Anglotedesco

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giovedì 31 ottobre 2019

Lezione sul neoliberismo per capire in che mondo viviamo

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Il modello neoliberista americano è in parte diverso da quello europeo perchè negli Usa questo liberismo è una vera e propria maniera di essere e pensare,qualcosa che vuole essere globale,multiforme ma che ha forti ancoraggi a destra e a sinistra.Qualcosa di americano,ma che deve la sua origine all'Austria e a un pensatore come Von Hayek.Il quale sosteneva che il liberismo dovesse essere inteso come pensiero vivente,pensiero che vive di sè ,come pensiero che riguarda la vita,collegandosi alla capacità degli uomini di sognare,desiderare,immaginare.Se l'utopia era stata qualcosa sopratutto di sinistra e se proprio da questa capacità di creare e generare utopie il socialismo aveva tratto il suo fascino e la sua facilità di fare narrazione collettiva e progettualità condivisa verso il futuro,ebbene anche il liberismo,scriveva von Hayek,aveva bisogno di utopia e utopie.
Utopie liberali,per uno stile liberale di pensiero, di analisi e di immaginazione e di immaginari collettivi.Mentre l'utopia comunista si avviava al declino e alla morte,cresceva e si consolidava l'utopia neoliberista.Che riusciva appunto a far diventare positiva e virtuosità per tutti la calcolabilità economica di ogni aspetto della vita,anche non economica.Triste destino delle utopie,che non sognano più isole che non ci sono ma che potrebbero esserci,provando a raggiungere per costruire una società migliore:ma isole di utopia/impresa,con la differenza che questa utopia neoliberista,in realtà anti-utopica e anti-utopistica,dispotica,nichilista,si è perfettamente realizzata,trasformando il mondo in un totalitario mondo-impresa,in un totalitario mondo-mercato e competizione,in una totalitaria e religiosa rete che tutto tiene,lega e mette a profitto,
Neoliberismo americano o austro-americano,dunque.E ancora il rapporto tra stato,stato di diritto e mercato.Per Von Hayek lo stato di diritto,che fondamentalmente non scompare,deve limitarsi a formulare una serie di leggi astratte e del tutto formali,cioè è ancora,lo stato non deve porsi obiettivi particolari,non deve redistribuire i redditi o modificare la griglia dei consumi.Questa legge astratta e formale e conforme al mercato deve essere poi stabile nel tempo,definendo il quadro di contesto dentro il quale ciascun soggetto economico potrà decidere come comportarsi in modo del tutto libero,sapendo appunto che il quadro generale non verrà modificato ma anche che pure lo stato, soggetto anch'esso economico,si comporterà in modo congruo e prevedibile.L'economia è da intendere come un gioco e Von Hayek nel 1981,a proposito del Cile di Pinochet,sosteneva in una intervista al quotidiano el Mercurio:"Personalmente preferisco una dittatura liberale a un governo democratico in cui fosse assente ogni forma di liberismo".
E se l'economia è un gioco con le sue regole,nessuna regola contraria al buon funzionamento del gioco sarà ammessa.

mercoledì 30 ottobre 2019

Il classico politico no Brexit

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Il nome del politico britannico non lo faccio ma in linea di massima è quello che pensano tutti gli anti Brexit.

Credo che nel Regno Unito vi sia una difficoltà a comprendere obiettivamente tutte le conseguenze della decisione di lasciare l'Unione europea, il mercato interno e l'unione doganale. Spesso, queste conseguenze sono state sottovalutate e ora è difficile assumerle. Conosciamo l'impatto e siamo disposti a sopportarlo. Ma le conseguenze per il Regno Unito sono molto maggiori e fanno fatica a comprenderlo.
Esistono diverse sensibilità, ma non credo che ci sia alcun leader europeo a favore della Brexit. Tutti se ne pentono. Uno dei motivi principali per l'unità dei 27 è stato il senso di responsabilità,prima l'Europa. La Brexit ha causato una scossa però la Ue ha dimostrato che l'unità è possibile. È stato raggiunto grazie alla sensazione di essere in un momento molto serio. Ma anche per altri elementi, come il nuovo discorso degli Stati Uniti in relazione all'Europa, il contesto geopolitico del Mediterraneo, la sfida dell'immigrazione. Tutto ciò ha incoraggiato l'idea che per affrontare questo nuovo scenario geopolitico è meglio farlo insieme piuttosto che ognuno da solo.
 L'economia si è consolidata, abbiamo superato la crisi della zona euro, è stato creato il fondo di investimento del cosiddetto piano Juncker, abbiamo adottato le prime importanti misure di difesa, abbiamo deciso di gestire meglio i nostri confini con una guardia comune. Ci sono elementi positivi. E tutto ciò non è facile, perché non è facile mutualizzare. Non siamo uno stato federale né vogliamo esserlo. Non esiste un solo popolo europeo; Ci sono 28 popoli europei, ognuno con la sua identità nazionale. E non è facile riunire 27 paesi per affrontare le sfide comuni.  Con una questione così seria come la Brexit abbiamo dimostrato che con un certo metodo e con il tempo necessario, possiamo essere uniti. E dovrebbe essere possibile usare quell'unità per altre questioni.
Ci lamentiamo della separazione. È meglio stare insieme. Ma penso che dovremmo trarre lezioni dalla Brexit. Perché il 52% dei britannici ha votato per andarsene? Intendiamoci, perché il Regno Unito non è l'unico paese in cui esiste questo problema. In tutti i paesi vi sono movimenti populisti e critici verso l'Europa.  E per affrontare la rabbia sociale che esiste nelle regioni deindustrializzate, in cui si sentono non protetti, in cui mancano i servizi pubblici o in cui l'immigrazione genera polemiche. Non tutto ciò è di competenza dell'Europa, ma la nuova Commissione e il nuovo Parlamento europeo devono trarre le lezioni appropriate dalla Brexit. Io partecipo

Vladimir Putin non andrà al vertice della cooperazione economica Asia-Pacifico in Cile

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Vladimir Putin non andrà al vertice della cooperazione economica Asia-Pacifico in Cile. Lo ha annunciato  il segretario stampa presidenziale Dmitry Peskov.
Peskov ha sottolineato che la decisione di rifiutare il viaggio non era collegata ai disordini di Santiago, ma a eventi interni. Inoltre, la prossima settimana il presidente prevede di fare un viaggio di tre giorni al vertice BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) in Brasile.

"Il presidente pensa di partecipare al vertice BRICS che si terrà in Brasile", ha detto Peskov.

Dal 18 ottobre è dichiarato stato di emergenza nella capitale del Cile, Santiago, tra le proteste dopo l'aumento delle tariffe della metropolitana. Durante le proteste, quattro persone sono state uccise, oltre 300 sono rimaste ferite. In conformità con le leggi cilene, uno stato di emergenza può durare 15 giorni e in futuro può essere prorogato per lo stesso periodo.
Il vertice APEC è in programma dal 16 al 17 novembre a Santiago. Vertice BRICS - 13-14 novembre.

martedì 29 ottobre 2019

LUIGI DI MAIO AL CORRIERE DELLA SERA:"Siamo alternativi ai partiti, non complementari"




Luigi Di Maio, lei ha detto che stare al governo con la Lega prima e il Pd poi vi ha penalizzato: ma se siete passati dal 27 al 7 in Umbria o dal 32 al 17 a livello nazionale qualcosa avrete sbagliato pure voi.

«Veramente tutte le analisi di voto dicono che la metà dei nostri elettori si è astenuta a causa della coalizione con il Pd. Quindi il tema c’è. Poi penso che serva grande umiltà nel ripartire. Dobbiamo azzerare le aspettative e affrontare le regionali come le comunali con lo spirito di chi vuole dare una opportunità ai cittadini di partecipare».

Se tornasse indietro rifarebbe le stesse scelte?

«Dobbiamo pensare che il nostro percorso è appena iniziato, che adesso con responsabilità dobbiamo dare il massimo per portare a casa ciò che ci chiedono i cittadini ma l’obiettivo non deve cambiare: arrivare al governo del Paese con una maggioranza autonoma che ci permetta di metterci veramente alla prova, se miglioreremo significativamente la qualità della vita degli italiani allora migliorerà anche la percezione delle nostre proposte».

Renzi ha detto che la foto di Narni è stata una genialata.

«Non commento queste cose, non me ne importa nulla. Immedesimarsi nell’anti-salvini lo trovo un po’ goffo. I cittadini non vogliono leader politici che si punzecchiano nei talk show ma vogliono essere coinvolti nelle scelte politiche così da risolvere veramente i problemi».

Ha comunicato a Zingaretti la scelta di non ripetere l’esperimento umbro?

«Andare da soli alle elezioni amministrative è sempre stata la posizione del M5S: siamo alternativi ai partiti, non complementari. Quello in Umbria è stato un esperimento, non ha funzionato e punto. Si guarda avanti».

Ma lo ha sentito?

«Ho sentito Franceschini, nelle prossime ore sentirò Zingaretti, si lavora bene con loro, meglio di quanto si lavorasse con la Lega».

E Conte? Incarichi

«Con Giuseppe anche ci siamo sentiti e siamo tutti perfettamente consapevoli che serve una spinta maggiore nelle risposte da dare al Paese. Anche sul tema migranti, mi faccia dire, non se ne può fare un tema elettorale. Guardiamoci in faccia: esiste un problema? Sì. Va risolto? Sì e non dobbiamo aver paura a dirlo, non si può arrivare al paradosso che dire che l’italia non può farsi carico di tutti i migranti che partono dalle coste del Nord Africa, diventi motivo di vergogna. Bisogna fare la cosa giusta, non quella che spaventa di meno. Non è possibile che la Viking per l’ennesima volta sbarchi sempre e solo in Italia».

Conte pare rilanciare con le alleanze: dice che se l’esperimento non è andato bene si può migliorare.

«Capisco che Conte inviti alla riflessione. Ma dopo uno tra i nostri minimi storici alle Regionali, direi che può considerarsi una esperienza chiusa. Nelle prossime ore ho incontri con gli eletti di Calabria ed Emilia-romagna per iniziare un percorso. Saranno i territori a decidere, ma sono pronto a scommettere che nessuno mi chiederà di allearci con il Pd dopo il dato umbro».

Cosa cambia adesso?

«Nel governo nulla, finché si portano avanti, con il dialogo e la responsabilità, i punti su cui ci siamo impegnati con i cittadini. Questa è la strada da seguire».

Ha detto che il governo dura ma va rinnovato. Volete scrivere ora un nuovo contratto di governo?

«Non è questione di nuovo o vecchio contratto. Quando lo proposi io, quando alzai la voce durante le consultazioni tutti mi accusarono di voler far cadere tutto, ma la realtà è proprio un’altra, la realtà sono i contenuti, dobbiamo pensare non al chi ma al che cosa si fa. Non c’è nulla di incondizionato, c’è il programma. E in questa settimana che ho trascorso in Umbria mi si avvicinavano cittadini, artigiani, commercianti chiedendomi delucidazioni sulle carte di credito, l’obbligo del pos e altro, questo significa che occorre affinare il metodo partendo dalle proposte».

In Emilia-romagna il Movimento ci sarà?

«Ascolterò tanto i nostri attivisti, chi in strada ci mette il cuore per questo progetto, dopo di che si deciderà insieme sul da farsi, ma se ogni elezione regionale diventa decisiva per il governo, allora per i cittadini sarà un thriller continuo visto che fino a maggio ce ne sono altre sette. Per gli italiani sono decisive le misure che metteremo in legge di bilancio per i loro figli e famiglie. Altro che exit poll».

