Anglotedesco

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venerdì 15 gennaio 2021

I Dem stoppano Renzi: «Basta, sei fuori»


di Carlo Bertini 

Un soffio di aria fresca avvolge Largo del Nazareno, sede dei dem, quando piovono sugli smartphone i precedenti dei governi Berlusconi che hanno ottenuto la fiducia del Parlamento senza la maggioranza assoluta: segno che anche se non avrà 161 voti, ma uno in più delle opposizioni, Giuseppe Conte resterà in sella. E i Dem sorridono. Ma Andrea Orlando squaderna il problema. «Si può evitare una crisi con un voto in più, ma non si può certo governare con un voto in più». Ovvero, bisogna dare ai "costruttori" una prospettiva che allarghi la maggioranza. E se serve, ben venga un partito del premier, «che darebbe più fastidio ai 5stelle che a noi». Sedata la paura del voto anticipato, sono scattate le rassicurazioni del segretario per tacitare i gruppi parlamentari: riuniti in plenaria sui prossimi passaggi da affrontare. E agitati dalla prospettiva che girata la boa, si ricominci con la stessa solfa dei rinvii del premier su ogni cosa. Non solo: il timore è che ora Conte venga santificato e che il Pd ceda a lui e ai 5stelle il timone politico del governo. «Nel corso di questo anno e mezzo di governo - dice Zingaretti - ci sono stati molti errori e molte lentezze. Oggi non possiamo accettare tutto. Abbiamo già dato». Ma la prima cosa da chiarire è che con Renzi non si torna indietro. La diffidenza di una vecchia volpe come Clemente Mastella sul rischio che la maggioranza provi a recuperare Renzi con l'arma dei "responsabili" impone un chiarimento immediato. Per scongiurare uno stop all'arruolamento di "costruttori" che può salvare il governo. I segnali distensivi lanciati in queste ore da Renzi «sono solo tattica, lui si è messo da solo fuori quando ha ritirato i ministri», dicono al Nazareno. Ma i messaggi recapitati dal Pd a Renzi e a Conte sono tre. Il primo, dunque, all'ex segretario. In parole povere: non pensare di farci cadere nella trappola con i richiami disperati dei tuoi sodali a trattare. «Se Conte scioglie i nodi, Italia Viva c'è», dicono Elena Bonetti, Davide Faraone, Luciano Nobili. No, dicono i dem a Renzi: anche se voterete a favore del governo, con te abbiamo chiuso. Sì perché nei boatos di Palazzo, ha cominciato a circolare pure la voce di un ritorno a Canossa di Italia Viva: mentre i senatori renziani fanno sapere che usciranno dall'aula per non votare la fiducia a Conte martedì, il loro leader non esclude nessuna opzione, neanche un voto a favore. Il leader Pd alza un argine, ricordando che «abbiamo fatto di tutto per evitare la scelta irresponsabile di una rottura».Detto questo, secondo messaggio, stavolta a Conte: il voto di fiducia è solo un passaggio, ma non quello finale. Come dice Graziano Delrio, «ci vuole un governo più autorevole, efficiente, unito negli obiettivi e rapido nelle decisioni». E come dice Orlando, dopo un summit con Zingaretti e Gualtieri, «il Pd chiede al governo di intervenire anche con decreti sui temi lasciati fuori dal Recovery: Giustizia, Pubblica amministrazione e concorrenza». Conte è avvisato.Terzo messaggio al premier, su un suo partito che inquieta le truppe. Orlando prova a smontare i dubbi. «Conte è il miglior asse per un'alleanza strategica Pd-5stelle», una sua lista può anche nascere subito. Tesi considerata discutibile dall'ala di ex renziani di Base riformista, la corrente che fa capo a Guerini e Lotti. Il quale si è incaricato di affrontare un altro "non detto", ovvero i posti nel governo. «Sbagliano quelli che pretendono che lunedì si arrivi con una nuova squadra: ci può essere la riflessione del cambio di qualche pedina, ma in tempi distinti dal voto di fiducia». Tema molto sentito per gli appettiti dei Dem, ma anche perché qualcuno suggerisce di rafforzare la squadra con innesti di alto livello, pescati fuori dai partiti: per dare a Renzi la seconda "botta" sul suo terreno. 

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