Anglotedesco

Anglotedesco

venerdì 15 gennaio 2021

I voti in Senato tornano in bilico

 


di Niccolò Carratelli 

Troppo ottimismo non aiuta. Dal Partito democratico non hanno nascosto l'irritazione per i proclami sui numeri dei novelli "costruttori", fatti filtrare da palazzo Chigi. Perché l'effetto è stato quello di ricacciarli sotto coperta, in particolare quelli dati in uscita da Italia Viva. Tra i renziani sono fioccate le smentite: «Non annoveratemi tra i responsabili», ha fatto sapere la senatrice Donatella Conzatti. » Non sono interessata a un progetto di fantomatici costruttori», ha assicurato la collega Gelsomina Vono, raccontando però di aver ricevuto decine di chiamate da parte di intermediari che volevano sondare la sua disponibilità, sventolando possibilità di un posto da sottosegretario. «Martedì voterò contro Conte», ha assicurato Vono, ma in realtà Matteo Renzi ha altri progetti. Ha annunciato l'astensione di Italia Viva sulla fiducia al governo, proprio per provare a tenere compatti i suoi gruppi parlamentari. C'è chi racconta, però, che l'ex premier stia preparando il colpo di teatro: votare a favore di Conte, per rendere il quadro ancora più caotico. Ieri sera, intervistato a "Titolo V" su RaiTre, Renzi ha provato a ridimensionare lo scontro con Conte: «Non attacchiamo lui, ma vogliamo il Mes. Nessuno pensa che sia un pericolo per la democrazia. Noi abbiamo detto di essere sempre disponibili a discutere senza veti e senza preclusioni sui nomi». Ma, ha ripetuto, ricordando che il governo al momento non ha 161 voti al Senato, «se Conte in aula apre ai responsabili ci asterremo». D'altra parte, i renziani che sperano in una complicata riconciliazione non sono pochi. «Se il premier scioglie alcuni nodi noi ci siano» ha detto Davide Faraone. Elena Bonetti ha confermato: «Se c'è uno scatto di responsabilità per dare una svolta all'azione di governo, Italia Viva c'è». Questo scenario aveva forse in mente Clemente Mastella quando ha detto: «Nessuno pensi di recuperare il dialogo con Renzi alle spalle dei "responsabili". Non siamo fessi». Ma quelli che dentro Iv sognano di diventare "costruttori" continuano a pensarci: «Sto facendo valutazioni di coscienza», ha spiegato il senatore Leonardo Grimani. E poi ci sono i due socialisti, Riccardo Nencini ed Enzo Maraio, che hanno già dichiarato di voler dare una mano ai "costruttori". Luigi Di Maio è sicuro che «i costruttori arriveranno anche dalle file di Italia Viva». Un voto in più Visto che i renziani non gli voteranno contro, Conte riuscirà a superare l'esame nell'aula di palazzo Madama, oltre che a Montecitorio, ma non potrà presentarsi da Mattarella con la certezza di una vera maggioranza politica. Lo ha detto chiaramente il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando: «Si può evitare una crisi avendo anche un solo numero in più, ma non governare avendo un voto in più». Dal punto di vista costituzionale nulla da eccepire, come osservano anche i giuristi di casa al Quirinale: in una decina di precedenti nella storia repubblicana, per la fiducia al governo è stata sufficiente la maggioranza relativa. Di fronte ai prevedibili attacchi della coppia Salvini-Meloni, Conte potrà citarne due: il governo Berlusconi I si fermò a 159 voti al Senato, il Berlusconi IV a quota 314 alla Camera. Certo, resta da capire quanti ne prenderà Conte martedì. Senza Iv al Senato il governo può contare su 151 voti, quelli dei senatori che già votano con la maggioranza, tra i quali 16 del Misto, compresi i 4 del Movimento italiani all'estero. Questi ultimi ieri hanno fatto nascere il gruppo MAIE-Italia23: potrebbe diventare la casa in cui «costruire uno spazio politico che ha come punto di riferimento Conte», ha detto il sottosegretario Ricardo Merlo. Tra aperture e smentite Dunque 151, ne servono almeno 10 per raggiungere la soglia della maggioranza assoluta a palazzo Madama. La situazione sembra congelata anche sui banchi di Forza Italia: «Nessun mio coinvolgimento nella frangia dei già responsabili, dovete rifare i conti», ironizza la senatrice Barbara Masini. Ma del gruppo azzurro fanno parte anche i tre senatori dell'Udc, che usano toni ben diversi: «Se l'Udc, con un progetto politico condiviso con questa maggioranza, decidesse di sostenere questa fase della legislatura, io mi sentirei di collaborare», ha dichiarato Paola Binetti. I renziani hanno messo in giro la voce che per lei sarebbe pronto il ministero della Famiglia: una perfidia, per far infuriare il Pd. In ogni caso Binetti, coi colleghi Antonio De Poli e Antonio Saccone, sta alla finestra: la linea verrà decisa lunedì. Il segretario, Lorenzo Cesa, nega un coinvolgimento, in virtù di un accordo all'interno del centrodestra, ma da ambienti leghisti ammettono che è quello il fronte «a rischio cedimento». Altri voti sono attesi da ex senatori M5s rimasti battitori liberi, ma in tre hanno già smentito: Mario Giarrusso, Carlo Martelli e Marinella Pacifico. Si lavora su Lello Ciampolillo e Tiziana Drago. Il paradosso è che, mentre si cerca di recuperare alcuni ex, si rischia di perderne altri finora in maggioranza. Dopo lo scontro di giovedì nell'assemblea dei parlamentari 5 stelle, Matteo Salvini prova a instillare dubbi: «Molti grillini seri stanno bussando alla nostra porta - ha detto il leader della Lega - e nel centrodestra vedo più arrivi che partenze». 

Nessun commento:

Posta un commento