Anglotedesco

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mercoledì 27 febbraio 2019

Il debito mondiale è tre volte la ricchezza prodotta

Risultati immagini per institute of international finance (iif)


E' un'enorme montagna che cresce inesorabile,con il mondo intero seduto sopra senza grandi preoccupazioni.Gli ultimi dati diffusi dall'institute of international Finance (Lif) sull'indebitamento globale qualche segnale di preoccupazione però dovrebbero mandarlo.Il numero è considerevole:244 mila miliardi di dollari nel terzo trimestre del 2018,oltre tre volte il pil globale, è in aumento del 2,5% rispetto al quarto trimestre del 2017.In salita c'è innanzitutto il debito.Privato dei cittadini,cresciuto  a quota 46,1 mila miliardi dai 44,2 dell'anno precedente,con alcuni Paesi che segnano aumenti a doppia cifra,come India,Messico,Corea del Sud,Malasya, Cile e Repubblica Ceca.Cresce anche il debito del settore finanziario,a 60 mila miliardi (58,8 nel 2017) è quello corporate non finanziario, aumentato a quota 72,9 mila miliardi dai 68,6 dei 12 mesi precedenti.
L'ultima grande recessione globale ha lasciato strascichi importanti anche sui debiti sovrani:oggi ammontano a 65 mila miliardi,dieci anni fa si attestavano a 37.000 miliardi.
"La cosa che preoccupa di più è legata al fatto che dopo la crisi tutti si aspettavano un complessivo deleveraging,alleggerimento dei debiti,che alla fine è avvenuto,spiega Alessandro Terzulli,chief economist di sace.Il debito insomma aumenta e cresce in maniera in alcune aree."Al di là degli aspetti quantitativi, sono importanti anche alcuni elementi qualitativi:l'incremento è molto più mancato nei Paesi emergenti,dove è cresciuto del 5,9% a 68,4 mila miliardi.E' chiaro che in alcune di queste economie le soglie di sostenibilità sono più basse.Penso  ad esempio alla Turchia che ha un elevato indebitamento privato con l'estero".Il rafforzamento del dollaro,per Paesi che tendono più facilmente a indebitarsi in valuta straniera,rischia di aggravare ulteriormente il quadro a causa di costi di finanziamento sempre più elevati.Così come rischiano di non aiutare le prossime mosse di politica monetaria delineate dalla Bce,che programma a dopo l'estate il primo rialzo dei tassi di interesse,fermi dal 2016.

da REPUBBLICA AFFARI E FINANZA del 25 febbraio 2019-Flavio Bini

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