Anglotedesco

Anglotedesco

venerdì 30 agosto 2019

Anglotedesco e Marco Mori ve lo dicevano che il governo gialloverde sarebbe stato un fallimento (i video)




 Piu di un anno fa l'avvocato Marco Mori appena si era diffusa la voce che stava per nascere un'alleanza Lega-5 Stelle, ci aveva messo in guarda che sarebbe stato un fallimento.I video sotto sono la prova.
Anche Anglotedesco tramite decine e decine di post pensava le stesse cose di Mori.Nessuna lotta per uscire dalla gabbia europea, dall'euro e nessuno stop alle politiche di austerità.Solo stop all'immigrazione clandestina, taglio dei parlamentari e degli stipendi.Intanto ci sono i somari che li sostengono


giovedì 29 agosto 2019

DOMENICO DE MASI:"Questo governo giallo-rosso durerà a lungo"

Risultati immagini per domenico de masi

ANGLOTEDESCO: ho letto i libri del sociologo Domenica De Masi e in sostanza ti consiglia questo:"Viviamo in una dittatura neoliberista dove domina la precarietà? Bene adattati, impara a lavorare gratis e vedrai che prima o poi questi sacrifici porteranno a dei risultati"
Per quanto riguarda l'intervista,definire il governo più di destra di sempre quello giallo-verde è una minchiata.Non difendo nessun politico e nessun partito ma mi piace criticare chi dice scemenze.Su Salvini si sentono paragoni assurdi.Non ha mai parlato di leggi razziali, di campi di concentramento o di superiorità della razza.Vuole far entrare in Italia chi ha i documenti in regola.Troppi in questo Paese si dimenticano che siamo una Repubblica democratica e non anarchica.Democrazia ma rispetto delle regole.


Domenico De Masi, come lo vede questo accordo Pd-cinque Stelle?

«Penso che non fosse niente altro che lo sbocco naturale considerate le forze in campo. Si sarebbe potuto fare già quattordici mesi fa, se soltanto il Pd avesse voluto. Se Renzi avesse voluto, invece andò da Fazio per dire: mai con i Cinque Stelle».

E se Renzi non avesse fatto quel rifiuto?

«Non avremmo avuto il governo più di destra della nostra storia. E Matteo Salvini sarebbe ora al 10 per cento».

Lei ha avuto simpatie per il Movimento Cinque Stelle e adesso?

«Io ho avuto simpatia e curiosità scientifica per il Movimento come sociologo, mi hanno commissionato tre ricerche e mi sono, appunto, incuriosito».

Che cosa l’ha incuriosita?

«Beh, un movimento che in otto anni è arrivato al governo e ci rimarrà altri quattro lunghi anni...».

Quattro lunghi anni? Parla già al futuro?

«Massì, questo governo durerà a lungo. I Cinque Stelle non hanno nessuna intenzione di tornare al governo con Salvini».

E si è visto dalle dichiarazioni che Luigi Di Maio ha fatto dal Colle. Adesso, dopo otto anni, si può dire che il Movimento si è trasformato in un partito?

«Tutti i movimenti dopo che sono nati o si trasformano in partito oppure sono destinati a morire».

E secondo lei il Movimento 5 Stelle un partito lo è diventato? Ormai sembrano comportarsi proprio come se lo fossero...

«Secondo me i Cinque Stelle sono ancora a metà della loro trasformazione. Se fossero davvero un partito non sarebbero ancorati alla piattaforma Rousseau».

Ma sembra che anche la vita di questa piattaforma non sia destinata a durare. Non crede?

«Io credo che nei suoi prossimi anni di governo la trasformazione sarà ultimata»

da IL CORRIERE DELLA SERA del 29 agosto 2019

mercoledì 28 agosto 2019

Le scemenze che con l'abolizione del contante sparirebbe l'evasione

Risultati immagini per bitcoin

In tutti i paesi scandinavi l'uso del contante è già drasticamente ridotto e in Norvegia sarà definitivamente bandito entro il 2020.In molti altri paesi invece sono state introdotte misure legislative antiriciclaggio volte a disincentivare l'uso della moneta cartacea attraverso controlli e segnalazioni automatiche alla Banca Centrale, che scattano appena si supera il prelievo di piccoli importi.
Formalmente,le ragioni che stanno spingendo i governi ad abbandonare il denaro contante, come fortemente desiderato dall'èlite finanziaria,sono di carattere fiscale (lotta all'evasione) e di sicurezza.
Se si approfondiscono tutti i risvolti legati alla sparizione del contante,emergono subito alcune conseguenze inquietanti.Per prima cosa,va notato che tutte le attività illegali potranno tranquillamente continuare a prosperare grazie alla diffusione delle criptovalute e alla loro accettazione come mezzo di pagamento assolutamente anonimo.Ciò significa che l'accoppiata criptovalute e moneta elettronica flat consentirà ai governi di possedere il controllo assoluto sui cittadini onesti,mentre i corrotti e criminali saranno addirittura agevolati nei loro traffici (senza giri di contanti potranno essere nascosti più facilmente).
Il secondo problema riguarda la gestione  dei risparmi,poiché se adesso è ancora possibile decidere se tenere la moneta contante in casa o depositarla su un conto corrente,con la moneta elettronica ciò non sarà più possibile e le banche saranno libere di imporre un interesse negativo come hanno già fatto in paesi come Svezia,Danimarca e Svizzera ,dove la moneta cartacea sta andando in disuso.
Infine i cittadini non avranno più alcuna possibilità di difesa contro il blocco dei loro conto correnti disposto per errore,per atto arbitrario,per il fallimento dello Stato o per una crisi finanziaria come è già successo in Cipro,Grecia e Argentina.

martedì 27 agosto 2019

ELISABETTA TRENTA:"La NATO ci ha chiesto di arrivare al 2% del Pil"

Risultati immagini per elisabetta trenta


ANGLOTEDESCO:mi sto annoiando molto in questo periodo, seguo la crisi di governo perchè poi devo anche avere elementi per giudicare.Maratona su la 7,maratona su Sky,Rainews ecc ecc.
Della gente non sono sorpreso per niente, non capisce chi comanda l'Italia (il titolo del post non ha bisogno di commenti),mi fanno ridere quelli che dicono di non seguire il gregge.Poi vai a vedere, sono tutti schierati con Salvini perchè dicono sia un sovranista.Mi riferisco a Byoblu o a Paolo Becchi.Complotti di qui complotti di la, tutte cazzate.
Qui c'è bisogno di qualcuno che obbedisca senza commettere errori alla CIA,Usraele,NATO, Unione Europea,BCE. 
Matteo Salvini ha provato di accontentarli (altro che sovranista) ma non li ritengono affidabile.

ROMA — Il nome di Elisabetta Trenta circola molto in queste ore: in un governo del M5S con il Pd, la titolare della Difesa potrebbe restare a via XX settembre. Nell’ipotesi di nuovo accordo con la Lega, invece, sarebbe difficile ritrovarla al suo posto.


Ministro, dove sarà fra un mese?

«Spero di essere qui a lavorare duro, c’è tanto da fare, per i cittadini come per donne e uomini delle Forze armate».

Con chi concluderà il lavoro?

«Credo che i governi debbano nascere sui valori e sulle idee, con obiettivi a lungo termine. Serve un governo che duri quattro anni, ma che soprattutto guardi alle generazioni future».

Non è successo con Salvini?

«Per quanto io sia distante dalla Lega, in termini di valori, anche con loro avevamo cominciato a lavorare bene. Ma è necessario essere leali».

Perché si è spezzato l’accordo?

«C’è stata questa corsa in avanti, la voglia di capitalizzare anche a livello nazionale i voti delle europee, magari per qualche ministero in più».

Lei è stata spesso indicata nel governo come “anti-Salvini”. Dove è nato il dissidio?

«Quando si lavora assieme è essenziale che ci sia rispetto delle competenze. Era necessaria una lealtà di fondo. E invece ho visto la volontà di far vedere che era una sola persona a decidere tutto».

È stato questo il tradimento?

«Questo era l’inizio del tradimento. Che si è consumato quando ha deciso di staccare la spina. Ma già prima era diventato difficile lavorare assieme».

In tempo di tagli, le disponibilità della Difesa erano sufficienti?

«La Nato ci ha chiesto di arrivare al 2 per cento del Pil. Per ora non siamo a questi livelli, ma certo non mi sono messa l’obiettivo di ridurre ancora il budget. L’efficienza delle Forze armate è quello che ci permette di dire: siamo un Paese sicuro».

Come valuta l’idea di impegnare le Forze armate anche su compiti più civili?

«L’impegno “Dual Use” non significa evitare impegni militari. In situazioni particolari, le Forze armate contribuiscono ad affrontare le emergenze. E assieme fanno un addestramento prezioso».

Parlando di bilanci: se lei resta al suo posto, l’Italia continuerà a comprare gli F-35, e quanti?

«Ho presentato alla presidenza la valutazione delle esigenze delle Forze armate e degli interessi produttivi del Paese. Sarà il premier del prossimo governo, mi auguro che sia Conte, a gestire il dossier. Io volevo dare all’Italia un profilo da produttore e valorizzare gli investimenti come l’impianto di Cameri. Fra personale e indotto, sono 2500 persone a lavorare».

In campagna elettorale si parlava di cancellazione tout court.

«Nel programma Cinque stelle c’era scritto revisione. Stiamo analizzando il programma per poi decidere. Tanto più che il Paese ha determinate esigenze, e deve ripartire le risorse su tutte le Forze armate».

A proposito di risorse, l’Italia ha davvero bisogno di portaerei?

«L’Italia è sempre stata una potenza sul mare, dai tempi delle Repubbliche marinare. Siamo fondamentali nel Mediterraneo. Avere una portaerei efficiente vuol dire essere pronti anche di fronte all’instabilità del Nordafrica. Spero che non sia mai necessario».

Il Paese e il Parlamento vogliono un ruolo da media potenza?

«Avere queste capacità vuol dire poterle usare quando servono. L’Italia crede nella pace e fa della diplomazia il primo strumento, ma è pronta per ogni necessità».

da LA REPUBBLICA del 27 agosto 2019-intervista al ministro Elisabetta Trenta di Giampaolo Cadalanu

lunedì 26 agosto 2019

Anche per l'economista Giovanni Dosi serve un'alleanza Pd-5 Stelle









ANGLOTEDESCO:non sono sorpreso da questa intervista,l'economista Giovanni Dosi insegna in una università toscana e non puoi pensare il contrario.Da quelle parti (e anche in Emilia sopratutto a Bologna),la prima cosa che ti insegnano appena esci dalla pancia della madre è essere di sinistra, non importa se è criminale.
Vedono fascismo ovunque e dunque il  Pd diventa un alleato serio.Chi se ne importa se è la sinistra delle banche Etruria e il Monte Paschi di Siena dove migliaia di persone aspettano giustizia e il Partito Democratico toscano fa finta di nulla.Ma sai  le banche non sono fasciste...

