica, pagandomi regolarmente » . Ma poi, un mese dopo, l’operaio avrebbe ricevuto il benservito. « Mi ha scaricato, ha detto che non avevo più lavoro». Pizzo a quel punto si rivolse alla Cgil e si accordò con l’impresa, ottenendo 500 euro e un contratto: « Aveva la durata di sei mesi, dopo mi scaricò totalmente » , dichiara. In quegli anni, Di Maio junior non aveva alcun rapporto con l’azienda. Solo successivamente ha acquisito il 50 per cento delle quote della società senza però avere alcun incarico di gestione. Ciò nonostante, la ricostruzione di Pizzo rischia di aprire un caso politico. «A me questa cosa non risulta ma il fatto è grave, verificherò», ha risposto a caldo il vicepremier alle domande delle Iene. Quindi ha aggiunto: « Io e mio padre per anni non ci siamo neanche parlati, non c’è stato un bel rapporto. Un rapporto difficile, mettiamola così. Lo dico con il cuore. Negli ultimi anni è migliorato un po’. Non sapevo di lavoratori in nero. A me non risulta ma il fatto è grave», ha sottolineato impegnandosi ad approfondire la vicenda. Ieri sera, Luigi Di Maio ha affidato a Facebook un lungo post: « Il caso riguarda un lavoratore che 8 anni fa ha lavorato in nero per mio padre. Sono contento che Salvatore abbia trovato il coraggio di denunciare pubblicamente dopo 8 anni. Ho letto dei commenti che lo attaccano per averlo detto pubblicamente solo ora, personalmente non credo lo si debba aggredire», evidenzia il vicepremier, ipotizzando che « Salvatore Pizzo abbia anche votato il Movimento alle ultime elezioni, visto che ha aderito alla nostra campagna di maggio #ilmiovotoconta. Salvatore Pizzo all’epoca dei fatti si è rivolto al sindacato Cgil che gli consigliò di trovare un accordo con mio padre per farsi assumere, e infatti poi ha ottenuto un contratto regolare. Successivamente - continua Di Maio- gli fu corrisposto anche un indennizzo. Otto anni fa, come avrete visto dal servizio io non ero né socio dell’azienda, né mai mi sono occupato delle questioni di mio padre».
Poi il riferimento più doloroso: « Mio padre ha fatto degli errori nella sua vita, e da questo comportamento prendo le distanze, ma resta sempre mio padre. E capirete anche che sia improbabile che un padre racconti al figlio 24enne un accaduto del genere. A maggior ragione se, come ho detto nel servizio, abbiamo anche avuto un rapporto difficile, che sono contento sia migliorato negli ultimi anni». Ma che ora, dopo la storia di quell’operaio in nero, rischia di complicarsi ancora.

da LA REPUBBLICA del 26 novembre 2018-Dario Del Porto

domenica 25 novembre 2018

Per capire i danni che ha fatto il Sessantotto,leggete Harvey Mansfield


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Havey Mansfield,che nel 1968 insegnava a Harvard,elenca una lista di "cose pericolose" di quegli anni, stigmatizzando il veleno da esse instillato nello spirito americano:"anche coloro che rifiutano gli anni Sessanta concedono inconsapevolmente più di quanto si rendano conto ai viziosi principi di liberazione che a quel tempo erano gridati nelle strade.L'elenco mette al primo posto "la rivoluzione sessuale" e contiene la "sindrome del Vietnam",il femminismo con il collasso della famiglia,droga e criminalità,ambientalismo,musica rock,postmodernismo letterario e cinematografico,povertà, istruzione politicizzata,azioni affermative,egualitarismo,sarebbero queste dodici eredità del 68' a rendere impossibile ogni distruzione tra sesso permesso e no, tra democrazia e comunismo,tra uomini e donne,tra responsabilità e no, tra musica e rumore,tra bambini e adulti,tra libertà e propaganda,tra dignità e protezione.

SCRIVEVA GEORGE ORWELL NEL SUO 1984:

"Perfino quando in mezzo a loro serpeggia il malcontento (il che,talvolta,pure accadeva),questo scontento non aveva sbocchi perché privi com'erano di una visione generale dei fatti, finivano per convogliarlo su rivendicazione assolutamente secondarie.Non riuscivano mai ad avere consapevolezza dei problemi più grandi".

Accade fra la nostra gente.Del resto pure le nostre èlite (politiche e intellettuali) si attardavano a scontrarsi su questioni secondarie,un po per colpevole impreparazione e dilettantismo,ma in molti casi perchè non si vuole riconoscere il vero, grande problema di fondo che imporrebbe loro una cocente autocritica.In alcuni casi per cecità ideologica volontaria o per subalternità (psicologica o politica) a poteri sovranazionali come la Ue.I principali leader e l'apparato intellettuale e mediatico che li sopporta in genere non hanno avuto l'interesse nazionale come bussola dell'agire politico.Un bravo analista americano che segue le nostre vicende,Andrew Spannaus,nel novembre del 2017,così descriveva la situazione:"l'immagine dell'Italia è quella di un Paese poco orgoglioso di sestesso e poco deciso nel perseguire i suoi interessi legittimi.Per questo è destinata a rimanere un paese subalterno".
E' facile capire di quale subalternità parli:(subalterno) a una certa concezione di Europa innanzitutto,e poi a un establishment del mondo occidentale (...) due esempi:la Libia nel 2011 e le regole finanziarie europee fatte per economie di tutt'altro tipo rispetto a quella italiana".L'Italia si è fatta imporre in economia la visione iperliberista del mondo globalizzato", una sudditanza ai mercati pagata "sulla loro pelle" dai ceti popolari e da tutto il Paese che ora ha il cappio attorno al collo.
Spannauu osserva che la classe di governo italiana non ha difeso "gli interessi veri e legittimi della comunità nazionale", "ma si è messa del tutto in mano a Bruxelles" mentre "Germania e Francia hanno dato la precedenza all'interesse nazionale".
La nostra sudditanza ai mercati è passata attraverso la perdita di sovranità politica, economica e monetaria a vantaggio dell'Unione europea.Siamo una colonia,vittima della nuova ideologia dell'europeismo ,che è la mistificazione dell'idea di Europa"

venerdì 23 novembre 2018

LUIGI DI MAIO ripete alla stampa estera che questo governo non vuole uscire dall'euro e dall'Europa

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Scusate se vi disturbo,oggi è un giorno sacro per gli zombi:il BLACK FRIDAY.Ci sono cose più importanti e per l'ennesima volta Di Maio ribadisce che questo governo non vuole uscire dall'eurolager.Stamattina Paolo Becchi su Libero dava del globalista a Paolo Savona mentre aspettava di vedere da che parte stanno Matteo Salvini e Luigi Di Maio.Semplice caro Paolo:stanno con i globalisti perchè senza moneta sovrana non c'è sovranità.

Luigi Di Maio ha appena incassato il sì della Camera al disegno di legge anticorruzione tra gli applausi dei suoi e il gelo dei deputati leghisti. Ma è convinto che quello di martedì sia solo un incidente di percorso. E che il governo durerà cinque anni, nonostante tutti i conflitti aperti.

Con l’Europa, il vicepremier M5S, ministro del Lavoro e dello Sviluppo ecoomico, dice di voler dialogare. Senza però toccare le misure previste in manovra.
La procedura di infrazione contro l’Italia è stata avviata: con Bruxelles si tratta o si va allo scontro?

«La condivisione e il dialogo sono valori alla base di tutta la nostra permanenza nell’Unione europea e siccome noi vogliamo restare è giusto che si dialoghi. C’è poi un dettaglio importante: l’infrazione contestata è sul debito, non sul deficit. Nelle premesse si citano gli ultimi tre anni, in cui è aumentato, ma non a causa nostra».

Il punto è un altro. La commissione prevede che con le misure che avete messo in manovra il debito crescerà invece di scendere. L’infrazione riguarda questa legge di bilancio, non quelle passate.

«Vedo che ci sono grandi perplessità nei confronti della manovra e da parte nostra ci sarà il massimo dialogo, ma non possono chiederci di tradire gli italiani».

Quindi niente correzioni?

«Non si tratta di fare la guerra all’Europa, ma di rispettare le promesse. E non è che facciamo tutto subito perché abbiamo esigenze politiche: il nostro obiettivo è mettere in sicurezza parti di società che non possono aspettare».