Quindi conferma che non si voterà se il centrodestra vince in Emilia-romagna?

«Ma non possiamo mica fare questo per tutte e sette le elezioni regionali che ci dividono da maggio 2020. Una elezione regionale è una elezione regionale, non nazionale».

Sarebbe un segnale forte al governo, però, lo ammetterà anche lei…

«Vedremo come andrà, io sono una persona pragmatica, non parlo davanti ai se».

Con questi numeri il M5S rischia di essere marginale a livello nazionale.

«Mi sembra che sul nazionale i numeri siano altri. Siamo l’ago della bilancia in Parlamento Europeo dove gli atti passano o vengono bocciati in base al voto del Movimento 5 Stelle. Come l’ultima risoluzione sulle Ong. E continuiamo ad esserlo in Italia. Certo non significa che l’umbria non ci debba far riflettere. Come le ho detto prima serve umiltà e non dobbiamo mai dimenticarci da dove veniamo».

Diversi parlamentari chiedono la sua testa.

«Non mi risulta».

Beh, alcuni hanno criticato pubblicamente le scelte.

«È giusto che lo abbiano fatto, se lo pensano. Questo è il M5S e dobbiamo continuare a dirci le cose in faccia».

Si sente responsabile della sconfitta dato che ha lanciato lei il patto civico o questa volta la sente condivisa con chi come Grillo e Fico ha appoggiato l’asse con il Pd?

«Le ribadisco che si vince e si perde insieme».

da IL CORRIERE DELLA SERA del 29 ottobre 2019-Intervista di Emanuele Buzzi

Sintesi sulle elezioni in Argentina

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Alberto Fernández dovrà mantenere l'unità del peronismo con una mano forte e concordare con l'opposizione per approvare le leggi al Congresso dei deputati. Il presidente eletto inizierà il suo mandato il 10 dicembre con la maggioranza assoluta al Senato, ma non alla Camera, dove avrà 120 dei 257 seggi. Il terreno definito dal presidente uscente, Mauricio Macri, dalle elezioni primarie di agosto - otto punti - ha rafforzato la sua coalizione, Insieme per il cambiamento. Il macrismo  controllerà 119 seggi. La Camera dei deputati sarà quindi divisa in due grandi blocchi e nemmeno la somma di tutto il peronismo raggiunge la metà più uno, il che costringerà Fernández a negoziare ogni legge che vuole andare avanti.

"Spero che  i nostri avversari in questi quattro anni siano consapevoli di ciò che ci hanno lasciato e ci aiutino a ricostruire il paese , speriamo che l'impegno per il dialogo sia costante. Presidente eletto dalla sede del Frente de Todos. Le sue parole, lette il giorno dopo le elezioni, sembrano indirizzate all'opposizione macrista al Congresso.

Tra le prime leggi che prevede di promuovere vi sono le misure volte a promuovere la regolamentazione dei consumi, dell'occupazione e degli affitti, iniziative che richiederanno il sostegno dell'opposizione.
Il Senato sarà diverso. Il Frente de Todos avrà almeno 37 delle 72  di fronte ai 29 posti della coalizione Insieme per il cambiamento. La vicepresidente, Cristina Fernández de Kirchner, presiederà la camera alta. A differenza della maggior parte dei suoi predecessori, il cui ruolo era quasi simbolico, l'ex presidente è una delle politiche più influenti nel paese. Come se ciò non bastasse, le elezioni hanno promosso uno dei loro uomini più vicini, Axel Kicillof, al governatorato della provincia di Buenos Aires.
Se rimangono buoni rapporti con il presidente eletto e non vi è alcuna frattura inattesa nel blocco peronista, il Senato approverà facilmente tutte le iniziative promosse dal governo. Tuttavia, i legislatori rispondono ai governatori provinciali, che potrebbero chiedere più fondi al presidente in cambio del loro sostegno.

La stampa estera sulle elezioni in Umbria

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Le elezioni domenicali in Umbria,una regione scarsamente popolata dell'Italia centrale, sono state le prime dalla nascita dell'alleanza senza precedenti tra il Partito Democratico e il Movimento a 5 stelle. Gli elettori hanno votato in modo schiacciante a favore di un candido della Lega, il senatore  61enne Donatella Tesei. E con un travolgente 57,5% dei voti a favore della lista di destra, tra cui il 36,9% per la Lega e il 10,4% per l'estremista Fratelli d'Italia, che ha raddoppiato i suoi voti nel giro di quattro anni.
Quando Matteo Salvini fu sfrattato dal governo quest'estate, raccolse un pennarello e segnò in rosso tutti gli appuntamenti elettorali dei mesi seguenti.Aveva perso la vice presidenza del paese, il ministro degli Interni e la possibilità di diventare il nuovo premier. Ma se fosse riuscito a dimostrare che la gente continuava a credere in lui, la legittimità del nuovo esecutivo del Movimento a 5 stelle (M5S) e del Partito Democratico (PD) attraverso un patto di palazzo, come la chiama la sua squadra, sarebbe stato messo in discussione. Lo scorso fine settimana ha completato con successo la prima fase del suo piano in Umbria, una regione centrale in cui i partiti dell'attuale coalizione di governo si sono presentati per la prima volta insieme. Il candidato della coalizione di centrodestra, senatore ed ex sindaco, li ha superati di 20 punti.
La rilevanza delle elezioni in Umbria, una regione di 890.000 abitanti governata negli ultimi 50 anni da partiti di centrosinistra,ha dato segnali precisi. La Lega, secondo tutti i sondaggi,avrebbe vinto con facilità. Gli scandali dell'ex esecutivo hanno portato ad una campagna elettorale prudente da parte del centrosinistra.
"Abbiamo sempre considerato questa alleanza in Umbria come un laboratorio politico, ma l'esperimento non ha funzionato, ha dichiarato Luigi Di Maio. Essere al governo con un'altra forza politica, che sia la Lega o il PD, ci fa perdere voti. "Il leader dell'M5S Luigi Di Maio decise immediatamente di sospendere le alleanze per le prossime elezioni regionali. E ha ritenuto necessario "che il governo fosse migliorato e rinnovato". Anche all'interno del Partito Democratico, i dubbi stanno crescendo. "Questo è il limite delle alleanze costruite all'ultimo minuto e senza contenuto", ha dichiarato Andrea Marcucci, leader del gruppo democratico al Senato.

Dalla nazionalizzazione delle masse alla mercificazione degli individui

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Anche George Mosse nel suo celebre (1975).La nazionalizzazione delle masse,analizzando le cause lontane che avevano permesso la nascita del nazionalsocialismo,utilizza il concetto di religione.Anche se aggiunge l'aggettivo di laica, che è evidentemente una contraddizione in termini.Dunque il nazionalsocialismo come religione dove,come tutte le religioni,la teologia si esprimeva attraverso una liturgia;cerimonie,riti e simboli che rimaneva immutabili in un mondo in costante mutamento.Una religione dove un nuovo essenziale,anche se non unico,lo ebbe l'estetica della politica,quella forza che servì a saldare insieme miti,simboli e sentimenti delle masse:fu il senso della bellezza e della forma che fissò il carattere del nuovo stile politico.I brutti scopi per i quali fu alla fine utilizzato erano celati,per gran parte della popolazione,sotto la maschera dell'attrazione esercitata dalla nuova politica,dalla sua efficacia nel sedurre i suoi sogni e le sue aspettative: una bellezza idealizzata dalla sostanza al sognato mondo di felicità e ordine,e insieme rendeva gli uomini capaci di entrare in contatto con quelle presunte forze immutabili,che sono al di fuori del corso quotidiano della vita.
Stessa cosa per il tecno-capitalismo che ha saputo confondere sacro e profano,spiritualizzare mercato e rete, ma sopratutto co-fondere l'immagine con la realtà,creando entusiasmo e qualcosa di esaltante,dai videogiochi ai  social network,alla rete in sé.
Tecno-capitalismo.Inevitabilmente fare un richiamo a Max Weber e alla sua analisi dell'etica protestante come mezzo (tra molti) per la costruzione di quella che con Foucault si è definita biopolitica o meglio:potere pastorale tecno-capitalista:e che Weber definiva come spirito del capitalismo. Scriveva Weber a conclusione del suo saggio:"Perché in quanto l'ascesi fu portata dalle celle dei monaci nella vita professionale e cominciò a dominare la moralità calca,essa cooperò per la sua parte alla costruzione di quel potente ordinamento economico moderno,legato ai presupposti tecnici ed economici della produzione meccanica,che oggi determina con strapotere costrizione,e forse continuerà a determinare finché non sia stato consumato l'ultimo quintale di carbon fossile ,lo stile della vita di ogni individuo,che nasce in questo ingranaggio,e non soltanto a chi prende parte all'attività puramente economica.Solo come un mantello sottile,che ognuno potrebbe buttar via, secondo la concezione di Baxter,la preoccupazione per i beni esteriori doveva avvolgere le spalle degli eletti.Ma il destino fece del mantello una gabbia di acciaio.Mentre l'ascesi cominciava a trasformare il mondo e ad operare nel mondo,i beni esteriori di questo mondo acquistarono una forza sempre più nella storia.Oggi lo spirito dell'ascesi è sparito,chissà se per sempre da questa gabbia.Il capitalismo vittorioso in ogni caso,da da che posa su di un fondamento meccanico, non ha più bisogno del suo aiuto.

lunedì 28 ottobre 2019

Le Nazioni Unite non hanno ancora confermato l'eliminazione di al-Baghdadi

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Il gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite (ONU) non è ancora in grado di confermare l'eliminazione del leader del gruppo terroristico IS  Abu Bakra al-Baghdadi.
In questa materia, il gruppo interagirà con gli Stati Uniti, ha osservato.
"Tutto ciò che abbiamo è una dichiarazione pubblica degli americani, ma sembra troppo ottimista", ha detto Fitton Brown.
A suo avviso, la dichiarazione di Washington "dovrebbe essere presa molto sul serio ma va valutata".
Il 27 ottobre, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato la morte di al-Baghdadi durante un'operazione militare degli Stati Uniti in Siria Idlib. Lo ha affermato il comandante delle forze democratiche siriane (SDF) Mazlum Abdi. Il terrorista è stato eliminato dopo cinque mesi di lavoro di intelligence, ha sottolineato.

L'idea di un jihadismo internazionale rimarrà.Parola di Oliver Roy

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«Alungo termine, sul piano strutturale, l’idea di un jihadismo internazionale rimarrà, anche se dopo Al Qaeda e l’isis non sappiamo ancora in quale forma. Ma se restringiamo il campo, l’isis è stato una “bolla”, un fenomeno di impatto enorme per alcuni anni. Oggi quella bolla è scoppiata», dice Olivier Roy, grande specialista francese dell’islam.

Qual è stata la particolarità dell’isis?

«Questa organizzazione è riuscita in un’impresa straordinaria, cioè affascinare decine di migliaia di giovani europei, americani, russi. Ha fondato una costruzione narrativa basata su un’estetica del terrorismo e della violenza che ha avuto un impatto considerevole in una certa parte della gioventù occidentale».

Soprattutto in Europa?

«Da noi si sono avuti gli effetti più importanti. Per l’europa non conta poi molto il fatto che esistano emirati islamici in Ciad o nello Yemen, ma che giovani nati e cresciuti qui, spesso convertiti, abbiano commesso attentati e siano andati a fare la jihad in Siria completamente affascinati dalla morte. Nel 95% degli attentati commessi in Europa i terroristi sono morti. L’ultimo alla prefettura di polizia a Parigi».

