Anglotedesco

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domenica 31 marzo 2019

DITTATURA NEOLIBERISTA .Le lampare liguri rinunciano alle acciughe

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Chiudete gli occhi e provate a immaginare la Liguria senza acciughe, liguri però, in tavola. Né fritte, né ripiene, né salate, neppure al verde. E il «bagnun», orgoglio di Riva Trigoso, costretto a perpetuarsi nella tradizione marinara solo con alici provenienti da Francia, Croazia o Adriatico. Scenario apocalittico eppure possibile. Tanto per rendere l’idea della catastrofe alimentare è come pensare alla Bassa Padana senza allevamenti di maiali e ai gourmet mantovani costretti ad accontentarsi di «salamelle» di importazione per il «risotto col puntel».
Lampare spente
Dopo i cinque mesi di sosta canonica, fermo autoimposto (e non retribuito) dai pescatori liguri tra il 1 novembre e il 31 marzo per consentire ai banchi di acciughe di crescere e moltiplicarsi, alcuni minacciano di non armare neppure le loro lampare. Colpa della concorrenza delle acciughe «foreste» e del prezzo troppo volatile del «pan du ma» come prova a spiegare Augusto Comes, presidente Confcooperative Fedagripesca Liguria: «A Sestri Levante ci sono tre barche, in particolare, dedite alla pesca dell’acciuga. Non so se verranno armate tutte e tre, quest’anno. Anche se il prodotto è molto richiesto, fa fatica a distinguersi sul mercato e i produttori vengono pagati pochissimo: 10-12 euro ogni cassa e, in alcuni periodi, il prezzo scende fino a 8 euro». Chiarezza ligure, poche e sentite parole. Così a Sestri Levante Lupa, Michelangelo e Alga III quest’anno potrebbero restare in porto. E lo stesso potrebbero fare altre imbarcazioni della piccola flotta di lampare liguri, una quindicina in tutto, che pesca 2500 tonnellate l’anno.
Perché se l’annata 2018 è andata bene, le acciughe erano abbondanti e a ottobre i banchi ancora molto numerosi, «la sofferenza è stata per i prezzi» spiega Comes. «Al produttore vengono pagate pochissimo e quindi i costi superano i ricavi» osserva da Santa Margherita Benedetto Carpi, presidente Cooperativa Armatori Motopescherecci, una delle più grandi marinerie della Liguria che da tempo alle lampare ha preferito la pesca a strascico del gambero (che ha ottenuto da poco la De.Co) e quella con i palamiti.
E se nel Ponente ligure la pesca delle acciughe è ormai un’attività molto marginale tanto che le marinerie di Imperia e Sanremo si sono dedicate da anni allo strascico, a Savona qualche lampara ancora c’è. «Le acciughe non sono passate di moda, sono sempre molto richieste, ma non ci sono nel mare savonese e quindi ci tocca spostarci e seguirle: un po’ verso Levante, un po’ verso la Francia» racconta Sandro Pinelli decano dei pescatori savonesi e punto di riferimento per il mercato ittico.
Il valore non riconosciuto
«Le nostre acciughe sono pescate nella notte e in mattinata sono già sui banchi delle pescherie. Hanno un giorno in meno rispetto a quelle che arrivano da altre parti. E questo deve essere un valore per noi che le peschiamo e per i consumatori che le comprano». Lorenzo Viviani è di Monterosso (La Spezia), è pescatore di acciughe (la sua famiglia ha tre grandi lampare pronte per uscire il primo aprile), biologo marino, ma è anche deputato della Lega Nord e capogruppo del Carroccio in commissione Agricoltura e Pesca. «Molti problemi di noi pescatori si potrebbero risolvere con la tracciabilità del prodotto: la data di pesca sulle etichette per la Ue è facoltativa, noi invece vogliamo renderla obbligatoria». Il valore della freschezza che potrebbe trasformarsi immediatamente in un valore economico. Ieri al mercato civico di via Giuria a Savona il prezzo delle cassette (7 chili) di acciughe era tra i 60 e i 70 euro, ma non erano alici liguri. «Come l’agricoltore, il pescatore subisce grandi oscillazioni e resta schiacciato dal dumping del mercato» aggiunge Viviani. Sulla stessa linea Barbara Esposto, responsabile del dipartimento Pesca di Lega Coop: «Bisogna ottenere maggiore tracciabilità di questo prodotto, un passaggio importante per valorizzare il lavoro dei pescatori liguri».

da LA STAMPA del 30 marzo 2019-Alessandra Costante e  Alessandro Ponte

venerdì 29 marzo 2019

La fusione Deutsche Bank-Commerzbank.Sarà un massacro per l'Europa intera

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Il 17 marzo la Deutsche Bank e la Commerzbank hanno confermato l'inizio dei colloqui per arrivare alla fusione dei due istituti di credito.C'è qualche differenza nel modo in cui hanno dato la notizia.La Deutsche Bank ha parlato di una valutazione delle opzioni strategiche per aumentare crescita e reddittività.Poi,quasi come in una nota a margine,ha confermato che "nell'ambito di queste valutazioni" sono stati avviati colloqui con la Commerzbank ,dal canto suo,la Commerzbank è andata dritta al sodo,annunciando la decisione condivisa con la Deutsche Bank di avviare "trattative aperte".
La Deutsche Bank vuole dare l'impressione di tenere il timone delle trattative.Al suo esordio come amministratore delegato, nell'aprile del 2018,Christian Sewing aveva infatti rigettato l'ipotesi di grandi progetti per i successivi 12-18 mesi,voleva prima impegnarsi nell'integrazione della post-bank e nella ristrutturazione della banca.Ma ora non può più rispettare questa tabella di marcia,sopratutto a causa delle pressioni di Berlino.La forza trainante delle trattative è infatti il ministro delle finanze e vicecancelliere,il socialdemocratico Olaf Scholz,insieme al suo vice Jorg Kukies ,ex amministratore delegato della Goldman Sachs in Germania, che ha un'ottima rete di contratti nel settore bancario.Negli ultimi tempi il governo tedesco ha parlato molto di campioni nazionali.Berlino vuole impedire a ogni costo che la quarta economia mondiale si ritrovi senza un colosso bancario che sostenga le multinazionali.
Insieme la Deutsche Bank e la Commerzbank avrebbero un bilancio da duemila miliardi di euro,2500 filiali e una quota di mercato del 20%.Sembra assurdo,ma non cambia di una virgola il fatto che entrambi gli istituti sono poco redditizi:nel 2018 la Detsche Bank ha chiuso il bilancio in positivo per la prima volta dopo tre anni, ma con una redditività del capitale proprio stimata dall'Economist allo 0,4%.La svizzera Ubs,per fare un confronto,è intorno al 9,5%.In queste condizioni il nuovo istituto non potrebbe evitare una consistente riduzione del personale.Le due banche contano insieme circa 140.000 dipendenti,in Germania si parla di un possibile taglio di 30.000 posti.Secondo il quotidiano economico tedesco Handelsblatt,Sewing ha esitato ad avviare le trattative anche perchè attendeva dalla politica consenso ai tagli.Ma come avverrebbe la fusione? La soluzione più probabile sembra uno scambio di azioni.La Deutsche Bank potrebbe anche pensare a un'offerta d'acquisto,ma in quel caso avrebbe bisogno di capitali freschi.Negli ultimi anni però,i suoi azionisti hanno già versato molto denaro senza mai veder ricompensato il loro coraggio.

giovedì 28 marzo 2019

La corruzione nelle università statunitensi

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Il 12 marzo 2019 ho saputo che alcuni genitori ricchi, tra cui amministratori delegati,imprenditori,attrici, avrebbero cercato di corrompere dirigenti di Yale,Stanford e altre università prestigiose per far ammettere i figli.Avrebbero pagato somme tra i 200.000 e i 6,5 milioni di dollari a William Singer,amministratore di una società di consulenza californiana che usava i soldi per corrompere i funzionari responsabili dell'ammissione e di programmi sportivi d'elite come quelli di canottaggio,vela e pallanuoto.Questi stratagemmi,per quanto estremi,sono la conseguenza logica di comportamenti ricorrenti negli atenei che smentiscono il mito della mobilità sociale e delle pari opportunità.Oggi i sondaggi confermano che per la maggioranza degli statunitensi l'ammissione nel college dovrebbe essere basata sul merito e non solo sulla ricchezza o sulla discendenza.Grazie alla loro intelligenza e al duro lavoro,gli studenti nei test e le più convincenti letture di presentazione dovrebbero poter frequentare le migliori scuole,trampolino di lancio per una carriera di successo una posizione sociale elevata.Ma anni di inchieste mi hanno portato alla conclusione che,per le famiglie ricche e famose,l'ammissione dei figli all'università è una specie di gioco televisivo,una versione distorta di CHI VUOL ESSERE MILIONARIO .Ma al posto della telefonata a casa o dell'aiuto del pubblico quando rischiano di essere respinti,i ricchi possono usufruire di altri vantaggi,inaccessibile alla popolazione della classe media o della classe operaia.La più diffusa è "l'ammissione per eredità",cioè una corsia preferenziale per i figli degli ex studenti,a beneficiarne sono persone prevalentemente bianche e con grandi mezzi economici..Ma i vantaggi esistono anche per alcuni studenti i cui genitori non hanno frequentato i college prestigiosi.
In definitiva,i genitori coinvolti nello scandalo hanno semplicemente seguito un comportamento diffuso:hanno assunto un consulente privato per avere un aiuto nei test e nella pratica di uno sport d'èlite.La differenza è che,in questo caso,avrebbero preso delle scorciatoie:il consulente in questione era un uomo senza scrupoli,i test non sono stati compilati dagli studenti ma da altre persone,e i ragazzi non hanno mai praticato gli sport in questione.
Resta il fatto che,se non esistesse il sistema malsano delle preferenze,quei genitori avrebbero dovuto scegliere una strada diversa,e magari avrebbero lasciato che il destino universitario dei figli fossero davvero determinato dai loro meriti.

DANIEL GOLDEN (ProPublica)

mercoledì 27 marzo 2019

Cari Bellofiore, Garbaldo e Mortagua,Bagnai ha cambiato idea sull'uscita dall'euro

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Perchè ho pubblicato dei pezzi di questo libro? Non perchè sull'euro sia d'accordo con Bellofiore ma per far notare a chi ha scritto questo libro che il signor Bagnai e il suo gemello Claudio Borghi, hanno cambiato idea sull'uscita dall' euro.Ti rispondono che non è nel programma di questo Governo.
Pubblico solo qualche pagina, se volete leggere di piu, il titolo del libro  è in fondo al post.



La crisi europea nasce dall'interno,nasce dal crollo del modello di capitalismo anglosassone,il cui centro sono gli Usa,basato su consumo a debito e su un certo tipo di finanza.E' quel modello che ha consentito ai modelli neomercantilisti,che fanno profitti dalle esportazioni nette,di prosperare,trovando sbocchi,alle proprie merci.Il progetto dell'euro e il suo concreto svolgimento,contraddizioni complesse, sono difficilmente comprensibili senza riferirsi all'economia reale,all'obiettivo cioè,prima francese,coi campioni settoriali governati politicamente, poi tedesco,con la selezione naturale per via di mercato e di capacità innovativa,di costruzione di un unico capitalismo europeo industriale e manifatturiero che privilegiasse le esportazioni.