Il commissario europeo Moscovici ha detto no a trattative da «mercanti di tappeti». Come risponde?

«Che avremo modo di confrontarci nelle sedi europee. Non voglio continuare in questo scambio di battute quotidiano, dobbiamo sederci e discutere questa procedura potenziando gli spazi di dialogo. Una riunione ogni tanto non basta. Ci sono tante cose che si possono fare: il taglio degli sprechi, le dismissioni. Ci sono molti asset non strategici su cui si può intervenire».

Di piani di vendita di immobili pubblici e dismissioni si parla dai tempi di Tremonti senza che si arrivi mai a quantificarle o a farne nulla. Non è una presa in giro nei confronti di Bruxelles?

«Un tempo le procedure si bloccavano per resistenze politiche: se devi fare scelte sul territorio come l’accorpamento delle partecipate, ti ritroverai sindaci e governatori di traverso. Io non intendo farmi fermare».

Riuscirci è un’altra cosa.Ponendo che abbiate ragione sulle stime, che Europa e istituti indipendenti contestano, e che quindi le vostre misure porteranno a un aumento del pil dell’1,5 per cento nel 2019, il rialzo dello spread e gli interessi che pagheremmo vanificherebbero ogni sforzo.
Ne è consapevole o pensa ancora si possa far finta che i mercati non esistano?

«È normale che in questi giorni, in attesa della decisione europea, ci fosse grande preoccupazione sui mercati. Adesso c’è un punto di partenza chiaro, la procedura è avviata, lo spread comincia a scendere».

Alleggerirete reddito di cittadinanza e quota 100?

«Non taglieremo i punti cardine della manovra, ma i prossimi giorni permetteranno ai mercati di essere rassicurati: è importante ripetere che questo governo non vuole uscire dall’Europa e dall’euro, sarebbe anche un bene ribadirlo ai media esteri».

Saranno rassicurati anche i risparmiatori? La vendita del Btp Italia è stata la peggiore di sempre.

«L’asta si è tenuta nei giorni a cavallo della decisione di Bruxelles, quando i mercati stavano a guardare».

La legge anticorruzione passa alla Camera con un alleggerimento del reato di peculato che la Lega voleva e che alla fine è riuscita a far approvare.

«La legge anticorruzione è per noi un grande successo, si tratta di misure che per anni ci siamo visti bocciare da chi ora è all’opposizione. Nel voto segreto è passata la norma sul peculato, che sarà assolutamente modificata al Senato già la settimana prossima. Il ddl tornerà alla Camera e sarà legge dello Stato entro il 31 dicembre, al massimo i primi di gennaio».

Sta dicendo che non è successo niente di grave?

«Diciamo che da un problema nato su una norma per noi vergognosa è nata un’opportunità, grazie a un accordo di maggioranza che accelera invece di rallentare».

Quindi si fida ancora di Matteo Salvini e della Lega?

«Sì perché mi è stato dimostrato, in questi giorni in aula, che c’è la volontà di fare il prima possibile.
Non si tratta solo di prescrizione e daspo ai corrotti, ma di una rivoluzione copernicana dei partiti italiani, che dovranno tutti rendicontare i soldi che prendono anche attraverso le fondazioni e le associazioni collegate».

I contrasti continui pesano sul bilancio di questi mesi.

«Non la vedo così. Abbiamo fermato la riforma Renzi sulle intercettazioni, portato a casa delle battaglie storiche con il taglio dei vitalizi, il decreto dignità, lo stop alle delocalizzazioni e l’abolizione della pubblicità del gioco d’azzardo. I nuovi dati ci dicono che tra il primo semestre del 2018 e il secondo c’è un’impennata dei contratti a tempo indeterminato».

Altri dati hanno certificato un calo dell’occupazione: è convinto che alla lunga il bilancio sarà positivo?

«Lo sarà per l’obiettivo che si è dato quel decreto, stabilizzare le persone. E per l’occupazione mi aspetto ricadute dal taglio Ires previsto in manovra per le imprese che assumono».

La parte originaria del Movimento si è sentita tradita dal condono di Ischia. Perché non mettere paletti più rigidi di quelli previsti nel 1985?

«Non si tratta di un condono e i paletti rigidi ci sono, nessuno potrà ricostruire in aree protette da vincolo paesaggistico perché sarebbe fermato dalla magistratura. Io credo in quello che faccio, sto solo aiutando dei terremotati, non c’è nessuna volontà occulta».

Li aiuta nel suo collegio.

«Si tratta di poche centinaia di persone, se l’avessi fatto per questo sarei matto. La verità è che finora gli ischitani sono stati trattati come terremotati di serie C».

Sul decreto sicurezza, gli emendamenti che i deputati M5S hanno presentato su Sprar e protezione umanitaria saranno sostenuti o accantonati?

«Credo nella libertà di presentare emendamenti, per carità, ma come noi abbiamo chiesto lealtà sull’anticorruzioe, dobbiamo essere leali sui provvedimenti che non sono prettamente nostri»

Quindi niente modifiche?

«Farle adesso significherebbe farlo decadere».

Su grandi opere, infrastrutture, ambiente, ci sono distanze siderali con la Lega.
Come può durare un governo con conflitti così frequenti?

«Durerà perché sappiamo già quali sono i punti su cui non andiamo d’accordo, lo abbiamo visto quando abbiamo scritto il contratto. Ma non mi piace questa visione per cui il Movimento sarebbe contro lo sviluppo e le imprese. Sto convocando al ministero il tavolo permanente per le piccole e medie imprese previsto nel testo unico per le imprese del 2011. A dicembre ci sarà il decreto semplificazione».

Sulla Tav Salvini ha detto che lui è sempre per andare avanti. E lei?

«Come lui non cambio idea. Ma il fatto che ci sia un contratto non significa che non serva il dialogo su un’opera la cui parte principale deve ancora essere iniziata. Il 5 dicembre incontreremo le associazioni che hanno manifestato per il sì. Il no alla Tav è però una posizione più vecchia del Movimento stesso».

Non crede sia una prova di debolezza reagire alle critiche dei giornali attaccandoli e augurandosene la morte, come fanno i regimi autoritari e reazionari?

«Sapete come la penso sugli editori e sui conflitti di interesse. La libertà di stampa è legata anche al trattamento salariale dei giornalisti precari, di cui mi occuperò presto per arrivare a compensi dignitosi».

Sono cose differenti. Conte ha chiesto ai giornalisti di dare una mano a stemperare i toni.Comincia lei ritirando quel che ha detto dopo la sentenza di assoluzione di Virginia Raggi?

«No, io non ho parlato di tutti i giornalisti, ma credo che la libertà di stampa non possa essere libertà di dire bugie. E su Virginia ne sono state dette tante».

Noi abbiamo raccontato un’inchiesta e un processo. Ha istituito un fondo per il venture capital, favorirà investimenti su blockchain e intelligenza artificiale. La Casaleggio ha questi temi nel suo core business. L’incrocio proprietario del simbolo e della piattaforma informatica M5S con questa società privata non crea un conflitto di interessi?

«Io non sto facendo una norma che permette alle aziende che si chiamano Casaleggio Associati di entrare nei fondi di venture capital, sto solo cercando di ridurre il gap del nostro Paese nell’innovazione».

da LA REPUBBLICA del 23 novembre 2108-Intervista di Annalisa Cuzzocrea

giovedì 22 novembre 2018

Al 57% degli italiani piace l'euro.Bravi, vi meritate la Troika!

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Se il popolo italiano avesse un briciolo di dignità, e non ce l'ha, andrebbe davanti a Matteo Salvini e i suoi economisti Borghi e Bagnai a chiedere perchè hanno cambiato idea sull'uscita dall'euro che impedisce di fare manovre di sviluppo.Dal 1992 ad oggi l'Italia ha un avanzo primario di 676 miliardi di euro.Perchè non spenderli? Semplice:l'euro è una moneta che dobbiamo chiedere in prestito.
Gli zombi invece cosa fanno? Di politiche economiche-monetarie non capiscono nulla, Salvini ha bloccati gli sbarchi, va bene così...Ne riparleremo tra qualche anno...vi meritate la Troika altro che sanzioni!