L'economista Giovanni Dosi era stato uno dei primi,tra gli intellettuali più vicini ai Cinque stelle,a mettere in guardia i capi del Movimento sui pericoli del patto di governo con Matteo Salvini.Lo aveva fatto in un'intervista con l'Espresso nel giugno dell'anno scorso,pochi giorni dopo la firma del contratto che diede il via all'esecutivo gialloverde.
Ora che quell'alleanza "innaturale e sbagliata",dice Dosi,è andata in frantumi,il professore di politica economica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa,uno degli accademici italiani più accreditati a livello internazionale,rivolge un appello ai grillini e al Pd perchè uniscano le forze per arginare Salvini e insieme scrivano una manovra economica all'insegna di una maggiore giustizia sociale.E questo "senza scassare del tutto i conti pubblici e andare allo scontro con l'Unione europea".


da L'ESPRESSO del 18 agosto intervista a Giovanni Dosi di Vittorio Malagutti


domenica 25 agosto 2019

Articolo di Repubblica su CANALE ITALIA

Risultati immagini per canale italia


ANGLOTEDESCO: è un canale dove è schierato con Lega e Casapound. Molte cose sulla banche e sui poteri forti le condivido ma non ho bisogno di questo Canale per informarmi, meglio libri e conferenze.
Come dice giustamente Pucciarelli, Canale Italia ha fatto conoscere Antonio Maria Rinaldi.Uno che cambia idea dal giorno alla notte.Prima dice di essere a favore dall'uscita dall'euro poi a Stasera Italia dice che lui non lo ha mai detto.
Per criticarlo non c'è bisogno di far circolare notizie false,anzi, in quel caso Rinaldi ha fatto bene a denunciarli.


ROMA — Il claim è accattivante, anche se ormai non è più troppo originale: «Quello che le altre tv non ti diranno mai». La super televisione sovranista, perfetto concentrato di retorica e propaganda filo-leghista, si chiama Canale Italia. Tu la segui e capisci quali saranno i futuri temi del dibattito pubblico, un po’ come fosse un pesce pilota del mondo informativo. La rete arriva solo dopo, a contorno di opinioni veicolate col vecchio sistema: la tv, appunto.
Niente a che vedere con le corazzate di Rai, Mediaset e La7, ma questa rete commerciale che nasce in Veneto negli anni ha fatto pian piano incetta di altre reti locali sparse per l’Italia e quindi oggi, di fatto, trasmette su tutto il panorama nazionale. Spezzoni delle trasmissioni informative di punta finiscono in rete, da YouTube a Twitter, e quelle fanno il resto, alimentando la grancassa della "controinformazione" — in realtà ormai il vero mainstream — di destra. «Con 25 reti televisive, oltre 6 milioni di telespettatori al giorno e con punte dell’1,5 per cento di share, è estremamente facile orientare le abitudini di consumo delle persone», è scritto sul sito del network. Ma oltre alle televendite c’è il lato divulgativo, anche in politica dopotutto è «estremamente facile orientare le abitudini di consumo delle persone». Il patron di Canale Italia si chiama Lucio Garbo, nato a Padova 62 anni fa, domiciliato in Austria: ha il 94 per cento delle quote. Per anni Matteo Salvini e relativa compagnia di giro leghista e affine hanno calcato gli studi della sua emittente. Lo scorso anno la manifestazione di Pontida fu trasmessa in diretta. Qui si è fatto le ossa il neo-eurodeputato della Lega Antonio Rinaldi; sempre qui s’è rilanciato Povia, cantante caduto in disgrazia che adesso discetta di grande politica, politicamente scorretto e "antisistema", cioè contro burocrati, migranti eccetera. Il registro non è cambiato. Tra inno nazionale e immagini epiche dei soldati, prese per i fondelli di Jean-Claude Juncker ubriaco e barcollante, Laura Boldrini e Cécile Kyenge sempre nel mirino, la linea politico-editoriale ricalca e rafforza il messaggio del (già) vicepremier. Una delle ultime puntate prima delle ferie estive della trasmissione di punta del venerdì sera, "Linea sera", ne è l’esempio perfetto. Titolo: "New world order: regime illuminato?". Un talk show a senso unico, sotto la scritta "esclusiva", musiche di sottofondo da saga leggendaria e anche un po’ ansiogene, dietro immagini di fulmini e saette e titoloni nei servizi sparati: "rivelazioni shock", "l’euro conviene ancora?", "i debiti sono un ricatto?", "cosa succederà?". Poi nel servizio di copertina, estrapolando qua e là articoli di giornali, voci alterate che suonano paurose, demoniache: quelle di Mario Draghi, Matteo Renzi, Mario Monti («è un massone?», ci si chiede maliziosi nella striscia sotto), Lilli Gruber e naturalmente il club Bildeberg. In questi giorni di crisi di governo («Guardate le cazzate enormi che dice Prodi, lui che è stato la rovina dell’Italia, vuole che si sia governati da quei bastardi che ci hanno sempre governati», è la sobria analisi del conduttore Vito Monaco) il tema forte è il caso Bibbiano, con annesse testimonianze in studio. «La gente crede a quel che diciamo noi perché non abbiamo padroni, siamo liberi», racconta Monaco. «Ha visto che poi le grandi tv dopo un po’ ci copiano? ». Sul web poi si rilanciano le clip con questo o quell’ospite semi- sconosciuto che «svela dai nostri studi, in diretta nazionale, sconvolgenti scenari che difficilmente potrete vedere o approfondire nelle altre televisioni». Un mix perfetto che, alla lunga è stato capace di creare il senso comune nero-verde.

da LA REPUBBLICA del 25 agosto 2019-Matteo Pucciarelli

venerdì 23 agosto 2019

LA STAMPA ESTERA:"I populisti sono bravi a fare campagne ma non a governare"

Risultati immagini per crisi di governo

I populisti sono bravi a fare campagne ma a governare non sono capaci. Ciò ha dimostrato la prima alleanza di questo tipo in una potenza economica dell'Europa occidentale. Quando il movimento di protesta 5 stelle, fondato da un comico si unì alla Lega  a Roma, non significava molto: un atteggiamento antieuropeo e anti-elitario, una preferenza per semplici slogan, social network e teorie del complotto sulle "forze oscure" ,
I Cinque Stelle avevano promesso di abolire la povertà e prevenire progetti su larga scala dannosi per l'ambiente. Salvini aveva promesso di far sentire di nuovo l'Italia sulla scena internazionale e di avviare una rivoluzione nazionalista in Europa.
Ora l'esperimento italiano è fallito in modo spettacolare dopo poco meno di 15 mesi , con accuse reciproche che non potrebbero essere più aspre. La fine della coalizione populista potrebbe essere motivo di sollievo. Ma l'Italia sta affrontando tempi difficili , e nel peggiore dei casi un governo di estrema destra.
I populisti si lasciano alle spalle un paese i cui problemi sono preoccupanti. La montagna del debito continua a crescere, l'economia è stagnante, i giovani italiani vanno all'estero in massa perché non vedono un futuro. Con le sue politiche anti-immigranti e gli attacchi a Bruxelles, Salvini ha sempre più isolato l'Italia. Mentre il Primo Ministro  Giuseppe Conte ha faticato a rassicurare i suoi partner europei, Salvini ha trascorso 15 mesi a fare ciò che sa fare meglio: la campagna elettorale. Ha raddoppiato i risultati del sondaggio della sua Lega.

Quando ha innescato e alimentato la crisi del governo, questo era finalizzato a nuove elezioni. Salvini voleva  prendere "tutto il potere". Se ci riuscisse, l'Italia rischierebbe un passo indietro per decenni in termini di diritti civili e delle minoranze. Anche se il capo della Lega non guidasse il paese fuori dall'euro, si verificherebbe un duro confronto con Bruxelles. E l'amico Putin, la cui Lega è sospettata di aver ricevuto donazioni dalla Russia, avrebbe collocato l'Italia in un modo geopoliticamente diverso.
Se prendessero  anche una parte dei moderati conservatori del partito Berlusconi Forza Italia, emergerebbe un ampio fronte. L'ex primo ministro italiano Romano Prodi l'ha definita la "maggioranza di Ursula" perché sono i partiti italiani che hanno recentemente votato al Parlamento europeo per Ursula von der Leyen come presidente della Commissione. Sarebbe un'alleanza  favorevole all'Europa che potrebbe inviare un forte segnale nella lotta contro il populismo in crescita nel resto d'Europa.
Le grandi speranze che l'ascesa del populista di destra Salvini sia fermato, ma non puoi amare. Sebbene la maggior parte delle cinque stelle sia pronta a girare a sinistra. Alla fine hanno più cose in comune con il PD che con la Lega, a cominciare dalle questioni sociali. Tuttavia, un'alleanza con il partito diBerlusconi sembra quasi impossibile. Alla fine, il movimento Grillo è diviso come i socialdemocratici e Forza Italia.
Anche se si formerà una simile coalizione anti-Salvini , la domanda è: quanto durerà?
 Deve raccogliere almeno 23 miliardi di euro per impedire un incombente aumento dell'IVA al 25%, associato a misure di austerità impopolari. Deve raggiungere una soluzione europea alla questione dei rifugiati, che prima era impossibile. Deve fornire crescita e posti di lavoro, che possono essere raggiunti solo attraverso riforme dolorose.
Non ci sono ancora sondaggi attuali. Ma come innesco della crisi Salvini ha sicuramente perso un po 'di simpatia. Forse qualche mese nell'opposizione sarebbe perfino un vantaggio per lui. Non dovrebbe preoccuparsi del budget ingannevole e potrebbe mobilitarsi come proteste annunciate contro il nuovo governo.

mercoledì 21 agosto 2019

I danni provocati dalla moneta unica

Risultati immagini per euro


E' innegabile che un'unica valuta per aree fortemente diverse porti sempre delle problematiche;gli squilibri economici di inflazione ,flussi di investimento o competitività ,si colmano sempre attraverso una svalutazione  della valuta del Paese meno efficiente rispetto a quello piu efficiente.A quel punto i beni e gli attivi di quel Paese diventano più appetibili rispetto al Paese più efficiente,tanto da far riprendere le esportazioni o di attivare gli investimenti.Per farla breve, se il Paese A crea prodotti più a buon mercato o migliori in termini di prezzo e qualità rispetto a B,gli acquisti del mondo convergeranno su A,compresi quelli degli abitanti di B.Dopo una valutazione di B rispetto ad A,i prodotti di B inizieranno a risultare piu convenienti ,richiamando maggiori acquisti a scapito di A e gli abitanti di B troveranno eccessivamente oneroso acquistare i prodotti di A,preferendo quelli normali.Il medesimo aspetto riguarderà  i flussi di investimento,che generalmente saranno diretti verso il Paese non solo più solido economicamente,ma con minore inflazione, sino a quando una svalutazione competitiva renderà,almeno all'inizio,più convenienti gli asset del Paese che ha svalutato.Questo è ciò che avveniva prima dell'adozione della moneta unica l'Italia,caratterizzata da maggior debito,doveva aumentare i rendimenti dei titoli di Stato per renderli appettibili,mentre la minore competitività,caratterizzata dalle dinamiche salariali e costi di produzione più alti,oltre che maggiore inflazione si scaricava attraverso periodiche svalutazioni,con perdita del poter di acquistare dei cittadini.Oggi,con una valuta unica che condiziona peraltro anche il  livello di inflazione,perlomeno per i beni acquistati all'esterno dell'Eurozona ,l'unica leva rimasta per il riequilibrio delle differenti competitività è il livello dei salari.Ne consegue che i Paesi meno efficienti diventano sempre più ricchi.Il valore della moneta risulta si troppo sottovalutato rispetto alle economiche in difficoltà (Grecia,Italia e altri ancora);anche i flussi di investimento rendono così a preferire i primi ai secondi,generando,anche all'interno dell'area stessa, sbilanciamenti che tendono sempre più ad allargarsi.
Chi ha spinto per l'adozione dell'euro ha commesso un errore capitale,quello di creare l'unione valutaria ,prima dell'unione delle politiche fiscali.Nell'Eurozona non ci troviamo infatti nelle condizioni degli Stati Uniti ,che sono una federazione di Stati con meccanismi di riequilibrio economico ,ma in un'Unione di nazioni con differenti sistemi politici,economici e fiscali,che devono condividere un'unica valuta,guidata dalle economie più avanzate che trascinano i Paesi meno competitivi in perenne affanno.

martedì 20 agosto 2019

La Libra è più sicura del Bitcoin?

