Anglotedesco

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giovedì 31 gennaio 2019

Il 70% dei cannabis shop non avverte sui rischi


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SIGARETTE, alcol, siti porno, videogiochi per adulti, cannabis,gioco d’azzardo: è molto, troppo,
lungo, l’elenco dei prodotti che lalegge vieta agli under 18 anni maai quali, nella realtà, i minori hanno accesso facile e quasi incontrol- lato. È quanto emerge dall’indagine‘Venduti ai minori’ promossa dal Moige, il movimento italiano genitori, che come spiega Antonio Affinita, direttore generale,presenta dati «molto gravi e preoccupanti»per cui è necessario «ridefinire il sistema delle sanzioni,dei controlli e della formazione».L’appello per tutti è uno: «Aiutiamoi nostri figli a crescere meglio».
ALCUNI numeri parlano da soli. Perché se vi chiedete dove i ragazzi trovano alcol e sigarette la risposta– stando all’indagine curata per il Moige dall’Università Europea di Roma su 1.388 minori di
età compresa fra gli 11 e i 17 anni, il 21% dei quali del Nord, il 30% del Centro e il 49% del Sud – è
semplice: dove si vendono, visto che almeno nella metà dei casi gli esercenti non verificano che gli acquirenti siano maggiorenni. Nel 65% dei casi nessuno controlla l’età di chi compra una bevanda
alcolica e il 38% la vende ugualmente pur sapendo che l’acquirente è un minorenne. Ma c’è un altro
dato gravissimo: «Sembra – spiega l’indagine – che, nel 52% dei casi, i commercianti abbiano
continuato a vendere alcolici nonostante il visibile stato di ubriachezza degli under 18». Locali,
pub e discoteche sono i posti dove si rifornisce il 42% dei minori: il 23% ai bar, il 19% nei supermercati, il 7% nei ristoranti, il 2% nei negozi alimentari.
Non va meglio sul fumo perché i minori comprano direttamente le sigarette per il 51% nelle tabaccherie, mentre il 40% se le fa procurare da amici più grandi; solo il 5% lo fa attraverso i distributori automatici ma il divieto viene aggirato facilmente tramite la tessera sanitaria di un maggiorenne o addirittura del genitore o del fratello maggiore, mentre il 15% delle macchinette le dà liberamente. Chi ammette di fumare abitualmente inizia a farlo a 14-15 anni nel 43% dei casi ma c’è anche un 10% di ragazzi che comincia, giovanissimo, a meno di 11 anni. E poi c’è la questione cannabis: i giovani intervistati se la procurano, principalmente, da amici (56%) oppure per strada (26%). Per quanto riguarda la canapa ‘light-legalizzata’ risulta che in 7 cannabis shop su 10 erano assenti indicazioni che informassero i ragazzi che si tratta di un «prodotto da collezione non adatto alla combustione» (non si può fumare, insomma) mentre il 68% dei rivenditori (quasi 7 su 10) ha venduto il prodotto nonostante fossero minorenni.
Il 72% dei minori afferma che prima di comprarla non è stato chiesto loro alcun documento
e soltanto il 26% la ritiene illegale. AL CONTRARIO, ben l’83% dei ragazzi sa che il gioco d’azzardo è vietato ai minori, che nel 58% dei casi privilegiano le scommesse sportive, per le quali nel 62% non è mai stato chiesto un documento e nel 54% non c’è stato alcun rifiuto a farli giocare anche dopo aver constatato l’età minore di 18 anni.
Accesso pressoché libero anche ai siti pornografici visto che ogni ragazzo dai 12 anni o anche
prima ha in tasca un telefono cellulare. E così per vedere questi siti il 59% usa lo smartphone e il
14% i tablet mentre soltanto l’8% naviga in Internet dal computer, più controllabile a casa dai genitori. Nel 76% dei casi, per ben tre minori su quattro, nessuno ha attivato sul dispositivo il ‘parental control’ e il 6% è riuscito comunque a eliminarlo. Infine, il 34% non riscontra di correre alcun rischio partecipando a videogiochi volgari e violenti e così il 27% utilizza la connessione on line per giocare in questo modo con amici

mercoledì 30 gennaio 2019

STAMPA ESTERA.Sintesi su quello che pensa del governo gialloverde




In Italia i due vicepresidenti del consiglio Salvini e Di Maio,si stanno già scagliando contro i leader europei a cominciare dal presidente francese Emmanuel Macron,contro il quale si sono schierati esprimendo il loro sostegno al movimento dei gilet gialli.Non c'è da stupirsi quindi se i tentativi di alleanza tra i due partiti di governo italiani e i gilet gialli sono stati criticati duramente dal governo di Parigi.
La nuova legge sull'immigrazione e la sicurezza,approvata dal Consiglio dei Ministri a fine settembre, ha intaccato il diritto all'asilo e ha cancellato la protezione umanitaria comportando l'espulsione di molti migranti dai centri di accoglienza.Su questo fronte,però, sta nascendo un movimento di resistenza.I sindaci di molte città italiane,tra cui Palermo e Napoli,hanno dichiarato che non intendono applicare la legge perchè non rispetta i diritti dei migranti e rifugiati.Le tesi di Matteo Salvini è una pagliacciata.Ormai pattugliare le coste libiche è rimasta una sola nave di una Ong,la Sea Watch.E al momento quest'ultimo incidente si trova a diverse ore di navigazione dai naufraghi.Un'altra tesi di Salvini è che se chiudiamo i porti e impediamo le traversate non ci saranno più morti.Ma anche questa è pura propaganda,perchè stando ai numeri è vero al contrario.Luigi Di Maio,leader del movimento 5 stelle,a settembre aveva promesso che i provvedimenti del governo avrebbero  abolito la povertà.Il 17 gennaio non ha esitato a dichiarare che in Italia "è nato un nuovo stato sociale".Dopo settimane di trattative,il governo presieduto da Giuseppe Conte ha adottato due decreti legge:uno sul reddito di cittadinanza e uno sull'abbassamento dell'teà pensionabile.I due cavalli di battaglia della coalizione;il primo voluto dai 5 stelle il secondo dalla Lega."Questo governo mantiene le promesse",ha detto Conte.Saranno stanziati 11 miliardi di euro:7 miliardi per il reddito di cittadinanza e 4 per le pensioni.Inizialmente i 5 stelle avevano proposto un reddito universale per tutti i cittadini,"in nome dei diritto all'esistenza",Beppe Grillo spiegava:"Si deve avere un reddito dalla nascita alla morte.Se vuoi lavorare lavori, se non vuoi lavorare non lavori".Arrivato al governo,il M5S ha corretto al ribasso il suo progetto,per questioni o bilancio, ma anche per la resistenza della Lega,che teme un'assistenzialismo destinato sopratutto all'Italia meridionale (roccaforte elettorale dei Cinquestelle) pagato dalle regioni più produttive del mondo.

martedì 29 gennaio 2019

DITTATURA NEOLIBERISTA.Aumento delle tasse in Spagna

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Le tasse salgono alla grande maggioranza dei salari, tra il 2,8% e il 7%. Solo la tassa per infortuni professionali e malattie professionali sale al 36%.
L'assunzione di un operaio specializzato costa da gennaio fino al 14% in più.L'aumento della spesa sarà pagato dalle classi medie, dalle PMI e dai lavoratori autonomi. Il salario lordo medio annuo pubblicato dall'Agenzia delle Entrate (AEAT) del 2017 (25.038 euro) rappresenta una diminuzione del reddito disponibile (aumento del divario fiscale) del 2,6%. Se lo facciamo sul salario lordo medio del settore privato (80% dei salariati con un salario lordo medio di 22.933 euro), il calo è del 2,8%. Per una PMI, questi budget rappresentano un aumento dei costi di contrattazione tra il 7% e il 14%. Per i lavoratori autonomi, un aumento delle tasse compreso tra il 10% e il 20%.
I lavoratori autonomi vedranno aumentare le loro tasse e il loro reddito disponibile tagliato con le nuove imposte indirette.L'aumento delle tasse sul lavoro e sui costi per il datore di lavoro è particolarmente oneroso per le piccole imprese e i lavoratori autonomi, che generano circa l'80% dell'occupazione in Spagna.
Il governo rivede le aspettative di crescita economica verso il basso e verso l'alto le stime di reddito PSOE: possiamo anche aumentare le imposte indirette pagate da tutti i consumatori. È un trucco per il reddito disponibile della classe media e lavoratori dipendenti, rendendo la Spagna il paese dell'Unione europea con uno dei più grandi lacune fiscali nell'Unione europea (la differenza tra ciò che paga prima e ciò che percepiamo in rete), battendo la Grecia e il Portogallo.
L'immagine macroeconomica è uno scherzo. Il governo presenta aspettative di crescita economica che si rivedono al ribasso ... Ma le stime del reddito le rivedono al rialzo!
Il governo ritiene aumenterà del 14% il tempo di imposta sulle società, da quando è arrivato, le stime di crescita per il 2019 gli utili societari sono state tagliate fino al 30%, secondo il consensus degli analisti.
Da giugno, le stime di crescita delle esportazioni per il 2019 sono diminuiti del 33%, l'utile aziendale in crescita del 30% e l'attività industriale del 12%, secondo Bloomberg e FocusEconomics ... Ma i bilanci di vergogna si aspettano un aumento della la raccolta che triplica le stime di crescita del governo che non hanno credibilità di ingresso.
Le entrate attese rientrano nella fantasia tipica che gli stessi controllori fiscali hanno criticato. Pensa che gli enormi aumenti delle tasse non avranno un impatto sull'attività economica e faranno stime di fantascienza.

GIULIETTO CHIESA:"La chiusura dei porti è una misura giusta e strategicamente umanitaria"

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Non sono d'accordo con Giulietto Chiesa.Siccome il signor Salvini per anni ha promesso l'uscita dall'euro e dalla Ue,è giusto che i porti siano aperti e che arrivano i migranti, se li merita.Invece di scappare dal campo di concentramento ci è voluto restare sperando di cambiarlo in meglio, questi sono i risultati.
Sulle migrazioni, è cominciato tutto dopo il 1989 ,crollo del muro di Berlino, crollo del socialismo e arrivo del modello economico neoliberista che vuole schiavi disposti a farsi prendere in giro per accontentare l'1% che comanda il mondo.Come mai 40 anni fa in Italia non c'era l'invasione di romeni, nigeriani,senegalesi o marocchini? Perchè allora l'Africa o l'Est Europa stava bene? No, perchè non servivano.