Nonostante abbiano rafforzato alle elezioni e mandato al governo due partiti euroscettici — che sono entrambi in polemica perenne con Bruxelles e sospettati addirittura di avere come fine ultimo quello dell’uscita dall’euro — gli italiani continuano ad apprezzare la moneta unica, addirittura con una percentuale del 12% in più rispetto allo scorso anno.
È uno dei dati che si evince dal periodico sondaggio condotto dalle istituzioni europee fra cittadini della Ue. Il sostegno all’euro è ai massimi storici tra i cittadini di Eurolandia per il secondo anno consecutivo. Stando al sondaggio dell’eurobarometro, anche in Italia il gradimento per la moneta unica è cresciuto di ben 12 punti arrivando ad un consenso del 57%.
Per Eurobarometro «il 74% dei cittadini dell’area dell’euro sostiene che avere l’euro è una cosa positiva per L’UE nel suo insieme». Si tratta del livello più alto dal 2010.
Secondo l’indice di statistica europeo, quasi due terzi dei cittadini (64%) ritengono che avere l’euro sia una buona cosa per il loro Paese. Nel nostro Paese la percentuale di cittadini che giudica positivamente l’euro resta ancora tra le più basse di Eurolandia, ma è in forte aumento rispetto allo scorso anno, (+12%) e si attesta al 57% di favorevoli, 30% di contrari, 11% di indecisi. In Germania la percentuale di cittadini che giudica positivamente l’euro è del 70%, in Francia del 59%. L’apprezzamento più alto arriva dai cittadini dell’irlanda, dove l’85% dei cittadini valuta positivamente l’euro.
La tendenza dei rilevamenti dal 2002 ad oggi mette in evidenza che la proporzione di intervistati che pensano che l’euro sia una buona cosa per il proprio Paese è costantemente aumentata ogni anno dal 2007 e ha raggiunto il livello più alto di sempre nel 2017 quando è aumentato di otto punti percentuali rispetto al 2016. Altri dati: il 69% dei cittadini della Ue ritiene che «ci dovrebbe essere maggiore coordinamento sulla politica economica tra gli Stati membri dell’area dell’euro». Mentre tre su quattro «concordano sulla necessità di riforme significative per migliorare le prestazioni economiche».

da IL CORRIERE DELLA SERA del 21 novembre 2018-Giuditta Marvelli

martedì 20 novembre 2018

Dal 1992 ad oggi l'Italia ha cumulato avanzi primari complessivi per 676 miliardi di euro!




DEDICATO A QUEI POVERACCI CHE RIPETONO CHE SIAMO IN QUESTA SITUAZIONE PERCHE' SIAMO DEGLI SPENDACCIONI

Avanzo primario. Uno studio dell’ex presidente Eni dimostra come 676 miliardi di saldi positivi prima degli interessi non siano bastati a tagliare il debito
Dalla firma del Trattato di Maastricht, nel 1992, l’Italia ha cumulato avanzi primari complessivi per 676 miliardi di euro: più del doppio di quelli tedeschi (307 miliardi) e di gran lunga superiori ai deficit primari di Francia e Spagna (618 e 359 miliardi). Questo significa che l’Italia ha mantenuto le entrate (prima di pagare gli interessi sul debito) molto maggiori rispetto alle uscite nel bilancio statale. Cioè ha avuto le tasse superiori alle spese. Purtroppo il sacrificio degli italiani non è bastato, perché i loro sforzi sono stati bruciati dalla spesa per interessi sul debito pubblico, che negli stessi anni è ammontata complessivamente a 1.924 miliardi. Basterebbero questi due numeri per mettere sulla giusta prospettiva il dibattito che infiamma tra Roma e Bruxelles il tema dei conti pubblici: perché da un lato smentiscono il luogo comune (sempre più diffuso in Europa) che l’Italia sia la cicala del Continente, dall’altro ricordano che un debito pubblico così enorme drena dallo Stato troppe risorse. Dunque il problema va risolto alla radice.
Per mettere il dibattito tra Roma e Bruxelles nei corretti binari bisogna però capire come si è arrivati a questa situazione. È necessaria insomma un’analisi storica, che compari l’Italia agli altri Paesi europei. Anche per smentire le tante semplificazioni che inquinano oggi il confronto tra Roma, Bruxelles e le altre capitali europee. È questo il lavoro realizzato da un team di esperti guidato da Roberto Poli, per nove anni presidente dell’Eni e consulente super-partes per molti Governi (da Prodi a Berlusconi). «Negli ultimi 25 anni l’Italia ha fatto molti sforzi per limitare l’aumento del debito pubblico - osserva Poli -. Il problema è che partiva da livelli troppo elevati già nel 1992, alla firma del Trattato di Maastricht. In quel periodo la situazione economica del Paese, paragonata a quella di altri Stati, era gravissima: l’Italia non aveva insomma i requisiti per partecipare all’Unione europea, a meno di accettare cambiamenti radicali che sono stati imposti di fatto dall’Unione europea». Questo ha costretto il Paese a fare grandi sforzi sulla politica fiscale. E a subire imposizioni da parte di Bruxelles, a partire dalla chiusura del sistema di partecipazioni statali e dalla privatizzazione di molte aziende pubbliche. Se si vuole capire la situazione di oggi, da qui bisogna dunque partire.
L’altra faccia del debito
Nel 1992, quando Roma ha firmato il trattato di Maastricht, il Paese era già appesantito da un debito pubblico di 912 miliardi di euro (ovviamente ai tempi era denominato in lire). Si trattava del 109,7% del Pil. Lo stesso anno il rapporto tra debito e Pil in Francia era pari al 40,2%, in Germania al 41,7% e in Spagna al 44,2%. Il Trattato di Maastricht indicò proprio in quel momento un limite massimo per il debito: il 60% del Pil. «Questo significa che nel momento in cui fu fissata la soglia massima, l’Italia era ampiamente sopra mentre gli altri principali Paesi europei soddisfacevano già con un ampio margine quel parametro», osserva Poli. Insomma: il Paese si presentava al primo appuntamento con la futura moneta unica in pesante svantaggio. Questo è il peccato originale che l’Italia si porta sulle spalle da 25 anni.
Roma, per entrare nel club futuro dell’euro, ha dovuto accettare numerose imposizioni da parte dell’Europa. A partire - sostiene Poli - dalle privatizzazioni, che sono state realizzate in tempi troppo rapidi. Questo però ha permesso allo Stato di fare cassa e di ridurre il gap con gli altri Paesi. Anche perché, negli anni successivi al 1992, gli altri Stati hanno peggiorato i loro bilanci. Sono i numeri a certificarlo, non le opinioni. Nel 2008, all’inizio della grande crisi globale, l’Italia aveva ridotto il rapporto debito/Pil al 102,4% dal 109,7% di 16 anni prima. Non molto, ma neppure poco. Soprattutto se si confronta l’Italia con gli altri big europei: la Francia negli stessi anni ha infatti aumentato il debito dal 40,2% al 68,8% del Pil e la Germania dal 41,7% al 65,1%. Solo la Spagna era rimasta sotto il 40%. «In un periodo in cui l’economia è andata bene e in cui l’euro dava effetti positivi - osserva Poli -, i principali Paesi dell’Unione europea hanno aumentato il debito pubblico fino a sforare il limite del 60%, mentre l’Italia ha fatto il percorso opposto pur senza riuscire ad avvicinarsi a quella soglia».
Con la crisi del 2008, poi, tutto sballa: molti Stati europei sono costretti a spendere miliardi per salvare le banche e per molte altre emergenze, e questo fa salire i debiti pubblici di tutti. L’Italia, che invece limita i salvataggi bancari ai minimi termini, tiene le briglie dei conti pubblici più salde. Spagna e Francia quindi aumentano i debiti rispettivamente al 98% e al 96,8% del Pil a fine 2017. L’Italia invece si porta al 131,8% nel 2014 (alla vigilia del quantitative easing della Bce), ma poi si stabilizza su questa cifra fino al 2017. Allargando la prospettiva agli ultimi 25 anni si scopre che l’Italia è stato dunque il Paese più disciplinato sul debito: fatto 100 il debito del 1992, la Francia l’ha infatti aumentato in termini assoluti a 487, la Germania a 296, la Spagna a 673 e l’Italia a 248. Queste sono cifre che pesano.
Il sacrificio da non sprecare
Il modo con cui l’Italia è riuscita a tenere relativamente ferme le redini del debito è - come detto - con l’avanzo primario. Cioè con politiche di austerità e di disciplina del bilancio pubblico, pagate a caro prezzo in termini di andamento economico, di investimenti, di consumi e soprattutto di tenuta sociale. Insomma: con politiche che hanno tenuto le entrate per lo Stato maggiori rispetto alla spesa prima di pagare gli interessi sul debito. La relativa stabilità del debito pubblico (quantomeno per evitare che sforasse soglie insostenibili) non è stata dunque un pasto gratuito. Oggi il conto si sente. Il rischio - da evitare - è che se il dibattito tra Roma e Bruxelles resterà un dialogo tra sordi, questo prezzo salga ulteriormente.