Alberto Bagnai propone,con molta coerenza e con molta chiarezza,che è bene uscire dall'euro,senza se e senza ma.Il sottotitolo del suo libro recita:come e perchè la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere in Europa.Per rispondere alle critiche a questa prospettive,che non può non dar luogo a una subitanea svalutazione,per valutare conseguenze e dimensioni,Bagnai ripercorre alcuni degli episodi passati di svalutazione del nostro paese.Lo fà però,di nuovo,quasi come se il quadro storico,il contesto generale e le scelte politiche e istituzionali non contassero.Non è così.La vicenda del cambio del nostro paese è più articolata ,e piena di insegnamenti.
L'altra cosa di rilievo che ci pare assente nel libro di  Alberto Bagnai è che le svalutazioni degli anni Settanta furono svalutazioni eccedenti quella che era stata l'inflazione passata,e la cosa non si ripete successivamente.Per questa ragione negli anni 70' le svalutazioni offrivano subito un vantaggio competitivo alle industrie italiane, cosa che non accade più in seguito.Per Bagnai la possibilità di un rilancio produttivo a seguito di una inflazione guidata,come secondo lui,sarebbe possibile nel caso di un abbandono unilaterale dell'euro da parte dell'Italia , è un dato incontestabile.Non fu così allora.
E' utile ricordare che nell'analisi e nella proposta di Bagnai un concetto cardine, assieme all'indipendenza o meno della Banca centrale, è la sovranità monetaria,ed è per lui questo il criterio con cui analizzare le diverse fasi della storia economia italiana recente:prima e dopo la perdita della sovranità monetaria,a causa dell'adesione all'euro ,e, durante le diverse fasi della partecipazione allo SME.La differenza di valutazione nasce da una diversa idea dell'unità d'analisi necessaria a comprendere quanto è accaduto.Il discorso di Bagnai è spesso troppo rinchiuso nel contesto dell'eurozona,per di più con una opposizione troppo secca tra Germania e il resto dei paesi,l'Europa sta nel mondo.

da EURO AL CAPOLINEA?

Riccardo Bellofiore,Francesco Garbaldo, Mariana Mortagua (Rosenberg e Sellier)

martedì 26 marzo 2019

TRISTAN HARRIS (Ex Google):"Abbiamo creato un Frankestein digitale incontrollabile"

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L'abilità degli utenti di Internet di diffondere video del massacro della Nuova Zelanda ha segnato il trionfo del genio umano.per quanto orripilante,sui sistemi computerizzati che erano stati progettati per bloccare immagini di violenza e di odio".Inizia così, con questo bollettino di vittoria per il genio umano genio del male",una lunga analisi scritta da quattro reporter del Washington Post e pubblicata in prima pagina,pochi giorni dopo la strage di Christchurch.L'inchiesta ha un titolo raggelante:"Il modello di business di internet ha aiutato il massacro a diventare virale".Nello stesso reportage si legge anche quanto segue:"Coloro che festeggiavano gli attacchi alle moschee dove sono morte 50 persone, sono riusciti a pubblicare e ripubblicare i video del massacro su Facebook,Youtube e Twitter malgrado esistano su quei social dei sistemi d'intelligenza artificiali per bloccarli.Le immagini sono rimaste visibili per molte ore,in certi casi per molti giorni.Questo fallimento,ha messo in luce la difficoltà della Silicon Valley nel ripulire delle piattaforme che sono altamente profittevoli e tuttavia manipolabili dall'esterno,dopo anni in cui venivano promessi miglioramenti.La diffusione incontrollata di questi video orribili,un trionfo di propaganda per gli ideologhi dell'odio razziale,costringe a chiedersi se i social media  possono essere resi più sicuri senza .intaccarle il business.Più sintetico ma altrettanto severo è l'ex dirigente di Google Tristan Harris:"Abbiamo creato un Frankestein digitale incontrollabile".
Un paradosso fra tanti, è che l'articolo da cui ho estratto la citazione iniziale,è uscito sul giornale posseduto da uno dei padroni della Rete,il più ricco di tutti:Jeff Bezos,fondatore e chief executive di Amazon.I media americani ritornano con analisi severe sul ruolo di Facebook,Youtube e Twitter;sia nella circolazione delle ideologie razziste,sta nelle pubblicazione virale della strage stessa,ogni promessa fatta in passato dai vertici delle aziende digitali è stata tradita in modo vergognoso.Un altro esempio è Catherine Rampell,sul Washington post denuncia quella che fu "L'adorazione culturale di big tech" da parte della stampa; la subalternità politica sia a sinistra che a destra.L'opinione pubblica americana è in piena disillusione.Un sondaggio Gallup rivela che ancora nel 2015 il 60% aveva fiducia nella "industria internet",oggi siamo scesi al 45%,arriva inoltre l'ammonimento a trattare i social media come una droga del nostro tempo,cause di "un epidemia mondiale di nuove dipendenze".E' dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e risale all'estate scorsa.Lo riprende e lo rilancia con autorevolezza il World Happnes Report.Quello più innovativo:sull'effetto delle tecnologie digitali,degli smartphone,dei social.E' in atto una "distruzione di felicità" legata all'uso  di internet,spiega lo studioso."Dal 2009 in poi osserviamo un netto deglino di felicità sopratutto tra i giovani americani.Crescono manifestazioni di ansia, stress,perdita di sonno,depressione.Peggiorano le interazioni sociali.Non è solo un problema giovanile,ma per quella generazione il tempo passato sugli schermi degli smartphone sta sostituendo il tempo di vita".

da REPUBBLICA AFFARI E FINANZA del 25 marzo 2019 -Federico Rampini

lunedì 25 marzo 2019

Come ridurre il debito pubblico (Alesina-Giavazzi)





 Anche se lo pubblico non è detto che sia d'accordo, anzi,sono l'opposto della coppia Giavazzi-Alesina.
Proprio nella prima pagina ,viene tirato fuori il Canada come esempio da seguire.Bene, la scorsa settimana ho pubblicato un post dove spiegava che in Canada ben 4 milioni di persone soffrono la fame.
Alesina e Giavazzi? Conti in ordine e ceto medio-basso che fatica mettere insieme il pranzo con la cena.Per loro il modello economico da seguire è questo.

domenica 24 marzo 2019

La Sindrome Hikikomori ....grazie alla società neoliberista

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E' un libro molto interessante che consiglio a tutti.Come mai ci sono persone con questa sindrome?  Questa società neoliberista è senza dubbio colpevole.Ho letto alcune storie che vengono raccontate in questo libro e sono quasi tutti ragazzi intelligenti con voti alti a scuola.
Scuola competitiva dice la dottoressa Parsi, infatti ,competizione in ogni cosa, all'americana dove essere onesto, bravo e,rispettoso serve a poco o nulla.Serve solo la forza,la furbizia e il denaro.Quello che insegnano oggi i genitori ai loro figli
Comunque un 5% di persone intelligenti che non si piegano ci sono.


Dal Giappone sono partite le prime scintille di quella che è stata chiamata "la sindrome di Hikikomori".Quel nome,a parecchie persone ancora sconosciuto ,dice tutto.E non solo perché comincia con quella "H" usata per indicare la minaccia per la nuova generazione.Letteralmente "Hikikomori" vuol dire "stare in disparte,isolarsi",dalle parole giapponesi hiku "tirare" e komoru "ritirarsi".
Molti di loro ,"nativi digitali",maneggiano con estrema abilità le nuove tecnologie che,assai spesso però, arrivano nelle loro mani troppo presto e,dunque,senza che essi abbiano la giusta maturità per gestirle.E un numero crescente di loro le usa,allora,per ritirarsi dal mondo.Infatti,non escono più dalla loro stanza,dalla loro casa.Dormono di giorno,chattano di notte,si connettono in continuazione al mondo virtuale scollegandosi dal mondo reale,dai familiari,dagli amici.Danno la precedenza a telefonini e playstation,a computer e altre sirene elettroniche.Rispetto ai loro fratelli maggiori che rappresentano "soltanto" la precedente generazione,sono ingestibili.Diventano facilmente intrattabili,alimentano la loro conoscenza con fake news,gossip, giochi,perfino quelli di guerra,e arrivano anche alla ludopatia .E poco importa la veridicità delle fonti e la privacy.Sto vedendo,sempre  più,ragazze ma sopratutto ragazzi che, se non hanno la possibilità di intrattenersi per  ore con internet,diventano ostili o depressi.Come se entrassero in un grande buco nero di cui non riescono a uscire.E se viene negata loro questa occasione di "svago" o di "sfogo" o  "di fuga",requisendo playstation,computer, smartphone,assai spesso reagiscono male,si fanno aggressivi e,perfino,pericolosi anche per l'incolumità di chi è loro vicino.
Si ritirano volontariamente dalla scuola,ritenuta troppo competitiva.Si ritirano dalla famiglia,prima e fondamentalmente agenzia educativa,oggi sempre più in crisi e sempre più bisognosa di ricevere sostegno nel senso di investimenti informativi,formativi,di supporto culturale e sociale all'impegno educativo dei genitori.
In Italia sarebbero stati individuati 30.000 casi relativi alla Sindrome di Hikikomori.Per non parlare di tutto il sommerso del fatto che questo fenomeno va persuasivamente estendendosi.La Società italiana di psichiatria,nel 2013 ,ha addirittura individuato circa 3 milioni di italiani tra i 15 e i 40 anni che soffrono di patologie connesse al virtuale e alla dipendenza da internet.Tuttavia ,il disturbo è spesso associato o confuso con la dipendenza da internet.Peraltro ,lo strapotere delle nuove tecnologie nasce dal fatto che esse sono in grado di dare ai ragazzini di oggi possibilità "magiche" analoghe a quelle di Harry Potter: stabilire contatti immediati,viaggiare virtualmente nello spazio e nel tempo,immergersi in cyberspazi molto simili a mondi magici,dove sono in grado di modificare le situazioni,anche le più difficili,senza mai aderire alla realtà,senza entrare in contatto con la vera sofferenza,con la fatica e con l'impegno dei passaggi; senza praticare e metabolizzare i riti che creano i legami,effettivi e ,necessari affinché una persona accetti le regole,la legalità,le responsabilità del presente ;affinché possa educare la mente e il cuore al rispetto dei sentimenti.

dal GENERAZIONE H-Maria Rita Parsi (Piemme).

venerdì 22 marzo 2019

Lo tsunami E-COMMERCE...Tremate!!!

