Anglotedesco

Anglotedesco

martedì 12 gennaio 2021

Il governo dice "sì" al Recovery.Ma Renzi è pronto ad aprire la crisi

 



di Federico Capurso

Per una, due, tre volte, prima che il Consiglio dei ministri si apra in tarda serata, Matteo Renzi cambia idea sulle sorti del governo. L'ultima convinzione del leader di Italia viva, in una giornata che procede sulle montagne russe, viene offerta ai cronisti alle 18 nei corridoi del Senato: «Ha deciso il premier dicendo no ad un Conte ter». Le sue due ministre, Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, sono quindi pronte a dimettersi già oggi, pur assicurando l'approvazione in Cdm del Recovery plan che potrà così passare all'esame del Parlamento entro la fine di gennaio. Italia Viva voterà anche lo scostamento di bilancio, il nuovo decreto Ristori e il Dpcm per il Covid, assicurano. Ma il titolare dell'Economia Roberto Gulatieri frena: «Impossibile in caso di crisi». La linea di palazzo Chigi, di fronte al burrone, è quella della durezza: «Se Renzi ritira i suoi ministri, è impossibile un nuovo governo con Italia Viva». Una posizione spalleggiata da Romano Prodi e dal Movimento 5 stelle, e che invece fa infuriare gli uomini del Pd, perché di fronte alla sfida lanciata da Conte crollano i ponti con i renziani tenuti in piedi a fatica fin qui. «Se Conte parla in questo modo - commenta infatti Renzi - significa che ha i numeri per andare avanti e Italia viva può andare all'opposizione». Lo scontro, ormai, non è più nel merito del Recovery plan. Sul piano di finanziamenti europei, infatti, gli stessi uomini di Iv ammettono i passi in avanti fatti dal governo. Il punto è politico e, quindi, di più difficile soluzione. I parlamentari M5S si vedono in assemblea, al Nazareno si riunisce lo stato maggiore del PD con Nicola Zingaretti, il vice Andrea Orlando, il capodelegazione Dario Franceschini e i due capigruppo. Si assumono toni da "ultimo appello" nei confronti di Renzi: non per proseguire il confronto, ma per chiedere una marcia indietro di fronte a ciò che sembra inevitabile. E i renziani rispondono tenendo accesa una luce tanto debole da sembrare un'illusione: «Da qui a domani (oggi, ndr), Conte può fare ancora molte cose». Tempo fino a questo pomeriggio, quando Renzi arriverà a palazzo Madama per parlare in conferenza stampa e sancire lo strappo definitivo o cristallizzare la crisi. Ma le "molte cose" che Conte può fare, nei ragionamenti di Iv, sono in realtà una soltanto: dimettersi e proporre un Conte ter. Con tutte le insidie che questa opzione nasconde, soprattutto per il futuro politico del presidente del Consiglio che una volta rimesso l'incarico non ha la certezza di riottenerlo. La conta dei voti in Aula, con una crisi al buio, è però uno scenario che tutti vogliono evitare. «Sarebbe un grosso errore politico - dice Zingaretti -. I governi non si rilanciano creando crisi che il 99% degli italiani non capisce». E se si tornasse al voto favorendo la probabile vittoria del centrodestra, prosegue il segretario Dem, «non credo sia una buona notizia per la nuova fase Usa, il rischio che gli alleati di Donald Trump tornino al potere». A replicare è il presidente di Iv Ettore Rosato: «L'alleato di Trump è a palazzo Chigi», punge riferendosi al legame stretto tra Trump e Conte in questi anni. Di fronte all'ipotesi di un governo di unità nazionale è Orlando, ospite di Otto e mezzo, a chiudere la porta: «Escludo totalmente il nostro appoggio». Mentre sull'addio definitivo a Renzi, la posizione è meno tranchant: «Se Conte e M5S dicono mai più con Renzi se fa cadere il governo, io dico che in politica non si può mai dire mai». Resta in piedi, dunque, solo la strada che porta ai responsabili. «Al momento opportuno, le forze che vogliono contribuire possono palesarsi», scommette il dem Goffredo Bettini, ospite a Stasera Italia. Dovrebbero sganciarsi alcuni senatori da Forza Italia, ma Silvio Berlusconi non dà il via libera perché convinto che la crisi possa risolversi senza esporre il suo partito all'imbarazzo di fronte agli alleati di Lega e Fdi. Gli sforzi per assemblare un gruppo di "costruttori", però, non ha ancora ottenuto risultati. Al momento, si fermerebbe tra i 154 e i 156 voti, lontani dalla quota minima di 161. «Se Conte vuole - lo schernisce Renzi - posso cedergli qualcuno. L'ho anche detto ai miei senatori: se volete passare da quella parte siete liberi di farlo».

Nessun commento:

Posta un commento