Anglotedesco

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lunedì 18 gennaio 2021

Dopo lo strappo di Polverini scatta l'allarme in Forza Italia

 


L'opposizione cerca di restare unita, ma nel timore di qualche smottamento che si può intravedere in futuro: ieri sera la prima avvisaglia, con la deputata forzista Renata Polverini che ha votato la fiducia al governo e abbandonato Forza Italia: «Non condivido la crisi ora, con la pandemia, i licenziamenti. Non possiamo continuare a dire che tutto non va bene, mi assumo le mie responsabilità». Per il resto però l'opposizione tiene anche nella zona centrista. Cesa per l'Udc e Quagliariello per Cambiamo, che fa capo al governatore ligure Toti, hanno confermato che i loro sei senatori voteranno la sfiducia al governo. Anche Berlusconi ha tenuto dritta la barra senza ascoltare Gianni Letta che gli consiglia di smarcarsi da Lega e Fdi. Come mai? L'indiscrezione confermata da più fonti racconta della promessa di Meloni e Salvini di sostenerlo nella corsa al Quirinale. Sembra che il Cavaliere ci creda, se è vero che più di un parlamentare dell'opposizione si è sentito chiedere dallo stesso Berlusconi al telefono cosa ne pensasse se dovesse provare questa impresa. Nessuno ha il coraggio di dirgli che Giorgia e Matteo usano questa promessa per tenerlo buono. Tutto questo, però, vale in tale passaggio di crisi. Una volta ripartito anche con una maggioranza semplice, l'esecutivo Conte senza Iv sarà rachitico. Allora lo smottamento potrebbe avvenire tra qualche settimana e gli indicatori non mancano, anche perché tra i 50 senatori di FI molto più della metà non avrebbe possibilità di rivedere velluti e marmi di Palazzo Madama. E alcuni potrebbero essere tentati di imbarcarsi in una scialuppa elettorale col premier, se lui dovesse decidere di prestarsi al salvataggio. Per la verità Conte vorrebbe che fosse Berlusconi ad avvicinarsi palesemente all'area di governo e l'offerta di una legge elettorale proporzionale va in questa direzione: sarebbe un regalo a Fi per affrancarsi dai «sovranisti anti-europei». «Il governo è impegnato in una riforma della legge elettorale chiaramente proporzionale, ma non chiaro se il proporzionale tradizionale o di impronta spagnola, che farebbe strame delle forze minori», ha detto il forzista Osvaldo Napoli. Per Meloni c'è altro e di peggio nel discorso del premier, definito «barbatrucco», che pensa di «risolvere tutto aggiungendo Mastella», passando da destra a sinistra come un ballerino. La leader di FdI sta inchiodando il centrodestra a una posizione dura, marca a uomo Salvini e Berlusconi, chiede le dimissioni e subito il voto. A tutti fa comodo usare Mastella come la quintessenza del trasformismo. «Lo spettacolo cui abbiamo assistito in quest'Aula - ha detto il capogruppo leghista Molinari - è una sorta di calciomercato dei parlamentari con improbabili talent scout come Mastella». E poi, ha aggiunto la capogruppo di FI Gelmini, se per la terza volta viene a chiedere la fiducia e i suoi governi durano meno di un anno, qualche ragione ci sarà. L'appello del premier ai liberali, europeisti e socialisti? Eccoci, ha risposto Gelmini, «noi lo siamo autenticamente, ma siamo alternativi alle forze della maggioranza». Perché, ha aggiunto il vicepresidente di Fi e del Ppe Tajani, di liberali non se ne vedono nei partiti che sostengono Conte . 

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