Risultati immagini per facebook lybra

Facebook sta predisponendo il lancio della sua criptovaluta.Questa moneta digitale che si chiamerà Libra,si basa sulla cosidetta tecnologia Blockchain utilizzata dal Bitcoin,ma non sarà soggetta a oscillazioni di cambio.David Marcus,manager di Facebook e responsabile del responsabile del progetto,assicura che il social network non avrà accesso ai dati della transazione sottostante.Per gli utilizzatori sarà molto semplice scambiare denaro contro Libra e altre valute,nonchè effettuare transazioni:ad esempio,sarà possibile eseguire bonifici direttamente attraverso i servizi di chat Whatsapp e Messenger.
Le attuali criptovalute come il Bitcoin basate sulla tecnologia blockchain,sono tristemente note per le pesanti oscillazioni di cambio ,ma Facebook attraverso Libra,punta ad evitare nel modo più assoluto questo pregiudiziale handicap.Libra godrà di una protezione totale basata su fondi di riserva costituiti da diverse valute come il dollaro,l'euro e lo yen.Marcus precisa che:"se ,ad esempio un utente acquista  Libra per il controvalore di 100 euro,questi 100 euro affluiranno nel fondo di riserva".A differenza del Bitcoin dove è l'utente stesso a dover "creare" la criptovaluta,Libra verrà acquisita direttamente dagli aderenti alla Libia Association o attraverso piattaforme digitali.
Fino ad oggi,criptovalute già consolidate come il Bitcoin,non sono riuscite a imporsi come mezzo di pagamento via internet a seguito delle pericolose osciliazioni di cambio.Stando ad alcune informazioni raccolte,Facebook sta lavorando a questo progetto da oltre un anno e pare che l'azienda abbia stanziato investimenti per oltre 1 miliardo di dollari (circa 890 milioni di euro).Per la creazione di questo sistema di pagamento,Facebook sta collaborando con società finanziarie e rivenditori online e,secondo a quanto riferito il Wsj in data 13 giugno 2019,l'azienda avrebbe ricevuto sovvenzioni da dodici investitori,che hanno partecipato rispettivamente con una quota di 10 milioni di dollari (circa 8,87 milioni di euro)

lunedì 19 agosto 2019

Il sistema economico prima e dopo il 1989

Risultati immagini per trattato di maastricht


Se il neoliberismo ha preso piede nel corso degli anni Ottanta,è anche sopratutto per la volontà di rovesciare il compromesso keynesiano,ovvero il meccanismo edificato per ridistribuire ricchezza dall'alto verso il basso,e assicurare così un accettabile equilibrio tra capitalismo e democrazia.Tutto ciò aveva alimentato il potere dei lavoratori in fabbrica e nella società,e anche per questo si voleva imprimere alla disciplina dell'ordine economico una nuova direzione di marcia.Il tutto mentre il crollo del blocco socialista,e dunque la sparizione della scena politica di un concorrente a cui si deve lo stimolo a conferire un volto umano al capitalismo,creò per questa prospettiva le condizioni di un futuro certo e radioso.
L'Europa unita ha rappresentato e rappresenta il principale dispositivo utilizzato per realizzare tutto ciò.Sino agli anni Settanta la libera circolazione dei capitali,pure prevista dai Trattati di Roma assieme a quella di tutti i fattori produttivi,non era stata attuata,il che aveva consentito agli Stati membri di alimentare politiche di piena occupazione.Anche queste ultime erano del resto menzionate dai Trattati,che per un verso richiamavano altresì il controllo sulla stabilità dei prezzi e dunque sull'inflazione, ma per un altro evitano di stabilire una gerarchia tra i due obiettivi.Ciò mentre sempre i Trattati affermavano che la politica fiscale e di bilancio era di competenza del livello nazionale,e mentre era diffuso il convincimento che prima gli Stati dovevano scegliere se privilegiare la piena occupazione o la stabilità dei prezzi,e solo in un secondo tempo individuare una politica monetaria coerente con quella scelta:non ossessionata dal controllo dell'inflazione  oppure condizionata dalla volontà di limitare debito e deficit.
Negli anni Ottanta si è assistito a un rovesciamento di questa tabella di marcia,sostituita da quella che ha condotto alla moneta unica e dunque al Trattato di Maastricht del 1992,passando per l'Atto unico europeo del 1986.Prima si è realizzata la libera circolazione dei capitali,e si sono con ciò costretti gli Stati nazionali a contendersi gli investitori abbattendo i salari e la pressione fiscale sulle imprese.Poi si è attribuita la competenza in materia di politica monetaria a livello sovranazionale,ovviamente in assenza di una politica fiscale e di bilancio comune,e stabilito che essa deve perseguire il controllo dell'inflazione come unico obiettivo.Infine si è riservata l'adesione alla moneta unica ai soli paesi con i conti in regola,cioè con il debito entro il 60% e il deficit entro il 3% del prodotto interno lordo:soglia quest'ultima,dopo poco sostituita dall'indicazione per cui i bilanci nazionali devono essere in pareggio p addirittura in surplus.Il tutto presidiato da un complesso sistema di controlli preventivi sulla solidità dei bilanci statali, comprensivi del cosidetto semestre europeo,e di sanzioni per il caso in cui non avessero rispettato il percorso di rientro del debito e del deficit,erogate in seguito a procedure d'infrazione sempre più governate da automatismi e dunque spoliticizzate.
Lo Stato consolidato assume sembianze molto simili a quelle dello Stato forte e indipendente a cui affidare compiti di severa polizia di mercato.

domenica 18 agosto 2019

I rischi che si corrono con le criptovalute

Risultati immagini per bitcoin


Chi acquista bitcoin o altre criptovalute in forte ascesa deve sapere che a fronte della remota possibilità di diventare milionario in tempi record,vi sono considerevoli probabilità di perdere tutto ciò che è stato investito altrettanto rapidamente,perchè la corsa all'oro digitale delle criptovalute è già diventata un fenomeno di massa e non è materialmente possibile far arricchire tutti.
Oltre al pericolo di una imminente esplosione della bolla speculativa,bisogna tenere presente anche altri rischi:

1) l'assenza di tutele leali e contrattuali analoghe a quelle che accompagnano le operazioni in valuta legale

2)l'assenza di forme di controllo e vigilanza da parte di organi istituzionali

3) l'assenza di forme di tutela o garanzia delle somme depositate sulle piattaforme di scambio

4)la perdita permanente della moneta a causa di malfunzionamenti,attacchi informatici o smarrimento della password di accesso alla piattaforma di scambio

5) l'estrema volatilità del valore delle monete virtuali,con conseguente alto rischio di gravi perdite in tempi brevi

6) l'incertezza del trattamento fiscale delle valute virtuali in assenza di una regolamentazione con conseguenti implicazioni imprevedibili


dal libro CRIPTOCRAZIA NON AUTORIZZATA.Marco Pizzuti (edizioni il Punto d'Incontro)

EMILIANO BRANCACCIO:"C'è il rischio di una nuova e forte recessione globale il prossimo anno"

Risultati immagini per emiliano brancaccio


L’economia internazionale è in subbuglio, c’è in corso una guerra delle valute, innescata da Donald Trump, ma soprattutto, nota Emiliano Brancaccio professore di Politica economica all’Università del Sannio, recente autore de Il discorso del potere, “c’è davvero il rischio di una nuova, forte, recessione globale il prossimo anno”.

La previsione per il futuro deve farci preoccupare? 

Tra i previsori istituzionali comincia a emergere una certa inquietudine circa la possibilità che il 2020 rappresenti l’anno della prima vera recessione negli Stati Uniti dopo la grande crisi del 2008. Recessione causata dal fatto che l’espansione degli anni passati è stata trainata da un boom del mercato azionario solo parzialmente giustificato dalla crescita dei dividendi. Quindi, trainato dall’ennesima bolla speculativa.

E come si è riformata questa bolla?

Il mercato finanziario americano, e non soltanto, è stato inondato di liquidità destinata al settore privato proprio allo scopo di rilanciare i prezzi dopo il crollo del 2008. Tutta questa liquidità è finita nelle casse di quei soggetti definiti rialzisti. La crescita di questi anni è stata sostenuta da questo meccanismo. Un meccanismo vecchio che è stato esasperato.

Ma perché è avvenuto?

 Gli Stati Uniti non riescono a far rientrare il proprio disavanzo commerciale verso
l’estero. Restano la più grande potenza politico-militare del mondo, ma il tallone d’Achille sul piano economico; un’economia più fragile di quanto si immagini. Le politiche protezionistiche che sono state avviate già prima di Trump a quanto pare non riescono o riescono molto lentamente a ovviare al problema.

Per questo Trump svaluta il dollaro? 

Esattamente, anche se Trump interviene su tre fronti: il deprezzamento della valuta, l’abbattimento delle tasse e il protezionismo vero e proprio. Va però detto che, nonostante io pensi tutto il male possibile di Trump, la sua strategia è obbligata, è provocata da una causa di forza maggiore, perché gli Usa non riescono a ridurre il loro deficit verso l’estero. Questa precipitazione della politica americana, sempre più guerresca nei rapporti commerciali, è una necessità oggettiva del capitalismo americano in crisi di egemonia. Trump è solo la maschera di processi molto profondi.

Ma in questo gioco c’è allora la responsabilità dei Paesi che invece hanno un surplus commerciale? 

Certo, i Paesi che si trovano in surplus commerciale non contribuiscono all’ equilibrio e all’espansione economica. E non parlo tanto della Cina, quanto della Germania e dei Paesi europei che ne sono ormai diventati satelliti tecnico- produttivi. La composizione della domanda di merci in Germania è ormai fatta di esportazioni più che in ogni altro Paese del mondo.

Questa è una ragione anche della attuale dinamica negativa della produzione tedesca?

Sì, la Germania rallenta nel 2019 per via del ciclo mondiale perché è uno dei Paesi più dipendenti dall’economia mondiale. Ovviamente in Germania, e non solo, ci sono interessi prevalenti che preferiscono mantenere un orientamento votato a ll ’ esportazione, al forte contenimento dei salari e della domanda interna, accettando qualche recessione in più. Questo posizionamento consente di avere elevati profitti ed elevate possibilità di distruzione dei capitali minori. I capitali maggiori resistono alle recessioni e i più deboli vengono acquisiti o spazzati via. E magari permettono qualche affare a prezzo di saldo.

Se la debolezza è soprattutto negli Usa, quale è la ragione?

Al tempo di Obama emerse una ferma intenzione a far sì che l’intervento pubblico Usa di reazione alla crisi non assumesse un carattere “socialista”. Così si espresse allora l’establishment, riferendosi a un massiccio intervento pubblico in economia. Si ampliò il deficit pubblico, fino al 10 per cento del Pil, ma non con l’obiettivo di espandere l’intervento dello Stato, ma di far risalire i prezzi azionari. E questo è avvenuto in modo abbastanza semplice: lo Stato e la banca centrale hanno acquistato titoli a mani basse fin quando i titoli hanno cominciato a crescere. Se nella prima fase si è fatta spesa pubblica keynesiana in stretto senso, poi la liquidità è stata dirottata sui mercati.

Draghi ha fatto lo stesso?