Dopo l’uccisione di Al Baghdadi la fascinazione per l’isis durerà?

«Le azioni dell’isis hanno avuto un impatto strategico nullo, non abbiamo avuto il World Trade Center, ma l’effetto di terrore è stato massimo. Io credo però che adesso la grande costruzione narrativa si sia sgonfiata».

Le modalità della morte del leader sono importanti in quest’ottica?

«Sì, molto. La sua è una morte da miserabile, non certo da eroe. Ricorda quella di Bin Laden, dove non c’è alcun spazio per l’eroismo».

Il presidente Trump non a caso ha detto «è morto come un cane, come un vigliacco».

«Sì, anche se Trump non ha alcun merito in quest’operazione ma solo la fortuna di poterne trarre beneficio proprio nel momento in cui ha deciso il ritiro dal Nord della Siria. Comunque, la morte di Al Baghdadi e il modo in cui si è prodotta sono un colpo fatale all’isis, che era già in grande difficoltà. Stiamo assistendo alla fine del mito. È un colpo fatale perché l’immagine dell’isis ne esce distrutta, e l’isis si fondava soprattutto sull’immagine e i colpi mediatici».

Una fine annunciata?

«Ne abbiamo visto i segni in modo empirico nell’abbassamento del livello dei terroristi negli ultimi due anni. Non ci sono state azioni in stile Bataclan, condotte da persone strutturate, nessuna rete sofisticata. Passano all’azione solo dei marginali, persone psicologicamente fragili che cercano la morte, figure isolate che possono anche essere molto pericolose, lo abbiamo visto con i cinque morti alla prefettura, ma comunque non i professionisti del Bataclan».

Vede all’orizzonte strutture pronte a succedere all’isis?

«Per il momento è troppo presto. Poi il crollo del mito rivoluzionario non equivale alla fine immediata del terrorismo, lo abbiamo visto anche con le Brigate rosse in Italia: per vent’anni qualcuno ha continuato a commettere attentati, ma niente di paragonabile agli anni di piombo. Inoltre, non vedo come una nuova organizzazione potrebbe fare meglio dell’isis, che ha avuto un’aura di magia: la conquista di un territorio immenso, una propaganda molto abile con i codici della cultura giovanile. Per fortuna quella fase è finita».

Cosa rimane in Europa di quell’epoca?

«La radicalizzazione del dibattito. La questione del velo è cominciata in Francia trent’anni fa, ma oggi qualsiasi segno religioso musulmano viene subito collegato al terrorismo. È considerato radicale e sospetto pregare, smettere di bere alcol, mettersi il velo. L’isis non c’è più, ma i suoi effetti si fanno ancora sentire. Finiti, speriamo, gli attentati spettacolari, resta la criminalizzazione della pratica religiosa».

da IL CORRIERE DELLA SERA del 28 ottobre 2019-intervista di Stefano Montefiori

GHERARDO COLOMBO:"E' ora di legalizzare le droghe leggere"


ANGLOTEDESCO: certo,non si può vivere senza droghe e di cose che danneggiano la salute dell'essere umano.Sarebbe meglio educare il giovane ad evitare certa merda invece di dire "mah, bisogna legalizzarle perchè intanto c'è già il tabacco e l'alcool".
Potete plagiare tanta gente ma non tutti.

Non solo in quella rivolta specificamente al tema della droga. E occorrerebbe anche affrontare seriamente le cause del disagio giovanile». L’ex pm di Mani pulite Gherardo Colombo, impegnato da anni a spiegare ai ragazzi cos’è e perché bisogna rispettare la Costituzione, espone il suo punto di vista sugli stupefacenti dopo l’omicidio di Roma.

Perché è favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere?

«Io le chiedo: perché è libero il commercio di alcol e tabacco e non è invece libero il commercio della marijuana? Ci vorrebbe coerenza, anche alcol e nicotina creano dipendenza, fanno danni enormi, e tuttavia ciascuno di noi può andare a comprare sigarette, vino e superalcolici, questi anche al supermercato. Non capisco il perché della differenza».

Forse per la semplice ragione che fumo e alcol sono considerati di uso normale, al contrario della droga, anche quella leggera.

«Ma comunque il loro abuso fa male. La criminalizzazione del commercio delle droghe leggere non incide sulla loro diffusione. E crea notevoli pericoli ai ragazzi che per fare uso di queste sostanze utilizzano il commercio clandestino, trasformandosi a volte anche loro in piccoli spacciatori. Mi verrebbe da dire che la criminalizzazione è essa stessa criminogena. Perché in qualche misura induce a comportamenti che altrimenti non sarebbero tenuti, specie in un periodo in cui è difficile trovare lavoro».

Non ha proprio dubbi sul via libera legale alle droghe leggere?

«Sono convinto che la regolamentazione (cosa diversa dalla liberalizzazione) toglierebbe mercati importanti alla criminalità organizzata e gioverebbe alle casse dello Stato.
Secondo me il problema della diffusione di sostanze nocive andrebbe affrontato non con la minaccia di pene o di sanzioni amministrative, come si verifica per i consumatori di marijuana, ma attraverso un potente investimento educativo, e prima ancora intervenendo sui motivi sociali che spingono i ragazzi ad usare sostanze. Occorrerebbe anche trovare la strada per impedire che l’uso di sostanze stupefacenti sia incentivato attraverso subdole forme di promozione molto ben mascherata».

Comincerebbe con una campagna per educare i ragazzi?

«Comincerei dalla mancanza di lavoro, dalla mancanza di senso della comunità negli adulti, dall’evasione fiscale e via dicendo.
Comunque non penso a una campagna, e non penso solo agli stupefacenti. La scuola, ma più in generale gli adulti dovrebbero sollecitare al rispetto delle regole attraverso i comportamenti e il dialogo. È necessario che i ragazzi arrivino a condividere che usare stupefacenti è dannoso e quindi è opportuno astenersi per il proprio bene».

Come risponde a chi sostiene che così la droga sarebbe ancora più diffusa soprattutto tra i giovani?

«Già adesso la droga è diffusa. E continua a diffondersi sempre di più. Le politiche proibizioniste, che vanno avanti da almeno 50 anni, non sono capaci di opporsi efficacemente al fenomeno. Il sistema non dà i frutti che vengono vantati, è falli to e continua a fallire. E crea un indotto di altre trasgressività molto elevato».

Marco Pannella si è battuto per una vita. L’ex procuratore Antimafia Franco Roberti è favorevole, come ha detto a "Repubblica". Ma la questione politicamente non decolla. Quasi che tutti abbiano paura.
Perbenismo, ignoranza o paura di perdere voti?

«C’è un po’ di tutto. Fede incrollabile nella pena, considerata unico mezzo per determinare le persone a seguire la legge in qualsiasi campo e circostanza. E c’è chi si turba al solo sentire la parola droga, magari ricollegandosi, ed è vero per alcune droghe pesanti, agli effetti criminogeni che il loro uso provoca. Ma c’è anche chi pensa che liberalizzare le droghe leggere possa far perdere voti, soprattutto in un periodo strano come questo, di moralismo molto spesso fasullo. Oppure si ricorre ad argomenti utilitaristici, come l’affermare (secondo me senza fondamento) che la depenalizzazione comporterebbe l’aumento del consumo».

Lei chi criticherebbe di più?

«Non si tratta di criticare, si tratta di provare a lavorare soprattutto su disagio ed educazione. Che passa moltissimo anche attraverso i comportamenti individuali. Mi spiego. Se sto in una casa in cui si fuma e si beve alcol smodatamente, è ovvio che è più difficile diventare consapevoli dei danni dello stupefacente».

Quali sarebbero i vantaggi concreti? L’omicidio di Roma non si verificherebbe?

«La criminalità che contorna il commercio clandestino subirebbe notevoli ridimensionamenti».

La legalizzazione sottrarrebbe mercato alle mafie?

«Se si trattasse di una regolamentazione ben fatta, sono convinto di sì».

Il procuratore di Catanzaro Gratteri, all’opposto di Roberti, dice che il traffico illegale continuerebbe indisturbato.

«Io gli chiederei perché ne è così sicuro. Magari ci sono degli argomenti che non conosco. Però gli suggerirei di verificare cosa succede in Olanda, Paese occidentale dalla cultura simile alla nostra, in cui il commercio di marijuana è regolamentato».

Da un governo M5S-Pd si aspetterebbe un passo coraggioso verso la legalizzazione?

«Non me lo aspetterei, anche se spero di sbagliarmi. Perché sarebbe davvero utile, purché insieme si provveda ad altro (compresi controlli sulla qualità e sulla provenienza della sostanza, come si fa per gli alimenti). Ma serve un apparato educativo forte e, come pure dicevo, serve eliminare o limitare le cause che spingono i ragazzi a fare uso di droghe. Magari utilizzando come risorse proprio i proventi della regolamentazione del commercio di marijuana».

da LA REPUBBLICA del 28 ottobre 2019-Intervista di Liana Milella

La società dei consumi:zero realtà e tutta simulazione

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E' chiaro che i nuovi strumenti di consumo si avvalgono di una gran varietà di simulazioni:c'è ben poco di "reale" in essi,anche quando permangono elementi reali,c'è una spinta  quasi,irresistibile ad alterarli in modo che anch'essi diventino simulazioni.Molte ragioni giustificano questa spinta a rimpiazzare la realtà con simulazioni il più in fretta e nel modo più completo possibile:è assai più semplice,ad esempio,controllare gli ambienti simulati rispetto a quelli reali.Il punto centrale è questo: la maggior parte degli ambienti "reali" sono stati alterati a tal punto per accogliere visitatori che sono già diventati simulazioni,basta guardare la reinvenzione disneyana di Time Square a New York e la trattazione successiva degli scogli sommersi! Come ha sempre sostenuto Baudrillard:"La realtà non esiste più e tutto è diventato simulazione".
Forse il motivo principale che sta alla base delle creazioni di simulazioni,o della trasformazione di fenomeni reali in simulazioni,è che questi possono essere nei più spettacolari delle loro controparti autentiche e,pertanto,possono costituire una maggiore attrattiva per i consumatori.
La realtà virtuale è per definizione una simulazione,che però essere distinta dalla maggior parte delle precedenti per la distanza ancora maggiore da qualunque cosa assomigli alla realtà,raggiungendo di conseguenza,capacità di incanto che superano quelle offerte da altre simulazioni.

Gli strumenti di consumo si stanno fondendo l'uno nell'altro .La distinzione tra i centri commerciali e i parchi di divertimento è sempre stata in qualche modo ingannevole,e negli ultimi decenni lo è diventata in misura molto maggiore;entrambi sono sempre stati mezzi per vendere cose e anche divertimento,ma in passato i centri commerciali si occupavano sopratutto di vendere merci,mentre i parchi si concentravano sul divertimento,distinzione che non è più cosi evidente.I centri commerciali offrono passatempi sia agli adulti sia ai bambini.
Anche la distinzione tra divertimenti e negozi virtuali su internet sta implodendo:nonostante rappresenti il presente e il futuro.Internet in generale e i negozi online in particolare devono anch'essi fornire divertimento perché, secondo il presidente di un servizio pubblicitario e commerciale in rete,"la gente che fa acquisti online vuole divertirsi.Vuole che sia un'esperienza piacevole.Vuole avere accesso alle cose belle.
Anche le istituzioni educative stanno diventando sempre più simili a parchi a tema,come ad altri nuovi strumenti di consumo.Poi c'è la scuola superiore-centro commerciale,una scuola superiore che offre allo studente consumatore una varietà di scelte su quali corsi seguire.

domenica 27 ottobre 2019

Donald Trump ringrazia la Russia per aver contribuito ad eliminare Al-Baghdadi

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso gratitudine alla Russia, così come alla Turchia, alla Siria e all'Iraq per aver contribuito ad eliminare il capo dello Stato islamico ("Stato islamico", bandito nella Federazione Russa) Abu Bakr al-Baghdadi nella provincia siriana di Idlib. Il leader americano lo ha annunciato in una conferenza stampa.

