Anglotedesco

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venerdì 15 gennaio 2021

I responsabili vanno alla conta.In Senato sono pronti 166 voti



di Niccolò Carratelli 

Il silenzio nei corridoi di Montecitorio e Palazzo Madama, con i lavori delle aule sospesi causa crisi, non deve ingannare. Non si fa che parlare, telefonare, riunire. «Siamo in un sistema parlamentare in cui le maggioranze di governo si cercano alla luce del sole e senza vergognarsene», ha detto il ministro Dario Franceschini. A occhio, non sembra esserci questa preoccupazione, al massimo normale tatticismo. Ma i "costruttori", così vogliono farsi chiamare («responsabili ha assunto una connotazione negativa») sono già fra noi. Da Palazzo Chigi fanno girare uno schema: 15-20 senatori pronti a costruire, maggioranza 166-168 voti. Dallo staff renziano diffondono altri numeri, sostenendo che i 5 stelle potrebbero perdere pezzi a vantaggio della Lega e che la maggioranza non arriva oltre i 151 voti, che non basterebbero. Bruno Tabacci sembra sicuro: «Conte ci metta la faccia e un sostegno in Parlamento lo trova, è tutto fatto o quasi: ora alcuni smentiscono, ma quando sarà il momento e ci sarà un gruppo in cui confluire arriveranno. Non hanno alternative, se si va a votare che fine fanno?». La sua componente, Centro democratico, in due giorni ha accolto sette deputati ex M5s. È questa la casa dei "costruttori" a Montecitorio, dove, peraltro, la maggioranza ha già i numeri per andare avanti anche senza Iv. È al Senato che si gioca la partita più complicata: lì la casa, o meglio il simbolo potrebbe darlo l'Udc, ma il segretario, Lorenzo Cesa, smentisce. I suoi tre senatori - Paola Binetti, Antonio De Poli e Antonio Saccone - non sembrano però così sicuri. Binetti ha fatto già capire di essere pronta a discuterne: «Da parte mia nessuna ipotesi di soccorso al premier Conte, ma potrei andare in soccorso del Paese non servono singoli senatori in offerta speciale, urge invece un altro soggetto politico che offra cultura ed esperienza». Più di uno spiraglio anche dai due senatori socialisti, al momento tra le file dei renziani: «Sono le ore dei costruttori - dicono Riccardo Nencini ed Enzo Maraio - la strada maestra è mettere al centro il Parlamento e verificare se esistano le condizioni per formare una maggioranza organica». Nencini, però, vorrebbe tenere dentro Iv, o comunque non abbandonare del tutto Renzi. Almeno non levargli il simbolo che consente all'ex premier di avere un gruppo autonomo al Senato, per evitargli la beffa di dover confluire nel Misto. Con diversi senatori in meno, visto che si parla di almeno altre 4 o 5 defezioni a palazzo Madama. In bilico c'è sicuramente Donatella Conzatti, ex Forza Italia, che fino all'ultimo aveva chiesto una mediazione tra i litiganti: «Giornata complessa e densa di riunioni», si limita a dire. Poi c'è chi ha ruoli nelle commissioni: l'ex M5s Gelsomina Vono, vicepresidente della Lavori pubblici, o l'ex Pd Annamaria Parente, presidente della commissione Igiene e Sanità. Altro nome che circola è quello di Eugenio Comincini, tra chi aveva raccomandato a Renzi maggiore prudenza. Non sono previsti smottamenti, invece, dentro Forza Italia, solo pochi stanno davvero pensando allo strappo: forse un paio al Senato (gira il nome di Barbara Masini), qualcuno in più alla Camera, con la coppia Brunetta-Polverini a fare da collettore. Ma le manovre di Gianni Letta sono state stoppate dalla coppia "salviniana" Tajani-Ronzulli. «Anche chi non si muove fa il tifo per la nascita di questi costruttori - assicura però Osvaldo Napoli - è un sentimento comune ai partiti, nessuno vuole andare a votare». A darsi da fare in questa direzione sono i senatori del Maie (il movimento degli italiani all'estero): il simbolo a disposizione dei "costruttori" alla fine potrebbe essere proprio il loro. «Una maggioranza per Conte è ancora possibile», dice il sottosegretario agli Esteri, Ricardo Merlo. «Non ci sono alternative, l'unica strada è un governo Conte ter», assicura il senatore ex 5 stelle Saverio De Bonis. Del resto lo zoccolo duro dei "costruttori" saranno proprio i fuoriusciti del M5S, ora sparpagliati, molti dei quali già votano con la maggioranza dal gruppo Misto. L'unico che nega è Mario Giarrusso: «Nessuno mi ha chiesto nulla, ma non ci sono le condizioni, gli altri si stanno "ammastellando». 

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