 Assolutamente sì. Anzi, se negli Usa c’è stato un dibattito sulla minaccia socialista, in Europa la Bce è intervenuta a sostegno dei titoli di Stato solo a condizione di politiche restrittive. Eppure si va avanti con la stessa politica.
La politica monetaria ha però esaurito il suo potenziale di espansione. I tassi, quando raggiungono lo zero, non possono andare sotto zero più di tanto. La politica monetaria, come avvertiva Keynes, non ce la può fare da sola a governare la “bestia” del capitale. Questo limite lo stiamo ora toccando con mano.

Cosa si può fare?

Se la politica monetaria non ce la fa, arriva la recessione. Se non ci sono le condizioni per un rilancio della spesa e degli investimenti pubblici, rischiamo di doverci abituare a una oscillazione del capitalismo con un alternarsi di cicli di sviluppo e di crisi molto più accentuato di quelli registrati nella seconda metà del ‘900. Il capitalismo privo di moderazione rischia di essere molto più instabile di quanto ci siamo abituati. Un’instabilità che non è solo economica ma anche politica, e che rischia di pregiudicare ulteriormente quel che resta degli istituti democratici del Novecento.

da IL FATTO QUOTIDIANO del 18 agosto 2019-Intervista a Emiliano Brancaccio di Salvatore Cannavò

venerdì 16 agosto 2019

Caro Diego Fusaro, il governo gialloverde è sempre stato servo dei mercati finanziari




Diego Fusaro sa perchè il mondo va in un certo modo, ma di politica italiana capisce poco. Fa finta di non capire perchè se guardiamo le conferenze alla quale partecipa, sopratutto all'istituto IASP di Milano dove sono stato come pubblico un paio di volte,i partecipanti erano molto vicini alle posizioni della Lega.Mi ricordo Candiani.
Lo si capiva subito che sarebbe stato un fallimento.Quando mai hanno dimostrato di essere dei sovranisti? Borghi,Bagnai e Rinaldi sull'uscita dall'euro hanno cambiato totalmente idea.E io non ho mai sentito Fusaro ricordarglielo.L'unico è stato Marco Mori che è stato puntualmente bloccato.
Dopo una breve introduzione.Parliamo seriamente.

Il pensiero che il valore è uguale al prezzo incoraggia tutti a mettere al primo posto i mercati finanziari e gli azionisti a dare il minimo possibile agli altri portatori  di interessi.Si ignora così la realtà della creazione di valore,come processo collettivo..In verità tutto ciò che riguarda gli affari di un'impresa,specialmente la sottostante innovazione e sviluppo tecnologico,è connesso con le decisioni prese dai governi eletti,con gli investimenti fatti dalle università, dalle agenzie pubbliche e perfino con i movimenti delle istituzioni no profit.I capi delle società non dicono tutta la verità quando dichiarano che gli azionisti sono i soli a prendere rischi  e quindi meritano la parte del leone nei guadagni dell'impresa.
Il convenzionale discorso svaluta e impaurisce gli effettivi e potenziali creatori di valore che sono fuori dal settore privato.Non è facile sentirsi bene quando ti viene costantemente detto che sei spazzatura e/o parte del problema.Questa è spesso la situazione per la gente che lavora nel settore pubblico,siano infermiere,impiegati o insegnanti.Le metriche statiche usate per misurare il contributo del settore pubblico e l'influenza della teoria della Scelta Pubblica e per rendere gli stati piu "efficienti" hanno convinto molti impiegati statali di essere lavoratori di secondo ordine.E' abbastanza per deprimere ogni burocrate e indurlo a alzarsi,lasciare l'impiego e andare nel settore privato,dove spesso ci sono più soldi.
Così i personaggi pubblici sono obbligati a imitare quelli privati,e i loro interessi vanno quasi esclusivamente a progetti con rapidi ritorni.Dopotutto ,il prezzo determina il valore.Tu,impiegato statale,non oserai proporre che la tua agenzia si assuma la responsabilità,imposti una prospettiva a lungo termine di un problema,consideri tutti gli aspetti di un argomento,spenda i fondi necessari (presi a prestito se richiesto)e sussurralo dolcemente,aggiunga valore pubblico.
La cosa importante è di essere considerato progressista,ma anche "business friendly",favorevole all'impresa.Ma con una comprensione molto limitata della provenienza del valore,i politici e tutti gli impiegati statali sono come creta nelle mani di quelli che pretendono di essere creatori di valore.I regolatori finiscono per  essere influenzati dalle imprese e convinti a sostenere politiche che  rendono ancora più ricchi gli attuali operatori,aumentando  i profitti,ma con scarso effetto sugli investimenti.Per esempio, molti paesi occidentali  sono stati pensati a ridurre le imposte sulle plusvalenze di capitale, anche se non c'è nessuna ragione per farlo,se l'obiettivo è quello di promuovere investimenti a lungo termine anzichè a breve.E i lobbisti  con le loro storie sull'innovazione hanno fatto approvare la politica della Patent Box,che riduce le tasse sugli utili prodotti  da un monopolio derivante da un brevetto di 20 anni ,anche se l'effetto principale di tale politica è stato puramente di ridurre le entrate statali,invece di aumentare i tipi di investimenti che portarono ai brevetti".Tutto questo serve solo a sottrarre valore all'economia e a  rendere il futuro  meno attraente per quasi tutti.Non avendo una chiara visione del processo collettivo della creazione di valore,il settore pubblico viene così"catturato" incantato da storie sulla creazione di ricchezza che hanno portato a politiche fiscali regressive che aumentano l'ineguaglianza.

mercoledì 14 agosto 2019

Solo adesso Matteo Salvini capisce che il Reddito di cittadinanza è una pagliacciata

Risultati immagini per anglotedesco youtube  matteo salvini


ANGLOTEDESCO:ma va? Solo adesso Salvini capisce che il REDDITO DI CITTADINANZA è una pagliacciata che aumenta il lavoro nero.E perchè voi della Lega l'avete firmato?
Luigi Di Maio l'ha proposto per prendere voti al Sud ,anche un bambino indisciplinato di terza elementare l'ha capito fin dall'inizio.


Ma secondo lei il capo dello Stato sarà d’accordo nel rinviare alla prossima legislatura l’entrata in vigore di una riforma costituzionale come il taglio dei parlamentari?

«Io so che si è già fatto in passato, su materie rilevanti».

 Siamo tornati al Matteo contro Matteo?

«Ho ascoltato il monologo arrogante e imbarazzante di Matteo Renzi in Senato. Che suonava così: “Abbiamo in tasca un accordo con i 5 Stelle”. Siccome mi sono venuti i brividi a immaginare una manovra Renzi, Boschi, Fico e Toninelli, mi sono detto: facciamoli uscire allo scoperto. Offrendo ai 5 Stelle quello che chiedevano, la discussione sul taglio dei parlamentari. Ma ancora non va bene...».

Le brucia il fatto che ieri i numeri d’aula abbiano fotografato una maggioranza Pd-5 Stelle che...

«Che è l’inciucio. Però, voglio proprio vedere Paragone e la Boschi che votano insieme la commissione d’inchiesta sulle banche. Oppure quella sulle case famiglia tipo Bibbiano. Aggiungo che, a differenza di quello che dicono Renzi e Di Maio, con il nostro governo non è in discussione quota 100 e non si toglieranno gli 80 euro. Semmai, sarà doveroso verificare il reddito di cittadinanza. Ci arrivano centinaia di segnalazioni, molte delle quali a me personalmente, da parte di imprenditori che quest’anno non riescono ad assumere i lavoratori che avevano l’anno scorso».

La gente intasca il reddito e poi s’arrangia con i lavoretti?

«Appunto. Fanno fatica i ristoranti, fanno fatica in agricoltura, fanno fatica in moltissimi... Per carità, noi il reddito di cittadinanza lo abbiamo votato e speriamo che crei lavoro. Ma se lo toglie, bisognerà studiarlo».

Perché non ha incontrato Silvio Berlusconi?

«Ma dai... Ho letto cose da pazzi. Che si vogliono i notai per firmare gli accordi...».

A maggior ragione, perché non vi siete visti?

«Io sono stato per gran parte della giornata al Viminale, ci sono le navi di 5 Ong con 500 ospiti a bordo, c’erano due bimbi di sei mesi in difficoltà che eravamo pronti ad accogliere... E poi ho chiuso il dossier di Castel Volturno dove ci occuperemo di camorra, mafia nigeriana, rifiuti che scompaiono... Con Berlusconi ci siamo sentiti per telefono. Tra l’altro ci sono le Regionali, il 27 ottobre in Umbria, forse a dicembre in Emilia-romagna».

 Beh, secondo lei ci dovrebbero essere anche le Politiche...

«Io ho lanciato l’«italia del sì» senza preclusioni, ma questo non vuole dire che già ci siano accordi o altro. Tra l’altro, le vecchie etichette sono del tutto superate».

È per questo che Forza Italia dice che lei vuole inglobare tutti in un listone a suo nome? Una sorta di nuovo Pdl sovranista in cui comanda Salvini?

«Figuriamoci se mi sono messo a parlare di listini e listoni. Nessuno vuole inglobare nessuno. Noi dialoghiamo con tutti quelli che la pensano come noi. E poi, nemmeno sappiamo se e quando si vota. Le opposizioni in qualunque parte del mondo hanno fretta di votare. Il Pd, invece, ha bisogno di tempo per inciuciare. La nostra priorità è sventare l’inciucio, con quale formula e quale squadra ci ragioniamo»

da IL CORRIERE DELLA SERA del 14 agosto 2019.Intervista (incompleta) di Marco Cremonesi

lunedì 12 agosto 2019

Per l'economista Mariana Mazzucato l'Italia per crescere ha bisogno di una politica green e non può uscire dall'euro



LONDRA — Una “visione verde” per rilanciare la sinistra contro i populismi. E un rinnovamento della politica per tornare a parlare con la gente nelle piazze e nelle strade. Sono i consigli che Mariana Mazzucato, economista nata in Italia, cresciuta in America e residente a Londra, docente di Innovation & Public Value all’University College London, autrice di numerosi saggi fra cui il recente best-seller internazionale “Il valore di tutto” (Laterza), offre al nostro Paese avviato a elezioni anticipate.

Che rischi corre l’Italia, se Salvini diventa primo ministro, professoressa Mazzucato?

«Rischia di diventare un Paese più diseguale, meno sostenibile e più prigioniero dell’intolleranza razziale».

Perché più diseguale?

«Le misure proposte dalla Lega sono tutte regressive: flat tax, riforma pensioni, condoni fiscali, favoriscono chi ha già privilegi e puniscono i ceti deboli. Anche le iniziative in difesa delle piccole imprese sono sbagliate: andrebbero piuttosto aiutate a crescere. Salvini ha una filosofia economica populista, che crea consenso solo in certe classi, senza strategia a lungo termine».

E perché meno sostenibile?

«Salvini si è sempre schierato contro la politica ambientale. Da questo punto di vista i 5 Stelle almeno all’inizio ci hanno provato, ma senza risultati concreti neanche loro».

E poi c’è l’euroscetticismo, la minaccia di Salvini di lasciare l’euro

«Non avrebbe senso. L’Italia può crescere solo stando dentro la Ue, se vuole competere con Cina e Stati Uniti. Da sola ha un peso insignificante. Il disastro della Brexit in Gran Bretagna dovrebbe servire da lezione».


Che direzione invece si dovrebbe prendere, con queste elezioni anticipate, per uscire dalla crisi?

«Un governo tecnico di breve periodo, un altro governo di professori, non servirebbe a risolvere i problemi reali dell’Italia e avrebbe il solo risultato di aumentare l’odio verso la cosiddetta élite, fomentando ulteriormente il populismo».

Allora cosa serve?