Nella crisi della Sea watch, la nave con 47 migranti a bordo ferma davanti al porto di Siracusa, l’Italia punta a due obiettivi: sequestrare la nave e far arrivare i naufraghi in Olanda: lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio alla trasmissione «Non è l’Arena» di Massimo Giletti. Lo Speciale ha chiesto un parere in merito al direttore di Pandora Tv Giulietto Chiesa, giornalista esperto di politica estera e di scenari geopolitici per capire chi ha ragione in questa vicenda: chi sostiene l’esigenza di non cedere di un millimetro di fronte all’Olanda che rifiuta di farsi carico dei migranti a bordo di una nave di sua competenza, o chi dice che in questo momento la priorità deve essere solo ed unicamente quella di pensare alle persone che sono a bordo?

Di Maio ha dichiarato che la Sea watch, la nave della Ong che batte bandiera olandese ferma davanti alle coste di Siracusa, deve essere sequestrata e i migranti che sono a bordo vanno trasferiti tutti in Olanda. Condivide?

“Iniziamo con il dire che, ancora una volta, il governo italiano sembra procedere in ordine sparso e senza una posizione univoca. Questo esecutivo ha linee divergenti su diverse questioni, spesso ne ha anche più di due. Quello che dice Di Maio infatti non coincide con quello che vuole Salvini, così come ciò che sostiene il ministro dell’Interno non è in linea con ciò che pensa il premier Conte. Poi ci sono altri che parlano a ruota libera. Credo che questo sia il primo grande problema, l’assenza di una linea condivisa a livello governativo”.

Ma sulla Sea watch ha ragione o no Di Maio a chiedere il sequestro della nave?

“Queste se permette sono tutte improvvisazioni. Abbiamo un Ministro dell’Interno che rischia un processo per aver impedito lo sbarco di una nave con dei migranti a bordo, e sembra che questa cosa all’interno del governo sia normale, al punto che il M5S pare pure orientato a dare semaforo verde ai magistrati. Ciò premesso ritengo che il governo abbia tutto il diritto, del resto sancito anche dalla Costituzione, di difendere i confini del Paese, stabilendo come farlo senza che debba subire pressioni esterne o regole imposte da altri. E’ evidente che la Sea watch, come le altre organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo, agiscono sulla base di regole diverse che non coincidono con quelle dello Stato italiano”.

Quindi giusto sequestrarla?

“Penso proprio di sì, ed è anche giusto chiedere a chi è responsabile di quella nave, che batte bandiera olandese, di assumersi i propri doveri. Se l’Olanda non lo fa penso che la strada del sequestro a questo punto diventi inevitabile. Così come quella di pretendere che chi non si assume le proprie responsabilità sia chiamato a risponderne in una sede internazionale. La chiusura dei porti è una misura giusta e a mio giudizio anche strategicamente umanitaria”.

Di Maio ha criticato il governo olandese perché non fornisce chiarimenti sull’effettiva nazionalità della nave. Come giudicare l’atteggiamento dell’Olanda?

“Ci sono autorità di Stato ed europee che non rispettano le regole stabilite dalle leggi internazionali. Bisogna quindi prendere atto che l’Europa con le sue strutture preposte non è in grado di garantire il rispetto della legalità. L’Italia in questo caso si sta difendendo, mentre altri Paesi violando le leggi la stanno mettendo in difficoltà. Il paradosso è che queste regole sono europee, quindi né l’Unione Europea, né l’Olanda rispettano ciò che loro stesse hanno approvato e concordato in sede internazionale”.

Intanto però c’è chi accusa come questo braccio di ferro venga fatto sulla pelle dei migranti a bordo della nave. Rischiano di essere loro gli unici a pagare. E’ davvero così?

“Guardi, voglio essere molto chiaro. Siamo in presenza di una questione umanitaria che va risolta, ma non credo che chi oggi sta parlando di umanità, soprattutto in Europa, abbia titolo per farlo. Perché queste persone non hanno speso una parola in passato per le crisi umanitarie create dalle guerre dell’Occidente nell’ex Jugoslavia o in Iraq. Non possono quindi oggi venirci a dare lezioni di umanitarismo quelli che all’epoca si sono girati dall’altra parte e hanno finta di non vedere il massacro di 600mila persone morte in Iraq. Chi ha taciuto sul dramma di migliaia di persone, non può oggi farci la predica o scandalizzarsi per 47 migranti fermi in mezzo al mare. Non è credibile. Fermo restando che quelle persone vanno aiutate”.

Quindi come agire?

“Bisogna evitare che la gente muoia, ma non possiamo accettare due pesi e due misure. Quindi soccorriamo i migranti, facciamoli mangiare, curiamoli a dovere, diamo loro una giusta assistenza, ma non possiamo fermarci qui. Perché purtroppo l’aspetto umanitario temo nasconda molti e simultanei aspetti. Giusto secondo me aprire la polemica con la Francia che nel corso di quarant’anni ha depredato quattordici paesi africani costringendoli a depositare gran parte delle loro risorse finanziarie nella banca francese. Se si vuole essere davvero umanitari la prima cosa da fare sarebbe chiedere alla Francia di modificare il proprio comportamento nei confronti degli Stati africani”.

E poi?

“In verità dovrebbe essere l’intera Europa a cambiare l’atteggiamento verso l’Africa visto che in tutti questi anni ha mantenuto una posizione di colonialismo attivo. I rapporti fra l’Europa e il terzo mondo devono essere ridiscussi, specie quelli con l’Africa e questo sembra un argomento che non sta affatto a cuore a chi oggi si fa paladino dell’umanitarismo, compresa la Chiesa cattolica. La maggior partre dei migranti che arrivano in Italia sono giovani che desiderano legittimamente una vita migliore, non sono profughi che scappano dalle guerre. Siamo stati noi occidentali a creare questo problema, esportando un’immensa illusione e una mole di desideri irrealizzabili. Abbiamo contribuito a creare l’idea di un’Europa da Paese di Bengodi dove tutti vivono bene e sono ricchi. Oggi sarebbe invece prioritario fare in modo che i giovani africani restino a casa loro per contribuire allo sviluppo dei propri Paesi”.

da www.lospecialegiornali.it 

INTERVISTA A GIULIETTO CHIESA DI AMERICO MASCARUCCI

lunedì 28 gennaio 2019

Anche Cottarelli critica la trasmissione POVERA PATRIA dove si parla di Signoraggio

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Anglotedesco non segue in diretta nessuna trasmissione televisiva ,ogni tanto OTTO E MEZZO mentre sto cenando,ormai la mia televisione è Youtube o Facebook.Mi ha incuriosito di questa nuova trasmissione in onda su Raidue a tarda notte,le tante critiche ricevute che letto via twitter e sui giornali potendoli leggere gratis grazie ad una iscrizione alla Biblioteca online.Ho deciso così di guardarmela.
E' la solita trasmissione dove ovviamente c'è Matteo Salvini e le domande dei giornalisti.Poi si parla di economia e di signoraggio.Certi argomenti vanno mandati in onda all'ora delle streghe come succedeva con L'ULTIMA PAROLA o LA GABBIA di Paragone.
Per quanto riguarda l'intervista a Carlo Cottarelli, anche lui da ex FMI è ossessionato dagli anni 70'.Cosa avevano di così terribile gli anni 70' a livello economico? Semplice:anche un postino, un falegname o altri lavori da operaio, potevano permettersi il lusso di risparmiare qualcosa ,di avere un lavoro fisso ed andare in pensione magari comprandosi anche una casa.
Per Cottarelli e per chi viene da certi ambienti, deve comandare l'1% , vanno tenuti i conti in ordine e creare una società dove ci sono due categorie di esseri umani:quelli di serie A e quelli di serie D.


ROMA «A me quella di Povera Patria è sembrata cattiva informazione. Io ti dico che c’è questa medicina, ma non ti dico quali sono gli effetti collaterali». Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui Conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano, si schiera contro le tesi del contestato servizio di Rai 2 sul signoraggio.
Come molti altri economisti, ricorda anzi che stampare moneta in eccesso non risolve magicamente i problemi del debito pubblico, al contrario crea inflazione e svalutazione. E va anche oltre: il problema è che «non c’è nulla che si possa ottenere gratis, neppure stampando moneta».

La tesi che stampare più moneta risolverebbe tutti i nostri problemi certo non è nuova. La novità è che adesso sia approdata anche alla Rai.

«Il tema è delicato, ci sono tonnellate di libri che ne trattano: se se ne voleva parlare sul serio, bastava chiamare uno dei massimi esperti di economia monetaria, penso per esempio a Tabellini.Invece è stato presentato in modo da spingere la tesi per la quale se noi uscissimo dall’euro risolveremmo ogni problema di debito pubblico. Il servizio di Povera Patria non sosteneva direttamente che l’Italia dovesse uscire dall’euro, certo, ma questa ne era la conseguenza implicita, era volto a preparare mentalmente gli italiani all’uscita».

Gli autori del programma rivendicano il diritto di fare informazione economica, dal momento che in televisione questa è una strada ancora poco battuta.

«L’informazione economica ci vuole, anche in televisione, ma deve essere buona. L’uscita dall’euro è un tema di grande interesse, e per questo deve essere trattato in modo corretto, altrimenti diventa lavaggio del cervello, come avviene quotidiamente su YouTube. L’altro giorno ho visto un video che ha avuto un milione di visualizzazioni, è il primo video che viene fuori digitando le parole “debito pubblico”. Se ci provassimo noi a trattare lo stesso tema, con tutta la cura e la correttezza possibile, non credo che avremmo lo stesso successo. Mi domando come abbia fatto un video come quello a ottenere una visibilità così ampia: mi viene in mente che quel milione di persone non abbiano altro da fare, magari adesso per un’attività di questo tipo prenderanno anche il reddito di cittadinanza».

Perché professore, l’alternativa al debito pubblico non è così semplice come viene fatta apparire nel servizio Rai?

