Anglotedesco

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venerdì 18 ottobre 2019

La cultura critica di internet dovrà affrontare la questione della sua stessa democrazia

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GEERT LOVINK nel suo libro "INTERNET NON E' IL PARADISO" (Capogeo editore) uscito nel 2004

Presto o tardi,la cultura critica di internet dovrà affrontare la questione della sua stessa democrazia.Non sto parlando dei diritti digitali degli utenti ma della forza reale della condivisione al di là della cultura dei vecchi amici che si incontrano a porte chiuse.Al contrario di Fareed Zakara,si potrebbe dire che i nuovi media soffrono di mancanza di democrazia interna,non di un'abbondanza di libertà".Non mi riferisco al quadro generale del rapporto tra Internet e la democrazia rappresentativa.Ciò che è in ballo è una "democrazia elettronica" agonistica,guidata da una "governance globale del basso",che sia capace di rivolgersi alla pluralità delle differenze che caratterizzano le comunità degli utenti.Ciò riguarda sia i "ciber-diritti" degli individui che dei gruppi.Lo spazio dei nomi di dominio necessita di un rinnovamento radicale,che in ultima analisi dovrà comportare una transizione del potere dalle autorità statunitensi a un'istituzione neutrale globale.L'emergere di un'organizzazione di questo tipo farà progredire,in primo luogo,la democratizzazione delle piattaforme di pubblicazione collettive.Il sogno di una "Internet senza avversari" è svanito.E' importante osservare che gli utenti,le comunità,i vari tipi di business e i governi hanno interessi differenti.Questa problematica potrebbe essere vista come una versione "culturale" delle battaglie per il governo di internet.Gli esperimenti con nuove forme di democrazia e di proprietà condivisa dai progetti su internet dovranno anche affrontare le implicazioni legali della "proprietà aperta".
Il software tecnico per votare esiste da un pò di tempo,ma non è ancora stato ulteriormente sviluppato nè tantomeno usato,almeno non è nei circuiti degli artisti,degli attivisti e dei critici.Lo stesso si può dire dei sistemi di micropagamento che potrebbero permettere ai produttori di contenuti di sviluppare introiti indipendenti,al di là del gesto volenteroso di metterli a disposizione gratuitamente.
Il deficit democratico può essere in parte spiegato con lo spirito libertario del tempo che mette l'accento sul diritto a essere lasciati soli:se non ti piace la nostra lista o blog,mettine su uno da solo.Credi agli ingegneri,sanno che cosa è bene per tutti noi se non ti piace questa o quella città digitale,costruiscine una secondo i tuoi principi.Nel ciberspazio lo spazio è infinito,questo è l'argomento.Il problema di questa retorica è che le risorse finanziarie a installare l'infrastruttura,non sono illimitate.Nè tutti gli utenti hanno le capacità tecniche necessarie a installare i database,i server o le reti wireless o a capire i pro e i contro del software libero.L'argomento che tutti sono autonomi viene usato sopratutto da coloro che hanno già le conoscenze tecniche per gestire una lista,un blog o un server.
In breve:gli utenti dovrebbero essere grati per il servizio ricevuto e chiudere il becco.D'altro canto gli utenti si percepiscono come i beni di maggior valore di un determinato sistema e hanno ragione.Ci si potrebbe aspettare che il protrarsi del conflitto tra operatori e utenti fiungerà a un termine preso o tardi.

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