Anglotedesco

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martedì 12 gennaio 2021

ANGELA MERKEL:"Problematica la decisione di Twitter"

 



da LA REPUBBLICA del 12 gennaio 2021.Tonia Mastrobuoni

«La cancelliera considera problematico il fatto che l’account del presidente sia stato bandito definitivamente ». Il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, è intervenuto con parole nette sulla decisione di Twitter di cancellare il profilo di Donald Trump e su bandi analoghi arrivati da altre piattaforme come Facebook, Snapchat o Parler. Nel dibattito acceso che si è scatenato a livello globale e tra chi considera quel gesto una forma di censura e chi ricorda come Trump abbia incitato sui social i suoi sostenitori a commettere un crimine, ad assaltare Capitol Hill, sono intervenute ieri autorevoli voci europee.Il ragionamento che si fa alla cancelleria tedesca è che «dovrebbe essere il legislatore, e non le aziende private, a decidere strette sulla libera espressione del pensiero». E la libertà di pensiero, ha proseguito Seibert, è che «il diritto alla libertà di opinione è di importanza fondamentale ». Alla reazione da Berlino ha fatto eco metà dell’esecutivo francese: il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire ha osservato ieri che «la regolamentazione delle Big Tech non può essere fatta dalla stessa oligarchia tecnologica». Il portavoce del governo, Gabriel Attal, ha detto che «ridurre al silenzio» una persona sui social media pone la questione «dell’assenza di criteri stabiliti specificamente».E da Bruxelles il commissario europeo Thierry Breton ha sottolineato che «il fatto che un amministratore delegato possa staccare la spina al profilo social del presidente senza pesi e contrappesi rende perplessi ». Il coro europeo è unanime e ruota intorno all’idea che non possano essere le Big Tech a sostituirsi ai parlamenti e ai governi.Un conto è chiedere a Facebook o Youtube di rimuovere contenuti penalmente rilevanti — l’esempio classico è la legge tedesca contro il negazionismo della Shoah che la Germania ha chiesto di applicare rigorosamente sui social media — un conto è se i vertici delle Big Tech decidono arbitrariamente cosa sia legale e cosa no.Francesca Bria, tra le massime autorità in materia di diritti digitali, presidente del Fondo nazionale Innovazione e consulente Onu, ritiene che il bando anti-Trump «potrebbe diventare un precedente pericoloso ». In modo simile a quanto già sostenuto nei giorni scorsi dall’oppositore di Putin Aleksej Navalnyj, il bando «potrebbe in seguito discriminare anche minoranze e dissidenti ». Interpellata da Repubblica , Bria ricorda che la libertà d’espressione, è «un diritto fondamentale della costituzione americana che include anche l’istigazione alla violenza. Prevede anche che le parole possano incendiare azioni concrete, come di fatto avvenuto nel caso dell’insurrezione di Capitol Hill».Nelle ore successive alla cancellazione di Trump, Twitter ha bloccato centinaia di altri account connessi con l’insurrezione washingtoniana. Ma ci sono stati anche «altri casi clamorosi che stanno facendo discutere, uno fra tutti il ban di un sito di open knowledge Sci Hub, estremamente popolare fra scienziati e accademici in tutto il mondo che ha un processo in corso con Elsevir per la pubblicazione di materiale coperto da copyright».Il secondo interrogativo, ragiona Bria, «è chi deve regolare queste piattaforme. L’Europa (con il Digital Service Act e il Digital Market Act presentati nelle scorse settimane) e la Germania (con la legge sull’incitamento all’odio online entrata in vigore nel 2018) rivendicano una leadership nell’adozione di leggi che limitino fenomeni come l’incitamento all’odio e attacchi razzisti online, istigazione alla violenza, fake news e altri contenuti illegali — dalla pornografia infantile ai contenuti terroristici, alla diffamazione — piuttosto che lasciare mano libera a una nuova oligarchia digitale, i vertici delle Big Tech, a stabilire le proprie regole in maniera anarchica».La terza questione, conclude Bria, «è come regolare le piattaforme. In queste ore ci sono vari appelli per domare l’influenza delle piattaforme, e stanno aumentando le pressioni per revocare la Section 230 del Communications Decency Act del 1996, che dà alle società di Internet l’immunità totale per i contenuti generati dagli utenti pubblicati sui loro siti. Il presidente eletto Joe Biden ha già dichiarato il suo sostegno a tale mossa».

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