«Occorre fare capire al paese che Salvini, come Trump, si presenta nei panni del nuovo ma rappresenta il vecchio. Bisogna mettere al centro del programma la vita delle persone, fare scegliere alla gente cosa mettere nell’agenda del governo, alimentando nuove forme di democrazia. Altrimenti le persone si sentono tagliate fuori non solo a livello economico, ma anche nella partecipazione democratica».

Ci hanno già provato i 5 Stelle a rinnovare la politica.

«Sì, ma in modo elitario, come si è visto con la Piattaforma Rosseau: in pratica una famiglia decide e gli altri obbediscono. In realtà in Italia la politica del passato aveva una forma democratica che funzionava: l’idea della piazza e dei partiti come il Pci, con le sezioni e le case del popolo.
Bisogna tornare all’antico con metodi nuovi».Per l'economista Mariana Mazzucato:"L'Italia per crescere ha bisogno di una economia green e non può uscire dall'euro"

Con quale programma concreto?

«Una visione verde per rilanciare innovazione e investimenti, coinvolgendo stato e industria, pubblico e privato. E mettendo fine al rapporto parassitario fra politica e business».

Beppe Sala, il sindaco di Milano, dice qualcosa del genere…

«Sì. E anche Zingaretti, come presidente del Lazio, mi ha consultata in passato su questi temi, mi è sembrato che avesse in mente una visione simile».

Ma perché l’economia italiana non cresce più?

«In sostanza sono vent’anni che non cresce. Non è un problema degli italiani: in passato l’economia cresceva, la qualità del lavoro resta ottima, così come l’istruzione. Il problema è la mancanza di investimenti nell’innovazione, da parte del settore privato come del settore pubblico».

Non basterebbe liberalizzare, ridurre la burocrazia, velocizzare la giustizia?

«Si può anzi si deve ridurre la burocrazia e velocizzare la giustizia.Ma senza dare allo Stato la colpa di tutto, come fosse il punching-ball della crisi italiana. C’è stato un periodo in cui le aziende di stato italiano, Iri, Finmeccanica, Telecom, funzionavano bene. Chi punta tutto su liberalizzazioni e privatizzazioni non ha studiato la storia dell’Italia».

Ma il settore pubblico è stato a lungo segnato da corruzione e malgoverno.

«La soluzione è avere un settore pubblico non politicizzato, in cui la politica non metta le mani dentro le aziende. Non bisogna generalizzare: pubblico è buono, privato è cattivo, o il contrario. L’Italia ha bisogno di entrambi. La questione è come evitare le privatizzazioni fatte male».

Per esempio?

«Parto da un caso inglese: la privatizzazione di ferrovie, posta, aziende dell’acqua, fatta da Margaret Thatcher negli anni ’80, ha creato servizi peggiori a costi più alti. E poi un caso italiano, il ponte Morandi crollato a Genova: la dimostrazione che è sbagliato dare infrastrutture vitali in concessione ai privati, senza mettere forti condizioni che richiedano una gestione a tutela del beneficio pubblico».

Se lei fosse nominata ministro del Tesoro italiano, quale è la prima cosa che farebbe?

«L’integrazione del ministero del Tesoro con altri ministeri come quello dell’Industria, dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico. Per dare al ministro del Tesoro più potere e meno potere al tempo stesso, rendendolo più responsabile della sua politica fiscale».

E la seconda?

«Un grande piano per la crescita sostenibile del Paese, a livello locale, regionale, nazionale. Concordo con Greta Thunberg: il cambiamento climatico è la priorità assoluta. Ma può anche essere una grande occasione di sviluppo economico».

da LA REPUBBLICA del 12 agosto 2019-intervista a Marianna Mazzucato di Enrico Franceschini

domenica 11 agosto 2019

Francesca Donato tranquillizza tutti quelli che credono che se vince la Lega si esce dall'euro



Francesca Donato, eurodeputata leghista, nonostante le rassicurazioni di Salvini molti temono che in caso di vittoria la Lega farà uscire l'Italia dall'euro...

«Confermo che non mi risulta che sia assolutamente in programma nulla del genere. Semplicemente si vuole fare una manovra espansiva tagliando le tasse. Il limite del deficit non deve essere invalicabile, se si fa una spesa ad alto moltiplicatore fiscale. Quindi ben venga un governo che abbia i numeri e la forza per fare scelte di questo tipo».

L'uscita dall'euro non è in programma, ma lei presiede un'associazione che si chiama "Progetto eurexit".

«Ma non è vero che non è mai stata nel programma, c'è stato un periodo in cui la Lega ha sostenuto questa proposta di uscita dall'euro. Poi - per una serie di ragioni di contesto geopolitico istituzionale - la proposta è stata modificata e allo stato non è tra i nostri obiettivi».

Contesto geopolitico?

«Alcuni anni fa c'erano scenari diversi, si poteva ipotizzare ci fosse questa disponibilità (a uscire dall'euro, ndr) anche da parte di altri Paesi. Nel 2014 c'era anche Marine Le Pen che progettava qualcosa di simile. In quel contesto, sarebbe stata una scelta concordata in Europa. Ma la Le Pen non ha vinto le elezioni. Oggi le condizioni non ci sono, quindi è fuori luogo parlarne».

Avete accantonato l'idea di uscire dall'euro perché ora in Europa è minoritaria?

«È la democrazia! È chiaro che se tanti governi dovessero dire "l'euro non funziona, che facciamo?". Beh, saremmo i primi a sederci al tavolo. Ma se lo diciamo solo noi... Non possiamo metterci a fare le cose da soli».

Ma allora la sua "Eurexit" è senza agenda?

«No, sul sito c'è scritto proprio che alla luce dei mutamenti dal 2013 a oggi, ora il programma dettagliato è proporre una serie di riforme per rendere l'Eurozona sostenibile e funzionale, altrimenti è meglio abbandonare questo sistema. E comunque è necessario essere preparati ad un possibile choc economico-finanziaro imprevisto e non programmato da noi, quello che Paolo Savona ha chiamato il "cigno nero". Riteniamo che allo stato non sia probabile, purché si creino le condizioni perché tutti i Paesi possano crescere. Confido si riesca a livello europeo a modificare le regole dell'Eurozona per rendere l'euro sostenibile e rilanciare la crescita».

Che modifiche servono?

«Bisogna rivedere i famosi limiti di bilancio, la rigidità prevista dal fiscal compact, il limite al deficit, il debito sotto il 60 per cento... Pura follia. E la Banca centrale europea dovrebbe essere più simile alla Federal Reserve americana, che mette al primo posto la lotta alla disoccupazione piuttosto che all'inflazione. Se l'Ue non vuole crollare sotto i risultati delle sue pessime scelte deve profondamente riformarsi».

Sul suo sito lei cita Kennedy, Gandhi, Stiglitz. Non è che ha sbagliato partito? 

«Stiglitz ha scritto un libro per dire che l'euro è un disastro e che l'Italia farebbe bene a uscirne. Lui non è l'ultimo arrivato, è un premio Nobel per l'Economia. Gandhi è stato il più grande sovranista della storia, ha fatto una rivoluzione pacifica buttando fuori i colonizzatori inglesi con la non violenza».

Gandhi? Eppure il suo leader non offre un'immagine zen, ma da duro: le «ruspe», i «lavori forzati»... 

«Gandhi è stato un grandissimo rivoluzionario, un uomo tostissimo. A volte quando questi grandi personaggi diventano icone non si riesce a guardare bene cosa hanno fatto».

Lei ora è all'Europarlamento. Ha capito perché l'Ue persevera in queste politiche che, secondo voi, danneggiano gli Stati?

«Perché il potere economico e finanziario è nelle mani della Bce, formata da banche centrali, di fatto controllate da banche private. Sono le banche private che prestano i soldi ai governi, hanno tutto l'interesse che i governi abbiano poche risorse. Se le banche centrali tornassero sotto il controllo dei governi nazionali il problema si risolverebbe. Ma questo comporterebbe il ritorno alle monete nazionali... Del resto, nell'unico paese al mondo in cui le banche sono di proprietà dello stato - la Cina - l'economia tira benissimo. È lo stato a finanziare se stesso. Dovremmo renderci conto che il modello neoliberista dell'indipendenza pura delle banche centrali è da superare». —

da LA STAMPA dell'11 agosto 2019-Intervista a Francesca Donato di Alessandro Di Matteo

Crisi di governo? Anglotedesco ve lo diceva un anno fa che era un governo comico.Vero Paolo Becchi?




Non avrei mai voluto scrivere di questioni di politiche italiane l'11 agosto 2019,di solito in questo periodo mi dedico ad altro, ad argomenti di politica internazionali a volte sul filo del complottismo ma visto che c'è la crsi di governo, Anglotedesco dice la sua.
Mi misi a ridere un anno fa quando mi giunse notizie che Lega e Movimento 5 stelle si erano alleati per formare un nuovo governo, mi misi a ridere ancora di più quando vidi molta gente,da quella comune a professori ,politici, blogger indipendenti , considerare questa alleanza una minaccia alla finanza internazionale, la vittoria del sovranismo.
Proprio ieri in un tweet privato a Paolo Becchi gli ho scritto che un anno fa quando lui andò in Germania per spiegare questo grande governo del cambiamento, io feci un video che pubblicai sul mio canale Youtube dal titolo:"Paolo Becchi in Germania a spiegare il falso sovranismo del governo gialloverde", oltre a questo anche le promesse non mantenute da Salvini che tra poco spiegherò.Da Paolo Becchi aspetto la risposta ,solitamente lo fa sempre, guardiamo stavolta.Ho i miei dubbi.

Partiamo subito dal popolo.Un popolo di somari che crede a tutto,l'importante è non farsi su le maniche, dal 1968 in poi lo hanno totalmente rincoglionito facendogli credere che ogni cosa gli deve cadere dal cielo.
Il governo giallo-verde è stato formato da gente mediocre e falsa, i nomi li ho fatti tante volte, sono gli stessi che nei video che ho anche pubblicato ,si sentono dall'avvocato Marco Mori.
L'idea di sovranismo non c'è mai stata, nessuno in modo concreto ha mai proposto l'uscita dal campo di concentramento che sono la Ue e l'euro, hanno sempre cercato di migliorarlo dal di dentro senza rendersi conto che l'italiaetta non conta un accidente.
Matteo Salvini è amico e fratello d'Israele (parole sue) e questo vuol dire schierarsi con quella finanza internazionale che sta massacrando gli stati, indebitandoli e riducendoli all'osso.Sull'uscita dall'euro cambiò completamente,la maglietta BASTA EURO molto probabilmente l'ha gettata in qualche cassonetto della Caritas.
Lui pensava che ridurre gli sbarchi voleva dire essere sovranisti, e la gente ,tra cui anche alcuni blogger, grazie a questi blocchi che ci sono stati,Salvini è da considerare il miglior ministro dell'Interno di sempre.A questi signori gli faccio una domanda:e i rimpatri? I 600.000 rimpatri all'anno? Tutti i giorni si leggono sui giornali nazionali e locali di crimini commessi da gente irregolare o come è successo a Reggio Emilia qualche giorno fa, delinquenti espulsi che sono rientrati nel Belpaese tranquillamente.
I 5 stelle non ne parliamo.Dei provinciali, hanno sempre preso la politica come un gioco.Basta cacciare i parlamentari pregiudicati dal parlamento oppure ridurne il numero per migliorare la vita dei cittadini italiani.Di politiche estere ed economiche,meno di zero.
In poche parole:questo governo capisce del mondo come i frequentatori delle osterie.Stessi argomenti, stessi discorsi.

venerdì 9 agosto 2019

PAPA BERGOGLIO:"Si sentono dei discorsi sul sovranismo che sembrano quelli di Hitler"



ANGLOTEDESCO:Papa Bergoglio di dittatore ne ha conosciuto uno molto bene cioè Jorge Videla e non si era mai schierato contro di lui.
In questa lunga intervista il Papa,tra le tante cose, dice che certi settori hanno bisogno di lavoratori immigrati.In poche parole appoggia la dittature neoliberista:enormi profitti ,salari bassi e siccome nei paesi sviluppati, giustamente, la gente non ha intenzione di farsi trattare da schiava, bisogna spalancare le porte ai nuovi schiavi.
I signori dell'1%" sono ben accolti in Vaticano.

