Anglotedesco

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lunedì 11 gennaio 2021

Il piano per il Conte ter dimissioni e nuova squadra

 



da LA REPUBBLICA dell'11 gennaio 2021.Giovanna Vitale

Può sembrare un paradosso, ma a questo punto della notte il principale ostacolo alla nascita del Conte ter si chiama Giuseppe Conte. Asserragliato a palazzo Chigi con un gruppo ristretto di fedelissimi, assediato dai vertici di Pd e Cinquestelle che gli chiedono di fare in fretta, di convocare al più presto i leader della maggioranza per chiudere un accordo politico col quale salire al Quirinale per dar vita a un governo nuovo di zecca, il presidente del Consiglio promette a tutti di pensarci e intanto resiste.Nonostante in tanti lo abbiano sconsigliato, è ancora convinto che la strada maestra sia sfidare in Parlamento il capo di Italia Viva, forte anche della profezia lanciata dal portavoce Rocco Casalino nel corso di una conversazione con alcuni parlamentari grillini: «Se andiamo in Senato lo asfaltiamo, come è successo con Salvini». Oppure, in subordine, procedere con un rimpastino: sostituire cioè un paio di ministri — magari proprio le renziane Bellanova e Bonetti, se dovessero lasciare — e andare avanti senza essere obbligato a passare per Mattarella. Due opzioni tuttavia osteggiate dai due principali partiti della coalizione: la prima perché priva di sbocco, «senza Iv e con i responsabili dureremmo due giorni, ha ragione Franceschini quando dice che nelle Commissioni rischiamo di non avere i numeri», spiega un deputato pd. La seconda perché di corto respiro e impraticabile: all’orizzonte, di ministri propensi a fare le valigie, non se ne vede nessuno.Non si fida di Matteo Renzi, l’avvocato. Teme, presentandosi al Colle da dimissionario, che una volta aperte le consultazioni il senatore di Firenze possa tradire gli impegni e proporre un altro al suo posto. Non gli bastano le rassicurazioni dell’infaticabile mediatore dem, Goffredo Bettini, che gli ha riassunto con dovizia di particolari i suoi colloqui con l’ex Rottamatore. Al quale è stato spiegato che non esistono alternative né a Conte premier né all’attuale maggioranza e che può perciò scordarsi governi tecnici o altre improbabili soluzioni. Tant’è che adesso, rivela chi ha seguito da vicino questa triangolazione, Renzi si starebbe predisponendo a mantenere in sella il capo del governo, a patto però di ottenere quella «radicale discontinuità» sui dossier e sulla squadra ribadita ieri dalla titolare all’Agricoltura. E considerata dal leader di Iv il minimo sindacale per proseguire la stagione giallorossa.Ma l’inquilino di palazzo Chigi continua a dubitare. Ritiene di aver già concesso molto, cambiando profondamente il Recovery, rinunciando alla task force e alla fondazione sulla Cybersicurezza, dando via libera al rimpasto. E vuole evitare passi falsi. Gli hanno raccontato cos’è successo a fine anno a palazzo Madama, quando il ministro Patuanelli ha invitato i senatori grillini a sottoscrivere in blocco un documento per legare il loro destino a quello di Conte (o lui alla guida o il voto), ricevendo un sonoro rifiuto. Interpretato come il segnale che persino un pezzo consistente del M5S sarebbe pronto a sacrificarlo pur di evitare le urne. Così alimentando il terrore dell’epilogo imprevisto: entrare papa nello Studio alla Vetrata e uscirne cardinale.Il "ter", oltretutto, presenterebbe un’ulteriore controindicazione. Da un corposo riassetto dell’esecutivo, sul quale l’intera maggioranza sembra ormai orientata, Conte ne uscirebbe comunque ridimensionato. Da mesi il Pd insiste per avere, anche in virtù dei mutati rapporti di forza, un suo uomo a palazzo Chigi. In funzione di riequilibrio, visto che il giurista pugliese non ha mai esercitato quel ruolo di garante, di sintesi fra forze assai diverse, pattuito nell’agosto 2019. Una richiesta che Franceschini è tornato ad avanzare qualche giorno fa, proponendo la candidatura di Bettini per la delega ai Servizi. La risposta del premier sarebbe stata freddina. Perché, se proprio dovrà passare la mano, la sua idea è affidarla a un uomo di sua stretta fiducia: il segretario generale della Presidenza, Roberto Chieppa, oppure il sottosegretario 5S Mario Turco. Sempre che la casella non serva per liberare il Viminale a un esponente di Italia Viva (probabilmente Ettore Rosato, ma c’è chi spinge per lo stesso Renzi): in tal caso potrebbe toccare a Luciana Lamorgese guidare l’Intelligence. Mentre a palazzo Chigi, come sottosegretario dem, approderebbe Andrea Orlando. Il quale, se Renzi riuscisse a ottenere lo scalpo di Bonafede, cosa assai improbabile, potrebbe anche tornare alla Giustizia.Certo è che il tempo stringe. Il Quirinale, che segue con grande preoccupazione l’evolversi della crisi, esorta a fare in fretta. La pandemia non consente di tergiversare, né soluzioni pasticciate. Tant’è che, fanno sapere dal Colle, se il premier dovesse presentarsi dimissionario, le consultazioni non dureranno a lungo: verranno aperte e chiuse nel volgere di poche ore.

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