«In effetti la cosa è abbastanza semplice: lo Stato può decidere di stampare più soldi, con quei soldi compra qualcosa e questo è il signoraggio. Chi li riceve può decidere di tenerseli perché è fiducioso che mantengano il loro valore nel tempo, ma oltre un certo livello cerca di liberarsene o comprando beni (il che fa aumentare i prezzi, ossia crea inflazione) o comprando valuta estera (che quindi aumenta di prezzo, ossia si causa una svalutazione). Quando non si crea inflazione o svalutazione, è perché il danaro non viene speso, e quindi si rinuncia a un vantaggio immediato. Ma se si spende e si crea inflazione, si rischia di tornare alla situazione degli anni ‘70. Stampare soldi non crea ricchezza, non aumenta la dimensione della torta».

Quindi non è vero che prima del “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro le cose andassero bene?

«Il finanziamento monetario del deficit creava inflazione, il che erodeva il valore dei titoli di Stato in circolazione. Il debito cresceva meno perché l’impatto del deficit sul debito era attenuato da questa tassa occulta, l’inflazione, appunto.Altro che soluzioni miracolistiche prima del “divorzio”!».

da LA REPUBBLICA del 28 gennaio 2019-Intervista a Carlo Cottarelli di Rosaria Amato

domenica 27 gennaio 2019

SCIENTOLOGY.Fare lista con nome ed anno delle persone con cui si ha avuto rapporti sessuali

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Veramente bellissimo questo libro che sto leggendo.Non è per me un argomento nuovo ma con questo libro approfondisci ancora di più questo fenomeno delle Sette che coinvolge ben 4 milioni di persone.
La stragrande maggioranza della gente è plagiata, non sa più ragionare, non esiste la solidarietà ,tutti contro tutti.Lo dico sopratutto giovani, create un gruppo di persone che sanno ragionare con la propria testa, che non segue il gregge ,siate persone e non schiavi consumatori. Evitate però le SETTE,è la soluzione peggiore.

Qualcosa di molto simile è stato raccontato da Giuseppe Borello e Andrea Sceresini nel documentario L'ORGANIZZAZIONE.C'è una scena in cui Borrello,che nella sede milanese si era infiltrato,subisce un terzo grado per entrare nello staff di Scientology:"Sei o sei mai stato il reporter di un giornale o un giornalista di qualunque genere?" "Hai dei figli?" Se così fornisci dettagli, età, nome, sesso e se vivono con te o no." "Hai qualche debito? Verso chi? Di quanto?".
"Elenca in ordine cronologico ogni incidente che hai avuto dalla nascita a oggi,specificando mese e anno."Fornisci una storia generale di te stesso relativa alla tua attività  sessuale includendo la tua prima esperienza sessuale e specificando il nome delle persone coinvolte"."Fai una lista cronologica per nome e anno dei nomi di tutte le persone con cui hai avuto rapporti sessuali""Annota qualsiasi perversione alla quale ti sei dedicato".Annota qualsiasi caso di attività eterosessuale.Specifica con chi ,cosa è stato fatto,quante volte." Tutto messo per iscritto.E poi,quasi l'E-Meter fosse una macchina della verità:"Stai cercando di investigare Scientology","Sei mai stato o i membri della tua famiglia sono mai stati membri della stampa,governo,polizia o agenzie di investigazione?"."Sei o sei mai stato un comunista?","Pensi privatamente che noi siamo una truffa o un racket?","C'è qualcosa riguardo i tuoi passati lavori che speri disperatamente non venga scoperto da noi?"

dal libro NELLA SETTA (Carmine Gazzanni, Flavia Piccinni-Fandango)

venerdì 25 gennaio 2019

VENEZUELA.La solita informazione a senso unico delle prostitute dell'informazione

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Gli Stati Uniti intervengono in Venezuela, paese ricco di petrolio, almeno dall'inizio del 2000. Diversi tentativi, sponsorizzati dagli Stati Uniti, tentarono di rovesciare il governo socialista eletto, prima sotto Chavez, poi sotto Maduro. Ma le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti e dai loro lacchè hanno reso più difficile la vita delle imprese e delle persone venezuelane. Con l'interruzione dell'accesso ai mercati finanziari internazionali, il governo ha fatto del suo meglio per aggirare le sanzioni. Ad esempio, ha scambiato l'oro per il cibo dalla Turchia. Ma la Bank of England, che detiene parte dell'oro venezuelano, lo ha praticamente confiscato.
L'amministrazione Trump sta lanciando un nuovo tentativo di espellere il governo eletto guidato dal presidente Maduro. Oggi, l'opposizione generalmente infelice in Venezuela sta per lanciare un nuovo periodo di rivolte di piazza contro il governo, invitando l'esercito a subentrare:
"I leader dell'opposizione invitano inoltre le potenti forze armate venezuelane a ritirare il sostegno a Maduro. E stanno facendo campagne all'estero, facendo pressione sui governi stranieri per rompere i loro legami diplomatici ed economici con Caracas.
Il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, ha detto oggi che Washington appoggerà qualsiasi tentativo di opposizione per formare un governo provvisorio in sostituzione di Maduro. Rivolgendosi ai cittadini venezuelani medi, Pence ha aggiunto: "Siamo vicini a voi e resteremo con voi finché la democrazia non sarà ristabilita". "
Il presidente Trump dovrebbe ora riconoscere il leader dell'opposizione al Congresso nazionale, Juan Guaidó, che non ha una maggioranza nel paese, come presidente della nazione.
Ma il Congresso Nazionale non ha più potere legale. Nel 2017, questo ruolo è stato ripreso dall'Assemblea costituzionale eletta, che sostiene il governo venezuelano. La Corte Suprema del Venezuela ha ratificato il cambiamento. Che Guaidó sia nominato presidente da Trump non lo rende tale.
Juan Guaidó, il cosiddetto leader dell'opposizione, è solo un burattino telegenico del leader della destra, Leopold Lopez, imprigionato nel 2014 dopo aver incitato a violente manifestazioni che hanno provocato diversi morti. Lopez, attualmente agli arresti domiciliari, è una propaggine della nobiltà politica e finanziaria del Venezuela, istruita a Princeton e Harvard, che ha perso il lavoro quando il popolo ha eletto un governo socialista. Lopez è l'uomo che gli Stati Uniti vogliono mettere in atto, anche se è odiato. Un cavo diplomatico americano, pubblicato da Wikileaks, afferma che "è spesso descritto come arrogante, vendicativo e assetato di potere".
I poveri sono stati i vincitori dei cambiamenti socialisti. I socialisti, prima sotto il presidente Hugo Chavez e ora sotto Nicolas Maduro, usavano profitti dalle esportazioni di petrolio per costruire alloggi per i poveri e ridurre la loro povertà in generale. Queste masse saranno chiamate per proteggere il loro governo e i loro guadagni.
L'esercito, che gli Stati Uniti hanno già segretamente spinto per organizzare un colpo di stato, probabilmente non lo farà. Sta facendo bene sotto i socialisti e non ha interesse a cambiarlo. Gli Stati Uniti hanno anche cercato di incoraggiare il Brasile e la Colombia a invadere il loro vicino. Ma nessun paese è in grado di farlo. È improbabile che anche gli Stati Uniti invadano. Alle Nazioni Unite, il Venezuela è sostenuto da Russia e Cina.
Come nel 2017, possiamo aspettarci diverse settimane di manifestazioni violente a Caracas, durante le quali dozzine, se non centinaia, di polizia e manifestanti potrebbero morire. Ci saranno anche molte urla dai media allineati negli Stati Uniti. Ma a meno che non ci sia un enorme cambiamento nella configurazione politica e nel potere, le dimostrazioni rischiano di esaurirsi.
L'amministrazione Trump ha un piano coerente per raggiungere un tale spostamento nell'equilibrio del potere? Per parte mia, ne dubito.

giovedì 24 gennaio 2019

George Soros ha dato 500 mila dollari al movimento che chiede il secondo referendum sulla Brexit

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In tutto il mondo i siti di media alternativi descrivono tipicamente George Soros come la mente di un movimento "globalista", che minerebbe qualsiasi società dalla quale possa trarre profitto tramite sovversione, manipolazione e inganno.
Come è stato rivelato dal Telegraph, George Soros, il miliardario noto come l'uomo che "ha rotto la Bank of England", sta sostenendo una campagna per ribaltare la Brexit, pur rimanendo una delle tre figure di alto livello legate al gruppo di campagna che supporta il resto Il meglio per la Gran Bretagna. Secondo quanto riferito, ha consegnato circa 500 mila dollari a questo movimento nel tentativo di condurre un secondo referendum per mantenere la Gran Bretagna nell'UE.
A sua volta, Donald Trump avrebbe descritto questo cosiddetto filantropo nei suoi post su Twitter come donatore di manifestanti anti-Trump, mentre si dice che la famiglia del presidente ei suoi più stretti consiglieri andassero molto oltre. Per illustrare questa affermazione è sufficiente menzionare che suo figlio - Donald Trump Jr. avrebbe re-twittato una richiesta del comico Roseanne Barr che George Soros è un nazista.
È stato notato che su Fox News, negli appelli di raccolta fondi repubblicani e nella ricerca di gruppi di difesa conservatori, il nome di George Soros è invocato come un simbolo per tutti gli usi del liberalismo scappato.
È curioso che il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan abbia accusato George Soros di sostenere le proteste anti-governative nel centro di Istanbul del 2013 e in altri paesi del mondo. Le proteste si sono gonfiate da una manifestazione alla più grande sfida politica che l'allora Primo Ministro Erdogan aveva affrontato contro il suo governo.
Inoltre, il New York Times afferma che:
La pubblicità di chiusura per la campagna del signor Trump del 2016 comprendeva il signor Soros - così come Janet L. Yellen, la presidente della Federal Reserve all'epoca, e Lloyd Blankfein, l'amministratore delegato di Goldman Sachs, entrambi ebrei - come esempi di "interessi speciali globali" che si sono arricchiti sulle spalle dei lavoratori americani.

mercoledì 23 gennaio 2019

DIEGO FUSARO:"Il reddito di cittadinanza non può essere una soluzione definitiva"

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Ho pubblicato le domande e le risposte più importanti escludendo quelle sulla sua vita privata.
Il rivoluzionario oggi è quello che si comporta da persona ragionevole e non da consumatore plagiato.Siccome difficilmente la dittatura neoliberista crollerà,bisogna imparare ad essere anti-neoliberisti.Consumare poco, non essere schiavi delle nuove tecnologie.Cambiare un cellulare ogni 10 anni oppure quando si rompe, la stessa cosa per il computer.


SA CHE SU TWITTER C'E UN TIZIO CHIAMATO "DIEGO FUFFARO" CHE LE FA IL VERSO?

