Anglotedesco

Anglotedesco

domenica 30 dicembre 2018

STEVE BANNON:"Mi piace Angela Merkel"

Risultati immagini per steve bannon

Il 2019 sarà l’anno più cattivo nella politica americana dal 1858: sarà guerra di trincea qui a Washington
C’è pressione su Salvini, gli dicono: perché non vai a elezioni anticipate? Io vedo la sua maturità di statista
La cancelliera Angela Merkel mi piace. Non mi piace la sua ideologia ma è una dura
Soros è un modello per il mio Movimento. Sono al 100 per cento contrario alla sua ideologia, ma ammiro sempre chi ottiene risultati. Soros forma persone orientate all’azione

«La chiamiamo la scuola dei gladiatori, la chiave è formare agenti di cambiamento. La sinistra lo fa molto bene, Soros e gli altri formano persone orientate all’azione. Uso Soros come modello anche per The Movement. Sono al 100% contrario alla sua ideologia, ma ammiro sempre chi ottiene risultati. Una delle cose in cui dobbiamo applicarci per contrastarli è: fare, non solo parlare».

Incontriamo Steve Bannon a casa sua, alle spalle della Corte Suprema, nella cosiddetta Breitbart Embassy che ospitava il sito di destra quando lo dirigeva lui. Ora nella stanza ricoperta da patriottici tappeti blu a stelle bianche, l’ex stratega di Trump tiene cene e incontri: con cattolici conservatori che potrebbero finanziare i suoi nuovi progetti; con Eduardo Bolsonaro, il figlio del nuovo presidente brasiliano, e altri. In autunno anche Armando Siri, braccio destro di Salvini, ha incontrato il team di Bannon. A febbraio, partirà a Bruxelles «Il Movimento», fondazione che vuole connettere i populisti europei (e non solo). Una scuola aprirà invece in primavera a Roma: un «prototipo» (4 settimane, 20-25 studenti) seguito in autunno da un corso completo, che si sposterà nel monastero di Trisulti dopo il restauro.

Bannon siede al tavolo da pranzo, davanti a un libro su Deng Xiaoping e una pila di Financial Times, in un’atmosfera di quiete prima della battaglia accentuata da cimeli della Guerra Civile alle pareti. Sul caminetto una foto della figlia Maureen in mimetica, seduta sul trono di Saddam Hussein in Iraq. «Il 2019 sarà un anno straordinario per i populisti». A maggio le elezioni a Bruxelles «determineranno la direzione del progetto europeo». E sarà «l’anno più cattivo nella politica americana dal 1858: sarà guerra di trincea qui a Washington».

Per chi è la scuola?

«Studenti maturi, gente che vuol cambiare carriera, passare dal no-profit ai media, alla politica, all’insegnamento. Ho due modelli: la scuola postlaurea di Marion Maréchal e quella di Armando Siri».

Davanti al monastero ieri protestavano...

«Fantastico! Questo è coinvolgimento! Come alle elezioni di midterm: siamo stati battuti di brutto, Trump ha perso la Camera perché i democratici sono stati bravissimi a bussare porta a porta. Credo nella democrazia, odio essere sconfitto ma preferisco perdere quando la gente è coinvolta in un dibattito acceso. Una protesta? Fantastico. Anche se non penso che capiscano che porteremo lavoro, gente negli hotel e nei ristoranti, rendendo omaggio alle origini del monastero».

Un sondaggio rivela che i consensi per la Lega crescono tra i cattolici.

«Me l’aspettavo. Il bombardamento di critiche del Papa contro i “populisti” e i “nazionalisti” è mirato a gente come Salvini. Il Papa è un radicale sulla questione dei migranti, ha scarso appoggio pubblico e così rafforza il movimento populista».

Lei è stato tra i primi a suggerire l’alleanza Salvini-di Maio. Ma se Salvini vince alle Europee dovrebbe puntare alle urne in Italia per diventare premier?

«C’è pressione su Salvini, gli dicono: perché non vai alle elezioni anticipate? Io vedo la sua maturità di statista, è stato pronto anche a perdere un po’ di appoggio al Nord, come indicano i sondaggi, pur di mantenere il governo di unità. Quando giro per il mondo, dico a tutti: guardate Salvini e Di Maio. Non si vedono spesso politici moderni pronti a mettere da parte le differenze per lavorare insieme, come hanno fatto loro sul bilancio».

È probabile un’alleanza Popolari-populisti dopo le europee?

«C’è una buona probabilità, ma dipenderà dai numeri. Un anno fa Merkel e Macron avevano grande appoggio, poi le elezioni italiane hanno rivelato che un’alternativa è possibile. Merkel ora è finita, incredibile…».

Merkel le piace?

«Sì, mi piace. Non mi piace la sua ideologia ma è una dura, apprezzo gli honey badgers (tassi del miele, tenaci, sopravvivono a tutto, ndr). Ma la forza di questo movimento è tale che Merkel ha dovuto pagare per il peccato originale della crisi dei migranti. La caduta più sorprendente però è quella di Macron: in un discorso nel settembre 2017 descrisse il punto d’arrivo del progetto europeo, gli Stati Uniti d’europa. Vogliono che l’italia sia come la South Carolina, la Francia come la North Carolina: unità amministrative, non nazioni sovrane. Io ho visto i Cinque Stelle e Salvini discuterne con la gente, su Facebook e ai comizi. Invece Macron è in una spirale mortale perché non ha ascoltato il suo popolo».

L’affitto del monastero costa centomila euro l’anno, lo paga lei?

«Ci ho messo i miei soldi, non voglio dire quanto, e anche nel Movimento. Abbiamo bisogno comunque di sponsor per restaurarlo, i capitali verranno dall’europa e forse dall’america, ci sono un paio di cattolici conservatori…».

Cosa si aspetta dal Congresso che si insedia il 3 gennaio?

«Alcuni nell’amministrazione Trump non si rendono conto di quanto sia potente la Camera dei Rappresentanti. Ha il potere di fare indagini, il potere del denaro. I Padri Fondatori, nella loro saggezza, hanno voluto che fosse rinnovata ogni due anni, una continua campagna elettorale, mentre il Senato è più freddo, come quello romano. Il dilemma del Muro di Trump è legato al fatto che Nancy Pelosi ha tutto il potere adesso. Il presidente e i repubblicani hanno avuto due anni per fare il Muro, io glielo dicevo: “Se non lo facciamo, sarà molto difficile vincere un secondo mandato”. Ora è troppo tardi. Ma bisogna costruirlo! La base lo esige».

Chi si candiderà nel 2020 contro Trump?

«Tenete d’occhio Michael Bloomberg. I democratici tollereranno solo un candidato progressista tipo Bernie Sanders, Beto O’rourke, Kamala Harris; il generale Mattis — che è un progressista ma anche un guerriero — sarà un possibile candidato vicepresidente. Ora Bloomberg sta preparando una corsa da indipendente, ma essendo molto intelligente capisce che non può vincere, così sceglierà qualcuno come Mitt Romney, Joe Biden, un centrista, un democratico e un repubblicano, che offriranno un partito di unità per tirare fuori il Paese dalle divisioni. Bloomberg vuol essere il burattinaio, vuole il potere. Ma se Trump segue il programma, vincerà lui».

Il giornalista Michael Wolff dice che lei usa The Movement per arrivare alla Casa Bianca.

«È ridicolo, non ho aspirazioni politiche, sono uno che opera dietro le quinte».

Perché sorride allora?

«Perché Wolff parla così per vendere libri. È una fake news. Io non mi candiderò mai. Come mi posso candidare se mi vesto così?».

da IL CORRIERE DELLA SERA del 30 dicembre 2019-Intervista a Steve Bannon di Viviana Mazza

venerdì 28 dicembre 2018

DIEGO FUSARO.L'ideologia del godimento

Risultati immagini per il nuovo ordine erotico libro

L'ideologia del nuovo illude i consumatori che solo il rinnovo continuo e l'abbandono di ciò che è stabile cagionino godimento e felicità.
Il neoliberista e il neolibertino,ossia gli abitatori ideali del cosmopoli deregolamentata e senza confini materiali e immateriali,rincorrono affannosamente un nuovo che non arriva mai in forma definitiva:e che, secondo il modello di don Giovanni come emblema dell'erotica del capitalismo,dà luogo al cattivo infinito del consumo di amori-merci "usa e getta" e a scadenza ravvicinata.
L'accelerazione elettrizzante del consumo si incastona in un regime di temporalità mutilo del futuro e configuratesi come sempre più rapido ritorno al medesimo.
L'orizzonte granitico del capitalismo assoluto e del consumismo senza interdizioni perimetra gli spazi di un eterno presente che non permette di immaginare un al di là rispetto alla società rettificata e che,insieme, coarta i suoi abitatori al rito dell'accelerazione del consumo e del godimento come sua variante erotico-sentimentale.Ne scaturisce quella che,con la formula di Junger,potremmo con diritto battezzare come la nuova "mobilitazione totale" erotica.
Per questa ragione,la vita estetica "è nel momento",come evidenzia Kierkegaard.Si dà nell'istante puntiforme del piacere portato alla sua massima intensità e vissuto come se non fosse dotato di provenienza,ne di possibile continuità.
L'attimo del godimento,alla stregua di quello del consumo,basta a se stesso e,insieme,non soddisfa appieno:nella sua effimera durata,già rimanda ad altro, ossia ai nuovi attimi di godimento che,come merci fantasmagoriche,sopraggiungeranno celermente,secondo una linearità infinita, in forza della quale ogni punto è solo un momento preparatorio per il successivo.
In apparenza,la vita estetica come l'apoteosi della libera scelta esercitata senza tregua.In verità,ne è la più esiziale negazione,giacche l'individuo è soggetto a una scelta che gli viene imposta dall'esterno,dalle sollecitazioni pubblicitarie e dagli stimoli della manipolazione a cui egli non è in grado di opporre resistenza.Senza mai scegliere in modo definitivo,il panconsumista erotico si lascia scegliere in forme sempre mutevoli dall'esteriorità suadente delle merci-oggetto che, come negli scaffali dei supermercati,si esibiscono e ne invadono l'immaginario.
Proprio come nel mondo del consumo,anche in quello del consumismo erotico le merci-godimento sollecitano i loro fruitori e, insieme, li inducono intrinsecamente e non abbandonare mai l'ambito della circolazione,ossia ad attendere la comparsa di sempre nuove merci-godimento e a sapersi liberare disinvoltamente dalle precedenti.
L'usa e getta edonistico trova la propria più consapevole codificazione nelle parole del DIARIO DEL SEDUTTORE di Kierkegaard:"Egli si serviva degli individui soltanto come incitamento per gettarli poi via da sé", massimizzando il proprio profitto sentimentale in ogni relazione a tempo determinato,secondo quella che è stata a giusto titolo etichettata come "l'ideologia del godimento".
La durata del godimento estetico è istantanea ,in quanto si dissolve nell'attimo in cui è consumato.Spentosi,risorge sempre ex novo.
Quest'ultimo aspetto permette di sostenere una volta di più che,nell'era del tecno-capitalismo,l'amore tende a mutare radicalmente forma e modi e,in maniera convergente,a destrutturare e a dichiarare illegittimi quelli precedenti.

da IL NUOVO ORDINE EROTICO. Diego Fusaro

domenica 23 dicembre 2018

Ma che complottisti sono questi britannici!

