Anglotedesco

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mercoledì 31 luglio 2019

DONALD TRUMP:"Faremo un accordo con la Russia per il controllo sugli armamenti "

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il desiderio di raggiungere accordi sul controllo degli armamenti con la Russia.
"Penso che faremo un accordo con la Russia, dove avremo il controllo sugli armamenti ".
All'inizio della giornata, il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti John Bolton ha confermato che gli Stati Uniti si sarebbero formalmente ritirati dal trattato sull'eliminazione dei missili a raggio intermedio e a corto raggio (INF).
Ha anche affermato che il Trattato di riduzione delle armi strategiche (START o START-3), che scade nel 2021, è improbabile che venga esteso perché "ha dei difetti". Secondo Bolton, Washington vorrebbe concludere un nuovo accordo con la partecipazione di Russia e Cina.
START-3 è stato firmato nel 2010. Rimane l'unico trattato in vigore tra la Federazione Russa e gli Stati Uniti sulla limitazione delle armi.
Il trattato INF è stato concluso tra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti nel dicembre 1987 ed è entrato in vigore nel giugno 1988. Il documento proibisce ai due paesi di produrre e distribuire missili balistici e da crociera di raggio medio e corto (area di distruzione da 500 a 5,5 mila km).
Nel febbraio 2019, Washington ha iniziato la procedura per uscire dal Trattato INF, accusando Mosca di non rispettare i punti del documento a causa del missile russo 9M729.

SCANDALO DI BIBBIANO.Intervista al ministro Luigi Di Maio

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REGGIO EMILIA. «Questi scandali sempre più spesso accadono quando lo Stato si ritira dando spazio a imprese, cooperative, onlus magari "politicamente" o "ideologicamente" vicine, con una esternalizzazione o peggio privatizzazione dei servizi pubblici. Questo processo lo abbiamo visto in diversi scandali». Sembra intenzionato a non fare sconti a nessuno il leader M5s, ministro del Lavoro e vicepremier, Luigi Di Maio, parlando dell'inchiesta "Angeli e Demoni" sui presunti affidi illeciti: 29 gli indagati, fra i quali anche il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, nell'ambito di un'indagine che ha travolto il sistema dei Sevizi sociali dell'Unione Val d'Enza e il comune reggiano che ne è diventato simbolo: un paese da 10mila abitanti, noto come culla del Parmigiano Reggiano, diventato suo malgrado a suon di mobilitazioni l'epicentro dello scandalo e la più ambita vetrina politica nazionale. È qui che dopo Giorgia Meloni e Matteo Salvini verrà anche il leader M5s, insieme al Guardasigilli, Alfonso Bonafede, in una visita per ora programmata giovedì 8 agosto, sebbene la data sia ancora da ufficializzare.

Ministro, dopo Salvini ha annunciato anche lei una visita a Bibbiano. Non crede si possano generare ulteriori problemi di ordine pubblico per una comunità già molto esposta a minacce di ogni tipo a causa proprio della sovraesposizione dovuta all'inchiesta? Quando verrà lo farà come leader M5s o come rappresentante del governo?

«La mia visita insieme al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, sarà una visita istituzionale per fare il punto della situazione con i sindaci, incontrare associazioni e famiglie, e presentare il progetto della squadra speciale istituita dal Ministro. Non ci sarà alcun comizio».

Il ministro Bonafede ha annunciato una squadra speciale sugli affidi, per indagare l'intero sistema. Crede ci siano responsabilità anche da parte del tribunale dei minori?

«Questo non sta a me dirlo ma al lavoro della magistratura. Il ministro Bonafede ha avviato una ispezione e la squadra speciale, che presenteremo la prossima settimana nella visita in Val d'Enza, avrà diversi compiti. Inoltre va avviata una riflessione ad ampio respiro. Questi scandali sempre più spesso accadono quando lo Stato si ritira dando spazio a imprese, cooperative, onlus magari "politicamente" o "ideologicamente" vicine, con una esternalizzazione o peggio privatizzazione dei servizi pubblici. Questo processo lo abbiamo visto in diversi scandali».

 Lei ha definito il Pd il partito di Bibbiano, beccandosi una querela dai dem. Non ritiene che ci sia un eccessivo sciacallaggio politico e giustizialista, soprattutto sui social, sull'inchiesta Angeli e Demoni, che di fatto è ancora in corso e in una fase iniziale?

«Io mi fido del lavoro di magistratura e Carabinieri. Basta leggere gli atti, ci sono intercettazioni allucinanti. Non vedo alcuno sciacallaggio politico. Quanto alle minacce di morte, non sono mai accettabili. Per quanto riguarda il sindaco di Bibbiano posso dire che sicuramente è innocente fino al terzo grado di giudizio, ma sicuramente ha responsabilità politiche che prescindono dagli esiti giudiziari».

Come spiega i rapporti del M5s con personaggi coinvolti nell'inchiesta? Rossella Ognibene, candidata sindaco M5s alle ultime amministrative, si è dimessa da consigliera - si dice sia stata costretta - prima ancora dell'insediamento in Sala Tricolore per difendere Federica Anghinolfi, responsabile Servizi Sociali dell'Unione Val d'Enza e fra le principali indagate. È inoltre collega di studio di un altro indagato, Marco Scarpati. In più, il M5s in Piemonte finanziò il centro Hansel e Gretel. Non vi siete accorti di nulla come M5s?

«Non ci sono rapporti politici, quelli li avevano semmai chi era al governo dei servizi sociali dei territori e sono gli esponenti del Pd. Vorrei ricordare che la prima persona ad accorgersi politicamente che qualcosa non andava nel numero esagerato di affidi e spese rispetto al numero di abitanti della Val d'Enza è stata Natascia Cersosimo, la capogruppo del Movimento 5 Stelle nell'Unione Val d'Enza. La ringrazio di cuore per il suo lavoro. I consiglieri comunali per pochi euro in gettoni svolgono un ruolo fondamentale. Natascia parlò di queste anomalie durante una riunione dei capigruppo dell'Unione Val d'Enza oltre un anno fa, ma la maggioranza Pd fece finta di nulla. Alcuni esponenti del Pd in Parlamento erano impegnati a promuovere politicamente in ogni dove, dal Parlamento alla Regione ai Comuni il "metodo" oggi sotto inchiesta. Dal ruolo di governo avrebbero invece dovuto controllare tutti con più cura. Inoltre in data 29 maggio di quest'anno, un mese prima degli arresti la nostra parlamentare Ascari ha presentato una interrogazione sul "caso Veleno". Ed è sempre del Movimento 5 Stelle a prima firma Ascari la proposta di legge per istituire una Commissione d'inchiesta su tutto il fenomeno a livello nazionale. Quanto all'avvocato Ognibene che ricordo ha lasciato il Movimento 5 Stelle oltre che il ruolo da consigliere comunale, la sua decisione di difendere la principale indagata era politicamente e umanamente incompatibile con la battaglia che stiamo conducendo. Ora il lavoro su Reggio va avanti con gli altri nostri tre consiglieri che tra l'altro si sono attivati per vigilare che quanto accaduto in Val d'Enza non si fosse verificato anche nel capoluogo. Quanto alla scelta dei consiglieri regionali del M5s Piemonte di donare 10mila euro dei tagli dei loro stipendi, appena partita l'inchiesta hanno richiesto la restituzione immediata dei fondi e vogliono adire per vie legali. Dovrebbero fare la stessa cosa tutte le istituzioni pubbliche, penso alla Regione Emilia-Romagna che ha dato fondi ad associazioni che oggi vedono persone coinvolte nell'inchiesta».

Sembra che il caso Bibbiano sia ormai l'unica cosa che tiene insieme l'alleanza di governo M5s-Lega. Terrà questa alleanza in vista delle elezioni regionali?

«Per le regionali e le comunali gli iscritti hanno appena approvato con il 78% di '"sì" l'apertura ad eventuali alleanze con realtà civiche già presenti da anni sui territori. Non vi sarà quindi nessuna alleanza con la Lega che andrà invece con Forza Italia e la destra. A livello nazionale c'è un Contratto di Governo da rispettare e le cose da fare sono tante per gli italiani. Penso al Salario Minimo per i lavoratori da realizzarsi contestualmente al taglio del costo del lavoro per le imprese, misure a favore dell'ambiente per rilanciare a livello sostenibile la nostra economia, la legge sull'acqua pubblica attesa dal 2011 dalla maggioranza degli italiani che votò al referendum»

da LA GAZZETTA DI REGGIO del 31 luglio 2019-intervista a Luigi Di Maio di Evaristo Sparvieri

martedì 30 luglio 2019

In Emilia-Romagna Fratelli d'Italia candidano Alessandro Meluzzi

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Fuga in avanti di Fratelli d’Italia che candida lo psichiatra e noto voto televisivo Alessandro Meluzzi alla presidenza della Regione. «Una candidatura di altissimo profilo», sostiene il responsabile regionale di Fdi Michele Barcaiuolo. Una mossa che irrita la Lega che rivendica per sé la scelta dello sfidante del governatore Stefano Bonaccini. «Sarà Salvini a indicare la strada», ribadisce il segretario romagnolo del Carroccio Jacopo Morrone.
Fuga in avanti di Fratelli d’Italia che candida lo psichiatra Alessandro Meluzzi alla presidenza della Regione. Una mossa che irrita la Lega che rivendica per sé la scelta dello sfidante del governatore Stefano Bonaccini.
A metà luglio il leader Matteo Salvini, in visita a Ferrara, aveva infatti fatto il nome della senatrice e sottosegretario ai Beni culturali Lucia Borgonzoni. Nome che in quei giorni andava «benissimo» a Fratelli d’Italia, quantomeno al suo senatore Alberto Balboni. L’impressione, quindi, è che la scelta di Giorgia Meloni di far scendere in campo lo psichiatra, volto televisivo molto noto. sia più che altro un modo per alzare la posta in gioco e ottenere un peso maggiore dentro al centrodestra rispetto a Forza Italia («Parliamo pure di nomi, ma stiamo soprattutto su contenuti», si limita per ora a dire il coordinatore regionale degli azzurri Galeazzo Bignami).
Meluzzi nei giorni scorsi è spesso intervenuto in tv sui fatti di Bibbiano, tema che Fratelli d’Italia ha cavalcato puntando il dito contro il Pd. Da qui l’idea di mettere «sul piatto una candidatura di altissimo profilo, un nome che ha sangue romagnolo e ha mantenuto uno studio professionale a Rimini», un candidato che può «portare il centrodestra alla vittoria in Emilia-Romagna», come sostiene il responsabile regionale di Fdi Michele Barcaiuolo, che ieri ha ricevuto l’ok da Meluzzi. Per il partito della Meloni, che prova così a smuovere le acque nei rapporti tra alleati senza però voler «mettere in discussione l’unità della coalizione», la palla ora passa alla Lega che ha già mostrato di non gradire l’uscita.
«In Emilia-Romagna la candidatura alla presidenza deve essere indicata dalla Lega, questo prevedono gli accordi già presi», è il richiamo di Eugenio Zoffili, responsabile per la Lega della campagna elettorale in regione. E dunque, aggiunge, «ci auguriamo che nessuno abbia cambiato idea e si rimangi la parola data». Il candidato «sarà della Lega» e «sarà Salvini a indicare la strada», ribadisce anche il segretario romagnolo del Carroccio e sottosegretario alla Giustizia, Jacopo Morrone, che non esclude novità la prossima settimana a Milano Marittima, quando si terrà la festa di partito (dal 2 al 6 agosto), e soprattutto in vista della serata clou di sabato 3 con Salvini. Toccherà a lui mettere la parola fine alla girandola di candidati. E quindi mettere il sigillo finale sulla Borgonzoni o sparigliare le carte con un altro nome.

da IL CORRIEE DI BOLOGNA del 30 luglio 2019-Beppe Persichella

Un giornalista esperto di politica estera:"gli americani devono infondere paura nei russi"

