Anglotedesco

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mercoledì 13 gennaio 2021

Cinquestelle terrorizzati dal voto:pronti a trattare



di Federico Capurso 

Più che il coraggio, poté la paura. Nel M5s, un minuto dopo l'annuncio delle dimissioni delle due ministre renziane, inizia a prendere forma l'incubo di una crisi che potrebbe costare cara al partito grillino, tra le incognite di un possibile nuovo governo e il rischio, ancora esile ma per la prima volta concreto, di un voto anticipato che decimerebbe il partito in termini di consenso e di big da schierare alle elezioni, perché quasi tutti al secondo mandato. Così, ogni cosa viene rimessa in discussione. Persino il nome di chi potrebbe guidare l'esecutivo fuori da questa crisi: «Faremo quadrato intorno a Giuseppe Conte fino all'ultimo - viene fatto trapelare in tarda serata - ma se poi al tavolo delle trattative si dovesse chiedere il sacrificio di troppi ministri di peso del Movimento, potremmo anche accettare un altro nome per Palazzo Chigi, magari suggerito dal Colle». E quello della presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia, in fondo, non dispiacerebbe ai grillini, «purché il governo nascente abbia una forte impronta politica». Ogni certezza è crollata e la crisi semina il terrore nello stato maggiore del M5S che si riunisce in conclave al termine della conferenza stampa di Matteo Renzi. Ci sono Luigi Di Maio, Vito Crimi e gli altri ministri M5S, da Stefano Patuanelli ad Alfonso Bonafede, fino a Riccardo Fraccaro e al viceministro Giancarlo Cancelleri. Di Maio sente più volte al telefono Conte e con Crimi gli assicura appoggio e massimo supporto per uscire dal guado, ma lo sguardo dei generali pentastellati si posa inevitabilmente su tutte le possibili strade per uscire dall'impasse, senza più alcuna pregiudiziale. Il primo veto a cadere è quello sui renziani lanciato appena 24 ore prima da Crimi: «Se Renzi ritira le sue ministre - diceva l'altro ieri il capo politico M5S - con lui e Italia Viva non potrà esserci un altro governo. Esiste un limite a tutto». Il limite è stato passato e già si trovano all'opera i primi pentastellati chiamati a picconare quel muro: «Sederci domani a trattare con Renzi non è possibile - spiega un ministro M5S - ma se tra una settimana dovesse cambiare atteggiamento e la smettesse di insultarci e di parlare di Mes, si può aprire un confronto». Anche le reazioni ufficiali dei vertici M5S non sono certo cariche di veleni nei confronti dell'ex rottamatore. «Credo nessuno abbia compreso le ragioni di questa scelta - scrive Crimi sui social -, ma il Movimento continuerà ad assicurare la stabilità che serve adesso all'Italia». Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà parla di «scelte che non capiamo e non condividiamo». Da Bonafede arriva quel che al massimo può considerarsi un rimprovero: «Non ci sono meriti nella fuga dalle responsabilità». Nessuno lancia strali contro Renzi, dai piani alti del partito, perché nulla si può più escludere. Di fronte a una possibile nuova trattativa con Iv per il Conte ter desta però serie preoccupazioni il problema che già si prevede nella definizione della nuova squadra di ministri, perché il leader di Iv potrebbe chiedere proprio la testa di Bonafede, oltre che di membri del governo che pesano negli equilibri del M5S, come Riccardo Fraccaro e Sergio Costa. E allora, pur di non spaccare il Movimento, si potrebbe scegliere di difendere Conte fino a quando sarà possibile. Prima di lasciare il premier al suo destino, però, si tenterà ogni altra strada. Anche quella suggerita in mattinata da Beppe Grillo, che sulla sua pagina Facebook condivide la lettera aperta firmata dal deputato M5S Giorgio Trizzino in cui si invitano i partiti di maggioranza e opposizione a dar vita a un governissimo con dentro tutti, partiti di maggioranza e di opposizione, nel nome della «responsabilità». Con Conte premier, si affretta a precisare più tardi il fondatore del Movimento. La ricerca di una soluzione da parte dei vertici M5S è però improntata al male minore. Si vorrebbe salvare Conte e insieme a lui i ministri più simbolici del partito grillino, evitando di allargare la maggioranza a Forza Italia. Per questo, in molti pensano che tutto sommato l'ipotesi dei responsabili non vada scartata a priori. I primi segnali in questo senso arrivano dal gruppo Misto della Camera. Cinque ex M5S - Fabio Berardini, Carlo De Girolamo, Mara Lapia, Antonio Lombardo e Marco Rizzone - annunciano infatti di aver aderito alla componente di Bruno Tabacci "Centro democratico - Italiani in Europa". Altri spunteranno in Senato, dove proseguono le attività di ricerca di «senatori con spirito di "costruttori"», come spiega chi sta sondando le disponibilità tra gli scontenti di Fi e di pezzi del centrodestra moderato. Potrebbero entrare nel Maie, un gruppo già definito, soddisfacendo l'auspicio - espresso nella riunione d'emergenza dei vertici M5S - che se si dovesse ricorrere ai responsabili, formino almeno un gruppo strutturato, perché «non possiamo pensare di accontentare tutti con un posto al governo» . 



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