Risultati immagini per david icke

Alla sostituzione etnica, al fatto che i musulmani verrebbero in Italia e in Europa per imporre il loro stile di vita è una  minchiata.Come in tutte le religioni ci sono dei pazzi.
Nonostante sia cresciuto in una casa (piccola) popolare, non ho mai amato fare la vita come chi vive in quei quartieri e appena ho cominciato a ragionare con la mia testa ho capito che frequentare bar o altri locali insignificanti non si capisce il perchè il mondo va in una certa direzione e dunque non sono sorpreso da dei discorsi assurdi sull'immigrazione e sui politici.
Dopo il 1989 abbiamo importato in Europa lo società marcia americana con il sistema economico neoliberista,dove grandi colossi bancari, finanza, multinazionali  sono una specia di pifferai magici che sono riusciti a plagiare governi ,stampa e la stragrande maggioranza della gente.Ogni cosa va fatto per accontentarli.Sono i signori dell'1% i colpevoli e i loro schiavetti.

Il 60% dei britannici crede ad almeno una teoria del complotto su come viene gestito il paese o sulla veridicità delle informazioni che vengono diffuse.
Nel Regno Unito, chi ha sostenuto la Brexit è più propenso a dare credito alle teorie del complotto rispetto a chi si è opposto, 71% contro 49%.
Quasi la metà (47%) di chi ha votato “leave” ritiene che il governo abbia deliberatamente nascosto la verità su quanti immigrati vivono nel Regno Unito, rispetto al 14% di chi ha votato “remain”. Un impressionante 31% degli elettori crede che l’immigrazione sia parte di un progetto più ampio per rendere i musulmani la maggioranza nel paese, una teoria nata negli ambienti dell’estrema destra francese, nota come la “grande sostituzione”. La cifra comparabile per i “remainers” è del 6%.
In America le differenze sono ancor più estreme: il 47% degli elettori di Trump crede che il riscaldamento globale antropico sia una bufala, rispetto al 2,3% di quelli della Clinton.
Le cifre sono il risultato di un progetto internazionale condotto in sei anni ed in nove paesi da ricercatori dell’Università di Cambridge e YouGov, finanziati dal Leverhulme Trust. Lo studio è stato l’esame più completo mai effettuato sulle teorie della cospirazione, e segna la prima volta in cui gli accademici hanno esplorato l’argomento.

I ricercatori hanno anche scoperto che:

• Il 15% dei leavers e l’11% dei remainers in Gran Bretagna credono che, indipendentemente da chi sia ufficialmente al governo, il mondo sia gestito da una congrega globale segreta che controlla gli eventi.

• La cospirazione più creduta nel Regno Unito, condivisa dal 44% delle persone, è che “anche se viviamo in quella che viene definita una democrazia, una ristretta cerchia di persone gestirà sempre e comunque le cose in questo paese”.

• La diffidenza nei confronti dell’autorità è elevata, col 77% delle persone che si fida “poco” o “nulla” dei giornalisti; il 76% diffida dei ministri, il 74% dei capi di aziende.

• Rispettivamente l’87% e l’89% degli intervistati dà fiducia ad amici a famigli, come potenziali conferme delle notizie condivise dai contatti dei social media.

• Chi non ha voluto la Brexit è più propenso ad usare regolarmente i social media per le news (50% contro 34%), e più propenso a leggere un sito di notizie (41% contro 18%). Tra chi si informa sui social, Facebook è stato più usato dai leavers (74% contro 65%), mentre è vero il contrario per Twitter (28% contro 39%).

• Tra i paesi esaminati, la Svezia è quella che crede meno alle teorie della cospirazione, col 52% che crede ad una o più delle teorie proposte dai ricercatori, contro l’85% per l’Ungheria. Negli Stati Uniti la cifra è del 64%, in Francia del 76%.

Il professor John Naughton, direttore del programma di borse di studio presso il Wolfson College ed uno dei tre professori dell’Università di Cambridge che hanno condotto la ricerca, ha detto che lo studio, iniziato nel 2012, è nato dal tentativo di guardare alla “storia naturale” delle teorie della cospirazione.
I ricercatori hanno definito cospirazione “una teoria che alcuni attori abbiano cospirato per fare qualcosa di nascosto, di solito qualcosa di malvagio”. Come parte dello studio, hanno proposto agli intervistati circa 10 teorie, tutte emerse dalle proprie ricerche, per testare quanto ampiamente fossero credute.
“Le teorie del complotto sono, e per quanto possiamo dire sono sempre state, una parte importante della vita di molte società, ed il più delle volte sono passate sotto il radar dei media mainstream”, ha detto Naughton. “Pensavamo fossero cose credute solo da pazzi, [e che] non avessero un impatto sulla democrazia”.
Questo atteggiamento sprezzante è cambiato dopo il voto sulla Brexit e l’elezione di Trump nel 2016. “Qualsiasi cosa si pensi di Trump, è un teorico della cospirazione nato. È stato una specie di catalizzatore, la sua elezione ha in qualche modo avuto l’effetto di rendere mainstream le teorie della cospirazione”.
Tali convinzioni, dice Naughton, “sono un modo per il comune cittadino di cercare di dare un senso ad un mondo complesso e confuso”.
Meno persone, almeno nel Regno Unito, credono ad alcune delle altre teorie testate dai ricercatori, incluso il fatto che il racconto ufficiale dell’Olocausto sia una bugia (2%), che il contatto umano con gli alieni sia stato messo a tacere (8%), che la verità sui vaccini venga tenuta nascosta (10%) e che il virus Aids sia stato creato e diffuso di proposito (cosa creduta dal 4% dei britannici, ma dal 12% dei francesi).
Il dott. Hugo Leal, uno dei ricercatori del progetto, ha detto che lui e gli altri accademici sono stati sorpresi dal numero di sostenitori di Trump e Brexit che hanno ritenuto credibile la teoria della grande sostituzione.
“Entrambe le parti condividono atteggiamenti e sentimenti che trascendono la mera affiliazione ideologica conservatrice. Il nostro studio mostra che le teorie della cospirazione sono un elemento centrale per la comprensione di una cultura politica comune, cosa che la maggior parte degli studiosi trova difficile da comprendere”. Leal ha descritto tali atteggiamenti comuni come un “asse cospirativo transatlantico”.
Più di 11.500 persone sono state intervistate online da YouGov, in nove paesi: Francia, Germania, Italia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Stati Uniti, Svezia ed Ungheria. La dimensione del campione britannico era di 2.171 adulti, ponderata per risultare rappresentativi.

DI ESTHER ADDLEY

theguardian.com

venerdì 21 dicembre 2018

Ray Dalio prevede una crisi finanziaria devastante entro il 2020



Ray Dalio è un delinquente come tutti quelli titolari di hedge funds, però spesso ci prendono...

giovedì 20 dicembre 2018

Reddito di cittadinanza da 80 euro?


Risultati immagini per reddito di cittadinanza

In un post del 17 ottobre pubblicai l'articolo di Fabio Carioti su Libero che spiegava la probabile fregatura del reddito di cittadinanza.Adesso si è aggiunto anche questo di Repubblica Affari e Finanza.


Altro che fine della povertà.Il reddito di cittadinanza,con le ulteriori limature che saranno rese necessarie dall'accordo in sede Ue,rischia di ridursi a ben poca cosa.Anzi, beffa e paradosso,di essere molto più vicino,fino a corrispondergli esattamente, agli 80 euro,la vituperata "mancetta" elargita dal governo Renzi, che ai 780 euro favoleggiati da Luigi Di Maio.Il j'accuse parte dall'Osservatorio Cpi,il think-tank che Carlo Cottarelli dirige presso la Cattolica di Milano."Noi ci siamo semplicemente armati di calcolatrice e abbiamo fatto i conti",spiega Giampiaolo Galli, economista di scuola Mit e Bankitalia,che dell'Osservatorio è vicedirettore."La prima ricongruenza è nel fatto che pre mesi, in campagna elettorale e anche dopo la vittoria,i 5 stelle hanno parlato di un costo complessivo per il reddito di cittadinanza di 17 miliardi (mentre peraltro dall'Inps arrivavano stime ancora più pessimistiche).Poi di colpo,al momento di inserirlo nella manovra "prima versione",quella che ha suscitato le ire di Bruxelles,lo stanziamento è stato ridotto a 9 miliardi, e li è rimasto fermo per settimane mentre nel frattempo Di Maio annunciava di aver dato il via alla stampa milioni di tessere.Su queste cifre abbiamo fatto una banale operazione aritmetica.Intanto  ai nove miliardi ne andava tolto almeno uno per la riforma dei centri per l'impiego.Gli 8 miliardi rimasti,divisi appunto per 6 milioni ,facevano 111 euro a testa al mese per dodici mesi".Ad essi vanno sottratti pro quota le spese per la stampa delle tessere,per il software e per il training di chi dovrà gestire il tutoraggio di cui parla Di Maio,per cui tale cifra scende ulteriormente."Ma non è finita",insiste Galli."Ora che lo stanziamento complessivo anziché 9 miliardi dovrà ridursi verosimilmente di circa un miliardo e mezzo malgrado le resistenze del vicepremier,se facciamo la stessa operazione tenendo conto sempre delle spese amministrative,andiamo a cadere proprio lì,sugli 80 euro,che salgono a poco più di 100 se anziché 6 milioni consideriamo,come sembra evincersi dalle ultime dichiarazioni del governo,solo 5 milioni di beneficiari".
Intendiamoci:della sproporzione fra promesse e disponibilità effettive sono sicuramente consapevoli anche i tecnici vicini a Di Maio,che infatti stanno disperatamente cercando il modo di far quadrare i conti.Spiega cos' i ritardi nell'elaborazione del provvedimento vero e proprio: com'è noto nella legge di Bilancio verrà indicato solo il saldo, al pari dell'altra misura-cardine della manovra,la quota 100,sulla quale però si è molto più avanti nell'articolato.Il decreto che sarà varato nei primi mesi del 2019 dettaglierà queste voci.Su quota 100 peraltro ricade il peso maggiore del taglio deciso a Bruxelles visto che la spesa scende da 6,7 miliardi a 4,7 miliardi.Sul reddito invece, a parte il totale orientativo,si brancola nel buio.Eppure anche qui un decreto dovrebbe essere pronto entro febbraio-marzo se si vuole cominciare l'elargizione in primavera.Invece partono segnali contraddittori e confusi come il coinvolgimento delle aziende a cui andrebbero parte dei benefici o il complicato calcolo delle "detrazioni" per chi per esempio possiede una casa (o anche un conto in banca)."E' vero che il reddito di cittadinanza è un'integrazione al minimo per cui molti riceveranno comunque meno,riflette Cottarelli,ma il divario tra quanto da noi calcolato e 780 euro sembra davvero elevato.E quali saranno i paletti in termini di offerte di lavoro che si possono rifiutare,che dovranno essere rispettati per ricevere il reddito? Nessuno lo sa, così come tanti altri dettagli".
La verità è che intervenire sulla povertà,se è indubbiamente un'azione meritatoria intrapresa anche in buona fece a parte gli eccessi di retorica, è diabolicamente difficile e costoso."Noi abbiamo fatto anche un altro calcolo",riprende Galli."Con le risorse disponibili,se vogliamo intervenire sulla povertà assoluta,che purtroppo esiste,cioè attribuendo 780 euro a chi parte da zero,dopo i primi 850.000 beneficiari i soldi erano già finiti nella prima versione delle manovre,livello che scende ulteriormente a 700.000 nella versione riveduta e ridotta post-accordo."Tutto questo suona allarmante visto che con ogni probabilità nel nostro Paese di persone indigenti ce ne sono molte di più.

da LA REPUBBLICA AFFARI E FINANZA del 17 dicembre 2018

mercoledì 19 dicembre 2018

CGIA DI MESTRE:"Nel 2019 le imprese pagheranno 4 miliardi in più

Per fortuna Paolo Becchi e Giovanni Zibordi hanno cambiato rotta...