Trump ha osservato che la parte russa si è comportata molto bene perché ha aperto lo spazio aereo sui suoi territori controllati in modo che le truppe americane potessero eliminare al-Baghdadi.
Durante una conferenza stampa, Trump ha dichiarato che durante l'operazione delle forze armate statunitensi, al-Baghdadi si è suicidato nel tentativo di nascondersi dai soldati americani in un tunnel sotterraneo.

All'inizio del 27 ottobre, un portavoce dell'intelligence irachena ha confermato la distruzione di al-Baghdadi a Idlib. Ha osservato che i leader delle restanti cellule IS sono fuggiti dalla Siria alla Turchia, al Sudan e ai paesi del Nord Africa.
Durante l'operazione, durata circa cinque mesi, gli esploratori iracheni sono riusciti a trovare dove si trovava il capo dell'IS e a trasmettere informazioni al riguardo agli Stati Uniti.
I soldati statunitensi hanno effettuato un'operazione speciale per eliminare al-Baghdadi nella notte del 27 ottobre nelle vicinanze del villaggio di Barisha a Idlib, per un'ora e mezza durante le quali sono stati uccisi nove civili.

Greta Thunberg critica Facebook e sta pensando di cancellare il suo profilo

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L'attivista climatica Greta Thunberg punta il dito su Facebook, esortando il colosso dei social media ad assumersi la responsabilità e frenare i discorsi di odio, le teorie cospirative e la mancanza di controlli sui fatti che sostiene siano dilaganti sulla piattaforma.
In un post di Facebook condiviso con i suoi 2,6 milioni di follower, Greta,16 anni ha scritto mercoledì scorso che stava pensando di abbandonare la piattaforma  social perché trova inquitante la mancanza di assumersi responsabilità su certi post e gruppi.
"Come molti altri, mi chiedo se dovrei continuare a usare Facebook o meno", ha scritto Greta . 'Consentire discorsi di incitamento all'odio, la mancanza di verifica dei fatti e, naturalmente, i problemi di interferire con la democrazia ... sono tra  le molte cose sconvolgenti.
"Le costanti bugie e teorie del complotto su di me e innumerevoli altre ovviamente provocano odio, minacce di morte e infine violenza", ha continuato Greta. 'Queste cose potrebbero essere bloccate facilmente se Facebook lo volesse '
Ha concluso il post : "Ma sono sicura che se vengono sfidati e se un numero sufficiente di noi richiede il cambiamento, allora le cose cambierebbero". Il post di Greta includeva anche un video di un rapporto di notizie del fondatore di Facebook Mark Zuckerberg che testimoniava davanti al Comitato dei servizi finanziari della House quel giorno. A Zuckerberg è stato chiesto del suo nuovo progetto di criptovaluta, la Bilancia, ma è stato anche criticato per il rifiuto della sua compagnia di parlare di odio della polizia e di vietare false dichiarazioni pubblicitarie ".

Il Ministero della Difesa russo consegna veicoli blindati per la polizia militare in Siria

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Veicoli blindati consegnati da aerei da trasporto militare IL-76 delle forze aerospaziali russe. Su di essi, la polizia militare russa svolgerà compiti speciali nelle aree del confine tra Siria e Turchia. "I veicoli corazzati Tiger e Typhoon-U sono stati consegnati in Siria dagli aeroporti militari nella regione di Rostov e nel territorio di Krasnodar", ha detto il Ministero della Difesa.
L'apparecchiatura è destinata al trasporto di personale e all'installazione di varie apparecchiature o sistemi d'arma. I veicoli blindati sono dotati di un sistema di gestione delle informazioni a bordo e di aria condizionata.
Domenica scorsa è stato riferito che una compagnia di polizia militare dalla Russia è arrivata nella città di Kobani, nel nord della Siria. Le forze armate turche in coordinamento con i russi seguiranno alcuni punti per indicare una posizione comune.
Il 23 ottobre, la polizia militare delle forze armate russe nella provincia di Aleppo iniziò a pattugliare le prime linee dell'esercito siriano a nord-est della città di Manbij, che a ottobre passò sotto il controllo di Damasco.

NEWS DALLE CITTA'.Roma, i parchi della zona Nord sono pieni di pericoli




A pochi giorni dalla riqualificazione di Villa Glori, ai Parioli, già si vedono i segnali di un repentino peggioramento della situazione. Tombini scoperti, panchine divelte, alberi caduti e mai rimossi, rifiuti: c’è un po’ di tutto solo a poche decine di metri dai sentieri percorsi da runner, pensionati con i cani e mamme con i bambini. E la colonnina per l’allarme antistupro che non funziona. Non va meglio a Villa Chigi, quartiere Trieste-Salario, con bottiglie di alcolici e superalcolici ben in vista abbandonate sui cestini dei rifiuti e anche per terra.
«Almeno questa volta l’hanno pulita per bene». L’ottimismo caratterizza i frequentatori dello storico parco di Villa Glori, ai Parioli. E la speranza che il degrado dell’area verde rimanga soltanto un ricordo. Purtroppo però a pochi giorni dall’operazione di riqualificazione del giardino, già si vedono i segnali di un repentino peggioramento della situazione. A cominciare dalla boscaglia dove si inoltrano soltanto cani non tenuti al guinzaglio e sbandati che si avventurano in cerca di un posto dove accamparsi.
Cartacce, bottigliette, scatole di polistirolo: c’è un po’ di tutto solo a poche decine di metri dai sentieri percorsi da runner, pensionati con i cani e mamme con i bambini. Da una parte un parco quasi modello, dall’altra il degrado nascosto, pronto a saltare fuori di nuovo. Con testimonianze dirette di quello che potrebbe accadere presto: il monumento ai militari italiani caduti in tempo di pace usato come wc dai cagnolini, il dispositivo di sicurezza per segnalare situazioni di pericolo ormai inservibile, fuori uso e arrugginito, il capitello antico avvolto dalle sterpaglie, le panchine in parte rovinate, senza più assi dove sedersi. Insomma un panorama che continua a preoccupare chi spesso di reca a Villa Glori, anche per accompagnare i bambini.
Fra le note positive quelle legate alla raccolta e allo smaltimento di tronchi abbattuti e sezionati, anche se ci sono ancora zone da bonificare in questo senso, ma potrebbe essere fatto già nei prossimi giorni. Intanto i residenti attendono fiduciosi, «anche perché - spiega un pensionato - è già un risultato che sia stata pulita». Cosa che non possono invece dire gli abitanti di viale Somalia e piazza Gondar. Villa Chigi, anch’esso storico polmone verde del quartiere Trieste-Salario e Africano, alle prese con bottiglie di alcolici e superalcolici ben in vista abbandonate sui cestini dei rifiuti e anche per terra. Una spina nel fianco di chi vorrebbe che questo giardino pubblico fosse invece un fiore all’occhiello per il quartiere ma che deve fare i conti con le comitive di ragazzi che si riuniscono sulle panchine per bere insieme, specialmente nei fine settimana. Se a Villa Glori si è pensato a una riqualificazione anche di una parte delle strutture, oltre che a una pulizia complessiva del parco, qui invece gli interventi sembrano occasionali.
E quindi di sabato mattina, con le famigliole e i bambini che in certi punti sono costretti a fare lo slalom fra tombini divelti e quindi insicuri perché c’è il rischio di caderci dentro, si possono trovare bottiglie, appunto, avanzi di pasti, bicchieri di plastica e altre conferme del passaggio di «zozzoni» che non hanno avuto la sensibilità e il senso civico di ripulire dopo il loro passaggio. Il fatto è che qui però si possono trovare anche divani abbandonati - utilizzati per gli scopi più vari -, cabine elettriche distrutte con gli sportelli forzati chissà da quanto tempo, buste di plastica con rifiuti e lattine di birra gettata per terra invece che nei cestini, alcuni dei quali peraltro rotti e mai sostituiti. Nasoni e fontane senz’acqua, staccionate abbattute dopo che qualcuno ci si è seduto sopra, fino a romperle, materassini e cartoni stesi sul prato da chi visto che il clima è rimasto mite anche in autunno inoltrato si accampa a Villa Chigi, di fronte ai palazzi fra viale Somalia e via Niccolò Piccinni. Sono un po’ dappertutto, anche dietro alle panchine che, come a Villa Glori, sono in parte danneggiate. Il sistema per romperle è sempre lo stesso: sistemarsi sulla spalliera e appoggiare i piedi sulla seduta, premere forte fino a quando le assi non reggono più e si spezzano o si sfilano dai supporti. Il motivo di questo comportamento è tuttora ignoto, ma da queste parti non è certo una novità. Come non sostituire le panchine.

da IL CORRIERE DI ROMA del 27 ottobre 2019-Ronaldo Frignani

NEWS DALLE CITTA'.Torino,scontri tra antagonisti e poliziotti al Balon



Ancora un sabato di tensione al Balon. Ieri mattina lo spazio vicino al Sermig vicino alla mongolfiera è stato teatro di scontri tra polizia e antagonisti. I manifestanti si sono radunati in piazza Borgo Dora già la sera prima, esattamente come fecero una settimana fa. L’obiettivo, sempre lo stesso: contestare il Comune e la scelta di «relegare» il «mercatino» dell’usato (uno spazio per il libero scambio) in via Carcano, zona meno centrale della città. Alle 8 gli antagonisti, che erano osservati da una schiera di poliziotti e di agenti della municipale, hanno steso per terra dei lenzuoli per tentare di allestire lo stesso le bancarelle.
Ancora un sabato di tensione al Balon. Ieri mattina lo spazio vicino al Sermig vicino alla mongolfiera è stato teatro di scontri tra polizia e antagonisti. I manifestanti si sono radunati in piazza Borgo Dora già la sera prima, esattamente come fecero una settimana fa. L’obiettivo, sempre lo stesso: contestare il Comune e la scelta di «relegare» il «mercatino» dell’usato (uno spazio per il libero scambio) in via Carcano, zona meno centrale della città. Alle 8 gli antagonisti, che erano osservati da una schiera di poliziotti e di agenti della municipale, hanno steso per terra dei lenzuoli per tentare di allestire lo stesso le bancarelle. Come da previsioni, la polizia non è stata a guardare. Ha chiesto agli antagonisti di andare via.
Loro si sono opposti e sono stati allontanati con la forza. Per tutto il resto della mattinata l’area è rimasta presidiata dalle forze dell’ordine. La zona è quasi confinante con il punto in cui, tre settimane fa, la sindaca Chiara Appendino ha inserito i jersey per «abolire» il suk, poi trasferito. Tensioni ci sono state anche la scorsa settimana, già venerdì sera. Gli agenti della municipale di Porta palazzo avevano presidiato la zona tutta la notte, notando gli antagonisti dentro a un camper, pronti a intervenire.
Anche i jersey inseriti in San Pietro in Vincoli per evitare l’arrivo dei venditori abusivi non piacciono a tutti. Sono stati definiti da una parte della città «un muro contro i poveri». E così allo scoppio delle tensioni di ieri, il presidente della Sette Luca Deri si è chiesto perché la sindaca Appendino non abbia accolto la sua proposta di «lasciare il Barattolo su Canale Molassi da cancello a cancello, con espositori che per accedere devono mostrare l’isee». Con lui la vicecapogruppo dem in Sala Rossa, Chiara Foglietta: «A poche settimane dall’installazione del muro, ci tocca vedere scene che potevano essere evitate se la Città avesse messo in campo la politica. La giunta ha preferito abdicare al suo ruolo senza prendere in considerazioni le proposte della minoranza». Ai dem è indirizzato invece l’attacco di Fdi: «Il Pd ha gettato la maschera spalleggiando i centri sociali che promuovono il degrado. Ora la giunta renda fuori legge anche il suk di via Carcano», attaccano i capigruppo in Regione Maurizio Marrone e alla Sette Patrizia Alessi. E se con loro è l’assessore alla Sicurezza Fabrizio Ricca, «Se una comunità intera ha detto no all’abusivismo, non possono essere i centri sociali a imporre la loro volontà con prepotenza», il capogruppo di Luv in Regione Marco Grimaldi scuote la testa: «In nome del “decoro” hanno sbattuto fuori dal Balon gli ultimi che vendono in quel luogo le cose raccolte e buttate via dal nostro consumismo, per fare posto a una Torino che non ci sarà mai. Si rassegnino, “ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone”».

