Anglotedesco

Anglotedesco

mercoledì 20 gennaio 2021

Il premier non vuole un partito.Avanti con i contatti ad personam



di Fabio Martini

La caccia al volenteroso avanza ma non decolla. A Palazzo Chigi confidavano che le due fiducie potessero smuovere falangi e invece le prime 24 ore di "porta a porta" stanno dando risultati inferiori alle necessità. Per una ragione sinora rimasta sotto traccia e assai diversa dalla vulgata prevalente: da diversi giorni i due azionisti di riferimento della maggioranza, Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio, stanno suggerendo a Giuseppe Conte di «prendere un'iniziativa politica», di far capire di essere in campo, di essere pronto a "farsi partito". Zingaretti pensa che questo sia l'unico modo per «allargare subito la base parlamentare», evitando il suk e al tempo stesso che sia un investimento per provare a vincere, quando ci saranno, le elezioni Politiche. E anche Luigi Di Maio si sta muovendo con una logica capovolta rispetto al timore che gli viene attribuito di temere la concorrenza di un "Partito di Conte". Nell'ultima assemblea dei parlamentari Di Maio ha ascoltato voci disponibili a intraprendere una nuova avventura politica e lui stesso - da quel che confida - non esclude di contribuire ad una "rifondazione" della famiglia pentastellata. Certo, nulla che sia all'ordine del giorno, ma c'è un momento nel quale le idee hard spuntano e a quel punto non si sa mai come possano finire. Ma Conte non è convinto di cambiare identità. Resiste all'idea di lanciarsi e, al netto delle domande che informalmente si rincorrono nei quartier generali (teme di bruciarsi le carte per il Quirinale? Non ha il "fisico" per un'operazione tutta politica? ), di fatto la resistenza del presidente del Consiglio ad un impegno politico in prima persona complica l'operazione-consolidamento nelle due Camere. In particolare al Senato. Nelle ultime 48 ore si sono manifestate tre strade per conquistare quella decina di senatori necessari per riprendere la navigazione di crociera. Prima strada: il "Partito di Conte". Su questa strada, silenziosamente, spinge anche Leu ed è pronto a dare il suo know how il deputato di gran lunga più esperto presente in Parlamento, che ha richiamato a raccolta diversi ex 5stelle: Bruno Tabacci, già presidente della Regione Lombardia. Tabacci conferma: «Se Conte prende un'iniziativa politica può dare quel valore aggiunto che consente alla maggioranza parlamentare di diventare maggioranza nel Paese». La seconda strada è quella indicata da due big del Pd, come Goffredo Bettini («Nasca una terza gamba moderata») e Dario Franceschini: «Gli europeisti e i moderati che non vogliono seguire Salvini si uniscano a noi». Fuor di metafora: un appello ai senatore dell'Udc e di Forza Italia a seguire l'esempio di Renata Polverini e di Mariarosaria Rossi, due delle parlamentari azzurre che hanno votato la fiducia. Sulla Rossi, che ha escluso di essere stata guidata da Berlusconi, esce un sussurro da casa Mediaset: è un segnale di riconoscimento a futura memoria dopo l'emendamento anti-scalate che aiuta la "casa madre" berlusconiana dall'attacco di Vivendi. Anche il presidente del Consiglio, parlando a Camera e Senato, aveva promesso di volersi rivolgere alle forze «liberali, popolari ed europee» presenti in Parlamento. Il socialista Riccardo Nencini, peraltro senza discostarsi dal precedente atteggiamento, ha votato la fiducia. Ma una volta incassato il sì, nel primo vertice di maggioranza utile, Conte si è dimenticato di invitare il Psi. Uno sgarbo politico che non aiuta. E quanto al pressing sui senatori di Forza Italia non sta provocando uno sfondamento. Spiega Andrea Cangini: «I motivi di malessere non mancano nel nostro gruppo, ma non sono per nulla incoraggiati dalla prospettiva di puntellare una maggioranza come questa. Se ci fosse un quadro politico diverso e un altro premier, forse, qualcuno potrebbe essere interessato. Oggi non si muove nulla». Qualcosa si muove nell'Udc. Dice Paola Binetti: «L'interlocuzione è aperta», ma il capo del partito, Lorenzo Cesa sta alzando il prezzo politico. E se le due operazioni politiche, il partito di Conte e il partito liberale-europeista, tardano a decollare, non resta che la trattativa con i singoli. Chi giura che sia l'unica via praticabile è un professionista come Clemente Mastella, tante volte evocato in questi giorni anche se nel 1998 fu promotore assieme a Francesco Cossiga dell'unico cambio di campo con una valenza politica, quello che portò alla nascita del governo D'Alema: «Se servono i numeri, l'unica strada per costruire una maggioranza più solida è quella della raccolta dei singoli contributi, uno per uno. Poi una volta stabilizzata, la maggioranza avrà il tempo di organizzare un'operazione politica più ariosa. Senza dimenticarsi un dettaglio: senza i Responsabili al Senato, il governo avrebbe raggiunto una quota così insoddisfacente che sarebbe stato costretto a dimettersi» . 

Nessun commento:

Posta un commento