Santità, Lei ha auspicato che «l'Europa torni a essere il sogno dei Padri Fondatori». Che cosa si aspetta? 

«L'Europa non può e non deve sciogliersi. È un'unità storica e culturale oltre che geografica. Il sogno dei Padri Fondatori ha avuto consistenza perché è stata un'attuazione di questa unità. Ora non si deve perdere questo patrimonio».

Come la vede oggi? 

«Si è indebolita con gli anni, anche a causa di alcuni problemi di amministrazione, di dissidi interni. Ma bisogna salvarla. Dopo le elezioni, spero che inizi un processo di rilancio e che vada avanti senza interruzioni».

È contento della designazione di una donna alla carica di presidente della Commissione europea?

«Sì. Anche perché una donna può essere adatta a ravvivare la forza dei Padri Fondatori. Le donne hanno la capacità di accomunare, di unire».

Quali sono le sfide principali?

«Una su tutte: il dialogo. Fra le parti, fra gli uomini. Il meccanismo mentale deve essere "prima l'Europa, poi ciascuno di noi". Il "ciascuno di noi" non è secondario, è importante, ma conta più l'Europa. Nell'Unione europea ci si deve parlare, confrontare, conoscere. Invece a volte si vedono solo monologhi di compromesso. No: occorre anche l'ascolto».

Che cosa serve per il dialogo?

«Bisogna partire dalla propria identità».

Ecco, le identità: quanto contano? Se si esagera con la difesa delle identità non si rischia l'isolamento? Come si risponde alle identità che generano estremismi? 

«Le faccio l'esempio del dialogo ecumenico: io non posso fare ecumenismo se non partendo dal mio essere cattolico, e l'altro che fa ecumenismo con me deve farlo da protestante, ortodosso… La propria identità non si negozia, si integra. Il problema delle esagerazioni è che si chiude la propria identità, non ci si apre. L'identità è una ricchezza - culturale, nazionale, storica, artistica – e ogni paese ha la propria, ma va integrata col dialogo. Questo è decisivo: dalla propria identità occorre aprirsi al dialogo per ricevere dalle identità degli altri qualcosa di più grande. Mai dimenticare che il tutto è superiore alla parte. La globalizzazione, l'unità non va concepita come una sfera, ma come un poliedro: ogni popolo conserva la propria identità nell'unità con gli altri».

Quali i pericoli dai sovranismi?

«Il sovranismo è un atteggiamento di isolamento. Sono preoccupato perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934. "Prima noi. Noi… noi…": sono pensieri che fanno paura. Il sovranismo è chiusura. Un paese deve essere sovrano, ma non chiuso. La sovranità va difesa, ma vanno protetti e promossi anche i rapporti con gli altri paesi, con la Comunità europea. Il sovranismo è un'esagerazione che finisce male sempre: porta alle guerre».


E i populismi?

«Stesso discorso. All'inizio faticavo a comprenderlo perché studiando Teologia ho approfondito il popolarismo, cioè la cultura del popolo: ma una cosa è che il popolo si esprima, un'altra è imporre al popolo l'atteggiamento populista. Il popolo è sovrano (ha un modo di pensare, di esprimersi e di sentire, di valutare), invece i populismi ci portano a sovranismi: quel suffisso, "ismi", non fa mai bene».

Qual è la via da percorrere sul tema migranti?

«Innanzitutto, mai tralasciare il diritto più importante di tutti: quello alla vita. Gli immigrati arrivano soprattutto per fuggire dalla guerra o dalla fame, dal Medio Oriente e dall'Africa. Sulla guerra, dobbiamo impegnarci e lottare per la pace. La fame riguarda principalmente l'Africa. Il continente africano è vittima di una maledizione crudele: nell'immaginario collettivo sembra che vada sfruttato. Invece una parte della soluzione è investire lì per aiutare a risolvere i loro problemi e fermare così i flussi migratori».

Ma dal momento che arrivano da noi come bisogna comportarsi?

«Vanno seguiti dei criteri. Primo: ricevere, che è anche un compito cristiano, evangelico. Le porte vanno aperte, non chiuse. Secondo: accompagnare. Terzo: promuovere. Quarto integrare. Allo stesso tempo, i governi devono pensare e agire con prudenza, che è una virtù di governo. Chi amministra è chiamato a ragionare su quanti migranti si possono accogliere».

E se il numero è superiore alle possibilità di accoglienza?

«La situazione può essere risolta attraverso il dialogo con gli altri Paesi. Ci sono Stati che hanno bisogno di gente, penso all'agricoltura. Ho visto che recentemente di fronte a un'emergenza qualcosa del genere è successo: questo mi dà speranza. E poi, sa che cosa servirebbe anche?».

Che cosa? 

«Creatività. Per esempio, mi hanno raccontato che in un paese europeo ci sono cittadine semivuote a causa del calo demografico: si potrebbero trasferire lì alcune comunità di migranti, che tra l'altro sarebbero in grado di ravvivare l'economia della zona».

Su quali valori comuni occorre basare il rilancio dell'Ue? L'Europa ha ancora bisogno del cristianesimo? E in questo contesto gli ortodossi che ruolo hanno?

«Il punto di partenza e di ripartenza sono i valori umani, della persona umana. Insieme ai valori cristiani: l'Europa ha radici umane e cristiane, è la storia che lo racconta. E quando dico questo, non separo cattolici, ortodossi e protestanti. Gli ortodossi hanno un ruolo preziosissimo per l'Europa. Abbiamo tutti gli stessi valori fondanti».

Attraversiamo idealmente l'Oceano e pensiamo al Sudamerica. Perché ha convocato in Vaticano, a ottobre, un Sinodo sull'Amazzonia?

«È "figlio" della "Laudato si'". Chi non l'ha letta non capirà mai il Sinodo sull'Amazzonia. La Laudato si' non è un'enciclica verde, è un'enciclica sociale, che si basa su una realtà "verde", la custodia del Creato».

C'è qualche episodio per Lei significativo?

«Alcuni mesi fa sette pescatori mi hanno detto: "Negli ultimi mesi abbiamo raccolto 6 tonnellate di plastica". L'altro giorno ho letto di un ghiacciaio enorme in Islanda che si è sciolto quasi del tutto: gli hanno costruito un monumento funebre. Con l'incendio della Siberia alcuni ghiacciai della Groenlandia si sono sciolti, a tonnellate. La gente di un paese del Pacifico si sta spostando perché fra vent'anni l'isola su cui vive non ci sarà più. Ma il dato che mi ha sconvolto di più è ancora un altro».

Quale?

«L'Overshoot Day: il 29 luglio abbiamo esaurito tutte le risorse rigenerabili del 2019. Dal 30 luglio abbiamo iniziato a consumare più risorse di quelle che il Pianeta riesce a rigenerare in un anno. È gravissimo. È una situazione di emergenza mondiale. E il nostro sarà un Sinodo di urgenza. Attenzione però: un Sinodo non è una riunione di scienziati o di politici. Non è un Parlamento: è un'altra cosa. Nasce dalla Chiesa e avrà missione e dimensione evangelizzatrici. Sarà un lavoro di comunione guidato dallo Spirito Santo».

Ma perché concentrarsi sull'Amazzonia?

«È un luogo rappresentativo e decisivo. Insieme agli oceani contribuisce in maniera determinante alla sopravvivenza del pianeta. Gran parte dell'ossigeno che respiriamo arriva da lì. Ecco perché la deforestazione significa uccidere l'umanità. E poi l'Amazzonia coinvolge nove Stati, dunque non riguarda una sola nazione. E penso alla ricchezza della biodiversità amazzonica, vegetale e animale: è meravigliosa».

Al Sinodo si discuterà anche la possibilità di ordinare dei «viri probati», uomini anziani e sposati che possano rimediare alla carenza di clero. Sarà uno dei temi principali?

«Assolutamente no: è semplicemente un numero dell'Instrumentum Laboris (il documento di lavoro, ndr). L'importante saranno i ministeri dell'evangelizzazione e i diversi modi di evangelizzare».

Quali sono gli ostacoli alla salvaguardia dell'Amazzonia?

«La minaccia della vita delle popolazioni e del territorio deriva da interessi economici e politici dei settori dominanti della società».

Dunque come deve comportarsi la politica?

«Eliminare le proprie connivenze e corruzioni. Deve assumersi responsabilità concrete, per esempio sul tema delle miniere a cielo aperto, che avvelenano l'acqua provocando tante malattie. Poi c'è la questione dei fertilizzanti».

Santità, che cosa teme più di tutto per il nostro Pianeta?

«La scomparsa delle biodiversità. Nuove malattie letali. Una deriva e una devastazione della natura che potranno portare alla morte dell'umanità».

Intravede una qualche presa di coscienza sul tema ambiente e cambiamento climatico?

«Sì, in particolare nei movimenti di giovani ecologisti, come quello guidato da Greta Thunberg, "Fridays for future". Ho visto un loro cartello che mi ha colpito: "Il futuro siamo noi!"».

La nostra condotta quotidiana - raccolta differenziata, l'attenzione a non sprecare l'acqua in casa - può incidere o è insufficiente per contrastare il fenomeno?

«Incide eccome, perché si tratta di azioni concrete. E poi, soprattutto, crea e diffonde la cultura di non sporcare il creato». —

da LA STAMPA del 9 agosto 2019-Domenico Agasso jr

mercoledì 7 agosto 2019

CRIPTOVALUTE.Allarme dell'antimafia



«Un paradiso finanziario virtuale». La Dna, direzione nazionale antimafia e antiterrosismo, lancia sulle criptovalute un allarme senza precedenti. Nella relazione annuale, appena pubblicata, la Procura nazionale guidata da Federico Cafiero De Raho affronta il tema con un capitolo di 25 pagine. Le preoccupazioni si ritrovano riga dopo riga. Se poi si pensa che la relazione è aggiornata al 2018, i timori possono essere ancora più alti. L’uso criminale di queste monete virtuali è almeno duplice: riguarda mafiosi e terroristi. Oltre agli evasori fiscali.

Scrive Francesco Polino, sostituto procuratore: «Il rischio sistemico principale è quello di assistere, de facto, alla creazione nel web di un paradiso finanziario virtuale». Con tre fattori in gioco. «Il sistema delle criptovalute ha natura decentralizzata, ogni computer ha eguale accesso alle risorse comuni». Inoltre «le transazioni possono avvenire non soltanto tra soggetti residenti in Stati diversi, ma anche essere riconducibili a più account in realtà riferibili sempre alla medesima persona». Ed «esistono sempre più espedienti capaci di assicurare un maggior grado di anonimato».