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Con l'e-commerce il timore di una crescente personalizzazione dei prezzi è reale,e lo dimostra l'interesse della Ue e dell'Ocse a seguire l'evoluzione dei comportamenti dei rivenditori online.Nel 2015 anche il presidente Obama aveva messo in piedi una commissione per studiare lo stesso fenomeno.Il fine di tutti questi tentativi di monitoraggio è di avvertire le autorità antitrust che potrebbero presto essere messe in atto,se non lo sono già,tramite la via dei prezzi personalizzati,pratiche che riportano a comportamenti già sanzionabili dai nostri ordinamenti come l'abuso di posizione dominante,che avverrebbe quando un colosso dell'e-commerce sfrutta elementi della vita dei comportamenti dei singoli che gli altri commercianti non hanno."Il nuovo scenario tecnologico,spiega Luciano Di Via,partner e responsabile Antitrust presso lo studio legale Cliffors Chance,rende possibile il fatto che taluno, grazie ai propri legittimi investimenti e alla propria capacità di sviluppo di nuove tecnologie,sia capace di comprendere la realtà in modo molto veloce e completo rispetto agli operatori più tradizionali,avendo un importante vantaggio competitivo".Ma c'è di più:è anche ipotizzabile che,attraverso una reciproca lettura che i big dell'e-commerce fanno continuamente del processo di fissazione dei prezzi,avvengano delle collusioni tacite fra gli operatori.
In questo modo,tutti i dsiti si allineerebbero contemporaneamente a prezzi pensati per un certo individuop,lasciando quest'ultimo senza scampo.
Il mondo dell'e-commerce del futuro fa paura.Assomiglia sempre di più all'universo concentrazionario di "1984" di George Orwell:nessuno può sfuggire al proprio destino di consumatore,se l'operatore acquisisce il proprio personalizzato di ciascuno di noi.La materia è così complessa e ingarbugliata,e correlata alla valutazione autonoma dell'intelligenza artificiale (quindi senza l'intervento umano), che il timore di tutti i governi,non soltanto europei,e che le autorità di controllo,in primis gli organismi Antitrust,non abbiano la capacità tecnica di star dietro a queste novità e sopratutto alla formidabile accelerazione degli eventi "bisogna interrogarsi,sostiene Di Via,se il quadro giuridico attuale consenta di disciplinare adeguatamente il fenomeno dei Big data.Ad oggi le principali forme di tutela sono affidate a set normativi di protezione dei dati personali del consumatore stesso e della concorrenza!!

da REPUBBLICA AFFARI E FINANZA-Adriano Bonafede

giovedì 21 marzo 2019

Il 60,75% dei siti dei politici non sono sicuri

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Uno studio di Comparitech firmato da Paul Bischoff ha analizzato i siti web di 7500 politici in 37 paesi.Di questi,il 60,75% non usa certificati di sicurezza validi,il che, secondo la ricerca,"dimostra che le connessioni non sono nè private nè sicure" la metà dei siti poi include parti in cui ci si può iscrivere per avere aggiornamenti o per dialogare inserendo i propri dati sensibili,ma "nessuna di queste interazioni può essere protetta senza https".Il protocollo inoltre consente di autenticare i siti dei politici,rendendo gli utenti sicuri del fatto che quella raggiunta non sia una pagina falsa.
Ad avere meno problemi sono gli Stati Uniti,con il 26,22% di siti insicuri.Seguiti nella top five da Gran Bretagna,Germania,Australia e Danimarca.La performance peggiore è quella dei politici della Corea del Sud, 92,3%.Poi ci sono Polonia, Ungheria,Canada e Malta. Quest'ultima, all'86,21%.
L'Italia non è messa affatto bene.La ricerca ha analizzato 313 siti di personaggi politici,di questi, 233 non hanno il protocollo https (il 74,4%).Peggio di tutti fanno gli eletti di Fratelli d'Italia.Nel movimento 5 Stelle,invece, il partito della democrazia diretta e di internet al potere,la percentuale di connessioni insicure si attesta,stando al campione esaminato, al 63,64%.A guardare dentro i dati,si scoprono elementi interessanti.Il caso recente dell'ex presidente della Commissione Giustizia ,Sarti, è tanto triste quanto paradigmatico.Non solo perché lei stessa è oggetto di un episodio di cyberbullismo sia all'inizio della sua carriera politica che negli ultimi giorni,con la diffusione di foto intime rubate da una vecchia casella di posta elettronica.Ma perché aveva affittato il suo sito (ora chiuso,ma senza protocollo Https) all'uomo dalla doppia identità ,una reale una sul web,che ha poi accusato di averle sottratto soldi.E così,a scorrere le pagine italiane esaminate da  Comparitech,si scopre che i parlamentari di Fratelli d'Italia la sicurezza informativa non sanno proprio cosa sia,Giorgia Meloni a parte.Non sono protette le pagine,tra gli altri ,di Daniela Santanchè, Isabella Rauti,Ignazio La Russa,Walter Rizzetto,Fabio Rampelli.E non è messa meglio la sinistra di Mdp che non protegge il sito ed ex procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso.Così come lascia scoperto quello dell'ex segretario Pd Pierluigi Bersani e di Massimo D'Alema (il più virtuoso è Roberto Speranza munito di https).
Il caso del Pd,dimostra come non sia un problema di partiti piccoli o nati da poco.La protezione dati manca nel partiti piccoli o nati da poco.La protezione dati manca nel partito democratico agli europarlamentari David Sassoli,Goffredo Bettini,Simona Bonafè,Silvia Costa,Enrico Gasbarra,Pia Picerno all'ex premier Enrico Letta e alla giovane ex candidata alla segreteria Anna Ascani.
Altri esempi negativi in fatto di protezione sono i siti leghisti Marco Zanni o Luca Zaia,della radicale Emma Bonino e Romano Prodi.Così come dentro Forza Italia,di Maurizio Gasparri e Licia Ronzulli.Ma perfino dell'ex premier Silvio Berlusconi e di Antonio Palmieri,che è,da sempre,il suo guru per tutto quel che riguarda internet e dintorni.

da REPUBBLICA AFFARI E FINANZA-Annalisa Cuzzocrea

mercoledì 20 marzo 2019

In Canada 4 milioni di persone fanno fatica a procurarsi il cibo

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Negli ultimi anni in Canada c'è stata una diminuzione dei salari in molti settori,sono cresciuti i costi dell'assistenza sanitaria e degli alloggi,e tutto questo ha fatto aumentare il numero di persone che vivono in una condizione d'insicurezza alimentare,secondo i dati di Proof, un gruppo di ricerca dell'Università di Toronto,in Canada ci sono almeno 1,7 milioni di nuclei familiari (circa 4 milioni di persone) che fanno fatica a procurarsi da mangiare.Peraltro è una stima al ribasso visto che per alcune regioni del Paese non esistono dati e che lo studio non tiene conto delle persone che vivono nelle zone rurali remote,dei detenuti e delle persone senza fissa dimora.
"A pagare le conseguenze di questi problemi saranno tutti i canadesi,non solo le famiglie colpite direttamente",scrive THE WALRUS. "Uno studio del 2018 ha stimato che l'incapacità delle autorità di promuovere un'alimentazione sana per i canadesi costa circa 13,8 miliardi di dollari all'anno,di cui cinque miliardi dovuti alle spese mediche e il resto dovuto a fattori come la perdita di produttività".

THE WALRUS-CANADA

martedì 19 marzo 2019

Grazie al M5S in Italia arriverà il Sistema di Credito Sociale alla cinese.Leggete bene cos'è....


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Alcuni americani ben informati potrebbero essere a conoscenza del terrificante “Sistema di Credito Sociale” cinese, recentemente rivelato come metodo per eradicare qualsiasi dissenso allo Stato totalitario. In pratica, è la cancellazione di chiunque non si conformi alla visione che lo Stato ha del cittadino ideale. Il SCS è il più mostruoso sistema di controllo fino ad ora mai congegnato.
Si vuole veramente creare un sistema in cui a tutti i cittadini venga digitalmente elargito un ‘salario’ mensile, al posto del canonico stipendio. In questa gabbia, qualsiasi forma di dissenso finirebbe col causare un bando dall’accesso al credito, nonché dalla possibilità di lavorare, mangiare o persino esistere nella società. Non sarebbe solo la fine di qualsiasi tipo di dissenso, ma anche di qualsiasi parvenza di vera individualità.

Ecco come funziona in Cina.

Per chi ancora non lo sapesse, in Cina il Sistema di Credito Sociale non solo è una punizione per aver criticato lo Stato, come nel caso della maggior parte dei regimi totalitari, ma è applicabile anche in caso di infrazioni minime, come ad esempio il fumare in una zona per non fumatori.
Un riassunto del SCS può essere trovato nell’articolo di Alexandra Ma su Business Insider, dal titolo “La Cina ha iniziato a classificare i cittadini con un raccapricciante sistema di ‘credito sociale’ – ecco cosa puoi fare di sbagliato, ed i modi imbarazzanti ed umilianti con i quali puoi essere punito”. Si legge:
Lo Stato cinese sta creando un vasto sistema di classificazione che sorveglierà il comportamento della propria enorme popolazione.
Il ‘Sistema di Credito Sociale’, annunciato per la prima volta nel 2014, mira a rafforzare l’idea che “essere affidabili è glorioso, rompere la fiducia è vergognoso”, citando un documento governativo.
Il programma dovrebbe essere pienamente operativo a livello nazionale entro il 2020, ma è già stato sperimentato per milioni di persone in tutto il paese.
Il sistema al momento è frammentario: in parte è gestito dai consigli comunali, in parte le valutazioni vengono compiute da piattaforme tecnologiche private che possiedono i dati personali.
Come i punteggi di credito privati, il punteggio sociale di una persona può salire o scendere a seconda del suo comportamento. L’esatta metodologia non è ancòra ben chiara – ma esempi di infrazioni includono acquisto eccessivo di videogiochi, cattiva guida, fumo nelle zone per non fumatori e pubblicazione online di notizie false. (Fonte)
L’articolo sottolinea che la violazione del ‘codice sociale’ può comportare il divieto di avere una buona scolarizzazione, di ottenere un lavoro, di prendere aerei o treni, di soggiornare in hotel e di usare Internet, nonché la confisca del proprio animale domestico.
Tutte queste “punizioni” hanno già avuto luogo in Cina al momento della stesura di questo articolo.
Come detto, il paese ha annunciato i propri piani di rendere il sistema pienamente operativo e funzionante entro il 2020.
La parte più spaventosa? Quel sistema sta arrivando QUI. E presto.
La maggior parte degli americani non si è neanche resa conto di vivere oramai in uno stato di polizia. Figurarsi se può credere che tale progetto possa essere implementato in un paese che ancora percepisce come libero. Ci sono però già tutte le precondizioni. Basta solo mettere insieme tutti i pezzi.

Ed il processo è in corso.

I social media sono un mezzo molto importante tramite il quale assegnare i “punteggi sociali”. Soprattutto perché i loro utenti postano volontariamente praticamente ogni aspetto della propria vita. Questi dati sono estremamente utili ai governi , che monitorano ed archiviano le informazioni condivise.
Che si tratti di foto di sé, del cibo, di conversazioni private su Messenger o di opinioni politiche, i dati vengono direttamente inviati alla multinazionale, ed i rispettivi governi, tramite una pluralità di mezzi, ne hanno accesso.
Nonostante il fatto che i social media agiscano come un’enorme rete, che strappa informazioni agli utenti contribuendo all’ingegnerizzazione del comportamento umano, piattaforme come Facebook e Twitter sono diventate comuni ed onnipresenti. Sono strumenti di comunicazione quasi essenziali nel 21° secolo, un po’ come lo erano i telefoni nel 20°.

Il Sistema di Credito Sociale va a braccetto col lato oscuro dei social media.

Tutto ciò nonostante sia comprovato che rendano i propri utenti arrabbiati, depressi e meno socievoli. Proprio come qualsiasi altra droga, i social media creano dipendenza, causando una perdita della qualità della vita reale. L’utente semplicemente non riesce ad allontanarsene, anche quando sa che è meglio per lui farlo. Per questo motivo, sembra che siano qui per restare, in qualsiasi forma si trasformino. È un pezzo importante nella struttura della prossima griglia di controllo tecnologica.

