Anglotedesco

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venerdì 15 gennaio 2021

In Lombardia scoppia la rivolta.E Fontana si prepara al ricorso



di Chiara Baldi 

Il verdetto è secco: Rt a 1,4. Tradotto: la Lombardia da domenica torna in zona rossa, insieme alla Sicilia e alla provincia autonoma di Bolzano. Per la regione più colpita d'Italia - oltre 26mila morti di Covid - non sono bastati i 90 giorni di chiusura totale tra il lockdown di primavera e la zona rossa dell'autunno prima e quella di Natale poi. Ma all'undicesimo mese di pandemia il presidente leghista Attilio Fontana non ci sta. E prima chiede al ministro della Salute Roberto Speranza di «ripensarci» e poi annuncia, duro, un ricorso, che fa gola anche a Bolzano, tanto che lo comunica a sua volta. «Sono stato cauto e ho preteso sempre il rispetto delle regole. Tuttavia - ha spiegato il presidente lombardo - ritengo fortemente penalizzante questo scenario, che darebbe un colpo devastante all'economia lombarda. Più volte ho chiesto al Governo di rivedere i parametri perché basati su dati vecchi (del 30 dicembre) che non tengono conto di importantissimi indicatori a noi favorevoli, come l'Rt sull'ospedalizzazione. Ma non abbiamo ancora ricevuto risposta». In serata ci mette il carico da 90 anche la neo vicepresidente, Letizia Moratti che chiede «la rivalutazione dei criteri di assegnazione delle zone: la Lombardia viene penalizzata pur avendo una incidenza di contagi per abitante nettamente inferiore a altre regioni e alla media nazionale, sulla base di dati di due settimane fa, mentre nel frattempo la situazione è migliorata». Ormai la rottura con Roma sembra insanabile, lontani i tempi in cui Speranza si presentava a Palazzo Lombardia per spiegare i sacrifici che il virus imponeva. Una rottura frutto anche di una richiesta, avanzata con altre regioni, di un tavolo di confronto che non si è mai concretizzato. Per il centrodestra la ragione è una e una sola: il Governo impone la zona rossa «per danneggiare la Lombardia» perché «è una regione a guida leghista». Duro il senatore del Carroccio Roberto Calderoli: «Il Governo penalizza la regione più popolosa e più produttiva, con un evidente danno alla nostra economia», mentre per il segretario lombardo della Lega Paolo Grimoldi è una «decisione illogica e penalizzante». E anche Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, parla di «penalizzazione eccessiva per i lombardi». Ma a protestare non è solo la Regione. Anche alcuni sindaci di centrosinistra delle città più colpite in primavera sono d'accordo: la zona rossa è un danno. In prima linea c'è il bergamasco Giorgio Gori, seguito da Cremona, che chiede una deroga per la sua provincia: «Crediamo si possano comprendere le difficoltà e le sofferenze cui il protrarsi delle limitazioni, se non addirittura il loro inasprimento, sottopone i cittadini dei nostri territori», scrive in una lettera indirizzata a Fontana affinché ne parli con Speranza. Ma è lo stesso presidente, piccato, a rispondergli: «Se Gori riesce a sollecitare un intervento ai suoi rappresentanti politici non sarà necessario una deroga per Bergamo, tutta la Lombardia sarà zona arancione». E anche dal milanese Giuseppe Sala arriva una richiesta di chiarimento al numero 1 di Palazzo Lombardia affinché «ci dica come stanno le cose».Allarmati per l'incombente zona rossa, poi, le associazioni di categoria. Assolombarda parla di un crollo, nel 2020, del 10% di Pil: «Non possiamo permetterci questa schizofrenia di metodo. Il rischio è di compromettere la ripresa che stiamo rincorrendo e che è necessaria», commenta il presidente Alessandro Spada. 

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