dal CORRIERE DI TORINO del 27 ottobre 2019-Elisa Sola e Giulia Ricci

NEWS DALLE CITTA'.Firenze, addio alla giovane Erika Lucchesi




Tutto è iniziato di fronte alla Casa del Popolo di via Rovai, a Montelupo Fiorentino, poco dopo le 1 di venerdì notte. Per poi finire nella vicina piazza 8 Marzo, dove — fino a qualche anno fa — si andava solo a passare del tempo e non per prendersi a botte. Scene mai viste, da queste parti. Di fatto sette ragazzi — sei italiani e un albanese — sono stati arrestati dai carabinieri della stazione di Montelupo Fiorentino con l’accusa di rissa. Secondo una prima ricostruzione dei militari, coordinati dal pm di turno Ornella Galeotti, sarebbe emerso che due ragazzi si sarebbero affrontati per motivi di gelosia a causa di una ragazza, ex compagna di uno di questi, l’albanese Gjon Klondreu, 22 anni, residente a Montelupo, poi l’altro Giuseppe Liguori, 20 anni, originario di Napoli e residente a Capraia e Limite. I gruppi dei giovani contendenti si sono azzuffati prima davanti al circolo Arci di via Rovai e poi all’interno giardini di piazza 8 marzo. A finire in ospedale è stato un giovane di Montelupo, Edoardo Portento, 20 anni, che ha riportato la distorsione della caviglia sinistra: è stato curato e subito dimesso con una prognosi di otto giorni.
Altri tre ragazzi, pur presentando escoriazioni varie, hanno deciso di rifiutare le cure mediche. I carabinieri di Montelupo, con l’ausilio di altre due pattuglie della Compagnia di Empoli, sono riusciti a fermare gli scontri ed arrestare i 7 giovani che sono stati poi trasferiti nel carcere di Sollicciano. In carcere — oltre al giovane albanese, Iovino e Portento — sono così finiti i fiorentini Matteo Bandini, 19 anni, Samuele Delli Guanti, 20 anni e il napoletano Giuseppe Liguore. L’udienza al Tribunale di Firenze è fissata per domani.

dal CORRIERE DI FIRENZE del 27 ottobre 2019-Valentina Marotta

NEWS DALLE CITTA'.Bologna, Inchiesta BIO-ON



Ora che Bio-on è stata travolta dalla tempesta perfetta innescata dall’attacco del fondo speculativo Quintessential, poi tradotto in accuse pesanti da Procura e Finanza, in molti tra addetti ai lavori e dipendenti, giustamente preoccupati per il loro futuro, si chiedono cosa resti dell’utopia di Marco Astorri, da mercoledì ai domiciliari. Una plastica in grado di sciogliersi nell’acqua in 40 giorni e prodotta senza una goccia di petrolio. Un’intuizione che, al netto dei presunti illeciti del management sui quali si esprimerà la magistratura, ha trasformato rapidamente una nuova start up in un unicorno da oltre un miliardo di capitalizzazione. Ci si chiede, dunque, se almeno il prodotto di Bio-on sia valido, commercializzabile su vasta scala e sostenibile con quei costi di produzione. Un aspetto che gli investigatori non hanno potuto approfondire.
La questione è dibattuta anche in ambito accademico. Almeno due scienziati, Mauro Comes Franchini e Paola Fabbri, professori dell’Alma Mater che collaborano con Bio-on, si sono spesi sulla bontà del prodotto, anche quando la bolla è scoppiata. Chi fin dall’inizio dell’avventura di Astorri aveva espresso perplessità sulle potenzialità delle bioplastiche di Bio-on, o per lo meno sulla loro commercializzazione di massa, è il professor Maurizio Fiorini, chimico industriale che insegna in Ateneo e da anni studia plastiche e polimeri bio-based: «Voglio stringere in un abbraccio ideale la mia collega professoressa Fabbri, ricercatrice preparata che ha profuso tante energie per lo sviluppo dei PHA’S. Sarebbe davvero una grande perdita se i suoi sforzi andassero dispersi per le molte, troppe colpe altrui». Il punto, sottolinea il docente, non sono le potenzialità dei PHA ma la difficoltà nella lavorazione: «Ciò che è noto tra chimici e tecnologi dei polimeri è che a fronte di proprietà forse uniche, per esempio la possibilità di essere biodegradati in mare, i PHA’S sono molto difficili da lavorare, perché la differenza a cui fondono, a cui devono essere portati per essere lavorati, e la temperatura a cui iniziano a decomporsi, è molto piccola, 10 o 15 gradi al massimo. Se da un lato è facile controllare bene le condizioni di lavorazione in un laboratorio, quando si aumenta la scala e il ritmo di produzione, allora possono insorgere problemi di controllo e riproducibilità che inducono gli utilizzatori a non scegliere i PHA’S».

C’è poi il tema del costo di produzione ancora molto elevato «che si traduce in un costo al cliente finale di 6-10 euro al chilo contro 1,5-2 delle plastiche non bio correnti». Non è un caso, rileva Fiorini, che aziende più strutturate di Bioon si siano cimentate con fortune alterne». Del resto «i PHA’S hanno alle spalle una lunga e a volte non brillante storia industriale». I dubbi si allungano anche sul modello di business: «Esprimo una opinione che non riguarda il mio ruolo in Alma Mater. Non credo sia mai esistita un’azienda chimica o biochimica che avesse avuto per un certo periodo un rapporto tra il valore in borsa e il fatturato come ha avuto Bio-on, con un fatturato nei primi 6 mesi del 2019 di 917.000 euro, a fronte di un valore di 1,3 miliardi». C’è un altro limite: «A mio parere è quantomeno insolito pensare ad una IP company che non abbia hardware per sostanziare la propria tecnologia. Non mi risulta che Bio on potesse mostrare ai potenziali acquirenti un impianto almeno su scala pilota (100 tonnellate l’anno sono già accettabili) e il prodotto finito in quantità accettabile». Detto questo, continua, «mi auguro che possa esserci continuità nelle attività di ricerca e sviluppo, in Bio-on lavorano tanti tecnici motivati».

venerdì 25 ottobre 2019

La polizia irachena ha aperto il fuoco per disperdere i manifestanti a Baghdad

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La polizia irachena ha aperto il fuoco per disperdere i manifestanti a Baghdad, la capitale dell'Iraq.
Secondo l'agenzia, la polizia ha usato sia proiettili di gomma che munizioni reali, nonché gas lacrimogeni. Secondo la Commissione irachena per i diritti umani, 224 persone sono state portate negli ospedali.
Il 25 ottobre, gli iracheni sono scesi di nuovo nelle strade di Baghdad, così come nelle città di Al-Divaniyah e Nasiriya, per esprimere insoddisfazione delle politiche dell'attuale governo. La precedente ondata di proteste ha avuto luogo meno di un mese fa e ha causato la morte di oltre 150 persone, osserva Interfax.
Il 1 ° ottobre, in Iraq sono scoppiati raduni in segno di protesta contro le cattive condizioni di vita, la disoccupazione e la corruzione. I manifestanti a Baghdad e in altre città hanno chiesto le dimissioni delle autorità. In diversi luoghi, in particolare nella capitale irachena, le proteste iniziate pacificamente si sono trasformate in rivolte e scontri con le forze di sicurezza.
Il giorno successivo, i raduni scoppiarono con rinnovato vigore e si diffusero rapidamente in altre città e regioni. I manifestanti bruciano le amministrazioni locali, si scontrano con la polizia, bloccano le strade. Le forze di sicurezza disperdono la folla con armi da fuoco e gas lacrimogeni. Il 2 ottobre, il ministro della Difesa iracheno Najah al-Shamari ha ordinato alle truppe di essere messe nella massima prontezza al combattimento.

Mike Pence critica l'NBA perchè si schiera con il Partito Comunista Cinese

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In un ampio discorso sulle relazioni cino-americane,Mike Pence  ha sbattuto Pechino sulle sue pratiche commerciali, sulla posizione militare assertiva e sul trattamento delle minoranze religiose.
Ma ha anche chiarito che gli Stati Uniti alla fine volevano una relazione "costruttiva", nonostante la guerra commerciale, che si è protratta per quasi 16 mesi.
Gli Stati Uniti non cercano il confronto con la Cina. Cerchiamo condizioni di parità, mercati aperti, commercio equo e rispetto dei nostri valori ", ha affermato al Woodrow Wilson International Centre for Scholars.
Pence ha riservato il suo linguaggio più forte alla National Basketball Association, o alla NBA, mentre si guadagnava energicamente di fila sul fatto che l'America corporativa abbia sacrificato i valori nella sua ricerca di profitto in Cina.
"Alcuni dei più grandi giocatori e proprietari dell'NBA, che esercitano abitualmente la loro libertà di criticare questo paese, perdono la voce quando si tratta della libertà e dei diritti degli altri popoli", ha detto.
"Nel schierarsi con il Partito Comunista Cinese e nel mettere a tacere la libertà di parola, l'NBA agisce come una consociata interamente controllata di quel regime autoritario", ha aggiunto Pence.
La star della NBA ha trasformato l'esperto di TV Charles Barkley in un brusco colpo a Pence, mentre il commissario della lega Adam Silver, che condivideva una scrivania dello studio TNT, ha offerto una risposta più diplomatica.
"Il vicepresidente Pence deve zittire", ha detto Barkley. "Tutte le società americane stanno facendo affari in Cina."