La conclusione è sconsolante: «In questo contesto, il bitcoin risulta la prima moneta per i pagamenti realizzati sul darknet ovvero per il commercio illegale». Compreso «lo scambio di materiale pedopornografico». Nella relazione firmata da Cafiero De Raho lo scenario è chiaro: «Utilizzo massiccio delle criptovalute» da parte di «organizzazioni delinquenziali, anche di matrice mafiosa, per ripulire somme consistente di proventi illeciti, anche mediante lo “spacchettamento” delle somme da riciclare e/o l’utilizzo di più soggetti riciclatori, ovvero il ricorso a più monete virtuali». Le possibilità di ripulire e rimettere in circolo i profitti criminali ormai non si contano. Lo schema vale anche in assenza di identità mafiosa: basta essere semplici «contribuenti che dovessero decidere di occultare i proventi dell’evasione fiscale». La terna si completa con il ricorso alle criptovalute per «finalità di finanziamento del terrorismo, attraverso donazioni o supporto ad attività terroristiche da parte di soggetti dislocati in diverse parte del mondo».

L’allarme, però, non finisce qui. I timori, infatti, non riguardano soltanto le potenzialità criminogene, molte ancora da scoprire, delle monete virtuali nelle strategie d’affari di mafiosi, terroristi ed evasori. La Dna, tra l’altro, ricorda come i rischi riguardino anche «i consumatori e gli investitori». E i pericoli sull’utizzo delle criptovalute per «finalità illecite» sono «principalmente derivanti dal regime di anonimato che connota le transazioni».

Ma la preoccupazione è più ampia. Le armi degli investigatori rischiano di essere spuntate, insufficienti, inefficaci. Ci sono indiscusse «difficoltà», scrive la Dna, per la «complicata identificabilità degli indagati; la complessa acquisizione di prove circa le movimentazioni di valuta virtuale e la riconducibilità a soggetti specifici; la concreta sequestrabilità delle virtual currencies e delle disponibilità presenti sui wallet».

Non è finita: «Continueranno a permanere non presidiati, anche in prospettiva, gli scambi diretti tra utenti». Per le modalità c’è l’imbarazzo della scelta: «Le più comuni piattaforme di commercio online tra privati; transazioni “nascoste”, effettuate nel deep web; piattaforme web gestite da soggetti terzi che operano come intermediari “di fatto”». Fa impressione la consapevolezza dell’analisi: «Emerge nitidamente l’innegabile potenzialità dissimulatoria della criptovaluta - si legge nel documento della Dna - in grado di ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa del profitto illecito».

Il rischio Bitcoin, va detto, era stato già segnalato nelle relazioni di altri uffici come la Dia (direzione investigativa antimafia) e il Dis (dipartimento informazioni e sicurezza) presso la Presidenza del Consiglio. Cafiero De Raho ha varato un tavolo tecnico per mettere a fattor comune sintesi e criticità rilevate. Ci sono Uif (unità di informazione finanziaria per l’Italia) e Dogane del ministero Economia e Finanze; Dia e Polizia postale del dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell’Interno; Scico (Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata) e Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza. «Si stanno analizzando le tecniche investigative per poter tracciare sul sistema Blockchain le singole transazioni e l’identità degli utilizzatori». Davanti a questi rischi, in crescita certa e continua, la politica dovrà dare risposte.

da IL SOLE 24 ORE del 7 agosto 2019-Marco Ludovico

martedì 6 agosto 2019

Il pericolo ebola

Risultati immagini per ebola congo

L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato un'emergenza internazionale a causa dell'epidemia di ebola in corso dal 2018 nella Repubblica Democratica del Congo.La decisione è dovuta al fatto che casi di ebola sono stati registrati a Goma,una città con un milione di abitanti ,e nel vicino Uganda.La zona colpita si estende ormai per un raggio di 500 km.L'epidemia è esplosa di nuovo in zone in cui sembrava sotto controllo.Non c'è tempo da perdere.La comunità internazionale deve adottare subito misure di contenimento più incisive e applicare le lezioni dell'epidemia che tra il 2014 e il 2016 ha provocato più di 11.000 morti in Africa occidentale.In quel caso i paesi ricchi avevano agito solo quando alcune persone infette erano arrivate in Europa e Stati Uniti.Se si fossero mossi prima,il conto delle vittime sarebbe stato inferiore.
E' fondamentale coinvolgere le comunità locali.Oggi sono disponibili cure più efficaci compreso un vaccino sperimentale.Ma ci sono anche molti ostacoli.Nella zona è in corso un conflitto che coinvolge più di cento gruppi armati.La disinformazione alimenta l'ostilità della popolazione locale.Sono già state registrate 174 aggressioni contro il personale sanitario,con varie vittime.
Secondo l'Onu un caso di ebola su quattro non viene rilevato in tempo.In un paese dove 13 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria,colpito anche da un'epidemia di morbillo con 80.000 casi e 1.500 vittime,il sistema sanitario è al collasso.La situazione potrebbe precipitare se gli stati vicini decidessero di chiudere le frontiere.L'Oms non lo ha chiesto,perchè potrebbe essere controproducente oltre a penalizzare l'economia,spingerebbe le persone a usare strade non controllate.Gli aiuti non bastano,e finora è arrivata solo la metà di quelli promessi.Evidentemente i governi non sono consapevoli di quanto sia importante intervenire per tempo.

lunedì 5 agosto 2019

Il sistema economico globale spiegato ai ragazzi del liceo

Risultati immagini per FMI

Il sistema economico globale ha dimostrato di essere molto instabile e probabilmente il Fondo Monetario Internazionale ,istituito per aiutare a stabilizzare l'ecopnomia globale e per fornire finanziamenti in grado di consentire ai governi di attuare politiche fiscali anticicliche,ha favorito delle procedure che hanno causato inutili difficoltà.
L'FMI non è riuscito ad affrontare i problemi legati ai fallimenti del mercato e ha incoraggiato politiche come la liberalizzazione del mercato dei capitali che notoriamente provocano un aumento dell'instabilità senza migliorare la crescita.Osservando il sistema finanziario con attenzione si può notare che il Paese più ricco del mondo sembra non aver modo di vivere con i propri mezzi e prende in prestito circa 500 miliardi di dollari l'anno (il 5% del suo Pil) dall'estero.Quasi la metà di questi prestiti provengono da Paesi poveri in via di sviluppo.In base alla teoria economica standart i ricchi dovrebbero aiutare i poveri ma il realtà avviene il contrario.
Parte del problema dipende dal sistema di riserva globale,che richiede ai governi di mettere da parte del denaro per eventuali emergenze.Il più delle volte per le riserve si sceglie una valuta forte,di solito il dollaro.Questo implica che i Paesi poveri, ogni anno girano somme importanti agli Usa.La liberazione del mercato dei capitali ,che consente a qualsiasi impresa in qualsiasi paese di contrastare prestiti altissimi ha aggravato il problema.I requisiti prudenziali prevedono che ogni Paese abbia una riserva di denaro pari alle proprie passività a breve termine denominate in valuta estera:questo significa che se un'impresa di un Paese prende in prestito a breve termine 100 milioni di dollari da una banca statunitense il governo di quel Paese deve accantonare 100 milioni di dollari agli Stati Uniti.Al netto,il Paese non riceve nulla,ma deve pagare il 15% mentre riceve soilo il 2%.C'è un trasferimento netto agli Stati Uniti di 16 milioni di dollari l'anno.
Questo sistema avvantaggia quindi gli Usa,ma fa soffrire i Paesi in via di sviluppo.Ci sono riforme che potrebbero affrontare questi problemi,compresa un'emissione annuale di DSP (valuta globale),che potrebbe essere utilizzata per finanziare lo sviluppo e altri beni pubblici globali.Gli Stati Uniti potrebbero esserne indirettamente svantaggiati (non trarrebbero più gli stessi vantaggi dell'essere la principale valuta di riserva globale),ma il sistema finanziario mondiale raggiungerebbe una maggiore stabilità.In ogni caso è sbagliato che gli Stati Uniti mettano i proprio interessi davanti a quelli di chi soffre per il sistema attualmente in vigore.

domenica 4 agosto 2019

Anche con Boris Johnson la Brexit sarà rimandata? Ci sarà un secondo referendum?

Risultati immagini per boris johnson

Il nuovo premier britannico Boris Johnson ha dichiarato che le priorità del suo governo saranno tre:portare a termine la Brexit,unire il paese e sconfiggere il Partito laburista.Ha tre mesi per portare a casa il primo obiettivo,ma è molto probabile che finirà per mancarli tutti e tre.
La Commissione europea ha già distrutto i suoi progetti sulla Brexit,ribadendo che rinegoziare l'accordo sull'uscita è fori discussione.Il nuovo premier scommette che Bruxelles cederà di fronte alla minaccia di una Brexit senza accordo.Ma è una scommessa con cui il Regno Unito rischia di fare male più a se stesso che all'Europa.
Dovrà rinegoziare l'accordo con il Partito democratico unionista,e molti dei suoi ex colleghi ministri sono inflessibilmente contrari alla sua strategia sulla Brexit.Per Johnson i numeri in parlamento sono ancora peggiori che per Theresa May.
Nonostante tutto il clamore, quindi, non è cambiato nulla.Johnson potrebbe anche strappare una leggera modifica all'accordo con Bruxelles e riuscire in qualche modo a farlo approvare dal parlamento.Ma è difficile immaginare come tutto questo posso succedere entro il 31 ottobre.
L'ipotesi più probabile è che la Brexit sarà rimandata ancora,e che il Regno Unito non riuscirà a trovare un'intesa neanche su un'uscita senza accordo.Presto o tardi il governo accetterà l'idea di un secondo referendum.
Quanto a unire il paese,Johnson potrebbe finire per alinearsi ancora più persone di quanto abbia fatto la May.Nonostante le sue origini cosmopolite,nessuno è più inglese di lui.Si definisce uno strenuo difendore dell'unità del paese,ma è visto con sospetto in Scozia e il Irlanda del Nord.A renderlo impopolare è anche il suo votafaccia rispetto alle posizioni liberali ed europeiste assunte quando era sindac di Londra.

venerdì 2 agosto 2019

Grazie al mondialismo i nostri vecchi e cari oratori sono diventati delle discariche



ANGLOTEDESCO:conosco benissimo Parma e infatti pubblico questo articolo.Piazzale Pablo non è mai stata una zona pericolosa, 30-40 anni fa l'unico quartiere-Bronx era il Montanara ,adesso per merito del mondialismo, del mondo senza muri modello statunitense, la micro criminalità si è estesa ovunque.
Basta vedere le foto e magari nelle prossime settimane o mesi ci andrò anch'io, la stragrandfe maggioranza dei ragazzini-bulli sono di origine straniera.Quelli che vengono qui, mettono al mondo 4-5 figli senza avere la certezza di un lavoro e poi quando raggiungono una certa età, non avendo soldi in tasca, vanno in giro a fare i vandali o quello che si legge nell'articolo sotto.
Io sono cresciuto all'oratorio, e leggere queste cose in posti dove molti bambini si ritrovavano per giocare e divertirsi, mi intristiscono.