Ma anche al di là degli effetti negativi che queste piattaforme hanno sulla mente dell’individuo, la “mentalità da gregge” di Internet è oramai diventata norma nella vita americana. Qualsiasi celebrità, proprietario di attività commerciale o anche solo un comune cittadino può diventare oggetto di attacco digitale, semplicemente come risultato di un’immagine od un breve video manipolato. Si possono distruggere intere carriere e reputazioni. Siamo nell’era del linciaggio digitale, non importa se la vittima sia veramente nel torto. Ciò che conta è che venga punito nel modo più duro possibile.

L’SCS va di pari passo col passaggio ad una società senza contante.

E quindi dobbiamo affrontare la nascente società senza contante. Per la verità, viviamo già in un mondo che sta sostituendo i contanti con la valùta digitale. In certi casi, la mossa per andare cashless viene compiuta dall’ingegneria sociale adducendo a motivi di convenienza. In altri, come in India, la si impone per legge.

Come detto in precedenza e scritto in passato, il pretesto è sempre quello di maggior sicurezza. Man mano che sempre più persone abboccano, i vecchi metodi di pagamento vengono considerati ingombranti e superflui, e quindi gradualmente eliminati. L’obbligo infine sostituisce quella che una volta era una scelta personale.

Quand’anche si mettano da parte i problemi di privacy, spesso in realtà la convenienza e la sicurezza non sono maggiori.

Il che tuttavia non ne ferma né il lancio né le leggi per promuoverla. È come se la gente credesse che DARPA, masse di scienziati e multinazionali stiano lavorando sodo solo per scopi di pubblica utilità. Crediamo veramente che queste organizzazioni abbiano come priorità assoluta le nostre felicità, libertà e salute? Ci crediamo davvero o semplicemente non ci pensiamo affatto?

Indipendentemente da ciò, con la scomparsa del contante se ne va anche la possibilità di vivere al di fuori degli obblighi dello Stato. Cosa che peraltro è sempre stato il vero fine di andare cashless. Gli USA si stanno rapidamente avvicinando alla fine del contante come mezzo di scambio. Non ci credete? Provate ad andare al vostro negozio di fiducia con una banconota da 100 dollari.

Infine, il reddito di base universale.

Poi c’è Universal Basic Income. L’UBI è da un po’ che viene lanciato come legittima soluzione alla povertà ed alla violazione dei diritti dei lavoratori. È una vecchia idea, persino filosofi/attivisti dell’establishment come Bertrand Russell l’hanno sposata all’inizio del ventesimo secolo. Mentre gli economisti discutono il successo dell’idea in relazione a queste due problematiche, nessuno sembra però notare come l’UBI, affiancato alla dipendenza dai social media ed alla società senza contante, creerà un mondo totalmente totalitario.

Senza entrare nei dettagli del perché il reddito di base universale sia una cattiva idea in termini economici, è comunque utile osservare che i blocchi della griglia di controllo tecnologica siano in costruzione inoltrata.

Ecco come il Social Credit System viene già utilizzato in America

Con l’onnipresenza dei social media e la loro cultura dello sdegno, il Sistema di Credito Sociale è praticamente già in atto. Lo Stato deve solo attuare una strategia coerente, che attende solo di essere implementata a pieno ed ufficiale regime. I datori di lavoro sono sin da ora in grado di controllare i punteggi di credito dei futuri dipendenti come pre-condizione per l’assunzione. Ora molti di loro richiedono anche le password dei social media. L’SCS è proprio dietro l’angolo.

Accoppiate l’SCS con l’UBI, e potrete facilmente vedere come la prima diventerà la cartina di tornasole per sapere se si riceveranno o meno i propri ‘benefici’. Nel prossimo futuro, in pratica, chi oserà dire qualcosa di politicamente scorretto, prendere una cattiva decisione finanziaria, o anche solo bere prima delle 10 di mattina, verrà letteralmente cancellato dalla società.

Se il governo (od una società privata) è incaricato di distribuire i ‘benefici’, ma anche di assegnare il punteggio di credito sociale, cosa pensate che succederà a chi compierà delle violazioni? I governi stanno già tagliando il welfare a quegli individui che non soddisfano le decisioni ritenute arbitrariamente accettabili in campo sanitario. Sono in atto schemi simili in cui i riceventi sono sottoposti a test antidroga come parte del requisito per ricevere ‘benefici’.

È così che una società sfocia nel totalitarismo.

Non v’è dubbio che alcuni lettori di questo articolo siano rimasti inorriditi dalla società descritta al proprio interno, ma che poi, raggiunto il paragrafo precedente, hanno giustificato i metodi attualmente utilizzati contro le “famiglie welfare”. La verità è che questi lettori sono uno strumento utilissimo per implementare il sistema descritto.

Per introdurre la griglia di controllo tecnologica, un salto gigantesco alla volta, viene ora sfruttata una generazione più giovane, manipolata dagli ingegneri sociali e supportata dalla generazione precedente.

Molti di coloro che hanno letto questo articolo potrebbero ridere all’idea che un simile sistema possa essere esteso agli Stati Uniti. Una cosa è certa – i cinesi non stanno ridendo. E neppure noi dovremmo farlo.



Brandon Turbeville

Fonte: www.zerohedge.com

lunedì 18 marzo 2019

La "NUOVA VIA DELLA SETA", cosa ne pensa il mondialista Financial Times

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La scorsa settimana l'Italia ha detto di essere pronta a saltare su quel treno, diventando il primo Paese del G7 a sostenere formalmente lo sforzo d'investimento globale cinese.La mossa ha provocato una certa preoccupazione a Washington e a Bruxelles.
Michele Geraci, sottosegretario allo sviluppo economico,ha dichiarato che Roma ha in programma per la fine di marzo, in occasione della visita ufficiale del presidente cinese Xi Jingping in Italia,la firma di un memorandum d'intesa per sostenere la nuova via della seta".
I negoziati non sono ancora conclusi,ma potrebbero esserlo in tempo per la visita di Xi",ha detto Geraci.La dichiarazione del sottosegretario,ex banchiere e poi docente universitario in Cina per dieci anni,ha allarmato gli alleati dell'Italia.La firma di questo accordo preliminare indebolirebbe le pressioni di Washington su Pechino nell'ambito degli scambi commerciali e si rischierebbe di danneggiare il tentativo di Bruxelles di trovare un percorso comune nell'Unione europea per gestire gli investimenti cinesi.L'8 marzo il primo ministro Giuseppe Conte ha ribadito che l'iniziativa cinese è una buona opportunità e ha respinto l'ipotesi di possibili ritorsioni da parte di Washington.La Cina assorbe il 2,7% circa delle esportazioni italiane e,con un valore di 11,1 miliardi di euro,è l'ottavo mercato di esportazione per l'Italia.Mentre le importazioni del paese asiatico valgono 27,3 miliardi di euro,rappresentano l'1,3% dell'export cinese,il che rende l'Italia il 19esimo mercato di esportazione per la Cina.Pechino può contare sul sostegno di personaggi importanti,tra cui romano Prodi,due volte presidente del Consiglio ex presidente della Commissione europea.Prodi si dice contrario all'iniziativa unilaterale del governo italiano sulla nuova via della srta.Spera che ci sia presto una "risorsa europea coordinata" per aderire alla Belt and road initiative."Non è nell'interesse dei paesi europei o dei cinesi stringere accordi singolarmente",spiega.

FINANCIAL TIMES-Rachel Sanderson e David Ghiglione

domenica 17 marzo 2019

Come la banca Ubs aiutava i ricchi francesi ad evadere il fisco

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Nel maggio del 2011 una terrorizzata dipendente della banca Svizzera Ubs fu convocata,senza preavviso nè spiegazione,per un incontro con alcuni funzionari del governo francese davanti al negozio di Louis Vuitton sugli Champs-Elysees,a Parigi.Da li fu condotta sul retro di un grande magazzino,dove le fu comunicato che doveva aiutare il governo a cogliere in flagrante i suoi colleghi mentre adescavano illegalmente clienti francesi al torneo di tennis Rolland-Garros.
"Mi dissero che mi avrebbero seguito per due settimane con una telecamera",ha raccontato Stephanie Gibaud dopo che all'Ubs è stata inflitta una multa di 4,5 miliardi di euro per aver aiutato dei cittadini francesi a evadere le tasse.
Gibaud trascorse i giorni successivi al Rolland-Garros in preda alla paura,cercando di comportarsi normalmente davanti ai colleghi."La mia vita mi sembra davvero un giallo",ha raccontato "non avevo scelta.Avrebbero potuto arrestarmi".Gibaud è stata un tassello importante di un caso caratterizzato da memorie criptate,conti segreti e banchieri a caccia di clienti nell'altra società francese.La sentenza del 20 febbraio pronunciata dal tribunale di Parigi è arrivata dopo un'indagine complessa e un processo durante il quale un testimone ha definito le tattiche dei banchieri svizzeri in Francia "degne di un film di James Bond".La caccia ai clienti ricchi avveniva nella campagna francese, in ristoranti di lusso al centro di Parigi,durante partite di golf,all'opera di Nantes o Lione,alle partite d rugby e in un box da 80.000 e uno affacciato sul campo centrale del Rolland Garros.La Ubs ha più volte negato qualsiasi illecito e ha annunciato che ricorrerà in appello.Secondo la sentenza ,i banchieri svizzeri andavano a caccia di clienti viaggiando in tutta la Francia e usando pennette criptate e biglietti da visita senza logo.Disponevano inoltre di un manuale di "gestione dei rischi per la sicurezza" che forniva linee guida su come limitare il rischio di essere scoperti il manuale suggeriva di non portare con se i nomi dei clienti, di liberarsi dei dati sensibili se necessario al momento di varcare il confine,di usare alberghi diversi da quelli in cui alloggiavano altri dipendenti della Ubs e di essere imprevedibili negli spostamenti.Per tenere traccia dei soldi raccolti ,usavano un "doppio sistema di contabilità",chiamato Carnets du lait,libretti di latte.Secondo alcuni ex dipendenti", i carnets du lait avevano l'aspetto di bigliettini scritti a mano sui fogli a quadretti".I dati finivano su un file excel chiamato vache,mucca.Non è la prima volta che la Ubs viene colpita da una multa per evasione fiscale.Nel 2009 pagò 780 milioni di dollari negli Usa per liquidare accuse simili.
Avrebbe potuto fare lo stesso in Francia grazie a una legge del 2016,ma i tentativi di trovare un accordo sono naufragati quando gli investimenti francesi non hanno permesso che la banca se la cavasse con una multa inferiore a 1,1 miliardi di dollari,la somma accantonata dalla Ubs come cauzione durante le indagini la Banca ha dichiarato che "le somme proposte per un accordo erano molto superiori alla cauzione,e qualsiasi intesa avrebbe segnato un precedente irresponsabile tenuto conto dell'assenza di prove".
Alla fine,però, alla Ubs è stato ordinato di pagare una cifra dieci volte superiore ai 300 milioni di euro versati dalla britannica Hsbc alle autorità francesi per aver aiutato i clienti a evadere le tasse."Conoscevano il livello minimo di una possibile multa,pensavano che se fossimo andati a processo non avremmo mai ricevto una condanna di questa portata" ha dichiarato un avvocato della Ubs".Il fatto di essere una banca Svizzera di certo non ha aiutato".
Gilbaud,che nel 2012 è stata licenziata,oggi scrive e tiene conferenze pubbliche.Ha ricevuto dal governo francese un risarcimento di appena 3.000 euro,anche se aveva chiesto molto di più,a cui si aggiungono i 30.000 euro ottenuti dopo aver denunciato la Ubs per molestie.In seguito ha scritto anche un libro sulla sua esperienza.