Ce ne sono tanti.Non mi stupisco del proliferare di queste forme ironiche collaterali.Preferisco proseguire sulla via del pensiero.

MA SE CRITICA IL PENSIERO UNICO COME MAI E'  ONNIPRESENTE SUI SOCIAL E TV?

Non c'è una realtà esterna al capitalismo, tranne qualche isola corallina di recente formazione.Come nel mito della caverna di Platone,debbo calarmi nell'anfratto per uscire salvando gli altri.

LEI E' L'UNICO COMUNISTA RIMASTO CON COSSUTTA.IL QUALE E' DEFUNTO.

Comunista è riduttivo.Ma non mi offendo.In realtà nella mia elaborazione filosofica riesco a coniugare il comunista marco Rizzo con Casapound,passando per Lega e % Stelle.

MI DEFINISCA L'UNIONE EUROPEA.

Unione delle classi dominanti europee contro le classi lavoratrici.Dunque il trionfo del capitale che dopo il 1989 passa all'assalto degli stati nazionali democratici.

E LA TEORIA DEL COMPLOTTO?

A livello mondiale finanzieri,banchieri,burocrati,si radunano non per fare cospirazioni segrete,ma per aggiornarsi su come tutelare i loro interessi.E' la vecchia lotta di classe di Marx che oggi si svolge in maniera più intelligente.

E' FAVOREVOLE ALL'USCITA DALL'EURO?

Totale e incondizionata,occorre riconquistare la sovranità monetaria,che non può essere ceduta ad autorità transnazionali come la BCE

UN'ITALIA SOLITARIA,OGGI DOVE VUOLE CHE VADA?

Io ritengo che nel mare  procelloso della globalizzazione si proceda meglio a bordo di vascelli agili e scattanti che non inglobati in un peso morto come la Ue.

PRO-BREXIT?

Appoggio ogni guaito dei popolo europei.A Londra pensano di ripetere il referendum;la democrazia esiste solo quando le masse avallano le scelte delle èlite.

E IL REDDITO DI CITTADINANZA?

Non può essere una soluzione definitiva.Non vorrei diventasse uno strumento coercitivo per imporre forme di lavoro coatto..

COSA NE PENSA DELLA DISCUSSA CENA DA 6.000 EURO A COPERTO CON BOSCHI,SALVINI E TANTI ALTRI?

Una volgare offesa alle classi lavoratrici in sofferenza.Riprendendo Epicuro, ci sono desideri buoni e necessari,e altri nè buoni nè necessari,come le cene da 6.000.

RIMPIANGE LA GUERRA FREDDA?

Al 100%.Se non altro c'era un sistema di pesi e contrappesi.Dall'89' gli Stati Uniti sono liberidi bombardare il mondo intero in nome della BCE e dell'imperialismo.

SI E' MAI FATTO UNA CANNA?

Per carità,solo dei poveri deficienti possono farne uso atteggiandosi rivoluzionari,il rivoluzionario oggi è chi legge Platone e Tommaso D'Arquino.

da LA VERITA' del 21 gennaio 2019.Intervista Federico Novella


martedì 22 gennaio 2019

Nel 2018 la Germania ha rispedito in Italia tremila richiedenti asilo

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Circa 3000 richiedenti asilo rispediti in Italia dalla Germania nel 2018. Il numero si evince dal rapporto del ministero dell'Interno tedesco pubblicato ieri dal quotidiano di Monaco di Baviera, la Süddeutsche Zeitung. Secondo i dati, forniti dal ministero su interrogazione della deputata del Bundestag della sinistra (Die Linke) Ulla Jelpke, lo scorso anno, tra gennaio e la fine di novembre, sono stati mandati via dalla Germania in Paesi della Ue 8658 richiedenti asilo. Uno su tre in Italia.I trasferimenti forzati sono avvenuti secondo i criteri del regolamento Dublino III, entrato in vigore il primo gennaio 2014, che prevede che a prendersi carico della procedura di espletamento della richiesta d'asilo debba essere il primo Stato membro d'ingresso sul territorio europeo del rifugiato, che ne opera la registrazione attraverso le impronte digitali e la foto di segnalazione. Il numero delle deportazioni effettive dal territorio tedesco ad altri Paesi Ue nel 2018 supera quello del 2017, quando 7107 persone furono trasferite. La percentuale dei rientri forzati in altri Paesi europei portati a compimento dalla Germania ha così raggiunto nel 2018 il 24,5%, in crescita sul 15,1 % dell'anno precedente. Secondo il quotidiano bavarese nei primi 11 mesi dell'anno scorso la Germania ha inoltrato agli stati firmatari del Dublino III 51.558 richieste di rimpatrio, di queste ne sono state accettate 35.375. L'Italia è risultata la prima destinazione per la deportazione dei richiedenti asilo. L'Ungheria non ne ha ricevuto nessuno. La Grecia ha rifiutato ha accettate solo 5 richieste. Ma per il ministero degli Interni tedesco le motivazioni addotte da Atene per i rifiuti sono «prevalentemente infondate». Nell'ambito di una politica volta a contenere l'afflusso di rifugiati in Germania e per migliorare la gestione delle pratiche da parte dell'Ufficio di Migrazione Federale, l'estate scorsa Horst Seehofer, il ministro dell'Interno del governo Merkel, cercò di mettere il piede sull'acceleratore sui rientri forzati di richiedenti asilo. La vicenda che lo vide a muso duro contro Angela Merkel arrivò quasi a spaccare il governo tedesco. In ottobre Repubblica scrisse di un aumento dei rientri forzati dalla Germania degli immigrati con primo ingresso in Italia che avevano varcato il confine tedesco illegalmente. Notizia smentita da Salvini: «Se qualcuno, a Berlino o a Bruxelles, pensa di scaricare in Italia decine di immigrati con dei voli charter non autorizzati, sappia che non c'è e non ci sarà nessun aeroporto disponibile». Smentita supportata dal ministero degli Interni tedesco che allora dichiarò: «Nei prossimi giorni non è pianificato alcun volo per rimpatri in Italia». Forse non in quei giorni, ma nel 2018 il numero di migranti rispediti in Italia è di fatto aumentato.

lunedì 21 gennaio 2019

ROMANO PRODI:«Bisognerà battersi per l'Europa, anche contro l'idea di Europa dei sovranisti e dei populisti

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Le prossime elezioni europee contano come il due di coppe.I parlamentari,come si sa, sono messi li per fare le belle statuine e sopratutto a far credere che il popolo conta qualcosa avendoli votati.In realtà le decisioni le prendono i capi di Stato senza ascoltare nessuno.
Come il solito il professor Prodi chiede più Europa per contrastare Usa e Cina.Come se l'Europa negli ultimi 10 anni avesse risolto i problemi delle disuguaglianze.

l'intervista Fabio MartiniNella sua casa di Bologna Romano Prodi, sempre reduce da un qualche viaggio in giro per il mondo, è appena rientrato dalla Macedonia, una delle frontiere del nazionalismo europeo, dove i macedoni sono pronti ad autodefinirsi "del Nord", pur di chiudere il contenzioso con la Grecia e il Professore commenta: «Lì sono ventisette anni, che litigano sul nome, ventisette anni! Finalmente nelle prossime ore sapremo se Atene aderirà o meno: ecco un'altra vicenda che ti fa capire il senso del tempo perso dall'Europa, attardata troppo spesso nel guardare indietro a drammi di secoli, anziché avanti. Questa è stata la rovina dell'Europa, che si è fatta quando si è guardato avanti».

Lei ha proposto che il 21 marzo si espongano dalle finestre e nelle piazze le bandiere europee, in una sorta di primavera europeista: una proposta rivolta al suo schieramento, ai progressisti?

 «Davanti a Stati Uniti e Cina, non avremo un futuro, se non staremo assieme. Quella della bandiera non è un'idea partigiana ma è chiamare a raccolta tutti coloro che condividono l'idea di rilanciare un destino comune, chiudendo col passato e preparando il futuro. Una chiamata al centro-sinistra ma anche al campo che era a me avverso: anche nel centro-destra ci sono europeisti. Con loro restano idee diverse sull'Europa sociale e su tanti aspetti, ma non si possono avere idee diverse sulla necessità di un'Europa che torni protagonista».

 Non teme equivoci politici in questo comune sventolio di bandiere stellate? 

«Guai se non troviamo almeno un momento di unità simbolica. Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha aderito all'idea della bandiera, mentre Carlo Calenda si sta spendendo per un progetto elettorale per l'Europa. E più in generale ci sono momenti nei quali una scelta sbagliata può avviare un processo che poi diventa irreversibile. Le prossime elezioni Europee sono destinate a richiamare quelle del 1948 in Italia: chiamano in causa il nostro destino. E ancor prima che essere anti-sovranisti e anti-populisti, dobbiamo essere per l'Europa»

. La vera partita in gioco? 

«Siamo dentro una globalizzazione che ci stringe. A questo punto il nostro destino di europei somiglia a quello degli Stati italiani nel Rinascimento: se non ci mettiamo assieme scompariamo dalla carta geografica».
«Bisognerà battersi per l'Europa, anche contro l'idea di Europa dei sovranisti e dei populisti, perché loro non aiuteranno mai a risolvere neppure i problemi che loro stessi denunciano. Prendiamo la questione dei migranti. Il sovranismo non permetterà mai, mai, mai un minimo di accordo. Quella dell'"aiutiamoli a casa loro" è una balla assoluta. Non sono in grado e non vogliono attivare nessun piano organizzato, magari con Cina e Stati Uniti. Servono volontà e forti risorse: non c'è nulla di tutto questo».

 Usa e Russia scommettono sulle elezioni Europee per dare un colpo all'Europa?

 «Negli ultimi 20 anni l'Europa era stata vista come una speranza da entrambi. La famiglia Bush era legata per tradizione all'Europa, Clinton vi ha studiato. Per Obama era un punto qualsiasi nel mondo, mentre per Trump è un elemento di concorrenza. Stessa evoluzione per Putin. Certo l'attesa delle due potenze per l'indebolimento dell'Europa è forte».

In queste ore sta diventando chiara una inconfessabile strategia della deterrenza rivolta ai migranti: non facciamo entrare nessuno e comunque sappiate che rischiate la pelle avvicinandovi alle coste italiane. Una strategia che non consente eccezioni, altrimenti viene meno la dottrina "pedagogica"? 

