Anglotedesco

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sabato 9 gennaio 2021

L’ambasciatrice Usa a Taiwan. E Xi sfida Biden con un missile



da IL CORRIERE DELLA SERA del 9 gennaio 2021.Guido Santevecchi

Kelly Craft, ambasciatrice americana all’Onu, si prepara a visitare Taipei: la settimana prossima incontrerà la presidentessa Tsai Ing-wen e terrà un discorso «per rafforzare il sostegno degli Stati Uniti a Taiwan». Secondo Pechino è una provocazione: «Se Washington gioca col fuoco pagherà un prezzo altissimo». Il governo comunista condanna la comunicazione politica formale tra americani e taiwanesi, perché sconfessa il principio (la finzione diplomatica) secondo cui l’isola appartiene alla Cina.La missione dell’ambasciatrice Craft è l’ultima prova di appoggio americano all’isola democratica prima della fine dell’amministrazione Trump. La Cina ricorda (rivolta ormai a Joe Biden) che i rapporti tra le due superpotenze si fondano sul riconoscimento che esiste «Una sola Cina». Questo, secondo Xi Jinping, significa che la provincia taiwanese deve tornare alla madrepatria, come Hong Kong. Ma la proposta «Un Paese due Sistemi» ormai è morta, uccisa davanti agli occhi dei taiwanesi dalla normalizzazione brutale imposta a Hong Kong.Tsai Ing-wen resta attenta a non evocare la parola «indipendenza», chiede «coesistenza nelle relazioni tra le due parti dello Stretto», il braccio di mare che separa l’isola dalla costa cinese continentale. Xi Jinping ha giurato che «la questione non sarà lasciata in eredità alle future generazioni»: è deciso a chiudere la partita, consegnandosi alla storia come l’uomo che ha riunificato la Cina «con mezzi pacifici o con la forza se necessario».Gli analisti sostengono che la presenza aeronavale degli Stati Uniti impedirebbe un’invasione dell’isola, trasformandola in una carneficina. Washington da decenni applica la dottrina dell’ambiguità strategica: fornisce di armi l’alleato che non riconosce come governo sovrano, ma non dice se scenderebbe in guerra per difenderlo. L’Esercito popolare di liberazione, però, potrebbe avere piani ancora più sottili, azioni devastanti senza bisogno di rischiare lo sbarco: la tv cinese ha appena trasmesso il filmato di un missile da crociera che distrugge un palazzo. Si tratta di un CJ-10, ordigno di precisione capace di portare sul bersaglio una testata esplosiva da 500 chili. «È stato un esperimento di decapitazione, un monito a Taiwan», ha detto Pechino sottolineando che il CJ-10 può essere programmato per infilarsi con precisione nella finestra di un edificio nel raggio di duemila chilometri. Taiwan dista meno di 200 chilometri dalla costa continentale. Che cosa farebbero gli Stati Uniti di Joe Biden se un missile si abbattesse su Taiwan?Al momento, la strategia di Pechino sembra ancora basata sul logoramento. Sul fronte diplomatico, usa la sua potenza economica per convincere uno a uno i pochi governi che ancora riconoscono Taiwan a tagliare i rapporti: sono rimasti in 15 e l’unico di peso è quello della Città del Vaticano.Sul versante militare, l’anno scorso le incursioni dei jet cinesi oltre la linea mediana dello Stretto hanno costretto i caccia dell’isola ad alzarsi in volo 3 mila volte. E ogni volta che uno dei 140 F-16 taiwanesi decolla all’inseguimento di un apparecchio cinese, la sua vita operativa si accorcia. Anche i piloti sono sotto stress: sette incidenti mortali nel 2020. E siamo ancora ai «giochi di guerra».

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