Anglotedesco

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venerdì 15 gennaio 2021

LAMBERTO DINI:«Raggiungere il 5% in questo Paese è sempre una grande impresa». Il Mes? «Andava preso subito»


Intervista di Fabio Martini 

Lamberto Dini, un "tecnico" che in Italia ha fatto quasi tutto - il presidente del Consiglio, il ministro dell'Economia e quello degli Esteri, ma anche una Lista che nel 1996 fu decisiva per l'accesso per la prima volta al governo della sinistra - non se la sente di sconsigliare Conte nella sua avventura politica, ma fa una previsione: «In questo Paese raggiungere il 5% rappresenta sempre una grande impresa. Può darsi che lui riesca a superare quella soglia. Ma porterà via voti ai democratici e ai Cinque stelle. Conte non sarebbe un valore aggiunto, sento di escludere che possa prendere voti a Salvini, a Meloni o Berlusconi». Classe 1931, fiorentino, già dirigente del Fondo Monetario internazionale, direttore della Banca d'Italia, Lamberto Dini è stato presidente del Consiglio tra il 1995 e il 1996 e alle elezioni di quell'anno guidò le liste di Rinnovamento italiano che col 4,3% consentirono il varo del governo Prodi. 

Questa "quasi crisi" di governo si sta risolvendo tutta nella caccia ai Responsabili e gli argomenti di Renzi sono stati accantonati: potrebbe rivelarsi un'occasione sprecata? 

«Quali fossero gli obiettivi ultimi che Renzi volesse raggiungere, non lo so. Ma ha sollevato questioni di merito alle quali si era cominciato a rispondere, correggendo l'impostazione iniziale del Recovery Plan, pieno di incentivi a destra e a manca, ma privo di grandi progetti. Miglioramenti ma insufficienti: mancano ancora i grandi progetti su infrastrutture e digitalizzazione». 

Lei lo prenderebbe il Mes? 

«Se parliamo con qualsiasi esperto di questi temi, la risposta sarà sempre la stessa: l'Italia lo avrebbe dovuto prendere per migliorare il proprio sistema sanitario. Invece il governo non lo fa e non solo perché i 5S sono contrari...». 

E per quale altra ragione? 

«Il problema è di Conte: non vuole affrontare la questione con i 5Stelle. Lui, come presidente del Consiglio, se avesse una sua indipendenza, dovrebbe dire: è nell'interesse del Paese e lo dobbiamo prendere. E sfidare i Cinque stelle. Non lo fa e non lo farà mai». 

Lei è stato ministro degli Esteri nel primo governo Prodi, dove c'erano Napolitano, Ciampi, Andreatta, Flick, Maccanico, Veltroni: non pensa che le forze di maggioranza avrebbero le risorse per un governo più forte? 

«Certo, nel Pd ci sarebbero gli uomini, ma quel partito si deve confrontare con i Cinque Stelle che hanno il 32%. L'ostacolo a un governo migliore è l'ideologia populista. Lo stesso Di Maio, che è il migliore, non ha il controllo del Movimento. Purtroppo questo è un governo debole e non ci sono le condizioni perché possa migliorare». 

Con Responsabili e magari Italia Viva non potrebbe nascere un governo più forte? 

«I voti oggi non li hanno, non dobbiamo dare per scontato che li abbiano, troppi sono gli intrecci. Ma ammettiamo che Conte possa avere i voti necessari al Senato, con i Responsabili finirebbe per mettere una toppa, col rischio che venga fuori un governo peggiore di quello di oggi. Perché risulterebbe ingestibile. Quei 10-15 che ti appoggiano, non li puoi mettere tutti nel governo come ministri o sottosegretari. Ne potrai mettere due o tre, ma gli altri saranno scontenti. E alimenteranno la tensione». 

Non è esagerata l'impuntatura sui Servizi, una delega che non esclude il premier dalle notizie top secret? 

«A palazzo Chigi, non mi sono mai preoccupato dei Servizi. Sono Agenzie che hanno la loro indipendenza, su loro iniziativa ti vengono a riferire gli sviluppi di questioni importanti. Non c'è bisogno di tenere la delega. La Cia e l'Fbi negli Stati Uniti sono seguiti dal governo ma non è il Presidente a farlo». 

Conte e Renzi sono troppo concentrati su loro stessi? 

«A volte la vanità supera l'intelligenza. Non avevo mai visto i telegiornali che aprono col presidente del Consiglio che cammina nei corridoi di palazzo Chigi con i dossier in mano, che studia alla scrivania. Ma che roba è questa? Intendiamoci: se i telegiornali lo seguono, io non ho nulla da obiettare, ma la personalizzazione va tenuta sotto controllo». 

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