Anglotedesco

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mercoledì 13 gennaio 2021

Il silenzio del Colle non scioglie i dubbi

 


di Ugo Magri 

Il telefono del Quirinale ieri sera non ha squillato, ma entro le prossime ore Giuseppe Conte dovrà comporre quel numero e chiedere udienza per comunicare ufficialmente al capo dello Stato quali sono le sue intenzioni. Già, perché la crisi non è ancora formalmente aperta e al premier spettano alcune scelte piuttosto delicate su cui Sergio Mattarella non intende esercitare la minima ingerenza. In particolare, quando salirà al Colle, Conte potrà dimettersi seduta stante, come era discutibile prassi della Prima repubblica quando un partito della coalizione ritirava il proprio sostegno; in alternativa potrà manifestare la volontà di presentarsi alle Camere per illustrare la situazione che si è creata e poi trarne le conseguenze al termine del dibattito con un voto o anche senza bisogno di votare, dipende. Potrebbero sembrare cavilli procedurali, sfumature quasi impercettibili, ma non è affatto così perché scegliere l'una o l'altra strada può determinare conseguenze molto diverse.Per esempio, scegliendo di parlamentarizzare la crisi come insegnano i manuali di diritto costituzionale, il premier dovrebbe assumersi l'interim delle ministre dimissionarie, ma avrebbe modo di illustrare le sua linea al Paese con più forza e solennità (idem Italia Viva). E dal momento che un dibattito tra Camera e Senato verrebbe a cadere nella prossima settimana, nel frattempo Conte potrebbe tentare di far pace con Matteo Renzi (una parte del Pd lo reputa possibile); qualora al contrario scegliesse lo scontro col suo predecessore, avrebbe forse il tempo per mettere insieme un gruppo di «responsabili» disposti a sostenerlo, sempre che riesca a trovarne abbastanza, si capisce. Ma sono tutte valutazioni di competenza del premier, calcoli complicati che vedrà lui come risolvere parlandone con chi lo consiglia. Mattarella se ne vuol tenere il più possibile fuori, questo assicurano sul Colle, perché chi come lui fa l'arbitro non può né deve suggerire le mosse ai vari protagonisti.Anche ieri intorno all'ora di pranzo, quando Conte è andato a anticipargli l'intenzione di tendere in extremis la mano a Renzi, il presidente è rimasto soprattutto a sentire. Non trova conferme la voce secondo cui si sarebbe caldamente raccomandato di evitare forzature, tipo campagne acquisti per arruolare qualche transfuga del centrodestra. 

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