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Gli Stati Uniti devono fare due cose per migliorare le relazioni con la Russia. Uno di questi è infondere paura nei russi.
Secondo un giornalista di politica estera di cui non faccio il nome perchè questo blog ha sede negli Usa e cliccano più gli americani degli italiani, il prossimo presidente americano dovrebbe far temere gli Stati Uniti dalla Federazione Russa. Allo stesso tempo, dovrà anche trovare un modo per guadagnare la fiducia dei russi.
Il giornalista crede che i russi presumibilmente erroneamente considerino gli Stati Uniti una minaccia, quindi Washington deve conquistare il rispetto del presidente russo Vladimir Putin e delle future generazioni di russi.
Il giornalista è convinto che gli Stati dovrebbero impegnarsi nella diplomazia pubblica, e in particolare "esprimere preoccupazione per la situazione dei diritti umani".
Inoltre, nello svolgere questo compito, gli stati non possono mostrare l'intenzione di rovesciare il governo russo.
Il pubblicista ritiene che anche se tutte queste condizioni saranno soddisfatte, gli Stati non riusciranno a cambiare da una notte all'altra la politica estera "aggressiva" della Russia.

lunedì 29 luglio 2019

SCANDALO DI BIBBIANO.Rapporti falsi per togliere i bimbi

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Ha descritto la casa in cui vivevano due bimbi come «fatiscente», collegando l'atteggiamento di «chiusura» dei fratellini all'equivoca situazione familiare e non al fatto che in realtà non sapevano comprendere e parlare l'italiano. Una serie di giudizi sui quali ha posto poi in calce la sua firma di assistente sociale, e che hanno contribuito all'allontanamento dei due bimbi dai genitori naturali, i quali stanno lottando ancora oggi per averli indietro. Pochi giorni fa, però, Cinzia Magnarelli - difesa dall'avvocato Alessandro Conti - ha aperto uno squarcio dall'interno del sistema degli affidi, confermando di aver falsificato quelle e altre relazioni per calcare la mano e far disporre così dal tribunale dei Minori il collocamento a terzi dei bimbi, considerati vittime di abusi. «È vero, ho falsificato quelle relazioni ma l'ho fatto a causa delle pressioni che subivo dai miei superiori. Mi sono adagiata per del tempo ma poi non ce la facevo più: per questo lo scorso settembre ho chiesto il trasferimento». Conferme dell'impianto accusatorio fatte davanti al giudice Luca Ramponi che sta vagliando in fase preliminare la sfilza di reati compresi nell'inchiesta "Angeli e Demoni". Il magistrato ha ora deciso che l'assistente sociale - sospesa inizialmente per 6 mesi dal lavoro - può ora tornare a lavorare a Montecchio viste le ampie dichiarazioni rese durante l'interrogatorio di garanzia. La revoca della misura giunge quindi in seguito a una confessione che rende l'indagata una sorta di teste-chiave, testimone diretta del caso di Bibbiano e in grado di corroborare per ora le accuse seguite alle complesse indagini sui presunti affidi illeciti legati al centro "La Cura", considerato un'eccellenza di caratura regionale nella tutela dei minori. L'assistente sociale punta il dito direttamente contro la dirigente dei servizi sociali dell'Unione Val d'Enza Federica Anghinolfi, e contro il metodo creato sotto la sua egida. Un approccio definito «integralista» seppur in casi oggettivamente complessi o di disagio, basato su condizionamenti dei minori quando si accendeva la spia su possibili abusi. Magnarelli ha cercato quindi di discolparsi confermando però al contempo le sue responsabilità. La donna indagata ha parlato di un gruppo di lavoro formato per la valutazione dei casi difficili che venivano aggravati però in maniera dolosa per giungere poi agli affidamenti. Come fatto per il caso dei due fratellini, dai quali si era recata dopo la segnalazione di una possibile violenza da parte del padre, archiviata dalla Procura di Reggio. «Alla visita domiciliare svolta nel pomeriggio la casa si presenta piena di muffa, con una grave situazione di degrado - scrisse Magnarelli in una delle relazioni incriminate -. La camera da letto si presenta con dei materassi per terra, ceste di vestiti ammassati, mobili malmessi». Relazione non veritiera già agli occhi dei carabinieri, che ha portato all'accusa di falso ideologico e la frode processuale per l'assistente sociale, che ha confermato la falsità della relazione, offrendo dettagli sulle pressioni che sarebbero state effettuate dagli assistenti sociali sui minori durante gli incontri per tenerli lontani dai genitori naturali.

da LA GAZZETTA DI REGGIO del 29 luglio 2019-Enrico Lorenzo Tidona

domenica 28 luglio 2019

A Washington sono felici che abbia vinto Boris Johnson


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ARTICOLO CHE CONDIVIDO DALLA PRIMA ALL'ULTIMA RIGA

La figura clownesca di Boris Johnson si è presentata carica di bagagli anti-russi al suo arrivo, questa settimana, a Downing Street nella sua veste di nuovo Primo Ministro britannico.

La povera e sventurata Theresa May è stata sostituita da un tizio che sembra pensare che la geopolitica sia un circo dove ci prende a torte in faccia.

I suoi deplorevoli commenti sull’affare Skripal, quando l’anno scorso aveva accusato il presidente russo Vladimir Putin di aver ordinato un tentativo di omicidio in Inghilterra, oltre alla sua scandalosa denigrazione della Russia, organizzatrice della Coppa del Mondo di calcio, paragonata alla Germania nazista che aveva ospitato i Giochi olimpici nel 1936, dimostrano che questo politico non è adatto all’incarico. Può solo peggiorare ulteriormente le relazioni con la Russia.

Inoltre, la servile adulazione di Johnson nei confronti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump aggiunge un nuovo, inquietante rischio di guerra con l’Iran.

Tutto, di questo polemista di 55 anni, che si era fatto una carriera giornalistica inventandosi immondizia sensazionalista, indica una personalità senza scrupoli ed egocentrica. A queste “qualità” si aggiungono la sua immane stupidità e l’insostenibile arroganza, tipica della viziata alta borghesia inglese.

Questo Johnson con la puzza sotto il naso, educato ad Eton-Oxford è un fautore dell’”hard Brexit” dall’Unione Europea. Nel suo discorso di accettazione di questa settimana ha dichiarato che la Gran Bretagna uscirà dall’UE nel prossomo ottobre, con o senza un accordo commerciale successivo con il blocco europeo. Johnson sembra abbia l’illusione che la Gran Bretagna sia, in qualche modo, in grado di ripristinare la sua presunta grandezza di nazione di libero scambio, come ai tempi dell’impero, più di un secolo fa. È pronto ad allontanarsi dall’UE con un “hard Brexit,” il che significa che il Regno Unito dovrà dipendere dall’amministrazione Trump per un nuovo “patto di libero scambio” con Washington. Johnson ha bisogno di ingraziarsi la Casa Bianca di Trump per trovare un grosso partner commerciale al di fuori dell’UE, dopo oltre quarant’anni di adesione al blocco. Mostra tutti i segni di voler diventare un patetico servitore di Trump.

Questo significa che, inevitabilmente, Johnson sarà legato ai capricci e alle richieste di Washington, non solo in materia commerciale, ma dovrà, in ogni modo possibile, seguire ed assecondare anche la politica estera degli Stati Uniti.

Negli ultimi mesi gli Inglesi hanno già mostrato una deferenza sconsiderata nei confronti della politica di aggressione di Trump all’Iran. Londra sta inviando sempre più navi da guerra nel Golfo Persico per “proteggere” il naviglio britannico che percorre questa strategica rotta commerciale. Un simile dispiegamento di importanti forze militari da parte della Gran Bretagna, al passo con l’escalation degli Stati Uniti, è una mossa incendiaria in una situazione già peraltro molto tesa.
Inasprisce ulteriormente le tensioni ed aumenta i rischi di un eventuale errore di calcolo, che porterebbe ad un confronto militare a tutto campo. Laddove leader più saggi sarebbero stati più moderati e avrebbero cercato trattative diplomatiche per risolvere uno scontro potenzialmente esplosivo, Boris Johnson sembra un po’ troppo succube di Trump e della sua politica aggressiva nei confronti dell’Iran.Johnson è ampolloso, arrogante e mal informato, proprio come Trump, e questa è una combinazione molto pericolosa.Per quanto riguarda la Russia, il nuovo Primo Ministro britannico aveva in precedenza dimostrato una stupefacente ignoranza della geopolitica, della storia e delle principali regole diplomatiche.
Ricordiamo che era stato Johnson che, in qualità di Ministro degli Esteri, l’anno scorso aveva promosso l’assurda narrativa sull’incidente occorso agli Skripal a Salisbury. A pochi giorni dal misterioso e apparente avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal e di sua figlia nel marzo 2018, Johnson aveva affermato, senza alcuna prova, che il Cremlino era il responsabile del tentativo di omicidio. Aveva anche accusato dell’incidente il presidente russo Vladimir Putin, che avrebbe di persona ordinato il presunto complotto.
Era presto emerso che Johnson stava mendacemente distorcendo informazioni di “intelligence,” con l’apparente intento di implicare del fatto agenti russi. L’intemperata e sconsiderata versione ufficiale britannica dell’incidente che, a più di un anno di distanza, rimane un evento strano ed inspiegabile, aveva portato all’espulsione da parte degli Stati Uniti e dei paesi europei di alcuni diplomatici russi e all’imposizione di sanzioni, nonchè ad un ulteriore deterioramento delle relazioni dell’Occidente con Mosca.
Johnson aveva reiterato i suoi sproloqui contro la Russia alcuni giorni dopo, quando, nel marzo 2018, aveva paragonato l’allora imminente Coppa del Mondo, che si sarebbe dovuta tenere in Russia, alle Olimpiadi del 1936 ospitate dalla Germania nazista. Questo politico britannico aveva continuato, paragonando il presidente Putin ad Adolf Hitler e aveva esortato gli Stati Uniti e l’Europa ad intraprendere azioni ancora più severe contro Mosca. Aveva anche fatto analogie storiche ridicole e pretestuose tra la presunta “annessione della Crimea” da parte della Russia e l’invasione nazista dei Sudeti cechi nel 1938, affermando che, se l’Europa “non resiste a Putin,” non avrebbe fatto altro che ricalcare la famigerata ed arrendevole politica degli anni ‘30 verso il Terzo Reich, che aveva portato alla Seconda Guerra Mondiale.
Nel fare dichiarazioni così strampalate e storicamente ottuse, Johnson dimostra di essere un buffone ignorante. Ironia della sorte, ha la pretesa di essere uno studioso di storia ed un grande ammiratore di Winston Churchill.
Johnson non è però solo un pagliaccio. È uno showman molto pericoloso ed erratico, il cui obiettivo principale sembra essere l’auto-esaltazione. Da una parte, questa settimana, la sua dubbia “elezione” a Primo Ministro da parte di un piccolo partito conservatore di minoranza (meno dell’1% della popolazione elettorale britannica) è una farsa. Buona fortuna alle sue fantasie di far risorgere la “grandezza imperiale” britannica. La maggior parte degli Inglesi ha la pelle d’oca per questo suo nuovo ruolo, secondo i sondaggi di opinione.
Per contro, la sua ascesa a Downing Street segna anche un inasprimento della follia delirante britannica. Le prospettive nelle relazioni internazionali, le tensioni con l’Iran e l’animosità occidentale nei confronti della Russia sono tutt’altro che divertenti. È triste pensare che a capo di una potenza nucleare ci sia un pagliaccio, la cui unica priorità è quella di essere uno Yes Man di Washington.