La verità che è la cultura occidentale ha calato le braghe», confida a due passi dall'altare don Massimo Fava. Fa specie sentirlo dire vicino alla sagrestia, e non in uno di quei luoghi di rabbia e periferia raccontati da Houellebecq nel suo romanzo "Sottomissione". Siamo a Parma, la città che nel 2020, ironia della sorte, si appresta a diventare capitale italiana della cultura. Tant'è. La verità, per citare l'esasperato e estroso prelato, è che qui i parrocchiani si sentono "prigionieri" e che le messe ora si celebrano sotto scorta della polizia. Una luce afosa entra dai piccoli rosoni colorati. Nessuna anima tra i banchi. Le tre porte d'ingresso della facciata sono accostate. I cortili esterni, quelli che danno sulle navate laterali, protetti con reti alte fino a 10 metri. Una "fortezza", più che una chiesa. Fuori, nel piazzale Pablo, il pensionato Mario si sfoga: «Prima eravamo una comunità. Adesso non so più cosa siamo. Di sicuro qui non si è mai visto un lavoro del genere».
Per "lavoro del genere" Mario intende l'escalation di insulti, scorribande e minacce - alcune vere, altre non provabili - di una banda di ragazzini che da inizio estate ha scelto di prendere di mira la Chiesa di Santa Maria della Pace. E con lei i suoi fedeli. «L'episodio più inquietante risale a mercoledì 26 giugno», racconta don Massimo mentre controlla l'agenda. «Sì, quel giorno avevo delle cresime di alcuni adulti. Poco prima dell'inizio della cerimonia dei ragazzini sono entrati, hanno rubato una bicicletta alla segretaria della parrocchia e hanno fatto un giro intorno all'altare e lungo la navata». Qualcuno racconta che la bici sarebbe poi stata lanciata per terra. Ma non finisce qui. Ci sono anche i rosari interrotti dai canti e dalle bestemmie. C'è chi cita addirittura un battesimo, anch'esso sospeso perché i bulli si sarebbero messi a camminare sul tetto della chiesa. I racconti alimentano insicurezza. Tanto che il parroco 51enne, con un passato di missionario in Congo, ha deciso di sospendere per qualche giorno le messe pomeridiane nei giorni feriali.
«Avevo deciso di non andarci più, mi sentivo insicura», commenta la signora Miranda, 82 anni, sarta e assidua frequentatrice della parrocchia. «Ho sempre dato una mano, ancora adesso tengo dei corsi di cucito. Mai mi aspettavo di vedere le forze di polizia all'ingresso della chiesa. I ragazzini? Sembra che si siano arrabbiati per la chiusura del campetto di calcio…».
Si parla di pallone, e crescono le tensioni. Perché la parrocchia è dotata non di uno, ma di ben due campetti. Il più bello d'erba, ora in concessione alla Coop dopo il recente fallimento della precedente società che se ne occupava, l'Aurora. L'altro "campetto" è in realtà uno dei due cortili di cemento: esterno sì, ma interno alle alte recinzioni che delimitano il territorio della chiesa. E don Massimo ha deciso di sbarrarne i cancelli. «Stava diventando una discarica. I ragazzini lasciavano lì bottiglie, bicchieri, qualsiasi cosa. Non si tratta così uno spazio privato messo a disposizione del pubblico. E poi se si faceva male qualcuno? Chi ne risponde?». Una linea dura che avrebbe determinato la ritorsione della baby-gang. Ma basta guardare piazzale Pablo e un'intera area verde in mano alle scorribande calcistiche dei ragazzini per capire che dietro le loro azioni c'è dell'altro.
Lo racconta Caterina Bonetti, 34 anni, residente nel quartiere. «Sì, sono stata io a sottoporre le criticità emerse a piazzale Pablo al sindaco Pizzarotti», racconta la consigliera di minoranza Pd. «L'ho fatto con una comunicazione messa a verbale in cui spiegavo la generale situazione di degrado che si era venuta a creare. E i rischi che questi ragazzini, tutti tra i 10 e 15 anni, parmigiani di prima o seconda generazioni, entrassero a contratto con la micro-micro-criminalità dei loro "fratelli" e amici più grandi». Quelli che, per capirci, controllano lo spacco nella zona.
Il Pablo, secondo fonti delle forze dell'ordine, è considerato un "quartiere attenzionato". Uno di quelli da tenere d'occhio, anche se la circolazione di sostanze stupefacenti è andata calando. «ll problema - racconta ancora la giovane dem Bonetti - è che i ragazzi più poveri non hanno alternative. Se sei figlio di una famiglia ricca a Parma hai un'offerta variegata, dai circoli sportivi alle piscine, fino ai programmi per l'estate delle importanti aziende del territorio. Se vieni da una famiglia popolare, invece, non hai nulla da fare». A Piazzale Pablo come nella centralissima Piazza Duomo, venti minuti appena a piedi: anche sotto il Battistero, raccontano le cronache locali, imperversa un'altra banda di ragazzini.
Eccolo spiegato, il cortocircuito. Da una parte c'è la chiesa. Sempre più spolpata, tra fedeli anziani e poche vocazioni, incapace di essere il solito baluardo della comunità di quartiere. Dall'altro un'offerta socio-culturale che a Parma, come nelle altre medie e grosse città d'Italia, ha poco da offrire ai suoi abitanti più giovani e più poveri. In mezzo ci sono loro, i ragazzini, le cosiddette baby gang. In una pericolosa altalena tra "bravate" e microcriminalità.

da LA STAMPA del 2 agosto 2019-Davide Lessi

giovedì 1 agosto 2019

SCANDALO DI BIBBIANO:Le cooperative contro Di Maio:"Parole inaccettabili"




 Il Pd nazionale batte un paio di colpi. Il mondo delle coop prende posizione e replica a muso duro. E mentre il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, svolge nella sede del Ministero, in via Arenula, la prima riunione della squadra speciale per la protezione dei minori, la protesta arriva fino a Palazzo Chigi. Il giorno dopo le parole del vicepremier e leader M5s, Luigi Di Maio, si accende ulteriormente lo scontro politico sullo scandalo affidi in Val d'Enza.L'ATTACCO Nella sua intervista alla Gazzetta, il leader M5s non ha esitato ad attaccare frontalmente le «imprese, cooperative, Onlus magari "politicamente" o "ideologicamente" vicine, con una esternalizzazione o peggio privatizzazione dei servizi pubblici». E, per il vicepremier, è «quando lo Stato si ritira dando spazio» a queste realtà che nascono scandali come quello di Bibbiano.LA REAZIONE Parole che hanno innescato ieri un fiume di reazioni. A cominciare da quella di Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera, che rompe il silenzio sulla vicenda e va all'attacco di Di Maio: «Mi vergognerei ad usare le parole che ha detto Di Maio - afferma il parlamentare a Ma cos'è quest'estate su Radio 24 - La speculazione politica è inaccettabile e vergognosa. Io non ho mai dato della corrotta alla Raggi quando il suo Capo di Gabinetto si è preso 3 anni di condanna». A dar man forte a Delrio, arriva poi la vice segretaria Pd, Paola De Micheli: «Di Maio dimostra ancora una volta di non conoscere la storia del movimento cooperativo e del Terzo settore». Ma è soprattutto il mondo della cooperazione ad alzare la voce. A partire da Confcooperative Reggio, che definisce le parole di Di Maio «inaccettabili nel merito e a maggior ragione nella manifesta volontà di colpire indiscriminatamente cooperative e onlus che rappresentano uno dei sani pilastri sui quali si regge il welfare nel nostro territorio e in tanta parte del nostro Paese». SCANDALIChiedendo chiarezza su Bibbiano, per Confcooperative «le parole del vicepremier assumono sì un carattere ideologico, viziate da un pregiudizio che non ha nulla a che vedere con una realtà fatta di buone integrazioni tra pubblico e privato». E poi: «Indagare a fondo su ipotesi di reato e perseguire duramente i responsabili, chiunque siano e senza sconti è un dovere assoluto, ma screditare e gettare fango in modo indiscriminato su coop e onlus è un'operazione inaccettabile, lesiva del lavoro e della dignità di migliaia di imprese, soci e lavoratori».E ancora: «Il pubblico ha scelto la via della sussidiarietà e dell'integrazione con il privato sociale per due ragioni: perché in forte difficoltà finanziaria nel sostenere e migliorare il sistema di protezione delle fasce più deboli e perché ha trovato nella cooperazione capacità, competenze e una spinta alla co-progettazione necessarie non solo alla gestione dei servizi, ma anche alla costruzione di relazioni comunitarie. Il pubblico ha così liberato risorse per progettare servizi e rafforzare un sistema di controlli. Questa integrazione ha prodotto risultati straordinari proprio nel territorio in cui Di Maio lancia accuse gratuite e infondate».AlleanzaA stretto giro, arriva il presidente di Alleanza delle Cooperative Italiane, Mauro Lusetti, anche a nome dei copresidenti Maurizio Gardini e Brenno Begani: «Sentiamo il dovere, oltreché di respingere qualsiasi generalizzazione, di chiarire che il delicato percorso di affidamento di un minore prevede, come stabilito da specifiche normative, il coinvolgimento di più soggetti, ognuno con le proprie funzioni. È al Tribunale dei minori e ai servizi sociali dei Comuni competenti, che spetta la valutazione degli elementi che possano motivare l'allontanamento dalla famiglia di origine e l'affidamento eterofamiliare o la collocazione presso strutture di accoglienza per minori». Per Lusetti, «il ruolo della cooperazione sociale è assicurare una gestione delle strutture di accoglienza garantendo qualità, trasparenza e rispetto dei diritti dei minori ospiti in collaborazione con le famiglie e i servizi invianti. Questo è il principio che ha sempre ispirato il lavoro delle coop sociali, senza mai mettere in discussione la centralità del ruolo pubblico cui non abbiamo mai pensato di sostituirci». Infine la stoccata: «Alimentare pregiudizi non aiuta a combattere la falsa cooperazione, sulla quale Alleanza, come il ministro sa, ha presentato proposte al Mise con il quale stiamo lavorando in tale direzione».A ROMA Una polemica innescata proprio mentre il caso Bibbiano tiene banco anche nel consiglio della Regione Lazio, mettendo il Pd contro la Lega. Il motivo? Lo striscione esposto dal Carroccio in cui venivano invitati i colleghi dem "a parlare di Bibbiano". Il governatore e segretario Pd, Nicola Zingaretti, in quel momento era assente dall'aula perché aveva ricevuto una telefonata. Quando è tornato, ha trovato l'aula senza consiglieri del centrosinistra, usciti per protesta contro il Carroccio. «Vorrei mettere agli atti - il commento di Zingaretti - che bene hanno fatto a uscire dall'aula, perché hanno denunciato l'impossibilità ad avere confronto quando ci sono pratiche di battaglia politica inaccettabili. Io sono il presidente e non mi lascio scalfire da atteggiamenti di questo tipo e rimango, ma reputo quanto accaduto gravissimo. Io sono qui, se avete un canale diretto chiamate il vostro leader Salvini, atteso da un mese in parlamento per parlare dei fondi russi: non ho paura di riferire in consiglio in quanto presidente di questa istituzione». Sempre sul versante leghista, Claudia Gobbato, capogruppo della Carroccio nella Commissione parlamentare per l'Infanzia, al termine dell'audizione con il garante chiede «che siano sospesi tutti gli incarichi e le collaborazioni in corso con coop, enti e associazioni che siano in qualche modo associate o citate in merito alle note vicende degli affidi forzati di Bibbiano o di altri comuni che possono avere dei coinvolgimenti, fino al termine dei procedimenti giudiziari». GIUSTIZIAIn via Arenula, intanto, il Guardasigilli presenta la squadra speciale, proprio mentre la protesta arriva fino a Palazzo Chigi. A cominciare dalla denuncia solitaria dell'avvocato Carlo Priolo, sdraiato a terra davanti all'ingresso del Palazzo sede del Governo prima dell'arrivo delle forze dell'ordine: «Altro che Bibbiano, ci sono centinaia di casi di sequestro di bambini in Italia». Le parole dell'uomo, affiancato da una donna che spiega di essere assistita dal legale nella causa per riavere la custodia del figlio, proprio nel giorno in cui il tribunale ha notificato l'affidamento al padre. «Sono stanco di fare ricorsi: i tribunali dei minorenni devono essere cancellati», afferma.

da LA GAZZETTA DI REGGIO del 1 agosto 2019-Evaristo Sparvieri