Anglotedesco

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lunedì 4 marzo 2019

Amazon sfrutta i profughi in Germania? Ecco cosa serve l'immigrazione

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Il 99% di quelli presenti sabato scorso a Milano ,e non solo, queste cose non le capiscono,non capiscono in che modello economico vivono.Poi ovviamente c'è anche il lavaggio del cervello che la gente ha subito negli ultimi 35-40 anni che ha fatto si che più che esseri umani sembrano delle brave pecorelle che seguono il gregge.L'immigrazione serve solo per accontentare le grandi multinazionali, non c'entra nulla col senso di umanità e chi abbocca, è un complice.


Sostiene Amazon che «tutti i nostri partner devono pagare correttamente i fattorini e trattarli con rispetto». Ma tra i suoi partner in Germania, tra le 50 aziende incaricate di consegnare miliardi di pacchetti ogni anno ce ne sono alcune che rispettano pochissimo i loro fattorini, soprattutto se profughi. Lo Spiegel ha raccolto le testimonianze di tre rifugiati siriani impiegati da Plb, subfornitore di Amazon. «Ci hanno detto che avremmo lavorato le prime due settimane senza essere pagati, poi 90 euro al giorno», racconta uno di loro che non ha voluto essere citato perché teme di essere multato per aver lavorato in nero. Eppure Amazon sostiene che i fattorini devono essere pagati «più del salario minimo e in base all’orario lavorato». E, ovviamente, nel pieno rispetto delle leggi. Ma alla giornalista del settimanale, i tre siriani hanno raccontato di aver faticato a ottenere la loro paga. E le hanno girato le loro chat di lavoro dalle quali si evincono comportamenti dolosi da parte di Plb. Se un’agente della polizia dovesse chiedervi per chi lavorate, si legge nelle chat, dite che lavorate per "Sicherheit 16" e che vi paghiamo per 36 o 48 ore a settimana. Dall’inchiesta emerge insomma che questi fornitori tendono anche a subappaltare ulteriormente il lavoro. Una giungla che il capo del sindacato Ver.di, Fransk Bsirske, non ha esitato a definire «una struttura pseudo-mafiosa». E sempre nei colloqui via telefono tra Plb e i suoi fattorini, quando un profugo si lamenta di "lavorare in nero" l’azienda gli intima di non farlo mai più in chat. Con il boom dell’e-commerce il traffico di pacchetti è aumentato in modo esponenziale negli ultimi anni e oggi è un settore che vale oro: nel 2018 nella Repubblica federale sono stati consegnati 3,5 miliardi di pacchi. E se si calcola che il 46% dei ricavi del commercio online vanno nelle tasche di Amazon, è facile calcolare la montagna di soldi che accumulano le aziende che lavorano per il colosso di Seattle. Eppure, a inizio febbraio gli agenti della finanza che hanno deciso di dare un’occhiata alla giungla dei sub e subsub-fornitori hanno scoperto oltre duemila violazioni della legge.

da LA REPUBBICA del 4 marzo 2019- Tonia Mastrobuoni

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