Anglotedesco

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domenica 10 gennaio 2021

Ecco l'Italia che non riparte.Fermi quattro locali su dieci




di Max Cassani e Gabriele De Stefani

Max Cassani Gabriele De Stefani Da oggi e per cinque giorni meno vincoli per tanti, ma non per tutti. In attesa della nuova stretta che scatterà con il Dpcm in vigore da sabato, si apre una settimana in cui il Paese torna a dividersi tra zone gialle e arancioni. E naturalmente a storcere il naso sono tutti quelli che si aspettavano, con la fine del periodo natalizio e la coda dell'ultimo weekend di divieti, di riavvicinarsi alla normalità. Soprattutto nelle zone arancioni: in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Calabria e Sicilia, secondo Coldiretti, restano costretti al solo servizio da asporto 140 mila bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi. Sono quattro imprese su dieci di un settore che ha già subito il dimezzamento del fatturato (-48%) nel 2020. Serviranno, inevitabili, altri ristori. E mentre i negozi possono rimettersi al lavoro in tutta Italia e provare a sfruttare i saldi che stanno scattando una dopo l'altra in tutte le regioni, altre attività restano bloccate anche nelle aree gialle. È il caso di palestre, piscine e musei, che oggi rimarranno chiusi ovunque e che possono al massimo sperare, soprattutto i musei, di ottenere un via libera almeno parziale con il nuovo Dpcm. Nulla da fare nemmeno per cinema, teatri e stadi. Lo sci senza certezze Per gli operatori alpini questi dovevano essere i giorni dell'allestimento di piste e impianti, in vista della riapertura del 18. Non sarà così e per capirlo non serve aspettare il testo del Dpcm, se a una settimana dalla data ipotizzata per il debutto della stagione non è arrivata alcuna indicazione da governo e Cts, di cui si attende ancora il parere sulle linee guida riviste dalle Regioni. «Occorre prendere atto della grave situazione sanitaria e intervenire con rapidità per definire la cifra dei potenziali ristori, per evitare che migliaia di lavoratori e centinaia di piccole e medie aziende entrino in una crisi irreversibile» dice Giorgio Merlo, sindaco di Pragelato, nel Torinese, e assessore alla comunicazione dell'Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea. Imprese e sindaci chiedono regole certe: anche in Francia gli impianti sono chiusi, ma il primo ministro Jean Castex ha già annunciato che lo sci non ripartirà prima di febbraio.Dal Piemonte alle Dolomiti, gli operatori sono pronti ad aprire, ma con gli spostamenti vietati tra le diverse regioni l'ipotesi della rinuncia è concreta: «Non possiamo permetterci di far girare le funivie solo per gli sciatori della regione», avverte il presidente dei gestori valdostani Ferruccio Fournier. Se non con il prossimo Dpcm, gli operatori alpini sperano comunque in un via libera entro la prima metà di febbraio: «Oltre potrebbe non valere neanche la pena partire e non rimarrebbe che confidare nei ristori», dice la presidente degli impiantisti Anef Valeria Ghezzi.

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