Anglotedesco

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lunedì 30 settembre 2019

Greta Thunberg rincoglionita da Al Gore

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Diversi anni prima che Al Gore e tutti gli altri decidessero di usare una giovane studentessa svedese come personificazione dell’urgenza per un intervento climatico o, negli Stati Uniti, facessero ricorso agli appelli di Alexandria Ocasio-Cortez per una completa riorganizzazione dell’economia focalizzandola su un Green New Deal, i giganti della finanza avevano già iniziato ad escogitare piani per dirottare centinaia di miliardi di fondi futuri verso investimenti in società “climatiche,” spesso senza valore.
Nel 2013, dopo anni di meticolosa preparazione, una società immobiliare svedese, la Vasakronan, aveva emesso il primo “Green Bond” aziendale. A questa azienda se ne erano aggiunte altre, tra cui Apple, SNCF e la principale banca francese, il Credit Agricole. Nel novembre 2013, la problematica Tesla Energy di Elon Musk, aveva commercializzato il primo titolo garantito da attività derivanti dal settore del fotovoltaico (Solar Asset-Backed Security). Oggi, secondo un’organizzazione denominata Climate Bonds Initiative, gli oltre 500 miliardi di dollari investiti in queste obbligazioni ‘verdi’ sono una cifra eclatante. I creatori di questo genere di obbligazioni affermano che il loro obiettivo è quello di conquistare una quota importante di quelle attività da 45 trilioni di dollari che, a livello mondiale, hanno preso l’impegno nominale di investire in progetti “rispettosi del clima.”
Nel 2016, il TCFD, insieme alla City of London Corporation e al governo del Regno Unito, aveva avviato la Green Finance Initiative, con l’obiettivo di incanalare trilioni di dollari in investimenti “verdi.” I banchieri centrali dell’FSB avevano nominato 31 persone nel comitato direttivo del TCFD. Presieduto dal miliardario dei media finanziari Michael Bloomberg, [questo comitato] comprende personaggi chiave di JP Morgan Chase & Co, di BlackRock, uno dei maggiori gestori patrimoniali al mondo con quasi 7 trilioni di dollari, di Barclays Bank, di HSBC, la banca con sedi a Londra e ad Hong Kong ripetutamente multata per riciclaggio di droga e di fondi neri, di Swiss Re, la seconda compagnia di riassicurazioni più grande al mondo, della banca cinese ICBC, di Tata Steel, della ENI petrolifera, di Dow Chemical, del gigante minerario BHP Billington e David Blood, della Al Gore’s Generation Investment LLC. In effetti sembra che le volpi stiano scrivendo il regolamento del nuovo Pollaio Verde.
Mark Carney, della Banca d’Inghilterra, è stato anche un attore chiave negli sforzi per rendere la City di Londra il centro finanziario della finanza verde globale. Il Cancelliere dello Scacchiere britannico uscente, Philip Hammond, nel luglio 2019 ha pubblicato un libro bianco, “Strategia della finanza verde: trasformare la finanza per un futuro più verde.” Nel documento si afferma che “Una delle più influenti iniziative emergenti è la task force del settore privato sull’informativa finanziaria legata al clima (TCFD), supportata da Mark Carney e presieduta da Michael Bloomberg. [Il progetto] è stato approvato da istituzioni che rappresentano 118 trilioni di dollari di beni a livello globale.” Qui sembra esserci un piano. Il piano è la finanziarizzazione dell’intera economia mondiale usando la paura di uno scenario da fine del mondo per raggiungere obiettivi arbitrari, come “zero emissioni di gas ad effetto serra.”
A questo punto, quando ci troviamo di fronte ad attivisti climatici molto popolari e fortemente pubblicizzati, come la svedese Greta Thunberg o la 29enne Alexandria Ocasio-Cortez di New York e il Green New Deal, gli eventi prendono una piega cinica. Per quanto sinceri possano essere questi attivisti, dietro alla loro promozione c’è una macchina finanziaria ben oliata che lo fa per guadagno.

Greta Thunberg fa parte di una rete strettamente collegata all’organizzazione di Al Gore e viene sfruttata commercialmente in modo cinico e professionale e utilizzata da agenzie come le Nazioni Unite, la Commissione Europea e dagli interessi finanziari dietro le quinte dell’attuale agenda sul clima. In qualità di ricercatrice e di attivista climatica, la canadese Cory Morningstar ha documentato, in una serie di eccellenti post, come la giovane Greta stia lavorando in una rete ben consolidata e collegata all’investitore del clima statunitense, nonchè ricchissimo profittatore climatico, Al Gore, presidente del gruppo Generation Investment. Il partner di Gore, l’ex funzionario di Goldman Sachs David Blood, come già detto, è un membro del TCFD creato dalla BIS. Greta Thunberg e la sua amica diciassettenne americana Jamie Margolin, vengono entrambe considerate “giovani consulenti speciali e fiduciari” della ONG svedese We Don’t Have Time, fondata dal suo Amministratore Delegato, Ingmar Rentzhog. Rentzhog è un leader del Climate Reality Project di Al Gore e fa parte della task force per la politica climatica europea. Era stato indottrinato nel marzo 2017 da Al Gore a Denver e, di nuovo, nel giugno 2018 a Berlino. Il Climate Reality Project di Al Gore è un partner di We Don’t Have Time.

Anche alla deputata Alexandria Ocasio-Cortez (AOC), che aveva fatto grande scalpore nei suoi primi giorni al Congresso degli Stati Uniti per aver svelato un “Green New Deal” per la completa riorganizzazione dell’economia americana, ad un costo stimato di 100 trilioni di dollari, non manca una guida competente. AOC ha ammesso apertamente di essersi candidata al Congresso su richiesta di un gruppo denominato Justice Democrats (JD). Ha detto ad un intervistatore: “Non sarei stata eletta se non avessi avuto il supporto di Justice Democrats e di Brand New Congress. Umm, in effetti sono state queste organizzazioni, è stato JD ed anche Brand New Congress, che mi avevano chiesto, in primo luogo, di candidarmi. Sono loro che mi avevano convocata, un anno e mezzo fa …” Ora che è membro del Congresso, i consiglieri di AOC comprendono anche il cofondatore di Justice Democrats, Zack Exley. Exley era già un membro della Open Society e aveva ottenuto fondi, tra gli altri, dalla Open Society Foundations e dalla Ford Foundation per creare un’organizzazione, prima ancora di Justice Democrats, per il reclutamento di candidati adatti alla carica.
I legami tra i più grandi gruppi finanziari del mondo, le banche centrali e le corporation globali nell’attuale spinta verso una strategia climatica radicale per l’abbandono dell’economia basata sui combustibili fossili a favore di una vaga e generica economia verde, a quanto pare, non sono affatto dovuti ad un’autentico sforzo per rendere il nostro pianeta un ambiente pulito e sano in cui vivere. Al contrario, è un programma strettamente connesso all’Agenda per il 2030 delle Nazioni Unite a favore di un’economia “sostenibile” e alla generazione di, letteralmente, trilioni di dollari di nuova ricchezza per le banche globali e i giganti finanziari che costituiscono i veri poteri in essere.

Nel febbraio 2019, a seguito di un discorso alla Commissione Europea, a Bruxelles, di Greta Thunberg, l’allora presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, dopo aver baciato galantemente la mano di Greta, sembrava essere passato all’azione reale. Aveva detto a Greta e alla stampa che l’UE avrebbe speso, nei prossimi 10 anni, centinaia di miliardi di euro per combattere i cambiamenti climatici. Juncker aveva proposto che, tra il 2021 e il 2027,“un quarto di ogni euro speso nell’ambito del bilancio dell’UE fosse destinato ad azioni volte a mitigare i cambiamenti climatici.”

Quello che lo scaltro Juncker aveva mancato di dire è che il progetto non aveva nulla a che fare con le perorazioni della giovane attivista svedese. Era già stato tutto deciso un anno prima, il 26 settembre 2018 al Vertice di One Planet, in collaborazione con la Banca Mondiale, le Fondazioni Bloomberg, il Forum Economico Mondiale ed altri. Juncker aveva abilmente usato l’attenzione dei media verso la giovane svedese per promuovere la sua agenda del clima. Il 17 ottobre 2018, pochi giorni dopo l’accordo dell’UE al vertice di One Planet, Juncker, a nome dell’Unione Europea, aveva firmato un memorandum d’intesa con Breakthrough Energy-Europe, in base al quale le società appartenenti a Breakthrough Energy-Europe avrebbero goduto di un accesso preferenziale ad ogni tipo di finanziamento.

I membri di Breakthrough Energy includono Virgin Air di Richard Branson, Bill Gates, Jack Ma di Alibaba, Mark Zuckerberg di Facebook, Sua Altezza Reale il Principe Al-waleed, Ray Dalio della Bridgewater Associates, Julian Robertson del gigante degli hedge fund Tiger Management, David Rubenstein, fondatore del Carlyle Group, George Soros, presidente del Soros Fund Management LLC, Masayoshi Son, fondatore di Softbank, in Giappone.

Credetemi. Quando le multinazionali più influenti, i maggiori investitori istituzionali del mondo, tra cui BlackRock e Goldman Sachs, le Nazioni Unite, la Banca Mondiale, la Banca d’Inghilterra e le altre banche centrali del BIS si schierano a favore del finanziamento di una cosiddetta agenda verde, chiamatelo Green New Deal o come volete, è tempo di guardare sotto la superficie delle campagne degli attivisti pubblici del clima e cercare le vere motivazioni. L’immagine che ne emerge è un tentativo di riorganizzazione finanziaria dell’economia mondiale usando il clima, qualcosa che il sole e la sua energia sono in grado di modificare su una scala di molti ordini di grandezza superiore a quanto potrà mai fare l’umanità, come pretesto per cercare di convincere la gente comune a compiere sacrifici incredibili per “la salvezza del nostro pianeta.”

Nel 2010, il capo del gruppo di lavoro n° 3 della commissione intergovernativa delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, il dott. Otmar Edenhofer, aveva dichiarato ad un intervistatore: “… bisogna dire chiaramente che, con la politica sul clima, ridistribuiamo di fatto la ricchezza del mondo. Bisogna liberarsi dall’illusione che la politica internazionale sul clima sia una politica ambientale. Tutto questo non ha praticamente nulla a che fare con la politica ambientale, con problemi come la deforestazione o il buco dell’ozono.” Da allora, questa strategia di politica economica è diventata molto più sofisticata.

William Engdahl- journal-neo.org

La Casa Bianca si prepara a svelare il piano di lotta contro l'impeachment

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Secondo quanto riferito, i funzionari dell'amministrazione Trump stanno pianificando uno sforzo per combattere la spinta dei democratici per l'impeachment. I consiglieri del presidente hanno affermato che non lasceranno senza risposta le richieste di impeachment.
Secondo quanto riferito, la "lotta contro l'impeachment" viene preparata dal capo dello staff Mick Mulvaney e dal consigliere della Casa Bianca Pat Cipollone. Il piano dovrebbe concentrarsi sui risultati politici del presidente e radunare i suoi alleati, tra cui Steve Bannon.
Ciò accade dopo che il presidente Trump ha ripetutamente chiamato i funzionari del Partito Democratico per aver tentato di iniziare una "guerra" contro il suo governo.
"Stiamo lottando per drenare la palude ed è esattamente quello che sto facendo, e capisci perché dobbiamo farlo perché il nostro paese è in gioco come mai prima", ha dichiarato il presidente. "È tutto molto semplice, stanno cercando di fermarmi perché sto combattendo per te e non lascerò mai che ciò accada."
Il piano dell'amministrazione Trump potrebbe essere svelato non appena lunedì. Nel frattempo, il presidente Trump continua a rispondere ai tentativi dei democratici di spingerlo fuori dall'ufficio. È andato su Twitter domenica per sottolineare che i democratici di sinistra radicale sono un "partito che non fa nulla", le cui politiche fanno solo male all'America.
L'avvocato Trump Rudy Giuliani ha dichiarato che i democratici stanno cercando di deviare dalla corruzione di Joe Biden in Ucraina.