BOLOGNA,INCHIESTA BIO-ON.In fumo 400 milioni di euro. Piccoli risparmiatori disperati




Un conto da 400 milioni per i piccoli risparmiatori. Ecco il prezzo che il mercato retail ha pagato al collasso di Bio- on, la start up di bioplastiche finita nel mirino del fondo attivista Quintessential e poi della Procura bolognese. Il giorno dopo i domiciliari per il fondatore e numero uno Marco Astorri e le misure cautelari per il vicepresidente Guido Cicognani e il presidente del collegio sindacale, Gianfranco Capodaglio con le accuse di false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato, è partita la conta dei danni. Almeno per il momento l’emorragia è bloccata. Borsa Italiana, infatti, ha reso noto che i titoli della società «sono sospesi a tempo indeterminato dalle negoziazioni».
Ma oramai il disastro è fatto. Secondo i calcoli di Bloomberg, quando il titolo era ai massimi piccoli, risparmiatori e fondi avevano in tasca virtualmente 500 milioni di euro (su una capitalizzazione da 1,3 miliardi). Ora quella quota vale poco più di 70 milioni. Oltre 400 milioni bruciati in meno di tre mesi. In via Torino, la sede milanese di
Siti, il sindacato italiano per la tutela dell’investimento e del risparmio, il telefono squilla in continuazione.
«Decine e decine di chiamate», conferma Domenico Bacci, il segretario che aveva già lanciato la campagna a tutela degli azionisti di Bio-on il 24 luglio, in contemporanea con l’affondo di Quintessential. Ma nelle ultime ore è arrivata una valanga di richieste di informazioni e adesioni all’associazione, che darà tutela legale a quei risparmiatori pronti a costituirsi parti civili nel futuro processo penale, se arriverà il rinvio a giudizio per i vertici dell’azienda. «Abbiamo raccolto finora fra le 300 e le 400 volontà — racconta Bacci — si va da chi ha investito poche migliaia di euro a chi ha messo oltre un milione». Un dramma umano prima ancora che finanziario. «Ci sono persone che hanno scommesso il loro intero capitale. L’unico consiglio è cercare di non farsi prendere dallo sconforto e confidare nelle possibilità di recupero, perché ci sono. Ma bisogna attivarsi». Chance «legate a diversi fattori. C’è l’ambito giudiziario che farà il suo corso. Poi l’aspetto industriale, la continuità dell’azienda, rivedere la società quotata in Borsa. Gli impianti ci sono, la tecnologia non mi sembra essere messa in discussione, e nemmeno la possibilità di proseguire la produzione». Secondo il sindacato, sarebbe di oltre 10mila piccoli risparmiatori la platea dei soggetti coinvolti. Intanto, in attesa degli interrogatori di garanzia, continua la collaborazione tra la Consob e la Procura.
A quanto risulta, l’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari avrebbe già sentito sia i vertici della società, che i rappresentati del collegio sindacale e la società di revisione. Borsa Italiana, detto della sospensione del titolo, conferma la bontà del mercato Aim, il segmento dedicato alle piccole e medie imprese scelto anche da Bio-on per la quotazione. Secondo Palazzo Mezzanotte, i requisiti flessibili in fase di ammissione e gli adempimenti informativi ex post non hanno fallito. La stessa linea di Gabriele Grego, il ceo di Quintessential capital management. I dossier del fondo, dice, hanno messo al riparo potenziali azionisti e risparmiatori da un investimento sbagliato. «Se ci hanno rimesso dei soldi quelli che hanno comprato azioni di Bio-on prima del nostro report, sicuramente la responsabilità sta nella gestione della società».
Il fondo attivista americano ha confessato il proprio conflitto d’interessi, una posizione short aperta ma inferiore allo 0,5% del capitale, la quota che obbliga Consob a renderla pubblica. «Sì, abbiamo scommesso sul crollo di Bio-on — ha confermato Grego — non siamo un’opera pia, ma un’attività commerciale e questo tipo di ricerche». Intanto per oggi pomeriggio è stata indetta un’assemblea dei lavoratori organizzata con l’aiuto della Filctem Cgil di Imola, che entrerà per la prima volta nell’azienda. «È un anno che mando mail e telefono in azienda, ma senza risposte. Adesso c’è un custode giudiziario e i dipendenti, che nonostante la preoccupazione continuano a lavorare h24, vogliono sapere cosa succederà», ha detto la sindacalista Tiziana Roncassaglia. «È importante che la Procura faccia il suo lavoro e poi vedremo cosa succede — ha spiegato il presidente degli industriali, Valter Caiumi —. Devo dire che i segnali ci sono stati e ho cercato di ascoltare il più possibile. Di più non posso dire».

da IL CORRIERE DI BOLOGNA del 25 ottobre 2019

La desolidarizzazione del modello neoliberista

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La ristrutturazione neoliberale del sistema economico capitalistico esercita una pressione all'adattamento che, se non annulla i processi progressivi ne trasforma in funzioni e significati.Ciò cher prima si sarebbe inequivocabilmente analizzato quale incremento della sfera dell'autonomia individuale,nel quadro della nuova forma organizzativa del capitalismo  assume invece la forma di pretese eccessive,di disciplinamento o di insicurezza che,nell'insieme,conducono ad una desolidarizzazione sociale.
il progresso normativo rappresentato nell'era socialdemocratica dalla gerneralizzazione sociale dell'individualismo di matrice romantica che ha condotto ad incrementare la libertà nella condota della propria esistenza,sotto la pressione della ristrutturazione neoliberale del capitalismo,si è rovesciato,in una modalità del tutto peculare ,nel suo contrario,la questione qui non è quella per cui il modello interpretativo avrebbe semplicemente perduto il suo potere nel mondo della vita,o sarebbe stato direttamente liquefatto dell'aumentata richiesta di flessibilità piuttosto,esso continua come in passato ad avere un significato pregnante per l'autocomprensione di molti membri della società,negli ultimi due decenni,però,il suo senso è cambiato impercettibilmente perchè è stato introdotta surrettiziamente entro il quadro dei processi economici quale richiesta di qualificazione e pretesa comportamentale.
E' appellandosi all'idea che i soggetti intendano le loro occupazioni temporanee non come assolvimenti di doveri sociali,ma piuttosto come passi reversibili della loro autorealizzazione smantellamento dei privilegi dei lavoratori dipendenti ,la dissoluzione delle garanzie giuridiche di status e l'aspettativa di una ancora maggiore disponibilità alla flessibilità.Inoltre,nelle qualifiche richieste per le attività ben retribuite dei settori della produzione e dei servizi rientra in misura sempre maggiore la pretesa extrafunzionale di una performance caratterizzata da creatività e instabilità biografica.
Il nuovo profilo professionale richiesto esige inoltre che si resti aperti anche dal punto di vista biografico della scelta della residenza,della gestione del tempo e del tipo di attività,sia che le amicizie,le relazioni d'amore.Dagli imprenditori-forza lavoro non ci si aspetta soltanto l'esecuzione doverosa delle necessità produttive date esternamente,ma anche la disponibilità ad utilizzare competenze e risorse comunicative ed emotive per il raggiungimento di obiettivi progettuali di cui essi risultano più o meno personalmente responsabili,tale ampliamento di prestazioni lavorative fondamentali determina un assottigliamento del confine tra l'ambito d'azione professionale e quello privato e correlativamente una mobilitazione delle capacità informali del mondo vitale per obiettivi professionali.

giovedì 24 ottobre 2019

In Uganda 16 persone sono state arrestate per omosessualità.Rischiano l'ergastolo

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Le minoranze sessuali dell'organizzazione non governativa (ONG) hanno accusato giovedì la polizia ugandese di aver arrestato 16 persone con l'accusa di omosessualità e traffico di esseri umani, ma la polizia afferma di aver agito in seguito a una denuncia della popolazione. Secondo l'Associated Press, gli arresti hanno avuto luogo fuori dalla capitale, Kampala, lunedì durante una riunione di due gruppi di attivisti.
Un agente di polizia contattato dall'agenzia di stampa ha confermato gli arresti, che sono stati fatti a seguito di "una denuncia della popolazione".
Gruppi di attivisti sessuali minoritari affermano che la comunità LGBT è stata attaccata e il ministro dell'etica si sta preparando a introdurre una legge che propone la pena di morte per atti omosessuali, sebbene il portavoce del governo neghi l'esistenza. di tale intenzione.
Il codice penale dell'Uganda punisce con l'ergastolo l'omosessualità.

B.JOHNSON:"Il parlamento ora ha tutto il tempo necessario per esaminare criticamente l'accordo sulla Brexit con l'UE"

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Secondo Johnson, il parlamento ora ha tutto il tempo necessario per esaminare criticamente l'accordo sulla Brexit con l'UE, a condizione che accetti le nuove elezioni il 12 dicembre.
La Camera dei Comuni britannica ha precedentemente respinto le elezioni anticipate.  I laburisti volevano consentire le elezioni solo se ci fosse stata la prima certezza che la Brexit sarebbe stata rinviata. Secondo Johnson,. “Sembra che i nostri amici europei risponderanno positivamente alla questione della procrastinazione, anche se non lo volevo. (...) È francamente tempo che l'opposizione raccolga il proprio coraggio e si sottometta al giudizio del nostro capo collettivo: l'elettore. "

MATTEO RENZI AL CORRIERE:"Non voglio staccare la spina al governo"




Il leader di Italia viva ed ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al Corriere: «Abbiamo fatto questo governo per evitare l’uscita dell’italia dall’euro, che senso ha farlo cadere oggi? La legislatura durerà fino al 2023 e questo Parlamento eleggerà il successore di Mattarella». E aggiunge: «Altri verranno con noi».

Senatore Renzi,vuole staccare la spina al governo?

«Neanche per sogno. La spina l’ho attaccata io, perché dovrei staccarla? Abbiamo fatto questo governo due mesi fa per evitare l’uscita dell’italia dall’euro, che senso ha farlo cadere oggi? La legislatura durerà fino al 2023 e questo Parlamento eleggerà il successore di Mattarella».

Allora perché le polemiche?

«La legge di Bilancio è la più importante legge dello Stato. Normale si discuta. Nel 2018 il Parlamento ha ricevuto un testo dal governo senza poter emendare alcunché. È stata una pagina vergognosa nella vita parlamentare stigmatizzata da tutte le istituzioni, a cominciare dal presidente della Repubblica. Ce ne siamo già dimenticati? Quest’anno la musica è cambiata. E il Parlamento potrà migliorare il testo del governo. Nessuno ha “i pieni poteri” in Italia, fortunatamente. Se uno fa proposte sulla legge di Bilancio fa politica, non ricatti: le idee non sono ultimatum».

Italia Viva è soddisfatta della legge di Bilancio?

«Vediamo il bicchiere mezzo pieno. Innanzitutto c’è il blocco dell’aumento dell’iva: dobbiamo dire grazie alla caparbietà di Teresa Bellanova e Gigi Marattin se abbiamo raggiunto il risultato. Considero positive le misure su famiglia, sanità, e il ritorno alla nostra politica di iper ammortamenti. I tre miliardi sul cuneo fiscale sono un segnale sui salari. Per cambiare le cose davvero servono 20 miliardi sul cuneo fiscale come facemmo noi cinque anni fa: tre miliardi sono solo un piccolo acconto. Meglio di nulla, comunque».

Non tutte le richieste di Iv sono state accettate.

«Il bicchiere è anche mezzo vuoto, lotteremo per riempirlo. Su partite Iva, sugar tax, tasse sulla casa riusciremo a raggiungere il risultato».

Cosa volete modificare?

«Faremo proposte con coperture puntuali, per evitare l’aumento delle tasse. Vinceremo sui microbalzelli. Su quota 100 invece sarà più difficile perché Lega e Cinque Stelle voteranno insieme. Ma è giusto fare la battaglia: spendere 20 miliardi in tre anni per 150 mila persone è un errore clamoroso. Avremmo dovuto mettere quei soldi per i giovani, per gli stipendi, per le famiglie».