da LIBERO del 19 dicembre 2018



martedì 18 dicembre 2018

Negli Usa 70.000 persone sono morte per overdose da oppioidi nel 2017

Risultati immagini per morti oppioidi


I centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) hanno pubblicato il rapporto annuale su mortalità e overdose.I numeri mostrano che gli Usa attraversano uno dei più lunghi periodi di declino nell'aspettativa di vita dai tempi della prima Guerra mondiale.L'aumento è causato in gran parte dall'epidemia di oppioidi,sopratutto eroina e farmaci antidolorifici che ha provocato 70.237 vittime,con un aumento di quasi 7.000 morti rispetto al 2016.Joshua M. Sharfstein,vicedirettore del dipartimento di salute pubblica alla John Hopkins Bloomberg School of Public Healt,definisce la situazione sanitaria nel paese "scoraggiante".Ma alcuni ricercatori intravedono un luce in fondo al tunnel.Le stime mensili provvisorie dei Cdc sui decessi per overdose,più dettagliate e più recenti rispetto ai dati annuali,mostrano che il livello massimo su scala nazionale è stato raggiunto nel settembre del 2017,per poi seguire un calo costante nei mesi successivi.
A livello nazionale il numero stimato di morti per overdose tra l'aprile del 2017 e l'aprile del 2018 (l'ultimo mese su cui ci sono dati disponibili) è di 70.859 ,con una riduzione di più di  2.000 vittime rispetto al periodo tra il settembre 2016 e il settembre 2017.Queste cifre sono soggette a variazioni man mano che si aggiungono i dati dei singoli stati, ma in passato si sono dimostrate affidabili.Gli esperti hanno cominciato a notare questa tendenza,e sono cautamente ottimisti.A un'analisi più approfondita,i numeri mostrano un calo alla mortalità da eroina e antidolorifici oppioidi sintetici,che comprende il Fentanyl,continua a essere fonte di grande preoccupazione,anche se i dati mostrano che il tasso di decessi da Fentanyl nel 2017 e 2018 non è aumentato.Le morti da cocaina (che non è un oppioide) si sono stabilizzate,mentre quelle da metanfetamina e altri stimolanti non oppioidi registrano ancora una modesta crescita.
Una notizia particolarmente incoraggiante è che il calo delle morti da overdose è molto evidente negli stati che negli ultimi anni hanno avuto i tassi di mortalità più alti.Alla fine del 2017 l'Ohio e la Pennsylvania hanno fatto registrare un calo vicino al 20% dopo il picco alla fine del 2017.Il West Virginia,lo stato con il più alto tasso di morti per overdose,ha registrato un calo del 12%,in generale i dati dei Cdc mostrano che le morti per overdose sono diminuite in venti stati tra l'aprile del 2017 e lo stesso mese del 2018.I Cdc sottolineano che si tratta di numeri provvisori da analizzare con cautela,ma negli utimi sette mesi le morti legate al consumo di droga sono diminuite ,per la prima volta dal 2015,quando il governo ha cominciato a publicare dati su base mensile.

THE WASHINGTON POST

lunedì 17 dicembre 2018

Huawey e la prepotenza statunitense

Immagine correlata


L'arresto di Meng e le accuse che le sono rivolte s'inseriscono nel contesto più ampio della lotta tra Pechino e Washington per il dominio tecnologico nei prossimi decenni,e potrebbero avere conseguenze enormi e potenzialmente devastanti per la Huawei."Questo dà a Trump un'arma per contrattare", spiega George Magnus,economista del centro per la Cina dell'Università di Oxford".E' la figlia dell'amministratore delegato Ren Zhengfai.I presunti affari tra la Huawei e l'Iran sono solo l'ultima di una serie di preoccupazioni".Un eventuale divieto di totale di acquistare componenti e tecnologia statunitense ha imposto un divieto simile alla Zte,un'altra società di telecomunicazioni cinese,mettendone a repentaglio la sopravvivenza prima di fare marcia indietro.Sia la Huawei sia la Zte sono bandite dalla maggior parte delle gare d'appalto pubblicate negli Stati Uniti.
I problemi legali dell'azienda in America potrebbero riprendersi in altri mercati."I requisiti imposti da Washington nel campo delle infrastrutture delle telecomunicazioni stanno estromettendo la Huawei da mercati in grande sviluppo", spiega Mark Cash,analista dell'istituto di ricerca Morningstar:"inoltre gli operatori senza restrizioni governative potrebbero cominciare a limitare l'uso di apparecchiature dell'azienda nelle costruzioni delle reti 5g".
Di recente l'azienda ha riportato, l'attenzione sui mercati esistenti, dopo che il governo statunitense l'aveva definita una minaccia per la sicurezza nazionale citando i timori su un suo possibile controllo della tecnologia 5 g.Donald Trump ha firmato un documento che vieta al governo di usare tecnologie cinesi, fra cui quelle prodotte dalla Huawei,e ha chiesto agli alleati degli Stati Uniti di fare altrettanto.Di proprietà collettiva dei dipendenti,la Huawei è famosa per la disciplina:nessuno,incluso Ren, ha messo in guardia i dipendenti contro il ricorso a numeri e profitti truccati per migliorare le performance.Nel 2014 l'azienda ha creato una squadra per la verifica dei dati all'interno del dipartimento finanziario,gestito dalla famiglia di Ren ha chiesto a tutti di sopportare pazientemente le critiche,ma ha anche condannato l'intervento dall'estero."Non cederemo mai alle pressioni esterne".Presto questa massima sarà messa alla prova dal dipartimento di giustizia statunitense.

domenica 16 dicembre 2018

ARMANDO SPATARO:"Cesare Battisti difeso da pseudo intellettuali"

Risultati immagini per cesare battisti

Ma Spataro non era un magistrato comunista? Siamo sempre alle solite, questo è un paese di parrocchiani patetici che se attacchi una di loro o è un comunista o è un fascista, devi sempre per forza essere schierato,ma non è così.Spataro è sempre uno che ha svolto il suo lavoro in maniera serie ed obiettiva.Giusto quello che ha detto.
Anglotedesco aggiunge qualcosa:il problema di questo paese sono gli ex finti rivoluzionari che adesso passano per  intellettuali che difendono i terroristi e che vogliono una società senza limiti comandata dalla finanza e dalle grandi multinazionali.


«La mancata estradizione di Cesare Battisti è un’offesa per la nostra democrazia e per le persone che ha ucciso e fatto uccidere».
Armando Spataro si occupa di questa vicenda da quasi 40 anni, da quando nel 1979 guidò le perquisizioni nel covo milanese dei Proletari Armati per il Comunismo di via Castelfidardo. Torna a parlarne nell’ultimo giorno di servizio in magistratura, subito prima di lasciare la toga e la guida della procura di Torino: un finale di carriera che lo ha visto impegnato in un duro confronto con il ministro degli Interni Matteo Salvini sulla gestione delle indagini e sulla chiusura agli immigrati.

Lei di fronte alle campagne di solidarietà all’estero nei confronti di Battisti ha compiuto un gesto senza precedenti per un magistrato: ha scritto una lettera aperta a Le Monde.

«Nel novembre 2004 la scrittrice Fred Vargas aveva pubblicato su “Le Monde” un appello, con l’adesione di personaggi del calibro di Daniel Pennac, Bernard Henry-Lèvi, Bernard Kouchner: un testo carico di falsità sulla vicenda processuale di Battisti e sugli anni di piombo in Italia. Quel documento esprimeva il pensiero di una vera e propria lobby che riteneva la condanna frutto dell’appiattimento della magistratura sulle logiche emergenziali di quel momento. Ho sentito il dovere di rispondere con i fatti, per ricordare chi è Battisti: un assassino della peggiore specie. È stato condannato come esecutore materiale dell’omicidio del maresciallo Santoro e dell’agente Campagna, nell’uccisione di Luigi Sabbadin ha fatto da palo e in quella di Pierluigi Torreggiani è stato riconosciuto tra i mandanti. Persino la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha bocciato le istanze di Battisti ma mi sono reso conto che non c’è nulla che possa smuovere certi pseudointellettuali dalle loro convinzioni».

Lei ha seguito le indagini sulla formazione terroristica di cui faceva parte Battisti sin dal giugno 1979.

«Siamo partiti dalla scoperta del covo milanese di via Castelfidardo, dove Battisti venne arrestato. Poi c’è stata la collaborazione di alcuni dei membri del Pac, i Proletari armati per il comunismo, che hanno permesso di ricostruire le attività della banda armata. Ma le sentenze contro Battisti non si basano solo sulle parole dei pentiti: ci sono state testimonianze e riscontri oggettivi.
Certo, lui non era presente ai processi: era evaso e fuggito in Francia. Cosa che poi ha fatto anche a Parigi, scappando in Brasile alla vigilia dell’estradizione».

Anche adesso in Brasile Battisti risulta irreperibile. E pure nel Paese sudamericano c’è stata una mobilitazione di esponenti del mondo della cultura, che ha trovato ascolto prima dalla presidenza di Luiz Inácio Lula e poi da quella di Dilma Roussef.

«Sì. Nel 2009 il ministro della Giustizia brasiliano gli ha concesso l’asilo politico, ritenendo che in Italia poteva venire perseguitato per le sue idee politiche: un oltraggio alla nostra democrazia.
Anche in quell’occasione ho scritto a uno dei principali quotidiani brasiliani perché tutti potessero rendersi conto di chi veramente era Battisti, spiegando la correttezza dei procedimenti. E la corte suprema ha poi sconfessato la posizione del ministro, concedendo l’estradizione che è stata però fermata dalla presidenza».

Risultati immagini per armando spataro

Lei ritiene che i governi italiani nel corso degli anni abbiamo fatto abbastanza?

«Io sono stato sempre critico nei confronti dell’impegno dei governi nel perseguire i latitanti degli anni di piombo, che spesso è apparso più motivato da calcoli propagandistici che non dal senso di giustizia. In altre occasioni c’è stato un atteggiamento passivo: ad esempio quando proprio nel 2009 il presidente francese di centrodestra Sarkozy negò l’estradizione di una brigatista, il governo Berlusconi ugualmente di centrodestra non manifestò alcun disappunto, neppure minimo. Invece per la protezione a Battisti il governo Berlusconi ha protestato con fermezza nei riguardi del Brasile di Lula, notoriamente di sinistra.
Alcuni ministri arrivarono persino a chiedere l’annullamento dell’amichevole di calcio tra le due nazionali».

Anche l’ultimo governo di centrosinistra ha fatto molto per l’estradizione: il Guardasigilli Orlando era convinto che fosse a portata di mano. Cosa è cambiato adesso? Ci sono dei meriti del nuovo esecutivo?

«Da quello che leggo, il cambiamento di presidenza in Brasile ha posto fine alla lunga stagione cominciata con Lula. E io non posso che cogliere positivamente qualunque passo che porti Battisti a scontare la pena.Ma preferisco essere cauto: tante volte è sembrato che fosse vicino il momento dell’estradizione».

Lei rinuncerà mai alla giustizia per le vittime del terrorismo?