da IL SOLE 24 ORE del 20 novembre 2018

Caro Saviano, la marcia dei migranti verso gli Usa (ed Europa) non è spontanea

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Caro Saviano, ti faccio alcune domande.Parlo solo di migranti economici e non di profughi.In Sudamerica la povertà c'è sempre stata, come mai questa marcia c'è adesso che il presidente è Trump? Invece parlando dell'Europa.Come mai 30-40 non c'erano gli sbarchi? Te lo dico io:dal 1989 è arrivata la dittatura neoliberista.Un sistema economico che hanno come padroni i mercati finanziari, i grandi colossi bancari, le grandi multinazionali.I loro obiettivi sono quelli di fare grandi profitti sfruttando milioni di persone pagandoli poco.Questa gente, è ci sono le prove, vengono spinti ad emigrare da attivisti pagati dagli speculatori (Soros in primis).Ti consiglio di leggere il libro CONFESSIONI DI UN SICARIO DELL'ECONOMIA di John Perkins.E poi quando Zuccaro si era messo ad indagare sulle Ong, come mai Soros ,veloce come uno struzzo,  si recò a Montecitorio? Doveva partecipare ad un compleanno?

È buona norma (meglio dire, sarebbe buona norma) non scaricare la responsabilità delle proprie sconfitte politiche sull’elettorato. Chi perde è l’unico responsabile, insieme a una serie di congiunture che però non possono essere addebitate a superficialità delle persone, a mancanza di cultura, alla negligenza nel cercare informazioni verificate. Allo stesso tempo ci sono atti che il potere compie che sono gravissimi e che influenzano l’elettorato.

Se parlo di immigrazione in Italia, chi mi legge si sente fin troppo coinvolto per poter reagire con distacco. La risposta sarà sempre: vatti a fare un giro a Termini e poi mi dici. Ok, allora, se di Italia non si può parlare, se definire il decreto sicurezza un decreto autolesionista per l’Italia non si può, perché la percezione è che il pugno duro (su cosa non s’è ancora capito) sia la soluzione, allora proviamo a vedere cosa accade negli Stati Uniti per analizzare come una comunicazione fin troppo disinvolta, ai limiti dell’abuso della credulità popolare, restituisca un racconto completamente falsato di ciò che accade.

Fondamentale un inciso: non ci si fida più di nessuno. Chiunque potrebbe parlare e scrivere - anzi, per la maggior parte delle persone è esattamente così - per avere un tornaconto personale. È molto difficile accettare che chi scriva venga retribuito per il proprio lavoro che non è necessariamente piegato ai desiderata di chi paga. Sembra quasi una bestemmia pensare che ci siano persone che riescano a mettere nero su bianco le proprie idee, frutto delle proprie esperienze, dei propri studi, degli incontri e degli scontri, senza voler compiacere nessuno, ma solo perché credono in ciò che scrivono. E, paradossalmente, meno conosciamo chi scrive, più siamo disposti a dargli fiducia, come se non valesse più nulla di quanto fatto, come se importasse solo il qui e ora: sei d’accordo con me? Ti credo. Ma se mi racconti una realtà che non sento sulla mia pelle, allora ti domando: chi ti paga?

Ho semplificato molto, ma è solo per raccontare come, dal non dare più fiducia a scrittori, economisti, medici, ricercatori, professori, al non darne nemmeno a chi muore di fame e non ha un futuro, e per questo ne cerca uno per sé e per i propri figli, il passo sia pericolosamente breve. Chi mette in discussione la mia visione del mondo è un truffatore, a questo ci siano rapidamente abituati. E così, da case riscaldate o con aria condizionata (a seconda della stagione), su divani più o meno comodi, dopo pasti più o meno lauti, si accende la televisione o si scorrono le home di Facebook o di Instagram e non ci si limita a lanciare strali all’intellettuale di turno che pontifica sull’ultimo decreto legge, ma si pretende di conoscere anche tutta la verità su chi, per esempio, lascia una città come San Pedro Sula in Honduras, uno dei luoghi più violenti del mondo (più di 50 omicidi ogni 100 mila abitanti. In Italia, per capirci, l’Istat parla di 0,8 omicidi per 100 mila abitanti ed è tra i valori più bassi a livello europeo), per mettersi in marcia verso gli Stati Uniti. So bene che, in Italia, della carovana di migranti centroamericani, partita dall’Honduras, non si ha molta voglia si discutere: tutto troppo lontano per sentirci coinvolti, ma vale davvero la pena approfondire perché è in atto una vera e propria rivoluzione, una rivoluzione spontanea che però i media conservatori nordamericani hanno raccontato come una massa di persone indotte da poteri forti a intraprendere una marcia tutt’altro che spontanea.

Della carovana, i media conservatori statunitensi, interpretando i desiderata di Donald Trump in piena campagna elettorale per le elezioni di midterm, hanno detto che fosse agli ordini di George Soros, che stava accerchiando gli Stati Uniti e progettando una invasione.E,addirittura ,che le donne e i bambini avrebbero portato malattie.E poi c'è chi ipotizza che dietro la carovana ci siano,oltre a chi vuole screditare il presidente dell'Honduras,le trame di Trump per farle pressioni sul Messico o il presidente Ortega che vuole distrarne l'attenzione internazionale sulle repressioni in Nicaragua.Vengo al punto:perchè mai una marcia spontanea,nata per necessità dovrebbe essere indotta da pressioni esterne e,invece,noi saremo immuni  da strumentalizzazioni di sorta? Davvero crediamo di essere cittadini ed elettori tanto più furbi di altri? O forse è vero il contrario,ovvero che nella disperazione quando si è disposti a perdere e a lasciare tutto, si è più liberi?

da L'ESPRESSO-Roberto Saviano

lunedì 19 novembre 2018

Black friday? Rincoglionimento globale

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Ormai sociologi e psicologi ,tranne un 1%, si sono venduti alla dittatura neoliberista.Sono interessanti le risposte della dottoressa Di Nallo.In poche parole:è normale essere in un mondo di zombi senza cervello, privi di valori dove l'unica cosa che devono fare è consumare portandoli alla pazzia nel caso non si hanno i soldi per farlo.
A questo rincoglionimento globale, Anglotedesco non partecipa.

«IL CONSUMO ormai è un’esperienza di vita, totalizzante». Egeria Di Nallo, già direttrice del dipartimento di Sociologia della facoltà di Scienze Politiche all’Università di Bologna, la spiega così: «Ormai esprimiamo tutto, anche le emozioni, attraverso le merci». E dire che c’è chi considera il Black friday (il venerdì nero) una semplice caccia allo sconto migliore possibile... «È qualcosa di più. Viene celebrato come una ricorrenza. Chiunque partecipi si sente emotivamente coinvolto: è un’esperienza, una specie di Carnevale del consumo».

Per questo è totalizzante? 

«Oggi gli oggetti di consumo entrano in ballo sempre, in ogni momento. Anche quando esprimiamo qualcosa agli altri. Dire ‘ti amo’ non basta più. Bisogna regalare qualcosa: un oggetto, un’esperienza...».

 Che cosa aggiunge questo consumismo che viene quasi celebrato con giornate ad hoc, rispetto ai classici saldi? 

«Intanto non sei solo tu che vai a far compere nel tuo paesello o nella tua città. Il mercato è più grande, allargato, ti senti parte di un enorme meccanismo che va da New York a San Francisco fino a casa tua. È una festa, ma non una festa qualunque: una festa mondiale».

Senza contare che la ‘festa’ ha pure un nome... 

«Chiamandola ‘Black friday’, venerdì nero, o Cyber monday, il lunedì delle tecnologia, già gli dai importanza. È una sorta di anticipo del weekend: un ‘sabato del villaggio globale’».

Fare acquisti in negozi fisici o sul web ti coinvolge in modo diverso? 

«Certo. Quando clicchi per comprare qualcosa, ti senti fratello col mondo. Il Black friday, del resto, è l’emblema della socialità».

