Anglotedesco

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giovedì 21 gennaio 2021

Dai dissidenti di Italia viva ai centristi di Tabacci. Le prove del nuovo gruppo

 


da IL CORRIERE DELLA SERA del 21 gennaio 2021.Alessandro Trocino

Si riparte dalle tre grandi famiglie politiche citate dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, quelle popolari, liberali e socialiste. Tre famiglie che però hanno un paio di problemi: sono poco numerose in Parlamento e soprattutto sono difficilmente conciliabili. Già, perché la maggioranza cerca disperatamente una quarta gamba che si aggiunga a Pd, M5S e Leu, dopo la defezione di Iv. La fiducia in Senato — appena 156 voti — non basta per una navigazione tranquilla e allora ci si dà un paio di settimane per creare un’alchimia magica tra ex 5 Stelle, profughi di Forza Italia, socialisti, liberali, eletti all’estero. Tutti uniti, non proprio appassionatamente, per creare un nuovo gruppo di costruttori, cercando senatori che siano presenti anche nelle Commissioni, che altrimenti rischiano di paralizzare l’azione delle Camere.

Il perno centrale di questa formazione potrebbe essere il Centro democratico di Bruno Tabacci. Alla Camera — dove sono necessari almeno 20 deputati per costituire un gruppo — ha già 13 membri. Al Senato non c’è ancora, ma il simbolo potrebbe essere messo a disposizione da Tabacci. L’idea è quella di dare vita a una forza «contiana», centrista, europeista e antisovranista.

La scatola, dunque, si può trovare senza troppa difficoltà, ma poi bisogna trovare il modo di riempirla di contenuto. Anzi, come dice Andrea Causin, espulso da Forza Italia per aver votato la fiducia: «Prima dobbiamo trovare il materiale umano, poi penseremo al nome». Il «materiale umano» è scarso ed eterogeneo. Da Palazzo Chigi sperano in un effetto domino dal gruppo di Forza Italia, dopo gli arrivi di Causin e di Mariarosaria Rossi, la cui defezione non aveva solo motivi personali ma anche politici e che sembra promotrice di un progetto più ampio. Si parla di quattro senatori: Barbara Masini (che continua a smentire), Luigi Vitali, Anna Carmela Minuto e Maria Virginia Tiraboschi. Usciranno dal gruppo? «Senza accusare nessuno, però, come diceva don Abbondio, il coraggio se uno non ce l’ha non se lo può dare», dice Causin. Oltre al drappello indeciso di Forza Italia, c’è quello dei dissidenti di Italia viva. E ci sono i due Udc Paola Binetti e Antonio Saccone (Antonio De Poli resterebbe nel partito, con la promessa di un collegio sicuro).

Il segretario del Psi Riccardo Nencini ci tiene a non essere accomunato ai transfughi dell’ultima ora, perché già faceva parte della maggioranza: «Abbiamo votato a favore dando un segnale positivo, sia pure con preoccupazione, dando atto al premier delle aperture alle grandi famiglie europee. Ma ora è Conte a dover declinare questa offerta». Quasi a dar ragione al premier che lo ha definito «fine intellettuale», Nencini cita Dante: «Vedo una strada in salita, che deve essere allargata. Ma dev’essere una camminata di palagio, non natural burella». Una strada maestra, non un sentiero di montagna per muli. Nencini tiene molto al simbolo e alla storia, quindi difficilmente entrerebbe in gruppo di «popolari». Ma, ribadisce: «Tocca a Conte riprendere in maggioranza Iv: come diceva Nenni, non si governa con il rancore».

Il nome non è un problema, dicono altri costruttori: «Potrebbe essere Centro democratico, Liberal-democratici o Popolari per l’Europa. Ma possiamo cambiare se serve». Di questa nuova formazione, se mai nascerà, non dovrebbe far parte la componente di Cambiamo, che fa riferimento a Giovanni Toti. Spiega Paolo Romani: «Mi sembra un’operazione di piccolo cabotaggio. Conte ha festeggiato con Di Maio la vittoria M5S, ha governato con la Lega e ora bestemmia in casa Grillo evocando le famiglie politiche. Se si vuole costruire qualcosa, servono un po’ di passaggi». Il primo è la legge proporzionale: «Ho letto con piacere Franceschini sul proporzionale. È chiaro che in quel sistema i vincoli di coalizione si allentano, ognuno gioca la sua partita e ci starebbe una formazione centrista e liberale».

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