«Non ho mai pensato che giustizia equivalga a vendetta: è il luogo di affermazione delle regole dello Stato di diritto. E chi le viola, tanto più se si tratta di un assassino, deve pagare. Il 16 febbraio 2009 ho partecipato a Padova alla commemorazione per la morte di Lino Sabbadin, un macellaio che trenta anni prima era stato assassinato per ritorsione da un commando del Pac con la partecipazione di Battisti. Ero lì con il figlio di Sabbadin e con quelli di altre vittime del terrorismo. Se l’anno prossimo verranno ricordati i quarant’anni da quell’esecuzione, io ci sarò. Perché sono convinto che non sarà mai possibile dimenticare nulla».

da LA REPUBBLICA del 15 dicembre 2018-Gianluca Di Feo

venerdì 14 dicembre 2018

Come aggirare i dazi di Trump

Risultati immagini per Man Wah Holdings


I dazi sulle importazioni cinesi voluti dal presidente statunitense Donald Trump stanno producendo l'effetto desiderato,quello di spostare la produzione fuori dalla Cina.Ma non verso gli Stati Uniti.Meno di un mese dopo che Washington ha imposto una tariffa del 10% su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi, la Man Wah Holdings,un'azienda di mobili con sede a Hong Kong,ha deciso di espandere la sua fabbrica a Ho Chi Minh,in Vietnam,e poco dopo altre aziende l'hanno seguita.La Man Wah produce le poltrone e i divani reclinabili ormai onnipresenti nei soggiorni delle famiglie della classe media statunitense.A giugno ha comprato uno dei più grandi mobilifici del Vietnam anche se sono le aziende statunitensi a pagare i dazi sulle importazioni,i costi extra di solito sono caricati direttamente sul prezzo finale.Di conseguenza agli occhi di molti i dazi non sono altro che tasse imposte ai consumatori.Aziende come la Man Wah stanno cercando di evitare i rincari.I produttori di merci destinate al mercato statunitense stanno spostando  la produzione in Vietnam e in altri paesi esentati dai dazi di Trump.Aziende con migliaia di stabilimenti in Cina fanno a gara per delocalizzare.L'unica soluzione pratica a quanto pare per evitare perdite nei prossimi mesi.
I dirigenti di imprese in ogni settore stanno valutando cosa fare se la guerra commerciale continuerà.Secondo un recente sondaggio della società di consulenze Ernst e Young,più della metà sono convinti che le nuove tariffe  doganali resteranno in vigore fino al 2000 o anche oltre.L'84% circa sta riorganizzando la sua attività e  il 51% ha dichiarato di aver già cominciato a fare dei cambiamenti.In Asia decine di aziende d'intermediazione a caccia di commesse sono pronte ad aiutare i produttori a trovare immobili,manodopera e permessi per trasferirsi in Vietnam.Zhang Dansheng,dello Hang Sinh Business serve center di Ho Chi Minh,dice che da settembre,quando è entrata in vigore l'ultima tornata di dazi statunitensi,la sua squadra ha orientato più di ottanta propduttori verso vari parchi industriali nel paese del sudest asiatico.Fino a oggi però solo otto hanno chiesto le licenze necessarie a operare su quel territorio.Ma questo aumento d'interesse è bastato a far gonfiare i prezzi dei terreni e a evidenziare la carenza di manodopera qualificata in Vietnam.
Per molte aziende ,però, la realtà è che la battaglia commerciale potrebbe durare anni o aggravarsi rapidamente in base ai capricci di Trump.
I dazi su merci cinesi per un valore complessivo di 200 miliardi di dollari,tra cui diversi elementi di arredo e altri beni di consumo,dal 1 gennaio sarebbero dovuti passare dal 10 al 25%,ma l'aumento è stato congelato dopo l'incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping il 2 dicembre al G20.
Per la maggior parte dei principali settori economici e industriali, un aumento delle tariffe renderà più costoso venderle ai consumatori e produrre negli Usa.Da una ricerca appena pubblicata,nel 2030 il trasferimento della produzione da parte delle aziende cinesi in seguito all'imposizione dei dazi costerà all'economia statunitense una contrazione di 0,70 punti percentuali del Pil e alla Cina un crollo di 2,25 punti percentuali.La ricerca,commissionata dalla Koch Industries,un'azienda politicamente molto influente che ha fatto pubblicamente una campagna contro l'aumento dei dazi,ipotizza una tariffa del 25% su tutte le merci cinesi.A causa di questa incertezza le aziende in Cina si stanno organizzando per spostare la produzione.La Strategic Sports,un importante produttore di caschi di Dongguan ,nella provincia di Guangdong,centro nevralgico della produzione manifatturiera cinese,rientra in un settore industriale  per il momento escluso dai dazi.Dopo aver analizzato le reazioni dell'opinione pubblica,a settembre il rappresentante per il commercio degli Stati Uniti ha deciso di escludere quasi trecento prodotti,in larga misura beni di consumo provenienti dalla Cina,dall'ultima tornata di dazi,tra gli articoli esclusi ci sono gli smartwatch,i caschi da ciclista e i seggioloni.Nonostante la tregua,il titolare della strategic Sports,Norman Cheng, è pronto a diversificare investendo all'inizio del 2019 in una fabbrica in Vietnam con circa 500 operai.
"A causa della guerra commerciale molti compratori stanno aumentando gli ordini alle fabbriche in paesi come la Cambogia e il Vietnam,spiega Cheng,che in Cina ha tremila operai attivi su quaranta linee di produzione.

SOUTH CHINA MORNING POST

giovedì 13 dicembre 2018

CRIMINALITA' FINANZIARIA.Come rubare decine di miliardi ai paesi europei

Risultati immagini per cum-cum

Nel 2017 Die Zeit ,Zeit Online e Panorama, un programma della tv pubblica tedesca Ard,avevano parlato delle operazioni cum-ex e cum-cum,descrivendo il decennale saccheggio dell'impotente stato tedesco da parte dei banchieri,consulenti e avvocati.Lo scandalo è escluso quando una testarda dipendente dell'agenzia  delle entrate si è rifiutata di approvare i rimborsi.In seguito si sono fatti vivi alcuni giornalisti danesi, spiegando che anche nel loro paese era successa una cosa molto simile.Così è cominciata un'inchiesta internazionale,che ha dimostrato che gli acrobati della finanza non hanno rastrellato solo le casse dello Stato tedesco,ma hanno spillato denaro al fisco di mezza Europa.Come sono riusciti a saccheggiare tutti questi paesi senza che nessuno li fermasse? Quali operazioni permettevano di spostare avanti e indietro azioni che valgono miliardi di euro nel giro di pochi giorni? Esplorare il mondo delle frodi fiscali è un po come immergersi nelle profondità marine: più si avvicina il fondale più incredibili diventano le creature che s'incontrano.
Le cosidette operazioni cum-cum permettono  di ottenerle dei rimborsi fiscali non dovuti.Le persone che le realizzano somigliano una sola volta per poi ritirarsi già sazi.Più in basso s'incontrano creature ancora più aggressive ,quelle delle operazioni cum-ex,con cui si ottiene un doppio rimborso: potremmo dire che azzannano due volte.Sul fondo, dove l'acqua è più sicura,queste creature sono riuscite a riprodursi alla velocità della luce.Nel frattempo si sono sviluppate anche delle specie ibride e poi delle varianti ancora più  aggressive,per le quali ancora non c'è un nome.Tutte queste creature hanno una sola cosa in comune: il loro unico scopo è saccheggiare le casse dello stato e accaparrasi il denaro dei contribuenti.I protagonisti di questa rapina sono un gruppo di operatori finanziari londinesi.Uno di loro si chiama Salim Mohamed.Ha cominciato lavorando per la banca d'investimento statunitense Goldman Sachs.Poi è passato ad un fondo speculativo,e a un certo punto ha cominciato a collaborare con Berger e Frey,ma poi nel 2009 Mohamed si è reso indipendente,tentando di tenere per se gran parte dei guadagni,e i tre hanno litigato.Da quel momento Berger si è sempre riferito a Mohamed chiamandolo "quello sporco indiano".
Gli atti delle indagini e altri documenti rivelano che l'azienda di Mohamed,la Eqi,non trattava esclusivamente azioni tedesche,ma anche azioni spagnole,austriache,belghe e finlandesi.Nel 2010 ,per esempio,attraverso un'azienda maltese la Eqi ha comprato 6,9 milioni di azioni dell'Endesa,azienda di energia elettrica spagnola,e un anno dopo, attraverso un fondo irlandese,ha comprato 10,6 milioni di azioni della Telekom Austria.Il fondo irlandese ha chiesto rimborsi fiscali in Germania,Spagna,Austria,Belgio e Finlandia: perché mai saccheggiare un paese se si può fare di più?
Quando si tratta di identificare i migranti o di condividere informazioni sui territori,l'Unione Europea si serve di banche dati che coprono l'intero territorio europeo,invece per le operazioni fiscali non c'è niente di simile.
Quando abbiamo chiesto alla Commissione europea se ci fossero state discussioni a livello comunitario rispetto alle operazioni cum-ex,cum-cum o simili,la risposta è stata:"la materia è di competenza dei singoli Stati".Ma le autorità fiscali dei singoli paesi pensano sopratutto a se stesse e praticamente non comunicano tra loro:chi sa qualcosa non va certo a raccontarla in giro.Se non si fanno domande esplicite non si viene a sapere niente.

mercoledì 12 dicembre 2018

Klaus Schwab (Davos) dice che l'Italia è un problema da trent'anni...ma si dimentica l'avanzo primario di 676 miliardi di euro


Risultati immagini per Klaus Schwab


A questo tedesco chiederei due cose? 

1) lo sa che l'Italia dal 1992 ad oggi ha un avanzo primario di 676 miliardi di euro?

2) Che fine hanno fatto?

Lui lo sa benissimo ,ma fa parte di quella criminalità finanziaria che ci ha ridotti in questo modo.

Il problema dell’economia globale è che «potremmo ritrovarci senza una locomotiva in grado di trascinarci fuori da una stagnazione». Klaus Schwab arriva alla conclusione con un ragionamento semplice, dopo aver rilevato che «per la prima volta abbiamo assistito a una ripresa globale sincronizzata», perché la crescita è stata simultanea in ogni parte del mondo. «Il mio timore - confessa il fondatore del World Economic Forum - è che, se dovessimo entrare in una fase di stagnazione o anche in una recessione, la situazione potrebbe essere nuovamente sincronizzata». Potremmo insomma cadere tutti insieme dopo aver corso all’unisono. Senza che nessuno possa dare il colpo di reni solitario da cui, almeno nella storia recente, hanno sempre avuto inizio le ripartenze.
«Qualcuno dice che sono un sognatore», confessa il professor Schwab, mentre beve un bicchier d’acqua naturale di primissimo mattino in una saletta algidamente elegante di un grande albergo milanese. Tedesco, 80 anni, dal 1971 è il padre-padrone del Forum di Davos, il solo privato cittadino che riesce a convocare i G7, come risuccederà il prossimo gennaio. Il suo Wef è più che l’incontro invernale dei Grigioni, impiega 800 persone, 600 delle quali sono “teste pensanti”, studiano, elaborano, prevedono. Risponde puntuale a tutte le domande della Stampa e del direttore Maurizio Molinari. A partire dai «segnali di fine del ciclo positivo» e dal populismo che gli pare, «nella diffusa insicurezza e frustrazione, sempre di più una seducente l’alternativa allo status quo».

Lo è davvero, professore?

«Non è seducente per me. E’ un fattore negativo, dobbiamo compiere tutti gli sforzi per dare una migliore alternativa alle persone che ora cercano rifugio nel populismo. Tutto è legato alla Quarta rivoluzione industriale. Il cambiamento è così rapido che la gente non riesce a stargli dietro, così vede in prevalenza gli effetti negativi. La conseguenza è la paura per il futuro. Temono un peggioramento delle condizioni di vita, un aumento del costo della vita, una minore tutela dei posti di lavoro».

E’ così che la paura nasce dalle diseguaglianze, dalla sensazione che ci sia venuta meno la giustizia economica.