«Siamo davanti ad un'assurda crudeltà. Crudeltà perché non si è mai vista tanta indifferenza. Non c'è il senso della vita, della vita umana. Una coalizione per l'indifferenza. Un atteggiamento del quale non si vede la fine e l'unica possibilità di uscirne sembra essere un sussulto. Un risveglio dell'anima umana. È assurdo: tutti si sono rifugiati nelle distinzioni giuridiche, differenziando i rifugiati da quelli che muoiono di fame o da quelli che vengono picchiati o seviziati. E quanto alla deterrenza, non sappiamo quello che i trafficanti dicono ai migranti nel momento nel quale li imbarcano».

 Gommoni e barconi alla deriva in pieno inverno raccontano di un caos libico sempre più incontrollabile. Nel dopo-Gheddafi si sarebbero potute governare meglio le rivalità tra tribù e quanto pesano oggi le furbizie dei Paesi occidentali? 

«In Libia c'è una guerra folle che dura oramai da lungo tempo, quasi due anni in più rispetto alla seconda guerra mondiale. Ancora una volta le divisioni europee stanno pesando: ognuno fa i suoi giochini. Fornendo appoggio a questa o a quella fazione. Promuovendo inutili Conferenze internazionali. Continuando il gioco delle influenze. Il tutto fatto con intelligenza, con le arti della diplomazia, ma senza il respiro di un dialogo globale»

. In vista delle elezioni Europee Paolo Gentiloni e Carlo Calenda caldeggiano una Lista unitaria: la convince l'idea?

 «Non ho l'ambizione di proporre un Ulivo europeo, anche perché sopra le Alpi gli ulivi non nascono! I partiti si disporranno anche basandosi sulla soglia di sbarramento al 4%. Ma questa vicenda mi appare un fatto secondario rispetto ai drammi di cui abbiamo parlato, al destino storico che si aspetta»

INTERVISTA DI FABIO MARTINI

domenica 20 gennaio 2019

LA PAGLIACCIATA REDDITO DI CITTADINANZA.Centri per l’impiego, i nuovi assunti non prima di agosto

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Che pagliacciata che è il reddito di cittadinanza, e non smetto di ridere quando vedo milioni di persone che pensano che sia una misura miracolosa.Capisco che negli ultimi 30-40 anni è stato fatto un lavoro straordinario per plagiare le persone ma ogni tanto ricordatevi che avete un cervello e sforzatevi di usarlo.
Già il fatto che uno è obbligato a spendere i 780 euro come lo decidono gli altri è dittatura e poi figuriamoci se la Guardia di finanza con tutti i grossi evasori che ci sono perde tempo a controllare che 5 milioni di persone rispettino questa cretinata.
La gente deve frequentare corsi di formazione.Certo, ci sono le strutture sufficienti per formare tutti i disoccupati? Sopratutto al Sud?E poi.Non hanno mai specificato che corsi saranno, cosa si insegnerà.Non era meglio spendere quei soldi per evitare la chiusura di molte aziende?
Di Maio cercava i voti e c'è riuscito.Guarda caso la regione che più usufruirà del reddito di cittadinanza sarà la Campania...la sua....


Per la presa in carico dei disoccupati beneficiari del reddito di cittadinanza a fine maggio nei centri per l’impiego, ci sarà lo stesso numero di dipendenti attuali (8mila, già largamente deficitario). Le 4mila assunzioni da parte delle Regioni, secondo previsioni assai ottimistiche, arriveranno solo a partire da agosto, mentre per i 6mila “navigator” di Anpal servizi le procedure di ingresso e di formazione non si completeranno prima dell’autunno. Il ritardo sulla tabella di marcia preoccupa molto le regioni che domani pomeriggio incontreranno il vicepremier Luigi Di Maio per ragionare sui nodi da sciogliere.
Secondo il timing del Dl che istituisce il reddito di cittadinanza – definito ieri dal premier Giuseppe Conte come «una misura strategica di rilancio del Sud» – il 27 aprile il sussidio verrà erogato ai richiedenti in possesso dei requisiti che, entro un mese – dunque entro fine maggio – saranno chiamati dai centri per l’impiego per la dichiarazione di disponibilità al lavoro. Entro i successivi 30 giorni toccherà ai componenti maggiorenni del nucleo familiare: tutti dovranno partecipare ad un percorso di accompagnamento all’inserimento lavorativo. Sulla carta si tratta di 1,4 milioni di nuclei e di 4,5 milioni di persone, che si aggiungono alla platea di circa 3 milioni di disoccupati fuori dal Rdc che continuerà a rivolgersi ai centri per l’impiego per le pratiche ordinarie.
Vediamo di fare chiarezza sui tempi di ingresso del nuovo personale che dovrà affiancare gli attuali dipendenti dei Cpi, per cercare di favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. La legge di Bilancio assegna le risorse alle Regioni per effettuare 4mila assunzioni in modo da rafforzare l’organico. Serve però un decreto ministeriale, preceduto da un’intesa in ambito della Conferenza delle Regioni sulla distribuzione territoriale dei neoassunti, poi va promossa la selezione pubblica per avviare le procedure di reclutamento. Dovranno essere pubblicati i bandi regionali, ogni regione potrà avviare le procedure concorsuali o attingere alle graduatorie a scorrimento. «Secondo previsioni molto ottimistiche nelle regioni più virtuose queste procedure si potranno concludere non prima di sei mesi, dunque a fine luglio se si partisse subito – spiega Cristina Grieco, coordinatrice degli assessori regionali al lavoro –. Siamo molto preoccupati, avevamo chiesto al governo di accelerare le procedure per mettere in grado le regioni di procedere per tempo alle selezioni e alle assunzioni, invece stiamo ancora aspettando i decreti».
Per avere un quadro reale dei tempi, basti pensare che risale alla fine del 2016 la decisione di potenziare i centri per l’impiego con 1.600 nuove assunzioni poi, trascorso un anno di accesi confronti per la distribuzione regionale delle assunzioni, dopo l’intesa alla Conferenza delle Regioni a gennaio del 2018 è stato pubblicato il decreto ministeriale, ma i concorsi ancora non sono partiti, e i tempi di ingresso restano un mistero: un migliaio sarà destinato alle politiche attive del lavoro e 600 alle misure di contrasto alla povertà. Peraltro, va valutato l’impatto del decreto varato giovedì scorso dal Consiglio dei ministri; il testo, la cui pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale è attesa ad inizio settimana, sopprime l’assegnazione di 120 milioni per il 2019 e 160 milioni per il 2020 destinata dalla legge di Bilancio alle 4mila assunzioni, lasciando 160 milioni a decorrere dal 2021.
L’altra grande incognita è rappresentata dai tempi d’arrivo dei cosiddetti “navigator”, i 6mila tutor che nei piani del governo dovranno assicurare ai beneficiari del Rdc un’assistenza personalizzata nell’avviamento al lavoro, e saranno assunti da Anpal servizi. Trattandosi di una spa, Anpal servizi ha procedure più veloci rispetto alle regioni, ma dovrà comunque avviare le procedure selettive, effettuare le prove di esame, costruire le commissioni di esperti per valutare gli elaborati, stilare le graduatorie, pubblicarle e procedere alla contrattualizzazione del personale. Considerando che mediamente si presentano 15 candidati per un posto, la selezione potrebbe interessare 90mila candidati. «Ci stiamo adoperando da tempo, ma anche ad essere dei grandi ottimisti – spiega il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte – le procedure difficilmente potranno concludersi prima dell’estate. Il personale, non potrà essere operativo prima dell’autunno. Dovrà essere formato, perché nessuno ha i titoli di “navigator”». Con ogni probabilità saranno assunti con un contratto “precario” da cococo i 6mila “navigator” che faranno da tutor ai beneficiari del Rdc. C’è poi da chiarire dove opereranno, probabilmente con postazioni all’interno dei centri per l’impiego, visto che Anpal non dispone di sedi territoriali. Ma distribuire 6mila dipendenti nei 550 Cpi equivale ad una media di 10,9 persone per ufficio e, secondo le Regioni, le strutture dei Cpi non sono adeguate. «Serve un piano organizzativo per chiarire le responsabilità e le funzioni - aggiunge Del Conte -, bisogna capire come i “navigator” si raccordano con il personale delle regioni nei Cpi. Serve un accordo con le regioni che sono i “padroni di casa”». Resta da chiarire un dettaglio non da poco, perché se i “navigator” saranno posti in trasferta da Anpal risponderanno all’Agenzia per le politiche attive, se in comando saranno sotto la responsabilità della direzione dei Cpi.

da IL SOLE 24 ORE del 20 gennaio 2019-Giorgio Pogliotti

venerdì 18 gennaio 2019

IL CLUB DEI FINTI SOVRANISTI.Marine Le Pen

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Sovranità senza sovranità monetaria.Geniali.
Mi ricordo quando qualche anno fa Alberto Bagnai in un convegno disse che Marine Le pen è una che di economia ne capisce.Anglotedesco ha sempre pensato il contrario anche perchè nel programma del Front National non c'era un bel niente di politica economica.Solo la voglia di respingere gli immigrati senza dipendere dalla Ue.La stessa cosa vale per Salvini.


