Anglotedesco

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lunedì 18 gennaio 2021

In Israele profilassi da record ma si teme una terza ondata

 



di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi 

Le ragioni che hanno portato il Paese di Israele a primeggiare nella lotta alla pandemia da coronavirus sono molteplici e sicuramente ha inciso l'aver dovuto affrontare non poche emergenze nella sua storia. Le misure sino a oggi adottate dal governo Netanyahu non hanno scongiurato il terzo lockdown in meno di un anno. Tuttavia, pur in presenza di un contagio che continua inesorabilmente a diffondersi, è il Paese che più velocemente sta vaccinando la popolazione. Più di 2 milioni (su oltre 9 milioni di abitanti) hanno già ricevuto la prima dose. In questi giorni è arrivata anche la proposta della ministra della Diaspora Omer Yankelevich di vaccinare i sopravvissuti della Shoah, ovunque si trovino: 190.000 sono i sopravvissuti che vivono in Israele mentre, 130.000 nel resto del mondo. Molti sono già stati vaccinati, altri stanno ricevendo la prima dose o sono in attesa di riceverla. Come Sami Modiano, sopravvissuto ad Auschwitz, che a Roma ha fatto il vaccino insieme a sua moglie Selma. Chi al momento ha invece poche aspettative sono i palestinesi. Nelle ultime ore e dopo numerosi appelli, le autorità carcerarie israeliane hanno deciso di somministrare il vaccino anche ai detenuti palestinesi. Israele e Palestina pur essendo in conflitto sono legati ed interconnessi. Ci sono migliaia di lavoratori transfrontalieri che entrano giornalmente in Israele. E intere caserme di soldati israeliani in Cisgiordania. A mescolare le carte, la presenza degli insediamenti israeliani all'interno della linea verde. Per mettersi in sicurezza Israele è dunque obbligato ad attendere che i vicini facciano lo stesso. C'è chi invoca il dovere dell'esercito occupante, ovvero gli israeliani, di provvedere secondo il diritto internazionale. C'è chi ricorda che con gli accordi di Oslo la sanità palestinese ha un sistema indipendente, carente e disastroso. Il presidente Abu Mazen ha lanciato un appello di aiuto, la tempistica difetta e la logistica pure. L'asimmetria tra Israele e Palestina è anche questione di Covid . 

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