strategic-culture.org

Uno sguardo all'estero.Il divorzio in Danimarca

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Una volta, la procedura di divorzio era eccezionalmente facile per i danesi. E ora devono aspettare prima di separarsi ufficialmente. Durante questo periodo, i partner sono tenuti a seguire un corso speciale.
La Danimarca , un paese associato alla libertà e alle soluzioni liberali nell'ambito della famiglia e dei costumi, introduce molte restrizioni. Ad aprile è entrato in vigore un pacchetto di leggi che ostacola il divorzio. In precedenza, era sufficiente compilare un modulo semplice e inviarlo all'ufficio via Internet. Adesso è più difficile.
Il paese supporta i genitori in vari modi. Le istituzioni che offrono ai bambini assistenza per l'intera giornata sono ampiamente disponibili: asili nido e scuole materne di alta qualità. L'anno del congedo parentale deve essere utilizzato. Queste sono soluzioni che possono essere sognate in altri paesi. Eppure nel 2018, 15.000 persone hanno divorziato in Danimarca. coppie e il matrimonio si è dimezzato.
Da aprile, tutti i genitori dovranno aspettare tre mesi per il divorzio. Durante questo periodo, sono tenuti a seguire un breve corso che ha lo scopo di alleviare gli effetti del divorzio per i familiari più grandi e più giovani. La maggior parte dei danesi - cittadini, politici - sostiene questa soluzione. È criticato solo dal piccolo gruppo liberale Alleanza liberale, ritenendo che interferisca troppo con le libertà civili.
Il corso si chiama "Cooperazione dopo il divorzio". Aiuta a minimizzare le difficoltà incontrate dalle coppie che decidono di divorziare. Soprattutto, facilita la comunicazione, che in tali situazioni è solitamente difficile ed emotiva.
I problemi discussi possono essere verificati sui siti Web o tramite l'applicazione. I divorziati possono in qualsiasi momento leggere 17 lezioni di mezz'ora che offrono soluzioni specifiche a questioni potenzialmente controverse. Stanno parlando, ad esempio, di come festeggiare il compleanno di un bambino o di come parlare con un ex-partner quando è molto arrabbiato.
Psicologo prof. Gert Martin Hald, uno dei creatori del progetto del corso di pre-sviluppo, uno specialista in sanità pubblica, spiega che l'obiettivo principale del corso è comprendere le reazioni dei propri figli e partner. Ti insegna a gestire lo stress e l'ansia. Il suo scopo principale è limitare la sofferenza dei bambini che vengono gettati nel mezzo del conflitto, provano sentimenti difficili, sono terrorizzati e non capiscono cosa sta succedendo.

venerdì 26 luglio 2019

Si risente Domenico Scilipoti:"Sono il presidente di Unione cristiana in Italia e ambasciatore per la diffusione del Vangelo"




«Sì, ho saputo che Salvini mi ha citato (ieri mattina a Radio anch’io, ndr) ma io a quell’ora ero con una delegazione del Burkina Faso a parlare giusto di migranti in due Comuni del messinese: Falcone e Furnari. E la mia pazienza è finita!»

Salvini ha trovato «strano» il discorso di Conte in Senato: «Come se ci fosse la necessità di cercare gli Scilipoti di turno per non andare a casa...». Ha detto proprio così, il vicepremier leghista.

«Sì, citandomi dunque come esempio negativo in riferimento a eventuali maggioranze parlamentari alternative, raccogliticce e composte da transfughi. Mi riservo di valutare le sue parole in sede legale. Intanto, però, l’invito a incontrarci in televisione».

Vuole un faccia a faccia? 

«Sì, perché Salvini tiene sempre il rosario in mano, ma io sono il presidente di Unione cristiana in Italia e ambasciatore per la diffusione del Vangelo. E noi non possiamo lasciar morire la gente in mare. Non sono io l’opportunista! È lui, se mai, ad aver tradito il centrodestra con i 5 Stelle».


Lo «scilipotismo», però, finì nella Treccani dopo che lei, nel 2010, lasciò l’idv votando la fiducia a Berlusconi.


«I poteri forti volevano sostituire Berlusconi con il banchiere Profumo. Mi opposi a quel disegno. Dopo anni posso dire che quello che ho fatto lo rifarei».

Magari con un nuovo Movimento dei Responsabili ?

«No, quello fu un periodo storico particolare, oggi la situazione è più tranquilla».

Che vuol dire?

«Non c’è la necessità di fare un’operazione soli contro tutti come quella del 2010».


E dunque cosa accadrà? 

«Ma io non sono più in Senato, sono solo il primo dei non eletti di Forza Italia in Puglia. So le cose dai giornali!».

Conte ha smentito ogni trama, Di Maio e Salvini si sono incontrati. Insomma, nessun tradimento in vista?

«Ma che discorsi! Nessuno vuole tradire, ma se c’è una politica in atto non utile per il Paese, un parlamentare responsabile deve rispondere alla Nazione e non al Salvini di turno! Se dovessero continuare le incompatibilità con la Lega è chiaro che i 5 Stelle potrebbero anche avviare una riflessione, aprire un dialogo e trovare in Parlamento convergenze migliori per il Paese».

Un’alleanza col Pd?

«Le convergenze possono essere tante: se ti sei lacerato il vestito puoi fartene uno nuovo oppure vai dal sarto a farlo riparare. Così, si può andare al voto o può nascere una nuova maggioranza. L’importante è che torni il dibattito in Parlamento, oggi io non lo vedo».
Il ministro dell’interno mi ha citato come esempio negativo Mi riservo di valutare azioni legali Intanto lo sfido in tv È lui che ha tradito il centrodestra «Come quando si lacera un vestito: lo puoi sostituire, torni alle urne; oppure farlo riparare...»

da IL CORRIERE DELLA SERA del  26 luglio 2019-Fabrizio Caccia

giovedì 25 luglio 2019

INCIDENTE AEREO MH17 del 2014.Usa e Ucraina chiesero alla Malesia di consegnare i registratori

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Il colonnello Mohamad Sakri, che ha guidato l'operazione del Consiglio di sicurezza nazionale della Malesia, in un nuovo film documentario del giornalista olandese Max van der Werff sull'incidente di un aereo MH17, ha raccontato come gli Stati Uniti e l'Ucraina volessero catturare i registratori di volo dopo l'incidente.
Secondo il colonnello, dopo il crollo del transatlantico, ricevette l'ordine di recarsi immediatamente sulla scena dell'incidente. Tuttavia, le autorità ucraine hanno bloccato l'accesso per i rappresentanti della Malesia. Pertanto, Sakri e il team che lo accompagna dovettero andare a Donetsk in segreto.
Da quando è arrivato sul luogo dell'incidente davanti ai rappresentanti di Australia, Paesi Bassi e Ucraina, è stato in grado di ottenere scatole nere.
Il film, come notato, mostra un documento che afferma il fatto del trasferimento di scatole nere ad esso da parte delle autorità dell'autoproclamato DNR.
Successivamente, la Missione speciale di monitoraggio dell'OSCE ha richiesto che la Malesia consegnasse i registratori, ma è stata rifiutata.
Successivamente, secondo lui, gli agenti dell'FBI sono venuti da Sakri, che ha richiesto la fornitura di dispositivi di registrazione. Inoltre, ha detto che anche il governo ucraino lo ha messo sotto pressione e ha cercato di costringerlo a dare loro i registratori.
L'aereo di linea della Malaysian Airlines, in viaggio da Amsterdam a Kuala Lumpur, si è schiantato nell'Ucraina orientale il 17 luglio 2014. Le vittime dell'incidente aereo furono 298 persone. Questo incidente è stato indagato da un team internazionale guidato dai Paesi Bassi. Nel suo rapporto si afferma che il sistema di difesa aerea "Buk", che aveva colpito Boeing, fu prelevato dalla Russia, e poi ritornò.
Il presidente russo Vladimir Putin, nel maggio 2018, ha dichiarato che Mosca non ha motivo di fidarsi dei risultati dell'indagine, poiché non gli è stato permesso di fare questo lavoro.

ROBERT MUELLER:"La Russia continuerà ad interferire nelle elezioni americane"

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La Russia continuerà a tentare di intervenire nel processo elettorale statunitense, anche durante le elezioni del 2020, ha dichiarato l'ex procuratore speciale degli Stati Uniti Robert Mueller.Così' ha detto Muller in un'audizione in uno speciale comitato di intelligence della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti
L'inchiesta sull'interferenza degli "hacker russi" nelle elezioni è iniziata dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni di novembre 2016. Alla fine di marzo di quest'anno, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato i principali risultati del rapporto finale sul "caso russo" del procuratore speciale Robert Mueller, che durante l'inchiesta non ha trovato la collusione di Trump con la Russia durante la campagna elettorale.
Il 10 aprile, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che era chiaro alla Federazione russa in che cosa sarebbe finita la "proverbiale commissione" delprocuratore speciale Muller. Il capo dello stato ha sottolineato che non vi è stata alcuna collusione tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la Russia. Tuttavia, secondo lui, nonostante i risultati dell'indagine, la situazione politica interna negli Stati Uniti non è diventata più facile.

mercoledì 24 luglio 2019

Gli Usa accusano Russia e Siria di attacchi aerei contro civili nel sud della provincia siriana di Idlib

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Il 23 luglio il Dipartimento di Stato americano ha accusato la Russia e la Siria di attacchi aerei contro civili nel sud della provincia siriana di Idlib.
Si fa notare che informazioni precedenti sono apparse sui media stranieri riferendosi ai dati dell'organizzazione White Helmets e al Centro siriano per il monitoraggio dei diritti umani, secondo i quali, a quanto si dice, a seguito del bombardamento aereo russo a Maaret en Numan, circa 23 persone sono state uccise. A sua volta, il Ministero della Difesa russo ha definito queste dichiarazioni un falso e ha sottolineato che quel giorno il VKS non ha svolto alcun compito in questa regione.
Il portavoce del Dipartimento di Stato Morgan Ortagus ha affermato che tali attacchi sono durati per diversi mesi. Ha anche accusato i militari siriani e russi di "attacchi deliberati contro obiettivi civili". Pertanto, ha invitato Mosca e Damasco a fermare l'offensiva.
White Helmets è un'organizzazione che opera nei territori controllati dall'opposizione siriana. Lo scopo dell'attività è fornire assistenza medica alla popolazione e salvare i civili colpiti durante le ostilità. L'organizzazione è stata ripetutamente accusata di diffondere informazioni false.
Quindi, nell'aprile 2018, "White Helmets" ha dichiarato che le armi chimiche sono state utilizzate nella città di Duma. I paesi occidentali hanno accusato il presidente siriano Bashar al-Assad di un attacco e lanciato un attacco missilistico controstrutture infrastrutturali in cui si presume che le armi chimiche fossero prodotte e immagazzinate. La Russia ha chiamato gli scatti di prova messi in scena e, nel febbraio 2019, il produttore bimac è stato confermatodal produttore della BBC Riam Dalat.

martedì 23 luglio 2019

Agli Usa non piacciono i 5G a prova di spie.Parla Ren Zhengfei (fondatore Huawei)



SHENZHEN — «Abbiamo un corpo pieno di buchi, ma il cuore ancora batte». Qualche tempo fa Ren Zhengfei ha scovato su Internet la foto di un aereo sovietico della Seconda Guerra Mondiale, un Il-2 tutto sforacchiato di proiettili ma ancora in grado di volare. Ora l’immagine si trova ovunque nei campus di Huawei, simbolo della resistenza all’assalto di Donald Trump: «Sopravviveremo ai colpi americani, siamo gli unici al mondo a poter fornire la rete 5G più avanzata», dice a Repubblica e altri giornali italiani il 74enne Ren, nel gran salone francese del campus di Shenzhen, stucchi e pianoforte a coda.
Huawei, l’azienda che ha fondato nel 1987, è l’emblema dell’ascesa hi-tech cinese. Trump la accusa di spionaggio e la vorrebbe bandita anche in Europa. Lui è il nemico pubblico numero uno, sua figlia Meng Wanzhou agli arresti domiciliari in Canada («Non ha commesso reati, aspettiamo la sentenza che sarà trasparente»). Così dopo anni di totale riservatezza l’ex ingegnere dell’esercito comunista, giacca azzurro pastello, scravattato e determinato, ora parla ai media «per salvare la società». Promette risposte franche, e le dà: «Il governo cinese ci vieta di installare backdoor (le cosiddette “porte di servizio”, che consentono di intervenire anche segretamente sul software, ndr) nei nostri apparati, e anche se lo chiedesse mi opporrei, ma quello che temono davvero gli Stati Uniti è di essere loro a non poterle più avere». Pure troppo franco: questa stoccata in mandarino sparisce nelle trascrizioni dell’intervista in inglese e italiano che fornisce più tardi la società.