La febbre dello shopping ha contagiato anche la Cina: il single day, il giorno dei cuori solitari celebrato da un boom di sconti sul sito di e-commerce Alibaba, è stato un successo... 

«La Cina non fa testo. Potresti fare anche la festa della zia, della nonna o del nonno che i cinesi consumerebbero comunque. Per loro il consumo significa vita, libertà da tutti i lacci e lacciuoli del regime. Sapete qual è la vera rivoluzione cinese? Il consumo».

da IL RESTO DEL CARLINO del 19 novembre 2108-Intervista di Rosalba Carebutti

domenica 18 novembre 2018

ROBERTO FICO A ROLLING STONE:"Non mi piace essere definito grillino di sinistra"









"La mia famiglia ha sempre votato a sinistra,anche io prima del Movimento e dei meetup ho votato a sinistra.Però non mi sento a mio agio con la definizione "grillino di sinistra".Non mi piace, perchè credo in quello che ho costruito nel M5S e non era qualunquismo quando si diceva "nè di destra nè di sinistra":si cercava una nuova strada in unmomento di emergenza,per costruire una nuova comunità".

"Molte scelte di Trump,almeno il 70%,non le condivido:non condivido l'apertura dell'ambasciata a Gerusalemme,non è stata una mossa logica e intelligente,non amo che voglia costruire i muri alle frontiere,non mi piace l'idea del carbone in un mondo di risorse finite,i rapporti con le minoranze e etniche.Bisogna analizzare piu profondamente quello che succede.Così come oggi mettono Salvini in prima pagina,dicendo che è il pericolo per l'Europa ,lo stesso succedeva con Trump ,che era considerato un mostro e il New York Times faceva un editoriale al giorno.Non comprendeva quello che si muoveva nel Paese,e poi le cose sono andate in un altro modo.Dall'altra parte hai la Clinton ,dopo 8 anni di Obama non riescono a trovare un altro candidato che non sia parte del sistema e politicamente stagionato,in cui le persone potevao sentirsi rappresentate? Personalmente avrei scelto Sanders".

"Quelle di Orban sono posizioni che non condivido e che non reputo sostenibili:l'Europa ha fatto bene a votare per le sanzioni.La socialdemocrazia europea e quella che appartiene sopratutto ai Paesi scandinavi,ed è chiaro che vedendo il loro stile di vita e le libertà personali, sicuramente è un modello.Anche se poi,all'improvviso,gli estremisti fanno il 20%,e leggiamo che in Svezia non vogliono migranti".

"Noi non abbiamo dato una mano a nessuno.Siamo arrivati in parlamento per la seconda volta col 33%,una marea di seggi.Le persone volevano che si andasse avanti, non volevano trovare alle elezioni, il presidente Mattarella è stato garante e ha cercato di formare un governo...politico, e io insieme alla presidente Casellati ho cercato di mantenere una linea istituzionale per cercare una maggioranza in parlamento.Dopo 90 giorni la maggioranza si è trovata su un contratto di governo,in cui due forze che si sono presentate con temi molto diversi hanno cercato di sintetizzare i programmi.Si è scritto e firmato un contratto.Quando si va troppo da un lato o troppo dall'altro,si è fuori dal contratto.In quel caso ci saranno i problemi.E' chiao che non si può realizzare tutto al 100% ,ma bisogna andare in quella direzione.La lotta alla povertà è una priorità ,il governo vedrà come fare partire il reddito di cittadinanza.Il reddito di cittadinanza è equilibrato sulla soglia minima di povertà stabilita dall'Istat,che è a 80 euro,come le pensioni minime che devono essere portate a 780 euro, si sta lavorando in quella direzione,che significa lotta all'indigenza, 14 miliardi di euro nell'economia reale,un aiuto ai  ragazzi che non trovano subito lavoro per non farli andare sotto ricatto a basso costo,magari di una multinazionale,di un call center o di un lavoro in nero.Penso che sia un buon provvedimento,almeno da sperimentale bene nel nostro Paese".

"Io ho un'idea del mondo aperta e multiculturale,dove vanno difese le minoranze, e le persone in difficoltà, non c'è ombra di dubbio.Però manca sempre l'analisi sulla gestione dell'immigrazione in Italia,su come il nostro Paese ha gestito il rapporto con l'Europa,sui ministri che si sono alternati e su come siano arrivati a questa situazione.Noi donniamo stabilire un equilibrio tra accoglienza e responsabilità nella gestione del fenomeno migratorio,perchè se no torniamo a scontri e polarizzazioni.Io non voglio che ci siano un vincitore e un vinto,ma un percorso da costruire non basta dire gli altri sono cattivi e noi siamo buoni:serve capire perchè la gente ha paura, risolvere i problemi.Il punto è come riuscire a costruire una socieà che sia accogliente,con l'autorevolezza dello Stato capace di farsi valere in Europa e di gestire il fenomeno dell'immigrazione.Avere una politica estera che sia seria e determinata,sulla Libia e su altre zone dell'Africa.Le ragioni in questo caso,secondo me, sono da entrambi le parti:se si punta il dito solo contro la pseudo-razzista,significa che non vogliamo parlare con una serie di persone che hanno il timore che ci sia stata incapacità da parte dello Stato di gestire il fenomeno migratorio.Fermo restando che le persone in mare vanno sempre salvate".

da ROLLING STONE-numero di ottobre 2018.Massimo Coppola

venerdì 16 novembre 2018

Caro Paolo Becchi,a Matteo Salvini non interessa la sovranità monetaria

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Continuo a monitorare questi "liberi pensatori gialloverdi",il canale Youtube di Anglotedesco compie esattamente 12 anni come quello di Claudio Messora "Byoblu" e di promesse da marinaio ne ho sentite parecchie e dunque mi piace ricordarle, a 360 gradi.
Paolo Becchi parla Salvini come Emilio Fede parlava di Berlusconi sul Tg4.Nel pezzo del suo libro che pubblico sotto, scrive che Salvini  vuole la sovranità monetaria.In realtà non è cosi, ci sono video che lo dimostrano.Bene, ricordi questa inversione a U ai vari Paolo Becchi,Antonio Rinaldi, Claudio Messora e loro cosa fanno? O mi danno del montiano come ha fatto Rinaldi prima di bloccarmi su Twitter  o rispondono seccati come hanno fatto Paolo Becchi e Claudio Messora.
In poche parole:STANNO DIFENDENDO SALVINI CON IL SILENZIO.

Oggi abbiamo bisogno di recuperare la nostra sovranità monetaria, e questo significa inevitabilmente più Stato.Tranquilli,non intendo la dittatura del proletariato,ma solo dare allo stato la possibilità di fare un sua politica economica,gestendo la propria moneta.
Oggi abbiamo bisogno di controllare il mercato, e questo significa meno mercato.Tranquilli,non intendo la pianificazione sovietica, ma solo evitare quello che è successo con le banche lasciate libere di imbottirsi di prodotti tossici (tanto a pagare ci sono poi i cittadini).
Ecco qual'è,allora, il compito della Lega: far capire che i tempi sono cambiati,che Salvini è il nuovo e Berlusconi il vecchio,non solo in senso anagrafico.
E i tempi sono cambiati sia all'interno della Lega sia nel paese.Salvini ha avuto un grande merito,perchè ha saputo rinnovare il suo partito (oggi il  più vecchio nel panorama politico italiano) senza tagliare le radici,ma dando alla patria una chioma più folta.Da partito regionalista e per un breve periodo secessionista,, Salvini ha trasformato la Lega in partito nazionale,restituendogli nuova vitalità ha tolto il Nord dalla simbologia leghista per fare della Lega un partito italiano,e ha conquistato l'Italia da nord a sud.Oggi la Lega non rappresenta più,come in passato,una componente regionale.Bensì un polo nazionale automaticamente sovranista-populista, che mette al primo posto del suo programma (come concretamente ha fatto) il recupero della sovranità nazionale, monetaria e anche,sull'onda del successo popolare dei referendum autonomisti,un'auspicabile trasformazione dello Stato in senso federale..