L'Ucraina ha fissato una scadenza per l'adesione all'UE e alla NATO

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L'Ucraina dovrebbe raggiungere i criteri necessari per aderire all'Unione europea e alla NATO entro i prossimi cinque anni - tali termini sono enunciati nel progetto di programma d'azione del governo.
Lunedì 30 settembre, il Consiglio dei Ministri ha presentato un documento all'esame della Verkhovna Rada. Se il parlamento lo approva, il governo riceverà l'immunità annuale dal licenziamento.
Il programma d'azione è progettato per cinque anni. Un indicatore dell'efficacia delle misure prese sarà considerato l'approssimazione più vicina ai criteri economici dell'UE, nonché ai criteri politici, economici e militari della NATO.
In precedenza, nel partito presidenziale "Servo del popolo", è stato notato che l' Unione europea ha bisogno dell'Ucraina più di Kiev a Bruxelles, poiché il popolo ucraino ha conservato valori che sono stati "offuscati a lungo" in Europa . Le autorità del paese sperano di unirsi al mercato energetico dell'UE nel 2025.
L'UE, a sua volta, osserva che l'assistenza fornita a Kiev negli ultimi cinque anni è diventata la più grande nella storia dell'associazione.
Allo stesso tempo, l'Ucraina ammette che non è ancora pronto per unirsi alla NATO . Il leader ucraino Vladimir Zelensky ha discusso di questo problema con il segretario generale dell'alleanza, Jens Stoltenberg.

domenica 29 settembre 2019

Il Neoliberismo spiegato a Greta Thunberg


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Sono in tanti a pensare che la globalizzazione finanziaria sia l'effetto di un'ideologia politica:il neoliberismo portato al potere tra il 1979 e 1980 da Thatcher nel Regno Unito e Reagan negli Stati Uniti.Banche e governi sono d'accordo.Banche e società finanziarie iniziano la loro corsa molto prima,cercando di aggirare le regole che gli stati hanno imposto loro fino dagli anni Trenta.Nel 1971 gli Stati Uniti sono costretti ad arrendersi a questa crescente forza autonoma della finanza e si dimettono dal ruolo di garante del sistema monetario internazionale.Lo shock petrolifero del 1973 arresta bruscamente l'ascesa delle multinazionali con sede negli Stati Uniti:già nel 1980 il loro peso sugli investimenti esteri globali cala al 40% ,mentre nel 1962 le aziende Usa coprivano il 60% delle maggiori compagnie del mondo.Nei due decenni successivi la quota statunitense scende ancora fino a una media poco superiore al 20%,a vantaggio di compagnie europee (sopratutto britanniche) e giapponesi.
Quello che si apre allora è uno scenario di scarsità e competizione che frantuma il blocco occidentale:gli altri stati nazionali entrano in lotta fra di loro per attrarre capitali liberalizzando i propri mercati finanziari e di lì a qualche anno nel 1979,anche il leader comunista cinese Deng Xiaoping si muoverà nella stessa direzione.
E' difficile assimilare tale quadro, assai più mosso e articolato di quello del trentennio precedente,a un'ordinata cospirazione neoliberista.Fino al 1968 l'attenzione degli studiosi si concentra sullo scambio ineguale tra manufatti e materie prime che le multinazionali occidentali impongono ai paesi in via di sviluppo,predando le loro risorse naturali.Ne scaturisce una battaglia,l'abbiamo già definita "fallimentare" in un modo troppo sbrigativo,che negli anni Settanta impegna a fondo le Nazioni Unite per "un nuovo ordine economico internazionale" che favorisca le ragioni di scambio dei paesi poveri rialzando i prezzi delle materie prime.E' una battaglia singolarmente povera di risultati,perché da un lato l'Opec (l'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) con il rialzo "politico" del prezzo del petrolio rompe il fronte del Terzo Mondo teorizzato alle Nazioni Unite dall'altro, la quota di mercato dei prodotti agricoli detenuta dai paesi ricchi cresce dal 50% del 1953 a circa il 70% degli anni 90',grazie alla meccanizzazione e al conseguente aumento di produttività delle agricolture occidentali.
Il dibattito delle Nazioni Unite appare così in grave ritardo rispetto alle nuove dinamiche di globalizzazione che stanno mutando radicalmente il panorama globale.Accanto alla finanza si muovono oltre le frontiere degli stati nazionali, seppure in modo più graduale e meno vistoso,anche posti di lavoro e reparti industriali.E' possibile avere un'idea del processo attraverso la banca dati dell'International Labour Office,l'agenzia tripartita(retta cioè dalla collaborazione di governi e organizzazioni sindacali e imprenditoriali) creata nel 1919 in appendice al trattato di Versailles come strumento sovranazionale di tutela del lavoro dipendente.Tra il 1950 e il 2010 i lavoratori non agricoli del mondo aumentano da 400 milioni a quasi due miliardi:è una crescita superiore all'incremento demografico naturale e infatti la percentuale dei lavoratori sulla popolazione quasi raddoppia dal 16% al 28%.Gli anni Settanta segnano un'accelerazione del processo,che comunque occupa l'intero sessantennio,e anche un'intensificazione dello spostamento di baricentro della forza lavoro non agricola mondiale dell'Occidente e al resto del mondo.Tra il 1950 e il 2010 la quota detenuta dalle economie avanzate (Europa e Unione Sovietica,Nord America,Giappone e Oceania) su questa forza lavoro cala dal 60% al 27%; quella dei paesi a basso reddito (America Latina,Africa e Asia senza Giappone) aumenta dal 40 al 73%.
Se si comparano le tendenze demografiche e occupazionali del pianeta,ci si accorge che la globalizzazione dei posti di lavoro corrisponde a un lento ritorno del mondo ai suoi equilibri naturali:più posti di lavoro dove ci sono più abitanti.Ne deriva un'implicazione politica non indifferente è molto difficile che i posti di lavoro  dove ci sono più abitanti.Ne deriva un'implicazione politica non indifferente: è molto difficile che i posti di lavoro migrati dal Nord al Sud del pianeta possano invertire la tendenza e tornare indietro.Il mondo torna ad assestarsi dopo una parentesi bisecolare di dominio tecnologico,produttivo e militare dell'Occidente.

venerdì 27 settembre 2019

Il Ministero degli affari esteri tedesco è pronto a sostenere la Deutsche Welle Corporation

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Il Ministero degli affari esteri tedesco è pronto a sostenere la Deutsche Welle Corporation, poiché crede nella sua indipendenza editoriale, riferisce il fatto quotidiano . Pertanto, il rappresentante del Ministero degli Esteri tedesco Rainer Brogl ha commentato la richiesta della Commissione della Duma di Stato di riconoscere l'edizione tedesca come agente straniero.
“Supportiamo Deutsche Welle, crediamo nella sua indipendenza editoriale. Naturalmente, se necessario, discuteremo con Deutsche Welle e, se necessario, il supporto si".
Nel frattempo, il ministero degli Esteri russo ha riferito che, nel caso di una richiesta di privazione dell'accreditamento Deutsche Welle nel paese, l'agenzia prenderà in considerazione questo problema nel modo prescritto .
Lo stesso giorno, il capo della commissione della Duma di Stato per indagare sulle interferenze negli affari interni della Russia, Vasily Piskarev, ha annunciato che avrebbe chiesto al Ministero degli Esteri di ritirare l'accreditamento nel paese della società televisiva e radiofonica tedesca Deutsche Welle a causa della violazione della legge russa.
Ha osservato che le azioni di Deutsche Welle hanno mostrato segni di giustificazione per l'estremismo.
L'8 agosto, il ministero degli Esteri russo ha condannato gli appelli della Deutsche Welle a partecipare ad azioni non autorizzate a Mosca. Il ministero degli Esteri ha preso in considerazione questa interferenza negli affari interni della Federazione Russa.
Il raduno non autorizzato cui si è fatto riferimento si è svolto a Mosca il 3 agosto. Secondo il Ministero degli Affari Interni, vi hanno preso parte più di 1.5 mila persone, circa 600 sono state arrestate per reati amministrativi.

Hong Kong , il primo round di dialogo diretto tra le autorità e i cittadini comuni

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Hong Kong  il primo round di dialogo diretto tra le autorità e i cittadini comuni, . L'evento è stato ospitato dal capo dell'amministrazione, Carrie Lam, nella speranza che tale comunicazione potesse far cadere l'umore di protesta che la gente di Hong Kong ha mostrato per le strade dell'autonomia dall'inizio di giugno. Allo stesso tempo, Lam lo ha chiarito: non ha intenzione di stringere le viti introducendo una legge di emergenza che conferisce poteri agli agenti di polizia. Pechino conta anche sulla pausa in una regione amministrativa speciale alla vigilia del 70 ° anniversario della RPC. Ha già subito perdite di immagine a causa di questi eventi. Ma gli esperti  non hanno particolari speranze che con l'inizio del dialogo le proteste finiranno.
La sera del 26 settembre, il primo round di dialogo diretto tra le autorità e la popolazione si svolgerà al Queen Elizabeth Stadium di Hong Kong. Le domande di partecipazione a questo singolare dibattito all'inizio della settimana sono state presentate da oltre 20 mila Hong Kongers, di cui 150 persone selezionate a caso. "Il dialogo con la società" è stato avviato qualche tempo fa dal capo dell'amministrazione di Hong Kong, Carrie Lam, "in modo che persone di ogni estrazione sociale possano esprimere le loro opinioni al governo, al fine di comprendere il malcontento nella società e cercare soluzioni".
Sebbene, in effetti, le autorità siano consapevoli delle richieste dei manifestanti che non hanno lasciato le strade di questa regione cinese dall'inizio di giugno. Uno di questi è "uccidere" il disegno di legge per estradare una serie di crimini sospettati nella terraferma cinese. Il documento, infatti, divenne il grilletto per le esibizioni più ambiziose di Hong Kong. Questo requisito è stato soddisfatto dalle autorità, sebbene con un notevole ritardo. Tutto il resto, compresa l'introduzione delle elezioni dirette promesse dalla Cina per l'autonomia, è rimasto finora irrealizzato.
Come ha osservato Hong Tak Wai, un politologo dell'Università di Hong Kong, in un'intervista a Izvestia, la base di ogni dialogo è la fiducia delle parti l'una verso l'altra. Vale a dire, questo scarseggia in autonomia.
"Finché le voci di omicidi e stupri di gruppo da parte della polizia inondano le strade e Internet, e il governo rifiuta di istituire un comitato investigativo indipendente, tale fiducia difficilmente può essere guadagnata", ha affermato un esperto di Hong Kong. - Il punto di partenza per placare il pubblico dovrebbe essere la creazione di tale comitato.
I manifestanti a Hong Kong non sempre si sono esibiti pacificamente, ma le azioni della polizia non sono state impeccabili. Una benda che copre un occhio è diventata uno dei simboli dei manifestanti, in onore di una donna che ha perso la vista dopo che un proiettile di gomma ha colpito l'occhio.
La scorsa settimana, Amnesty International ha accusato la polizia di Hong Kong di torture e altri abusi durante la repressione delle proteste. Le forze dell'ordine respingono tutte le accuse di questo tipo. Carrie Lam ha anche affermato l'altro giorno: "Il fatto che dopo più di tre mesi non abbiamo visto morti importanti a Hong Kong, per gli standard mondiali, è davvero notevole".