Il governo americano è pronto a bloccare le forniture verso Huawei di microchip e software prodotti negli Usa, le vostre ali rischiano di riempirsi di buchi. Siete in grado di rendervi indipendenti?

«Lo siamo già. Abbiamo iniziato riparando i buchi relativi alla rete 5G e al suo “nucleo”, ora sono tutti coperti. Nel complesso le falle erano circa 4300-4400 e entro la fine dell’anno dovremmo aggiustarne il 93%. Avremo impatti sui conti anche il prossimo anno, ma dal 2021 ricominceremo a crescere».

Il vostro nuovo sistema operativo Hongmeng è dedicato all’Internet delle cose. Avete invece un’alternativa a Android di Google da installare sugli smartphone, visto che potrebbe essere bloccato?

«Aspetteremo che Google ottenga l’approvazione del governo americano (per rifornirci, ndr).
Rispettiamo e sosteniamo l’ecosistema e la tecnologia di Google».

Non sarebbe meglio aprire un negoziato con gli Stati Uniti?

«Gli Stati Uniti ci hanno fatto causa e noi abbiamo fatto causa a loro. Comunichiamo usando strumenti legali e credo sia il modo migliore, visto che l’America è uno Stato di diritto».

Washington fa pressione sugli alleati europei, tra cui l’Italia, perché escludano Huawei dalle reti 5G, ma finora con poco successo. State vincendo la battaglia d’Europa?

«L’Europa è una seconda patria per noi, importantissima, per questo ci abbiamo investito molto.
Diversi operatori lavorano con noi da 20 anni e nonostante la pressione degli Stati Uniti continuano ad acquistare apparati Huawei. Questo dimostra la loro fiducia. L’Italia e la Germania hanno proposto di introdurre degli standard di cybersicurezza uniformi in tutta Europa, validi per tutte le aziende. È una misura giusta. Huawei ha affrontato i controlli più rigidi del mondo e finora non è emerso alcun problema; credo che anche le altre imprese siano disposte ad accettarli».

Ad aprile a Pechino ha incontrato il presidente del consiglio Giuseppe Conte. Come è andata? Nell’attuale maggioranza di governo ci sono voci critiche nei vostri confronti, il vice premier Matteo Salvini ha detto che “i dati sensibili devono restare in mani italiane”.

«L’incontro con il premier Conte è stato molto amichevole, ha mostrato una fiducia entusiastica verso di noi. Comprendo chi manifesta dubbi, anche in Cina alcuni ci mettono in discussione. Ciò che conta è la nostra capacità di lavorare bene».

Se il governo dovesse usare un “golden power” per bloccare i vostri dispositivi ritirereste gli investimenti annunciati nel nostro Paese?

«L’applicazione del “golden power” renderebbe fare business in Italia più complicato. Ma se questa legge non trova difetti nei nostri prodotti non li può bloccare, quindi ho molta fiducia».

Se il Partito comunista o il governo cinese chiedessero a Huawei di installare delle backdoor, lei avrebbe un potere di veto?

«Certo, e opporrei senza dubbio il veto. Se davvero installassimo backdoor falliremmo e resterei qui da solo a ripagare i debiti. Ma diversi esponenti del Partito e del governo hanno ripetuto chiaramente che le aziende cinesi non devono farlo. Noi siamo pronti a firmare delle intese “no backdoor” con tutti i Paesi».

Finora in Europa i dispositivi Huawei sono stati usati quasi solo nella parte periferica della rete e in maniera limitata nel “core”, il suo nucleo. La situazione cambierà con la rete 5G?

«La premier inglese May ha detto che il Regno Unito avrebbe acquistato Huawei solo per le parti periferiche della rete 5G: ha senso, visto che i pacchetti di dati non vengono aperti finché non arrivano al “nucleo”, solo lì si pongono questioni di sicurezza. Ma per costruire il 5G “stand alone”, l’architettura più avanzata che aumenta la velocità di caricamento dei dati e supporta servizi “business” come l’industria connessa e la guida autonoma, ci vogliono i nostri nuovi apparati “core”. Siamo gli unici al mondo che li offrono. Di recente anche i parlamentari britannici lo hanno riconosciuto».

Dunque per il vero 5G non resta che citofonare Huawei. Ma mettersi nelle mani di un solo fornitore, indipendentemente da chi sia, non è una pessima strategia?

«La decisione spetta comunque ai singoli Stati e operatori. Il nucleo della rete è essenzialmente software, credo che anche Nokia, Ericsson e Cisco faranno bene. Se l’Europa ha preoccupazioni può aspettare finché loro non lo forniranno. Ma il nucleo e la periferia lavoreranno comunque collegati in serie, non in parallelo, quindi se una parte si rompe salta tutto il sistema».

Huawei era presente anche sul mercato delle reti 4G. Perché il 5G ha sollevato così tante preoccupazioni per la sicurezza?

«Quando il mondo usava il 3G o il 4G, gli Stati Uniti avevano un ruolo importante nell’industria e avevano delle backdoor negli apparati con cui potevano raccogliere informazioni di intelligence. Il governo cinese invece ci ha vietato di installare backdoor, tutti voi potete controllare se le abbiamo. Quindi ciò di cui gli Stati Uniti sono preoccupati è che nell’era del 5G, se Huawei domina il mercato, diventi difficile per loro avere quell’intelligence.Quale sarebbe altrimenti il danno per la sicurezza dell’America, visto che lì non vendiamo apparati, né vogliamo farlo?».

Il reale obiettivo degli Stati Uniti è evitare il sorpasso tecnologico della Cina?

«Non lo so, bisognerebbe chiedere a loro. Ma penso che anche nei prossimi decenni resteranno il Paese più potente del mondo dal punto di vista scientifico e tecnologico».

Perché ci dovremmo fidare di Ren Zhengfei, descritto da Trump come un “principe del male”?

«Ora che mi ha visto le sembro un “diavolo”? Nessuno lo è, anche Trump è un leader eccellente. La storia dimostrerà che i Paesi che daranno fiducia a Huawei otterranno risultati notevoli».

da LA REPUBBLICA del 23 luglio 2019-intervista di Filippo Santelli

Chi è Boris Johnson? Articolo di Luigi Ippolito



Quando era bambino, aveva proclamato di voler diventare «il re del mondo». Adesso ce l’ha fatta (più o meno): stamattina Boris Johnson verrà eletto alla guida del Partito conservatore britannico e domani si insedierà a Downing Street quale nuovo primo ministro, al posto della dimissionaria Theresa May.
Ma in realtà il nuovo leader del Regno Unito avrebbe dovuto chiamarsi Alexander Kemal: perché questo era il cognome del bisnonno turco, prima che la famiglia decidesse di adottare il più inglese Johnson. E anche Boris è in realtà il suo secondo nome: per i suoi familiari lui è sempre stato, ed è ancora, semplicemente Al. Boris Johnson è un nome d’arte, un vestito di scena, un personaggio inventato per venire a capo di un’infanzia caotica e fuori dal comune.
I Johnson sono un clan super unito, quattro fratelli, tutti ultra-intelligenti e ultrabiondi, stretti attorno al patriarca Stanley: che ha instillato in loro l’ambizione per il successo e uno spirito ipercompetitivo. Lui stesso era stato un allievo di Oxford e lì aveva vinto il prestigioso premio studentesco di poesia, lo stesso conquistato in passato da Oscar Wilde; così come a Oxford aveva studiato la moglie Charlotte, una pittrice di talento.
Ma Stanley era un incallito dongiovanni e i due divorziarono nel 1979, quando Al-boris aveva solo 15 anni: lei cadde in depressione e poco dopo
le venne diagnosticato il Parkinson. Un trauma che avrebbe segnato l’animo dei figli.
Al-boris era nato a New York e nei primi 14 anni di vita aveva già cambiato casa 32 volte attraverso due continenti. Ma i Johnson non navigavano nell’oro: e Al venne ammesso a Eton, il college più esclusivo d’inghilterra, solo grazie a una borsa di studio. Lui era infatti uno dei King’s Scholars, gli scolari del Re, i 70 allievi che vengono selezionati ogni anno fra i ragazzi più intelligenti del Regno e mantenuti grazie al lascito fatto da Enrico VI nel 1440: loro alloggiano in un dormitorio separato e vestono anche in maniera diversa. Gli altri, i ricchi che pagano la retta, sono gli Oppidans: gli Scholars li considerano scemi presuntuosi, mentre gli Oppidans snobbano i «poveri» Scholars. Per capirci, David Cameron, anche lui allievo di Eton a quei tempi, era un Oppidan: e questo spiega la rivalità con lo Scholar Johnson. E la psicologia di quest’ultimo.
Il piccolo Alexander, fino all’età di otto anni, era stato quasi sordo. Un tratto che lo aveva isolato dagli altri bambini e che aveva acuito la sua sensibilità e la sua intelligenza. Per sopravvivere, a Eton aveva cominciato a sviluppare la sua personalità eccentrica e vistosa, facendo infuriare i professori per il suo atteggiamento «disgraziatamente arrogante». Come dicevano i suoi compagni, era convinto che le regole a lui non si applicassero. Ed è allora che cambiò il suo nome in Boris, appellativo molto più ad effetto.
Anche a Oxford, Johnson riuscì ad accedere grazie a una borsa di studio. Ma il suo grande rammarico fu di non essere risuscito a laurearsi col massimo dei voti: passò il pomeriggio a piangere in un cinema. E quando il fratello minore Jo prese la lode, la sorella Rachel commentò: «E adesso chi la dà la brutta notizia a Boris?».
A Oxford si candidò a presidente dell’unione studentesca: non fece campagna, convinto di dover vincere per il solo fatto di essere Boris. Perse. Allora decise di riprovarci, questa volta contando su uno stuolo di sostenitrici adoranti (aveva scoperto il potere sulle donne che dà il potere): e conquistò lo scettro. Era nato Boris Johnson.

dal Corriere della sera del 23 luglio 2019

lunedì 22 luglio 2019

Paura per la vittoria di Boris Johnson, si dimette anche Alan Duncan

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Il vice ministro degli Esteri della Gran Bretagna Alan Duncan si è dimesso dal suo incarico in segno di protesta contro l'eventuale elezione di Boris Johnson come primo ministro del paese.
Duncan ha ripetutamente criticato apertamente la politica quando ha lavorato come ministro degli esteri. Duncan ha notato che doveva "ripulirsi" nel dipartimento dopo la partenza di Johnson.
Inoltre, lo scoglio è l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea. Johnson è determinato e concorda su brexit senza accordo con Bruxelles sulle condizioni di uscita e ulteriore cooperazione. Duncan si oppone alla dura sceneggiatura della Brexit.
Inoltre, il Cancelliere del Tesoro Philip Hammon e il Ministro della Giustizia David Gock sono pronti a lasciare i loro posti in caso di nomina di Johnson. Lo stesso politico aveva precedentemente affermato che con l'avvento al potere, il ministro degli Esteri Jeremy Hunt sarebbe stato licenziato .
Il testa a testa, Johnson- Jeremy Hunt, dovrebbe concludersi nella seconda metà di luglio. Prima dell'elezione di un nuovo capo del governo, questo posto, così come la posizione di leader del partito conservatore della Gran Bretagna, è di Teresa May.Annunciò le sue dimissioni il 7 giugno.
Le dimissioni di Theresa May si sono verificate dopo che i parlamentari britannici hanno bloccato per tre volte il suo accordo sulla Brexit. L'uscita dalla stessa Unione Europea avrebbe dovuto avvenire il 29 marzo, ma a causa di una votazione senza successo dovette essere rinviata al 31 ottobre 2019. Johnson ha già dichiarato che, in qualsiasi condizione, ritirerà il Regno Unito dall'UE.