La rivoluzione sovranista è iniziata, e da Pontida Salvini ha lanciato la sfitta più importante:le elezioni europee saranno un confronto decisivo ma la Ue delle èlite e l'Europa dei popoli."Ha tuonato il leader della Lega,facendo riferimento al lavoro,ai contratti a tempo indeterminato che sono diventati ormai un sogno per tutti:"se per dare un futuro ai nostri figli, costretti a scappare all'esterno, dovrò ignorare uno "zero virgola" imposto da Bruxelles ,per me quel numero vale poco.Prima viene la felicità dei nostri giovani, ha ribadito nell'acclamazione di migliaia di militanti giunti da tutta Italia per incoronare il nuovo leader sul "sacro suolo",dove non viene più issata la bandiera della Padania ma il tricolore italiano.
In effetti la sfida è proprio questa riferendosi alla caduta del muro di Berlino, Salvini ha indicato il muro che lui intende abbattere: "il primo muro che faremo cadere è quello di Bruxelles".L'Europa deve essere "una comunità di popoli e non un'unione che fa comodo solo a qualcuno", cioè alle èlite finanziarie globali.Era ora che si dicessero le cose come stanno.
Ma Salvini è ben consapevole del fatto che da soli non si va da nessuna parte,per questo ha ripreso l'idea di un'internazionale sovranista:

"per vincere bisogna unire.Penso a una lega europea che metta insieme tutti i movimenti liberi,orgogliosi e sovrani che vogliono difendere il benessere dei propri figli".

da ITALIA SOVRANA-Paolo Becchi (Sperling & Kupfer)

giovedì 15 novembre 2018

Per Noam Chomsky il sovranismo non è la soluzione giusta




Alcune delle risposte date da Noam Chomsky al giornalista  Luca Mastrantonio e che erano su 7 -Corriere della sera l'8 novembre 2018:

"I vecchi programmi di austerity liberali sono stati rifiutati da alcune formazioni centriste e in alcuni sono crollati.Al di fuori dei centristi sono emerse le ali,in entrambe le direzioni.Negli Usa con  Sanders ,e poi con con Trump e qualcosa di simile a sinistra è successo con Jeremy Corbyn in Inghilterra.In Europa il centrodestra e il centrosinistra,che spesso si assomigliano,hanno subito un declino o sono scomparsi,e gli elementi di contorno ora dominano.Non è colpa o merito della destra se il centro è venuto meno.Qualcosa di simile è avvenuto in Baviera,pochi giorni fa, dove il partito che è cresciuto di più sono i Verdi".

"La pressione per la perdita della sovranità,uno dei principali difetti della Ue,è un problema reale.Le decisioni basilari non vengono prese a livello nazionale, dove le persone hanno modalità di partecipazione,ma dai burocrati di Bruxelles ,persone non elette che non rispondono all'opinione pubblica,operaio con le banche del Nord che controllano i loro movimenti:ciò porta a delle scelte dannose nei confronti delle popolazioni.C'è uno studio di un economista americano, Mark Weisbrot,su come il FMI nelle controversie con i singoli Paesi voglia ridurre i benefici sociali e il welfare,aumentando il profitto privato.La risposta corretta però non è trovare alle banche nazionali,come dicono i sovranisti.,bensì mantenere i vantaggi dell'Unione in un'ottica transnazionale,eliminando il trasferimento della capacità decisionale a rappresentanti non eletti,verso un sistema più democratico e partecipativo nella vita economica,sociale e politica dei Paesi, ed è lo scopo del movimento Diem 25,il movimento per la democrazia in Europa 2025,di Yanis Varoufakis e Geremy Corbyn.".

"Nell'America di Trump sono sorpreso da una cosa:attira l'attenzione dei media,sia di chi lo appoggia ieri come oggi,sia di chi lo attacca,come i media liberali che compilano la lista delle sue bugie.Lui sta ottenendo due obiettivi,il consenso dell'elettorato votante.Il primo è composto da potenti uomini d'affari e ricchi privati,e  include anche gli interessi dei proprietari immobiliari.Sono i poteri a cui Trump è asservito.Però,poiché gli servono anche i voti delle masse,punta su sentimenti patologici,tipici di periodi in cui le persone sono arrabbiate,risentite,sconfortate per motivi assolutamente plausibili e questo è l'elettorato che lo vota".

mercoledì 14 novembre 2018

Nel 2016-17 in Giappone si sono suicidati 250 studenti di scuole elementari e superiori

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La prima causa di morte tra i giapponesi di età compresa tra i 10 e i 19 anni è il suicidio.Il numero dei suicidi in Giappone è sceso a 22.000 nel 2017, un calo notevole rispetto al picco del 2003,in cui 34.500 persone si tolsero la vita.Ma negli ultimi trent'anni non è mai stato così alto tra minorenni.L'ha annunciato il ministero dell'istruzione ,secondo cui nell'anno fiscale 2016-2017 si sono suicidati 250 ragazzi che frequentavano le scuole elementari o le superiori.Tra i motivi del loro malessere ci sono problemi familiari,preoccupazione per il futuro e bullismo,ma più della metà dei ragazzi che si sono tolti la vita non ha lasciato note.La gerarchia tra i ragazzi e la forte competizione tra gli studenti,in particolare in vista degli esami,secondo gli esperti sono tra le cause principali del malessere degli studenti.
Secondo un rapporto del governo del 2015 sui minorenni che si sono tolti la vita tra il 1972 e il 2013,il picco dei suicidi nel corso dell'anno era il 1 settembre,il primo giorno di scuola dopo la pausa estiva.Dei 18.048 ragazzi che si sono suicidati in quell'arco di tempo,ogni anno in media 92 hanno scelto il 31 agosto,131 il 1 settembre e 94 il 2 settembre.Il tasso di suicidi è alto anche all'inizio di aprile,quando comincia il primo semestre dell'anno scolastico.

martedì 13 novembre 2018

Guedes,un "Chicago Boy" al servizio del dittatore Jair Bolsonaro

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Crescita economica e lotta alla corruzione:sono le prime mosse che il governo del presidente eletto Jair Bolsonaro vuole portare avanti subito dopo l'insediamento del primo gennaio 2019.Il Brasile attende.La lotta alla corruzione e la sicurezza saranno affidate al ministro della Giustizia,Sergio moro.La sua scelta ha già provocato molte polemiche:è lui che ha fatto condannare l'ex presidente Lula a 12 anni di carcere e molti leader del Partito dos Trabalhadores nella vicenda del "Lava Jato",il riciclaggio di proventi "sporchi".
Moro in politica ci è entrato con un dicastero che avrà ,parole di Bolsonaro, poteri molto forti.Sopratutto controllerà che aziende come Petrobras e Odebrecht,leader nell'energia e nelle costruzioni,non paghino più mazzette.A lottare con Moro ci sarà il superministro Paulo Guedes,l'economista  di fiducia di Bolsonaro,che guiderà un dicastero monstre:economia,finanze,industria,artigianato,agricoltura,commercio estero,servizi,ambiente.Roba da fare tremare i polsi, ma non al 69enne professore,cattedra alla Pontifica Università e alla Getulio Vargas,allievo a Chicago di Milton Friedman,monetarista e per la libertà di mercato.Il dottorato in Illinois,dopo la laurea in patria, ha indirizzato da allora le scelte economiche di Guedes considerato un conservatore molto vicino alle idee dei Chicago Boys che influirono sulle scelte economiche di Pinochet in Cile.In Brasile c'è chi teme una deriva di liberismo sfrenato e dittatoriale con grosso impatto sulle fasce più deboli,quelle che Lula ha cercato di aiutare con il programma "Fome Zero".E che ora temono un nuovo salto nella disperazione.Guedes ha due punti principali dai quali partire:le privatizzazioni e la riforma della previdenza.La prima, sopratutto,inciderà moltissimo sugli investimenti e sulla ripresa economica.Gli 87 progetti che Guedes sbloccherà potrebbero fruttare allo Stato 37 miliardi di euro.Il real si è ripreso dopo che la quotazione era crollata durante il governo Rousseff e non si è rilanciata nella transizione ,anch'essa fallimentare,che Michel Temer guiderà fino al 31 dicembre.Adesso un euro si scambia con 4,2 reais,Guedes vuole tornare ai 3 ante crisi.Per farlo metterà sul mercato per prima cosa le infrastrutture:rete stradale,ferrovia e aereoporti.In questo settore Impregilo,già presente in forze ,può giocare una carta molto importante.Sulle pensioni Guedes è chiaro:"Dobbiamo preparare il futuro per le nuove generazioni e una volta al governo lavoreremo per creare una riforma adeguata.Nel frattempo andremo avanti con quella attuale che comunque ha lati positivi.L'eta pensionabile salirà a 65 anni (da 64).

