Anglotedesco

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venerdì 22 gennaio 2021

DOMENICO ARCURI: «Non voglio rassicurazioni.Consegnino le quantità previste»


di Gilda Ferrari

«La riduzione del 20% della fornitura dei vaccini Pfizer non è una stima. È una triste certezza. Purtroppo con Pfizer e nella quotidiana applicazione della gestione dell'emergenza io non sono più a mio agio con le stime. Non mi servono le rassicurazioni, mi servono i vaccini». Sono sempre più aspri i toni dello scontro tra il commissario straordinario all'emergenza Covid, Domenico Arcuri, e Pfizer per il mancato rispetto degli accordi nella consegna dei vaccini. Arcuri ieri era a Genova per partecipare alla commemorazione di Guido Rossa, operaio e sindacalista dell'allora Italsider ucciso dalle Brigate Rosse 42 anni fa. L'acciaieria di Cornigliano, dopo essere stata Ilva, assieme agli stabilimenti di Taranto e Novi Ligure oggi fa parte di AmInvestCo, società controllata da ArcelorMittal che a breve tornerà al 50% sotto il controllo pubblico con l'ingresso di Invitalia. Arcuri è in fabbrica in veste di amministratore delegato di Invitalia, alla prima uscita ufficiale come azionista in pectore di Ami, ma l'attualità dei vaccini inevitabilmente si prende la scena. la battaglia giudiziaria con Pfizer La strada della battaglia giudiziaria con la multinazionale americana sembra ormai senza ritorno. I toni si sono fatti sempre più duri, la rottura appare inevitabile. «Dal punto di vista contrattuale - spiega Arcuri - la fornitura dei vaccini è molto semplice. L'Unione europea con i produttori del farmaco ha sottoscritto un contratto in nome e per conto dei ventisette Stati membri. Inoltre, ogni Stato membro, quindi anche l'Italia, ha sottoscritto contratti derivati rispetto al contratto generale. Sul contratto generale dell'Ue ci sono quantità, termini, scadenze per la consegna e questi sono richiamati anche nei contratti dei vari Paesi». il fronte AstraZeneca Il commissario è certo di poter far valere le ragioni dell'Italia nell'ormai prossimo contenzioso legale. «Ci sono molti modi di dimostrare gli inadempimenti. Certamente noi pensiamo che Pfizer al momento sia inadempiente. Stiamo lavorando con l'Avvocatura, domani (oggi per chi legge, ndr) avrò una riunione molto puntuale con loro per concludere al più presto l'istruttoria». Quella con Pfizer, ma ieri sera si è aperto anche un inquietante fronte con AstraZeneca che ha annunciato problemi nella produzione dei vaccini, sta diventando la madre di tutte le battaglie per la struttura commissariale guidata da Arcuri. Brucia la frenata nelle vaccinazioni dopo che i buoni risultati ottenuti nella prima fase di attuazione del piano avevano cancellato le diffidenze della vigilia. Ora si rischia di tornare indietro anche sul piano dell'immagine. «Nelle ultime settimane abbiamo accusato ritardi che non comprendiamo - sottolinea Arcuri - dobbiamo continuare a reclamare perché il diritto alla salute degli italiani non è un valore che si può negoziare. Stiamo combattendo una battaglia lunga e molto faticosa. I vaccini sono l'unico sistema per concludere questa battaglia e tornare alla normalità: non ne conosciamo altri e probabilmente non ne esistono. Stiamo chiedendo alle aziende produttrici, in particolare una, che all'Italia arrivino tutti i vaccini che erano stati pianificati». la lotta alla pandemia La commemorazione di Guido Rossa ha rappresentato per Arcuri l'occasione per fare il bilancio, anche personale, sulla lotta alla pandemia. «Ho visto una moltitudine di persone normali grazie alle quali la più grande tragedia che ha attraversato il mondo dopo la seconda guerra mondiale è stata contenuta, gestita, contrastata senza clamori, senza troppe parole. Porto con me un bagaglio di vita vissuta straordinario e mi piace pensare che questa moltitudine di persone normali almeno una volta quest'anno abbia pensato a Guido Rossa e a quelli come lui: persone normali che grazie alla loro indole ci hanno permesso di arrivare fin qui. Credo che senza la memoria una comunità sia solo un insieme spesso disordinato di donne e di uomini, la memoria va conservata valorizzata preservata e tutte le volte che si può utilizzata». Oltre all'emergenza Covid, tra i fascicoli in mano ad Arcuri c'è anche la delicata gestione del ritorno dello Stato nella siderurgia. Anche qui la partita si gioca su più fronti. Per la decisione dell'Antitrust europeo all'ingresso di Invitalia in AmIvestCo al 50%, l'amministratore delegato di Invitalia confida che i tempi saranno rispettati. «Stiamo dialogando positivamente, confido che il 10 febbraio è la data entro la quale risponderanno. Posso dire che non trovo al momento ragioni per essere smentito. Il piano di investimenti, che è stato approvato dopo un lungo, faticoso e alla fine proficuo negoziato, prevede 3,1 miliardi in un quinquennio. L'obiettivo di questa nuova stagione è far diventare l'Ilva un leader nella produzione dell'acciaio sempre più verde». 

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