Il solito Carlo Giovanardi:"Niente cellulari ai minori"

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Magari non lo vedremo scendere in piazza di fianco a Greta, ma la proposta va nella stessa direzione tracciata dalla giovane attivista svedese. E se di fatto la sua è più che altro una provocazione - metterla in pratica non sarebbe esattamente semplice... - l'atto formale al Parlamento europeo è stato effettivamente inviato. Così, nel giorno dello sciopero mondiale per il clima, l'ex ministro e senatore modenese Carlo Giovanardi chiede a Bruxelles di intervenire sugli stati dell'Unione per vietare l'uso degli smartphone per i minori di 18 anni.

Onorevole Giovanardi, ma la sua è una proposta reale o solo una provocazione?

«È evidentemente una provocazione, ma allo stesso tempo è un atto formale che ho inviato al Parlamento europeo, chiedendo di prendere seriamente in considerazione la proposta. Di fatto, la mia è una petizione con la quale, dopo aver analizzato l'impatto devastante delle emissioni degli smartphone, chiedo alla Ue di vietarli o di limitarne l'uso per i minorenni».

 Un messaggio a Greta Thunberg e a tutti quelli che oggi scenderanno in piazza?

«Sì, perché chi sciopera, andando in piazza dicendo che siamo sull'orlo di una catastrofe, dovrebbe come minimo rinunciare all'uso quotidiano dello smartphone, dei tablet, ma anche di tante altre cose, a partire dall'aria condizionata. Insomma, se stiamo davvero andando incontro all'autodistruzione, mi sembra accettabile rinunciare ad una cosa non indispensabile come lo smartphone. O questi signori pensano di manifestare e basta?»

Ci parli dello studio da cui è partita la sua petizione.

«Si tratta di una ricerca dell'Università californiana MacMaster, pubblicata a marzo nella rivista scientifica Journal of cleaner production. Uno studio sul contributo globale in Co2 di dispositivi tecnologici come pc, monitor, portatili, tablet e smartphone, ma anche delle infrastrutture come i datacenter e le reti di comunicazione: ebbene, il contributo dell'industria dell'Information technology in termini di gas serra era pari all'1% nel 2007, ma crescerà al 3,5% nel 2020, per raggiungere il 14,5% nel 2040, ovvero la metà delle emissioni dell'intero settore dei trasporti a livello mondiale. E i principali responsabili di questo incremento esponenziale delle emissioni sono le società telefoniche, che incoraggiano gli utenti a cambiare smartphone ogni due anni attraverso un marketing decisamente aggressivo, con nuovi piani e offerte che convincono soprattutto i più giovani. Peraltro, i modelli più recenti sono più inquinanti dei loro predecessori anche per l'aumento delle dimensioni dello schermo, che implica un maggior utilizzo delle materie prime e consumi più alti».

Dati decisamente allarmanti, anche se vietare il cellulare ai minorenni oggi sembra una cosa praticamente irrealizzabile.

«E allora si inizi da azioni più facilmente realizzabili: il ministro dell'Istruzione Fioramonti, quello che sostiene che le assenze a scuola oggi saranno giustificate dallo sciopero per il clima, cominci a dire che a scuola il telefonino non si usa. Non si può fare? E poi tutti quelli che oggi andranno in piazza, inizino a prendere in considerazione l'idea di eliminare o ridurre l'uso delle cose dannose ma non indispensabili...»

Da La Gazzetta di Modfena del 27 settembre 2019-intervista Luca Gardinale

giovedì 26 settembre 2019

Mitch McConnell:"Le procedure di impeachment da parte dei democratici sono ridicole"

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Il leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell ha dichiarato di non aver visto prove di un'offesa incommensurabile da parte del presidente Trump. In una dichiarazione , McConnell ha affermato di aver letto il riassunto della telefonata Trump-Ucraina, aggiungendo che non contiene alcuna base per l'impeachment.
Il senatore ha detto che gli sforzi dei democratici di usare la chiamata per avviare una procedura di impeachment sono ridicoli. . Il leader della maggioranza del Senato ha detto di essere saltato sull'impeachment prima di vedere qualsiasi prova fattuale di presunti "quid pro quo" o altri comportamenti scorretti.
"Alla fine la diga si è rotta - il presidente Pelosi non ha più potuto trattenere l'estrema sinistra", ha affermato. "Prima che qualcuno di noi avesse anche i fatti in mano, ha ceduto a sinistra e ha annunciato un'indagine sull'impeachment".
McConnell ha sottolineato che i democratici sembrano pregare disperatamente per le prove di eventuali illeciti da parte del presidente Trump, ma le loro speranze sono state finora inutili.

I paesi in cui Total estrae il suo petrolio sono molto svantaggiati

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Contemporaneamente al vertice sul clima delle Nazioni Unite a New York, il gruppo petrolifero francese Total ha organizzato la sua Giornata degli investitori, una giornata informativa dedicata ai mercati finanziari. Coincidenza o provocazione? Il CEO Patrick Pouyanné ha colto l'occasione per annunciare un ulteriore aumento dei dividendi pagati dal suo gruppo in futuro, mentre Total è già il campione a tutto campo in questo campo e continua ad aprire nuovi giacimenti di petrolio e gas ovunque. nel mondo.
Quattro cifre, estratte da "CAC40: il vero rapporto annuale", riassumono il peso di Total oggi, il pesante fardello che un tale petrolio multinazionale impone al pianeta e come riesce a garantire che questa situazione continui .

1) € 10,5 miliardi di dividendi e riacquisto di azioni

Come tutto il CAC40, che ha aumentato i suoi dividendi e riacquisto di azioni del 15% nel 2018, nonostante il calo dei profitti, Total incassa i mercati finanziari. Il gruppo petrolifero è di gran lunga il più generoso in questo settore, con 10,5 miliardi di euro. Se il CAC ha restituito agli azionisti il ​​72% dei suoi profitti dell'anno, Total va ancora oltre, poiché i suoi dividendi e riacquisti di azioni per l'anno 2018 superano l'utile netto, al 109%. E i suoi leader non intendono fermarsi qui, poiché il CEO Patrick Pouyanné ha annunciato, durante la "Giornata degli investitori" organizzata il 24 settembre, un futuro aumento dei dividendi del 6% all'anno in media, contro "solo" 3 % al tasso corrente. Un segnale che il gruppo non è pronto a mettere in discussione la supremazia dei mercati finanziari, per qualsiasi motivo.
L'imposta sulle società pagata da Total nel 2018 rappresenta quasi esattamente la metà dei suoi dividendi e riacquisti di azioni: 5,2 miliardi di euro. Dato che queste cifre non sono rese pubbliche Paese per Paese, come sostenuto dalla società civile, è difficile sapere esattamente dove vengono pagate queste tasse e quanto è il contributo fiscale di Total in Francia. Per molti anni, Total non ha pagato affatto le imposte sulle società nel paese.
I paesi in cui Total estrae il suo petrolio sono potenzialmente ancora più svantaggiati. Secondo il conteggio effettuato dall'Osservatorio delle multinazionali per la sua "vera relazione annuale", il gruppo petrolifero ha 166 filiali nei paradisi fiscali e giudiziari, come le Bermuda o le Isole Vergini britanniche, ma anche i Paesi Bassi. Quest'ultimo paese ha un'imposta molto interessante sui trasferimenti di dividendi.
Questo uso dei paradisi fiscali è particolarmente importante per le filiali impegnate nell'esplorazione e nella produzione, ovvero nell'estrazione di petrolio e gas. La mappa delle filiali di esplorazione-produzione di Total mostra che sono concentrate in Europa, principalmente in Francia e nei Paesi Bassi. Un netto contrasto con l'origine effettiva della sua produzione di petrolio e gas nel 2018, concentrata in Africa, Russia e Medio Oriente.
Il totale è di gran lunga il più grande emettitore di gas a effetto serra del CAC40, con 458 milioni di tonnellate di CO2 riportate nel 2018. Il dato, in leggero aumento di anno in anno, rappresenta quasi la metà di tutte le emissioni di gas serra. tutto il CAC40 ed è equivalente alle emissioni della Francia. Uno studio scientifico ha stimato che Total era responsabile dello 0,8% delle emissioni cumulative globali di gas a effetto serra dall'inizio dell'era industriale. Dopo la COP21, il gruppo petrolifero ha fatto diverse acquisizioni e dichiarazioni suggerendo che stava prendendo sul serio gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul clima. Questo non è il caso, dal momento che Total continua allo stesso tempo a scommettere sull'apertura di nuovi giacimenti di petrolio e gas in tutto il pianeta, dall'Artico russo ai depositi brasiliani offshore, passando per il Mozambico. e l'Uganda.
Uno studio pubblicato da "La nostra relazione a tutti" ha evidenziato la sproporzione tra gli investimenti di Total in petrolio e gas -  9,2 miliardi di dollari nel 2018 - e quelli nel settore descritti come "a basse emissioni di carbonio" - solo 0, 5 miliardi in totale, anche per progetti che non hanno molto verde. Non è il recente annuncio dell'acquisizione dei depositi di petrolio e gas di Anadarko in Africa per 8,8 miliardi di dollari, che probabilmente invertirà la tendenza nel 2019. Il pesante carico ecologico che Total impone il pianeta non si ferma qui, dal momento che il gruppo è anche uno dei principali attori nella produzione di plastica e lanciato quest'anno nella produzione di biocarburanti a base di olio di palma a La Mède (Bouches-du -Rhône).

4) 5,2 milioni di euro in spese di lobby a Parigi, Bruxelles e Washington
Da un lato, Total genera enormi profitti, principalmente a beneficio dei mercati finanziari. D'altra parte, le sue attività hanno conseguenze altrettanto colossali per il pianeta e i suoi abitanti. In che modo il gruppo riesce a perpetuare una situazione del genere? Parte della risposta sta nelle somme che dedica a coltivare le sue relazioni con i responsabili politici e i leader politici. Total ha dichiarato nel 2018 fino a 5,2 milioni di euro di spese di lobby a Parigi, Bruxelles e Washington. È la società CAC40 che spende la maggior parte delle attività di lobbying a Parigi e il secondo più grande spender a Bruxelles, proprio dietro Engie.
Ma l'influenza di Total si misura anche dalla sua capacità di collocare i suoi dirigenti in gabinetti ministeriali o di "catturare" ex alti funzionari. Alcuni mesi fa, ad esempio, il gruppo ha reclutato l'ex consigliere speciale di Jean-Yves Le Drian per il Ministero della Difesa e poi per gli affari esteri, per renderlo funzionario degli affari pubblici.

mercoledì 25 settembre 2019

I territori occupati della Palestina soffriranno di piu gli effetti del cambiamento climatico

