Anglotedesco

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mercoledì 13 gennaio 2021

Ma il centrodestra si spacca sulle elezioni

 



di Niccolò Carratelli 

Non hanno stappato champagne, come ha ipotizzato qualcuno nel Partito democratico, per sottolineare la mossa improvvida di Renzi. Ma i leader del centrodestra hanno tutta l'intenzione di godersi lo spettacolo, incalzando il premier sui tempi di questa strana crisi. Conte deve «dimettersi immediatamente» oppure presentarsi subito «in Parlamento per chiedere un voto di fiducia». E, se non avrà i numeri, la «via maestra resta quella delle elezioni». Nella nota congiunta, diffusa al termine di un vertice tra Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani (presenti anche Cesa, Lupi e Toti), i partiti di centrodestra si affidano «alla saggezza del presidente della Repubblica per una soluzione rapida» e ribadiscono la loro «indisponibilità a sostenere governi di sinistra». Le parole d'ordine sono dimissioni ed elezioni. La leader di Fratelli d'Italia lo scrive chiaro su Facebook, pochi minuti dopo la fine della conferenza stampa di Matteo Renzi: «Italiani in ginocchio, governo allo sfascio. L'Italia non può permettersi di perdere altro tempo con questo circo. Conte si dimetta. Elezioni subito. Ci appelliamo a Mattarella». Sulle sue pagine social Salvini fa l'elenco di tutti i Paesi europei che saranno chiamati al voto nel 2021, per rispondere a chi considera rischiose le elezioni in piena pandemia. Da un anno e mezzo il leader della Lega aspettava di vedere il premier nella polvere e non si fa sfuggire l'occasione: «Chiediamo che domani (oggi, ndr) Conte venga in Parlamento a spiegare agli italiani cosa sta succedendo. Se c'è un governo, trovino i numeri e facciano, altrimenti si facciano da parte». Al di là dei toni, Salvini si mostra più attendista. E, più di Meloni, sembra disponibile a valutare tutte le opzioni, prima di puntare al ritorno alle urne: non esclude, insomma, la possibilità di un governo di unità nazionale, guidato da una personalità di alto profilo.Il comun denominatore, comunque, è la richiesta di individuare in fretta lo sbocco di questa crisi: «Fare presto, lo diciamo al governo uscente e ci appelliamo al Capo dello Stato - avverte Tajani - Il presidente del Consiglio dovrebbe venire quanto prima in Parlamento a illustrare la situazione. Per quanto ci riguarda, nessun partito di centrodestra sosterrà governi di sinistra». Il vicepresidente di Forza Italia è l'unico del terzetto a non fare riferimento alle elezioni anticipate come la soluzione più naturale di questa crisi. Si premura, invece, di sottolineare che dal suo partito non si leveranno mani tese verso Conte, quasi a voler allontanare lo spettro dei "responsabili" pronti a tenere in piedi la maggioranza. Spettro che però ancora aleggia sul Parlamento e, probabilmente, anche nei corridoi di Palazzo Chigi. Ufficialmente nessun deputato o senatore azzurro si è detto disponibile a puntellare i numeri del governo, in particolare a palazzo Madama. Ma, a sentire il senatore ex 5 Stelle Gregorio De Falco, «i possibili responsabili sono una dozzina, un po' dappertutto, anche in Forza Italia. La moglie di Mastella mi ha cercato per chiedermi di far parte del gruppo, io ho detto che serve un cambio di passo». Parole che confermano come il tentativo di riempire una scialuppa di salvataggio sia tuttora in corso e il centrodestra non sia del tutto impermeabile a questi abboccamenti. Portati avanti, insieme alla signora Lonardo Mastella, anche da senatore Raffaele Fantetti, ex Forza Italia, ora al gruppo Misto nella componente Maie. È lui ad aver fondato, un mese fa, l'associazione "Italia23", nata per «costruire qualcosa di nuovo al centro della politica italiana»: un contenitore che sembra cucito apposta per un eventuale gruppo di responsabili. Al Senato si parla di quattro forzisti (vicini a Renato Brunetta) in uscita, ai quali si aggiungerebbero un paio di senatori di Cambiamo!, i membri Maie e i tre dell'Udc. Nel partito centrista, che dovrebbe prestare il proprio simbolo alla pattuglia dei salvatori di Conte, è in corso un confronto. Il segretario, Lorenzo Cesa, oggi riunirà la segreteria. E intanto, come da copione, assicura: «Nessuna stampella, è un argomento che non ci riguarda». 

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