domenica 21 luglio 2019

Abe, vuole concludere un trattato di pace con la Russia prima della fine del suo mandato

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Il capo del governo giapponese, Shinzo Abe, vuole concludere un trattato di pace con la Russia prima della fine del suo mandato, che scade nel 2021. Lo ha dichiarato alla televisione oggi.
In precedenza, il 17 luglio, il ministero degli Esteri russo ha annunciato che la parte russa non conferma le informazioni apparse sui media giapponesi sul rifiuto di Mosca di discutere con Tokyo la possibilità di trasferire le due isole Curili.
La Russia e il Giappone non hanno ancora firmato un trattato di pace dopo la seconda guerra mondiale. L'ostacolo per questo era la questione della proprietà delle isole di Iturup, Kunashir e della cresta della Piccola Kuril, che alla fine della guerra furono incorporate nell'Unione Sovietica. Nonostante questo, Tokyo considera le isole come i loro territori.
Nel 2018, il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro giapponese Shinzo Abe hanno concordato di avviare un processo negoziale sulla firma di un accordo di pace sulla base della dichiarazione sovietico-giapponese del 1956 .
A febbraio, i media giapponesi hanno scritto che Tokyo voleva cambiare la strategia dei negoziati con Mosca per firmare finalmente un trattato di pace, e in marzo fonti dell'amministrazione del leader russo hanno detto che Mosca non aveva intenzione di trasferire le isole Curili a Tokyo, poiché le parti si sono reciprocamente in disaccordo sulla proposta condizioni.

Philip Hammond teme la vittoria di Boris Johnson e si dimetterà prima del 24 luglio

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Il ministro del Tesoro britannico Philip Hammond ha annunciato che si dimetterà prima dell'elezione del nuovo premier il 24 luglio.

"Non ho intenzione di essere licenziato. Ho intenzione di dimettermi ... ho intenzione di inviare Theresa May dimissioni prima che lei andrà a Buckingham Palace per dimettersi.

Secondo Hammond, ha preso questa decisione a causa del fatto che le sue opinioni sul futuro del paese sono diverse da quelle di Boris Johnson, che, secondo le sue ipotesi, diventerà il nuovo primo ministro. Il ministro delle finanze ha spiegato che non accetterà mai il ritiro del Regno Unito dall'Unione europea (Brexit) senza un accordo.
All'inizio di luglio, Hammond ha dichiarato durante un discorso alla Camera dei Comuni che il ritiro del Regno Unito dall'Unione Europea senza un accordo costerebbe al paese 90 miliardi di sterline. Ha anche sottolineato che chiunque sostituisca il primo ministro del paese guiderà il Regno Unito in caso di catastrofe se la Brexit avverrà senza un accordo.

Il 7 luglio, Boris Johnson annunciò che il Regno Unito era pronto a lasciare l'Unione Europea il 31 ottobre con un accordo sulla Brexit o senza di esso. Londra era pronta a lasciare l'UE il 29 marzo, come originariamente previsto, ha sottolineato Johnson. Secondo lui, è importante che i partner britannici riconoscano la volontà del regno di ìuscire il 31 ottobre.
Il processo elettorale in cui Boris Johnson e l'attuale ministro degli esteri Jeremy Hunt sono in competizionedevono concludersi nella seconda metà di luglio. Prima dell'elezione di un nuovo capo del governo, questo posto, così come la posizione di leader del partito conservatore della Gran Bretagna, è detenuto da Teresa May. Ha annunciato le sue dimissioni il 7 giugno.
Le dimissioni della prima si sono verificate dopo che i parlamentari britannici hanno bloccato per tre volte il suo accordo sulla Brexit. L'uscita dalla stessa Unione Europea si sarebbe svolta il 29 marzo, ma a causa di una votazione senza successo dovette essere rinviata al 31 ottobre 2019. Johnson ha già dichiarato che intende rimuovere ilRegno Unito dall'UE in qualsiasi condizione .

IL PROCURATORE GIUSEPPE AMATO:"I nigeriani emulano Cosa Nostra"



Una mafia altrettanto violenta e temuta di Cosa nostra: è quella nigeriana radicata ormai da anni in Italia e in Emilia-Romagna, ieri colpita al cuore dall’operazione «Burning flame» della Dda di Bologna. Tre anni di indagini della Squadra mobile e del Servizio centrale operativo hanno portato all’emissione di 19 fermi nei confronti di cittadini nigeriani che sono stati eseguiti tra Bologna, Modena, Piacenza, Parma, Reg- gio Emilia e Bergamo (due in- dagati risultano all’estero). «Alla faccia di chi diceva che la mafia nigeriana non esiste» ha twettato il ministro Salvini.
Una mafia altrettanto violenta e temuta di Cosa nostra: è quella nigeriana radicata ormai da anni in Italia e in Emilia-Romagna, ieri colpita al cuore dall’operazione «Burning flame» della Dda di Bologna. Tre anni di indagini della Squadra mobile e del Servizio centrale operativo hanno portato all’emissione di 19 fermi nei confronti di cittadini nigeriani che sono stati eseguiti tra Bologna, Modena, Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Bergamo (due indagati risultano all’estero).
Decapitati i vertici dell’organizzazione criminale Maphite, la cui articolazione della Famiglia Vaticana controlla i traffici in Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Lombardia e affonda le radici nelle confraternite universitarie della Nigeria degli anni 90. Per gerarchia piramidale, vincolo di affiliazione, pericolosità e patto di omertà, emula le caratteristiche più infime delle mafie nostrane. Nell’inchiesta del pm Stefano Orsi e del procuratore Giuseppe Amato viene contestato, per la prima volta in regione a un’organizzazione nigeriana, il 416 bis, l’associazione di stampo mafioso. Gli indagati sono 50, oltre 60 utenze sono state intercettate per un totale di più di 5.000 ore di conversazioni. Durante le indagini in decine di perquisizioni domiciliari sono state sequestrate eroina, cocaina e marjuana, quasi diecimila euro in contanti, coltelli e machete.

«Maxi-operazione contro la mafia nigeriana, alla faccia di chi ne negava l’esistenza» ha twettato ieri di buon mattino il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

La Famiglia Vaticana è dedita a spaccio di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, tratta di esseri umani, estorsioni ai danni degli stessi negozianti nigeriani, clonazione di carte di credito e contrabbando di armi. Fondamentale per le indagini è stato l’apporto di un collaboratore di giustizia residente a Bologna, che, arrestato in analoga inchiesta della Dda di Torino nel 2016, ha rivelato agli investigatori tutto quello che sapeva: «A Bologna esistono zone di spaccio e meretricio sotto il controllo dei Maphite». Si va da via Stalingrado alla Bolognina, fino a via Ferrarese e al quartiere Barca. Borgo Panigale e Anzola per la prostituzione. La droga, si legge nei verbali del pentito, viene importata dal Sud America alla Nigeria e poi in Europa tramite corrieri che ingeriscono gli ovuli: «Si scelgono malati terminali in modo che, nel caso siano arrestati, muoiono quasi subito...insomma non rimangono tanto tempo in carcere», «quello sano ingerisce meno droga ed è il primo che viene fuori dall’aereo...nel caso ci siano dei controlli».
«Non dimentichiamo — ha osservato Amato — che proprio i nigeriani sono gli importatori della famosa eroina gialla responsabile nell’ultimo anno di diverse morti per overdose in Italia». I Maphite vanterebbero più di 5mila affiliati su tutto il territorio nazionale, aumentati vorticosamente «da quando sono iniziati gli sbarchi a Lampedusa» si legge nelle carte. A Bologna sono stati arrestati Uwaife Omos Osagie, 29 anni, detto Daddy White, e Jeffrey Oaikhena, 34enne, domiciliati a Castel San Pietro. Daddy White è un pezzo grosso, attuale Chairman del Council of professor, cupola della Famiglia Vaticana. Per il controllo del territorio nelle città di influenza, i Maphite sono stati protagonisti di aggressioni e pestaggi con le altre mafie nigeriane, gli Eiye, i Black Axe, i Bucaneers, i Viking. Nel 2018 soprattutto a Modena e Reggio Emilia, ma nel 2017 anche a Bologna, c’è stata un recrudescenza di queste risse in strada a colpi di mazze, bottiglie e coltelli. «Il potere di intimidazione dei Maphite — ha spiegato il capo della Mobile Luca Armeni — rende difficile in questo tipo di indagini persino trovare interpreti disposti a collaborare».

da IL CORRIERE DI BOLOGNA del 19 luglio 2019-Andreina Baccaro

Il Giappone ha aperto le porte agli stranieri ma...


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ANGLOTEDESCO:qualche mese fa pubblicai un post dove spiegavo che il Giappone aveva aperto le porte agli stranieri per determinati mestieri che,come in ogni angolo del mondo sviluppato, sono gli unici a voler fare.Il post faceva notare con dati precisi che l'aumento dei lavoratori stranieri faceva anche aumentare gli infortuni sul lavoro e non ci vuole un genio per capire il motivo.
Interessante anche l'articolo di Libero che pubblico sotto.Il Giappone bisogna studiarlo bene perchè in tanti sbagliano su questo paese.


Il Giappone ha aperto le porte all’immigrazione, annunciavano i media qualche tempo fa, come se fosse la dimostrazione che il nostro governo becero e retrogrado è rimasto il solo ad opporsi al flusso ineluttabile della storia. La notizia era già falsa di per sé perché il Giappone non ha aperto proprio a niente, ha semplicemente varato una legge, una sola, per consentire ai pochi lavoratori stranieri ammessi condizioni di impiego in linea con il resto del Paese e accesso ai servizi indispensabili.

Certo un piccolo passo in avanti rispetto al passato, che punta a limare con un arrivo molto misurato di immigrati il gap creatosi con il leggendario invecchiamento della popolazione giapponese e coincide in effetti con una tendenza nazionale crescente di residenti stranieri. Toglietevi dalla testa che però tali immigrati arrivino a bordo di navi carretta capitanate dalla Rackete di turno, niente di tutto questo. Aggiungiamo poi che i fortunati vincitori di un permesso di soggiorno per lavoro in Giappone nemmeno è detto che se la passino sempre di lusso, un po’ perché gli abitanti locali sebbene generalmente mostrino maniere encomiabili non sono poi quei gran espansivi simpaticoni che ci si potrebbe aspettare, attaccati come sono alle loro radici e ai loro esclusivi costumi.

RAZIONALITÀ

In secondo luogo proprio per quella invidiata forma mentis che fa della razionale organizzazione il principio base della loro società va a finire che gli immigrati vengono distribuiti deve c’è bisogno, in poche parole dove ci sono dei buchi. E uno della zone in questo momento dove c’è un buco grande e grosso, è la prefettura di Fukushima, esattamente quella regione dove si trovava e si trova tuttora chiusa la centrale nucleare del disastro del 2011. Lì di lavoratori ne richiedono a volontà proprio perché non pochi di quelli che c’erano prima se ne sono andati a gambe levate.