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Il cambiamento climatico è oggi una delle maggiori minacce per la vita umana. I suoi effetti sono globali, estesi e distribuiti in modo diseguale. Sebbene i palestinesi e gli israeliani condividano teoricamente lo stesso spazio, i palestinesi sotto occupazione soffriranno più duramente gli effetti dei cambiamenti climatici.
L'unico rischio non ambientale affrontato dai palestinesi in Cisgiordania rimane l'occupazione israeliana in corso, un'occupazione così pervasiva che il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) lo considera un "rischio "A sé stante.
Giunta alla sua 52a edizione, l'occupazione [dei territori del 1967] impedisce ai palestinesi di accedere e gestire le loro terre e risorse, in particolare l'acqua. In effetti, impedisce loro di agire per sostenere l'adattamento ai cambiamenti climatici, il che comporta l'adeguamento dei sistemi umani o naturali in risposta agli effetti dei cambiamenti climatici.
In Cisgiordania, l'incapacità dell'Autorità Palestinese di attuare politiche di adattamento è una diretta conseguenza dell'occupazione e avrà gravi conseguenze umane e ambientali per i residenti palestinesi.
La Palestina [parti occupate nel 1948 e nel 1967] si trova in una delle regioni idriche più povere del mondo. I cambiamenti climatici dovrebbero comportare minori precipitazioni e temperature più elevate. Ciò sta mettendo gravemente a repentaglio il settore idrico e agricolo, in particolare nel Territorio Palestinese Occupato (OPT), che ha una delle risorse idriche più povere del mondo.
La principale fonte di acqua potabile per i palestinesi è costituita dalle acque sotterranee (principalmente falde acquifere), mentre circa la metà dell'acqua estratta da questi pozzi viene utilizzata per l'agricoltura.
Israele ha sviluppato un complesso sistema burocratico progettato per controllare e limitare l'accesso dei palestinesi alle acque sotterranee ai sensi dell'accordo interinale di Oslo II del 1995, che prevedeva l'assegnazione temporanea di acqua al governo israeliano e all'Autorità palestinese. Oslo II ha concesso a Israele il controllo di circa l'80% dell'approvvigionamento idrico della Cisgiordania per un periodo iniziale di cinque anni.
L'accordo, che è in vigore oggi, non ha quindi tenuto conto delle variazioni a lungo termine della distribuzione idrica o della crescita della popolazione.
Il Joint Water Committee (JWC), un organo degli Accordi di Oslo, impedisce ai palestinesi di prendere decisioni relative all'acqua senza il consenso di Israele, bloccando il loro accesso alla Giordania e negando loro l'accesso all'acqua. autorizzazioni necessarie per catturare il deflusso nelle dighe. Le politiche israeliane rendono quindi estremamente difficile per i palestinesi sviluppare un nuovo sistema di accesso all'acqua o riparare le infrastrutture esistenti; questo porta spesso alla demolizione di strutture e pozzi di sopravvivenza, con il pretesto che queste strutture sono state costruite senza il permesso della forza occupante.
Allo stesso tempo, i 600.000 coloni illegali di Israele usano sei volte più acqua dei tre milioni di palestinesi in Cisgiordania. La distruzione dei coloni contro le infrastrutture palestinesi mette in pericolo i già fragili sistemi di approvvigionamento idrico.
Gran parte dell'acqua palestinese viene utilizzata per l'irrigazione, rendendo agricoltori e allevatori coloro che subiscono il peso di ogni ulteriore riduzione della disponibilità di acqua.
Il furto di terra israeliano, le restrizioni ai movimenti e l'accesso controllato ai pascoli aggravano la particolare vulnerabilità di agricoltori e pastori. Con oltre 400 posti di blocco e blocchi stradali in Cisgiordania, un sistema discriminatorio per il rilascio di permessi di mobilità militare, espansione degli insediamenti e strade di insediamento e il muro dell'apartheid, terra disponibile perché l'agricoltura palestinese sta diventando meno disponibile e gli agricoltori sono meno in grado di sfruttare la loro terra, il che minaccia le loro colture e le loro mandrie.

DONALD TRUMP ALL'IRAN:"Se continua così le pene saranno inasprite"

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Il presidente Hassan Rouhani ha riferito ai media che potrebbe prendere in considerazione modifiche all'accordo nucleare del 2015 con gli Stati Uniti e altri sei paesi, a condizione che l'amministrazione Trump lasci le sue estese sanzioni economiche a Teheran.
All'inizio della giornata, il presidente Trump ha criticato pesantemente l'Iran davanti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York e ha minacciato di rafforzare le sanzioni contro il paese.
"Tutte le nazioni hanno il dovere di agire, nessun governo responsabile dovrebbe sovvenzionare la lussuria del sangue dell'Iran", ha affermato. "Fino a quando il comportamento minaccioso dell'Iran continuerà, le sanzioni non saranno revocate ma saranno inasprite".
La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni all'Iran in risposta al suo attacco alle strutture petrolifere saudite. Tuttavia, il regime ha continuato a negare qualsiasi coinvolgimento negli scioperi.
"Sperando che si liberi dalle sanzioni, il regime ha intensificato la sua aggressività violenta e non provocata", ha detto il presidente Trump all'assemblea. "In risposta al recente attacco dell'Iran alle strutture petrolifere dell'Arabia Saudita, abbiamo appena imposto il più alto livello di sanzioni alla Banca centrale e al fondo sovrano dell'Iran.

DONALD TRUMP:"La Cina non ha adottato le riforme promesse e ruba l'informazione tecnologica"

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ANGLOTEDESCO:i soliti americani prepotenti che pretendono che il mondo acquisti solo da loro.La Cina è cresciuta in maniera straordinaria in tecnologia ,rappresentano una validissima alternativa (Anglotedesco è anni che acquista prodotti cinesi e non americani) allo strapotere americano e tra qualche anno ci sarà addirittura il sorpasso.Le sanzioni a Huawei dimostrano che gli americani lo hanno capito ma non lo vogliono ammettere.

 Se per i giornaloni ieri Greta Thunberg aveva «fulminato» Donald Trump per un’occhiataccia risentita che lui non aveva nemmeno scorto, cosa bisognerebbe dire oggi di lui? Il presidente americano, nel suo discorso alla settantaquattresima assemblea generale dell’Onu, ha ribaltato completamente l’agenda di cui la sedicenne svedese è (stata resa) simbolo. La sua in questo senso è stata una vera e propria contro-orazione rispetto alla lamentela tardo-adolescenziale sui «sogni rubati», che aveva mandato in solluchero l’Internazionale progressista.

Aveva iniziato fin dal mattino, The Donald, mettendo in chiaro a modo suo come il Gretinismo sia il suo opposto antropologico perfetto. «Sembra una ragazzina molto felice proiettata verso un futuro splendente e meraviglioso! Che bello!», era stato il tweet presidenziale, a corredo del momento in cui lei annunciava l’apocalisse prossima ventura sulla sporca umanità capitalista e inquinante. È stata quasi la premessa dell’intervento al Palazzo di Vetro, che paradossalmente poteva essere anche un gesto di riguardo: non ti farò il torto che ti fanno i tuoi adulatori interessati, non ti trascinerò in cose oggettivamente più grandi di te, tipo la geopolitica. Ti dò un buffetto sotto forma di tweet, e passo alle cose degli adulti.

La contro-agenda trumpiana, allora. Anzitutto, il rivolgimento dell’assioma di base: «Il futuro appartiene ai patrioti, non ai globalisti». Nel linguaggio trumpiano, che per quanto i media mainstream insinuino il contrario, non è quello di un naziskin in una birreria di Monaco, significa: il futuro è di chi non si sottomette all’uniformazione forzata delle culture, al relativismo estremo per cui siamo tutti apolidi indifferenziati e in fuga dal cambiamento climatico, ma rivendica l’appartenenza, l’eccezione costituita dalla propria civiltà (per lui e in teoria per noi tutti: quella occidentale) e la presidia.

Un inno al pluralismo liberale, che è il contrario del conformismo liberal, e che implica il seguente posizionamento degli Usa sulle dinamiche internazionali: «Gli Stati Uniti non cercano il conflitto con nessun altro Paese. Desideriamo la pace, la cooperazione e il vantaggio reciproco con tutti». Parole che se fossero state pronunciate da Barack Obama, gli sarebbero valse tre Nobel per la Pace, visto che se ne aggiudicò uno solo mettendo il piede dentro la Casa Bianca, ma si sa, il pacifista è chic solo se è democratico.

CONTRO I TOTALITARISMI

È lontanissimo dal guerrafondaio che dipingono, The Donald, ma ovviamente è uno che ha perseguito l’obiettivo dichiarato di rifare grande l’America, il che vuol dire rifarla grande anzitutto nel mondo: nessun pericolo totalitario può essere sottovalutato. Parte dall’Iran, «la maggiore minaccia alla sicurezza delle nazioni» con la sua idea della rivoluzione islamica permanente, e assicura che gli Usa «non permetteranno mai» che arrivi all’arma nucleare. Passa dalla Cina, il paradosso vivente di uno Stato comunista beneficiato dal globalismo acritico: «Gli Stati Uniti vogliono scambi commerciali giusti e reciproci. La Cina non ha adottato le riforme promesse e fa ricorso a pesanti aiuti di Stato oltre che rubare l’informazione tecnologica». E mena stoccate anche all’Unione Europea, progetto dirigista e sovra-nazionale agli antipodi della visione trumpiana: «Gli Usa sono pronti a completare uno straordinario accordo commerciale con il Regno Unito, che porterà vantaggi a entrambi i Paesi», puro ossigeno per Boris Johnson assediato dai problemi interni. Ma l’attacco più duro lo riserva alle ong, a quelle organizzazioni che lavorano ogni giorno per l’abbattimento finale dei confini e delle stesse distinzioni statuali: «Si ammantano di retorica e di giustizia sociale, ma seguono politiche non giuste e crudeli», accarezzano la coscienza dell’opinione pubblica mentre lavorano fianco a fianco coi trafficanti di uomini.

Ci sarebbe da analizzare per un’ora, piaccia o disgusti è una visione del mondo coerente e articolata, ma di cosa dibattevano compulsivamente i siti dei giornali americani in diretta, e scommettiamo che i nostri andranno a rimorchio? Dei capezzoli di Ivanka Trump. La figlia prediletta si sarebbe presentata alla seduta Onu priva di reggiseno (un’attenta disamina fotografica permette di rinunciare al condizionale). Ovviamente, non è un felice atto di autoaffermazione emancipatoria, come fu nel caso della Carola Rackete con analoga carenza davanti ai giudici italiani. No, questo è un capezzolo libero di destra, è sconveniente e da censurare col sopracciglio alzato. Normali ipocrisie da Nazioni Unite.

da LIBERO del 25 settembre 2019-Giovanni Sallusti


martedì 24 settembre 2019

Intervista a Giuseppe Conte su Repubblica:" I rimpatri saranno più efficienti. In quattro settimane si deciderà se operare o meno un rimpatrio"



Al di là della vetrata c’è la Trump World Tower. Tutta nera, per volere del magnate. Giuseppe Conte le dà le spalle, sarà la svolta a sinistra. Mentre conversa nel salottino al quarantanovesimo piano del palazzo della rappresentanza italiana all’Onu, ha voglia di brindare al patto con l’Europa sui migranti, «è un passo storico». Ma con le Ong non usa i guanti bianchi: «Non saranno ammissibili comportamenti anomali. E useremo il decreto sicurezza, dopo averlo corretto».

Presidente Conte, a Malta è stato siglato un accordo di redistribuzione. Come lo valuta?

«Una svolta completa. Il meccanismo abbraccia tutti i richiedenti asilo, e non solo chi ne ha diritto: tutti. Non è la soluzione finale a un fenomeno complesso, certo. Ma è un passo in avanti storico. E poi, si mette nero su bianco che possono essere individuati porti alternativi: i più sicuri, non necessariamente i più vicini».

Quali?

«Non mi fate dire di più. C’è grande disponibilità dei Paesi che hanno partecipato all’accordo a condividerne gli effetti.
Integralmente».

Marsiglia?