da IL RESTO DEL CARLINO del 12 novembre 2018-Riccardo Jannello

lunedì 12 novembre 2018

La fregatura del condono fiscale

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Un provvedimento concepito in modo affrettato e maldestro,che lasci tanti e tali vuoti interpretativi e applicativi da far dubitare perfino della sua reale utilità,fatto ancor di più imbarazzante per il governo viste le polemiche che provoca è l'opinione sul maxi-condono contenuto nel decreto 119 del 23 ottobre scorso che inizia questa settimana il suo cammino parlamentare,e viene non solo da autorevoli economisti ma anche dalla Corte dei Conti ,dall'ufficio bilancio del Senato (a Palazzo Madama comincia la discussione sotto il peso di 587 proposte di emendamento molte delle quali vengono dagli stessi partiti di governo) e infine dall'Osservatorio sui conti pubblici di Carlo Cottarelli e Giampaolo Galli,che ha rifatto ancora una volta i conti concludendo con una scoperta sconfortante:il gettito reale complessivo potrebbe ridursi a poco più di 3 miliardi in 4 anni.Niente a che vedere con i 10 miliardi sbandierati dal governo.E' la stessa reazione tecnica allegata al provvedimento paradossalmente a dare, a pagina 40,la spiegazione:sarebbe di ben 7 miliardi il minor introito rispetto a quello che si potrebbe prevedere di raccogliere con le normali procedure di esazione più o meno forzata ,appena un po potenziata.Anziché contribuire ad aumentare il gettito insomma, questo condono sottrae risorse all'erario.E di quei 10 miliardi non ne restano che 3 o poco più.
Il primo punto debole e la rottamazione-ter, uno dei perni del condono.Riaprendo in modo più generoso (fino a 20 rate trimestrali in 5 anni) i termini della rottamazione-bis quando questi ancora non sono scaduti e c'è un'infinità di rate ancora da pagare, permette ai contribuenti di trasferirsi  nel nuovo condono risparmiando ulteriormente soldi e prorogando.Molto magra,sempre secondo la relazione (frutto del lavoro del dipartimento delle finanze e della ragioneria generale dello Stato) sarà l'adesione dei nuovi "pentiti" che apporterebbero risorse fresche all'operazione,e questo in virtù dell'ampia adesione che avevano avuto le due precedenti rottamazioni (che ricordiamo,si riferiscono a qualsiasi tipo di imposta,multa o canone scaduto accertata dall'agenzia delle entrate e inserita nei suoi ruoli per la riscossione).La raccolta della rottamazione-ter,secondo i calcoli dell'Osservatorio Cpi sempre basati sui dati della relazione tecnica,sarebbe addirittura negativa per il 2018,rispetto alle cifre,già inserite nel bilancio,per 414 milioni,e praticamente zero per il 2019 perché in questi anni si concentra il grosso delle rate "riportate a nuovo", e poi finalmente pari a 1.233 miliardi nel 2020 e 1.584 nel 2021.Totale, 2,4 miliardi nel quadriennio 2018-2021.

domenica 11 novembre 2018

Cosa speravate che l'euro fosse stato fatto per la vostra felicità?

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Post breve ma chiaro tanto per capire perché il mondo va in questo modo.In settimana Paolo Becchi mi ha scritto su Twitter:"Io sono un liberal ma adesso hai rotto" solo perché gli ho ricordato che il suo amico Salvini ,che gli ha fatto le prefazioni degli ultimi suoi libri scritti con Giuseppe Palma, ha smesso di fare battaglie contro l'euro.
Voi che cercate di arrampicarvi sugli specchi, mi fate una gran pena.
Leggete e svegliatevi perché state facendo la fine che vi meritate:

"Le nazioni europee dovrebbero essere guidate verso un superstato senza che le loro popolazioni si accorgano di quanto sta accadendo.Tale obiettivo potrà essere raggiunto attraverso passi successivi.Ognuno dei quali nascosto sotto una veste e una finalità meramente economiche"

JEAN MONNET,economista e padre fondatore della Ue


"E cosa credeva la plebaglia europea,che l'euro fosse stato fatto per la loro felicità?

JACQUES ATTALI,banchiere padre fondatore dell'euro

Il nemico principale:è oggi il capitalismo e la società di mercato sul piano economico, il liberalismo sul piano politico, l'individualismo sul piano filosofico,la borghesia sul piano sociale e gli Stati Uniti sul piano geopolitico.

ALAIN DE BENOIST

venerdì 9 novembre 2018

Anche Repubblica dedica una pagina a PANDORA TV di Giulietto Chiesa



Non voglio dar ragione ad Ettore Livini perchè i giornaloni non fanno informazione ma che Pandora tv non sia credibile è vero.Come ho scritto domenica scorsa non è detto che se un sito si definisce indipendente dica la verità.A proposito Giulietto,  non doveva esserci la Terza Guerra Mondiale?

La pattuglia d’assalto di Pandora tv - un’armata di soci eterogenea fatta da giornalisti di lungo corso come Giulietto Chiesa, ex-grillini, magistrati prestati alla politica come Antonio Ingroia, uomini con le stimmate in contatto con gli alieni e collaboratori di Sputnik Italia – non molla. Il giallo dell’intervista “manipolata” (dicono i critici) all’ex presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem poteva essere il colpo di grazia per la società, finita in liquidazione «per mancanza di soldi». La pubblicità involontaria della presunta fake - rilanciata dal Movimento 5Stelle - ha però fatto il miracolo: «I like alle nostre pagine sono saliti a 88.270 – spiega orgoglioso l’ex-corrispondente de L’Unità e de La Stampa a Mosca – e ci sono arrivati nuovi contributi». Risultato: la tv nata per «svelare retroscena oscurati dai media mainstream» non morirà. Anzi, grazie a 78mila euro di donazioni rinascerà dalle sue ceneri e « lavorerà per almeno 7-8 mesi - spiega Chiesa - in attesa di nuovi finanziatori».
Quelli vecchi hanno perso tutto. E qualcuno, a giudicare dai documenti ufficiali della liquidazione di Pandora Tv, non l’ha presa troppo bene.
«Siamo nati nel 2014 – ricorda il fondatore – quando ho cercato un gruppo di persone diverse politicamente tra di loro per sottoscrivere insieme “Un’altra visione del mondo”». Obiettivo centrato, sia per eterogeneità ideologica che per originalità.
L’elenco dei 22 soci, tutti con una quota del 4,17%, sfugge in effetti a qualsiasi catalogazione razionale. Il primo a mettere soldi è stato l’ex-pm palermitano Antonio Ingroia, reduce dal flop di Rivoluzione Civile e futuro compagno d’avventura di Chiesa nella “Lista del Popolo” – nata dal movimento “La mossa del Cavallo” – forte dello 0,03% ottenuto alle ultime elezioni. Al suo fianco sono arrivati Paolo De Santis (mancato purtroppo un anno fa), professore di fisica, esperto di “Geoingeneria clandestina” e super-esperto di scie chimiche, Fabrizio Biolè, ex consigliere regionale M5s in Piemonte espulso da Beppe Grillo, Margherita Furlan, manager diventata giornalista per Sputnik – voce russa in Europa – e per Pandora. A garantire davvero “un’altra visione del mondo” è entrato in società Giorgio Bongiovanni, “contattista” scelto dagli alieni – in particolare da Setun Shenar – per metterci in guardia sull’Apocalisse prossima ventura e benedetto con le stimmate alle mani dopo aver avuto una visione di Gesù Cristo.
Tanta originalità intellettuale richiedeva una guida “forte”. E Giulietto Chiesa, vecchia scuola Pci, ha gestito con generosità e pugno di ferro questo complicatissimo azionariato. Dribblando le accuse di essere un megafono di Putin o un fiancheggiatore di Lega e grillini. Le cose però finanziariamente parlando - non sono andate bene.
Pandora ha perso 200mila euro in tre anni, «il socio Chiesa – come recita il documento di liquidazione – ha versato 260mila euro a tasso zero» che non rivedrà mai più e «ha pagato di tasca propria spese e viaggi e 45mila euro per pagare i dipendenti». Un sforzo incompreso visto che all’ultima assemblea sono volate contestazioni dei soci infuriati sulla chiusura, con tanto di atti «di precisa ostilità verso l’ad» e documenti finiti tra gli omissis del verbale per «il tono polemico non troppo edificante». Ora, voltata pagina, la tv riparte. «A spese ridotte - spiega Chiesa - grazie al volontariato». Promette «qualche spallata potente perché - dice citando Stalin non si può fare la frittata senza rompere qualche uovo». Il metodo è lo stesso di prima.
Pensiero (se così si può dire) controcorrente - il sito apre con un intervento del turbofilosofo iper-mediatico Diego Fusaro - «per consentire alla verità di farsi strada nel mare di menzogne che sta invadendo le teste degli italiani». Ogni riferimento al caso Dijsselbloem, evidentemente, è casuale.