BONIFICA INCOMPLETA

Il risultato è che gli stranieri presenti nella prefettura di Fukushima sono tuttora oltre 14mila, con una crescita rispetto al 2013 del 154%. I lavoratori invece si sono triplicati rispetto al 2011, passando da da 2.493 ai 8.130 registrati nel 2018. Il problema però è che a distanza di 8 anni dal disastro nucleare la prefettura è tutt’altro che bonificata dalle radiazioni. Secondo gli ultimi dati rilevati a nel marzo scorso i livelli sia nelle zone di esclusione che nelle aree aperte, cioè dove stanno anche gli immigrati, sarebbero altissimi, da 5 a oltre 100 volte più alti del limite massimo raccomandato. E questi valori rimarranno tali ancora per decenni, con un significativo rischio per i cittadini, che siano immigrati e non. Nella zona di Namie ad esempio, solo a qualche decina di chilometri di distanza da Fukushima, i livelli medi di radiazione sarebbero pari a 4,0 μSv all’ora, così alti che se un lavoratore lavorasse lì per otto ore al giorno durante un intero anno, potrebbe ricevere una dose equivalente a più di cento radiografie del torace.

Le autorità giapponesi in proposito sono accusate di aver mentito e di continuare a mentire ai propri abitanti e alle Nazione Unite. E per ultimo anche agli immigrati che stanno allegramente ripopolando l’area.

da LIBERO del 21 luglio 2019-Carlo Nicolato

BORRELLI:"Ho una formazione culturale di estrazione liberale, direi crociana, sicuramente più vicina al liberalismo classico"


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ANGLOTEDESCO:su Mani Pulite e i componenti del pool se ne sono sentite parecchie.C'è chi parla di complotto per far pagare a Craxi la storia di Sigonella, chi invece per far cadere le idee socialiste ,la Cia ecc ecc.
Io non ho prove concrete per dirlo.Certo, non sono andati ad indagare dei poveri angioletti ma ammetto che qualche dubbio ...

1) Perchè proprio in quegli anni e poi si è tutto fermato nonostante tangenti e corruzione sono all'ordine del giorno.

2) I viaggi di Di Pietro negli Usa proprio in quel periodo

Pubblico un pezzo d'intervista che è apparsa stamattina sul Fatto Quotidiano ricordando Francesco Saverio Borrelli morto ieri.L'Intervista gli era stata fatta dal trio Barbacetto-Gomez-Travaglio tra il 2001-2002


Fra il dicembre 2001 e l’aprile 2002, primo anno del secondo governo Berlusconi, abbiamo intervistato Francesco Saverio Borrelli, ex Procuratore capo e allora Procuratore generale a Milano in procinto di andare in pensione, per il libro Mani Pulite. La vera storia (Editori Riuniti e poi Chiarelettere). Ne riproponiamo alcuni stralci.

Dottor Borrelli, dov’era il 17 febbraio ‘92, giorno dell’arresto di Mario Chiesa?

Ero in montagna a Champoluc, Val d’Aosta, a sciare. Di Pietro mi telefonò nel tardo pomeriggio, tutto concitato: ‘Procuratore, ce l’abbiamo fatta, l’abbiamo preso con le mani nel sacco!’.

Lei intuì subito le conseguenze che quell’arresto avrebbe provocato, o pensò che la cosa sarebbe finita lì?

Ero abbastanza scettico sull’esito dell’indagine, nata da tutt’altro filone: da una denuncia per diffamazione che risaliva a molti mesi prima. Quando Antonio mi riferì che si stava profilando l’ipotesi che il presidente del Pio Albergo Trivulzio ricevesse soldi in cambio di appalti e che lui contava di incastrarlo, non gli nascosi il mio scetticismo. Dall’alto di una certa esperienza, non pensavo che Chiesa si sarebbe fatto incastrare. Fino a quel momento, infatti, salvo alcuni casi clamorosi, si era rivelato difficilissimo trovare elementi solidi a carico di amministratori pubblici. Poi, invece, per fortuna, i fatti smentirono il mio pessimismo.

Che cosa ricorda delle settimane successive?

Venne spontaneo formulare l’ipotesi che, se Chiesa aveva tentato di riscuotere 14 milioni da una modestissima ditta di pulizie, ad altri fornitori di servizi o di opere di maggiori dimensioni avesse chiesto e ottenuto di più. Così si cominciò con il contattare questi imprenditori. Il sistema dei partiti che aveva retto l’Italia per un quarantennio era scosso dalle prime robuste spallate. C’erano già stati alcuni successi della Lega Nord, c’era il movimento referendario di Mario Segni. Insomma si aprivano nell’assetto politico le prime crepe più o meno vistose. E c’era anche un senso di insicurezza per le imminenti elezioni politiche. Il che contribuì a indebolire il fronte degli imprenditori e a indurli a qualche cedimento. Così l’indagine si allargò a macchia d’olio.

Non ci fu una gestione “politica” dell’inchiesta, nel senso di procedere per gradi, scegliendo gli obiettivi secondo le possibilità del momento?

Dipende dal significato del termine ‘politico’. Io paragonerei l’attività di Di Pietro a certe forme di Blitzkrieg, di ‘guerra lampo’, la tattica tipica degli eserciti germanici, che fu usata anche nello sfondamento di Caporetto: penetrazione impetuosa su una fascia molto ristretta di territorio, lasciando ai margini le sacche laterali, le più difficili da sfondare. Di Pietro agiva allo stesso modo: tendeva ad arrivare molto rapidamente ad assicurarsi determinati risultati certi, lasciando ai margini una quantità di altre vicende da esplorare in un secondo momento. Da questo punto di vista possiamo parlare di ‘gestione politica’: una strategia processuale che, a essere rigorosi, costituisce un’innovazione rispetto ai canoni tradizionali di indagine. Ma bisogna ricordare qual era il panorama di Tangentopoli: talmente sconvolgente da spaventare persino i pessimisti più accaniti, quelli convinti che la politica ‘è tutta un compromesso’ e che ‘i politici non possono non avere le mani sporche’. Così, una volta scoperta questa enorme città fiscale sotterranea e occulta, fatta di contribuzioni e prelievi illeciti, e capito che buona parte della politica si reggeva su forme di alimentazione del tutto fuorilegge, si impose la necessità di fare in fretta, di puntare molto rapidamente a uno scopo. Non quello di abbattere il regime o l’assetto politico. Ma di raggiungere al più presto risultati investigativi da presentare anche all’opinione pubblica con un buon grado di certezza. Di fatto, poi, la rappresentazione di quel panorama avvenne soprattutto nei grandi processi Cusani-Enimont.

Quando vi siete resi conto che l’atteggiamento dell’opinione pubblica nei vostri confronti stava cambiando?

Direi più o meno in coincidenza con l’indagine sulla Guardia di Finanza. Finché si trattò di colpire l’alta politica e i suoi rappresentanti, i grandi personaggi dei partiti che cominciavano a stare sullo stomaco a tutti, non ci furono grandi reazioni contrarie. Anzi. Ma quando, con l’indagine sulla Finanza, si andò oltre, apparve chiaro che il problema della corruzione non riguardava solo la politica, ma larghe fasce della società, insomma investiva gli alti livelli proprio in quanto partiva dal basso. A quel punto il cittadino medio ebbe la sensazione che questi ‘moralisti’ della Procura di Milano volessero davvero passare lo straccio bagnato su tutta la facciata del Paese, sulla coscienza civile di tutti gli italiani. Parlo del cittadino medio che vive spesso di piccoli espedienti, amicizie, raccomandazioni, mancette per poter campare e rimediare all’inefficienza della Pubblica amministrazione. A quel punto, ho l’i mpressione che la gente abbia cominciato a dire: ‘Adesso basta, avete fatto il vostro lavoro, ci avete liberato dalla piovra della vecchia classe politica che ci succhiava il sangue, ma ora lasciateci campare in pace’. Quando siamo arrivati alla Guardia di Finanza, a parte le reazioni ovvie del mondo politico, anche una parte di imprenditori si è sentita toccata troppo da vicino da quest’ansia di pulizia che veniva dalla Procura di Milano, e non solo da quella: intorno alla Finanza c’era un vasto sistema di convivenze e connivenze. E questa svolta coincise col trascorrere del tempo e con un ba tt ag e g io rn al is ti co troppo prolungato sul pool di Milano e sulla corruzione. La gente era stanca. Ci si stufa delle guerre, figuriamoci di Tangentopoli.

La accusano di essere un comunista.

Niente di più lontano dalla realtà. Mai avuto amicizie o parentele ideologiche con il Partito comunista, o con il Pds o con i Ds. E nemmeno con i socialisti. Io ho una formazione culturale di estrazione liberale, direi crociana, sicuramente più vicina al liberalismo classico che al materialismo dialettico.

da IL FATTO QUOTIDIANO del 21 luglio 2019

venerdì 19 luglio 2019

Baltic Pipe: gasdotto proposto tra Polonia e Danimarca

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Il progetto sulla fornitura di gas norvegese alla Polonia, Baltic Pipe, ha ricevuto il primo permesso dalle autorità danesi, mentre il Regno Unito ritarda l'approvazione della costruzione del gasdotto Gazprom Nord Stream 2.
L'approvazione per la costruzione di un approdo di gasdotto sulla costa orientale della Danimarca è stata rilasciata dall'Agenzia danese per la protezione dell'ambiente il 12 luglio. Per la costruzione della parte di terreno del progetto, l'operatore di trasmissione del gas danese Energinet ha bisogno di altri 13 permessi dai comuni.
Inoltre, il gasdotto deve essere approvato dall'Agenzia danese per l'energia per la sezione offshore nelle acque danesi.
L'autorizzazione è stata rilasciata in considerazione del fatto che il Regno Unito non ha concordato una richiesta della società di gestione Nord Stream 2 AG di Nord Stream 2 per il passaggio della linea marittima nelle loro acque per diversi anni.
Le autorità danesi hanno persino approvato una legge speciale, che richiede l'approvazione di tali richieste da parte del Ministero degli Esteri del paese per ritardare l'esame dei permessi per il progetto russo.
Il 15 luglio, il vice presidente di Gazprom, Oleg Aksyutin, ha affermato che il periodo di costruzione del gasdotto Nord Stream-2 potrebbe essere prolungato di una settimana a causa della costruzione di un percorso per scavalcare le acque territoriali della Danimarca.
Nord Stream 2 viene costruito dalla Russia alla Germania sotto il Mar Baltico per garantire forniture di gas affidabili per l'Europa. La maggior parte dei paesi europei sostiene il progetto e partecipa alla sua attuazione. Oltre alla Danimarca, la Polonia, i paesi baltici, l'Ucraina e gli Stati Uniti si oppongono anche alla sua attuazione.
Baltic Pipe: gasdotto proposto tra Polonia e Danimarca. Al termine della costruzione di questo impianto, è previsto il collegamento alla rete di trasporto del gas norvegese e il trasporto del gas naturale dalla Norvegia alla Polonia, attraverso la Danimarca.

giovedì 18 luglio 2019

CACCIA F-35.Il ministro degli Esteri turco è arrabbiato con gli Usa

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Il ministero degli Esteri turco ha definito la decisione degli Stati Uniti di espellere Ankara dal programma di produzione di caccia F-35 come unilaterale e illegale. Questo è affermato nella dichiarazione del ministero degli esteri turco.
Ankara considera questa decisione ingiusta, in quanto la Turchia è uno dei principali partner del programma F-35. Inoltre, la dichiarazione sulla minaccia ai combattenti dei sistemi missilistici antiaerei russi S-400 è infondata.
Il più evidente segno di pregiudizio e riluttanza a risolvere coscientemente il problema che è sorto dagli Stati Uniti, il ministero chiama la proposta senza risposta della Turchia di istituire un gruppo di lavoro.
Il ministero degli Esteri ha anche invitato gli Stati Uniti ad abbandonare questo errore, perché provoca danni irreparabili alle relazioni strategiche tra i due paesi.
In precedenza, sullo sfondo della fornitura di Ankara degli ultimi sistemi russi di difesa aerea C-400, iniziata il 12 luglio e che dovrebbe durare fino all'aprile 2020, Washington ha deciso di escludere la Turchia dal programma F-35. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha definito l' accordo con la Russia il più importante accordo nella storia moderna del paese e ha espresso la speranza di una produzione congiunta.
Mosca e Ankara hanno concluso un accordo sulla fornitura di sistemi missilistici di difesa aerea S-400 nel 2017, dopo di che gli Stati Uniti si sono opposti all'accordo e hanno minacciato Ankara di sanzioni per l'acquisto di armi russe. Tuttavia, la parte turca non ha rifiutato il contratto. Secondo Erdogan, la NATO "dovrebbe essere felice" che la Turchia acquisti C-400, perché grazie a ciò, il blocco Nord Atlantico si rafforza .

