Anglotedesco

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domenica 10 gennaio 2021

I Servizi segreti italiani in campo per prevenire l'attacco di un folle

 



di Francesco Grignetti 

Quando il virus della dietrologia statunitense tracima al di là di ogni immaginazione, e si rischia che dalla dimensione virtuale si passi a quella del reale, e lo slogan «Italydidit» (L'ha fatto l'Italia, ndr) che è ormai la bandiera dei cospirazionisti trumpiani in un giorno supera le 31 mila condivisioni, beh, qualcuno da questa sponda dell'Atlantico comincia a preoccuparsi. Così non meraviglia che da giorni il nostro Aise, l'agenzia dei servizi segreti che si occupa dell'estero, abbia preso a monitorare ogni profilo, ogni condivisione, ogni rilancio della teoria cospirazionista. Non è sfiorata nemmeno di striscio, l'Aise. Però è ovvio che ci si ponga il problema del danno per l'Italia intera da questa incredibile massa di fango e d'invenzione che ci investe. Da parte dei dietrologi vengono infatti affastellati nomi illustri, da Matteo Renzi (che annuncia querele) in giù. Prima o poi, qualcuno dei dietrologi trumpiani arriverà sicuramente a chiedere conto al governo Conte. E si avrà un bel faticare nel dire che non è vero nulla, che l'azienda di Stato Finmeccanica-Leonardo non ha satelliti propri; che il generale Claudio Graziano, già capo di stato maggiore della Difesa, di sicuro il militare italiano oggi più conosciuto nel mondo, presiede il board dei suoi omologhi europei e non ha alcuna carica nell'azienda; e che mai sarebbe possibile utilizzare un satellite militare italiano per sovvertire il voto americano. E quindi all'Aise tengono d'occhio quel che accade sui social. Seguono i flussi. Controllano gli account. Tengono d'occhio le reazioni. E se mai qualche fanatico negli States decidesse poi di passare alle vie di fatto contro i cittadini o contro i simboli dell'Italia? Il satellite italiano Il «grande complotto» passa per Leonardo e per Prisma, un satellite tricolore lanciato nello spazio dall'Agenzia spaziale italiana nel marzo 2019. I dietrologi pretendono che Leonardo abbia partecipato alla frode elettorale contro Trump, prestando il presunto satellite al complice svizzero. Già perché a elaborare la manomissione dei voti sarebbe poi occorso un algoritmo riconducibile a un'azienda di Stato elvetica. Ora, a parte il fatto che il tutto sembra sempre più una barzelletta, a Leonardo ovviamente non sono affatto contenti di essere stati infilati in questo minestrone indigesto. Perciò anche loro seguono da vicino la questione. La vera novità è che questi deliri trovino spazio nel giro più vicino a Trump. Quel generale Michael Flynn, ad esempio, che è stato il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, e però fu cacciato dopo 3 settimane perché aveva mentito al vicepresidente Mike Pence. Leonardo non vuole replicare perché sarebbe un boomerang, aiutando la bufala planetaria a fare un passo in più. Però è facile vedere che uno dei capisaldi della teoria è presto smontato: non esistono «torri satellitari» nella piana del Fucino da dove controllare satelliti della Difesa. 

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