Conte sorride. Sembra confermare.
Poi aggiunge: «Dalla Germania, dalla Francia e da altri Stati abbiamo avuto aperture che in passato erano impensabili. Questo dal punto di vista politico ci insegna una cosa: un atteggiamento inutilmente litigioso, provocatorio, sterilmente fine a se stesso non porta da nessuna parte.
Uno costruttivo, invece, porta risultati».

Lo sta dicendo a Salvini?

«Valutatelo voi. Dico che si rischia di far contenta l’opinione pubblica, ma senza portare risultati concreti».

C’è il rischio che l’intesa apra la strada a un aumento degli sbarchi?

«C’è piena determinazione a evitare il pull factor (il fattore di attrazione dei migranti grazie alle operazioni di salvataggio, ndr), conservando un atteggiamento di estremo rigore.Non rinunciamo ad affermare il nostro diritto a regolare gli ingressi e combattere i trafficanti che alimentano i percorsi della morte».

Ma come, concretamente?

«Lavorando sulla cooperazione dei Paesi di origini e transito. E con la Libia, per rafforzare la Guardia costiera. Lì c’è un conflitto, ma il presidio delle coste sta funzionando.
Lo supporteremo di più, l’ho detto tre giorni fa a Serraj. E ancora, i rimpatri: saranno più efficienti. In quattro settimane si deciderà se operare o meno un rimpatrio. Vedrete che nelle prossime settimane tireremo fuori qualcosa di nuovo».

I migranti recuperati dai libici finiscono in veri e propri centri di detenzione, però. Come evitarlo?

«Sono consapevole che molti sono in condizioni difficoltose nei centri di detenzione in Libia. Noi dobbiamo intervenire. Al segretario generale dell’Onu Guterres chiederò di potenziare l’intervento perché questi centri di protezione internazionale siano sempre migliori e tutti lì siano trattati in modo decoroso».

Sembra la "dottrina Minniti".
Torniamo alle Ong: domani con un altro caso Rackete l’atteggiamento dell’Italia sarebbe diverso?

«Dubito che ci sia. Ma voglio essere chiaro: qui c’è uno Stato di diritto. Se un italiano che ha una barchetta dovesse investire la Guardia di Finanza, ne risponderebbe. La Rackete di turno – e non perché straniera o comandante di una Ong deve assoggettarsi alle regole italiane. Non è che perché c’è un clamore mediatico internazionale possiamo creare un trattamento di favore».

Presidente, perché questo accanimento sulle Ong? Ancora per la preoccupazione del pull factor?

«Abbiamo un decreto sicurezza che non dismettiamo. Anche nel programma di governo abbiamo concordato di recepire le indicazioni di Mattarella, ma senza abbandonare uno strumento che consente di controllare le nostre acque territoriali: si entra alle condizioni che diciamo noi, quando e come decidiamo noi. E d’altra parte nell’accordo di Malta c’è scritto che per chi fa "search and rescue" non saranno ammissibili comportamenti anomali come spegnere il transponder, anche nelle acque internazionali. Dobbiamo pretendere da loro comportamenti massimamente trasparenti e corretti».

E se succede? Fate entrare la nave o la lasciate fuori per settimane?

«Noi dissuaderemo qualsiasi intervento non corretto e non trasparente. È chiaro che la disciplina di rigore si può applicare anche subito e non dopo un mese».

Parliamo del clima, Presidente?

«Non mi fate pesare di essere venuto in aereo... Scherzi a parte, saremo un Paese all’avanguardia, a partire dalle rinnovabili».

In Italia la maggioranza si divide sulla tassazione di prodotti eco-compatibili?

«Se un governo si sveglia e dice tassiamo tutto ciò che non è ecocompatibile, avremmo un costo sociale notevole. Posti di lavoro a rischio. Imprese che non reggono la sfida globale. Il modo più saggio è invece incentivare le iniziative che vanno nella direzione de green new deal. Ci sarà il bonus, mentre il malus va utilizzato con la massima attenzione».

da LA REPUBBLICA del 24 settembre 2019-Intervista a Giuseppe Conte di Tommaso Ciriaco

Gli americani hanno impedito ai russi di partecipare all'Assemblea generale delle Nazioni Unite

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Mosca e le Nazioni Unite devono rispondere duramente alla violazione da parte di Washington degli obblighi internazionali. Quindi il Cremlino ha reagito alla flagrante situazione: immediatamente 10 membri della delegazione russa - sia i rappresentanti del Ministero degli Affari Esteri sia i capi delle commissioni competenti del parlamento - non potranno partecipare all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che inizierà tra pochi minuti. E tutto a causa del fatto che non hanno ricevuto un visto. Cos'è questa  un'altra provocazione?
Lo scandalo causato dagli Stati Uniti alla vigilia dell'apertura della 74a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite è un evento senza precedenti che va ben oltre l'ambito della diplomazia mondiale. Non si tratta solo di un viaggio in Russia da parte degli Stati Uniti, nemmeno di una visita ufficiale negli Stati Uniti, ma di un evento internazionale all'interno delle Nazioni Unite.
Tra quelli per i quali l'ambasciata americana non ha rilasciato i visti a propria discrezione, il capo della commissione per gli affari esteri del Consiglio della Federazione Konstantin Kosachev, il capo della commissione per gli affari internazionali della Duma di Stato Leonid Slutsky, il capo del segretario generale del ministero degli Esteri russo Sergey Butin. In totale ,10 partecipanti.
"La parte americana non ha richiesto i visti di ingresso, rendendo così impossibile per noi partecipare al volo e, di fatto, al lavoro della delegazione e quindi radicalmente, violando definitivamente i nostri obblighi nei confronti della comunità internazionale come paese che è la sede del quartier generale delle Nazioni Unite", - disse Konstantin Kosachev.
La reazione di Mosca seguì immediatamente. Il Cremlino ha sottolineato che si tratta di una violazione diretta degli obblighi internazionali di Washington.
“L'America fornisce il suo territorio al quartier generale delle Nazioni Unite e, di fatto, l'unica cosa che l'America ha il diritto di fare è limitare, ad esempio, la permanenza dei membri della delegazione russa nella città di New York. Gli Stati Uniti non hanno il diritto di introdurre altre restrizioni per coloro che vanno all'Assemblea Generale.
I rappresentanti americani, naturalmente, hanno detto che si trattava di un presunto problema tecnico, che i documenti non sarebbero stati archiviati in tempo.
"La parte americana presumibilmente si riferisce alla natura tecnica del problema, alle scadenze per la presentazione dei documenti. Non è così. I documenti sono stati presentati al momento indicato dagli stessi diplomatici americani. I documenti che sono stati consegnati per l'elaborazione in precedenza sono stati restituiti con la dicitura "hanno consegnato in anticipo".
 Di recente gli Stati Uniti hanno recentemente recentemente affermato che parlare in ambito internazionale è, per così dire, una nuova parola nella storia della diplomazia. E non sono i primi a dimostrare mancanza di rispetto per le Nazioni Unite.
“Gli americani considerano questa organizzazione la loro casa. Non comprendono la differenza tra lo stato internazionale delle Nazioni Unite e gli stessi Stati Uniti. Questo è per loro un tale home theater in cui recitano vari film e sono liberi di consentire a qualcuno e di non far entrare nessuno. Se i dipendenti dell'ambasciata americana non comprendono questa differenza, forse il ministero degli Esteri russo ha senso riconsiderare l'accreditamento di questi impiegati e invitare la parte americana a raccogliere coloro che capiscono cos'è l'ONU ”, ha dichiarato il vice presidente della Duma di stato della Federazione russa Petr Tolstoy.

Usa-Cina.Tra due settimane incontro per i negoziati commerciali

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Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Steven Mnuchin ha dichiarato che lui e il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Robert Lighthizer terranno tra due settimane un incontro per i negoziati commerciali con il vice premier cinese Liu He.
Mnuchin ha chiarito i progressi nei negoziati commerciali a causa dell'incertezza a seguito della cancellazione di una visita pianificata nelle fattorie negli Stati Uniti da parte di funzionari cinesi, che sembra sorprendere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
"Penso che non sarà la prossima settimana, ma la settimana successiva avremo colloqui", ha detto Mnuchin in un'intervista all'emittente televisiva statunitense Fox Business Network, aggiungendo che i negoziatori dei due paesi avevano fatto qualche progresso per allentare le loro tensioni commerciali negli ultimi incontri.

lunedì 23 settembre 2019

Sabato movimentato a Parigi e Macron rilascia un'intervista al TIME

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Il 21 settembre  è stato il peggior giorno di violenza a Parigi dal 1 maggio. Quel giorno è ricordato per quando i politici e i cittadini "centristi" erano infuriati per il fatto che i manifestanti dei gilet gialli / sindacato / signora anziana avrebbero osato cercare rifugio in un ospedale piuttosto che stare lì e farsi lacrimare gas prima di essere accusati e picchiati dai poliziotti.
Il presidente Emmanuel Macron sapeva che stava per iniziare una giornata dura - non solo i giubbotti gialli ma anche i sindacati e i manifestanti per i cambiamenti climatici  - quindi ha fatto una concessione importante: ha rilasciato un'intervista pubblica.
Macron ha aspettato due anni prima di tenere la sua prima conferenza stampa, quindi non avremmo dovuto aspettarci un miracolo, ma il funzionario pubblico n. 1 della Francia avrebbe potuto prendere in considerazione di parlare con i media francesi, almeno. Invece ha parlato con la rivista americana Time.
Nella terra di Ayn Rand, dove il piccolo capo borghese è il capo indiscusso in un milione di feudi altisonanti, Macron potrebbe aver giocato al suo pubblico quando ha detto: " Nel nostro paese, vogliamo la leadership, ma vogliamo anche uccidere i capi. "Chi può dimenticare Luigi XVI?
Tuttavia, ho pensato a tutti i leader francesi che non sono stati fatti a pezzi da una popolazione vendicativa. Luigi I, per esempio. Luigi II - ce n'è un altro. Luigi III, anche lui. In effetti, da Luigi IV a Luigi XV non tutti furono assassinati, quindi perché Macron è così preoccupato per la punizione pubblica?
Guarda più in profondità nella storia francese - nonostante #MeToo rivendichi l'universalità non è nemmeno una cosa di genere: (il 43.434esimo nome più popolare del 2018) Ermentrude di Orléans,  Bertha di Borgogna e quel pessimo lavoro- rubando l'immigrata Clementia d'Ungheria è sfuggita all'assassinio nonostante fosse la signora numero uno della nazione. Joan the Lame era una reggente, e quindi possedeva il vero potere, eppure non fu decapitata anche se doveva essere stata abbastanza facile da catturare. Hanno distrutto la tomba di Joan durante la rivoluzione francese: non poteva correre per sempre.
C'è una chiara contraddizione tra l'immagine e la didascalia sulla copertina del Time: Macron si sta francamente e aggressivamente rimboccandosi le maniche, ma le parole sulla sua " presidenza travagliata " indicano contrizione, colpa e desiderio di riconciliazione. Qualcuno deve rimboccarsi le maniche prima di un abbraccio fraterno? Ad ogni modo, Time ha fondamentalmente sbagliato: a giugno Macron ha dichiarato di esserlosu "Act 2" della sua presidenza, che non è affatto un reset ma un progresso, una progressione..
Ma perché i giornalisti di Time dovrebbero avere una vera idea di cosa pensa la "strada francese"? Non ci sono, non ci sono stati e non ci saranno - tengono i gilet gialli con lo stesso disprezzo dei sionisti statunitensi che fanno la "via araba".
Il gas lacrimogeno e la brutalità della polizia sono iniziati alle 10 del mattino.
I gas lacrimogeni cadevano regolarmente dal cielo, e soprattutto i gilet gialli rumorosi venivano presi di mira individualmente senza motivo.