«L’aumento della paura per il futuro genera la perdita di fiducia. Riguarda anzitutto il lavoro, ma in Europa, o anche gli Stati Uniti, la gente si sente minacciata nella identità culturale. Ecco dove entra in scena il nodo delle migrazioni».

Che fare?

«Dobbiamo spazzar via le paure, ma non è facile perché il cambiamento in corso è strutturale.»

E’ una responsabilità pubblica o privata?

«Deve essere un impegno comune. Se pensiamo ai giovani, il ripensamento della formazione deve cominciare nei primi anni di scuola, offrendo loro la possibilità di misurarsi con un tablet o un computer già a sette-otto anni, così da essere pronti per vivere l’era digitale. Di qui in poi, man mano che si avanza nel corso della vita lavorativa la formazione va affrontata con un approccio professionale e continuo. In Asia si stanno facendo grandi progressi, mentre l’Europa è indietro».

Occorre ripensare il concetto di Pil?

«È stato elaborato all’inizio dell’industrializzazione per misurare la quantità di prodotto. Ora ci muoviamo dall’età della produzione e dei consumi a quello dello “sharing & caring”. I giovani non voglio più definire la loro vita per quanto possiedono, l’auto l’affittano, non la comprano. Serve una nuova “narrativa”, ma siamo lontani. E’ necessaria una società più inclusiva, che non soffra di una ingiustizia sociale. Ad esempio, credo fermamente che sia necessario un nuovo sistema fiscale».

Come lo immagina?

«Più rispettoso dell’ambiente e favorevole all’occupazione. La quarta rivoluzione industriale privilegia nel calcolo del pil gli innovatori e i capitalisti ai danni dei lavoratori. Le statistiche rivelano che i redditi da lavoro sono stagnanti o calano, mentre il ritorno del capitale aumenta. È un disequilibrio provocato dalla Quarta rivoluzione industriale che, di per sé, non alimenta la giustizia economica. Al contrario, tende a indebolire il ceto medio. Per cui dobbiamo trovare al più presto delle contromisure».

Ad esempio?

«Tassare le grandi aziende come Google o Facebook dove il reddito viene generato dalla vendita e non dove ha sede il quartiere generale».

In Italia la redistribuzione è proposta col reddito di cittadinanza. Una buona idea?

«L’attribuzione di un reddito minimo è una direzione verso cui dovremo andare, però deve essere parte di un ripensamento complessivo dell’intero sistema fiscale».

E’ concreto il rischio di una recessione?

«In Europa abbiamo avuto un lungo ciclo di crescita sostenuto principalmente dalla politica fiscale delle banche centrali, mentre negli Usa il clima positivo è stato favorito dal taglio delle tasse. I debiti pubblici sono raddoppiati dall’inizio della crisi. In un certo senso, la ripresa è stata generata artificialmente: ci sono segni che stia finendo».

E i sintomi del raffreddamento dell’economia globale?

«Su tutto, c’è l’incertezza legata al rischio di guerre commerciali: non è per nulla rassicurante per gli investitori».

La ripresa è «stata generata artificialmente» vuol dire che le riforme sono state carenti?

«I cambiamenti strutturali ci sono stati, ma abbiamo fallito. E’ una realtà economica e politica. Le riforme comportano un cambiamento delle strutture esistenti, cosa che fomenta ulteriori paure, perché al termine della trasformazione è inevitabile ci sia qualcuno che vince e qualcuno che perde. Magari, alla fine, il benessere sarà per tutti, ma all’inizio non accade».

Pensa ai gilet gialli?

«Potrei dire che il presidente Macron è un buon esempio di questa nuova condizione. Ha vinto annunciando le riforme e il cambiamento del Paese. Ora la gente ha scoperto che tutto questo richiede dei sacrifici oggi per avere dei benefici un domani. E ha cominciato a resistere. La prima rivoluzione industriale affermò come ideologie dominanti il capitalismo e il socialismo. Oggi, il confronto è fra chi accetta le riforme e il cambiamento e chi resiste».

Guadagna consensi l’idea schumpeteriana dell’innovazione come distruzione creatrice. Vale per l’Italia?

«I paesi che comprendono l’obbligo di creare un funzionale sistema d’impresa saranno i vincitori del futuro. L’esempio è la Silicon Valley, ma anche la Cina. Gli italiani sono imprenditori nati, più di tutti gli europei. Il problema è che la loro forza non si afferma in larga scala abbastanza da garantire un rinascimento economico per il Paese».

E’ per questo che l’Italia s’è fatta il laboratorio europeo del populismo?

«Non dipende solo dalle imprese. Il rapporto del World Economic Forum sulla Competitività - basato sulla produttività ma anche su valutazioni socioeconomiche - evidenza da più di trent’anni quello che chiamerei “il problema italiano”. Il Paese è sempre costretto ad inseguire. Questa mancanza di competitività si è riflessa nella crisi finanziaria e nei debiti sovrani. E non credo che, alla lunga, possa essere sostenibile».

Parliamo di migrazioni. Che si può fare per sconfiggere la paura ed essere inclusivi?

«Abbiamo vissuto un’epoca in cui si è affermato il “culto” del multiculturalismo, ma temo sia attraente solo per alcune classi sociali, ma non per il cittadino medio. Il problema non sono le migrazioni di per sé, ma l’integrazione. Non è necessariamente un fatto negativo che una nave carica di aspiranti rifugiati arrivi in uno dei nostri porti. Ma io mi attenderei da tutti coloro che inseguono una protezione che si adattassero alla nostra cultura. In caso contrario, non tuteli la tua identità, anzi produci disincanto e paura».

Lei vede una «società di valori comuni che diventa multi concettuale». Cosa intende?

«È un fatto che non siamo più nell’epoca in cui serve una guerra per affermare un sistema di valori comuni. Questo impone di gestire le relazioni globali più sulla base di interessi condivisi che su valori comuni. E riconoscere che non può esserci una via d’uscita, ci piaccia o no, se le nazioni hanno diversi concetti su come gestire gli affari globali e nazionali».


da LA STAMPA del 9 dicembre 2018-Marco Zatterin

martedì 11 dicembre 2018

La "setta" dei BASTA EURO ...e come vi hanno intontito


Risultati immagini per borghi bagnai salvini basta euro


L'articolo era lunghissimo , ho fatto una sintesi.Anglotedesco ha seguito i no euro e IL BASTA EURO TOUR e nel mio canale Youtube potete trovare dei video.Vi do un consiglio:aspettate che questo governo cada e poi quando Borghi e Bagnai saranno dei semplici professori, andate a ricordargli in modo civile come hanno intontito la gente.


I "no euro" sono pezzo importante del governo felpa-stellato ,occupano posti di rilievo nell'esecutivo e in Parlamento.Da qualche tempo sono in difficoltà:devono spiegare in continuazione su Twitter ai loro adepti perché l'Italia non è ancora uscita dall'euro (Claudio Borghi risponderebbe:perché non è nel contratto e questa maggioranza non lo consente,poi si vedrà) .Federico Bosco,ex stretto collaboratore di Alberto Bagnai ,con cui ha lavorato ad asimmetrie (era il responsabile della comunicazione online) ,l'associazione del professore-senatore che insegna a Pescara ma abita a Roma,conosce bene quel mondo.Lo ha frequentato assiduamente per cinque anni,prima di toccare con mano incoerenze (Bosco a fine 2015 fu assunto con il malefico Jobs act) e trasformazioni del movimento No euro,che ormai dice Bosco al Foglio seduto al tavolino di un Caffè vicino a piazza Barberini, "ha tradito la sua missione".
Bosco ha conosciuto Bagnai nel 2013,"dopo una serie di scampi con lui e altre persone su Twitter.All'epoca Twitter era in ascesa ma ancora lontano dai mass media, si può dire che eravamo in pochi,e formare una comunità di pensiero ristretta ma aperta a nuovi membri è stato facile già c'erano anche tante persone piacevoli e intelligenti con una sincera volontà di approfondire le origini della crisi dell'Eurozona,a portare a un livello più alto la divulgazione del problema ".Il racconto di Bosco è particolarmente interessante perché permette di capire alcune dinamiche del mondo no-euro,oggi assurto al governo del Paese, dopo aver bazzicato per anni le camere dell'eco di internet."Non ho mai creduto davvero alla possibilità di un'uscita unilaterale dell'Italia dall'euro,ma credevo nella proposta del "Manifesto di solidarietà europeo" smantellamento concordato dell'area euro e un nuovo accordo di gestione valutaria in Europa.Firmatari italiani del manifesto sono Bagnai,Borghi e Rinaldi,ma ci sono anche altri nomi di un certo peso,con storie che prima o poi sarebbe interessante raccontare e inizialmente quindi c'era una base qualitativa molto valida da cui partire,nonostante fossero già presenti anche tutti i fondamentali per la creazione di una setta economica".Il problema,dice Bosco al Foglio, "è che con il tempo,la pura ambizione personale di avere la rivincita della vita con un approdo in politica, si è fomentata la setta e a subordinato il lavoro scientifico al rafforzamento della figura dei santoni/guru".I no euro, e questa non è male specie se detta da chi ne ha fatto parte,sono insomma "una setta".
Tecnicamente,Bagnai e Borghi (più il primo che il secondo) non dicevano esattamente così, ma anche questo fa parte dello schema della setta:il santone non offre mai la certezza assoluta della ricetta miracolosa,sono gli adepti a crederci,e così è stato".Il secondo assunto fondamentale della setta" è la fede nella conoscenza assoluta:un solo sapere può risolvere qualsiasi problema.Questo schema mentale è molto importante perché è così che i no euro hanno aperto la mente a tante altre declinazioni del complottismo.
Borghi e Bagnai sono stati eccezionali,hanno costruito un articolato vocabolario di termini,soprannomi frasi fatte e argomentazioni preconfezionate che consente agli adepti di affrontare i dibattiti sui social.Ecco perché il loro impatto è tanto forte,appena gli eroi della setta vanno in  televisione,e appena qualche personaggio nemico tocca un argomento sensibile,gli adepti scattano all'attacco usando le munizioni confezionate dal guru,lasciando ben poco spazio ai ragionamenti perché spesso gli adepti non sanno neanche di cosa stanno parlando.Non l'hanno capito,si fidano del guru e tanto basta.Quella dei no euro non è una comunità di pensiero,né politica:è fandom".

da IL FOGLIO del 6 dicembre 2018 -David Allegranti

lunedì 10 dicembre 2018

La tragedia di Corinaldo? Commenti ragionevoli di gente che non segue il gregge

Risultati immagini per tragedia corinaldo

Mi ricordo ancora le frase che disse a mia madre 20-22 anni fa il nostro assicuratore:"Lo sai che sono preoccupato per mia figlia? Mia madre:"Perché frequenta cattive compagnie?" "No, gli risponde, perché è immatura, non va in discoteca".
Io ho sempre odiato quei locali nonostante  hanno fatto di tutto (non i miei genitori) per convincermi ad andarci perché li "ci sono le ragazze e senza andare li non le trovi". Da quel giorno capì in che modello di società hanno creato: gente vuota,pecoroni,stupidi,  privi di valori dove le cazzate diventano cose essenziali per vivere bene.Mi capita di parlare con ragazze giovani che non vanno in quei posti...le fanno passare per strane...
Sento dire dai genitori di ragazzi di 13-14 anni rimasti seriamente feriti:"Erano tutti ubriachi, drogati, fuori di testa".
Domanda:"Ma avete un po di cervello o siete cresciuti seguendo il gregge? Pensavate di aver portato i vostri figli in un centro culturale? Si sa che in quei posti c'è il peggio del genere umano(infatti ci vanno spesso anche i parlamentari).Gli adolescenti che frequentano quelle topaie sono o dei bulli o degli schiocchini che ci vanno per non essere da meno agli altri ,oppure 30-40-50enni falliti o mai cresciuti che ci provano con le ragazzine perché appunto non sono mai cresciuti.