FINANCIAL TIMES-David Keohane

venerdì 15 marzo 2019

Anche Maurizio Landini considera importanti le prossime elezioni europee

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ANGLOTEDESCO:le elezioni europee sono le più inutili,servono solo per sprecare soldi e per scaldare molte poltrone.Come spiega in un post capolavoro Paolo Barnard che consiglio a tutti di leggere,Landini compreso, tutte le volte che i parlamentari proporranno una legge, i capi di Stato,non eletti da nessuno, possono bocciarle tutte.


"Il governo ci riconosce un ruolo solo se c'è una vertenza sindacale.Noi chiediamo di essere ascoltati anche su altro ma non accetta che tematiche fondamentali come la politica industriale possano essere discusse con il sindacato.Ci sono due argomenti su cui l'esecutivo sta lavorando e che fanno capire come stia sbagliando nell'affrontare la crisi: il codice degli appalti e l'autonomia differenziata,Sugli appalti,dicono che devono sbloccare i cantieri.Ma invece di tagliare la burocrazia e accellerare i tempi intervengono su quella norma che impedisce di cedere in subbappalto più del 30% dei lavori,per arrivare al punto in cui si potrà dare tutto in subbappalto.Esempre su questo tema voglio modificare le norme che prevedono l'applicazione del contratto prevalente più vantaggiosi per il lavoratore così permetterebbero all'impresa di fare come vuole.Se passano logiche di questo genere vuol dire che è solo il mercato a decidere.e poi c'è l'autonomia differenziata che per noi è proprio sbagliata.Non mettiamo in discussione l'autonomia prevista anche della Costituzione.Ma il paese è uno:il diritto ,alla salute,all'ambiente delle essere uguale in tutta Italia".

"La patrimoniale,chiamiamola come vogliamo ,non mi impiccio a nessuna parola.Lo dice perfino il FMI che le disuguaglianze  stanno mettendo a rischio il nostro modello di società,è una certa tassazione determinerebbe la possibilità di avere risorse per fare investimenti.I provvedimenti per contrastare la povertà o modificare il sistema pensionistico,senza intervenire sulle entrate significano solo che pagano sempre gli stessi.Va messa in campo una riforma fiscale degna di questo nome che da un lato riduce la tassazione tra quelli che pagano già,ma che intervenga anche su tutte le forme di ricchezza che oggi esistono ,da reddito e non solo,ma è un problema che va affrontato anche in Europa,solo che il governo ha fatto una finta discussione.Non la cambi da solo,ma con le alleanze.E non ti allei con quei Paesi che ora in Europa fanno i muri e prima hanno preso i soldi europei per delocalizzare il lavoro o fanno leggi per rendere obbligatori gli straordinari.Anche le elezioni europee possono essere importanti e infatti stiamo lavorando a una manifestazione dei sindacati europei il 26 aprile a Bruxelles.

TAV

"Se uno è segretario generale della Cgil deve presentare il pensiero maggioritario della Cgil,anche contro il suo pensiero personale.Bruno Trentin era contrario all'aumento uguale per tutti nel contratto del 1969,ma è stato lui a battersi per ottenerlo.La discussione della  Cigl indica una cosa molto precisa,che non c'è una contrarietà.Non dimentichiamo però che il governo italiano non ha ancora espresso la sua posizione.E intanto oltre alla Tav sono bloccati tutti gli altri cantieri,non solo le grandi opere e in questi anni si sono persi 600.000 posti di lavoro tra gli edili !!!

da L'ESPRESSO del 10 marzo 2019-Sintesi intervista a Maurizio Landini di Mauro Munafò

giovedì 14 marzo 2019

CONAD:"Grazie a questo governo la spesa per i ceti medio-bassi sarà ancora più ridotta"


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FRANCESCO PUGLIESE (Ad Conad):

"Con l'aumento dell'Iva il Paese tornerà indietro di qualche anno e le capacità di spesa degli italiani sarà limitata ulteriormente,il suo impatto è di 28 miliardi di euro e ricadrà  su un tessuto sociale in difficoltà,impoverito da anni di crisi ad essere colpite saranno le classi più deboli e il ceto medio.Così come le imprese su cui gravano oggi riduzione dei fatturati,debiti e criticità occupazionali".

La preoccupazione di Pugliese è suffragata dai dati Gnic (Guida  Nielsen Largo Consumo) che considerano il totale dei punti vendita (supermercati,ipermercati, superette e discount),quindi anche ieri i prodotti freschissimi,valore complessivo di mercato 96,4 miliardi di euro.Dall'analisi emerge che l'aumento di 3 punti di Iva sui prodotti con aliquota 10% e 22% significherebbe un incremento di circa 1,7% sul carrello della spesa di una famiglia media, pari a circa 130 euro complessivamente per il biennio 2020-2021.
Un rincaro non da poco che aggraverebbe la situazione economica già di per sè pesante per le fasce più deboli del Paese. Come testimoniano gli ultimi dati Nielsen relativi al mese di febbraio che si è chiuso con una perdita delle vendite del 3,15%,la terza consecutiva che, a differenza delle due precedenti,suscita qualche preoccupazioni in più  numeri che si aggiungono a quelli negativi dell'Istat che segnalano un peggioramento del clima di fiducia dei consumatori,a febbraio il valore più basso da 18 mesi.In evidente flessione anche quello delle imprese,che tocca il minimo da febbraio 2015.Non sono da meno le previsioni di Federalimentare,l'associazione che rappresenta quasi 7.000 imprese dell'industria italiana del Food (fatturato oltre 137 miliardi di euro,l'8% del Pil nazionale).Per il 2019,le stime parlano di una dinamica delle vendite nell'ordine dello "zero virgola",almeno per tutto il semestre dell'anno e di un consolidamento della polarizzazione dei consumi,con crescite più marcate per le referenze Gourmet e Premium come prodotti biologici, free-from, rich-in, vegan e kmo.E per le referenze low cost, presidiate principalmente dal canale-discount.
"La crisi impoverito il ceto medio tanto che la fascia di acquisto mediava tra i due estremi ne risente in modo evidente.A cascata,la polarizzazione dei consumi ha effetti sugli assortimenti e sull'andamento dei singoli comparti ,e rappresenta lo specchio della nostra società ammette Pugliese.

da LA REPUBBLICA AFFARI E FINANZA  dell'11 marzo 2019-Vito De Ceglia

mercoledì 13 marzo 2019

Estrema sintesi su come si arriverà alla Terza Guerra mondiale

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Per carità, è un economista della Commissione Europea, associazione a delinquere, non gli interessa assolutamente nulla della gente, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, anzi, sono responsabili dell'impoverimento del mondo, però spesso azzeccano le previsioni e nei punti elencati sotto, il professor Gerhard Hanappi ha completamente ragione.Per leggere tutto l'articolo,andate sul sito che ho messo in fondo.


Un economista senior della Commissione Europea ha avvertito che una Terza Guerra Mondiale nei prossimi anni è un’”alta probabilità”, accentuata a causa della disintegrazione del capitalismo globale.

In un documento di lavoro pubblicato lo scorso mese, il Professor Gerhard Hanappi ha sostenuto che dal crollo finanziario del 2008, l’economia globale si è spostata dal capitalismo “integrato”, verso una svolta “disintegrante” segnata dalle stesse tendenze che hanno preceduto le antecedenti guerre mondiali.

Il Professor Hanappi è Presidente [dell’Istituto] Jean Monnet per l’Economia Politica dell’Integrazione Europea – incaricato dalla Commissione Europea – presso l’Istituto per i Modelli Matematici in Economia presso l’Università di Tecnologia di Vienna. È inoltre membro del comitato di gestione del gruppo di esperti sui rischi sistemici nella rete europea di ricerca sulla cooperazione scientifica e tecnologica finanziata dall’UE.

Nel suo nuovo documento, Hanappi conclude che le condizioni globali apportano inquietanti parallelismi con le tendenze, precedenti allo scoppio della Prima e della Seconda Guerra Mondiale.

Egli riscontra che i principali segnali di allarme che il mondo è su una brutta china verso una guerra globale includono:

-l’inesorabile crescita della spesa militare;

-le democrazie che passano a Stati di polizia sempre più autoritari;

-l’accrescersi delle tensioni geopolitiche tra grandi potenze;

-il risorgere del populismo trasversale alla sinistra e alla destra;

-il degrado e l’indebolimento delle istituzioni globali consolidate che governano il capitalismo transnazionale;

-e l’inarrestabile ampliamento delle disuguaglianze globali.

da www.medium.com-NAFEEZ AHMED

martedì 12 marzo 2019

Lotta alla pedofilia? Bergoglio non ha ancora fatto nulla

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Per una singolare coincidenza,la condanna del cardinale australiano George Pell in un processo per abusi sessuali nei confronti di minori è arrivata il 26 febbraio,proprio mentre a Roma si concludeva un "incontro sulla protezione dei minori".Il prelato di 77 anni,estromesso dal consiglio dei cardinali che assiste il pontefice ma ancora,sulla carta,alla guida della segreteria per l'economia del Vaticano,è il più alto responsabile della chiesa cattolica mai condannato per atti di pedofilia.Pell, che ricorrerà in appello contro la condanna,rischia fino a 50 anni di prigione.Questi fatti dimostrano a gravità della situazione che la chiesa romana deve affrontare quasi ogni giorno nuove rivelazioni di abusi sessuali su minori intaccano la sua immagine.Francesco è consapevole della portata di questa tragedia? Il pontefice  ha mandato segnali incoraggianti,ma il discorso di chiusura dell'incontro di Roma dimostra che Francesco ha ancora molta strada da fare.Il Papa ha ammesso spesso la responsabilità e dunque la colpevolezza della chiesa.Stavolta,però, ha dato la colpa al diavolo.Dietro gli abusi sessuali "c'è statana" ,ha detto,come se i preti pedofili fossero controllati da una forza demoniaca e dunque non fossero del tutto responsabili queste parole hanno indebolito il discorso del Papa,che ha comunque mostrato grande fermezza,riconoscendo che si tratta di un problema universale,Francesco ha promesso che la Chiesa farà tutto il necessario per consegnare alla giustizia i responsabili".Ma a parte la creazione di squadre di investigatori per aiutare le conferenze episcopali prive di mezzi,le misure concrete ce erano state promesse non sono ancora arrivate.I rappresentanti delle associazioni delle vittime non hanno ancora nascosto la loro delusione.Non si è parlato dell'allontanamento dei colpevoli,della scomunica dei vescovi ,che hanno protetto i responsabili è della pubblicazione degli archivi.Non è stato fatto nessun passo avanti sul problema del segreto pontificio,che nel caso di un processo canonico priva le vittime dei loro diritti più elementari.Infine non è stata fatta chiarezza sulle regole da seguire per guidicare i vescovi.La debolezza di questi meccanismi è stata riconosciuta,ma siamo lontani dalla creazione di un tribunale speciale come chiedono le vittime.L'incontro di Roma è stato un'iniziativa lodevole,ma per il momento i risultati sono deludenti.
Lo scrive giustamente anche il superesperto in questo campo cioè Gianluigi nuzzi su Panorama del 6 marzo 2019:
"La nuova plastica di ciò si riassume di ciò si riassume bene nei disastri della commissione contro gli abusi del clero,che Bergoglio instituì nel 2014 la task force partì con le migliori delle intenzioni, cooptando diverse vittime che entrarono nel gruppo di lavoro.Peccato che in tutti questi anni non abbia mai fatto notizia per aver individuato e fatto condannare preti che abusavano o vescovi o cardinali che li proteggevano.

