Anglotedesco

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martedì 19 gennaio 2021

Conte si salva in Senato e resta in sella.Maggioranza relativa con 156 voti


 di Luca Monticelli 

Il governo Conte II resiste anche al Senato ma la maggioranza assoluta resta lontana: sono 156 i voti favorevoli contro 140 contrari e 16 astenuti. I renziani si astengono come a Montecitorio mentre si contano due assenti per Covid: Mauro Maria Marino di Iv e il pentastellato Francesco Castiello. Dopo il colpo di scena alla Camera con l'appoggio di Renata Polverini, un'altra parlamentare azzurra, Mariarosaria Rossi, un tempo molto vicina a Silvio Berlusconi, dice sì alla fiducia e con lei il collega Andrea Causin, che spiega: «Ho accolto l'appello di Mattarella, ora si apre una stagione politica nuova». Su di loro esplode l'ira di Antonio Tajani: «Sono fuori da Forza Italia». Sostegno all'esecutivo dai tre senatori a vita Liliana Segre, Mario Monti e Elena Cattaneo. Così come da Sandra Lonardo e Tommaso Cerno. Anche Riccardo Nencini dei socialisti e l'ex 5 Stelle Lelio Ciampolillo dicono di sì: in un primo momento non ammessi al voto perché si pensava fossero in ritardo, dopo qualche minuto di caos e la verifica delle immagini video vengono riammessi all'urna. Votano contro invece gli esponenti dell'Udc e di Cambiamo. «Se non ci sono i numeri andremo a casa», aveva detto il premier Giuseppe Conte nel corso di una giornata a Palazzo Madama durata più di 12 ore. Il tour de force in aula viene intervallato da un paio di sospensioni per sanificare gli ambienti e dalla capigruppo, per il resto va in scena il canovaccio già visto nell'agosto 2019 con lo strappo di Matteo Salvini. Stavolta però l'avvocato del popolo deve fronteggiare l'altro Matteo, il leader di Italia viva. «La crisi è incomprensibile? Questo non è il governo più bello del mondo e la crisi istituzionale non si è aperta perché lei non si è dimesso», è il primo affondo di Renzi quando prende la parola poco prima delle 18. Il senatore di Scandicci accusa: «Lei ha avuto paura di salire al Colle e ha scelto un arrocco dannoso per le istituzioni». Quello visto in questi giorni è «un mercato indecoroso delle poltrone che il Paese non merita», attacca. Il presidente del Consiglio, che fino a quel momento aveva tenuto i toni bassi, fa fatica a trattenere la rabbia. «Poltrone? Quando sento questa parola io non mi vergogno di dire che stiamo seduti qui. Non è importante dire ai cittadini "non sono interessato alla poltrona", ma stare seduti con disciplina e onore». Stavolta Conte si rivolge direttamente all'ex rottamatore: «Il dialogo è sempre possibile e quando si è scelta questa strada avete trovato il sottoscritto a difendervi. Ma a un certo punto avete preso una strada diversa, che non è quella della leale collaborazione. ». E ancora: «È complicato governare con chi dissemina mine nella maggioranza, con chi ti accusa di immobilismo e di correre troppo, di non decidere e di decidere troppo». Tra tensioni, fischi e richiami della presidente Casellati l'assemblea omaggia l'ingresso di Liliana Segre. Stesso calore quando il premier ricorda Emanuele Macaluso e Paolo Borsellino. A infiammare i senatori è poi Matteo Salvini che in serata si scaglia contro i senatori a vita con una frase scioccante: «Legittimamente voteranno la fiducia ai 5 stelle, ricordo cosa diceva Grillo: "Non muoiono mai, o almeno muoiono troppo tardi", che coraggio che avete...». Le trattative per coinvolgere i "volenterosi" proseguono, specialmente con i cattolici e le truppe renziane. Soddisfazione nel M5s: «La maggioranza c'è, ora mettiamoci al lavoro sul decreto Ristori». 

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