domenica 22 settembre 2019

Non esiste una dieta unica per affrontare le crisi climatiche e nutrizionali

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La maggior parte dei paesi a basso e medio reddito richiederà un sostanziale aumento delle emissioni di gas serra (GHG) e dell'uso dell'acqua a causa dei loro sforzi per aumentare la produzione alimentare mentre questi paesi cercano di combattere la fame, trova una nuova ricerca del Johns Hopkins Center per un Futuro vivibile basato presso la Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health.
Obesità, denutrizione e cambiamenti climatici sono le principali sfide globali che incidono sulla popolazione mondiale. Sebbene questi problemi possano sembrare non correlati, condividono la produzione e il consumo di alimenti come fattori chiave sottostanti. Riconoscendo il ruolo della produzione alimentare nei cambiamenti climatici, questo studio esamina le sfide di affrontare contemporaneamente la fame e la crisi climatica a livello sia individuale sia nazionale.
Gli scienziati hanno sviluppato un modello che ha valutato in che modo le modifiche ai modelli alimentari in 140 paesi avrebbero un impatto sulle emissioni di gas serra a livello individuale e nazionale e sull'utilizzo di acqua dolce.
Hanno usato questo modello per valutare il clima pro capite e dell'intero paese e le impronte idriche di nove diete vegetali. Le diete vegetali avanzate esaminate non includevano carne rossa, pescatari, latto-ovo vegetariani e vegani, tra gli altri.
Una scoperta chiave dello studio (Brent F. Kim, Raychel E. Santo, Allysan P. Scatterday, Jillian P. Fry, Colleen M. Synk, Shannon R. Cebron, Mesfin M. Mekonnen, Arjen Y. Hoekstra, Saskia de Pee , Martin W. Bloem, Roni A. Neff, Keeve E. Nachman, " Cambiamenti dietetici specifici per paese per mitigare il clima e le crisi idriche", Global Environmental Change , 2019) hanno mostrato che una dieta in cui le proteine ​​animali provenivano prevalentemente da alimenti a basso contenuto di alimenti gli animali a catena, come piccoli pesci e molluschi, hanno avuto un impatto ambientale quasi altrettanto basso di una dieta vegana.
Gli scienziati hanno stabilito che una dieta che comportava la riduzione del consumo di alimenti per animali di due terzi - definita dagli autori dello studio come "due terzi vegani" - generalmente aveva un impatto ambientale e idrico inferiore rispetto alla più tradizionale dieta vegetariana lacto-ovo.
Il paese di origine di un alimento può avere enormi conseguenze sul clima, secondo lo studio. Ad esempio, una libbra di carne bovina prodotta in Paraguay contribuisce per quasi 17 volte più GHG rispetto a una libbra di carne bovina prodotta in Danimarca.

“La nostra ricerca indica che non esiste una dieta unica per affrontare le crisi climatiche e nutrizionali. Il contesto è tutto, e le politiche di produzione alimentare per ogni paese devono riflettere ciò ", afferma l'autore senior dello studio, Keeve Nachman, PhD, direttore del programma di produzione alimentare e sanità pubblica presso il Johns Hopkins Center for a Livable Future e un assistente professore presso il Dipartimento di ingegneria e salute ambientale della scuola di Bloomberg.
Per contrastare questi impatti climatici e affrontare la morbilità e la mortalità legate all'alimentazione, gli autori raccomandano, sulla base di questo rapporto, che i paesi ad alto reddito accelerino l'adattamento delle diete vegetali.
Gli autori sottolineano che un esame di queste diete e delle loro impronte ambientali consente di prendere in considerazione raccomandazioni dietetiche o cambiamenti comportamentali che bilancino le esigenze di salute e nutrizione, le preferenze culturali e i confini planetari.
La metodologia utilizzata nello studio consente nuovi confronti basati sui dati tra paesi e regioni e tiene conto anche dei diversi contesti e condizioni in questi paesi.
Lo studio integra dati specifici per paese come l'attuale disponibilità di alimenti e modelli commerciali e di importazione con informazioni sui carichi di gas serra e sull'uso dell'acqua associati alla produzione di specifici prodotti alimentari per paese di origine.
Tiene inoltre conto delle emissioni di carbonio associate ai cambiamenti nell'uso del suolo ai fini della produzione alimentare.
"I nostri dati indicano che in realtà è il consumo di prodotti lattiero-caseari che spiega gran parte delle differenze nelle impronte di gas serra attraverso le diete. Allo stesso tempo, i nutrizionisti riconoscono l'importante ruolo che i prodotti lattiero-caseari possono avere nella prevenzione dell'arresto della crescita, che è un componente dell'Indice del capitale umano della Banca mondiale ”, afferma il co-autore dello studio, Martin Bloem, MD, PhD, direttore del Johns Hopkins Center for a Livable Future e Robert Lawrence professore di salute ambientale presso la scuola di Bloomberg. L'indice del capitale umano della Banca mondiale calcola il contributo della salute e dell'istruzione alla produttività delle generazioni future di lavoratori.
"I risultati dello studio evidenziano la difficoltà nel prescrivere ampie raccomandazioni dietetiche per soddisfare le esigenze dei singoli paesi", afferma Bloem.

Lo studio ha rilevato:

"In uno scenario in cui tutti i 140 paesi di studio hanno adottato il modello di consumo medio dei paesi OCSE ad alto reddito, le emissioni di acqua calda sanitaria pro capite e le emissioni di acqua consumata (blu più verde) sono aumentate rispettivamente di 135 e 47%, rispettivamente alla linea di base. Questi risultati fanno eco alla letteratura precedente sulle implicazioni climatiche dell'aumento dell'assunzione di carne e latticini e all'importanza sia di ridurre l'assunzione di prodotti di origine animale nei paesi ad alto consumo, sia di fornire valide strategie a favore delle piante per i paesi in transizione. "

Gli scienziati hanno modellato scenari in cui i modelli dietetici potrebbero allinearsi meglio con gli obiettivi ecologici insieme alle linee guida nutrizionali, identificando anche alcune delle sfide nel farlo. Ad esempio, la disponibilità basale di proteine ​​e calorie era inferiore ai livelli raccomandati nel 49 e 36 percento dei paesi, rispettivamente. Gli adeguamenti che ne risultano per il sottoconsumo hanno attenuato - e in alcuni casi completamente compensato - le riduzioni di GHG e dell'impronta idrica associate ai cambiamenti nella dieta. Per uno scenario in cui tutti i 140 paesi di studio hanno adottato la dieta a basso contenuto di carne rossa o senza carne, il nostro modello ha previsto un aumento netto medio delle impronte di GHG, acqua blu e acqua verde legate alla dieta rispetto al basale. I paesi popolosi caratterizzati da un consumo insufficiente hanno contribuito maggiormente a questo fenomeno, vale a dire India e, in misura minore, Pakistan e Indonesia; la disponibilità di proteine ​​basali aggiustata per la perdita in questi paesi era di 14, 9 e 12 g al di sotto del minimo raccomandato di 69 g, rispettivamente. Pertanto, gli interventi che mirano a raggiungere obiettivi di sostenibilità e di salute devono garantire che i cambiamenti a livello di impianto siano abbastanza ambiziosi da compensare i potenziali oneri ecologici associati a un'alimentazione adeguata.

La stampa estera serva del potere è contenta per il Conte bis

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La prima decisione del governo Conte,il 5 settembre ,poco dopo essere entrato nel pieno delle sue funzioni,è stato un gesto senza ambiguità rivoto all'Europa:la designazione dell'ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni,del Pd,come candidato dell'Italia per il ruolo di commissario europeo.Con questa nomina,seguita dall'uscita di scena della Lega e al ritorno in campo del Pd,prende forma un'inversione a 180 gradi,dopo 14 mesi di governo euroscettico.A Bruxelles le prime reazioni sono prudenti,ma si respira un'aria di sollievo,la prospettiva di elezioni anticipate,che Matteo Salvini ha cercato di ottenere all'inizio di agosto rompendo con il  Movimento 5 stelle,si fa più lontana.
L'improvvisa uscita dal governo italiano di Matteo Salvini offre all'unione Europea l'inattesa opportunità di trovare un accordo sulla questione migratoria,dopo tentativi finora vanificati dalle lotte interne.E' un test importante per capire quanto la nuova Commissione europea,e con lei gli stati dell'Unione,sia determinata ad affrontare la crisi umanizzata nel Mediterraneo.L'uscita di scena di Salvini è decisiva:l'ex ministro italiano è stato un grande ostacolo all'individuazione di una soluzione europea per l'accoglienza delle persone arrivate sul continente dopo aver affrontato un pericoloso viaggio via mare dal Nordafrica.Salvini ha vietato alle navi delle Ong che soccorrevano i migranti in mare di attraccare nei porti italiani obbligando Bruxelles a ripetuti appelli per trovare ogni volta un paese disposto ad accettare i profughi.Salvini ha anche ridotto le risorse di Sophia,l'operazione militare di sicurezza marittima dell'Unione europea,con sede operativa a Roma,che combatte i trafficanti di esseri umani.Presto gli stati dell'Unione dovranno decidere se ripristinarle.
Ci saranno comunque grandi ostacoli.Paesi come l'Ungheria e la Polonia si oppongono da tempo al ricollocamento obbligatorio dei migranti arrivati via mare.Ciò significa che Parigi e le altre capitali con un orientamento simile dovranno contare solo sulle loro forze per costruirre una "coalizione dei volenterosi".I gruppi di destra chiedono insistentemente all'Unione di impegnarsi a bloccare i migranti che arrivano in acque europee,invece di perdere tempo in considerazioni umanitarie.Gli specialisti dell'Unione in materia di immigrazione la considerano una critica infondata e affermano di fare del loro meglio per migliorare le condizioni in Libia e per accogliere i richiedenti asilo,respingendo i cosidetti migranti economici.

venerdì 20 settembre 2019

General Motors negli Usa.Lavoratori con stipendi sempre più bassi mentre l'azienda fa enormi profitti

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Lunedì 16 settembre, quasi 50.000 lavoratori della General Motors negli Stati Uniti hanno scioperato , picchettando per salari migliori, assistenza sanitaria a prezzi accessibili, condivisione degli utili, sicurezza del lavoro e un percorso verso posti di lavoro permanenti per i lavoratori temporanei.
Negli ultimi 10 anni, GM è passata dalla bancarotta a registrare profitti, pagando miliardi di dollari in dividendi e compensi esecutivi mentre i salari di stipendio si sono ristagnati e gli impianti sono chiusi. Secondo GM documenti depositati presso la Securities and Exchange Commission, la società ha pagato fuori 2.3 miliardi di dollari per gli azionisti in dividendi e riacquisto di azioni proprie e quasi 56 milioni di compensazione al CEO Mary Barra e altri dirigenti nel 2018.
Nel novembre 2018, GM ha annunciato che stava tagliando il 15% della sua forza lavoro stipendiata e facendo funzionare al minimo cinque impianti del Nord America. Uno degli impianti "non allocati" è l'Assemblea di Lordstown vicino a Youngstown, Ohio, dove il presidente Donald Trump ha promesso di riportare i lavori nella regione in occasione di una manifestazione appena dopo la sua inaugurazione nel gennaio 2017. Tra la manifestazione di Trump e la chiusura dello stabilimento di Lordstown , L'amministratore delegato di GM Mary Barra ha partecipato al consiglio direttivo di breve durata del presidente e GM ha approvato la fattura fiscale del 2017 di Trump, che ha contribuito a spingere i 4,5 miliardi di dollari della società in riacquisti di azioni quell'anno.
Durante la Grande Recessione iniziata dalla crisi finanziaria del 2008, la General Motors dichiarò bancarotta e fu salvata dal governo federale per un importo di 50 miliardi di dollari. Il governo ha acquisito una partecipazione azionaria del 61% in GM, che ha iniziato a vendere nel novembre 2010, subendo infine una perdita di  11,2 miliardi di dollari per mantenere a galla la casa automobilistica.
Sostenuto dagli investimenti pubblici, GM è tornato alla redditività e da allora ha registrato profitti record, per un totale di  8,1 miliardi di dollari nel 2018.
Mentre il successo finanziario di GM non è riuscito a ridursi ai lavoratori nelle fabbriche, gli hedge fund e altre società di gestione finanziaria che possiedono una parte consistente delle azioni GM sono stati ampiamente ricompensati. Dal 2016 al 2018, GM ha pagato $ 6,6 miliardi di dollari dividendi agli azionisti e ha riacquistato  7,1  miliardi di dollari in azioni secondo l'ultimo rapporto annuale della società depositato presso la SEC.