lunedì 11 marzo 2019

Borje Ekholm (Ceo Ericsson) fa il punto sulla situazione 5 G in Europa

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"Con reti così veloci si potrà trasmettere il senso del tratto attraverso le cosidette interfacce aptiche.Pensate cosa significherebbe per il commercio elettronico poter sentire a distanza la trama di un tessuto o la consistenza di un ortaggio.E poi il film in ultra hd scaricato in un secondo,videogame in streaming e tutto quello che ora è facilmente ipotizzabile,solo la punta dell'iceberg,molto deve essere inventato.Il 5G nei prossimi anni non avrà un ruolo importante solo nella produzione industriale, in vent'anni tutto o quasi sarà automizzato.Anche se è vero che sarà probabilmente l'industria il primo campo che subirà trasformazione radicale.Il vero problema in Europa è la crescita economica senza più l'aumento dei posti di lavoro, questo è il grande problema.Vale però la pena ricordare che un secolo e mezzo fa in Europa l'80% della popolazione viveva in agricoltura. Oggi è circa l'1% in tanti paesi e le condizioni di vita sono migliorate.Dunque non necessariamente una trasformazione profonda è dannosa.E' legittimo preoccuparsi dell'impatto che avrà l'intelligenza artificiale,ma senza sovra stimare i rischi.Personalmente quel che mi preoccupa di più sono le possibili divisioni sociali fra chi avrà le capacità e le conoscenze  per far di questa evoluzione e chi invece ne resterà tagliato fuori".

domenica 10 marzo 2019

Il dittatore sudanese Al Bashir che piace tanto agli americani

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La repressione delle rivolte civili in Sudan ha assunto molte forme,una più brutale dell'altra.La peggiore è la violenta offensiva delle forze governative  e soffocati con i gas lacrimogeni.Sono stati presi di mira anche i medici che prestavano soccorso ai feriti.Allo stesso tempo il regime ha lanciato una campagna del mettere a tacere i mezzi d'informazione.
Negli ultimi mesi settanta giornalisti sudanesi sono stati arrestati e sei corrispondenti stranieri si sono visti ritirare i loro accrediti.Adam Mahdi,un giornalista di nyala,è stato condannato a tre mesi di carcere per presunte violazioni delle leggi statali.Il giornalista Hussain Saad è stato trascinato fuori da un taxi e arrestato in pieno giorno dalle forze di sicurezza.La polizia ha fatto irruzione nella sede del quotidiano Al Jareeda e ha catturato il giornalista Ali al Dali.La mattina dopo il presidente Omar Al Bashir ha incontrato i direttori dei giornali per annunciare che avrebbe liberato tutti i giornalisti in carcere.Saad, Al Dali e altri dieci sono stati rilasciati,ma pochi giorni dopo è stata fermata la giornalista Durah Garbo a Omdurman.
In Sudan i sequestri di giornali non sono mai stati così frequenti,anche se la  censura non è una novità.Il paese è in fondo alle classifiche della libertà d'espressione come quella di Reporters sans Frontieres,dove nel 2018 il Sudan era al 174esimo posto su 180.
Il 5 febbraio la giornalista Shamail Al Nour è dovuta comparire in tribunale per aver parlato delle proteste su Facebook,fin dall'inizio la repressione si è estesa al settore digitale.Dal 20 dicembre 2018 viene limitato l'accesso a Facebook,Whatsapp e Twitter.Tuttavia gli utenti aggirano le restrizioni usando delle reti virtuali private (Vpn),e fanno circolare video di manifestanti feriti,raid e lacrimogeni lanciati all'interno dei reparti di pronto soccorso.
In questo momento di crisi il governo fa di tutto per salvare la faccia.Deve mantenere buoni rapporti con i vicini e convincere gli Stati a togliere il Sudan dalla lista dei paesi che sostengono il terrorismo.Per questo cerca di soffocare il dissenso con ogni mezzo possibile.

venerdì 8 marzo 2019

Alla Bce non piace il contante,ma agli europei si

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Agli europei piace il cash:il 79% dei pagamenti al dettaglio nell'area euro avviene con spiccioli e banconote,secondo una indagine della Bce , da sempre preoccupata che l'uso eccessivo di contante possa favorire la criminalità organizzata e l'evasione.Con il suo 80% di transazioni in denaro liquido,la Germania appare in linea con la media.In Spagna invece la percentuale di chi preferisce saldare i conti usando il portafoglio sale all'87% ,in Grecia all'88%,mentre in Francia scende al 68%.I paesi nordici,i più virtuosi nel ricorso ai pagamenti digitali,lasciano poco spazio al contante:45% appena in Olanda,48% in Estonia,54% in Finlandia.Gli italiani seguitano ad amare il denaro vero, per cui regolano così l'86% delle transazioni,lasciando a Bancomat,carte di credito,bonifici e quant'altro solo il restante 14%.Ma si tratta sopratutto di spese di piccola entità,secondo uno studio della Banca d'Italia che integra le stime Bce.In ogni caso,in Italia, il cash resta prediletto perchè viene accettato subito da tutti,sembra più veloce e dà l'impressione di un maggior controllo delle spese individuali,nel governo,il vicepremier Salvini non vorrebbe alcun limite all'utilizzo di soldi contanti.Ma dal momento vale ancora il tetto di 3.000 euro deciso tre anni fa ai tempi del premier Renzi,dopo che nel 2011 l'esecutivo Monti l'aveva abbassato a 1.000.Nelle raccomandazioni-Paese stilate dalla Ue,che come  la Bce teme un uso distorto di questo canale,si punta a rendere obbligatori i pagamenti elettronici anche per le cifre più basse.

da LA REPUBBLICA AFFARI E FINANZA del 25 febbraio 2019-Elena Polidori

giovedì 7 marzo 2019

Le imprese create da immigrati hanno tassi di mortalità più alti di quelle italiane

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Le imprese create da immigrati hanno tassi di mortalità più alti di quelle italiane ,sono più piccole (il 97% ha meno di 10 addetti) ,hanno profitti minori,c'è una propensione al sommerso, è un'economia giovane che spesso va a occupare gli spazi abbandonati dall'imprenditoria nazionale proprio perchè marginali e non profittevoli.Tuttavia è una realtà che cresce,tra il 2012 e il 2017 mentre il numero degli imprenditori immigrati cresceva di oltre il 16.Arrivano dal Marocco (quasi 70.000) dalla Cina (53.000) ,dalla Romania (50.000) dall'Albania e dal Bangladesh (30.000 ciascuno), e poi dal Senegal,l'Egitto,il Pakistan,la Tunisia,la Nigeria e con numeri minori da molti altri paesi.Hanno insediato le loro attività sopratutto nel centro-nord (Lombardia e Lazio sono le regioni in cui sono più numerosi),e nel Sud a Napoli,Catania,Palermo ,Bari con qualche strana eccezione,come la concentrazione di imprenditori senegalesi (circa 2.000) in Sardegna,o le 4.500 imprese di immigrati iscritti alla Camera di Commercio sopratutto in Agricoltura edilizia e Commercio.

da LA REPUBBLICA AFFARI E FINANZA del 4 marzo 2019-Marco Panara

mercoledì 6 marzo 2019

Il 60% dei lavori cambieranno in 5 anni





Guardiamo se nella pagliacciata REDDITO DI CITTADINANZA ci saranno i corsi di robotica visto che la tecnologia spazzerà via quasi tutto.

La tecnologia cambia il volto al mercato del lavoro. Lo fa talmente velocemente che i lavoratori vedranno modificare il 50-60% delle attività che svolgono oggi nel giro di 5 anni. Un dato emerso nel corso del «Forum sul lavoro del futuro e le nuove competenze», organizzato dal Sole 24 Ore in collaborazione con EY, che ha visto la partecipazione di Donato Iacovone (ad di EY in Italia e Managing Partner dell’area Med), Domenico Parisi (presidente Anpal), Gianmario Verona (rettore università Bocconi), Elisabetta Ripa (Ad di Open Fiber), Barbara Cominelli (direttore marketing e operations Microsoft Italia) ed Eugenio Sidoli (presidente e Ad di Philip Morris Italia).
«Il mercato del lavoro sta attraversando una fase di profondo cambiamento legato alle nuove tecnologie – ha sottolineato Iacovone - e l’automazione ne rappresenta una delle conseguenze principali. In molti si sono interrogati sul rischio effettivo, in termini di sostituzione del lavoro umano con le macchine. In realtà non esiste alcuna prova che il lavoro umano sparirà se non nel 5-10% dei casi e per le attività più ripetitive, ma è senza dubbio evidente un cambiamento delle abilità richieste ai lavoratori».
Tutto questo - secondo le previsioni EY su dati Ocse e World Economic Forum - sta determinando la polarizzazione e segmentazione delle opportunità tra coloro che hanno le skills per competere in un mercato digitale e globalizzato, sempre più richiesti e bene retribuiti, e chi invece si trova costretto a competere per posti a bassa qualificazione (sempre meno richiesti e poco retribuiti).
«L’Italia ha ottimi fisici, ingegneri, matematici - ha detto Iacovone -, ma in quanti sono in grado di usare le nuove tecnologie? Oggi è forte l’esigenza di “riformare” le competenze, da aggiornare almeno ogni sei mesi». Non basteranno hard skill e soft skill, ma serviranno competenze nuove, al confine tra le attuali abilità tecniche, manageriali ed empatiche per consentire ai lavoratori di reinventarsi di fronte alle innovazioni tecnologiche.
Però il nostro Paese, secondo Iacovone, «è imbrigliato in una trappola di bassa crescita e bassa competitività, dove le condizioni del mercato del lavoro, seppure in graduale miglioramento, dimostrano che una quota importante del capitale umano è inutilizzata». I principali freni ? Un tessuto imprenditoriale dove spiccano le Pmi, la carenza di investimenti in innovazione e ricerca e la scarsa specializzazione nei settori high-tech. Tutto questo all’interno di un quadro globale in cui i guadagni di produttività provengono soprattutto dall’automazione.
EY, che è promotrice dell’Alleanza per il futuro (coinvolte aziende leader di mercato, università e scuole superiori), ha presentato ieri un nuovo «Patto per l’educazione, la formazione e l’orientamento al lavoro» che si basa su tre pilastri: un approccio settoriale con investimenti pluriennali, supportati dalla leva fiscale e dai fondi interprofessionali; l’innovazione dei servizi per l’impiego con nuove soluzioni tecnologiche e il rafforzamento delle competenze degli operatori; una didattica flessibile grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali.
Per far fronte a quello che non è un cambiamento lineare ma una vera e propria disruption, ha sottolineato Gianmario Verona rettore dell’università Bocconi di Milano, occorre fare innovazione di processo perché la tecnologia digitale cambia le modalità con cui si trasferiscono i contenuti e diventa sempre più importante utilizzarla. «Questo è un tema fondamentale della politica della ricerca e della scuola: se non dotiamo le nostre scuole di un supporto tecnologico adeguato e continuiamo a insegnare il 2+2 con il gessetto alla lavagna, non facciamo un servizio ai nostri ragazzi che devono invece sfruttare gli strumenti di simulazione e le opportunità che si possono rendere disponibili in un contesto digitale». La scuola italiana eccelle per esempio dal punto di vista culturale e a livello metodologico, ma negli anni si sono affiancati tanti altri pilastri, a partire dal più banale che è l’inglese ma è spesso ancora uno sconosciuto.
E poi c’è il tema della commistione delle discipline. «Il coding si porta a fianco la matematica che è diventata un vero e proprio linguaggio e non posso più immaginare la matematica separata dai saperi umanistici e quindi devo investire in questa direzione. Fare innovazione è straordinariamente complesso e la parola flessibilità, che è cruciale, non solo è legata agli outcome auspicati dal mercato del lavoro, ma anche all’offerta formativa. Se noi ragioniamo in un contesto per cui un ragazzo a 18 anni sa già che deve fare l’avvocato passando da 5 anni di giurisprudenza e poi dalla specializzazione, quindi con un approccio prettamente verticale, rispetto al mondo che è orizzontale e legato al creative e al critical thinking, commettiamo un errore importante».
In questo contesto il sistema universitario anglosassone è più adatto in quanto caratterizzato da major e minor, con la possibilità magari di conseguire una specializzazione in data science con un minor in filosofia. Peraltro non c’è la necessità di avere una formazione per forza universitaria. Occorre considerare «in modo aperto, anche a livello di status, che nel mondo del futuro i “makers” potranno trarre grande vantaggio da una specializzazione conseguita prima, invece di seguire un percorso accademico».