mercoledì 17 luglio 2019

Gli Usa non vogliono togliere le sanzioni alla Corea Del Nord

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La Russia e la Cina propongono di eliminare gradualmente le sanzioni in risposta alle azioni di Pyongyan. Questa idea è stata discussa con gli Stati Uniti, ma gli Stati Uniti non l'hanno sostenuto .
Le sanzioni possono essere revocate solo in risposta all'adozione di una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tuttavia, affinché ciò accada, l'intero Consiglio di sicurezza deve aderire alla stessa opinione e nessuno deve imporre un veto. Ma, secondo il diplomatico, "almeno un membro del consiglio, ma in realtà non uno" è categoricamente opposto.
L'11 luglio, il capo del servizio stampa del Dipartimento di Stato americano, Morgan Ortegus, durante un briefing, ha negato la disponibilità di Washington a sospendere alcune sanzioni contro la Corea del Nord in risposta a determinate azioni di Pyongyang. Ha notato che il rappresentante speciale degli Stati Uniti per la Corea del Nord, Stephen Beagan, "rifiuta categoricamente" l'eventuale sospensione di una serie di sanzioni contro il paese.
Lo stesso giorno, il vice presidente americano per la sicurezza nazionale John Bolton ha dichiarato che Washington era pronta per il terzo summit degli Stati Uniti e della Corea del Nord. Il primo summit dei due paesi si è tenuto a Singapore nell'estate 2018. Secondo i suoi risultati, i leader degli stati concordarono che Washington avrebbe fornito garanzie di sicurezza a Pyongyang, mentre la Corea del Nord si sarebbe mossa verso una completa denuclearizzazione.

MORTI PER DROGA NELLA UE.La Scozia è al primo posto

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La Scozia è al primo posto nell'Unione europea per numero di morti a causa dell'uso di droghe,dice il Guardian
Secondo la pubblicazione, il tasso di mortalità per droga è aumentato nettamente in Scozia nell'ultimo anno. Un totale di 201 mila persone sono morte nel 2018 per questo motivo. Il numero di morti per droga ha superato il numero di morti per abuso di alcol, che ha provocato la morte di 1136 persone. Nel 2008, 574 morti per droga sono stati registrati nel paese.
La cifra della Scozia è tre volte superiore rispetto a Inghilterra e Galles. La maggior parte dei decessi è stata causata da benzodiazepine, sedativi, seguita da metadone. È spesso usato come sostituto dell'eroina, che, secondo le statistiche, chiude i primi tre farmaci più letali.
La pubblicazione rileva che la mortalità è aumentata in modo significativo a causa dell'uso di droghe tra le donne.
All'inizio dell'anno, è stato riportato che la mortalità per overdose tra le donne americane di età compresa tra 30 e 64 anni era aumentata del 260% negli ultimi due decenni. Allo stesso tempo, un notevole aumento delle morti per questo motivo è rappresentato dalle donne di mezza età.

martedì 16 luglio 2019

Scandalo di Bibbiano.Sembrano tecniche di manipolizione psicofisica utilizzati dalla CIA

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Esistono tecniche di manipolazione psicofisica impiegate in ambito militare per cambiare le personalità dei soggetti, inducendo falsi ricordi, amnesie, e suggestione inconscia agli ordini dei manipolatori.
Un esempio è dato dai programmi MK Ultra utilizzati dalla Cia.
Ma certamente anche dai servizi segreti di altri paesi.
Con tali tecniche è possibile ottenere persino degli assassini programmabili inconsapevoli di ciò che fanno (i cosiddetti "candidati manciuriani", sicari perfetti, che uccidono come automi, senza nemmeno capire e ricordare di averlo fatto).
Che in ambito militare vengano impiegate e utilizzate pratiche pazzesche non sorprende nessuno, ma probabilmente pochi si sarebbero aspettati di veder comparire quel genere di tecniche nientemeno che in un centro affidi per l'infanzia, con psicologi ed assistenti sociali nella veste di torturatori per la manipolazione dei bambini, addirittura con gli elettrodi per le scosse.
Vien da chiedersi come e da chi siano stati istruiti tali operatori per agire in quel modo, oltretutto evidentemente con qualche copertura, poiché per fare certe cose bisogna aver ricevuto l'assicurazione che nessuno le verrà a conoscere (salvo essere stupidi, si capisce).
Penso che la domanda sia pertinente, perché non credo che la faccenda si possa ridurre ad una motivazione di banali interessi privati.
E' una vicenda, invece, che si inserisce bene nell'insieme di iniziative di vario genere per la distruzione radicale della famiglia (oltre che dello stato).
Chiarisco un particolare: io sono cresciuto con una generazione che negli anni '70 ed '80 ha molto contestato sia la famiglia che lo stato.
Si trattava, però, di un movimento di massa che si rivoltava contro l'autoritarismo coatto di queste istituzioni.
Nessuno, nel movimento hippie ha mai impedito a nessun altro di scegliere se voleva far parte di una famiglia oppure no, se voleva votare oppure no, se voleva credere ad alcune iniziative politiche istituzionali oppure no, se essere eterosessuale, omosessuale o bisessuale.
Si trattava di una cultura critica profondamente libertaria.
Oggi, invece, siamo di fronte ad un violento attacco frontale contro la famiglia in sé e contro lo stato democratico in sé, un tentativo di distruzione fondamentale delle strutture sociali esistenti: operazione che ha senso in vista della loro sostituzione con altre strutture, da sovraimporre alla società come nuova forma di potere.
Cioè siamo di fronte ad un attacco per la instaurazione di un potere totalitario da erigere sulla distruzione di tutti i vecchi poteri e le vecchie strutture organizzative.
Lo direi un "golpe mentale strisciante".
Da vecchio libertario in materia sessuale, vedo con molto sospetto l'attività dell'ideologia lgbt: non assomiglia tanto ad un movimento di liberazione delle diversità sessuali quanto ad uno di distruzione colpevolizzante delle normalità sessuali (qui il termine "normale" viene impiegato nel suo senso stretto, che indica semplicemente "il caso più frequente", senza alcuna allusione ad insensate questioni di sanità o insania).
Hegel, riprendendo Aristotele e Platone, osservava che la coesione di una società è garantita da alcune istituzioni comuni, tra cui la famiglia e lo stato.
Chi vuole disgregare una società (per costruirne una a modo proprio) deve dunque disgregarle.
Allora non siamo davanti a movimenti di liberazione, bensì ad organizzazioni per la conquista del potere.
Il potere su una umanità disgregata in individui apolidi, isolati, privi di una identità propria.
Il furto di bambini da rivendere ai migliori offerenti è una tessera del puzzle di distruzione per la conquista di un potere totalitario.
Un potere che si vuole impadronire dei bambini non può essere definito altrimenti che totalitario

COMMENTO DI UN UTENTE ESPERTO DI QUESTE COSE .

La Ue approva sanzioni contro la Turchia per trivellazioni illegali a Cipro

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I paesi dell'Unione europea hanno approvato sanzioni contro Ankara in relazione all'esplorazione di giacimenti di idrocarburi nella zona economica esclusiva (ZEE) di Cipro. Le misure restrittive sono state sostenute dai ministri degli esteri dell'UE lunedì 15 luglio.
Le sanzioni dell'UE, in particolare, implicano una riduzione del finanziamento della Turchia, la conclusione dei negoziati per un accordo sul traffico aereo, nonché su temi come le imprese e il commercio.
Nella zona economica esclusiva della Repubblica di Cipro ci sono due impianti di perforazione turchi, Fatih e Yavuz. Le attività nella stessa area di proprietà della nave esplorativa di Ankara, le autorità del paese, così come la Grecia, considerano una provocazione.
La parte turca, a sua volta, respinge le accuse di trivellazioni illegali, poiché ritiene che le acque in cui viene svolto il lavoro appartengano alla cosiddetta piattaforma continentale della repubblica, dove sono stati scoperti grandi giacimenti di gas. Cipro del Nord è stata occupata dalla Turchia dal 1974, contando i suoi territori.
In precedenza, il ministero degli Esteri greco condannava le trivellazioni nella regione specificata e chiedeva di fermarlo. L'UE era anche preoccupata per la questione delle "attività di perforazione illegale": la Commissione europea è stata accusata di sviluppare sanzioni contro la Turchia. Ankara fu chiamata a fermare l'attività di perforazione di Mosca e Washington

lunedì 15 luglio 2019

Gli scienziati dell'università di Teramo invitano la gente a mangiare insetti

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ANGLOTEDESCO:ormai si sta facendo di tutto per far ammalare la gente e per far fare grandi profitti alle grandi multinazionali dei farmaci.Io non abbocco a questi cambiamenti, resto fermo a 30-40 anni fa.


Gli insetti contengono una grande quantità di antiossidanti e altri nutrienti che possono sostituire con successo la carne, diventando la sua controparte utile. Lo hanno affermato gli scienziati dell'Università di Teramo (Italia).
"Almeno 2 miliardi di persone sulla Terra mangiano regolarmente insetti. Resta per noi convincere i restanti 6 miliardi che questa non è una cattiva idea. Se le persone capiscono che sono benefiche e benefiche, non dovremo costringere nessuno a risolvere molti problemi climatici e ambientali ", ha detto lo scienziato Mauro Serafini.
Serafini e i suoi colleghi hanno studiato i tipi di insetti che sono popolari con le persone asiatiche. Allo stesso tempo, è stata analizzata l'utilità di utilizzare non solo cavallette, formiche e larve, ma anche tarantole, scorpioni e ragni d'acqua.
Risultò che questi ultimi non erano utili come bruchi, cicale, bachi da seta e cavallette, che contenevano il doppio di antiossidanti del succo d'arancia e dell'olio d'oliva.
Tuttavia, gli scienziati hanno notato che non è ancora chiaro in che modo il corpo umano assorbirà le sostanze dagli insetti.

domenica 14 luglio 2019

L'ambasciatore britannico dimissionario negli Stati Uniti dice la sua

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L'ambasciatore britannico a Washington, Kim Darroc, che si è dimesso il 10 luglio a causa di uno scandalo riguardante la fuga dei suoi telegrammi, ha detto che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si era ritirato dall'accordo nucleare con l'Iran, nonostante il suo predecessore Barack Obama.
Gli esperti prevedono l'indebolimento della posizione di Londra nei rapporti con Washington dopo la Brexit
Nei documenti della stampa, Darroc ha osservato che Trump si è ritirato dall'accordo con l'Iran per motivi personali, perché è stato firmato da Obama che è stato firmato il piano d'azione globale congiunto (SVPD). Il diplomatico ha definito il vandalismo diploma un comportamento simile dell'amministrazione Trump.
La pubblicazione rileva che questo telegramma è stato inviato nel maggio 2018. Fu allora che Boris Johnson, che a quel tempo ricopriva la carica di capo del ministero degli Esteri britannico, non riuscì a convincere Trump a non ritirarsi dall'accordo nucleare con l'Iran.
Il 7 luglio, si è saputo delle lettere, in cui Darroc ha fornito una descrizione della politica della Casa Bianca e ha parlato poco del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Questi documenti sono stati resi disponibili ai media britannici. Risultò che l'ambasciatore britannico chiamava Trump, in particolare, incapace, incompetente e insicuro. Il Foreign Office del Regno Unito ha avviato una verifica a tale riguardo.
Il leader americano, a sua volta, definì pazzo l'ambasciatore e aggiunse che negli Stati Uniti nessuno era "felice" con lui.

venerdì 12 luglio 2019

La Russia ha iniziato a consegnare i sistemi missilistici antiaerei S-400 in Turchia

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La Russia ha iniziato a consegnare i sistemi missilistici antiaerei S-400 in Turchia, secondo quanto riferito venerdì 12 luglio dal ministero della Difesa .
"Come parte del contratto, il 12 luglio 2019, è iniziato il trasferimento di materiali dal primo gruppo del sistema di difesa anti-aereo e antimissile regionale a lungo raggio C-400 all'aeroporto di Murted", si legge sul sito web del dipartimento militare.
La Russia e la Turchia hanno firmato un accordo sulla fornitura di sistemi missilistici di difesa aerea S-400 nel 2017, dopo di che gli Stati Uniti si sono opposti all'accordo e hanno minacciato Ankara di sanzioni e varie conseguenze per l'acquisizione di armi russe. Tuttavia, la parte turca non ha rifiutato il contratto.