Conte e Zingaretti dicono che lei fa fibrillare il governo.

«Lo sostengono i retroscena. Io non credo al gossip, credo alla politica. Senza di noi questo governo non sarebbe neppure nato. E il governo deve lavorare, non inseguire fantasmi. Poi se qualcuno vuole andare a votare, lo dica apertamente. Io non voglio. E chi frequenta il Parlamento sa che per evitare le elezioni c’era una maggioranza ieri, c’è una maggioranza oggi e ci sarà una maggioranza domani. Il rischio elezioni non esiste».

Cosa pensa del decreto fiscale?

«Ho dubbi sull’utilizzo del decreto quale strumento di intervento sulle norme penali. Se il Quirinale riterrà di controfirmare il testo, andremo nel merito in Parlamento come prevede la Costituzione: in commissione Giustizia ci sono fior di garantisti, di tutti gli schieramenti. Facciamo lavorare le Camere e avremo una buona legge».

Quindi lei concorda con il carcere agli evasori?

«Il populismo semplifica ogni concetto. Il carcere per gli evasori c’è già, previsto da anni. E anche la custodia cautelare per reati minimi. Qui hanno solo alzato le soglie. La vera sfida è rovesciare il ragionamento e introdurre un sistema premiale, una patente a punti fiscale. Se paghi e fai bene per anni, quando commetti un errore veniale, ti sanziono “togliendoti qualche punto”. Chi sbaglia paga. Ma bisogna anche graduare l’errore e usare il buon senso. Con noi gli incassi dalla lotta all’evasione sono aumentati in modo vertiginoso. Quanto alle misure preventive e cautelariBene il blocco dell’aumento dell’iva. I tre miliardi sul cuneo fiscale sono un piccolo segnale. Su Quota 100 sarà più difficile la nostra battaglia perché Lega e 5 Stelle voteranno insieme .

Alfonso Bonafede dice che è una svolta culturale.

«Conosco Bonafede da quando ci siamo sfidati nel 2009 per la carica di sindaco di Firenze. Già allora mi appariva per quello che è: una persona distante anni luce da me. Nel Paese del Beccaria la rivoluzione culturale non è godere se uno va in carcere ma far pagare le tasse a tutti. E per farlo servono le detrazioni, la fatturazione elettronica, lo scontrino digitale, la precompilata: il tintinnio di manette non serve, l’incrocio delle banche dati sì. Ma non voglio polemiche con Conte o Bonafede su questi argomenti: un anno fa loro due firmavano leggi sui condoni fiscali. Se oggi si sono convertiti alla lotta all’evasione per me è un fatto positivo. Meglio tardi che mai. Sulle modalità più idonee a recuperare gettito faremo un seminario con i gruppi parlamentari e inviteremo il premier: sarà un piacere confrontarsi sulle idee e non sugli slogan».

Lei ha escluso un’alleanza strutturale con M5S.

«Il governo nasce per una situazione di emergenza. Ma siamo davanti a un cambio di fase. A destra Berlusconi ha incoronato Salvini mettendo la parola fine a 25 anni di storia di Forza Italia. Come fa un moderato, europeista, liberal democratico, proglobalizzazione a stare col protezionismo di Salvini che sfila con Casapound e fa parlare in piazza gli anti-euro alla Bagnai? A sinistra Zingaretti immagina un accordo strutturale organico con i Cinque Stelle che per me è fuori da ogni immaginazione. Si apre uno spazio enorme per una casa riformista che rifiuti gli estremismi: la casa di Italia viva».

Sono previsti nuovi arrivi?

«Certo. In Parlamento e nelle Regioni fin dalle prossime ore. Ma anche e soprattutto tra la gente. Lei ha visto quanta gente c’era alla Leopolda? Ogni giorno cresciamo. Quando si voterà tra tre anni saremo sicuramente in doppia cifra».

Lei ha detto che farà come Macron...

«Macron ha assorbito la destra e i socialisti perché ha compiuto una operazione politica di grande livello. Noi tenteremo di fare lo stesso. Il Pd non deve arrabbiarsi: se è forte, resisterà. Se non sarà forte, sarà ridimensionato come i socialisti francesi. Ma la mia priorità è il salto di qualità al progetto di Italia viva».

Di che tipo?

«La sfida è passare dal partito personale al partito delle persone. Se Italia viva resterà il partito di Renzi potrà puntare nei prossimi mesi a raggiungere il 10%. Ma se Italia viva sarà uno spazio liberale, aperto, generazionale composto da persone con storie diverse, questa casa può diventare la vera novità della politica italiana».


Se vince Salvini in Umbria ci saranno contraccolpi ?

«L’umbria è una regione bellissima. Ma, appunto, una regione. Non è un caso se Italia viva non è neanche candidata in quella terra. Una cosa sono le Comunali, una cosa sono le Regionali, una cosa saranno le Politiche. Per le quali Salvini dovrà aspettare tre anni e mezzo. Se il mio omonimo non sa come ingannare il tempo gli suggerisco di passare in tribunale e denunciare il suo ex amico Savoini, così chiariremo finalmente il Russiagate».

da IL CORRIERE DELLA SERA del 24 ottobre 2019-Intervista a Matteo Renzi di Maria Teresa Meli

NEWS DALLE CITTA'.Bologna ,arresti,sequestri e perquisizioni alla BIO-ON




Fuori programma, le news dalle città preferisco inserirle alla domenica ma questa storia vale la pena seguirla.

L’unicorno è volato via. Tre mesi dopo le accuse del fondo Quintessential, la Procura di Bologna ha eseguito tre misure cautelari nei confronti dei vertici di Bio-on, la startup del settore delle bioplastiche.

” Gli avvocati Faremo richiesta di riesame, confidando che la correttezza dell’operato degli organi societari venga riconosciuta
L’unicorno è volato via. Tre mesi dopo le pesanti accuse del fondo Quintessential, la Procura di Bologna ha eseguito tre misure cautelari nei confronti dei vertici di Bio-on, la startup pioniera nel settore delle bioplastiche con sede a Castel San Pietro, quotata nel mercato Aim di Piazza Affari, quello delle piccole e medie imprese. Le accuse sono di manipolazione di mercato e false comunicazioni sociali.
All’alba di ieri il nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Bologna ha notificato gli arresti domiciliari a Marco Astorri, fondatore e presidente del cda di Bio-on. Gianfranco Capodaglio e Guido Cicognani, presidente del collegio sindacale e vicepresidente del cda, sono stati raggiunti dall’interdittiva a esercitare uffici direttivi di persone giuridiche (aziende). In tutto gli indagati sono nove, tra cui consiglieri, manager, membri del collegio sindacale e revisori. Perquisizioni sono state eseguite a Bologna, in Lombardia e nel Lazio e 150 milioni di euro sono stati sequestrati preventivamente. All’apertura di piazza Affari, il titolo è stato subito sospeso. Già a luglio, con l’esplosione della bufera finanziaria innescata da Quintessential che in un report aveva accusato Bio-on di essere in realtà un castello di carte, le azioni in Borsa erano crollate dell’80%, mandando in fumo circa un miliardo di euro. E pensare che solo sei mesi prima la società era quella che in gergo finanziario si definisce «unicorno», ossia del valore di oltre 1 miliardo. Invece Quintessential, almeno per quanto emerso finora, aveva ragione. Da quel report sono partite le indagini affidate al procuratore aggiunto Francesco Caleca e al sostituto Michele Martorelli, coordinate dal procuratore Giuseppe Amato, che in pochissimo tempo hanno scovato numerosissime presunte irregolarità nei bilanci e nelle informazioni societarie, con particolare riferimento ai ricavi e ai livelli di produzione.

«Siamo intervenuti con il primo obiettivo di garantire trasparenza del mercato e tutela degli investitori, ed evitare l’esplosione di una bolla economica dagli effetti potenzialmente devastanti» ha chiarito il procuratore Amato.
Il modus operandi accertato nell’inchiesta «Plastic Bubbles» riguarda due direttrici principali: in primo luogo è stato riscontrato che gran parte dei ricavi iscritti nei bilanci della società dal 2015 al 2018, soprattutto frutto di cessioni di licenze per produrre il biopolimero a joint venture, sarebbero operazioni fittizie. In secondo luogo, l’azienda, soprattutto attraverso comunicati diretti alla stampa specializzata, avrebbe adottato una strategia comunicativa, scrive il gip Alberto Ziroldi nell’ordinanza di custodia cautelare, «roboante e ammiccante», allo scopo di creare nel mercato aspettative ingannevoli e generare indebiti vantaggi economici per i soci, che avrebbero così guadagnato circa 36 milioni di euro (sequestrati). In pratica, la società faceva annunciava accordi e profitti che erano solo sulla carta. «Le false informazioni sono risultate funzionali ad accrescere la capitalizzazione e a rendere più appetibili sul mercato le azioni della società» ha spiegato il colonnello Luca Torza.
” Il giudice Si rileva una persistenza nell’illecito dettata dal disperato tentativo di salvare la società da un crollo che appare come evento ineludibile

«Io oggi ho bisogno di un ebitda (margine operativo lordo, ndr) intorno ai 20 milioni per giustificare 300 milioni di capitalizzazioni. Siamo nel settore tecnologico, siamo bellissimi e fichissimi». Parola di Marco Astorri, presidente oggi ai domiciliari di Bio-on, che così si esprimeva ad agosto, dopo lo scandalo legato alle accuse di Quintessential, parlando con un consulente, in una telefonata intercettata dalla Finanza nell’ambito dell’inchiesta Plastic Bubbles. Neanche un mese dopo, il 29 settembre, dopo la comunicazione al mercato della relazione semestrale fortemente al ribasso rispetto al bilancio 2018, ammetteva: «Abbiamo sbagliato a scriverlo, va bene, mi prendo il mio pezzo di responsabilità ma non è solo colpa nostra. È colpa del sistema che ci ha indotto a fare queste comunicazioni». Per il gip Alberto Ziroldi «l’estrema disinvoltura nell’ammannire comunicazioni non veritiere dirette a fornire una falsa rappresentazione della realtà aziendale si replica anche nelle ultime settimane». In seguito al deposito della relazione semestrale, infatti, il comunicato diffuso da Bio-on, scrive ancora il gip, «si apre con l’imbarazzante e inveritiera notizia, funzionale a tranquillizzare i mercati, secondo cui la relazione è stata redatta in continuità con i principi applicati alla relazione finanziaria annuale consolidata dell’esercizio chiuso al 31 dicembre 2018, la cui correttezza e veridicità sono state confermate dal parere motivato dei due esperti indipendenti individuati dalla società dopo un confronto con la Procura della Repubblica di Bologna, in data 3 agosto 2019». La società, insomma, avrebbe sbandierato una sorta di collaborazione con la Procura, dimostrando per Ziroldi «una persistenza nell’illecito dettata dal disperato tentativo di salvare la società da un crollo che appare profilarsi come evento ineludibile». In un’altra intercettazione del 9 agosto, un consigliere d’amministrazione dialogando con il presidente del collegio sindacale, Gianfranco Capodaglio, ammette che «tutte le entrate delle joint venture sono fittizie». Ancora: in un’altra conversazione intercettata il vicepresidente di Bio-on, Guido Cicognani, parlando con un interlocutore, ammetteva che che «Astorri aveva sparato molto alto» a proposito della capacità produttiva dell’impianto di Castel San Pietro.
Le false informazioni di bilancio avrebbero generato profitti personali, conseguiti attraverso la cessione di warrant (strumenti finanziari, ndr) stimati in 36 milioni. Solo per fare un esempio delle «roboanti strategie comunicative» adottate, basti pensare che il 22 novembre 2016 veniva presentato il nuovo piano industriale 2017-2020 con un comunicato in cui si pubblicizzava «un maxi accordo multi licenza per la rivoluzionaria bioplastica PHAs» per complessivi 55 milioni con una importante multinazionale. Ma, scrive la Gdf, «non è stata rinvenuta alcuna traccia documentale». Per la società il contratto riguarderebbe «una divisione dell’Ikea verso la quale erano stati assunti obblighi di riservatezza».