«L’uscita dall’euro e dall’europa non è più la priorità. Adesso ci sono le condizioni per cambiare l’ue dall’interno», così Marine Le Pen in un incontro a Nanterre. Il cambio di rotta in vista delle elezioni europee di primavera, nella speranza di raccogliere i frutti dell’ondata sovranista. «Farò comizi con la Lega», dice.
Nella sede del Front diventato «Rassemblement national», Marine Le Pen rivolge gli auguri di nuovo anno ai giornalisti, «anche a quelli che credevano fossimo destinati a scomparire. Invece siamo qui, più forti che mai». Dall’estate 2017 a quella 2018 la candidata sconfitta alle presidenziali ha attraversato un periodo difficile: l’infelice prestazione nel duello tv decisivo contro Macron le veniva rinfacciata di continuo, l’europeismo di En Marche sembrava avere sconfitto una volta per tutte la tentazione nazionalista dei Le Pen, e il populismo di opposizione sembrava incarnato più dall’energico gauchista Jeanluc Mélenchon che da lei.
Le cose sono cambiate in fretta. In Francia la rivolta dei gilet gialli — «i nostri elettori, la nostra gente», li definisce MLP —, ma soprattutto, prima ancora, in Italia il governo Lega-cinque Stelle le hanno dato una forza e un respiro che sembravano perduti, e che a livello europeo non ha mai avuto prima. Il buffet con sandwich e pasticcini è benedetto dal grande manifesto appeso al muro con i tricolori francese e italiano, i sorrisi aperti di Le Pen e Salvini l’una accanto all’altro, e lo slogan: «Ovunque in Europa le nostre idee arrivano al potere».
«Dopo le presidenziali i cittadini erano stanchi della politica, c’è stata una fase di allontanamento generale, non eravamo noi a esserci indeboliti — dice Marine Le Pen mentre fuma l’eterna sigaretta elettronica —. Ora tutto è cambiato in Europa e lo vedremo alle elezioni di primavera».
Marine annuncia un grande comizio sovranista in Italia tra qualche settimana, a febbraio, con Matteo Salvini (forse a Milano), e un altro meeting per chiudere la campagna, ancora con l’alleato di sempre, che le ha soffiato il tempo ed è arrivato al potere prima di lei.
Il vicepremier italiano è per Marine Le Pen la prova che non esiste un soffitto di vetro, che le forze anti-sistema possono farcela anche in un grande Paese fondatore. Salvini tuona contro Macron sui migranti e sulla politica industriale, e l’8 gennaio si è arrabbiato per le nuove esitazioni francesi sull’accordo che dà all’italiana Fincantieri il controllo dei cantieri navali dell’atlantico (la francese STX).
«Non è così che funziona la libera concorrenza — disse allora Salvini —. Quando sono i francesi a comprare, a fare e a disfare, va tutto bene. Se l’europa esiste ci sia parità di regole, altrimenti ne trarremo le conseguenze».
Salvini quindi difende con forza l’accordo Fincantieristx. E Marine Le Pen? «No. Non sono per niente favorevole». Se al comando ci fosse lei, «lo Stato francese rimarrebbe proprietario di STX. Non costa niente o molto poco, e permetterebbe allo Stato di condurre la sua strategia industriale e di mostrare la sua azione». L’esito dell’accordo (51% delle quote all’italia, 49% alla Francia) del settembre 2017 ora dipende dalla risposta di Bruxelles ai dubbi sottoposti dall’antitrust francese e tedesco. Come andrà a finire? «Vedremo — dice Marine Le Pen —. Io mi auguro che STX resti francese al cento per cento».
Alla prova dei fatti, l’interesse nazionale di un Paese sembra non poter coincidere con quello di un altro, difficile arrivare ad accordi concreti dove ci guadagnano tutti, «win-win», come direbbe Donald Trump. Ma questa è una questione successiva, da affrontare magari una volta raggiunta quell’europa «dei popoli» dove «ogni Stato recupera sovranità e controllo del territorio». Intanto, sul modo per arrivare a quell’obiettivo, l’intesa con Salvini è totale.
A cominciare dalla questione dell’euro e della permanenza nell’unione europea. Leader di lotta e (nelle sue speranze) di governo, Marine Le Pen dice che «siamo un partito pragmatico, non ideologico. Eravamo per l’uscita dall’euro e dall’unione europea quando l’unica alternativa era tra la totale sottomissione a Bruxelles e l’abbandono della Ue».
La minaccia di un ritorno al franco, pur con molte ambiguità, alle presidenziali del 2017 è costata a Marine Le Pen i voti di molti francesi spaventati da una mossa che sembrava pericolosa. E adesso? «Oggi le condizioni politiche sono totalmente cambiate. Le nostre idee avanzano ovunque in Europa, e in Italia sono al governo». E come ci ha rinunciato Salvini, che partecipò al congresso FN di Lione 2011 esibendo sul palco la maglietta «no euro», pure Marine Le Pen accantona il sogno di uscire dalla moneta unica e dall’unione. «Ora possiamo cambiare l’europa dall’interno, uscire e adottare una nuova moneta non sono più le priorità. I trattati sono interpretabili a piacere, basti guardare cosa ha fatto la Bce con il quantitative easing. Quando il presidente della Commissione non sarà più Juncker ma una personalità espressione delle idee mie e di Salvini, la vita dei cittadini migliorerà».
I cittadini erano stanchi della politica, non eravamo noi deboli. Tutto è cambiato: si vedrà al voto in primavera.

da IL CORRIERE DELLA SERA del 18 gennaio 2019-Stefano Montefiori

giovedì 17 gennaio 2019

Mentre tutti litigano, i cinesi fanno qualcosa di concreto per salvare l'Africa

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Mentre i buonisti ipocriti continuano a parlare di accoglienza senza sapere dove metterli oppure i finti sovranisti che pensano che rimandare a casa gli stranieri vuol dire dar da mangiare gli italiani nonostante la dittatura neoliberista, i cinesi sono gli unici che stanno facendo qualcosa per l'Africa creando posti di lavoro.

Mentre viaggiavo in Africa negli anni ’80 e ’90, sono rimasto sorpreso nel vedere squadre di Cinesi che costruivano strade, scuole e case. Sebbene all’epoca questo significasse poco per me, in seguito mi sono reso conto che ciò faceva parte di una politica di inserimento cinese nelle economie dei Paesi africani.
Dal punto di vista storico, il continente africano è stato saccheggiato da potenze straniere, perlopiù ma non unicamente europee, che hanno estratto risorse preziose, corrompendo le élite africane e distruggendo deboli tentativi di democrazia in tutto il continente. Il Primo Ministro della Repubblica Democratica del Congo (RDC) Patrice Lumumba, che è stato il primo a essere legalmente eletto, è stato assassinato il 17 gennaio 1961.
Ludo De Witte, autore di un libro su questo evento, ha definito l’omicidio di Lumumba “l’assassinio più importante del 20° secolo”. È stato realizzato con la complicità congiunta dei governi americano e belga, che hanno usato complici congolesi e una squadra d’esecuzione belga. Questo assassinio ha cambiato per sempre il panorama politico del continente africano e le sue prospettive economiche e politiche.
L’approccio della Cina è diverso da quello delle tradizionali potenze coloniali. I suoi principali interessi nel continente africano sono duplici: ricerca e sfruttamento delle risorse petrolifere e minerarie e creazione di nuovi mercati per le merci cinesi. Inoltre, l’infrastruttura di costruzione e riparazione offre posti di lavoro per tecnici e operai cinesi.
A differenza di altre grandi potenze, la Cina ha mostrato un’ingerenza relativamente minima negli affari interni dei Paesi africani, mentre allo stesso tempo fornisce generosi aiuti e pacchetti di prestiti. Come afferma Clifton Pannell, Direttore del Center for Asian Studies presso l’Università della Georgia, “la sua politica [della Cina] spesso dichiarata nelle relazioni con gli Stati africani è sottolineare la nozione di benefici reciproci, e si è da tempo promossa come partner solidale con gli Stati africani, in opposizione al colonialismo e alla dipendenza economica.”

Assistenza alle economie locali

Non tutti in Africa sono felici della presenza della Cina nel continente. Anche se la Cina impiega gli Africani in alcuni dei suoi sforzi economici, molti abitanti del posto non sopportano la concorrenza della Cina con le fabbriche e gli imprenditori locali. La Cina, tuttavia, ha una politica costante di fornire supporto e formazione nelle tecniche per l’agricoltura e nelle questioni di salute pubblica.

Al summit di Pechino del Forum China-Africa Cooperation del 2018, svoltosi a Pechino, il Presidente Xi Jinping ha presentato otto importanti iniziative che comprendevano l’acquisto di più beni africani e l’esortazione alle società cinesi ad ampliare gli investimenti per promuovere l’industrializzazione in Africa. Altre importanti aree di cooperazione sono l’energia, l’informazione, il trasporto e l’uso delle risorse idriche. Per garantire il corretto sviluppo di queste iniziative, la Cina fornirà 60 miliardi di dollari di supporto per lo sviluppo dell’Africa.

Il Presidente Xi Jinping ha incoraggiato questi Paesi a partecipare alla costituzione della Belt and Road Initiative (n.d.T. Nuova via della seta), per raggiungere obiettivi di sviluppo comuni. Nel settore della finanza, la Cina ha promesso il sostegno attraverso l’Asian Investment Infrastructure Bank, la New Development Bank e il Silk Road Fund. Inoltre, Xi Jinping si è impegnato a fornire 50.000 borse di studio finanziate dal governo per i giovani africani e ne ha invitato 2.000 a visitare la Cina.

Assistenza medica

L’assistenza medica della Cina in Africa è iniziata nel 1963, quando ha inviato 100 operatori sanitari in Algeria, dopo che aveva ottenuto l’indipendenza dalla Francia, e da allora ha costantemente aumentato il loro numero. A fine 2014, la Cina spendeva circa 150 milioni di dollari all’anno in assistenza medica ai Paesi africani. La Cina ora è tra i primi 10 donatori bilaterali di salute a livello globale al continente.

Sebbene il numero esatto sia sconosciuto, la Cina ha inviato vari Chinese medical teams (CMT) in Africa e ha contribuito alla costruzione di strutture sanitarie e alla formazione degli operatori sanitari africani. Ha anche fornito attrezzature mediche e farmaci. Si stima che a fine 2014 la Cina abbia contribuito alla costruzione di 30 ospedali e 30 centri di prevenzione e controllo della malaria e formato oltre 3.000 operatori sanitari provenienti da svariati Paesi africani.

La malaria è una delle principali malattie che i Cinesi stanno cercando di aiutare a prevenire e controllare. La Cina ha donato oltre 26 milioni di dollari in farmaci antimalarici a 35 Paesi africani. La Cina ha anche fornito importanti aiuti per il controllo dell’epidemia di Ebola che ha ucciso oltre 11.000 persone, tra il 2013 e il 2016, e ha contribuito alla prevenzione e al controllo dell’HIV / AIDS e di altre malattie infettive.

Nella sua assistenza medica all’Africa, la Cina usa la propria esperienza come Paese in via di sviluppo, limitazioni e vantaggi inclusi. Allo stesso tempo, la Cina usa il suo supporto alla sanità pubblica per rafforzare le sue relazioni diplomatiche con i governi africani.

