Anglotedesco

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giovedì 14 gennaio 2021

Il Tar lombardo dice sì al ricorso:«Le superiori possono riaprire»


di Paolo Colonnello 

Da oggi, teoricamente, gli studenti lombardi potrebbero tornare in classe. Così stabilisce infatti una sentenza emessa ieri dal Tar della Lombardia che, accogliendo un ricorso di alcuni genitori dell'associazione "A scuola" ha sospeso l'efficacia, almeno fino al 15 gennaio, del provvedimento con cui la Regione aveva vietato il rientro in classe e imposto la "dad" a tutti gli studenti di superiori e università almeno fino al 25 gennaio. Secondo i giudici amministrativi di primo grado, l'ordinanza della giunta Fontana è «irragionevole» perchè «il pericolo che vuole fronteggiare non è legato alla didattica in presenza in sé e per sé considerata, ma al rischio di assembramenti correlati agli spostamenti degli studenti». E quindi, «a fronte di un rischio solo ipotetico di formazione di assembramenti, anziché intervenire su siffatto ipotizzato fenomeno, vieta radicalmente la didattica in presenza per le scuole di secondo grado, didattica che l'ordinanza neppure indica come causa in sé di un possibile contagio». E' un colpo di una certa intensità a una ordinanza regionale che comunque recepisce una legge nazionale indicata nell'ultimo dpcm del 3 dicembre scorso che però limitava la propria efficacia dal 4 dicembre fino al 15 gennaio 2021. La Lombardia, come si ricorderà era quindi intervenuta estendendo la "dad" fino al 24 gennaio. Ma, secondo i giudici amministrativi, un decreto del 5 gennaio scorso imponeva «una disciplina per la progressiva ripresa dell'attività scolastica in presenza, stabilendo che dal giorno 11 gennaio al 16 gennaio , le istituzioni scolastiche di secondo grado adottano forme flessibili nell'organizzazione dell'attività didattica...garantendo almeno al 50 per cento della popolazione studentesca l'attività didattica in presenza». Cosa che invece non è affatto avvenuta. Ma perché il provvedimento ha efficacia solo fino al 16, cioè a sabato? Perchè fino a quella data, in assenza di altri dpcm, effettivamente la Regione , scrivono i giudici, torna ad avere una competenza per misure più restrittive. In definitiva, il provvedimento del Tar assume più che altro un valore simbolico. Che afferma però principi fondamentali. In altre parole, i giudici dicono alla Giunta Fontana che se il problema della scuola in presenza sono gli spostamenti e non le lezioni, allora sarà il caso di risolvere gli spostamenti.Ovviamente ora la Regione potrà sospendere l'efficacia del Tar facendo ricorso al Consiglio di Stato. Ma intanto ieri è stato depositato un altro ricorso di genitori (quasi tutti giuristi) che formula la possibilità di un'eccezione di costituzionalità sull'applicazione della didattica a distanza, avendo dpcm e ordinanze regionali leso il diritto costituzionale all'istruzione. Questione che se, accolta favorevolmente, potrebbe avere ripercussioni in tutta Italia, costringendo governo e regioni a rivedere le loro decisioni. 

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