Carola Rackete su un quotidiano straniero:"Sui cambiamenti climatici dobbiamo unirci tutti"

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ANGLOTEDESCO:prima di leggere l'articolo di un quotidiano straniero su Carola Rackete, voglio dire la mia sulla "capitana".
E'  una marionetta del potere insieme a Greta Thunberg.Cosa fanno i signori dell'1% per nascondersi? Scelgono qualcuno, neri, donne, magari con malattie e li incitano ,grazie anche alla stampa che hanno in mano (quasi tutta)  a portare avanti battaglie contro i disastri che loro hanno provocato.Purtroppo la stragrande maggioranza della popolazione è un gregge di pecore e dunque abbocca.

L'Amazzonia brucia, l'uragano Dorian devasta le Barbados, la siccità distrugge le nostre foreste. Siamo già nel mezzo, nella crisi climatica. Non agire ha conseguenze fatali. Ecco perché oggi ne porto fuori centinaia di migliaia per strada. 
La prima volta che ho visto gli effetti della crisi climatica su una nave nell'Artico otto anni fa. 
Dagli anni '70, è diventato chiaro che le nostre emissioni di CO2 stanno portando al riscaldamento globale che sconvolge gli ecosistemi planetari. Oggi sappiamo che abbiamo poche possibilità di limitare il riscaldamento globale a due gradi. Nemmeno se tutti gli stati rispettano il trattato sul clima di Parigi. 
Ma abbiamo davvero capito l'entità di questo disastro? Due gradi ci avvicinano pericolosamente ai punti di non ritorno nel sistema climatico: la calotta glaciale della Groenlandia e dell'Antartico occidentale potrebbero sciogliersi, così come il ghiaccio marino dell'Artico in estate. Una volta avviati questi processi, seguono ulteriori punti di non ritorno, come lo scongelamento dei suoli di permafrost o la conversione dell'Amazzonia in una savana secca. Attualmente ci stiamo dirigendo verso una stagione calda che è irreversibile. Il crollo della civiltà umana è quindi dovuto alla carestia e ai conflitti. 
Venerdì per il futuro: è necessario un grande cambiamento
Dal 1990, le emissioni sono aumentate del 60 percento, nonostante 24 conferenze internazionali sul clima e un elevato livello di competenza. È illusorio sperare che la politica di Berlino prenderà le giuste decisioni per il grande pubblico o le generazioni future. Ha bisogno di un grande cambiamento, soprattutto di una riduzione del consumo di risorse, guidata dai paesi industrializzati. Ma manca la volontà politica di cambiare qualcosa. Perché coloro che beneficiano dell'attuale sistema economico, influenzano la legislazione attraverso le loro pressioni. Nessuno rinuncia volontariamente al suo potere, come puoi vedere a Hong Kong.
Nessun sindacato ha mai fatto un cambiamento enorme in un giorno di sciopero, né movimenti sociali come il movimento per i diritti delle donne, il movimento per l'indipendenza indiana o il movimento anti-apartheid. Pertanto, è coerente e corretto che gli studenti siano in sciopero ogni venerdì da mesi. Ma tutti dobbiamo unirci a loro, altrimenti la loro protesta non avrà alcun effetto. Lo sciopero del 20 settembre può essere solo l'inizio se vogliamo un futuro vivibile per tutti. 
Viviamo in un'epoca di conseguenza, una volta disse Winston Churchill. Ancora oggi è così: non agire avrà conseguenze fatali.
Carola Rackete, 31 anni, è un capitano. Aveva sbarcato rifugiati in Italia contro la volontà del governo italiano, che aveva salvato la sua nave Sea-Wtch 3.. Lo sciopero del 20 settembre può essere solo l'inizio se vogliamo un futuro vivibile per tutti. 

giovedì 19 settembre 2019

L'Arabia Saudita è pronta ad adottare misure nel quadro del diritto internazionale

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L'Arabia Saudita ha informato il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres di essere pronta ad adottare misure nel quadro del diritto internazionale dopo l'attacco alle strutture petrolifere di Saudi Aramco. Il rappresentante permanente dello Stato presso le Nazioni Unite Abdullah al-Muallimi giovedì 19 settembre ha inviato un appello ufficiale a Guterres.“Voglio attirare la sua attenzione sull'attacco codardo e disgustoso alle strutture della compagnia petrolifera saudita Aramco ad Abkaik e Khurais il 14 settembre 2019. Questi attacchi sono stati fatti non solo in Arabia Saudita, ma anche l'approvvigionamento energetico e la sicurezza internazionali dell'economia globale "-testo dell'appello.

I rappresentanti dell'Ucraina si sono rifiutati di firmare la formula di Steinmeier

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Il rappresentante russo a Minsk  Boris Gryzlov e un delegato dell'autoproclamata Repubblica popolare di Luhansk, Vladislav Deinego ,hanno espresso disappunto per la decisione dei rappresentanti ucraini di non firmare il documento noto come formula di Steinmeier.
"I rappresentanti di Kiev si sono rifiutati di firmare la formula di Steinmeier, in altre parole, hanno rifiutato di concordare l'ordine del rafforzamento legale ed effettivo dello status speciale di Donbas", ha dichiarato Gryzlov.
Il rappresentante dei militanti, Deinego .ha espresso la sua indignazione per il fatto che i rappresentanti dell'Ucraina non abbiano firmato il documento.
"Oggi possiamo affermare che l'Ucraina ha interrotto il vertice sul formato della Normandia", ha detto il militante.
Secondo lui, il testo della formula di Steinmeier è stato concordato, ma l'Ucraina ha rifiutato di firmarlo. Inoltre, il militante ha dichiarato che il gruppo di contatto trilaterale non è riuscito a concordare il programma del disimpegno delle forze.
Nel frattempo, il rappresentante ucraino ai colloqui di Minsk Leonid Kuchma ha sottolineato che la parte ucraina non ha obiezioni principali contro la formula sulle elezioni locali .
Tuttavia, l'attuazione di questo piano è possibile se i punti seguenti saranno soddisfatti: cessate il fuoco completo, fornitura di un monitoraggio efficace delle SMM OSCE in tutta l'Ucraina; ritiro delle formazioni armate, truppe straniere e hardware dal territorio dell'Ucraina; disimpegno delle forze e dei mezzi lungo la linea di contatto; fornitura dei lavori della Commissione elettorale centrale dell'Ucraina, dei partiti politici ucraini, dei mass media e degli osservatori stranieri; istituzione del controllo ucraino sulla parte incontrollata del confine ucraino-russo e rispetto di altri punti previsti dalle legislazioni ucraine e internazionali e dagli accordi di Minsk.

Bill Gates, uno dei più grandi inquinatori del pianeta elogia Greta Thunberg



In questo momento, le persone mostrano di avere paura della catastrofe climatica, soprattutto in Europa. Quindi iniziamo dalle buone notizie: il mondo va meglio.

«È così».

Ed è così da decenni.

«Esatto. Per quanto riguarda l’istruzione e la salute, da decenni l’unico trend è positivo. Dall’inizio del millennio, il tasso di mortalità infantile è diminuito a un ritmo mai registrato prima. Ancora nel 2000 morivano circa dieci milioni di bambini nei primi cinque anni di vita, ora è la metà. Mai come ora così tanti bambini e giovani nei Paesi in via di sviluppo hanno avuto accesso all’istruzione. Con strumenti quali il Fondo globale per la lotta contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria, il mondo ha fatto passi da gigante. Fin dalla sua istituzione, il Fondo ha salvato 26 milioni di vite. Abbiamo ancora molto da fare ma il bicchiere è mezzo pieno».

Che cos’altro deve succedere?

«Essenzialmente tre cose. Dobbiamo migliorare ancora nel portare l’aiuto laddove è necessario. Gli Stati devono aumentare la loro spesa per l’aiuto allo sviluppo. E da dieci anni che le cifre degli aiuti, che i Paesi danno in percentuale del loro reddito nazionale lordo ristagnano. E abbiamo bisogno d’innovazione ad esempio, di un vaccino contro l’Hiv».

Ma il cambiamento climatico è un problema, giusto? Non rende ancora più difficile raggiungere i vostri obiettivi?

«Assolutamente. Nell’Africa Sub-sahariana, nei Paesi poveri, circa il 40% dei bambini è malnutrito.
Spesso i loro genitori sono semplici contadini. Sono 700 milioni i contadini in quella condizione. Si calcola che nel 2040 il numero dei raccolti distrutti da eventi meteorologici estremi sarà raddoppiato rispetto oggi. E negli altri anni, i raccolti saranno più scarsi a causa dei cambiamenti climatici».


Se ne sente parlare poco nel dibattito generale.

«Sì. Raramente si parla degli aggiustamenti che deve fare chi non può scampare il cambiamento climatico. E quando se ne parla, il riferimento è in generale all’innalzamento del livello del mare e alle conseguenze per le popolazioni costiere. La conseguenza peggiore del cambiamento climatico per le persone più povere è il non poter coltivare tutto il cibo che serve loro».

Che cosa si può fare?

«Abbiamo sicuramente bisogno di più innovazione nelle sementi, in modo che le persone possano mantenere stabili o aumentare i raccolti anche quando c’è meno acqua e salgono le temperature.
Dobbiamo destinare molte più risorse alla ricerca agricola.Dobbiamo raddoppiare la produttività dei campi in Africa».

Quindi l’ingegneria genetica è la soluzione?

«Ci sono molti modi per migliorare le sementi, e tra questi molti metodi innovativi che rientrano nell’agricoltura convenzionale. Altri passi avanti in questo settore sono impensabili senza l’ingegneria genetica».

In Europa, il sentimento della popolazione verso l’ingegneria genetica è molto ostile.

«Già, ma in Europa non ci sono milioni di bambini che muoiono di malnutrizione. La domanda importante è: vogliamo lasciare o no la libertà agli Stati africani di decidere se vogliono usare l’ingegneria genetica? L’ultima parola la dovrebbero avere gli scienziati africani».

Lei ha fondato Microsoft all’età di soli 20 anni. Come vede i giovani del movimento FridaysForFuture?

«Sono molto entusiasta di ciò che i giovani come Greta Thunberg stanno facendo. L’ho appena vista nel Daily Show. Mi sembra fantastica l’energia che sta sviluppando questo movimento. Aiuta a creare una consapevolezza. Questo è sempre difficile nel tema del cambiamento climatico, perché i peggiori effetti si vedranno nel futuro e perché tira in ballo ambiti della scienza e statistiche complessi».