da LA REPUBBLICA del 9 novembre 2018-Ettore Livini

giovedì 8 novembre 2018

I brasiliani non capiscono in che società vivono e hanno votato Bolsonaro

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Probabilmente Bolsonaro non riuscirà a offrire risultati concreti in breve tempo,quindi potrebbe scegliere di nascondersi nella trincea che sa usare meglio:la guerra culturale.Sconosciuto al di fuori della sua roccaforte elettorale per i suoi 27 anni in cui è stato deputato federale,ed eletto presidente senza il sostegno di un partito alle spalle,Bolsonaro si è fatto conoscere e ha costruito il suo potere politico attaccando le istituzioni democratiche distorcendo il discorso femminista e quello in difesa delle minoranze.Una delle sue prime crociate è stata contro il "kit gay",un libro che in teoria doveva servire  a parlare di sessualità ai bambini,ma che in realtà non è mai esistito.
Nel primo discorso da presidente eletto Bolsonaro ha recitato una preghiera evangelica e ha promesso che rispetterà la costituzione e i valori democratici.Ma non ha fatto appello all'unità del paese come ci si sarebbe aspettati.Invece ha dato al discorso un tono che potrebbe sembrare ironico:"il popolo brasiliano ha capito la verità.E conoscerete la verità,e la verità vi renderà liberi", ha detto citando un versetto della Bibbia.
Una descrizione che sembra adattarsi bene alle due anime del bolsonarismo:da una parte il liberismo dell'economico,rappresentato dal suo futuro ministro dell'economia, Paulo Guedes, e dell'altra il Dna statalista e autoritario dei militari che circondano a fronte il nuovo presidente.Il modo in cui queste due anime  riusciranno a convivere ci dirà molto sulla politica estera dell'amministratore Bolsonaro.Il programma presentato al tribunale supremo elettorale del Brasile è più demagogico che chiarificatore.
un secondo punto del programma di Bolsonaro promette:"Non faremo più accordi commerciali fasulli".L'affermazione suona come un'eco del costante lamento di Trump secondo cui gli Usa sono stati danneggiati in tutti gli accordi siglati prima della sua elezione a presidente.Il capitolo sugli accordi commerciali può chiarire la politica estera di Bolsonaro.Trump ha già inserito il Brasile tra i paesi che in teoria danneggiano gli Stati Uniti.All'inizio di ottobre ha dichiarato che il Brasile chiede quello che vuole a Washington ed è "tra i più duri al mondo,forse il più duro" nelle trattative internazionali e con le aziende statunitensi.Inoltre il programma di Bolsonaro promette di dare rilievo alle relazioni agli accordi bilaterali,il terreno preferito da Trump.In campagna elettorale Bolsonaro ha schivato le domande sulle sue proposte specifiche in ambito economico,affittando il suo compito di rispondere all'economista Paulo Guedes non ha chiarito cosa avrebbe fatto un eventuale governo Bolsonaro per risolvere la crisi,limitandosi a citare proposte generiche su privatizzazioni e riforme fiscali.A un certo punto della campagna elettorale,davanti a una serie di disastrose dichiarazioni dei suoi conoscenti,Bolsonaro ha chiesto a tutto di mantenere un prudente silenzio.Questo significa che gli elettori lo hanno votato senza avere la minima idea di cosa avrebbe fatto una volta eletto.

mercoledì 7 novembre 2018

Sessantenni contenti di fare gli schiavi per le multinazionali.Bravi




Quando guardo questa foto mi viene il vomito.Questi sono gli esseri umani di oggi.Gente vuota, priva d'orgoglio, di dignità, che accetta tutto senza lamentarsi e il loro modo di reagire è intontirsi di psicofarmaci, droga, alcool, malattia del gioco e prendersela con chi è più comodo prendersela.
Ma cosa si fa ad accettare il fatto che una grande multinazionale  fa enormi profitti e mi assume solo perché non mi lamento e accetto anche stipendi bassi.
Continuate a sorridere e dopo non vi lamentate, perché avete il mondo che vi meritate.


Nella Fast Food Nation, la " meglio" gioventù inizia a 60 anni, dietro il bancone di un ristorante o di uno snack bar a friggere patatine, cappellino con visiera e salsine alla mano. Succede anche questo nell’America del boom economico trumpiano e della demografia che cambia: eravamo abituati ai ristoranti di cibo pronto e veloce affollati di teenager che prendono ordinazioni, un modo per pagarsi gli studi o guadagnare in attesa di lavori migliori, dell’adolescente o giovane ventenne che si dà da fare per costruire il suo futuro il cinema ne ha fatto un’icona anche del " sogno americano". E invece le catene di fast food hanno preso a cercare personale senior e il fenomeno si inizia a notare anche in altri settori, come il traporto aereo.
Stevenson Williams, 63 anni, ha raccontato a Bloomberg la sua storia: dopo aver lavorato una vita come operaio edile, oggi gestisce una sede di Church’s Chicken a North Charleston, nel South Carolina, 13 dipendenti, fino a 70 ore di lavoro settimanali. «Stare seduto mi faceva sentire vecchio. Per un po’ si può fare. Mi diverto a Church’s chicken. Mi piace l’atmosfera, mi piacciono le persone».
Del resto per ristoranti come Bob Evans o catene come McDonald’s assumere personale over 50, o meglio ancora pensionato, è più che conveniente: non hanno ambizioni di carriera e spesso nemmeno la necessità di uno stipendio pieno, visto che percepiscono già l’assegno dallo stato. In sostanza: costano meno, hanno meno pretese e si divertono di più. I responsabili delle risorse umane dei fast food vanno a reclutarli nelle chiese e nei centri per anziani. Mc Donald’s ha confermato al quotidiano americano che sarà la sua prossima campagna acquisti invernale. Ma ci sono anche altre ragioni che spiegano il cambio di prospettiva dei datori di lavoro. La prima è quella che gli americani chiamano " labour shortage", la carenza di manodopera. A ottobre negli Stati Uniti la disoccupazione è scesa al 3,7%, vuol dire quasi piena occupazione, con un tasso fisiologico di persone che non sono occupate ma presto potrebbero esserlo. Le aziende fanno fatica a trovare personale, soprattutto se le paghe sono basse, e questo spiega per esempio anche perché Amazon qualche settimana fa ha deciso di alzare il salario orario: una competizione a rialzo con i concorrenti per accaparrarsi i lavoratori in vista del periodo natalizio. "Carenza" ha un’accezione negativa, ma per i lavoratori è solo una buona notizia, perché significa che è più facile trovare lavoro, soprattutto per i giovani che ne cercano uno ben pagato. L’altra ragione ha a che fare con la demografia. L’aspettativa di vita si è allungata, sempre più persone sopra i 60 anni continuano a lavorare per parecchio tempo ancora, in molti casi anche per rimpinguare una pensione esigua. L’anno scorso il Washington Post pubblicò un articolo dal titolo eloquente - "La nuova realtà dell’essere anziani in America" – in cui spiegava come il numero di over 65 disposti a lavorare e in cerca di lavoro sia aumentato negli ultimi anni: « Le persone vivono vite più lunghe e costose, spesso senza una buona rete di sicurezza » , scriveva il quotidiano. «Di conseguenza, un numero record di americani di età superiore ai 65 anni continua a lavorare – quasi 1 su 5. Una percentuale aumentata costantemente nell’ultimo decennio, e a un ritmo molto più rapido rispetto a qualsiasi altra fascia d’età. Oggi lavorano 9 milioni di anziani, contro i 4 milioni del 2000 » . Lo Us Bureau of Labour Statistics dice che il numero di americani tra i 64 e i 74 anni che ancora lavorano salirà del 4,5% in dieci anni, dal 2014 al 2024.

da LA REPUBBLICA del 7 novembre 2018-Gabriella Colarusso