Ho letto un articolo sul sito di Come don Chisciotte e ho trovato alcuni commenti interessanti che pubblico. Fa sempre piacere sapere che esiste gente intelligente.Ovviamente la minoranza, ma si sa, la maggioranza ha sempre fatto la parte del gregge di pecore.


TONGUESSY

La postmodernità si fonda sull'irresponsabilità del consumatore, che accetta tutto. In cambio bisogna concedergli tutto: il pane alle 8 di sera quando il panificio sta chiudendo ci deve essere. Ed i figli devono avere ancora più diritti, per potere essere ancora più consumatori dei loro genitori. Guai quindi a quei genitori che impongono politiche fascistissime come impedire l'ingresso ad un carnaio all'una di notte per sentire un nulla alla moda. Esiste una associazione incaricata del rispetto dei diritti TOTALI dei figli:
“Telefono Azzurro promuove un rispetto totale dei diritti dei bambini e degli
adolescenti.”
Dove volete che andiamo in questo modo? I DIRITTI TOTALI dei figli sono un obbligo verso l'irresponsabilità che la loro naturale immaturità comporta. Questo caxxo di società cioè sta premiando l'immaturità invece della responsabilità, e ci sta educando noi tutti ad osservare meticolosamente le nuove regole della postmodernità.
Se dovessi proprio ribellarmi, lo farei non contro i gestori incoscienti, non contro i genitori incoscienti ma contro quelle organizzazioni che chiedono il RISPETTO TOTALE dei diritti di un immaturo. Questo è lo stilema che porta inevitabilmente una società verso il baratro, posto in cui tutti gli immaturi possono vantare ogni diritto. Anche quello di governarci.


PIERPERO

Il problema non è che non si studia più educazione civica a scuola. Il problema è che l'educazione "sociale" che si dovrebbe iniziare ad insegnare all'interno delle mura domestiche è morta e sepolta. Genitori inadeguati al loro ruolo lasciano fare ai figli tutto quello che vogliono, senza freni. E per di più, in qualsiasi contesto, li difendono pure invece di redarguirli quando necessario. AI miei tempi se un insegnante "bacchettava" un alunno, i genitori gli dicevano: "Bene!! Anche di più se lo merita". Oggi invece i genitori aggrediscono gli insegnanti se questi ultimi si permettono di "cazziare" il loro figlio. Qualunque cosa abbia fatto. Mia moglie insegna alle elementari: Parole come c***o, vaffa****o, fott**i indirizzate verso le insegnanti, sono all'ordine del giorno già dalla prima classe. E i genitori sono pure orgogliosi di questo!
Cosa c'entra questo con la tragedia?? C'entra eccome!! Perchè se non riparte dalle basi, dalle fondamenta, se non si insegna alle nuove generazioni il rispetto, la cultura e l'uso del cervello si avrà una sorta di reazione a catena che porterà inevitabilmente alle tragedie.
Se quel ragazzo che ha spruzzato lo spray al peperoncino, invece di avere la testa solo per dividere le orecchie fosse stato educato diversamente "alla vita", oggi avremo una tragedia in meno ed una consapevolezza in più.

sabato 8 dicembre 2018

Su alcuni punti i gilet gialli assomigliano ai 5 stelle e Lega, che poi una volta al governo...



Non sono quasi mai d'accordo con Federico Fubini, ma le descrizione che fa dei gilet gialli è giusta.Chiedono sovranità ,quella sovranità tanto sbandierata dai 5 stelle ma sopratutto dalla Lega.Una volta al governo si sono rimangiati tutto e ora stanno alle regole dell'eurolager.Spero che non avvenga la stessa cosa con questi qui...


È un movimento senza leader, né struttura formale, né piattaforma consolidata. Non è chiaro quante persone veramente se ne sentano parte, né quanto sia solido quel 72% di francesi che in un recentissimo sondaggio di Elabe dichiara qualche simpatia o sostegno per i giubbotti gialli. Ma loro, i gilets jaunes, ora hanno una «carta ufficiale» di venticinque proposte «per uscire dalla crisi». Sono un ibrido fra un programma elettorale della Lega più uno del Movimento 5 Stelle, ma con gli steroidi. Rafforzato per generare più rabbia, più entusiasmo e comunque il massimo impatto emotivo.

Da un paio di giorni gira in rete e sui profili Facebook del movimento una sorta di manifesto. Non si capisce chi l’abbia steso e perché, anche se dalla notte di giovedì ha raggiunto un discreto grado di viralità. Ciò che si capisce benissimo è però che quel programma in venticinque punti stampato sull’immagine di un giubbotto non ha più niente a che fare con i prelievi sulla benzina. Scritto come piattaforma populista che fonde destra e sinistra radicali, è uscito già compiuto dalla tastiera di qualche anonimo e ora cerca di parlare per tutti. Gilet di destra e di sinistra, purché anti-sistema.

Vari punti sembrano trapiantati dalle strutture ideologiche di Beppe Grillo, ma rafforzate. In primo luogo il punto nove, «Frexit»: «Uscita dalla Ue per riconquistare la sovranità politica, monetaria e economica e il diritto di battere moneta». O il punto sei, un richiamo a un passaggio della prima bozza del contratto fra M5S e Lega che devastò la tenuta dell’italia sul mercato: «Annullare il debito» perché «non ha più ragione di esistere». Molto grillino anche l’attacco alle grandi banche (punto cinque); tipicamente pentastellata la richiesta di referendum d’iniziativa popolare per ridare potere al «popolo sovrano», l’attacco ai media, ai giornalisti e agli «editocrati» ai quali vuole togliere qualunque forma di sostegno pubblico; vagamente 5 Stelle anche la cultura del sospetto contro la scienza e la responsabilità pubblica nella tutela della salute: punti 16 contro l’«ingerenza» dello Stato nelle questioni sanitarie dei cittadini e 19 contro l’«influenza» dei laboratori farmaceutici. Più vicina ai temi leghisti invece l’idea di «impedire i flussi migratori».
Le «venticinque proposte» formano così un tipico programma populista del ventunesimo
Destra-sinistra
C’è il sospetto di una convergenza populista tra simpatizzanti di Le Pen e di Mélenchon secolo: di estrema destra e sinistra insieme e impossibile da situare. Abbastanza vicino alle forze al potere a Roma perché su Facebook compaiano già vari comitati di «Gilet gialli» filo-governativi in Italia (che già per oggi annunciano «camminate» a Siracusa e a Catania). Soprattutto, quel manifesto alimenta a Parigi il sospetto che possa prendere forma in Francia fra simpatizzanti della destra di Marine Le Pen e della sinistra anti-sistema di Jean-luc Mélenchon una convergenza populista del tipo Lega-m5s. Insieme avrebbero più del doppio dei voti del partito europeista del presidente Emmanuel Macron. Cécile Cornudet su Les Echos parla già di «un parfum d’italie».

da Il Corriere della sera dell'8 dicembre 2018-Federico Fubini

venerdì 7 dicembre 2018

Anglotedesco sta con i gilet gialli



Prosegue la protesta sacrosanta dei glit gialli in Francia e Anglotedesco sta dalla loro parte.Bisogna prendersela con Macron uno dei rappresentati della politica globalista che fa gli interessi della finanza e non del popolo.Ovviamente la sinistra al caviale parla di estrema destra ma chi protesta è anche marocchino, tunisino o algerino.
Cari mondialisti avete voluto questo mondo, adesso vi meritate i gilet gialli.

È una Parigi blindata quella che attende domani le migliaia di persone previste per le manifestazioni in programma. Ci saranno i gilet gialli, ma anche gli studenti e molte categorie di lavoratori. Confermata anche la marcia per il clima. Sabato, in un periodo cruciale per l'economia come quello pre-natalizio, la capitale sarà una sorta di città in stato d'assedio, con la Tour Eiffel chiusa, ma anche altri monumenti, musei e negozi, sprangati.Saracinesche abbassate anche sugli Champs-Elysées. Annullate numerosi eventi e manifestazioni nonché il match di Ligue 1 Paris-Saint-Germain Montpellier. Anche i grandi magazzini Printemps e Lafayette resteranno chiusi domani per scongiurare il rischio di violenze e devastazioni durante la protesta. I due templi parigini dello shopping, frequentati ogni anno da milioni di turisti, sono stati evacuati e poi sprangati anche sabato scorso, quando i casseur sono entrati in azione nel centralissimo quartiere dell'Opera.
«Temiamo che si saranno dei morti e dei feriti. Ci chiediamo quanti morti e feriti ci vorranno prima che Emmanuel Macron ascolti la collera del popolo...», ha detto Benjamin Cauchy, uno dei portavoce dei cosiddetti gilet-gialli "liberi", quelli cioè aperti alla trattativa con il governo e che condannano ogni forma di violenza, lanciando un forte appello «alla calma» e a non scendere in piazza domani a Parigi. «Chiediamo ai francesi di non cadere nella trappola delle violenze», ha aggiunto in conferenza stampa.
Il portavoce dell'ala moderata dei gilet gialli ha deplorato che «il governo voglia farci passare per dei casseurs, quando invece non è così. Non abbiamo nessuna voglia di avere dei morti e dei feriti sulla coscienza. Forse lo vuole il presidente... noi certamente no, vogliamo solo che ascolti la rabbia del popolo».
L'APPELLO DEI MODERATI
Quindi si è rivolto ai gilets-jaunes affinché non cadano nella «trappola» di manifestare domani a Parigi e la richiesta di «rispettare i beni pubblici» e «le forze dell'ordine». Dinanzi ai microfoni dei principali media francesi, il portavoce ha quindi puntato il dito contro «la strategia del caos» di questi ultimi giorni. «Siamo passati da una contestazione sociale a un inizio di insurrezione», ha detto, invitando nuovamente Emmanuel Macron ad «ascoltare la collera che si propaga ovunque in Francia».
Intantio la procura di Parigi ha annunciato l'apertura di un'inchiesta a carico del camionista 33enne Eric Drouet, uno dei leader della protesta dei gilet gialli, che aveva esortato a invadere sabato l'Eliseo, la residenza del presidente francese. Lo riportano i media francesi. In dichiarazioni su Facebook, ricorda Le Figaro, il camionista ha scritto che la manifestazione di domani a Parigi dovrà essere «l'esito finale» della protesta dei gilet gialli: «Sabato sarà l'Eliseo... bisogna che sia veramente sabato... avanzeremo in direzione dell'Eliseo».
Star dei social con i suoi video dentro il camion, Drouet è stato intervistato mercoledì dall'emittente BfmTv che gli ha chiesto se il suo era un appello al golpe. «Tutti vogliono andare lassù, è il simbolo della Repubblica», aveva risposto. E, di fronte alla precisa domanda su cosa voleva fare all'Eliseo, si era limitato a dire: «Entriamo dentro». Drouet ha poi detto su Facebook che il suo era solo un appello ad andare all'Eliseo «per farsi ascoltare».