La Camera dei rappresentanti del Congresso Usa ha approvato la proposta di emendamento per imporre sanzioni alla Russia

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L'11 luglio, la Camera dei rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti ha approvato la proposta di emendamento democratico al progetto di bilancio per la difesa per l'anno fiscale 2020, che prevede la possibilità di imporre sanzioni contro il debito nazionale della Russia.
Secondo uno degli autori dell'iniziativa, Bradley Sherman, questo emendamento implica "sanzioni gravi contro lo stato russo" e non permetterà ai cittadini statunitensi di investire in titoli di stato russi.
"Fornisce anche un meccanismo per revocare queste sanzioni se l'amministrazione (USA - ndr) arriva alla conclusione che la Russia non ha interferito nelle elezioni americane almeno durante un ciclo elettorale, e se il congresso è d'accordo.
Il progetto di bilancio per la difesa non è stato ancora approvato dalla Camera dei Rappresentanti o dal Senato.
Il 3 aprile, il progetto aggiornato"Proteggere le elezioni dalle minacce adottando la legge sulle linee rosse" (DETER Act), che prevede l'imposizione di sanzioni contro la Russia , è stato sottoposto all'esame del Congresso .
Il documento prevede misure restrittive in relazione ai settori bancario, energetico e della difesa, nonché alle transazioni con il debito pubblico della Federazione russa. Allo stesso tempo, a differenza della precedente versione del progetto, le sanzioni sono proposte non contro "tre o più" banche russe, ma solo contro due.
Nel 2016, dopo aver vinto le elezioni presidenziali del repubblicano Donald Trump, il Partito Democratico, il cui candidato (Hillary Clinton) ha perso, ha accusato il nuovo capo dello stato in collusione con Mosca e la Russia per aver interferito nelle elezioni.
Nel corso di un'indagine speciale del procuratore Robert Muller, i collegamenti di Trump con la Federazione Russa non sono stati trovati. Il Cremlino ha ripetutamente sottolineato l'assurdità delle accuse e le ha chiamate parte della lotta politica interna.

giovedì 11 luglio 2019

GIANLUCA SAVOINI:"C'è qualcosa di losco"

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MILANO — Già giornalista all’Indipendente e alla Padania, poi portavoce di Bobo Maroni, oggi vicepresidente del Corecom Lombardia ma soprattutto a capo dell’associazione Lombardia-Russia, Gianluca Savoini sembra non darsi pace di fronte alle ultime rivelazioni della testata americana Buzz-Feed: «Mistificazione, inganno, falsità, mascalzonata, ecco cos’è».

C’è un audio però, non è lei che parla?

«E che ne so, chi se lo ricorda?
Guardi che oggi come oggi non serve molto per manomettere un file, tagliare frasi, alterare la voce. È malafede, una porcheria, anche perché chi l’ha fatta non ha mica la prova del versamento su un conto corrente. Non c’è niente perché non c’è mai stata neanche l’intenzione di fare niente del genere».

Sì ma se uno prende dei soldi in maniera irregolare mica li mette a bilancio no?

«Certo, ma dico: si citano grandi aziende, le sembra che abbiano bisogno di me? Io di queste cose non ne capisco nulla, non me ne sono mai occupato. Le pare poi che io, se fosse, ne parlerei nella hall di un grande albergo, in un luogo pubblico? Non prendiamoci per i fondelli su».

Stupisce che ci sia un audio, come è uscito fuori secondo lei?

«Lo avrà fatto qualcuno e lo avrà passato ai giornalisti, poi non mi riconosco nella voce né nei discorsi che faccio, ci sono un sacco di rumori; e comunque io ero lì che bevevo un caffè insieme ad altra gente, c’erano dieci-quindici persone, non so neanche bene di cosa parlassero».

Sì ma chi erano?

«Non li conosco, gente che avevo visto la sera prima alla conferenza pubblica, mentre altri francamente non voglio metterli in mezzo perché davvero non ha senso».

E i riferimenti a Eni e Intesa che vengono fatti?

«Conosco solo Andrea Mascetti di banca Intesa, mi hanno chiesto se lo conoscevo e ho risposto di sì, come posso conoscere lei se mi fanno la domanda no? Lui è nella Lega dal 1991, tra l’altro, come me.
Comunque il punto è che se serve un colpevole allora mi offro, anche se non ho fatto nulla. Salvini in questa vicenda non c’entra niente, non sa niente, ero io lì e non lui, se la prendessero con me. Dopodiché aggiungo che ogni partito sarebbe meglio guardasse a casa propria, tutti quanti, non vadano a fare le verginelle. Se devono ridursi ad attaccare il vicepremier su questo significa che sono messi proprio male».

E quindi secondo lei questa vicenda cos’è, una trappola nei suoi confronti e della Lega?

«Perché no? Ci comincio a pensare sa? Per rompere le scatole a Salvini. Qualcuno che viene da te, ti fa domande, parla e poi passa tutto a dei giornalisti».

Ma Salvini di tutta questa faccenda cosa le ha detto?

«Mi aveva domandato cosa fosse l’inchiesta dell’Espresso mesi fa e gli avevo risposto che davvero non ne sapevo nulla. Questa è una spy story all’amatriciana, soldi non ce ne sono, valigette non ce ne sono, non ho mai fatto nulla di illegale nella vita, soldi non ne sono arrivati ».

Magari i soldi non sono arrivati, ma trattative ce ne sono state?

«Ma quale trattativa?! Io ho anche saputo di persone che andavano in giro a promettere soldi a terzi se avessero detto che stavano finanziando la Lega».

Un complotto?

«Qualcosa di losco c’è. Guarda caso, arriva Putin in Italia ed ecco qua...».

da LA REPUBBLICA dell'11 luglio 2019-Intervistaa Gianluca Savoini di Matteo Pucciarelli 

VENEZUELA.Rodriguez:"I negoziati con le forze di opposizione a Barbados stanno andando bene"

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Il ministro delle comunicazioni e dell'informazione del Venezuela, Jorge Rodriguez, ha affermato che i negoziati con le forze di opposizione a Barbados stanno andando bene.Nel suo Twitter l'11 luglio, ha scritto che tutte le dispute sono risolte in modi costituzionali e pacifici. Inoltre, ha osservato che i negoziati si svolgono in presenza di rappresentanti della Norvegia.Inoltre, ha ringraziato il Primo Ministro di Barbados Miyu Mottley per l'ospitalità.La situazione politica in Venezuela è rimasta tesa da gennaio. Poi, sullo sfondo delle proteste dell'opposizione, il presidente del parlamento Juan Guaydo si è dichiarato presidente ad interim. La sua "legittimità" è stata riconosciuta dagli Stati Uniti, dal Canada, dal Guatemala e da un certo numero di altri paesi.Maduro ha definito l'incidente un tentativo di colpo di stato e ha interrotto le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti.Il 30 aprile, la situazione in Venezuela si è intensificata nuovamente e sono riprese le proteste e gli scontri di opposizione con le forze dell'ordine. Guaydo chiese ai sostenitori di completare il processo di compensazione di Maduro, ma un altro tentativo di colpo di stato fallì.

mercoledì 10 luglio 2019

MAFIA NIGERIANA.A Parma sgominate due gang




Stipata sul pick-up nel deserto e poi sui barconi o a bordo di un aereo,la materia prima era sempre la stessa.Carne umana,da importare dalla Nigeria all'Italia,ma anche in Francia e Svizzera.Ragazze e ragazzi:la prime "piu costose",forse perchè più difficili da reperire o forse perchè la prostituzione rende più dello spaccio di strada.Per intrappolarli bastava la vecchia ma efficace menzogna sul lavoro nel bengodi europeo.E le vittime si offrivano,pronte a partire per cambiare vita.Questa la speranza.E invece nel loro inferno personale solo il girone cambiava:da quello originario della miseria a quello della schiavitù.Si ribellavano? Erano minacce e botte,a loro e ai parenti in Nigeria.O riti juju variante africana del vudù.O lavaggi del cervello."E' per una volontà superiore che sei qui" ripeteva un aguzzino a una giovane costretta a vendersi.Allettata dalla speranza,intrappolata dal destino.Ma il destino può giocare brutti scherzi anche a chi se ne sente assoluto padrone (specie di quello altrui).

"Hope and Destiny" speranza e destino:questa l'indagine che ha portato il gip bolognese Grancesca Zavaglia,su richiesta del pm Stefano Orsi della Procura distrettuale antimafia di Bologna,alla firma di nove ordinanze di custodia cautelare.A condurre l'inchiesta,la Squadra mobile di Parma diretta da Cosimo Romano.
"Oltre che alla Dda, dice il questore Gaetano Bonaccorso,il mio ringraziamento va a questa squadra.Il risultato investigativo è importante a livello oggettivo e se si pensa alle forze di chi ha condotto le indagini". Ma perchè a Parma? Qui sono state raccolte le denunce e qui avevano messo radici due organizzazioni impegnate a fare soldi con il traffico di esseri umani.E non solo.Ieri all'alba i poliziotti di borgo della Posta,con le Squadre mobili di Bologna,Reggio Emilia e Verona e il Reparto prevenzione crimine dell'Emilia-Romagna hanno compiuto il blitz.
Dei nove nigeriani da arrestare, due sono sfuggiti alle manette:si tratta della 27enne Hilda Antony e di Shedrack Adaka,40 anni.Entrambi residenti a Parma,anche se stando alle accuse appartenenti a due diverse organizzazioni.La prima sarebbe stata in affari con il gruppo "bolognese" ,dalla città di residenza di chi lo gestiva:Mabel Anon, 39 anni,e il marito Peter Eromonsele,49.La coppia è stata arrestata con il 28enne Musa Frank Eromonsele domiciliato a Parma:l'ipotesi di reato è associazione a delinquere finalizzata all'organizzazione dell'ingresso clandestino di donne nigeriane sul territorio italiano per far loro esercitare la prostituzione.Inoltre,l'organizzazione dell'ingresso clandestino di donne nigeriane sul territorio italiano per far loro esercitare la prostituzione.Inoltre,l'organizzazione ,con ramificazioni a Catania e Torino,avrebbe spacciato anche droga,rifornendosi di marijuana a Roma e di cocaina in Olanda,sempre da connazionali.
Al gruppo "parmigiano" ,invece,oltre ad Adaka,apparterrebbero  Cosmos Osebbandre,domiciliato a Parma in via Savani,e Blessing Osarrumen,residente a Verona.
Per gli investigatori erano membri, con vari ruoli e altre persone in Nigeria e in Libia per far loro esercitare,anche in altri Paesi europei,la prostituzione.Inoltre la custodia cautelare in carcere è stata disposta per altri due nigeriani.




da LA GAZZETTA DI PARMA del 10 luglio 2018-Roberto Longoni