Anglotedesco

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martedì 12 gennaio 2021

Le riforme del Recovery. 222 miliardi per il futuro




di Paolo Russo

 Sfida dell'acciaio verde per il rilancio siderurgico

Di tutti gli obiettivi del Recovery Fund è quello su cui l'Unione europea crede di più, e per questo ha imposto un vincolo di destinazione che per l'Italia vale settanta miliardi di euro. Dietro la voce "green" c'è di tutto. Dalle piste ciclabili agli incentivi energetici, dal rimboschimento al miglioramento della qualità dei trasporti nelle città. La sola riqualificazione degli edifici vale trenta miliardi, e si tratta essenzialmente del finanziamento fuori bilancio del superbonus al 110%. Val la pena investire così tanto? I Cinque Stelle e il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, ne hanno fatto una bandiera. Il patrimonio immobiliare italiano è fra i peggio tenuti e meno trasformati del Continente e - burocrazia permettendo - la misura può avere un impatto sulla ripresa. L'altra scommessa costosa (almeno due miliardi) è sul cosiddetto "acciaio verde", ovvero la riconversione dei forni Ilva "a caldo" con produzioni a base di idrogeno. A parole un progetto bellissimo, ma lungo e dai risultati incerti. Per lo Stato, che sta già investendo miliardi in un'azienda in perdita, un'ottima ragione che gli permetterà di farlo per anni, evitando il peggio ad una città (Taranto), la cui economia dipende da quello stabilimento. Alla voce "economia circolare" c'è la promessa della costruzione di nuovi impianti «per la valorizzazione e la chiusura del ciclo dei rifiuti». Il documento non usa mai la parola termovalorizzatori, per non urtare la sensibilità della componente grillina, da sempre contraria alla loro costruzione. È pur vero che il Recovery Plan partirà a giugno e si completerà nel 2026, e vai a sapere chi sarà al governo quando sarà l'ora di spendere quei fondi .


Con le case di comunità sanità vicina ai cittadini

Il Recovery raddoppia la dote per la sanità "di prossimità" che dai nove miliardi iniziali passa a diciotto, che diventano 19,7 considerando anche le risorse del React Ue. Ben 7,5 miliardi andranno al potenziamento della sanità territoriale, punto debole del sistema durante i mesi della pandemia. La novità più importante sono le 2.564 "Case della Comunità", una ogni 24.500 abitanti da realizzare per garantire assistenza a 13 milioni di pazienti cronici, facendo lavorare a braccetto medici di famiglia, pediatri, specialisti ambulatoriali e infermieri. Sono maxi ambulatori, con orari di apertura estesi, che dovranno fare anche da collante con l'assistenza di tipo sociale.Un altro miliardo è destinato a potenziare l'assistenza domiciliare e la telemedicina, che si avvarrà di 575 centrali di coordinamento e di oltre 51 mila medici e professionisti sanitari dotati di kit tecnologici digitali.Sono invece due i miliardi destinati agli "Ospedali di comunità", che dovranno assistere quei pazienti che, pur non avendo più bisogno dell'ospedale, non possono però nemmeno essere assistiti in casa. In tutto, 753 strutture intermedie nuove di zecca, con un bacino di utenza pari a ottantamila abitanti ciascuna.Al fascicolo sanitario elettronico andrà invece un miliardo. Oggi solo il 40 per cento degli italiani lo ha attivato, eppure la fotografia digitalizzata del nostro stato di salute, ma anche di ricoveri e accertamenti già eseguiti, è indispensabile sia per migliorare la qualità dell'assistenza sia ad evitare inutili duplicazioni di esami già eseguiti, che fanno aumentare spesa e liste di attesa.Altri 5,6 miliardi sono invece riservati a mettere in sicurezza i nostri ospedali che hanno in media settanta anni di vita, mentre 3,4 miliardi andranno ad ammodernare il parco tecnologico e digitale ospedaliero che oggi risulta al 70 per cento obsoleto.


  

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