L’aria, a guardarla dall’esterno del parcheggio di Gaiana, la frazione di Castel San Pietro che ospita il più recente stabilimento produttivo di Bio-on, non sembra poi tanto diversa da quel 25 luglio in cui le accuse del fondo Quintessenzial provocarono lo scossone iniziale. Entrano tutti a testa bassa i dipendenti, la consegna è, anche stavolta, quella del silenzio. «Stiamo lavorando» dicono infastiditi in portineria, provando a farlo sembrare un giorno normale. Ma qualcosa era già cambiato. Se la preoccupazione tra i lavoratori è esplosa ieri, già era cresciuta nei tre mesi passati dalla prima a quest’ultima e più forte tempesta. Tanto che da allora c’erano stati contatti con il sindacato, che mai aveva fatto breccia in azienda prima. Ieri «ci hanno chiamato in quindici», racconta Tiziana Roncassaglia Menghetti, segretaria generale Filctem Cgil di Imola. «In questi mesi con qualcuno avevamo parlato, erano tranquilli, i dubbi sulla produzione ci erano stati negati, i camion uscivano. Ora ci interessano i posti di lavoro». Per oggi è stata convocata un’assemblea.
«Ne dobbiamo discutere» dice uno dei dipendenti dopo l’ennesimo «non possiamo parlare» e un cenno tra rassegnazione e assenso, alla domanda sul grado di sorpresa. «Il clima? Ottimo», risponde un altro, più infastidito che sarcastico.
Nell’inchiesta non c’è solo l’aspetto penale. Ad agosto, dopo che la pentola scoperchiata da Quintessential era già sul tavolo dei pm, la Procura aveva chiesto al Tribunale civile l’apertura di un procedimento per irregolarità, ex art. 2049 del Codice civile. «Un’ispezione al termine della quale il tribunale potrebbe decidere di sostituire i vertici dell’azienda», spiega il procuratore capo, Giuseppe Amato. «L’ispezione è ancora in corso. C’è già stata un’udienza in
” La Cgil Ieri ci hanno chiamato in quindici, a luglio c’erano stati i primi contatti ma erano abbastanza tranquilli
” La politica Attiveremo quanto prima in Città metropolitana, assieme alla Regione, un tavolo di salvaguardia cui è stata sentita la società». Che ora, riguardo al suo futuro, «è da un lato nelle mani del Tribunale, mentre per il sequestro delle azioni è nelle mani del custode che dovrà medio-tempore gestirla secondo le regole dell’economicità, correttezza e linearità». «La preoccupazione aumenta. Abbiamo convocato un’assemblea, serve un tavolo di crisi in Città metropolitana», dice il segretario generale della Cgil di Bologna, Maurizio Lunghi. «C’è un problema occupazionale visti gli oltre 100 addetti in forza nei vari siti territoriali. L’azienda è di fatto bloccata, la situazione precipitata, serviranno gli ammortizzatori». «Attiveremo quanto prima in Città metropolitana, insieme alla Regione, un tavolo di salvaguardia», promettono in una dichiarazione congiunta Fausto Tinti, consigliere metropolitano allo Sviluppo economico, e Palma Costi assessore regionale alle Attività produttive.




«La cosa più buffa di questa storia è che io non sono uno scienziato e nemmeno un laureato in chimica. Sono soltanto un grafico pubblicitario che un giorno si è detto che doveva esserci un altro modo per fare la plastica. Un modo che non inquinasse il pianeta per migliaia di anni. Allora sono andato su Internet a cercare fino a quando quel modo l’ho trovato».
Comincia così l’avventura imprenditoriale di Marco Astorri, fondatore e presidente della Bio-on che ieri è finito agli arresti domiciliari nell’ambito dell’indagine della Procura di Bologna per false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato». Questo il racconto della sua storia dagli inizi fino alla giornata di ieri.
«Voglio dirti un parola sola. Solo una parola». «Sì, signore». «Mi ascolti?». «Sì, signore». «Plastica». «Non credo di aver capito». «L’avvenire del mondo è nella plastica. Pensaci. Ci penserai?». «Certamente». «Bravo». Marco Astorri adora questo scambio del film Il Laureato. Come se si rivedesse in Dustin Hoffman. Da agente pubblicitario agli skipass fino a fondatore di Bio-on, la start up della chimica che a Piazza Affari valeva più di un miliardo. Tutto grazie alla plastica.
«La cosa più buffa di questa storia è che io non sono uno scienziato e nemmeno un laureato in chimica — spiegava —. Sono soltanto un grafico pubblicitario che un giorno si è detto che doveva esserci un altro modo per fare la plastica. Un modo che non inquinasse il pianeta per migliaia di anni. Allora sono andato su Internet a cercare fino a quando quel modo l’ho trovato».
La storia imprenditoriale di un 50enne con tre figli e il capello stabilizzato dal gel inizia nel 2006. Lui e il socio francese Guy Cicognani producono le micro-antennine che aprono i tornelli (Rfid) in montagna e si chiedono come evitare che gli skipass di plastica finiscano in mezzo alla neve. «Ci siamo comprati un iMac, l’abbiamo collegato alla rete e abbiamo iniziato a cercare qualcosa di nuovo». La scoperta arriva in un’università in mezzo al Pacifico dove un gruppo di ricercatori stava sperimentando un modo per produrre la plastica con gli scarti della lavorazione dello zucchero.
Astorri vuole andare oltre «per evitare di sprecare cibo o aumentare il prezzo delle materie prime». I due investono la metà dei loro risparmi per comprare quel brevetto (250mila dollari), ne aggiungono una serie di altri sparsi nel mondo e in un anno sono pronti a realizzare la molecola descritta dal biologo francese Maurice Lemoigne nel 1926: il PHA. «Un batterio amico dell’uomo, non patogeno che con 40 ore di fermentazione naturale cibandosi delle fonti di carbonio sviluppa una riserva di energia».
Il nuovo polimero viene battezzato Minerv, in omaggio al luogo dove sorge il laboratorio ma anche a Minerva, dea romana della guerra e della saggezza «visto che sarebbe saggio fare questa guerra in nome dell’ambiente». E così l’imprenditore che si fa vanto della sua «esse» bolognese riesce a ottenere la certificazione internazionale e a convincere tutti: l’Alma Mater, il colosso Unilever, Hera,
Kartell e le grandi dinastie dell’industria bolognese, dai Vacchi ai Maccaferri. «Erano tutte figure chiave per aumentare la rispettabilità di Bio on», raccontano ora a taccuini chiusi. Con loro Astorri mette in piedi quelle joint venture che adesso sono finite al centro dell’inchiesta.
Sono loro che lo ascoltavano nel 2015 sul palco dell’assemblea degli industriali parlare del futuro della plastica, citando Ratzinger e Francesco. «Noi vogliamo avere una forza distruttiva rispetto a certi vecchi concetti di fare impresa», teorizzava. Nel 2014, quando piazza Affari è sulle montagne russe, convince anche i mercati. Nel segmento Aim il prezzo di collocamento della start up bolognese è di poco superiore ai 5 euro. Nella scalata arriva a prezzare fino a 70 euro con una capitalizzazione da oltre un miliardo. Solo nel 2018 fa registrare un’impennata del 180%: è il titolo che cresce di più sul mercato italiano. Bio-on diventa la dimostrazione che anche qui possono nascere gli unicorni. E Astorri gongola quando che nel rapporto tra fatturato e capitalizzazione Bio on batte Facebook, Twitter pure Apple. L’anno scorso l’ultimo tassello: il nuovo stabilimento di Minerbio con l’ambizioso obiettivo di produrre almeno mille tonnellate all’anno di Pha. È lo stesso stabilimento che prima il fondo Quintessential e poi le indagini della Finanza demoliscono. La produzione della cattedrale di Minerbio, dice il giudice, dall’inizio del 2019 ad oggi si attesta sulle 19 tonnellate. Nulla rispetto agli obiettivi che erano stati dati in pasto al mercato. «Vi paragonano alla Montedison, al di là della scaramanzia per come è finita», chiedevano ad Astorri sul palco di quell’assemblea degli industriali. Una profezia che ora rischia di auto avverarsi.


Articoli presi dal CORRIERE DI BOLOGNA del 24 ottobre 2019

Internet e i manovratori delle nostre psiche

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Da Bill Gates a Mark Zuckerberg ,vediamo che riescono ad attirare centinaia di milioni di persone,sopratutto giovani,verso le loro creazioni tecnologiche.
Un sito web che all'improvviso  richiama milioni di persone richiede una buona dose di responsabilità e un rigoroso codice di comportamento:è un po come diventare improvvisamente il presidente di una nazione se però i leader eletti si mostrano inadeguati,diventano vulnerabili al controllo dell'opposizione.
L'impatto che un solo sito come Facebook,dove si ritrovano centinaia di milioni di utenti,riesce a esercitare sulla nostra mente è più potente di quello prodotto da tante legislazioni e istituzioni sociali,tuttavia senza possibilità di democratiche elezioni.Le regole vengono stabilite esclusivamente dall'azienda e quando veniamo a sapere di account disabilitati senza preavviso,ci rendiamo conto di non avere alcuna voce in capitolo.Non possiamo aspettarci che l'etica della democrazia venga rispettata da aziende con priorità di ordine economico e capacità sopratutto tecniche.
La modalità operative e le norme sociali derivanti da scelte tecnico-strutturali hanno ampie implicazioni sul modo in cui lavoriamo, ci informiamo e ci reazioniamo con gli altri sulla nostra vita.Ogni clic col mouse non è soltanto un'interazione con un sito web, bensì anche un movimento interiore della nostra psiche.
La spinta verso l'intrusione nella nostra mente non si limita alle attività online.Il neurio-marketing usa le tecniche più raffinate,come l'efficace risonanza magnetica,per comprendere il processo che ci porta ad acquistare qualcosa,per poi adattarvi le strategie di marketing.Analogamente invasivi sono i progetti di Microsoft per monitorare in remoto la produttività dei dipendenti.
Tecnologie digitali e controllo sono una combinazione perfetta.Norbert Wener definiva il computer una tecnologia di "comando e controllo".Le agenzie governative possono spiare qualsiasi cosa facciamo online,mentre tutte le aziende web e i fornitori d'accesso a internet sono soggetti al controllo statale.Negli Stati Uniti,il Patriot Act consente alla Polizia di tenere sotto controllo le comunicazioni che avvengono tramite qualsiasi medium,e restrizioni simili sono in vigore negli altri Paesi.
Le tecnologie digitali ci danno la sensazione di essere in comando e di poter controllare lo strumento.Al contempo ci esponiamo però al controllo per mano delle moralità d'integrazione,dei fornitori di servizi,delle agenzie governative e delle aziende web.