da www.ilmessaggero.it

giovedì 6 dicembre 2018

Blockchain e le difficoltà delle piccole-medie imprese

eea

La Blockchain si è insediata in vari settori nel corso degli anni in cui è stata attiva. La strada non è stata semplice. Alcuni ostacoli devono essere superati poiché blockchain continua a dimostrare il suo valore sia ai consumatori che ai produttori.
Per la parte più significativa dell'esistenza della blockchain, varie piattaforme hanno cercato di vendersi alle industrie centralizzate predicando il vangelo del decentramento e i benefici che derivano dall'attuazione di un sistema decentralizzato. Questo può funzionare solo in misura limitata, in quanto la maggior parte delle aziende può scegliere di attenersi ai vecchi metodi operativi per evitare inconvenienti imprevisti. L'adozione di blockchain in qualsiasi sistema ha un costo diverso per ogni settore e ogni organizzazione che opta su piattaforme blockchain.
Blockchain è probabile che subentrerà in varie aziende e istituzioni in tutto il mondo una volta che la popolazione dominante comprenderà il suo pieno potenziale. Tuttavia, affinché questo avvenga, le aziende che utilizzano piattaforme centralizzate devono sapere cos'è la blockchain, capire come funziona e trovare un modo per integrarla nei loro sistemi. Attualmente, le piattaforme blockchain hanno fatto un buon lavoro creando consapevolezza riguardo la blockchain, assicurando che il mondo sia a conoscenza dei vantaggi che detiene sulle piattaforme centralizzate. Tuttavia, ciò che le varie piattaforme hanno fallito è di consigliare queste istituzioni sui molteplici percorsi che potrebbero intraprendere e sulle probabili sfide che incontreranno.
Insieme ai soci di Huobi Labs, FBG Capital, XRP Capital, Signum Capital e Roland Berger, hanno costituito l'Innovation Alliance che cerca di facilitare l'adozione della blockchain per le aziende tradizionali. Sin dall'inizio, questa Alleanza è stata affiancata da Certik, Celer e Republic.
Il cambiamento non è sempre agevole. Alcuni periodi di incertezza e disagio possono dover essere vissuti durante il processo. L'Alleanza per l'innovazione vuole ridurre o eliminare tali periodi durante la transizione dai metodi tradizionali a nuove modalità operative basate su blockchain per le istituzioni. Ecco alcune delle sfide che è probabile che le aziende affrontino durante l'adozione di blockchain:
Di solito le proposte del settore prevedono tabelle di marcia elaborate con una componente di bilancio associata a ciò che vorrebbero ottenere e una misura di sicurezza finanziaria nel caso in cui altre spese siano sostenute lungo il percorso. Per un'impresa di grandi dimensioni, la modifica dei loro sistemi potrebbe non essere tesa finanziariamente a causa delle economie di scala e della facilità con cui possono riacquisire i loro introiti derivanti dall'aggiornamento a una rete decentralizzata considerando i vantaggi e i risparmi sui costi che ne deriverebbero. Tuttavia, potrebbero sussistere costi significativi nella ricerca e nello sviluppo di casi d'uso unici. Le piccole imprese sono anche uno degli obiettivi principali dell'Alleanza per l'innovazione a causa della fragilità delle loro operazioni.Per un'azienda di piccole dimensioni, si tratta di uno spostamento errato dall'insuccesso completo, ad esempio l'interruzione della piattaforma principale per troppo tempo durante un aggiornamento o la creazione dell'applicazione sulla piattaforma sbagliata. I tuoi clienti possono facilmente essere influenzati da altre aziende. Aly, insieme a Innovation Alliance, può equipaggiare piccole imprese o anche grandi aziende che potrebbero soffrire finanziariamente durante il periodo di transizione per ridurre al minimo i costi finanziari sostenuti. Fornendo piattaforme che possono essere facilmente integrate nei sistemi esistenti, fornendo le modalità attraverso le quali queste imprese possono acquisire il capitale necessario per passare a una rete decentralizzata e avere le competenze e le risorse prontamente disponibili, Aelf e l'Innovation Alliance contribuiranno a colmare la situazione finanziaria lacuna che esiste durante l'adozione di blockcha
Prima di adottare la tecnologia blockchain, le aziende dovranno capire se la blockchain è, in effetti, praticabile per il loro settore. I settori specifici possono ancora operare in modo redditizio e sicuro senza blockchain mentre altri hanno una pressante necessità di tecnologia blockchain. Questa ricerca richiede finanziamenti, i perimetri giusti sotto i quali eseguire e risorse e personale qualificato / sviluppatori. La maggior parte delle aziende centralizzate non ha le competenze per svolgere tale ricerca e avrà bisogno di un team esperto nella sfera blockchain per aiutarli con risultati concreti.
The Innovation Alliance è in grado di offrire questo servizio a queste aziende. Dato che sono stati giocatori nello spazio blockchain per un po 'di tempo, capiscono le dinamiche della blockchain in vari settori e la necessità di ogni blockchain di mercato partecipa. Sono anche in una posizione migliore per consigliare se l'azienda dovrebbe adottare blockchain o meno rispetto ad altre parti, oltre a identificare il caso d'uso specifico a causa della loro esperienza combinata nello spazio blockchain.

mercoledì 5 dicembre 2018

Il Financial Times intervista solo economisti italiani neoliberisti...geniale

Risultati immagini per financial times

La produzione industriale rimane ancora il 5% più bassa rispetto al picco registrato nel 2008,prima della crisi.Oggi l'Italia e la Grecia sono gli unici Paesi dell'Unione europea che non sono riusciti a tornare ai livelli di dieci anni fa.Ma i problemi di Roma sono ancora più seri:il suo Pil pro capite al netto dell'inflazione è inferiore a quello del 2000.Questi dati evidenziano la mediocre performance economica del paese dall'introduzione dell'euro. Negli anni tra il 1999 e il 2002.Gli euroscettici,alcuni vicini alla coalizione di governo, spesso attribuiscono la colpa dei mali dell'economia italiana alla moneta unica,sostengono che una valutazione potrebbe dare nuovo impulso alle esportazioni.Ma tra gli economisti è opinione diffusa che i problemi dell'Italia siano dovuti alle carenze strutturali,non all'euro.Quindi perché l'economia va così male? Ecco le risposte degli esperti che abbiamo consultato,partendo dalle possibili cause citate più spesso.
Il modello economico italiano si basa sopratutto su aziende a conduzione familiare che in genere sono più piccole e meno produttive delle loro equivalenti  in altri paesi.Questo problema è andato peggiorando negli ultimi decenni.Negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta il modello industriale italiano basato sulle piccole e medie imprese trainava la crescita",dice Silvia Ardagna, economista della Goldman Sachs.
Ma molte di quelle aziende "non hanno investito in ricerca e sviluppo e non hanno avuto la capacità manageriali e il capitale umano necessario per diventare competitive su scala globale".
Gli esperti mettono le carenze del sistema dell'istruzione al secondo posto dopo quella della cultura industriale e della modernizzazione."Il sistema educativo altamente centralizzato e sindacalizzato da scarsi risultati in termini di competenze reali",sostiene Massimo Bassetti,economista di Focus Economics.
Meno di un italiano su tre fra i 25 e i 34 anni ha una laurea.Una percentuale molto al di sotto del 4% della media Ocse.E secondo il rapporto Pisa (Program for international student assessment) dell'Ocse, i quindicenni italiani hanno competenze inferiori alla maggior parte dei loro coetanei,in matematica,scienze e capacità di lettura.Il punteggio dell'Italia è piuttosto basso anche per quanto riguarda l'efficienza dello Stato e dei servizi pubblici.Secondo l'indice della Banca Mondiale sulla facilità di avviare o sviluppare un'attività imprenditoriale,l'Italia è all'11esimo posto su 190 nazioni nel mondo per la capacità di imporre il rispetto dei contratti.

"L'inefficienza della pubblica amministrazione costituisce un ulteriore costo per le aziende,frena gli investimenti e la crescita",sostiene Ardagna.Per Bassetti, "il complesso sistema fiscale italiano,il bizantinismo delle sue norme e l'inefficienza della pubblica amministrazione "costituiscono un ostacolo.
Inoltre secondo Andrea Colli,docente di storia economica all'università Bocconi di Milano,questi problemi impediscono alle aziende straniere d'investire in Italia.L'economia italiana è più grande di quella spagnola ma,secondo il database di Markets,dal 2003 a oggi ha attirato meno della metà dei nuovi investimenti stranieri.
Nella sua lettera a Bruxelles il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha scritto che le riforme strutturali previste dalla legge di Bilancio, compresa quella del codice civile,"stimoleranno la crescita economica garantendo la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche italiane".
La coalizione di governo italiana sostiene che il suo piano di spesa contribuirà ad alimentare la crescita,ma molti degli esperti da noi consultati dicono il contrario:il debito alto frena già la crescita, obbligando il governo a usare fondi per contenerlo.Fondi che diversamente potrebbero essere destinati a investimenti più produttivi.
"Il debito pubblico italiano limita da tempo le risorse investite nel settore produttivo",dice Ardagna.
L'Italia,che è al secondo posto nell'Unione europea per rapporto debito-pil,spende il 3,7% del suo prodotto interno lordo per pagare gli interessi sul debito,il doppio della media dell'Unione.Secondo le ultime previsioni della Commissione europea,a causa del maggiore rendimento dei titoli di stato e dell'aumento dei tassi d'interesse,entro il 2020 l'Italia arriverà a spendere il 3,9% del suo pil."Il debito dell'Italia assorbe una grande quantità di risorse economiche riducendo i fondi per le infrastrutture e per gli investimenti industriali" spiega Bassetti.
Anche la Bozza della legge di bilancio prevede che l'Italia nel 2019 dedicherà un altro 0,2% del Pil agli investimenti pubblici e uno 0,3 nel 2020,gli analisti non si aspettano un grande miglioramento rispetto alle debolezze strutturali.
"La nostra idea è che il governo non garantirà all'economia le riforme per aumentare la produttività", dice Nicola Nobile di Oxford Economics.

martedì 4 dicembre 2018

LAVORO.Nella città (Reggio Emilia) di Graziano Delrio ci sono tanti Antonio Di Maio...



Nel 2017 l’Emilia-Romagna – secondo il Rapporto del Ministero del Lavoro sulla vigilanza ispettiva e i rapporti sui luoghi di lavoro – è risultata essere la terza regione d’Italia per numero di lavoratori irregolari, dopo Lombardia e Campania. Sono stati infatti riscontrati ben 7.965 casi (su oltre 11mila ispezioni), numeri in crescita rispetto ai 7mila e 470 del 2016. La provincia con il più alto di tasso di sommerso è risultata Reggio Emilia (74%), poi Forlì-Cesena (68%), Rimini (64%), Bologna, Parma e Piacenza (60%), Ferrara e Ravenna (54%), Modena (53%). È evidente che si tratta di controlli mirati del Ministero del Lavoro, a fronte di segnalazioni importanti pervenute. A Piacenza, nel report, è alto il numero di irregolarità riscontrate nel settore dei servizi alle imprese (81%).

da www.ilpiacenza.it

lunedì 3 dicembre 2018

Operai a cui non dispiace avere un microchip sottopelle...




Certo che sono riusciti veramente a creare degli esseri umani-zombi che abboccano a qualsiasi cose per far fare enormi profitti alle multinazionali.Pubblico l'intervista ad uno che si ritiene felice del microchip ma in un altra pagina si legge anche che questi microchip sottopelle non hanno dato nessun risultato esaltante e i "pecoglioni" sono spiati.Poracci.

PATRICK,MI RACCONTA LA SUA ESPERIENZA DI UN UOMO CON UN MICROCHIP SOTTOPELLE?

Avere un sistema elettronico nel corpo rende la vità più veloce,piu semplice, piu economica.Piuttosto che ricordarsi sempre dove uno ha messo i propri oggetti,nella tasca o nel portafoglio o nell'armadio,tutte le informazioni di cui ho bisogno sono sempre nella mia mano.Non devo pensare a dove ho i documenti o di quale gruppo sanguigno faccio parte.

