Anglotedesco

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domenica 17 gennaio 2021

Graziano Delrio:"Renzi? Ferita profonda.Difficile si possa ricucire"

 



Intervista di Francesca Schianchi 

«Il Pd è unito in una responsabilità che non è ricerca del quieto vivere, ma il tentativo di dare una risposta al Paese». Alla vigilia della Direzione di stamattina, e a poche ore dal voto in Parlamento che dovrà certificare se esiste una maggioranza per uscire dalla crisi, il capogruppo dem alla Camera Graziano Delrio ragiona sul percorso necessario per il governo. «Perché le elezioni sarebbero una sciagura, ma non siamo disposti ad evitarle sommando i nostri voti alla destra sovranista». 

A che punto siamo, Delrio, li avete i numeri per andare avanti? 

«Notiamo che c'è un sussulto di responsabilità da parte di molti per garantire stabilità in un momento così grave per il Paese. Ancora non c'è alcuna certezza, dobbiamo aspettare questi giorni e raccogliere le disponibilità che si palesano. Ma è solo un primo passo». 

I responsabili una volta li consideravate trasformisti e ora che aiutano il vostro governo sono costruttori? 

«In condizioni normali si poteva anche temere una legittimazione del trasformismo, ma oggi siamo dentro un'emergenza sanitaria ed economica. Dopo una crisi aperta in maniera irresponsabile e ingiustificata, un appello ai parlamentari che si riconoscono nei nostri valori per diventare parte di un progetto politico è legittimo». 

Coinvolgendoli in incarichi di governo? 

«Bisogna aggiornare l'agenda di governo con un nuovo patto di legislatura: a quel punto, quando si saranno messe in fila le priorità dei prossimi mesi, si verificherà la squadra, e chi aderisce a questo progetto è naturale che parteciperà alla sua realizzazione. Ma evitiamo mercanteggiamenti sui posti». 

Il rischio è che i numeri siano risicati: si riesce a governare con un voto in più? 

«Per noi è prioritario non vivacchiare, ma ripartire con un nuovo patto di legislatura. Da mercoledì non si ricomincia come prima: servono azioni chiare e serie per condurre il Paese in questo mare in tempesta. La modalità con cui Renzi ha aperto la crisi è inaccettabile, ma non è stato un fulmine a ciel sereno: è piovuto perché da tanto tempo tuonava». 

Cosa intende dire? Si riferisce agli errori e alle lentezze del governo denunciate l'altro giorno da Zingaretti? 

«Che ci fossero ritardi lo dicevamo da tempo. Da mesi abbiamo chiesto e ottenuto un tavolo per il rilancio dell'azione di governo. Anche noi abbiamo detto che la prima versione del Recovery Plan era insufficiente. Il punto però è se critichi per costruire o se lo fai per demolire. C'erano tutte le condizioni per migliorare il governo attraverso un patto di legislatura e una nuova squadra: Renzi invece ha scelto di demolire il tetto lasciandoci tutti sotto la pioggia. Diciamo che non è molto in sintonia con l'invito del presidente Mattarella a essere costruttori». 

Lei è stato per anni molto vicino a Renzi: lo ha sentito in questo periodo? 

«Lo sento pochissimo ma certo, ho provato a dirgli che la sua scelta avrebbe causato una difficoltà enorme. Avrebbe potuto scegliere una modalità diversa, magari ritirando le ministre ma continuando a garantire l'appoggio esterno. Ora ricucire è molto difficile». 

Difficile o impossibile ? 

«Sono disponibile a discutere senza veti», ha detto Renzi nelle ultime ore, facendo pensare che vorrebbe rientrare... «Sono un medico, e so che le ferite profonde necessitano di tempo per guarire. E questa volta Renzi non ha provocato una sbuccatura, ma una ferita sanguinante che ha coinvolto tutto il Paese: non si liquida con un "rimettiamoci a parlare". Non chiudiamo a nessun parlamentare che voglia aderire a questo percorso, ma non si può adesso ricostruire la coalizione a quattro che c'era fino a pochi giorni fa». 

Conte avrebbe potuto evitare la crisi comportandosi diversamente? 

«Di sicuro sì, perché per troppo tempo ha rinviato i nodi della maggioranza che gli avevamo sottolineato. Ma la responsabilità dell'apertura della crisi non è sua». 

Che cosa ne pensa dell'ipotesi di un partito di Conte? 

«È una sua scelta che non mi preoccupa. Posso solo dire che c'è nel Pd una componente moderata e cattolico-democratica, che non cerca nuove case». 

Lei parla di nodi in maggioranza: ce n'è uno irrisolto da mesi, che forse è ora di affrontare. Cosa farete col Mes? 

«La risposta andava data già da tempo. Il tema delle condizionalità è poco realistico: ne hanno di più i fondi del Recovery che stiamo per prendere. A noi del Pd non interessa la parola Mes, ma un grande piano di rilancio della sanità: se il governo non può farlo attivando il Mes, si prenderà la responsabilità di prestiti più onerosi con più condizionalità». 

Da mercoledì non si ricomincia come prima, ha detto. Da dove si ricomincia? 

«Dalla politica industriale del Paese, su cui bisogna accelerare. Dalla riforma degli ammortizzatori sociali. E dal Parlamento che avrà un ruolo centrale: da febbraio ad aprile il Recovery Plan sarà una grande occasione per confrontarci sui progetti strategici». 

Il Recovery Plan rivisto e corretto le piace? 

«È migliorato rispetto a prima. Ma non è completo: manca ancora il confronto con il Paese, il Parlamento, le parti sociali». Se Conte non avesse i numeri, ci sarebbe la possibilità di un altro premier, magari del Pd? «Non ci sono ora le condizioni politiche per un premier del Pd. Il punto di equilibrio della maggioranza lo ha indicato la forza politica che ha legittimamente vinto le elezioni del 2018».

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