da IL SOLE 24 Ore del 5 marzo 2019-Francesca Barbieri e Matteo Prioschi

martedì 5 marzo 2019

JEAN PAUL FITOUSSI: "C'è bisogno di una UE diversa da quello che vogliono la Commissione e la Germania"

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Fitoussi è un altro a cui piace predicare nel deserto.Non mi stancherò mai di ripeterlo:con la crisi finanziaria del 2008 l'Unione europea è stata messa alla prova.Risultato? Zero.Cosa ha fatto per risolvere il problema? Ha imposto ai paesi membri misure di austerità che hanno peggiorato le cose.E dunque l'unica soluzione e smantellare pezzo per pezzo questa Europa,costi quel che costi.

«Bisogna dimenticare al più presto quest’incomprensibile conflitto e ricominciare a lavorare insieme per costruire una nuova Europa. Perché quella vecchia di colpe ne ha, eccome». Jean-Paul Fitoussi, uno dei più prestigiosi economisti europei, guru di quella fucina di pensiero laico e illuminista che è l’ateneo parigino SciencesPo, ora docente anche alla Luiss, si associa con passione all’appello lanciato su Repubblica dal ministro Le Maire: «Italia e Francia sono partner naturali, storici, fraterni. Devono essere il nucleo di una politica democratica che rilanci l’ideale europeo».

Il problema, professore, è per "quale Europa" lavorare insieme...

«Di sicuro non quella che vogliono la Commissione e la Germania. Non va intesa la coesione solo dal punto di vista del debito pubblico e del rigore nei conti. L’Europa è stata concepita dai padri fondatori con ben altre ambizioni. Un’entità federalista che lavori in nome dei cittadini, per aiutarli a trovare un lavoro gratificante, a crescere culturalmente e per posizione sociale. Di tutto questo si è persa traccia».

E la risposta è stata il populismo?

«Il principio di stare dalla parte del popolo è condivisibile. Il problema è che si è scelto un taglio confuso e contraddittorio.Restiamo ai rapporti fra Italia e Francia: cosa gli è saltato in mente di sbandierare il franco coloniale come simbolo di imperialismo?
Non c’è bersaglio più sbagliato, è uno strumento di stabilità per quei Paesi. Oppure la Tav: gli oppositori hanno a cuore l’ambiente o vogliono solo mettere i bastoni fra le ruote allo sviluppo?».

Di lei si diceva che, insieme a Joseph Stiglitz, aveva un ruolo da "consigliori" dei 5 Stelle. È vero?

«No. Però le dottrine che abbiamo elaborato possono servire da base per un’Europa più equa e costruttiva come quella cui dicevano di aspirare i 5 Stelle: il fondo europeo per l’occupazione, lo sviluppo comune degli investimenti, una visione allargata del benessere che non si fermi al Fiscal Compact».

È vero che Macron ha perso di vista l’ideale europeo? Chi lo dice rileva che negli ultimi discorsi vi fa sempre meno riferimento…

«Al contrario è alla ricerca di partner per rilanciare il progetto comune. L’Italia sarebbe ideale, ma vista l’atmosfera si è gettato fra le braccia della Germania che ha tradito lo spirito di Aquisgrana quando era ancora fresco l’inchiostro della firma. Lo sbandierato fondo comune per lo sviluppo si è ridotto al minimo, l’idea di solidarietà rimane lontana. È una catena di errori innescata dall’Italia che si è fatta trascinare nella deriva nazionalista di Salvini senza valutarne le conseguenze».

Ma qualche torto della Francia? I migranti?

«Certo, Le Maire l’ha riconosciuto. Ma lavorando insieme gli errori si possono emendare. C’è però chi viceversa esaspera questi errori: il gruppo antidemocratico della Lega, di Orban, Le Pen, gli spagnoli di Vox. Spero che le elezioni non portino al paradosso di un Europarlamento schierato su un fronte anti-europeo.
Sarebbe un disastro».

Insomma, quale Europa dobbiamo augurarci?

«Un’Europa dei popoli che tenga conto degli ideali sociali, non consideri gli interessi particolari ma quelli dei poveri e dei diseredati, vinca le storture della globalizzazione e le diseguaglianze. Forse mi illudo ma in fondo je suis socialiste».

da LA REPUBBLICA del 3 marzo 2019-Intervista a Fitoussi di Eugenio Occorsio

lunedì 4 marzo 2019

Amazon sfrutta i profughi in Germania? Ecco cosa serve l'immigrazione

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Il 99% di quelli presenti sabato scorso a Milano ,e non solo, queste cose non le capiscono,non capiscono in che modello economico vivono.Poi ovviamente c'è anche il lavaggio del cervello che la gente ha subito negli ultimi 35-40 anni che ha fatto si che più che esseri umani sembrano delle brave pecorelle che seguono il gregge.L'immigrazione serve solo per accontentare le grandi multinazionali, non c'entra nulla col senso di umanità e chi abbocca, è un complice.


Sostiene Amazon che «tutti i nostri partner devono pagare correttamente i fattorini e trattarli con rispetto». Ma tra i suoi partner in Germania, tra le 50 aziende incaricate di consegnare miliardi di pacchetti ogni anno ce ne sono alcune che rispettano pochissimo i loro fattorini, soprattutto se profughi. Lo Spiegel ha raccolto le testimonianze di tre rifugiati siriani impiegati da Plb, subfornitore di Amazon. «Ci hanno detto che avremmo lavorato le prime due settimane senza essere pagati, poi 90 euro al giorno», racconta uno di loro che non ha voluto essere citato perché teme di essere multato per aver lavorato in nero. Eppure Amazon sostiene che i fattorini devono essere pagati «più del salario minimo e in base all’orario lavorato». E, ovviamente, nel pieno rispetto delle leggi. Ma alla giornalista del settimanale, i tre siriani hanno raccontato di aver faticato a ottenere la loro paga. E le hanno girato le loro chat di lavoro dalle quali si evincono comportamenti dolosi da parte di Plb. Se un’agente della polizia dovesse chiedervi per chi lavorate, si legge nelle chat, dite che lavorate per "Sicherheit 16" e che vi paghiamo per 36 o 48 ore a settimana. Dall’inchiesta emerge insomma che questi fornitori tendono anche a subappaltare ulteriormente il lavoro. Una giungla che il capo del sindacato Ver.di, Fransk Bsirske, non ha esitato a definire «una struttura pseudo-mafiosa». E sempre nei colloqui via telefono tra Plb e i suoi fattorini, quando un profugo si lamenta di "lavorare in nero" l’azienda gli intima di non farlo mai più in chat. Con il boom dell’e-commerce il traffico di pacchetti è aumentato in modo esponenziale negli ultimi anni e oggi è un settore che vale oro: nel 2018 nella Repubblica federale sono stati consegnati 3,5 miliardi di pacchi. E se si calcola che il 46% dei ricavi del commercio online vanno nelle tasche di Amazon, è facile calcolare la montagna di soldi che accumulano le aziende che lavorano per il colosso di Seattle. Eppure, a inizio febbraio gli agenti della finanza che hanno deciso di dare un’occhiata alla giungla dei sub e subsub-fornitori hanno scoperto oltre duemila violazioni della legge.

da LA REPUBBICA del 4 marzo 2019- Tonia Mastrobuoni

domenica 3 marzo 2019

I "visti d'oro".Volete il mondo? Noi ve lo diamo...

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I passaporti sono diventati una merce che genera un giro d'affari miliardario.I "migranti vip" sono accolti con il tappeto rosso.Le grandi banche e le società di consulenza aiutano i clienti più ricchi a emigrare.Ci sono agenzie private che pubblicizzano i loro servizi sulle riviste distribuite in business class,mentre sui loro siti campeggiano slogan come "voi volete il mondo,noi ve lo consegniamo" o"diventate cittadini globali".Le due agenzie più importanti,Arton Capital e Henley e Partners,hanno creato un indice annuale dei passaporti che garantiscono più libertà di movimento.Allo ius soli e allo ius sanguinis si è aggiunto lo ius pecuniae,il diritto per denaro,che se non altro ha il vantaggio della chiarezza.Il numero di passaporti rilasciati per la costruzione dell'Hotel è un segreto ben costruito.Di certo molti soldi sono arrivati dalla cina.Nel 2017,dopo il passaggio degli uragani Irma e Maria ,il governo di Saint Kitts e Nevis ha cercato di dare nuovo slancio al commercio.Per un certo periodo bastava versare 250.000 dollari a un apposito fondo per le emergenze per avere in cambio la cittadinanza per il governo la scelta era tra puntare sulla svendita o affondare.
Sono sempre di più i paesi che s'interessano al settore.Gli ultimi sono stati la Turchia,la Giordania e la Moldova .Ma ci sono anche paesi dell'Unione europea,come Malta e Cipro.Per le agenzie,l'espansione in Europa ha significato "un grande balzo in avanti",come si legge nel rapporto annuale dell'Investment Migrant council (IMC) ,l'associazione di settore fondata nel 2014 che dall'anno scorso è iscritto nel registro delle lobby della Commissione e del parlamento europeo.I"visti d'oro" sono molto diffusi.La Grecia,il Portogallo e la Spagna sono ai primi posti della Ue.
Grazie alla vendita dei passaporti,ha scritto il Times di Malta,il deficit di bilancio del governo maltese si è trasformato rapidamente in un avanzo.Tra i clienti ci sono sopratutto cinesi e russi, ma i numeri variano da paese a paese.Nel 2018 un nutrito gruppo di iraniani ha investito in permessi di soggiorno greci.Il Portogallo attira molto i brasiliani.Le agenzie pubblicizzano questi visti come un requisito indispensabile per i viaggiatori cosmopoliti.I passaporti giusti e i permessi di soggiorno consentono agli uomini d'affari di spostarsi più facilmente e possono rappresentare un piano B per chi ha scarsa fiducia nel futuro del proprio paese,per chi ha in tasca un passaporto siriano o iracheno,avere una seconda nazionalità può essere di grande aiuto.Nel frattempo diversi paesi hanno rivisto le loro norme.L'Ungheria ha messo fine a un programma simile,mentre il Regno Unito,ha sospeso il suo sull'onda della crisi nei rapporti con la Russia , a Londra si sta lavorando a un nuovo programma di visti per investitori in base al quale i richiedenti dovranno rendere conto delle loro finanze.Non sarà più sufficiente comprare titoli di Stato,bisognerà investire nelle aziende britanniche,e eppure il commercio di documenti non si ferma.A gennaio il parlamento portoghese ha respinto la proposta dell'opposizione di abolire il sistema dei visti d'oro e ha approvato,invece,un'astensione del programma: d'ora in poi si potranno ottenere "visti verdi" in cambio di investimenti nell'ecoturismo e nelle energie rinnovabili.Ma che siano verdi o drati,il commercio di visti e passaporti resta un fenomeno dai risvolti oscuri.