QUALI FUNZIONI COPRE IL SUO CHIP?

Apro porte,sblocco il computer, è molto utile nel quartier generale della nostra azienda.Inoltre,faccio i pagamenti appoggiando la mano sul lettore e il chip colleziona dati medici di base.

LA SUA VITA COME E' CAMBIATA?

Sono molto più efficiente nel mio tempo.Per una società basata sulla rapidità,sulla convenienza economica affidarsi a una sorta di processore rende tutto molto più facile.La routine è intuitiva,non devi pensare a niente.

DOPO UN ANNO DALL'IMPIANTO DEI CHIP NEI DIPENDENTI DELLA VOSTRA AZIENDA,COSA VA MIGLIORATO NEI TEST UOMO-MACCHINA?

La tecnologia del microchip è ancora a livello base.Fra qualche anno ci aspettiamo che il chip riesca a realizzare molti più compiti e possa immagazzinare ancora più dati.Te la metto così,noi ora abbiamo creato il gusto del gelato vaniglia,ma nei prossimi anni l'intenzione è quintuplicare la gamma di sapori.Vorrei,per esempio,che il chip contenesse tutti i miei dati medici,che sia in grado di tracciare i miei segni vitali, dal battito del cuore alla pressione,dagli zuccheri nel sangue alla temperatura  corporea:progettiamo un mini computer che processi tutte le funzioni del corpo umano.Un altro obiettivo è riuscire a immagazzinare l'identificazione completa di una persona nel chip.

CHE TIPO DI CONTRATTO SI DEVE FIRMARE QUANDO SI SCEGLIE DI RICEVERE UN CHIP SOTTOPELLE?

Si accettano le condizioni sulla privacy,si firma il consenso informato che il chip svolgerà determinati compiti e soltanto questi compiti.Si tratta di una liberatoria,ma i rischi di una diffusione dei dati sensibili sono minimi.I dati vengono solo usati per sviluppare il nostro progetto.

IMPIANTEREBBE UN CHIP NELLA MANO DEI SUOI FIGLI?

Certo, ci sono già genitori che lo stanno facendo.Una minoranza,ma esistono.

ALTRE AZIENDE USA HANNO SEGUITO IL VOSTRO ESEMPIO?

Solo un paio,ma è un tema che sta diventando centrale.Sempre più persone stanno pensando di farsi impiantare un chip.Tuttavia, finché non arriveremo a sviluppare un sistema che copra molto più attività,non credo che l'uso sarà diffuso a macchia d'olio.

MA QUAL'E' IL VERO VANTAGGIO TRA APRIRE UNA PORTA CON LA MANO E FARLO CON UN BADGE?

Siamo una tech company e io dove avere la certezza che solamente io sono entrato nel mio ufficio.Il badge,invece,può essere rubato e usato da malintenzionati.

MA ANCHE IL CHIP PUO' ESSERE HACKERATO O LA MANO AMPUTATA?

E' una questione al centro del lavoro degli sviluppatori:vogliamo rendere la tecnologia più sicura possibile nelle evoluzioni future.Ci sono aziende in Svezia che progettano chip di ultima generazione sono allarmate nel renderle meno vulnerabili perché ci basiamo su hardware antico, le persone devono sentirsi a loro agio.Il chip che usiamo è del 2004 e, ovviamente,non può essere considerato per una diffusione di massa.

QUANDO DIVENTERA' UNA TECNOLOGIA DI MASSA?

Nei prossimi decenni.Ma non credo affatto che tutta la popolazione progredita del mondo avrà un chip sottopelle.

da IL RESTO DEL CARLINO del 3 dicembre 2018-Alessandro Belardetti

domenica 2 dicembre 2018

Tra qualche anno i governi forzeranno la sterilizzazione di massa

Risultati immagini per robot muratore


Quello che ha scritto Filip Poutintsev è aaolutamente sacrosanto, questo è quello che andremo incontro nei prossimi anni, peccato che in pochissimi ne parlano anche se qualcosina sui robot che sostuituiranno gli esseri umani si trova.
Qui le soluzioni sono due: o dai un reddito di cittadinanza serio a tutti per poter vivere degnamente oppure come si legge nel post sotto, bisogna applicare la sterilizzazione di massa.Non ci sono alternative.

Più sorveglianza

Il monitoraggio digitale diventa più economico e più facile ogni anno, quindi non c’è nessuna ragione per cui i governi e le multinazionali smetteranno di sorvegliarci a meno che non vengano forzati a farlo.

Molto probabilmente vedremo lo stesso tipo di sorveglianza e social rating che è presente in Cina, anche se molto più avanzato, e sfortunatamente non saremo in grado di fare nulla per fermarlo.

Nascerà il primo governo Liberale (Anarchico-Capitale)

Il più grande ostacolo nella creazione di nuovi stati liberi è la mancanza di terre libere. Tutte le terre sono state divise tra le nazioni tanto tempo fa e non c’è volontà di cederne alcune, anche se venissero pagate.

Comunque le tecnologie future permetteranno alla gente di creare isole artificiali e altre terre e continenti in terra di nessuno a basso prezzo e infine creare posti dove collocare i cittadini.

Un altro ostacolo nel creare nuove nazioni è la sicurezza data dalla mancanza di fondi per sostenere un esercito. Ma grazie alla robotizzazione militare, nazioni di 1000 abitanti (se provvisti di fondi sufficienti) potranno avere un arsenale controllato da IA di grande potenza in grado di resistere alle forze armate di un altro paese.

La principale moneta di scambio per tutto il mondo sarà il Bitcoin.

Alcuni economisti dicono che il Bitcoin potrebbe sostituire la moneta FIAT dopo la prossima crisi economica globale, che è prevista tra 1-3 anni. Non è dato a sapere se succederà così velocemente o meno, di sicuro avverrà in 10-20 anni e nel 2050 la gente penserà che l’emissione di moneta da parte degli stati sarà solo una cosa dell’era socialista del 20esimo secolo.

Insieme al Bitcoin poche altre criptomonete che hanno vantaggi concreti sopravviveranno, ma in totale non saranno più del 10% rispetto al totale.

Verranno create Super IA che supereranno l’intelligenza umana

Questo è solo questione di tempo, dato che la potenza computazionale delle macchine raddoppia ogni 2 anni, e per il 2050 (che è tra 32 anni) i computer saranno 30 mila volte più veloci e intelligenti rispetto a  oggi. IA più intelligenti dell’uomo verranno create molto probabilmente prima del 2050, ma per il 2050 l’esistenza di una super intelligenza non umana sarà certa.

L’umanità raggiungerà l’immortalità biologica

Semplicemente questo significa che con uno specifico trattamento medico, gli scienziati saranno in grado di prolungare la durata della vita umana in salute fino all’eternità. Ovviamente questo non significa che tutte le persone smetteranno di morire perché questo trattamento non sarà disponibile nelle parti più povere del pianeta e i nostri corpi non diventeranno indistruttibili e, perciò, le persone continueranno a morire come risultato di incidenti e altri traumi fisici.

Un controllo radicale delle nascite sarà applicato.

La sovrappopolazione è un problema enorme e l’unica causa è il tasso di nascite troppo elevato. Nella maggior parte dei paesi occidentali il tasso delle nascite è già sceso sotto quello di mantenimento (che è 2 figli per 2 adulti) e continuerà così. Ma, nei paesi in via di sviluppo, continua a essere troppo alto e queste nazioni sono le sole responsabili del problema di sovrappopolazione che abbiamo. Nel futuro i governi limiteranno le famiglie ad avere un solo figlio o forzeranno la sterilizzazione di massa. I bambini non sono il futuro, ma il passato.

I robot ci sostituiranno nei lavori

In un paio di decadi i robot saranno in grado di compiere tutti i movimenti fisici che noi facciamo, a partire da tagliare i capelli fino a servire nei ristoranti e ancora a cucinare. Molti lavori sono già stati rimpiazzati da robot, quindi il progresso è inevitabile.

Quando i robot sostituiranno il lavoro umano due cose succederanno.

1°: La maggior parte delle persone (specialmente i meno istruiti) sarà lasciata fuori dal mondo lavorativo senza alcuna possibilità di autosostenersi. Questo porterà alla nascita di una grande classe sociale di gente povera, senza la capacità di raggiungere persino i più bassi standard di vita e nello stesso tempo darà vita a un gruppo di persone estremamente ricco che possederà tutto. Nei paesi ricchi i governi provvederanno ad un entrata minima per i suoi cittadini, ma quelli poveri non avranno i fondi necessari. In pratica a meno che tu non sia molto intelligente ed istruito, la tua unica chance per riuscire a sopravvivere sarà attraverso il business. Cioè affittando il tuo appartamento, la tua automobile che si guida da sola (o guidata da un robot) a qualcun altro, in questo modo avrai i soldi necessari per comprarti il bene iniziale.

2°: Il costo di maggior parte dei prodotti e servizi verrà ridotti e di tanto. Al giorno d’oggi la fetta più grossa del costo di produzione o del servizio è la manodopera. Ma in futuro quando le macchine faranno tutto il lavoro, beni e servizi saranno prodotti in modo più economico. Per esempio taxi che si guidano da soli. Nel servizio offerto dal taxi, non sarà più compreso il costo del tassista (che è di solito la metà del costo) e, perciò, le compagnie offriranno il servizio taxi a metà del prezzo.

La maggior parte delle interazioni sociali fisiche saranno sostituite con interazioni con robot

Nel 2050 avremo assistenti simil-umani avanzati, servi e sex robot. Assomiglieranno alle persone così tanto che interagendo con loro soddisferemo i nostri bisogni sociali. E interagire con robot sarà molto più facile. Non avranno una volontà propria (il loro unico scopo sarà servirci), non avranno sentimenti, non si arrabbieranno, annoieranno o stancheranno. Perciò saranno dei perfetti compagni dato che non dovremo curarci dei loro bisogni o piaceri e quindi scendere a compromessi con loro. Le interazioni umano-umano saranno ridotte al minimo in quanto avere a che fare con altre persone è estremamente difficile.

Gran parte delle interazioni umano-umano sarà in Realtà Virtuale.

A causa della crescita e alla qualità della realtà virtuale sempre più delle nostre attività quotidiane verranno svolte nel mondo virtuale. Non solo giocheremo o guarderemo film, ma vi spenderemo sempre più tempo libero, tramite viaggi virtuali e incontri con persone usando i nostri avatar. Le nostre vite assomiglieranno molto a quelle del film Il mondo dei replicanti, con la sola differenza che non avremo un secondo corpo fisico, ma sarà tutto puramente virtuale.

La popolarità della realtà virtuale crescerà anche dovuta al fatto che nella vita reale ogni sorta di incidente può accadere e chiunque può essere vittima di un crimine. Mentre la realtà virtuale è completamente sicura, almeno per quanto riguarda il corpo fisico.

Passare i confini e viaggi internazionali diventeranno più difficili.

A causa dell’onda esplosiva delle immigrazioni illegali e del terrorismo, viaggiare da una nazione a un’altra diventerà più difficile in quanto molte limiteranno l’entrata agli stranieri. Specialmente gli abitanti delle nazioni del terzo mondo troveranno molti problemi nell’entrare nel mondo occidentale. Molte isole potrebbero spingersi al punto da limitare l’ingresso al solo traffico aereo, che è più facile da controllare. Il mondo non sarà più sicuro e le nazioni dovranno prendere delle azioni radicali per tenere lontano le persone indesiderate.

 Filip Poutintsev