Anglotedesco

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mercoledì 13 gennaio 2021

Il Pd: rischiamo di trascinarci 14 giorni:«Per colpa sua salta il decreto ristori»



di Carlo Bertini

«Facciamo una figura pessima, non sapete i messaggi che mi stanno arrivando da Bruxelles, per non dire del Financial Times...», dice Enzo Amendola in collegamento con il segretario dem. «Ora rischiamo di trascinarci questa crisi per due settimane, con effetti nefasti».In questo caos, ecco i due punti fermi fissati in un summit tra Nicola Zingaretti, Goffredo Bettini, Dario Franceschini e Andrea Orlando: «Non si decapita un premier in questo modo», quindi il Pd difende Conte da Renzi. Tanto che Franceschini in Cdm lo blinda, «chi attacca Conte attacca l'intero governo». Secondo, nessun esecutivo con le destre, quindi «non c'è nessuna altra maggioranza e nessun altro premier». Terzo, ma non si può dire pubblicamente: l'offerta di insediare un premier Pd, recapitata da Renzi - almeno ora - va respinta al mittente: perché bisogna fare fronte con i Cinque stelle, che hanno il 30% degli eletti e non mollano Conte. Il quale però si illude a credere che riceverà un incarico per tenere il governo fino alle elezioni in giugno: perché il Colle - è questa la convinzione dei Dem - vorrà invece un governo di transizione, per non concedere un vantaggio al premier di centrosinistra. Insomma, un disastro totale. «Renzi ha fatto un errore gravissimo contro l'Italia», lo apostrofa Zingaretti furibondo. Dopo aver scaricato fiumi di improperi contro di lui al telefono con gli amici. Ed essere andato subito al Tg1, per caricargli sulle spalle il prezzo «di una crisi incomprensibile». «Ora, senza un governo in carica non si può votare il decreto ristori, che non è certo ordinaria amministrazione», spiega Orlando: gettando addosso al leader di Italia viva la croce di non far arrivare i soldi nelle tasche degli italiani colpiti dalla pandemia. Tutto rischia di arenarsi in Parlamento per settimane. E questo per cosa? Ieri mattina, dopo aver parlato con Conte, Zingaretti informa al telefono Renzi delle aperture che il premier avrebbe fatto a breve. Il suo predecessore non si sbilancia, ma i suoi colonnelli per ore dicono agli emissari del Pd di aspettarsi un segnale dal premier, tanto da far pensare ad un congelamento delle dimissioni delle ministre renziane. Si capisce dunque l'arrabbiatura del leader Pd, che aveva pure fatto il pontiere, smontando la sfida a Renzi lanciata dal premier il giorno prima, con l'aiuto del capo dello Stato. «Conte è uscito dal Colle ed ha riaperto una prospettiva, Renzi poi ha combinato questo guaio», scuote il capo un ministro. C'è Biden, mai con le destreSecondo punto fermo, il Pd non voterà nessun governo istituzionale, tecnico o di qualunque tipo, per finire la legislatura con i filo Trump Salvini e Meloni. «Non esiste che in America vince Biden e noi qui facciamo un governo con questi», spiega uno degli strateghi del Pd. Perché se la linea renziana è di «stroncare prima Conte e poi noi in un governo con la destra», i dem hanno mangiato la foglia e stroncano le larghe intese. Ma temono un'operazione a tenaglia, per questo alzano la diga. L'analisi dei big è che la posizione «andiamo al voto» di Salvini e Meloni sia solo tattica. Quando arriverà il pressing di vari centri di potere, la musica sarà diversa. «Si vogliono far dire di no sulle elezioni anticipate dal Colle, per planare su un "governo di tutti" senza Conte. Non possiamo accettarlo». Si prova a trattarePiantate queste due architravi, la domanda è: cosa succede ora. E la risposta scorata di quasi tutti i quadrumviri è che si finirà alle urne, purtroppo. Tutto è un'incognita, salvo che «ci dovrà essere un passaggio parlamentare, Conte lo reclama e a questo punto noi lo appoggiamo». Se questo passaggio comporterà un voto o meno, nessuno scommette, ma certo «dopo che Renzi ha sfasciato tutto in una conferenza stampa, si deve tornare in Aula». Ma qualcuno spera di tenere aperto un esilissimo filo di trattativa, una volta che, consumata la resa dei conti in parlamento come vuole Conte, posata la polvere, forse si tornerà a ragionare. Ma chi ha parlato col premier, sa che ovviamente dopo ieri sera «non vuole più aver a che fare con Renzi». In questo filone trattativista, è utile sentire l'analisi di uno dei ministri più smaliziati Pd, che ha letto la conferenza di Renzi come di uno che «vuole trattare e si è anche liberato delle sue ministre, per fare il rimpasto come vuole lui. Ma non calcola che da oggi tutto cambia in peggio e non si può certo sedere a capotavola». 

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