È sorpreso dalle giovani generazioni?

«Piuttosto sono sorpreso di quanto poco negli ultimi anni si sia parlato di cambiamento climatico, un tema enorme già dieci anni fa. In questi anni ho continuato a occuparmi di cambiamento climatico e ho imparato molto. I suoi sviluppi mi colpiscono molto anche perché ho l’Africa molto a cuore. La terribile ironia è che proprio il continente che meno contribuisce al cambiamento climatico sarà il primo a sentirne gli effetti».

I Paesi industrializzati possono ancora cambiare direzione di marcia?

«Al momento il nostro mondo è alimentato per il 90% con idrocarburi. Sarà molto difficile dire addio a ciò, ma dobbiamo farlo. È determinante che riusciamo a definire il costo del cambiamento climatico e quindi a cercare innovazioni che ci permettano di abbassarlo».

Il cambiamento climatico è anche causa di migrazione. Negli ultimi tempi, l’Europa ha eretto protezioni significative nelle sue frontiere contro i migranti. Alcune persone lo definiscono disumano. È d’accordo?

«Nell’Africa sub-sahariana vive quasi un miliardo di persone. Alla fine di questo secolo saranno tre miliardi.
Non è politicamente né logisticamente possibile che tutte queste persone si spostino nei Paesi sviluppati. Pertanto, dobbiamo migliorare le condizioni di vita di queste persone a livello locale. Se in questo avremo successo è molto probabile che l’Europa o gli Stati Uniti dovranno accogliere meno persone in futuro».

Tre miliardi di persone. È possibile interrompere il trend?

«Anche se raggiungessimo tutti gli obiettivi, non saremmo in grado di impedire la crescita della popolazione africana. Ma possiamo rallentare il processo. Esiste una forte correlazione tra crescita economica e tassi di natalità. Nei Paesi con una situazione economica migliore vanno a scuola più ragazze, queste ragazze sanno di pianificazione familiare più di quelle che non ci vanno, fanno piani per la carriera e hanno meno figli. In Asia, i tassi di natalità sono diminuiti drasticamente negli ultimi decenni».

da LA REPUBBLICA del 19 settembre 2019-Intervista di Klaus Geiger

Esplosione bomba al Sud dell'Afghanistan.7 morti e 85 feriti

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Almeno sette persone sono state uccise, 85 sono rimaste ferite in un'esplosione nel sud dell'Afghanistan, nella città di Kalot. .
Secondo le autorità locali, un'autobomba è stata fatta esplodere vicino al dipartimento di sicurezza e tutti gli edifici vicini sono stati completamente distrutti.
Il 2 settembre, si è verificata anche un'esplosione nella zona d'élite di Kabul . E il 17 settembre, una serie di esplosioni si sono verificate nella provincia afgana di Parwan durante una manifestazione elettorale a sostegno dell'attuale presidente del paese, Ashraf Ghani. Dopo gli attacchi, di cui il gruppo talebano, bandito nella Federazione Russa, rivendicò la responsabilità, Ghani non cambiò la sua decisione di tenere le elezioni previste per il 28 settembre.

mercoledì 18 settembre 2019

Trump dichiara di voler rafforzare le sanzioni contro l'Iran

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di aver ordinato di rafforzare le sanzioni contro l'Iran.
"Ho appena incaricato il capo del Ministero delle finanze (Stephen Mnuchin. - Ed.) Di aumentare significativamente le sanzioni contro l'Iran", ha scritto Trump mercoledì 18 settembre sulla sua pagina Twitter .
Il 14 settembre sono stati attaccati due impianti petroliferi in Arabia Saudita. Gli attacchi sono stati compiuti contro le imprese della società statale Saudi Aramco. L'incidente ha provocato il taglio di Riyadh nella produzione di petrolio di oltre la metà e un balzo dei prezzi per queste materie prime. La capacità di produzione di petrolio è prevista per il ripristino entro la fine di settembre.
Il 16 settembre, la coalizione araba ha incolpato l'Iran per l'attacco, ma Teheran ha definito le accuse una bugia . La responsabilità è stata assunta dai seguaci del movimento ribelle Ansar Alla Yemeni degli Ussiti e hanno già promesso di effettuare un altro attacco .
Tuttavia, gli Stati Uniti continuano a incolpare l'Iran e hanno dichiarato la sua disponibilità a un'azione di ritorsione decisiva. Quindi, Washington ha già messo le sue forze in allerta per proteggere gli interessi propri e degli alleati nella regione.
Le relazioni USA-Iran rimangono tese dopo che Washington si è ritirata dal Piano d'azione congiunto globale per il Programma nucleare iraniano (JCPOA) nel 2018. Questo accordo implicava la revoca delle sanzioni contro Teheran in cambio della cessazione dello sviluppo nucleare.

L'addio di Renzi al Pd.Intervista a Nicola Zingaretti sul Corriere della Sera




ROMA Zingaretti, Renzi le ha detto addio...

«Io un po’ me lo aspettavo per l’atteggiamento di vicinanza ma non partecipazione alla vita del partito che non ho mai compreso fino in fondo. Mi dispiace, e penso che sia un errore dividere il Pd, ma al tempo stesso credo che ora il nostro compito sia molto chiaro: è quello di portare nel futuro il Pd. Anzi, meglio, il Pd che può ricostruire una speranza per l’italia».

Che vuol dire?

«Delle cose molto chiare. Primo, con il governo, realizzare con i fatti quella svolta annunciata che l’italia si aspettava. Cioè riaccendere l’economia italiana, promuovere davvero la rivoluzione verde nel Paese, tornare a creare lavoro, lottare contro le diseguaglianze, investire per innovare nelle imprese, nelle infrastrutture, e nella conoscenza e semplificare l’italia per intercettare davvero il grande consenso delle destre».

E come pensate di intercettarlo?

«Far vedere che alla rabbia delle persone, siano imprenditori, disoccupati o studenti, può essere data una soluzione positiva e non effimera e sbagliata come l’odio. È una scommessa, e solo in un Pd forte si possono ottenere questi risultati e ridare forza al Paese».

Questo era il primo punto.

«Il secondo è quello di non commettere l’errore drammatico di chiuderci solamente nella dimensione del governo. Dobbiamo tornare a immergerci nella società e a organizzarci in forme nuove. Io garantisco e garantirò che il Pd è e rimarrà il luogo plurale di incontro e sintesi di pensieri diversi: quello della sinistra, quello laico-azionista e il pensiero attualissimo del cattolicesimo democratico, per rappresentare e aiutare l’italia che soffre e l’italia che vince. La nostra proposta si rivolge a tutto il Paese, questa vocazione non la perderemo mai».

L’addio di Renzi destabilizzerà il governo?

«Mi auguro di no e faremo di tutto perché non sia così. Certo, è un rischio, perché con una nuova sigla politica cambia il quadro di governo e io mi appello al senso di responsabilità di tutti. Io da quando il governo è partito, anzi ancora prima, dal mese di agosto, ho detto una cosa molto chiara e cioè che noi dobbiamo, nel comune programma di governo ma anche nella società, rafforzare uno spirito di comunità nei confronti dei 5 Stelle, e questo spirito noi dovremo provare a costruirlo con tutte le forze della maggioranza con contenuti chiari e spirito aperto».

Senza Renzi, Speranza e Bersani torneranno nel Pd?

«Questo tema è privo di fondamento. Io mi auguro che tornino i milioni di elettori che abbiamo perso il 4 marzo 2018 e che stanno tornando come abbiamo visto alle ultime Europee. Questa storia delle porte girevoli da cui uno entra ed esce è quanto di più lontano dalla realtà e dal futuro del Pd. Piuttosto, io avverto ora l’esigenza di rilanciare una radicale riforma del partito, ma per aprirci alle energie e alle idee nuove della società italiana, perché — forse questo sì, è vero — una eccessiva cristallizzazione, una degenerazione correntizia contro la quale combatto da sempre, rischiano di isolarci dal Paese. Quindi noi apriremo una stagione nuova che, rispetto al partito che ho trovato, deve mettere in soffitta il criterio della fedeltà e rimettere al centro il merito, la lealtà e soprattutto una nuova democrazia interna. Così si può coinvolgere una nuova generazione che riprenda a guardare a noi con interesse».

In che consiste questa riforma del partito?

«Noi dovremo moltiplicare e differenziare i luoghi di aggregazione del partito, liberandoli dai lacciuoli e dalle gerarchie che soffocano il dibattito. Non ci saranno più solo i circoli: dovremo innestare nel territorio e nella rete forme di partecipazione quotidiana. Rimettere al centro le persone, le loro idee e volontà. La nuova applicazione del partito digitale che presenteremo a fine mese e che permetterà alle persone di incidere nella vita interna del Pd serve proprio a questo. A novembre poi avremo un grande appuntamento nazionale per ridefinire i contorni e la qualità della nostra proposta politica al Paese. Sì, dobbiamo essere noi a condizionare gli anni Venti di questo secolo. Dovranno essere gli anni della liberazione delle persone attraverso un modello di sviluppo nuovo fondato sulla sostenibilità ambientale e sociale. Se non lo facciamo noi non lo fa nessuno, e allora diventeranno attuali e più credibili le offerte regressive della destra di Salvini».

Dopo la scissione che appello fa al Pd?

«L’italia ha bisogno del Pd, il Pd ha bisogno di rigenerarsi. Apriamo le porte a chi ha voglia di cambiare. Dal 3 al 6 ottobre saremo nelle piazze e nelle strade. Faremo le tessere, presenteremo le nostre proposte: incontriamo tutti per il Paese che amiamo».

Alle Regionali farete alleanze con i 5 Stelle, non teme che questo allontani una parte del vostro elettorato?

«Noi non dobbiamo catapultare nei territori formule politiche che potrebbero anche provocare crisi di rigetto, però dobbiamo provare, territorio per territorio, a vedere se si riesce a fare una sintesi tra partiti diversi, come eravamo noi e i 5 Stelle fino a poche settimane fa — questo è avvenuto nel governo nazionale — per mettere in campo nuove proposte e una nuova classe dirigente. Non bisogna avere paura di confrontarci: noi possiamo e dobbiamo farlo. Grazie al confronto, infatti, abbiamo rotto la saldatura tra l’elettorato della destra di Salvini e quello del Movimento 5 Stelle in cui convivono pulsioni diverse».

Ma vi alleerete con i 5 Stelle anche alle prossime elezioni politiche per sconfiggere la destra?

«Io credo che uno degli errori del governo gialloverde sia stato quello di mantenere cristallizzate le differenze tra le due forze politiche della maggioranza. Questo ha generato mesi di ritardi, incomprensioni e litigi, provocando un danno immenso pagato dall’italia e dagli italiani. Noi ora dobbiamo fare l’opposto. Cioè maturare un processo politico di confronto, di dialogo e di avvicinamento che porti a dei risultati molto concreti. Come è avvenuto adesso, nelle trattative per la formazione del governo grazie agli sforzi di entrambe le parti, si lavora per alzare gli stipendi degli italiani attraverso il taglio delle tasse, per varare un importante piano casa per le fasce sociali più deboli e aprire una nuova stagione di investimenti per le imprese. Credo che sia segno di grande maturità non rinunciare alle proprie idee ma al contempo non avere paura di confrontarsi e fare altri passi insieme».

da IL CORRIERE DELLA SERA del 18 settembre 2019.Intervista a Zingaretti di Maria Teresa Meli