Anglotedesco

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venerdì 8 gennaio 2021

Già fallito il piano dei trasporti. Mezza Italia rinvia la scuola

 



di Paolo Russo 

Solo 9 regioni su 21 disposte a turnare orari di ingresso e di uscita dagli istituti scolastici e altre 9 senza contratti firmati con privati e aziende municipali per potenziare le linee di trasporto pubblico. Dopo settimane di tavoli e tavolini provinciali si deve anche al mancato decollo dei piani prefettizi per la ripresa in sicurezza della didattica se poi alla fine lunedì prossimo saranno ben pochi i ragazzi di licei, istituti tecnici e professionali che potranno tornare in classe a seguite le lezioni. Gli scienziati del Comitato tecnico scientifico nei giorni scorsi a ministri e governatori lo avevano detto chiaramente: con questo numero di contagi, senza ancora conoscere gli effetti dello shopping e dei raduni natalizi riaprire prima del 24 sarebbe una follia. Tanto più senza un piano chiaro di potenziamento dei trasporti e di turnazione degli ingressi per evitare gli assembramenti. Sicuramente più rischiosi delle lezioni in aula. Un allarme recepito da larga parte delle regioni che infatti hanno deciso di spostare più in la riapertura, visto che il governo ha lasciato a loro la patata bollente, smentendo le voci su un provvedimento di proroga al 18 della ripresa delle lezioni in presenza per il 50% dei ragazzi delle scuole superiori, così come stabilito dall'ultimo decreto sfornato da Palazzo Chigi. Con Lazio e Liguria che hanno rinviato al 18 e la Sicilia al 13 elementari e medie al 30 le superiori, sono infatti ben 15 le regioni che non ripartiranno lunedì alle lezioni in presenza per il 50% dei ragazzi delle superiori. La Campania ha ridato appuntamento ai ragazzi per il 24 gennaio; il giorno prima riapriranno le scuole umbre; il Piemonte slitta al 18; la Puglia al 15 lasciando libertà di scelta alle famiglie; Friuli, Marche, Veneto, Calabria e Sardegna hanno rimandato al 1° febbraio; Lombardia ed Emilia ripartono il 25; il Molise riparte lunedì 18 lasciando ai sindaci la libertà di riprendere o meno nelle scuole di ogni grado per ora ferme. Una corsa al rinvio che è figlia del flop dei piano sulla mobilità, come rivelano due documenti dei quali siamo venuti in possesso: una nota del Ministero dell'Interno che fa il punto sui lavori dei "tavoli di coordinamento scuola-trasporti istituiti presso le prefetture" istituiti dal Dpcm del 3 dicembre scorso e un riepilogo della situazione in merito alla mobilità redatto dall'Anav, l'Associazione nazionale autotrasporto viaggiatori. La nota degli Interni, inviata a Trasporti e Istruzione, riepiloga le soluzioni adottate dai Prefetti dopo il confronto con istituzioni scolastiche e aziende di trasporto per evitare quegli assembramenti fuori delle scuole e sui mezzi, indicati dagli esperti come veicolo principale di trasmissione del virus, visto che i focolai dentro le aule scolastiche sono stati fino ad oggi pari, se non inferiori, a quelli rilevati in generale nel Paese. La strategia è riassunta in quattro punti: prevedere due turni uno 8-14 l'altro dalla 10 alle 16; scaglionare per ciascun turno di 15 minuti gli orari di ingresso; estendere la didattica anche al sabato; ridurre a 45-50 minuti l'ora di lezione. A dire sì al "piano sicurezza" sono state però soltanto 9 regioni: Abruzzo, Calabria, Campania (ad eccezione di Benevento) Friuli, Lazio, Liguria, Lombardia e Toscana, provincia di Lucca esclusa. A dire no e impuntarsi sul turno unico sono state in 5: Basilicata, Emilia, Molise, Sardegna (Cagliari esclusa che per i licei mantiene il doppio turno) e Veneto, ad accezione di Treviso. Altre 4 regioni, Marche, Piemonte, Sicilia e Umbria hanno detto si al Piano, ma i Prefetti «hanno informato che la componente scolastica ha optato per riportare temporaneamente l'ingresso su un unico turno». Chi ha partecipato al tavolo di coordinamento riferisce che l'obiezione più ricorrente da parte di presidi e associazioni degli insegnati sarebbe stata quella che con l'uscita alle 16 per i ragazzi non ci sarebbe poi stato tempo per i compiti. Sul potenziamento delle linee di trasporto non è poi andata molto meglio. I servizi aggiuntivi per aumentare le corse non sarebbero infatti stati contrattualizzati in tutto o in parte in 9 regioni: Basilicata, Calabria, Campania (al momento c'è solo una pre-autorizzazione), Lazio (salvo Roma), Marche, Piemonte (manca la quantificazione dei servizi aggiuntivi da attivare), Puglia (salvo Brindisi), Sicilia (salvo Trapani) e Valle d'Aosta. Intanto, proprio ieri uno studio Iss-Inail-Istituti Kessler giudica rischiose le riaperture anche con Rt sotto 1 quando l'incidenza dei contagi sulla popolazione resta alta, rimarcando che «riattivare le scuole di ogni ordine e grado può comportare un'onda epidemica non contenibile senza misure restrittive». O forse evitabile se solo si puntasse ad impedire assembramenti fuori dalle scuole e sui mezzi di trasporto. 

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