Supporto militare

Sebbene in passato la Cina avesse principalmente come obiettivo il commercio economico e il supporto all’Africa, Pechino sta sviluppando politiche vieppiù intese a rafforzare i legami militari, al fine di ottenere una maggiore influenza geopolitica ed espandere le vendite di armi nel continente. A tale riguardo, la Cina è stata estremamente attiva nella vendita di armi leggere e di piccolo calibro a diversi Paesi africani.

Il Presidente Xi Jinping ha promesso di fornire 100 milioni di dollari in supporto militare gratuito all’Unione Africana, per sostenere l’istituzione dell’African Standby Force e della African Capacity for Immediate Response to Crisis. Inoltre, il governo cinese ha invitato migliaia di funzionari militari africani in Cina per workshop e corsi di formazione.

“La preoccupazione di molti partner è [comprendere] con esattezza quale sarà il ruolo della Cina nella regione e quale rapporto avrà con le organizzazioni militari e i consessi sulla sicurezza esistenti”, ha affermato Duncan Innes-Ker, Direttore regionale per l’Asia presso l’Economist Intelligence Unit. Coloro che ignorano le politiche energiche della Cina in Africa, lo faranno a proprio rischio.

Cesar Chelala

 https://www.counterpunch.org/

mercoledì 16 gennaio 2019

La propaganda russa e la disinformazione made in Usa

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La pubblicazione di due rapporti sulle elezioni presidenziali del 2016 ha scatenato una nuova ondata di panico sui tentativi della Russia di manipolare l'opinione pubblica statunitense  attraverso  i social network.Secondo i giornali i troll russi avrebbero ostacolato il voto dei neri,"seminato discordia" e "alterato il risultato delle elezioni" con annunci pubblicitari di giocattoli erotici e Pokemon go."I due studi",ha scritto David Ignatius sul Washington Post,descrivono un tentativo della Russia,elaborato e su più livelli di sviarie ogni strumento della nostra società aperta per creare risentimento e disordine sociale" secondo Michelle Goldberg del New York Times, "è sempre più evidente" che la disinformazione creata dalla Russia "ha cambiato il corso della storia americana" nelle elezioni del 2016,in cui è facile che i troll russi abbiano avuto un ruolo decisivo".I rapporti,commissionati dal senato statunitense  e realizzati dal centro di ricerca sulla propaganda dell'università di Oxford e dalla Knowledge,un'azienda che si occupa di sicurezza su internet,offrono un quadro completo dell'attività russa sui social network.Gli autori analizzano l'operato dell'internet Research Agency (IRA),l'agenzia russa specializzata nella produzione di contenuti virali online,finita nel mirino del procuratore speciale Robert Mueller nel febbraio del 2018,leggendo i rapporti è estremamente difficile conciliare i loro dati con le drammatiche conclusioni a cui sono arrivati i giornalisti statunitensi.I ricercatori sostengono che la "portata dell'operazione russa è stata senza precedenti", ma basano questa conclusione sui dati discutibili.Gli studi riportano le tesi secondo cui i post russi avrebbero "raggiunto 126 milioni di persone su Facebook",ma è una conclusione basata sulle stime dello stesso social network".La nostra valutazione più accurata",ha detto il dirigente di Facebook Colin Stretch davanti al congresso statunitense nell'ottobre 2017,"è che circa 126 milioni di persone potrebbero essere state raggiunte da uno dei contenuti prodotti dall'Ira tra il 2005 e il 2017".
Ma Stretch ha precisato che i post generati da profili russi sospetti e apparsi su Facebook erano "uno ogni 23 mila".Un altro elemento riguarda la qualità dei contenuti prodotti dall'Ira.Il post più condiviso su Facebook in vista delle elezioni era una vignetta che ritraeva Yosemite Sam, il personaggio armato dei Looney Times,su Instagram l'immagine di maggior successo invitava gli utenti a mettere "mi piace" se credevano in Gesù".Il post dell'IRA su cui si citava Hillary Clinton che ha avuto più successo su Facebook era una lunga tirata complottista sui brogli elettorali.E' significativo che le persone convinte che l'intervento russo abbia alterato il risultato delle elezioni non citino mai i post in questione.Il reale  contenuto di questo post chiarisce perché.A più di due anni dalla sconfitta alle presidenziali,i democratici statunitensi sembrano voler sfruttare il panico sulle attività della Russia per spostare l'attenzione dai loro errori.Robby Mook,ex consulente elettorale di Hilary Clinton,ha lanciato l'allarme per le primarie democratiche del 2020,affermando che "i russi cercheranno nuovamente di dividere i democratici" quando all'inizio del 2018 è scoppiato lo scandalo sulla società Cambridge Analytica e sul suo contributo alla campagna elettorale di Trump,Hillary Clinton ha dichiarato:"Come hanno fatto i russi a far arrivare i loro messaggi precisamente agli elettori indecisi di Wiscoin,Michigan e Pennsylvania? La verità è che in quegli stati i russi hanno speso solo 3.102 dollari,e la maggior parte durante le primarie per annunci che il più delle volte non riguardavano i candidati ma problemi sociali,tra l'altro Wiscoin e Michigan sono due degli Stati che Clinton ha deciso di non visitare ma dagli ultimi mesi di campagna elettorale.

AARON MATE'-The Nation



martedì 15 gennaio 2019

Il consumo di marijuana provoca comportamenti violenti e anche patologie serie

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Anche se non paragonabile all’uso di droghe «pesanti», il consumo di marijuana può avere effetti nocivi per la salute — soprattutto quella dei giovani — aggravando o addirittura provocando sindromi psichiche, stati d’ansia, comportamenti violenti e anche patologie serie, dalla schizofrenia alla paranoia. Nell’america che sta liberalizzando la cannabis per usi medici (in 23 Stati) e anche per gli usi cosiddetti ricreativi (in altri 10 Stati), il libro-denuncia Tell Your Children, appena pubblicato da una delle case editrici più autorevoli, Simon & Schuster, arriva come un fulmine a cielo (quasi) sereno.
Lo è soprattutto per l’identità dell’autore che non viene dalla destra religiosa né dal mondo conservatore reaganiano che ha sempre esteso la sua battaglia contro le droghe anche alla marijuana: Alex Berenson è un progressista. Per molti anni giornalista investigativo e reporter di guerra del New York Times (due periodi di corrispondenza dall’iraq), ha cominciato a scrivere romanzi e spy story ottenendo un successo talmente vasto da spingerlo, nel 2010, a lasciare il Times per dedicarsi solo alla fiction.
Il libro appena uscito, però, non ha nulla di romanzesco: è il ritorno al lavoro investigativo, una ricerca accurata dei fatti e un esame dei pregiudizi (anche suoi), stimolata dai confronti con la moglie: una psicologa specializzata nello studio dei comportamenti criminali. Legato sentimentalmente alle sue esperienze giovanili di consumatore occasionale di marijuana nel campus universitario, Alex non aveva mai preso sul serio le denunce dei conservatori sui rischi connessi al suo uso.
Ma quando la moglie lo ha messo davanti ai dati sui casi di cui si è occupata, nei quali emerge un collegamento tra uso di cannabis e comportamenti psicotici o violenti, si è rimesso a fare il giornalista scoprendo senza troppa fatica una vasta mole di studi — da quelli di un avvocato indiano del Punjab risalenti all’ottocento a quelli recentissimi (2017) della National Academy of Sciences americana, passando per ricerche del British Medical Journal e per studi scientifici fatti in Olanda,
Svezia e Nuova Zelanda — tutti convergenti nel denunciare i rischi psichiatrici connessi al consumo di marijuana. Rischi seri soprattutto per gli adolescenti il cui cervello non è ancora completamente formato e per chi ha storie di malattie psichiatriche in famiglia.
Berenson è consapevole di andare controcorrente, visto che l’onda liberalizzatrice è spinta da un radicale cambio di umore dei cittadini sulla marijuana: secondo i sondaggi del Pew Research Center oggi il 62 per cento degli americani è a favore della liberalizzazione, più del doppio rispetto a vent’anni fa. Ma lui non si ferma e, anzi, accusa la sinistra: «Ho l’impressione che sulla cannabis abbia sviluppato un’insensibilità rispetto all’evidenza dei fatti analoga a quella della destra sulle evidenze dei mutamenti climatici».
L’autore non mette in discussione la depenalizzazione che gli pare giusta, anche per porre fine a una lunga stagione di incarcerazioni di
massa per reati, anche lievi, connessi alla droga. In fin dei conti anche l’abuso di alcol ha effetti gravi, ma non per questo l’ubriaco va in galera. Quella che contesta è la totale liberalizzazione: l’apertura di un mercato nel quale chi investe nel nuovo business cerca di espandere il più possibile i consumi presentandoli come alla moda e privi di rischi.
Americani con la guardia abbassata, ragiona Alex, forse per gli stessi suoi motivi: il ricordo di innocue esperienze giovanili. Solo che la marijuana di allora aveva un contenuto di THC, il principio attivo, limitata all’1-2 per cento, mentre quella potenziata che circola oggi ha una percentuale di THC molto più elevata. Il dibattito è destinato a proseguire. Sulle due sponde dell’oceano. Proprio ieri in Italia Beppe Grillo ha rilanciato la proposta di legge presentata dal senatore M5S Matteo Mantero: «Trovate qualche motivo per non legalizzare la marijuana?».

da IL CORRIERE DELLA SERA dell'11 gennaio 2019-Massimo Gaggi

lunedì 14 gennaio 2019

CESARE BATTISTI.ARMANDO.SPATARO:"Quarant’anni di diritti negati ai parenti delle vittime"

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Anche stavolta, dopo la cattura del criminale-infame Cesare Battisti, l'Italia ha dimostrato di essere parrocchiana e cretina.Il ministro dell'Interno Matteo Salvini per prima cosa ha detto che è  un criminale comunista, dimenticandosi che ci sono anche dei terroristi neri fuggiti e mai portati in Italia.Dall'altra parte, sono arrabbiati che è stato catturato un "compagno" tirando fuori la patetica, italiana, scusa, che è stato catturato per distrarre la gente.E me la prendo in particolare con Paolo Ferrero e Marco Ferrando che su certe cose economiche condivido ma qui no.Anzi, chi difende Battisti non è degno di presentarsi in piazza il 25 aprile.Non si può mettere sullo stesso piano un finto rivoluzionario criminale e gente che ha lottato veramente per la libertà.

Dottor Armando Spataro, lei ha catturato Cesare Battisti, terrorista dei Pac, e sono passati quarant’anni dal 16 febbraio 1979, quando avvengono gli omicidi di due negozianti, Pier Luigi Torregiani a Milano e Lino Sabbadin a Santa Maria di Sala, tra Mestre e Padova.