Sintesi dell'articolo di Annielen De Greef.-De Standaart

venerdì 1 marzo 2019

Signor Mario Monti, legga come stanno i greci oggi...




Penso che chi si interessi di certi argomenti non possa dimenticarsi del famosissimo video dove Mario Monti in una trasmissione sulla 7 diceva che la Grecia è l'esempio del successo dell'euro.Mi auguro che a distanza di qualche anno,Mario Monti si sia pentito di quella stupidata detta in tv e vista da milioni di persone su Youtube.
Da leggere quello bellissimo articolo apparso oggi sul Corriere della Sera.


Sono disposta ad accettare un impiego meno qualificato rispetto alla mia laurea in architettura, sarei costretta a farlo anche qui. Ma almeno in altri Paesi potrò sperare di essere pagata e di immaginare un futuro
Salonicco, l’università è il ritratto di una generazione con le valigie Gli uffici di collocamento sembrano un monumento all’assenza di lavoro Chi resta non ha paura di citare il Titanic: «Bisogna agire prima che sia tardi» Se qualcosa cresce, sono i voti dell’ultradestra: «Diventeremo il terzo partito»
Vasilis Angelis legge nella rubrica del suo smartphone il bollettino della guerra che la Grecia sta perdendo: «Questo non c’è più, questo neppure, questo neanche però, forse, potrebbe tornare». Angelis è avvocato. Ha una laurea presa a Macerata e una patente nautica per girare in barca a vela l’egeo. «Mio nipote Iorgos è a Londra e si occupa di ingegneria robotica, un altro sta per laurearsi ad Atene ed andrà in Germania o in Gran Bretagna. Costas, un loro compagno di scuola, è già in Massachusetts, la figlia di un nostro amico in Virginia. Se non avessi due bambini piccoli partirei anch’io. Mi ha scritto uno studio legale canadese, lì guadagnerei probabilmente cinque, dieci volte quel che incasso qui».
Le statistiche della Banca Centrale di Atene danno ragione all’empirico sondaggio di Vasilis. Negli ultimi 10 anni da un Paese di 11 milioni se n’è andato un greco su 20. Ma se si guarda solo alla fascia di età più produttiva, quella dai 20 ai 40 anni, la percentuale schizza al 35%: tre giovani ogni dieci, maschi o femmine in proporzioni uguali.
«Stiamo affondando»
«Io sto per partire — annuncia Dafni Drossou, 24 anni di energia e chioma nera —. Prima l’erasmus in Francia, poi un qualunque lavoro pur di restare lì. Entusiasta? Certo. Illusa? No. Sono disposta ad accettare un lavoro meno qualificato di quello che dovrei con la mia laurea in architettura, ma per il semplice fatto che sarei costretta a farlo comunque, anche se restassi in Grecia. La differenza è che nell’europa che non è indebitata, che non è come la Grecia, spero di esser almeno pagata. Poco, ma pagata e con la possibilità di avere un futuro. Qui gli studi di architettura, ma anche i bar, vogliono solo lavoro gratuito».
Un preside di liceo a Veria, verso il confine macedone, Dimitris Tahmatzidis, non può che darle ragione: «Tantissimi miei studenti sanno di doversene andare. Chi può permetterselo fa direttamente l’università fuori. Altri puntano sui master, altri ancora emigrano dopo la laurea. L’impressione è di stare su un Titanic. Diamo ai ragazzi gli strumenti per emigrare, ma quando se ne andranno loro, chi resterà qui ad insegnare agli altri? Se si va avanti così, la Grecia affonderà senza neppure più la scialuppa della cultura per salvarsi».
Il nuovo salvataggio
Nella facoltà di Scienze politiche ed Economia dell’università Aristotele di Salonicco, il preside Grigoris Zarotiadis è un emigrante di ritorno. Giubbotto di pelle come l’ex ministro anti austerità Yanis Varoufakis, inglese perfetto, è stato in Austria per perfezionarsi e in Gran Bretagna per lavorare, ma poi è riuscito a trovare una cattedra in patria. «Siamo ancora in una fase che chiamerei di emigrazione reversibile — spiega —. Fra qualche anno, quando chi è all’estero avrà fatto famiglia e i figli saranno a scuola, nessuno vorrà più abbandonare la vita che si è guadagnata con fatica. Se vogliamo salvare la Grecia dobbiamo farlo in fretta. La crisi economica ha bruciato un quarto del Pil e bloccato le chances di crescita. All’estero invece l’ascensore sociale per chi è qualificato funziona ancora. L’emigrazione è quindi la soluzione per i singoli. Come collettività, invece, dovremmo investire in ricerca e sviluppo, in turismo, agricoltura e manifattura di qualità, e non come abbiamo fatto sinora solo riducendo il costo del lavoro».
Il «capitale umano»
La Grecia è da sempre un Paese d’emigrazione. Lo scrittore Thòdoros Kallifatidis l’ha anche teorizzato: le nostre radici sono nella terra che calpestano i nostri figli, non nelle tombe dei genitori. L’ultima ondata migratoria è stata negli anni 50 e 60 e chi è rimasto in Usa, Australia, Nord Europa fa da base d’appoggio ai nipoti che vogliono partire oggi. Il problema per la Grecia, però, è che non se ne vanno più braccia, ma cervelli la cui formazione è costata parecchio alla Grecia. Gli studiosi lo chiamano «brain drain», qualcosa di più e di diverso dalla nostra solita traduzione «fuga dei cervelli». Brain drain evoca un passare al setaccio, pescare da un Paese le forze migliori e metterle al servizio del proprio sistema economico. Se da una parte riduce la disoccupazione dello Stato «drenato» (o «saccheggiato»), dall’altra toglie le energie migliori che potrebbero aiutarne la ripresa. È un fenomeno che coinvolge nell’ue anche Portogallo, Irlanda, Spagna, Croazia, Slovenia, la stessa Italia. In Europa ci sono Paesi come Romania, Bosnia, Bulgaria che esportano manodopera a ritmi anche più alti (fino al 50%), ma il «capitale umano» di solito resta. Nell’ue della crisi invece c’è un accentramento di competenze e creatività nelle aree più produttive a scapito delle periferie. Solo nel sistema sanitario tedesco sono ormai 35mila i medici greci, oltre tre volte quelli che si laureano in Italia ogni anno. Il risultato è negli ospedali greci senza più personale.
Verso un terremoto politico?
È facile dare la colpa del «saccheggio» all’austerità imposta ai Paesi indebitati come la Grecia dai mercati finanziari e dall’ue. La questione dominerà la campagna elettorale tanto
più che il 26 maggio qui non si voterà solo per Bruxelles, ma anche per il Parlamento di Atene e per le amministrazioni locali. I primi sondaggi prevedono uno tsunami che spazzi via la sinistra di governo a vantaggio del centro-destra di Nuova Democrazia. Per resistere, il premier Alexis Tsipras punta sui timidi segni di ripresa e su una massiccia campagna di assunzioni a tempo determinato. A dar voce alla rabbia, però, ci pensa soprattutto l’estrema destra nazionalista di Alba Dorata che rimprovera a Tsipras di aver prima svenduto gli asset nazionali e poi i suoi giovani cervelli. Antonios Gregos, deputato di Salonicco per Alba Dorata è chiaro: «l’europa della globalizzazione, dei banchieri, dei liberali e dei socialisti ha regalato profitti giganteschi ai potentati economici e schiavizzato finanziariamente i cittadini. La gente lo ha capito e ci renderà almeno terzo partito con percentuali a due cifre».
La fine dell’industria
La crisi in Grecia ha colpito soprattutto le città maggiori: Atene e Salonicco. Le isole sono restate a galla con il turismo, l’interno con l’agricoltura. La sorte peggiore è toccata ai distretti industriali come quello di Noussa a 150 chilometri da Salonicco dove la globalizzazione ha fatto il deserto e l’europa sta cominciando a seminare. È il sindaco Nikos Koutsogiannis a raccontarlo. «Eravamo la Manchester dei Balcani, il maggior centro tessile della regione. A inizio anni 2000, la concorrenza dei prodotti asiatici ci ha messo fuori mercato. Su 30mila abitanti 5mila hanno perso il la- voro. La città si è svuotata. Oggi siamo circa 20mila e stiamo tentando di rinascere. Con i fondi per lo sviluppo Ue stiamo riconvertendo le fabbriche in centri per congressi, arte e creatività. Vorremmo arrivare a fare di Noussa un ambiente moderno e piacevole capace di attrarre la diaspora internazionale. Con la loro professionalità, sfruttando anche il lavoro a distanza, potrebbero far ripartire il Paese».
I dubbi di chi resta
Evi Zygoulianou, 32 anni, è una di quelli scappati. Laureata in pedagogia, master sui disturbi dell’apprendimento, vive e lavora a Monaco. Una, due volte la settimana parla in Skype con genitori e fratello rimasti in Grecia. La sua voce arriva in una casa piena di icone ortodosse. «Guadagno bene, ma se potessi tornerei indietro. In Germania mi sento comunque straniera: mi piacciono cibi diversi, gesticolo in modo diverso, tratto le persone diversamente dai tedeschi».
Ad Atene anche lo scrittore Petros Markaris, il padre dell’ispettore Charitos, è tormentato dalla nuova diaspora. «Capisco che molti possano incolpare l’europa perché questa sembra dire ai disoccupati quel che un proverbio greco dice al demonio: “Vattene via da me, va dal mio vicino». Per me però, il problema vero è la distruzione della classe media, unica guardiana della democrazia. La crescita dell’estrema destra e del razzismo non è casuale. Se vogliamo uscire dalla crisi ancora in democrazia, c’è qualcosa di meglio dell’europa?».

dal CORRIERE DELLA SERA del 1 marzo 2019-articolo di Andrea Nicastro