Ora l’ex terrorista è stato preso: qual è il senso della pena oggi, a distanza di così tanti anni?

«Citando il tempo che passa, sono anche 70 anni dalla dichiarazione universale dei diritti umani, che fa riferimento alla giustizia uguale per tutti e ai diritti delle parti offese. Venendo al caso concreto, Battisti è stato condannato in via definitiva per quattro omicidi, a due dei quali — il maresciallo Santoro e Udine e l’agente della polizia Campagna a Milano — ha partecipato materialmente, facendo il palo a quello di Sabbadin. Non abbiamo avuto modo di leggere, in questi anni, alcuna autocritica, solo accuse contro il sistema giudiziario italiano, tacciato del mancato rispetto delle garanzie, definito ingiusto perché lui era innocente e così via».

Una lunga attesa comunque...

«Quarant’anni di diritti negati ai parenti delle vittime, perché è un diritto che la pena venga scontata. Aggiungo che il nostro ordinamento penitenziario prevede per le fasi di esecuzione della pena una grande attenzione per il possibile ravvedimento, per il tempo trascorso dal momento dei reati, per le circostanze in cui il reato è avvenuto. Non sono un ottuso sostenitore della vendetta sociale se dico che quattro omicidi sono quattro omicidi».

Cosa risponde a Gherardo Colombo, magistrato come lei di rilievo per la storia italiana, che dice che il carcere, così com’è, non serve a niente?

«Stimo Colombo, gli sono amico, ma non sono d’accordo, anzi non si può neppure porre la domanda. Il carcere è finalizzato al recupero, ma non solo. Con il carcere si paga ciò che si è commesso, altrimenti vivremmo in società in cui una condotta illegale finirebbe per essere pensata come priva di conseguenze. Riflettiamo sui quattro decenni che ha trascorso semiparalizzato il figlio di Torregiani, e al dolore che accompagna altri parenti, con i quali ho avuto spesso occasioni di confronto. In nessuno ho letto sete di vendetta, ma di giustizia».

Lei, Spataro, prende per primo Battisti in zona Brera, nel giugno del ‘79. Come lavoravate?

«Ero pubblico ministero con Corrado Carnevali, i giudici istruttori erano Pietro Forno e Giuliano Turone. Sino a quel momento, Battisti non era conosciuto come terrorista. Fu trovato nel covo di via Castelfidardo, che era pieno di armi e di documenti, che servirono nelle successive indagini. Nella prima condanna dell’81, Battisti viene infatti condannato a 13 anni per banda armata e armi, mentre il suo livello emerge con il tempo».

E come?

«Grazie alla collaborazione di Pietro Mutti, terrorista, componente dei Pac. Parlò e scoprimmo così che Battisti apparteneva all’ala violenta dei Proletari armati per il comunismo. Avevano deciso di uccidere Sabbadin e Torregiani perché avevano sparato a dei rapinatori, il senso della rivendicazione era un "ma come vi siete permessi di reagire ai proletari che sono depredati dallo Stato?"».

Il volantino li bollava come "bottegai poliziotti" che diventano "agenti della controrivoluzione".

«Non ricordo le esatte parole, ma una motivazione simile non era mai stata data prima. Lo possiamo affermare perché a Milano, come altrove, copiando Torino, esisteva un gruppo di lavoro specializzato in Procura, del quale facevano parte anche Ferdinando Pomarici, Maria Luisa Dameno, e dopo Elio Michelini e Filippo Grisolia. Questo ci consentiva di saper distinguere le diverse sfumature di un’unica ideologia, quella di abbattere lo Stato per favorire il proletariato. Fu dai volantini che comprendemmo che, oltre a Brigate Rosse, Prima Linea e Autonomia, c’era un altro gruppo su cui lavorare».

A distanza di 40 anni, lei s’è fatto un’idea di come qualcuno potesse ritenere il progetto di "abbattere lo Stato" quasi a portata di mano?

«Sintetizzo quello che dice Marco Alessandrini. Era bambino quando venne ucciso suo padre, ma ha aggiunto che quello che gli fa più rabbia è che fu "ucciso da dei cretini". Ecco, ancora oggi è per me stupefacente che quei terroristi pensassero di smuovere le masse proletarie ammazzando decine di persone».

Nel ’79, quando arrestate Battisti, il terrorismo non era in fase calante?

«Per niente, lo diventa con i primi collaboratori di giustizia, ad aprire la diga fu nel dicembre ’79 Carlo Fioroni. Poi vennero Patrizio Peci, Roberto Sandalo, Michele Viscardi, Marco Barbone…».

Da un cittadino che individua la targa dell’auto usata durante la fuga dopo l’omicidio Torregiani arrivate al quartiere della Barona e alla pista, giusto?

«In parte, nel senso che erano già in corso le indagini per l’omicidio del maresciallo Santoro a Udine e stavamo già lavorando sul gruppo dei Pac».

I nostri governi italiani potevano far di più per l’estradizione di Battisti?

«Rispetto alla Francia, vi è stata una passività incomprensibile, nel senso che non rammento proteste da qualsiasi governo. E la tanto citata dottrina Mitterrand prevedeva condizioni precise per l’accoglienza, di cui due inapplicabili per Battisti.

Bisognava non aver commesso reati di sangue e non essere condannato in via definitiva.

Quanto a Lula, l’atteggiamento fu tiepido. Qualcuno sostenne che non dovevamo far l’amichevole Italia Brasile, ma non mi pare sia successo nulla, per altro giocammo e perdemmo 2 a 0».

da LA REPUBBLICA del 14 gennaio 2019.Intervista di Pietro Colaprico

domenica 13 gennaio 2019

Come Guido Silvestri ha convinto Beppe Grillo a firmare il "Patto per la scienza"

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Nonostante viviamo in un mondo di zombi e da ridere c'è ben poco, in questi giorni mi sto divertendo da matti seguendo la politica italiana.Per l'ennesima volta non ho seguito il gregge e per l'ennesima volta ho avuto ragione cioè di non essere andato a votare lo scorso marzo perchè come scrivevo, non sarebbe servito a nulla e avremmo avuto il solito governo schiavo del capitalismo finanziario.
Sul fatto che Grillo abbia firmato il "Patto per la scienza" , provo un enorme godimento nei confronti di quelli che lo insultano,hanno avuto quello che si meritano.Mi ricordo i tanti insulti ricevuti quando perdevo tempo a rispondere ai grillini perchè facevo notare che Grillo è solo un comico che prende idee in prestito e che prima o poi si rimangia quello che dice.Ma:

ELETTORE 5 STELLE= tutta rabbia e niente cervello

«Beppe ci ha pensato un paio d’ore, poi ha accettato con entusiasmo». L’immunologo Guido Silvestri, marchigiano di 56 anni, si definisce un topo da laboratorio. In realtà è l’uomo che dall’emory University di Atlanta, dove guida 200 tra medici e ricercatori su otto ospedali, ha convinto Beppe Grillo a firmare il «Patto per la scienza»: un’adesione che viene considerata una svolta per il M5S in passato con posizioni dubbie soprattutto sull’utilità dei vaccini. «È un uomo sulle cui idee si può o meno essere d’accordo, ma intelligente e visionario, appassionato di scienza e innovazione tecnologica. Gli ho proposto di sottoscrivere il documento due giorni fa. La mia idea è che per il progresso dell’umanità la politica non possa dividersi sugli argomenti scientifici: gli Stati Uniti, in questo senso, sono un modello importante. Grillo si è subito detto d’accordo. È un principio banale, ma che in Italia ha bisogno di essere riaffermato con forza».

Come mai vi conoscete?

«Il rapporto risale all’inizio del 2017 quando, tramite la ricercatrice e senatrice M5S Elena Fattori, sono stato chiamato come consulente indipendente e a titolo gratuito a elaborare un documento sulla politica vaccinale del M5S. Siamo rimasti in contatto».

La firma di Grillo ha fatto scalpore per tre motivi: la chiara svolta a favore dei vaccini, la sottoscrizione di un documento insieme con lo storico nemico Matteo Renzi e l’adesione a un appello lanciato con il virologo Roberto Burioni, non amato, per usare un eufemismo, dalla base dei 5 Stelle. Insomma: sta mettendo nei guai il suo amico Beppe?

«Come ho scritto anche sulla mia pagina Facebook penso che sia una dichiarazione di portata storica, fatta da un uomo che con i fatti ha dimostrato di saper fare la storia. E lo dico da scienziato indipendente».

Grillo era al corrente del fatto che «Il patto per la scienza» sarebbe stato firmato da Matteo Renzi?

«Certo, Beppe sapeva che ci sarebbe stata questa possibilità, visto che l’obiettivo del documento è proprio mettere d’accordo tutti gli schieramenti politici sull’universalità della scienza al di là delle tessere di partito».

In qualche modo poi, però, Grillo ha preso le distanze dal suo collega Roberto Burioni.

«Io e Roberto ci conosciamo e stimiamo da una vita: siamo nati a 50 chilometri di distanza, io a Senigallia, lui a Pesaro; a 50 giorni di distanza ed entrambi con padri medici. Io ho coinvolto Grillo; Roberto si è occupato di Renzi; adesso ci vorrebbe Matteo Salvini, ma noi non lo conosciamo. Nessun retroscena».

La firma di Grillo ha scatenato l’ira dei no vax che gli hanno dato del traditore. Il M5S perderà consenso elettorale?

«I no-vax sembrano molti perché sono aggressivi e spesso troll, ma in realtà rappresentano solo lo 0,7% della popolazione. Che voti possono spostare? Meglio ignorarli».

In ogni caso lei è contro l’obbligatorietà dei vaccini.

«Io penso che sia importante convincere i genitori dell’importanza delle vaccinazioni con campagne di sensibilizzazioni imponenti. Gli irriducibili non scendono a patti neppure se c’è l’obbligo. L’importante, però, è ribadire la loro utilità. E nel “Patto per la scienza” il messaggio è chiaro, con l’impegno a non sostenere o tollerare in alcun modo forme di pseudoscienza e/o di pseudomedicina che mettono a repentaglio la salute pubblica, come l’ antivaccinismo».

da IL CORRIERE DELLA SERA dell'11 gennaio 2019-Intervista di Simona Ravizza